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22 Settembre 2015

Board Practice: il ruolo strategico della Corporate Governance negli Intermediari finanziari

Di Alessandro Zattoni, Associate Dean for Executive Education and life-long learning, LUISS BS. (22/09/2015) Il Consiglio di Amministrazione è il più importante organo di corporate governance poiché ad esso è demandato lo svolgimento di tre ruoli di cruciale importanza. Innanzitutto, il consiglio deve svolgere un ruolo strategico, ovvero deve indirizzare e contribuire alla formulazione del processo decisionale strategico. In secondo luogo, il consiglio deve salvaguardare l’interesse degli azionisti e, in una visione allargata, deve presidiare il contemperamento dell’interesse di tutti gli stakeholder. Infine, il consiglio svolge un ruolo di legittimazione e di gestione della relazione tra l’impresa e l’ambiente circostante. Nonostante l’efficace svolgimento di questi tre ruoli abbia un grande impatto sulla performance aziendale, il legislatore ha tradizionalmente fornito indicazioni generali e relativamente vaghe in merito alla tipologia di compiti attribuiti al consiglio, né ha proposto indicazioni puntuali in merito alla sua composizione, struttura o funzionamento. D’altro lato, anche gli accademici e i consulenti hanno per lungo tempo ignorato questo tema, non sviluppando delle prassi operative volte a facilitare un efficiente ed efficace funzionamento del consiglio di amministrazione. Questa carenza di attenzione nei confronti dei ruoli e delle caratteristiche del consiglio di amministrazione, unitamente all’emergere di comportamenti irresponsabili se non addirittura illeciti dei vertici aziendali, ha generato nel corso degli ultimi decenni numerosi cambiamenti legislativi e ha favorito l’introduzione (e le successive revisioni) del codice di autodisciplina. Questi interventi hanno positivamente influenzato le caratteristiche dei consigli di amministrazione. In particolare, essi hanno definito con maggiore dettaglio i compiti del consiglio di amministrazione e hanno fornito delle indicazioni in merito alla composizione ideale del consiglio (in termini di numero di consiglieri, mix tra consiglieri esecutivi, non esecutivi e indipendenti, varietà dei profili demografici e professionali) e alla suddivisione dei ruoli e dei compiti all’interno del consiglio (suggerendo la separazione tra presidente e amministratore delegato, la costituzione di comitati consultivi e l’introduzione del lead independent director). Parallelamente all’evoluzione della normativa e del codice di autodisciplina, Banca d’Italia ha dedicato una crescente attenzione al tema della corporate governance delle banche, degli intermediari e delle società di assicurazione a partire dalle Disposizioni di vigilanza in materia di organizzazione e governo societario delle banche del 2008. Al termine di un lungo percorso di raccomandazioni, interventi e consultazioni pubbliche, Banca d’Italia ha recentemente aggiornato le Disposizioni di Vigilanza il 6 maggio 2014. Il documento affronta con decisione il tema della corporate governance delle banche e fornisce indicazioni puntuali in merito ad alcuni aspetti critici come ad esempio: la dimensione ottimale o massima del consiglio di amministrazione, il livello e la diversificazione delle competenze dei consiglieri, la presenza di un adeguato numero di consiglieri non esecutivi e indipendenti, l’obbligo di costituzione di comitati per le banche di maggiori dimensioni. Da quanto scritto finora si deduce che la normativa e i codici di buona governance hanno favorito, e talvolta persino imposto, una positiva evoluzione delle caratteristiche dei consigli di amministrazione. Tuttavia, la normativa e i codici, concentrando la loro attenzione su criteri legati alla composizione e alla struttura dei consigli di amministrazione, non hanno attribuito la necessaria importanza alle variabili comportamentali e di processo. Alcuni studi recenti indicano, invece, che l’efficacia del consiglio è significativamente influenzata da tali variabili, come ad esempio un dibattito aperto e critico, l’impegno dei consiglieri nello svolgimento del loro incarico e il coordinamento dei contributi forniti alle attività del consiglio. Questi studi evidenziano quindi che la progettazione del consiglio di amministrazione coinvolge sia aspetti di composizione e struttura, sia aspetti di processo e comportamento. Per migliorare entrambi, alcuni studiosi e codici di buona governance suggeriscono di introdurre trasparenti processi di valutazione dei consiglieri e dell’intero consiglio e di organizzare interventi di formazione sulle best practice che consentono di affrontare le crescenti responsabilità del consiglio. L’efficace implementazione di questi strumenti può dare un significativo contributo al miglioramento della performance dei singoli consiglieri e dell’intero consiglio di amministrazione.  

