L’arrivo dei fondi del Recovery Plan è una grande occasione per colmare i gap italiani sui collegamenti: per farlo serve una nuova alleanza tra pubblico e privato, saldata da una leadership che guardi al benessere delle future generazioni. Ecco il pensiero del Direttore Luiss Business School nato durante l’evento EY Costruzioni e intermodalità

 

In un mondo che il Covid-19 ha già cambiato, le infrastrutture possono giocare un ruolo chiave nella ripresa economica nazionale e mondiale. Ma per farlo servono le giuste competenze, una leadership preparata e una reingegnerizzazione dei processi di gestione e realizzazione delle opere. Durante l’appuntamento targato Ernst & Young dell’8 aprile, dal titolo Costruzioni e intermodalità, si è puntata l’attenzione sulle priorità di investimento e sulle occasioni da non perdere per recuperare il ritardo infrastrutturale dell’Italia e accelerare la ripartenza.

Secondo Paolo Boccardelli, Direttore Luiss Business School, bisogna creare un’alleanza tra settore pubblico e privato, che passi anche attraverso la formazione di una leadership capace di guardare al benessere delle future generazioni. «C’è bisogno di più competenza. Per questo una delle nostre proposte è quella di creare le condizioni affinché manager pubblici e privati possano formarsi insieme».

Come spiega Enrico Giovannini, Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, il Recovery Plan «è una sfida epocale, non solo per l’Italia, ma per tutta l’Europa. Ci stiamo attrezzando come governo, ma abbiamo trovato grande collaborazione con regioni, province e comuni. Trovo anche una straordinaria vitalità in una parte consistente del mondo imprenditoriale e della società civile».

Come ha fatto notare Boccardelli, «entro il 2040 il mondo dovrà affrontare un gap infrastrutturale di 15 trilioni di euro. In particolare, a causa del deficit infrastrutturale, l’Italia paga un ritardo infrastrutturale drammatico, costato 70 miliardi all’anno solo in relazione alle esportazioni, pari a 4 punti percentuali di Pil. Basti pensare che gli investimenti italiani in logistica nel periodo 2013-2017 sono stimati in 30 miliardi annui, a fronte dei 50 spesi dalla Germania».

Dal Recovery Plan il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili riceverà circa 50 miliardi. «L’interconnessione sarà centrale per il nostro ministero; lo faremo sull’ultimo miglio per connettere i porti con le reti ferroviarie, le reti dell’alta velocità con quelle regionali – spiega Giovannini – Si investirà nel riequilibrio tra Nord e Sud. Le regole europee ci impongono di investire moltissimo nel Mezzogiorno: lo faremo sull’alta velocità e sull’alta capacità della Salerno-Reggio Calabria, che poi connetterà il porto di Gioia Tauro». Si sta pianificando un esame delle opere per destinare i fondi pubblici a tutte quelle non attrattive per i fondi privati, oltre a rivedere il meccanismo burocratico e il Codice degli Appalti. «Tutto questo non si fa per recuperare qualche decimo di Pil o per creare innovazione, ma per far ripartire il paese con un livello di benessere più elevato per le persone, l’ambiente e la società nel suo complesso. Per questo è necessaria l’interconnessione tra i diversi progetti».

«Bisogna trasformare il gap in un’opportunità – spiega Massimo Antonelli, AD Italia e Managing Partner area Mediterranea, EY – Le risorse che arriveranno sono rilevanti. I grandi fondi di investimento stanno guardando al nostro paese come attrattivo. Una survey condotta da EY con SWG ha rilevato che il 95% dei manager intervistati ritiene che questa sia un’occasione irripetibile, ma più del 40% pensa che non saremo in grado di spendere queste risorse».

Questo atteggiamento di sfiducia, che non viene dall’opinione pubblica, ma dai protagonisti delle aziende, preoccupa. Per questo Boccardelli suggerisce di superare questo clima di sfiducia, creando «le condizioni affinché quella tra pubblico e privato diventi una vera e propria alleanza. Deve esserlo anche nella reciproca fiducia tra management pubblico e privato. Se è vero che il settore privato nutre una profonda sfiducia nei confronti del pubblico di accompagnare la competitività delle imprese e degli operatori economici, il settore pubblico vive di un pregiudizio di fondo: quello della corruzione, dell’approfittare della situazione da parte dell’imprenditore privato. Tutto questo va superato: occorre creare le condizioni per sviluppare un nuovo patto di fiducia. Una delle proposte è che manager privati e pubblici possano formarsi insieme».
Per diventare più attrattivi e investire al meglio i fondi del Recovery Plan richiede la presenza di una classe dirigente all’altezza della situazione. «La formazione della classe dirigente richiede quattro ingredienti – spiega Boccardelli – Una chiara visione di dove si deve andare: in primo luogo, è una questione di scelte e in questo il nostro Paese ha un po’ difettato. Bisogna scegliere quei settori, quelle aree e infrastrutture su cui investire. Poi ci vuole una forte espressione di leadership, nel senso di definizione di come risolvere i problemi. La creazione di un forte consenso pubblico attraverso l’interazione con le comunità locali. Poi qualunque piano si scontra con l’execution: quindi se non si realizzano e non si governano i processi in modo chiaro ed efficace, non si può realizzare nulla. Come ha detto il ministro, non è solo un fatto di amministrazione, ma anche di reingegnerizzazione dei processi».

«Infrastrutture sostenibili e di qualità sono un ingrediente fondamentale per lo sviluppo economico – sottolinea Boccardelli – In una fase successiva all’emergenza Coronavirus, il treno dell’economia partirà e i vagoni più veloci saranno quelli che si muoveranno su infrastrutture più snelle e più efficiente».

9/4/2021