Per il CEO della divisione italiana, tuttavia, «non è ancora stata trovata una quadra»

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I piani di investimento della tower company Cellnex non sono legati a eventuali risorse europee, ma col Recovery Fund l’operatore, che in Italia possiede 20mila torri, «potrebbe allargare enormemente il già importante piano di sviluppo». Lo afferma Gianluca Landolina, amministratore delegato di Cellnex Italia durante la sua intervista a DigitEconomy.24 (report del Sole 24 Ore Radiocor e della Luiss Business School). Intanto il gruppo si dice «aperto a una collaborazione» con i concorrenti Inwit o RaiWay in modo tale da creare efficienze, ma ancora, aggiunge il ceo, «non è stata trovata una quadra».

Con i provvedimenti varati nella fase della pandemia è stata raggiunta la semplificazione normativa che chiedevate?

La pandemia ha comportato una tragedia per tanti versi, ma qualcosa di buono l’ha portata. C’è un po’ di semplificazione in più, l’obiettivo non è stato raggiunto, ma il cantiere possiamo dire che è stato ottimamente avviato. Con la nuova compagine governativa costituita da persone più consapevoli dell’ importanza di un adeguato sviluppo tecnologico, sono particolarmente ottimista.

Come cambieranno i vostri investimenti in vista del Recovery Fund?

Noi, da brava impresa, investiamo capitale nostro per lo sviluppo. I nostri piani non sono vincolati a eventuali sussidi di governo o europei. Tuttavia, queste risorse potrebbero contribuire ad allargare grandemente il già importante piano di sviluppo che noi abbiamo fissato nel medio-lungo periodo. Si potrebbe dare una spinta importante a quella copertura del digital divide in porzioni d’Italia dove oggi non conviene investire. Noi, d’altronde, costruiamo dove puntano i nostri clienti, gli operatori telco, che scelgono solitamente aree dove c’è un interesse commerciale. Se ci fossero aiuti e sussidi per un’infrastrutturazione semplice e leggera anche nelle aree a fallimento di mercato, come ad esempio con la copertura tipica del cellulare, i nostri clienti ci verrebbero dietro.

Attraverso investimenti nelle reti 5G?

Le reti 5G non necessariamente costituiscono un’opzione secondaria rispetto alla fibra, le performance sono comparabili. Per incentivare lo sviluppo, però, bisognerebbe incidere sull’intensità delle emissioni elettromagnetiche visto che l’Italia è il Paese al mondo col più basso limite di emissioni elettromagnetiche, la Ue raccomanda limiti di 40-60 v/m, in Germania il limite è di 90, in Italia siamo a 6. Gli operatori, in questa situazione, sono costretti a investire di più per fare più antenne (cosa che in maniera miope sarebbe conveniente per noi tower company), ma nel medio-lungo periodo è un quadro non sostenibile.

È tra le ragioni per cui la copertura 5G è ancora bassa nel territorio nazionale e non ci sono ancora reti 5G stand alone?

Gli investimenti degli operatori sono cauti e non potrebbe essere diversamente. Sono i normali criteri con cui gli operatori tlc approcciano il passaggio da una tecnologia all’altra. Inoltre, anche se ci fosse una copertura 5G completa, il mercato ne fruirebbe solo parzialmente, perché non è ancora sufficientemente diffuso l’utilizzo di terminali 5G. In sostanza la strada del 5G è giusta e in coerenza col mercato. Tra l’altro se si paragona il costo per realizzare la fibra e quello per il 5G, si nota come quest’ultima tecnologia sia molto più conveniente e più veloce da realizzare.

Si potrebbe usare il 5G dove non si arriva con la fibra?

Dire che si copre col 5G dove non si arriva con la fibra relega il 5G a un ruolo secondario. La differenza di performance tra fibra e 5G non è così eccessiva, e il 5G offre prestazioni di rilievo.

Quali saranno i driver del vostro piano nel 2021? Puntate sulle piccole antenne?

Lo scorso anno abbiamo progettato, installato e venduto varie centinaia di nodi Das e Small Cell (negli stadi, palazzetti dello sport, ospedali, metropolitane, ma anche per progetti outdoor come quello sviluppato per il borgo storico di Erice). Abbiamo sempre investito in questa tecnologia perché compendio necessario per un’adeguata copertura 5G. Anche nel 2021 prevedo un focus forte su Das. Noi, in sostanza, puntiamo sulla crescita organica per aumentare l’ ospitalità nelle nostre torri.

Che cosa ne pensate della possibilità di creare un polo delle torri?

L’idea di un polo favorisce chi non fa massa critica, ma noi siamo aperti a qualsiasi tipo di collaborazione con chiunque, nel rispetto dei dettami normativi e antitrust. Saremmo aperti nei confronti di Inwit, Raiway, ma ancora non abbiamo trovato una quadra per collaborare nei progetti industriali congiunti. Non ne faccio una questione di principio; se con Inwit, Rai Way trovassimo un modo di collaborare lo faremmo con grande piacere. Si tratterebbe di un modo per favorire lo sviluppo.

Oltre alla crescita su cosa punterete?

Sulla capacità di fare efficienza. Noi lavoriamo e investiamo sulla nostra efficienza, sulla capacità di ridurre le nostre spese correnti secondo criteri di sostenibilità. Abbiamo fatto investimenti, ad esempio, per limitare l’uso dei condizionatori, già quasi eliminato, e per cancellare le inefficienze nei nostri apparati di energia elettrica. Sono investimenti in sostenibilità che hanno anche un ritorno. Peraltro Cellnex è la prima azienda al mondo ad aver ottenuto un’attestazione Easi (Ecosistema aziendale di sostenibilità integrata) da Dvn-gl, uno dei principali enti internazionali di certificazione.

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1/4/2021