09 Settembre 2015

La prima giornata di team building LUISS Business School: un’esperienza outdoor dove si incontrano entusiasmo, collaborazione e fiducia per una visione comune.

“Non abbiamo bisogno della magia per cambiare il mondo: abbiamo già dentro di noi tutto il potere di cui abbiamo bisogno, abbiamo il potere di immaginare le cose migliori di quelle che sono” (J.K. Rowling) Il 4 settembre si è svolta la prima giornata dedicata al team building della Scuola presso il Resort «Alla Corte delle Terme» a Viterbo. Un momento di divertimento e di svago in cui lo staff LUISS BS, diviso in squadre, si è messo in gioco attraverso diverse attività che hanno stimolato la fiducia reciproca, la capacità di ascolto e di mediazione. Collaborando e valorizzando il contributo di ognuno per raggiungere obiettivi comuni, consolidando così un team di lavoro performante e affiatato. La giornata è stata anche un'opportunità per favorire la conoscenza reciproca e approfondire i legami tra colleghi. La giornata esprime e testimonia un messaggio di fondamentale importanza: la centralità della persona, vero motore del cambiamento, ed elemento centrale dell'azione LUISS BS che fa della trasformazione dei suoi allievi il core delle sue attività. .embed-container { position: relative; padding-bottom: 56.25%; padding-top: 30px; height: 0; overflow: hidden; max-width: 100%; height: auto; } .embed-container iframe, .embed-container object, .embed-container embed { position: absolute; top: 0; left: 0; width: 100%; height: 100%; } Guarda le foto

03 Agosto 2015

Il Forum della Sanita’ Digitale - Il digitale per una salute universale, equa e sostenibile

Roma, 10/11/12 Settembre 2015 - LUISS Guido Carli, Viale Romania, 32   Per la Sanità, il digitale può rappresentare una vera rivoluzione. “S@lute, il Forum della salute digitale” è l’evento che racconta la transizione in corso. Per farlo punta su tre giorni appassionanti di dibattiti intensi, confronto multidisciplinare e lavoro concreto che vedrà coinvolti 120 discussant. 10/9 si apre Un’inaugurazione e tre diversi forum per elaborare il quadro complessivo. Innanzitutto, tracciando una panoramica degli scenari tecnologici e interrogandosi su come riuscire a governare l’innovazione. Racconteremo casi ed esperienze di successo, anche grazie a LUISS. Perché la sanità digitale “sulla carta” non serve. 11/9 si entra nel vivo. Tavoli di lavoro e momenti LIVE Demo per toccare con mano il cambiamento. I tavoli di lavoro saranno dedicati a tre elementi nodali: il farmaco, i nuovi modelli assistenziali, l’empowerment del paziente. La digitalizzazione del SSN infatti inciderà radicalmente sul modello assistenziale e porterà a un ridisegno complessivo dei luoghi e dei processi di cura; in questa trasformazione, il cittadino godrà di diritti e doveri nuovi, per questo occorre favorire un progressivo empowerment del paziente. Ma anche il rapporto con il farmaco – e con la farmacia e i farmacisti – è destinato a cambiare. Perché la sanità digitale è per tutti. 12/9 Si chiude in bellezza Con una mattinata interamente dedicata alle start up italiane. “All you can IT” è 10 start up italiane che raccontano la loro idea per migliorare la Sanità del Paese a pubblico e potenziali investitori, Un momento importante di confronto per la trasformazione di un settore che rappresenta un’occasione di crescita economica, e un’opportunità di sviluppo sociale e benessere sanitario. Perché la rivoluzione digitale della Sanità passa per la ricerca e l’innovazione. Maggiori informazioni

