Antonio ed Emma Marcegaglia, presidente e vicepresidente del gruppo di famiglia leader nella trasformazione dell’acciaio, parlano a SustainEconomy.24, report de Il Sole 24 Ore Radiocor e Luiss Business School, dell’impegno e delle sfide

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L’acciaio è sostenibile al 100% e, quindi, naturalmente predisposto a cogliere le opportunità dell’economia circolare. E la domanda di acciaio verde sta crescendo rapidamente. In un’intervista a due voci, Antonio ed Emma Marcegaglia, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’omonimo Gruppo di famiglia, fondato dal padre Steno nel 1959, leader nella trasformazione dell’acciaio con un fatturato da 5,5 miliardi di euro, raccontano a SustainEconomy.24, report de Il Sole 24 Ore Radiocor e Luiss Business School, l’impegno messo in campo, dai primi anni ’90, sui temi ambientali e di salute e sicurezza e le sfide future del gruppo. Perché per essere competitivi ed efficienti bisogna lavorare a prodotti sostenibili. È di pochi giorni fa l’annuncio dell’investimento nel progetto svedese della startup siderurgica H2 Green Steel, per la prima acciaieria al mondo completamente green che vede Marcegaglia anche partner industriale strategico. «È una scommessa molto concreta per anticipare il futuro» spiegano. Come è concreto l’impegno in Italia dove rimane l’attenzione per Acciai Speciali Terni: «Ci siamo seriamente».

Marcegaglia è protagonista nello scenario siderurgico europeo e mondiale, con una leadership indiscussa nella trasformazione dell’acciaio. È compatibile una strategia sostenibile con la produzione di acciaio?

«Assolutamente sì, l’acciaio è riciclabile al 100%, è il materiale più riciclato al mondo ed è, quindi, naturalmente predisposto per cogliere le opportunità dell’economia circolare, un fattore chiave per la riduzione delle emissioni di CO2 e per il contrasto al cambiamento climatico. Una sfida ambiziosa, certo, ma dalla quale nessuno può tirarsi indietro, né a livello istituzionale, né tantomeno industriale. Il settore siderurgico mondiale contribuisce per il 7% alle emissioni di CO2 e tutti i grandi player si stanno attrezzando per raggiungere l’obiettivo di dimezzarle al 2030, per arrivare poi alla neutralità nel 2050. Anche perché – sottolinea Antonio Marcegaglia – la domanda di acciaio verde sta crescendo rapidamente: c’è un forte interesse da parte di tutti i settori della filiera, dall’automotive agli elettrodomestici, dalle costruzioni alle infrastrutture. Nessun produttore o trasformatore di acciaio può pensare di continuare a essere competitivo senza un acciaio che sia sostenibile sia dal punto di vista economico, ovviamente, ma anche ambientale».

Un impegno nel campo delle tecnologie più avanzate per la sostenibilità ambientale e l’Industria 4.0 come si traduce concretamente nei vostri stabilimenti e nei vostri prodotti?

«Già dall’inizio degli anni ’90 abbiamo costituito una società, MADE HSE (Marcegaglia Dipartimento Ecologia. Health, Safety, Environment), proprio per seguire i temi della tutela dell’ambiente, della formazione, salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. Siamo stati tra i primi a creare una struttura del genere perché eravamo, e siamo convinti, che il rigoroso rispetto delle normative non confligge con i temi di produttività, efficienza ed economicità, anzi, al contrario, è funzionale e sinergico alla competitività di ogni impresa. Al momento della sua nascita, MADE era un piccolo dipartimento interno, composto da pochi tecnici che si occupavano di rispondere al meglio alla profonda trasformazione imposta dal recepimento in Italia delle direttive europee in materia ambientale, di salute e sicurezza. Oggi MADE conta più di 70 persone con solide competenze ed esperienze nelle diverse discipline tecnico-scientifiche ed è dotata di laboratori di analisi chimica e microbiologica che lavorano anche per enti e società esterne. Abbiamo poi tutto il dipartimento R&D che si occupa di sviluppare prodotti ad elevate prestazioni, bassa impronta di carbonio e di ottimizzare i processi metallurgici. C’è poi tutto il capitolo di Industria 4.0, sul quale siamo altrettanto fortemente impegnati. L’esigenza di aumentare i livelli di sicurezza, produttività e qualità, ha spinto la robotizzazione dei processi ad assumere, negli ultimi anni, un ruolo sempre più importante in tutti gli stabilimenti del nostro Gruppo: dal controllo di processo, in tempo reale, attraverso sofisticati sistemi di sensori e modelli matematici, fino all’automazione della movimentazione con carroponti intelligenti e carrelli autoguidati, sono solo alcuni esempi di come la tecnologia può intervenire per rendere più efficienti le diverse attività».

