Durante la presentazione del Position Paper del Centro Economia Digitale il Direttore Luiss Business School ha tracciato la sua road map per una ripartenza all’insegna dell’indipendenza tecnologica: «Il nostro sistema economico e industriale devono incamminarsi per trovare le aree di specializzazione ed eccellenza nella nuova competizione»

ced luiss business school

Uno degli obiettivi del governo Draghi è la sovranità digitale europea, un punto su cui l’Italia subisce una «sudditanza non tollerabile». La missione dei leader tecnologici europei è quella di creare un “terzo polo”, che si ponga tra Cina e Stati Uniti e che possa avere una sua indipendenza tecnologica. A questo tema il Centro Economia Digitale – CED ha dedicato un Position Paper che mette in luce quanto la sovranità tecnologica sia precondizione per quella economica. Da qui emerge l’esigenza di adottare una strategia che rilanci il ruolo sul mercato mondiale dell’Italia e dell’Europa.

Il Position Paper è stato presentato nel corso di un evento digitale promosso da CED e ospitato da Luiss Business School, al quale hanno preso parte Vittorio Colao, Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale, Vincenzo Amendola, Sottosegretario di Stato agli Affari Europei, Antonio Parenti, Capo Rappresentanza Commissione Europea in Italia, Alessandro Profumo, Amministratore Delegato Leonardo, Elisabetta Ripa, Amministratore Delegato Open Fiber, Luigi Gubitosi, Amministratore Delegato TIM, Ernesto Ciorra, Direttore Innovability Enel, Francesca Zarri, Direttore Technology, R&D, Digital Eni, Danilo Cattaneo, Amministratore Delegato Tinexta Infocert, con i saluti introduttivi di Rosario Cerra, Fondatore e Presidente Centro Economia Digitale, Francesco Crespi, Direttore Ricerche CED, Professore Università Roma Tre e le conclusioni di Giancarlo Giorgetti, Ministro dello Sviluppo Economico.

«In una Europa che fatica a trovare dei “campioni tecnologici”, in grado di competere nella nuova economia globale, il nostro Paese si trova di fronte ad una sfida che non può lasciarsi sfuggire – spiega Paolo Boccardelli, Direttore di Luiss Business School e membro del comitato scientifico del CED – Perché il processo di ripresa sia efficace, coerente, duraturo e significativamente incisivo anche per gli equilibri di mercato, è necessario ripensare in maniera complessiva la politica industriale nazionale».

Il valore economico della sovranità tecnologica

«Nei prossimi tre anni ci sarà un’accelerazione enorme sull’adozione delle tecnologie da parte delle imprese – prosegue Boccardelli – Nei prossimi 10, 15 anni si prevede un investimento a livello globale sulle infrastrutture 5G e sui servizi collegati che produrranno 4 trillioni di dollari di valore generato. In più, il 70% del valore economico aggiunto sarà generato nelle piattaforme digitali. Il settore manifatturiero rappresenta il 16% del PIL a livello globale: si stima che il 5,75% della manifattura avrà adottato soluzioni di smart manufacturing. Nonostante questo, il 60% della domanda di lavoro non sarà soddisfatta dalle competenze disponibili. Nei prossimi anni saranno inventati il 10% dei lavori disponibili».

«Secondo le stime CED, ogni euro investito nei settori ad alta tecnologia genera un effetto moltiplicatore pari a 2,4 euro nel resto dell’economia: un esempio di quale virtuoso effetto moltiplicativo possa essere innescato se le strategie alla base del cambiamento saranno solide, condivise e sostenibili. E se da un lato la pandemia ha generato una crisi economica ancora da valutare nel suo complesso, è anche vero che l’accelerazione imposta dalle nuove modalità ha determinato la definizione di nuovi trend tecnologici, tra cui l’apprendimento a distanza – con un impatto solo nelle fasi iniziali su 1,57 miliardi di studenti – la telemedicina, la robotica e i pagamenti digitali», spiega il Direttore di Luiss Business School.