03 Agosto 2015

Il Lean Thinking nelle Aziende di Servizi

Lo scenario economico degli ultimi anni espone sempre di più le organizzazioni aziendali ad una prova estremamente impegnativa: da un lato assicurare prestazioni e servizi tempestivi e di qualità, dall’altro contenere i costi e ottimizzare le procedure. Se l’unica risposta a tale condizione di crisi è mantenere/recuperare il proprio vantaggio competitivo, la soluzione per farlo è, indubbiamente, ripensare al proprio modello di business nella dimensione strategica ed in quella operativa, coniugando innovazione di prodotto ed innovazione organizzativa. Al riguardo è noto, e crescente, il successo riscosso da specifici modelli di management, tra i quali il Lean Thinking, in grado garantire risultati eccellenti in termini di qualità, efficienza e produttività. Il Lean Thinking rappresenta una filosofia organizzativo-gestionale orientata a massimizzare il valore creato per il cliente cercando di minimizzare ogni forma possibile di spreco. Sebbene la genesi del Lean Thinking sia riconducibile al mondo produttivo-manifatturiero, principi, strumenti ed applicazioni operative hanno dimostrato la loro efficacia trasversale ed intersettoriale, tanto da imporsi all’attenzione del mondo “service” e da trovare applicazioni concrete e di successo in numerose aziende di servizi (Sanità, Banche, Servizi turistici, Assicurazioni, Servizi Pubblici, Pubblica Amministrazione, ecc). L’applicazione operativa di tale approccio, inteso come combinazione e integrazione di  principi, metodi e strumenti, ha dimostrato, infatti, che è possibile al contempo preservare il livello di qualità nell’erogazione del servizio, agendo sulla complessità dei processi, favorendone la semplificazione, eliminando gli sprechi (e dunque, i relativi costi) e migliorare l'esperienza complessiva dell’ cliente nonché la qualità (e dunque, il livello di soddisfazione) del lavoro di tutti gli attori coinvolti. L’applicazione della filosofia Lean al mondo dei servizi deve, ovviamente, passare per un processo di personalizzazione e necessaria contestualizzazione; non si può, difatti, prescindere dalle sue peculiarità: l’intangibilità dei servizi, la contestualità della produzione con il consumo e la difficoltà a standardizzare molti processi, rappresentano solo alcuni degli aspetti su cui porre attenzione nel momento in cui si voglia intraprendere un processo volto all’applicazione dei principi e degli strumenti Lean. Il Lean Thinking è qualcosa di più di un metodo per il miglioramento dei processi, è un nuovo modo di ragionare che investe l’organizzazione nella sua totalità che si propone di aggredire gli sprechi lungo tutta la catena del valore facendo partecipare direttamente il personale alla ricerca delle soluzioni. L’adozione dell’approccio Lean porta continuamente a domandarsi non solo qual è il valore che il cliente (interno ed esterno all’organizzazione) si aspetta dai nostri prodotti e servizi, ma anche come sarebbe possibile aumentarlo costantemente andando ad eliminare tutte quelle attività che non sono considerate a valore aggiunto. Ci troviamo quindi di fronte ad una differente visione gestionale, un sistema di valori e comportamenti che vanno ben oltre l’ applicazione di tecniche e strumenti e che, una volta interiorizzati, costituiranno il nucleo portante di una rinnovata cultura aziendale. Alessandro Bacci Partner Telos Consulting Lean System programme Scientific Coordinator

