Lo scrittore napoletano ha incontrato gli studenti della Luiss Business School nell’Hub di Milano

Le aziende raccontano i numeri attraverso la narrativa. Una carriera, invece, si può raccontare solo partendo da un’analisi lucida e obiettiva di sé. Forse anche per questo motivo l’ultimo incontro della serie Leader 4 Talent ha avuto come ospite uno dei più importanti e famosi scrittori italiani, con alle spalle una lunga carriera in banca.
Ospite del Milano Luiss Hub, Maurizio de Giovanni ha dialogato con gli studenti dei Master della Luiss Business School, rivelando il suo metodo per riconoscere il talento.
Dall’ufficio al mondo: la svolta di carriera di Maurizio de Giovanni
Prima di diventare uno degli scrittori più letti in Italia, de Giovanni ha lavorato per molti anni come funzionario di banca. «Io non volevo fare lo scrittore. Ero e sono un lettore. Sono entrato in banca da ragazzo per necessità, dopo la morte improvvisa di mio padre, a 50 anni, per un infarto. Il giorno dopo il funerale scrissi una domanda di assunzione a tutte le banche della città. Ho svolto questo lavoro per 31 anni, costruendo una carriera solida e rimanendo un lettore».
A cambiare il corso di una carriera che sembrava scritta nella pietra sono i colleghi di de Giovanni: dopo aver visto una locandina dedicata a un concorso per scrittori emergenti, lo iscrivono a sua insaputa. Proprio durante le varie fasi della competizione nasce il personaggio che ha reso famoso de Giovanni, il commissario Ricciardi.
In seguito alla vittoria di questo concorso lo scrittore riceve una telefonata da un agente letterario, che gli chiede di leggere il suo miglior romanzo nel cassetto. Si prende quindici giorni di ferie, va da sua madre e le chiede di raccontargli tutto ciò che ricorda della sua infanzia. Quando Il senso del dolore viene pubblicato, vende 2.500 copie in un mese. Una nuova richiesta lo spinge a scrivere il secondo romanzo, e Domenico Procacci gli propone un contratto per un ciclo di quattro libri dedicati alle stagioni, facendogli un’offerta pari a tre anni di salario del suo lavoro in banca.
«Dopo due romanzi e con altrettanti romanzi da scrivere, mi sono ritrovato a diventare uno scrittore. Ma sono rimasto in banca per altri dieci anni e ho lasciato il mio lavoro solo quando mi hanno tradotto in 28 paesi. Non avevo idea che questo – inventare e raccontare storie – potesse diventare un mestiere. Ma in fondo tutti noi, dalla mattina alla sera, non facciamo altro. La differenza la fa l’immedesimazione».
Saper fare un passo indietro
Nel dialogo con il pubblico, de Giovanni ha rivelato anche i due personaggi a cui è più legato.
«Uno è Maione: padre, molto legato alla città, non particolarmente intelligente, ma con una grande sensibilità per l’infanzia, aspetto che io condivido profondamente. L’altro è Ottavia: una poliziotta che ha un figlio gravemente autistico; vorrebbe vivere la vita di una donna, ma questo bambino è il suo ergastolo. Le sopravviverà sapendo che questo figlio sarà una sua preoccupazione anche da morta. Per garantire la continuità della serie televisiva, questo aspetto fu eliminato, ma io lo porto sempre con me».
Consiglio agli studenti e ai giovani talenti
Nel salutare gli studenti della Luiss Business School, Maurizio de Giovanni dà qualche consiglio per riconoscere e valorizzare il proprio talento, anche quando questo non segue percorsi lineari o tradizionali, influenzati da uno scenario complesso e in continua evoluzione. Lo fa affidandosi a una metafora calcistica.
«Credo che ognuno di noi abbia un ruolo: si è difensori o portieri, centrocampisti o attaccanti. Natura, mentalità, crescita: ognuno di noi ha la sua inclinazione e il suo posto in campo. Quindi la prima cosa da fare è considerarsi con obiettività, facendo un’automisurazione. Il che richiede anche di spogliarsi di tutte le idee che gli altri hanno di noi. Poi bisogna guardare negli occhi le proprie passioni e seguirle, cosa che spesso le nuove generazioni, dotate di molta determinazione, non fanno».
Chi è Maurizio de Giovanni
Maurizio de Giovanni è nato nel 1958 a Napoli, dove vive e lavora ed è un grande tifoso della squadra della sua città. Ha pubblicato quattro serie di genere giallo: quella con protagonista il commissario Ricciardi (Einaudi); quella dei Bastardi di Pizzofalcone (Einaudi), quella dedicata a Sara Morozzi (Rizzoli) e tquella con protagonista Mina Settembre (Einaudi), da cui sono tratte fiction tv. I suoi romanzi sono tradotti in inglese, francese, tedesco, spagnolo, catalano e giapponese. L’Università degli Studi di Napoli Federico II gli ha conferito la Laurea honoris causa in Filologia moderna e ha ricevuto il Nastro d’Argento speciale per la scrittura. Scrive anche per il teatro, facendo adattamenti e realizzando i testi originali come “Mettici la mano” e “Il silenzio grande”. Da quest’ultimo è stato tratto anche l’omonimo film diretto da Alessandro Gassmann con il quale ha vinto il Premio Furio Scarpelli per la miglior sceneggiatura. Nel 2022 il romanzo “Caminito. Un aprile del commissario Ricciardi”, edito da Einaudi, sancisce il ritorno del Commissario Ricciardi. Ha ricevuto l’onorificenza di Commendatore dell’ordine al merito della Repubblica Italiana e il Premio alla carriera Doranera 2024. Nel febbraio 2025 è uscito il romanzo “L’antico amore” per Mondadori e nel mese di maggio dello stesso anno, “Il pappagallo muto. Una storia di Sara” per Rizzoli.