«A questo va aggiunto il processo di ridefinizione della geografia economica che la nuova globalizzazione e il reshoring delle filiere produttive stanno imponendo anche nel nostro continente. In questa nuova realtà, il nostro sistema economico e industriale devono incamminarsi per trovare le aree di specializzazione ed eccellenza nella nuova competizione. Un percorso che oltre a imporre un deciso recupero di produttività e competitività grazie a fattori quali i grandi progetti infrastrutturali, lo sviluppo della banda larga, la digitalizzazione della PA e del sistema imprenditoriale e la semplificazione amministrativa, richiede una definizione delle aree nelle quali far convogliare un considerevole flusso di investimenti pubblici e privati per riguadagnare leadership tecnologica e industriale. Solo così sarà possibile conferire al nostro Paese – in alcuni domini strategici – quella sovranità tecnologica ed economica utile a renderlo protagonista dei nuovi scenari».

Sovranità tecnologica: cosa farà il governo

«La sovranità tecnologica, vista come indipendenza o non dipendenza tecnologica, è uno degli elementi che porta alla autonomia strategica, obiettivo più ampio che tutti noi dobbiamo avere – spiega Vittorio Colao, Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale – Deve essere una sovranità europea, comune e di condivisione; deve estrinsecarsi in una capacità di contribuzione italiana a progetti e con persone di eccellenza internazionale; deve esserci la capacità di negoziare e di fare partnership al di fuori dell’Unione Europea sia commerciali sia regolatori».

«Abbiamo a che fare con il “sovrano dell’innovazione”, gli Stati Uniti e con il “sovrano della sperimentazione”, la Cina. Per trovare la nostra sovranità europea e italiana ci vogliono le persone e le competenze; il richiamo al singolo mercato digitale, ancora in itinere; e la self confidence regolatoria. Con l’approccio alla privacy, l’Europa è riuscita a guadagnarsi una certa capacità negoziale e regolatoria molto importante. Con le occasioni che stanno arrivando – con il digital market act, con il digital services act e con il data governance act – possiamo contribuire allo shaping della sovranità tecnologica che vogliamo, ma anche a un bilanciamento e a un positivo rapporto con gli altri due sovrani, quello cinese e quello americano. Aggiungo un elemento: la modernizzazione degli stati europei e la semplificazione dell’ambiente innovativo, per poter realizzare la sovranità tecnologica».

«Il governo sta lavorando al recovery plan in cui ci sono tutti gli elementi di cui abbiamo parlato. Dobbiamo guardare alle tecnologie di domani e non solo a quelle di ieri. La seconda cosa sono le competenze, che coinvolgeranno le persone, dai bambini all’asilo al professore emerito. C’è il sostegno a settori innovativi, sia dal punto di vista degli incentivi fiscali sia da quello dell’accelerazione dei settori di punta, pensando a dove essere i migliori atleti internazionali della tecnologia. Formazione: il ministro Brunetta sta lavorando a molte riforme. Ci sono molti investimenti nel settore della salute. Poi c’è tutto quello che il Ministro Cingolani sta mettendo in campo per l’ambiente: molta dell’innovazione tecnologica, quella vera, scientifica, sarà legata a questo settore».

«Bisogna individuare i settori e le filiere strategiche, dove l’impatto della tecnologia diventa fondamentale – spiega Giancarlo Giorgetti, Ministro dello Sviluppo Economico – Dobbiamo fare una politica che, con gli strumenti consentiti di carattere fiscale, di incentivazione, riescano a mettere in moto una proficua collaborazione tra il mondo della ricerca e il mondo dell’industria. È la cosa che in Italia è mancata di più a causa delle dimensioni delle imprese del nostro Paese».

«Ce la faremo: ci sono buone condizioni di investimento – conclude Colao – Ma se vogliamo avere una vera sovranità tecnologica basata sull’innovazione, sullo sviluppo tecnologico, sulla non dipendenza, dobbiamo permettere più sperimentazione, liberare spazi giuridico-regolatori, dobbiamo guardare alla realtà con gli occhiali del futuro. Questo richiederà una semplificazione amministrativa e la rimozione degli ostacoli che la burocrazia di tipo difensivo crea. Se vogliamo una sovranità tecnologica italiana ed europea dobbiamo essere selettivi nel sostenere i veri “atleti” internazionali, le risorse umane, le università e i centri di ricerca, che rappresentano la punta di diamante del Paese. Dobbiamo ambire all’eccellenza tecnologica e scientifica, ma anche normativa, di policy e di allocazione di risorse».

31/3/2021