31 Luglio 2015

Professioni in corsa: il Project Manager

Il vivace fermento che negli ultimi decenni si è generato intorno alla disciplina del project management deve essere ricondotto ad alcuni elementi essenziali: contesto competitivo dinamico e globale strutture organizzative mobili, flessibili e reattive modelli organizzativi basati sull’autonomia e la leadership orientamento al risultato carenza di risorse e di tempo La capacità di gestire questi elementi emerge come un fattore essenziale per la sopravvivenza e il successo dell’organizzazione e il progetto diventa risposta a queste esigenze. A loro volta unicità e temporaneità, che contraddistinguono i progetti dalle attività di routine, determinano la necessità di un approccio di gestione specifica – una metodologia - che preveda il ricorso ad una elaborazione progressiva attraverso continui cicli di pianificazione, attuazione e controllo. La ricerca di modalità di gestione dei progetti sempre più efficaci ed efficienti ha portato nel tempo allo sviluppo di metodi, strumenti e tecniche che oggi costituiscono la disciplina del project management. Indipendentemente dagli standard presi a riferimento, il project management fa riferimento ad una serie di principi generali che possono essere così riassunti: assicurare la coerenza tra gli obiettivi parziali e generali di progetto, tra obiettivi e prodotti e mantenere la giustificazione commerciale del progetto monitorare la realizzazione del progetto durante tutto il ciclo di vita evidenziare e prevedere possibili situazioni critiche e ripianificare tempestivamente definire e attribuire correttamente ruoli e responsabilità La disciplina del project management si è evoluta e affinata nel tempo. Esaminando la letteratura abbondante e autorevole sul tema, si riscontra una progressiva e accentuata focalizzazione su temi specifici. Principalmente, la crescente attenzione che è stata riservata nel tempo a tutto quanto è preparatorio al progetto vero e proprio, che ha portato ad approfondire via via sempre più i processi della fase di avvio o addirittura ad includere una fase pre-progettuale, in cui reperire informazioni e lesson learned e sviluppare analisi di natura economica. Il focus è fermamente puntato sulla definizione e declinazione chiara di tutti gli obiettivi attesi dal progetto, che devono essere legati indissolubilmente ai concetti di fattibilità, sostenibilità e soddisfazione del cliente. Tra gli elementi che attualmente contribuiscono a delineare il trend evolutivo del project management, possiamo inoltre riconoscere: l’attenzione riservata agli stakeholder: come attori del progetto che devono essere adeguatamente coinvolti sin dall’inizio dello stesso e costantemente nelle principali decisioni e attività, per assicurare l’effettiva e continua rispondenza del progetto ai suoi requisiti. Nella V edizione del PMBOK è stata introdotta la relativa area di conoscenza. l’attenzione riservata al processo di “lesson learned”: il cui obiettivo è valutare il progetto e raccogliere esperienze che siano di beneficio per il progetto attuale e i progetti futuri. In ISO 21500 troviamo appunto un processo aggiuntivo denominato ‘Collect lessons learned’. l’attenzione rivolta alla coerenza tra gli obiettivi strategici dell’organizzazione e quelli propri del progetto nonché alla collocazione organizzativa del progetto stesso: testimoniata dal fiorire di modelli di maturità e standard incentrati su questo aspetto (OPM3, PgMP, PfMP, ecc.) Un trend significativo e in un certo senso “stabile”, in quanto da molti anni in azione, è il totale affrancamento della disciplina dall’ambito strettamente tecnico, insieme alla sempre crescente consapevolezza che proprio settori come quello della sanità, dell’educazione, dei trasporti, del tempo libero e del terziario avanzato beneficiano in maniera più significativa dell’incremento di efficacia e competitività promosso dal project management. Da ultimo, vale la pena sottolineare che la veloce internazionalizzazione di molte industrie ha favorito lo sviluppo di un linguaggio specifico internazionale di project management, assieme a dei principi e pratiche largamente accettati, concretizzati poi nei numerosi standard, norme e metodi internazionali. Da quanto detto risulta anche facile comprendere il contributo fornito dalla ISO 21500, come norma che si propone principalmente l’obiettivo di superare le differenze degli standard internazionali attualmente in uso. L’adozione della norma, che accoglie tutti gli standard più significativi, dovrebbe consentire di eliminare le differenze terminologiche e comunicative tra organizzazioni che si riferiscono a standard differenti, facilitando lo sviluppo di progetti di respiro internazionale. Maria Elena Nenni Master in Project Management Scientific Coordinator

30 Luglio 2015

No sustainability? No innovability. An MBA student’s reflection from the Expo Milano 2015

We were rewarded with a trip to the Expo Milano 2015. As we took in the buzz and energy of the 110 hectare large exposition site and walked to meet our Accenture Strategy hosts, I felt as if we had stepped into a sci-fi movie. The Expo is a magnificent experience; it was fascinating to see how hundreds of exhibiting countries and companies managed to find a common ground around the same topic: food. Every step I took at the Expo, Accenture’s clever play on words – sustainability to innovability – lingered in my mind. This phrase might seem as an oxymoron but it holds deep and true meaning: there is no innovation without sustainability. Businesses cannot keep afloat and succeed if they do not innovate and at the same time, sustain their success. We share the same planet and limited natural resources and now more than ever ‘sustainability’ plays a key role in ensuring that what we have today can be enjoyed by future generations. We all need to find a way to keep blossoming, developing and – well, let’s be honest, we all want it – being successful without harming the environment. Sustainability is not something that only environmental researchers and tree-huggers should be worried about; it is a cornerstone of any smart business. Environmental accounting should go hand in hand with reporting on a company’s financial results. Accenture Strategy, a global firm that puts strategy at the heart of its operations, invited me and my part-time MBA colleagues to visit their ultra-modern Expo lounge and see sustainability through their eyes. There we met Aldo Pozzoli who – after treating us to refreshments – talked about his unique task of helping Accenture deliver customized sustainability strategies to clients around the world. Some of the issues that Aldo mentioned, for example, depleting natural resources and the immense toll that their transformation into finished goods takes on our planet and environment, were not new to me but what touched me the most was his explanation of a circular economy. He explained that in a circular economy growth is decoupled from the use of limited resources through disruptive technology and business models based on longevity, renewability, reuse, repair, upgrade, refurbishment, capacity sharing and dematerialization. I was surprised of how logical this sounded and shocked that I hadn’t heard about it before. This approach is essential for any sustainability goal to succeed; it leads to companies gaining a ‘circular advantage’ – driving both resource efficiency and customer value. Accenture’s presentation and warm welcome to the Expo inspired me to wear sustainability and ‘innovability’ on my sleeve, both as I continue my studies at LUISS and as I decide what my next professional objective is going to be. Marta Millere LUISS BS part-time MBA