È cronaca di questi giorni: avete annunciato un investimento nel progetto svedese della startup siderurgica H2 Green Steel, per la prima vera acciaieria al mondo completamente green. È una scommessa sul futuro?

«Una scommessa molto concreta per anticipare il futuro, se ci passa il gioco di parole. È la prima vera acciaieria al mondo completamente green perché lo stabilimento verrà alimentato utilizzando unicamente idrogeno verde, cioè idrogeno prodotto da fonti energetiche rinnovabili (energia eolica e idroelettrica) e minerale di ferro ad alta qualità, di cui il cluster svedese di Boden, la cittadina dove sorgerà l’impianto, è particolarmente ricco. Il complesso siderurgico sarò operativo già nel 2024, anticipando di parecchi anni l’obiettivo di “emissioni zero” fissato dalla Ue per il 2050. Nel processo utilizzato, infatti, grazie all’utilizzo di idrogeno verde e all’elettrificazione di ogni fase del processo con energia rinnovabile l’impronta di carbonio scende fino al 95% e l’unica emissione è vapore acqueo. L’impianto partirà con una produzione di 2,5 milioni di tonnellate l’anno, con l’obiettivo di arrivare a 5 milioni già nel 2030. E siamo molto orgogliosi di due cose: la prima, che ci hanno cercato gli svedesi proprio per la storia e la leadership della nostra azienda; la seconda che, oltre a far parte del gruppo di investitori, siamo anche un partner industriale strategico: trasformeremo, infatti, inizialmente 250 mila tonnellate di acciaio l’anno per arrivare successivamente a 500mila. E poi vedremo».

Cosa vedete nel futuro dell’industria italiana dopo la sfida della pandemia e le opportunità del Recovery Plan?

«Nei mesi scorsi le principali economie del mondo hanno stanziato oltre 22mila miliardi di dollari, impegnandone altri 11mila per contenere la recessione globale – spiega Emma Marcegaglia che è anche presidente del B20 – la sola Ue ha stanziato 1.800 miliardi di euro tra bilancio a lungo termine e Next Generation EU. È il più ingente pacchetto di misure di stimolo mai finanziato. Ma sono fondi che vanno utilizzati su obiettivi strutturali: si deve andare oltre le risposte emergenziali e guardare al futuro costruendo un modello più resiliente, sostenibile sul piano ambientale e sociale, più inclusivo tra generazioni e territori. Come B20 lo stiamo chiedendo con forza. Dobbiamo coniugare competitività e politica climatica perché farlo equivale a creare posti di lavoro, inclusione sociale, opportunità di crescita. E serve farlo tutti insieme. È il momento di ripensare la partnership pubblico-privato, non sostituendo il privato con il pubblico, ma ragionando in termini di vera partnership. Servono “buoni” investimenti pubblici, una rivoluzione reale negli assetti amministrativi e legislativi per rimettere in moto una nuova stagione di iniziative da parte delle imprese. E non solo quelle di casa nostra, ma anche quelle internazionali che devono finalmente poter guardare all’Italia come serio mercato di investimento». Parliamo di prospettive future del Gruppo: avete manifestato interessi in Italia. «È vero. Siamo stati a Terni nel giugno dello scorso anno per incontrare istituzioni e sindacati e affermare con convinzione che la nostra attenzione verso Acciai Speciali Terni è un’attenzione industriale strategica, che viene da lontano. È stato un modo per dire, ci siamo e ci siamo seriamente».

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4/6/2021