Il tema della sostenibilità è strategico, spiega il Presidente e AD del gruppo a SustainEconomy.24, report di Radiocor e Luiss Business School

Caltagirone Cementir fb

 

Il cemento è la seconda materia prima più utilizzata al mondo dopo l’acqua. Quindi la riduzione dell’impatto ambientale e la sostenibilità diventano una sfida. Che per un gruppo del cemento, che opera in 18 Paesi, diventa un tema strategico. Ne è convinto Francesco Caltagirone Jr., amministratore delegato di Cementir, che a SustainEconomy.24, report di Luiss Business School e Radiocor, racconta l’impegno del gruppo per il sociale ma anche per la salute e la sicurezza dei lavoratori e parla della svolta «green» che passa dal target di riduzione del 30% delle emissioni di CO2 ad un Piano, quello 2021-2023, che mette sul piatto 107 milioni di investimenti in sostenibilità e digitalizzazione. A partire dalla tecnologia «brevettata in casa» per prodotti a impatto zero.

Il tema della sostenibilità è ormai imprescindibile in qualunque ambito produttivo ed anche in un settore tradizionale come quello della produzione di cemento. Come lo affronta un gruppo multinazionale che opera in aree geografiche e contesti culturali e sociali diversi?

«Anche per Cementir come ormai per tutto il mondo produttivo il tema della sostenibilità è un tema strategico. Noi operiamo in contesti molto diversi fra loro: dalla Scandinavia all’Egitto, dagli Usa alla Cina ci dobbiamo confrontare ogni giorno con culture e legislazioni profondamente differenti che impongono un approccio aperto ed innovativo. Per questo abbiamo fissato 25 obiettivi di sostenibilità, coerenti con le linee guida definite dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che coprono le aree prioritarie del gruppo ed il cui scopo ultimo è spingerci ad adottare tutte le misure necessarie e le soluzioni tecnologiche più innovative per ridurre al minimo l’impatto delle nostre attività sull’ambiente, creare un ambiente di lavoro sano, sicuro e inclusivo, rispettare i diritti umani e creare un rapporto costruttivo e trasparente con le comunità locali e i partner commerciali».

Ci può declinare qualcuno di questi obiettivi e le attività intraprese da Cementir?

«Uno dei nostri obiettivi principali è garantire la sicurezza sul lavoro e la soddisfazione lavorativa del personale. Entro il 2030 tutte le società del Gruppo opereranno con un sistema di gestione per la salute e la sicurezza certificato che ci permetterà di analizzare le cause di eventuali incidenti e condividere le “lesson learned”. In più monitoriamo costantemente il livello di engagement del personale. Nel 2018 abbiamo lanciato Cementir Academy, un centro di formazione che mira a sviluppare e migliorare le capacità tecniche, comportamentali e gestionali di tutti i nostri dipendenti. Queste azioni “interne” sono accompagnate da azioni verso l’esterno come, ad esempio, il supporto finanziario all’Işıkkent Educational Campus, in Turchia».

E sul fronte della riduzione dell’impatto ambientale delle vostre attività come vi state muovendo?

«Cementir ha già intrapreso in modo convinto la svolta “green” dandosi l’obiettivo di ridurre del 30% le emissioni di CO2 entro il 2030 e, con il piano industriale 2021-2023 approvato a febbraio, ha messo sul piatto 107 milioni di investimenti in sostenibilità e digitalizzazione. Gli investimenti saranno concentrati in Danimarca dove il gruppo punta a costruire un nuovo impianto di calcinazione finalizzato alla produzione di FUTURECEM, tecnologia sviluppata e brevettata “in casa” che riduce la quantità di clinker nel cemento, e in Belgio dove il forno dell’impianto di Gaurain-Ramecroix sarà ammodernato per portare l’uso di combustibili alternativi dal 40% all’80%. Contemporaneamente stiamo implementando sempre di più l’uso del gas naturale nei nostri impianti al posto del carbone. Dal prossimo anno l’impianto in Danimarca sarà connesso alla rete nazionale di distribuzione del gas e nei prossimi due o tre anni la stessa cosa avverrà Belgio ed in Egitto mentre negli Usa l’utilizzo è già attivo. Sempre in ottica di sostenibilità, nello stabilimento di Aalborg l’eccesso di calore dell’impianto viene recuperato per fornire teleriscaldamento a 36 mila famiglie che presto diventeranno 50 mila e sarà installato un impianto pilota di cattura della CO2. Mi lasci ricordare, infine che recentemente Cementir ha ricevuto una valutazione “B” dal Carbon Disclosure Project (CDP), che ci colloca tra i primi player del settore e al di sopra della media europea».

Quali sono le difficoltà che incontrate di fronte a sfide come l’obiettivo europeo di riduzione delle emissioni di CO2 del 30% entro il 2030?

«Bisogna innanzitutto riflettere sul fatto che il cemento è la seconda materia prima più utilizzata al mondo dopo l’acqua. Ciò detto, la riduzione dell’impatto ambientale è una sfida che l’industria in generale e quella del cemento in particolare non può non accettare anche perché la pandemia ha acuito la sensibilità dell’opinione pubblica per le tematiche ambientali e reso ancora più urgente l’adeguamento, non solo delle infrastrutture, ma del modo in cui è organizzata la nostra società. L’ottimizzazione dei processi produttivi, logistica inclusa, e l’aggiornamento tecnologico degli impianti, per quanto complessi, sono i due obiettivi principali che vedo. Non va trascurata però anche l’importanza della filiera. È indispensabile che l’approccio sostenibile, ormai completamente recepito a monte della filiera, sia acquisito anche a valle e che, quindi, anche l’utilizzo delle materie prime avvenga in un’ottica sostenibile».

Quanto conta l’innovazione in un settore tradizionale come il vostro?

«La capacità di innovazione anche in un settore tradizionale come la produzione di cemento è fondamentale. Cementir, per esempio, sta sviluppando nuovi tipi di cemento basati sulla tecnologia proprietaria FUTURECEM che consente una riduzione del contenuto di clinker nel cemento e di conseguenza una riduzione delle emissioni di CO2 del processo produttivo. Analogamente stiamo sviluppando applicazioni e prodotti innovativi tra cui il calcestruzzo ad altissime prestazioni (UHPC), il cemento armato in fibra di vetro (GFRC), il calcestruzzo magnetico e la stampa 3D».

Cosa vedete nel 2021?

«Ovviamente speriamo che il 2021 sia l’anno di uscita dalla crisi pandemica. Per quanto riguarda Cementir posso solo dire che l’esercizio 2020, pur con le sue complessità, si è concluso con un utile di 102 milioni di euro, superiore di oltre il 20% al risultato dell’anno precedente e superiore anche alle attese del mercato. Per il 2021 contiamo di portare i nostri ricavi consolidati a circa 1,3 miliardi, di incrementare ulteriormente il margine operativo lordo tra i 285 ed i 295 milioni e di portare l’indebitamento finanziario netto a circa 30 milioni, includendo investimenti industriali di circa 95 milioni. Sono naturalmente obiettivi che non tengono conto di eventuali recrudescenze pandemiche che speriamo tutti non ci siano».

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26/3/2021