28 Luglio 2015

Corso in «Management e Controllo dei Fondi Comunitari»: un’offerta formativa completa per uno sviluppo professionale qualificato in un settore fortemente in crescita: l’euro-progettazione.

Il corso offerto dalla LUISS Business School fornisce gli strumenti e le competenze necessarie a cogliere al meglio le opportunità offerte dalla nuova programmazione 2014-2020. I fondi europei rappresentano per il nostro paese un’opportunità unica. Tra il 2014 e il 2020 l’Italia gestirà infatti complessivamente 44 miliardi di euro tra fondi strutturali e di investimento europei. Ad essi si aggiunge la quota di cofinanziamento nazionale pari a circa 20 miliardi di euro. Questi i dati chiave dell’attuale ciclo di programmazione orientato ad una crescita inclusiva, intelligente e sostenibile come previsto dagli obiettivi di Europa 2020. Tuttavia la scorsa programmazione, relativa al settennato 2007-2013, ha chiaramente evidenziato come l’Italia sia carente di professionalità in grado di rispondere efficacemente e tempestivamente alle opportunità offerte dall’ingente quantità di fondi a disposizione. I  numerosi bandi comunali e regionali – significativi quelli della Regione Marche e la nuova programmazione della Regione Lazio – finalizzati al sostegno tanto dell’amministrazione quanto delle PMI (piccole e medie imprese) nell’individuazione di euro-progettisti qualificati e competenti,  testimoniano in modo evidente la necessità di professionalità esperte in tale ambito. Intraprendere o rivoluzionare la propria carriera grazie ad una specializzazione nell’ambito dell’euro-progettazione può rappresentare certamente una formidabile occasione di crescita professionale. Sotto questo profilo il Corso in Management e Controllo dei Fondi Comunitari – Euro-progettazione 2014-2020 offerto dalla LUISS Business School presenta un’offerta formativa completa specificatamente volta alla formazione di figure professionali, tra le più richieste dal mercato del lavoro, esperte tanto nella progettazione e nella gestione quanto nel controllo di programmi cofinanziati dall’UE. L’approccio didattico laboratoriale del Corso, grazie alla costante presenza di verifiche e simulazioni, si muove in questo senso focalizzandosi sugli aspetti di gestione dei progetti europei. Il programma del corso, coerentemente con tale impostazione, prevede 4 mesi d’aula che, attraverso 5 moduli formativi, permettono l’approfondimento di tutte le principali tematiche inerenti l’euro-progettazione e sono accompagnati da minimo 3 mesi di esperienza sul campo (field-project). Il corso affianca tuttavia al pur fondamentale programma didattico un ruolo centrale di partner qualificati e di livello internazionale distinguendosi altresì per la natura spiccatamente professionalizzante che mira all’inserimento qualificato in diversi possibili ambiti: dalle imprese private e PMI alle società di consulenza fino a enti pubblici, università, centri di ricerca, associazioni di categoria e fondazioni passando per gli studi professionali specializzati. Fondamentale in quest’ambito risulta l’acquisizione di know-how ed expertise sugli strumenti di finanziamento per le PMI, straordinario motore europeo di crescita e sviluppo, caratterizzate da una sempre maggiore sensibilità e attenzione verso le opportunità offerte dai fondi europei. Tra i partner coinvolti nello svolgimento del corso spiccano in particolare Deloitte, Agenzia di euro-progettazione ES-COM ed Eurizon Solutions Lab. La stretta collaborazione con tali attori di primo livello caratterizza il corso, oltre che per l’apertura alle imprese, come sede privilegiata di confronto con una rete di esperti in grado di fornire non solo una formazione di alto profilo e l’accesso ad un network di portata europea ma altresì, grazie al coinvolgimento di Deloitte, l’acquisizione del know-how e dell’expertise nell’audit sui fondi strutturali, direttamente da un’azienda leader nel settore. Il contesto formativo del corso si completa infine grazie ai tirocini che seguono al corso; un prezioso ponte tra percorso formativo e mondo professionale con la possibilità, inoltre, di dare un ulteriore respiro internazionale alla propria esperienza presso la LUISS Business School. Alcuni tirocini attivabili (opzionali) permettono infatti di godere di un’esperienza in enti pre-selezionati a Bruxelles o presso Ministeri di Paesi Membri o Candidati. Le prospettive lavorative nell’ambito dell’euro-progettazione non sono infatti limitate al piano nazionale poiché il carattere transnazionale dei fondi comunitari apre ampie prospettive di lavoro nell’ambito di tutta l’Unione. Quella fornita dal corso «Management e Controllo dei Fondi Comunitari – Euro-progettazione 2014-2020» si profila dunque come un’offerta formativa a 360 gradi che fornisce le conoscenze e gli strumenti per sviluppare le competenze necessarie a lanciarsi in un settore in grande espansione. Un settore caratterizzato da forte un respiro internazionale così come da un ampio spettro di possibili destinazioni di inserimento lavorativo che lo rendono ambito privilegiato tanto per intraprendere la propria carriera post universitaria quanto per rivoluzionare la propria attuale esperienza professionale.

28 Luglio 2015

Master Specialistici LUISS Business School: incontro con Barbara Del Neri

Barbara Del Neri, Southern Europe Corporate Marketing Director di Procter & Gamble incontra i giovani in LUISS BS. Nuovo appuntamento, il 24 settembre 2015, con l’evento di presentazione dei Master Specialistici LUISS BS. In apertura, alle ore 17, si terrà un incontro con Barbara Del Neri sui temi di maggiore attualità del post-laurea. Barbara Del Neri testimonierà  la sua esperienza manageriale ai giovani laureati  che interverranno, fornendo loro  spunti e suggerimenti  sull’importanza della formazione, racconterà gli insegnamenti acquisiti durante la sua carriera nel colosso dei beni di consumo e la rilevanza di lavorare in un’ottica internazionale. L’evento sarà moderato da Maria Cristina Origlia Coordinatrice editoriale de L'Impresa - Gruppo 24 ORE e sarà aperto al pubblico. I giovani al termine dell’intervento potranno porre le domande. A seguire, come di consueto, saranno allestiti spazi informativi per colloqui con i direttori e i coordinatori dei singoli programmi per fornire informazioni sull’organizzazione didattica, le modalità di ammissione e i servizi offerti. La Procter & Gamble possiede uno dei piu' importanti portafogli di marchi di qualita' al mondo tra i quali 24 fatturano oltre 1 miliardo di dollari l’anno ciascuno. Tra i marchi principali: Dash, Lenor, Pantene, Gillette, Oral B, Pampers e molti altri. I prodotti P&G sono utlizzati da quasi 5 miliardi di persone al mondo ed ogni anno l’azienda investe circa 2 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo dialogando con milioni di consumatori e shoppers in tutto il mondo. P&G opera in 70 paesi nel mondo ed in Italia è presente dal 1956. Maggiori informazioni

23 Luglio 2015

From Sustainability To Innovability. My experience at EXPO 2015 with Accenture.

Recently, LUISS Business School and Accenture Strategy offered us, MBA part time programme students, the opportunity to visit the 2015 Expo in Milan and to take part in a seminar held by Accenture on the sustainability. It was an exceptional experience. The venue had a relevant role in making this experience unique. Moreover, my MBA classmates and I had the chance to spend quality time together, far from project works or exams preparation on a beautiful (and very hot) summer day, at the EXPO  and we really  appreciated. Finally yet importantly, we were guests within Accenture Strategy, a quite  remarkable landlord to be hosted by. Accenture Strategy kindly opened the doors of their prestigious lounge and took us through a very interesting journey on sustainability and innovation. Sustainability is often an abused word, but Accenture Strategy helped us understand and translate this sometimes-intangible concept into something very practical. They had rigorously showed how sustainability is strictly related to firms’ competitive advantage, and explained effectively  how sustainability is going to eventually be one of the strongest driver of innovation in business. The discussion was very engaging. Conducted by Accenture’s experts we had an overview on how major companies (for example Enel), as well as small firms, are redesigning their organizational structure in order to be more effective in managing the environmental impact of production and in order to meet investors’ requirements about risk mitigation. We were shown how new models of sharing among companies could provide expensive but strategic equipment to more firms of a business cluster, firms that individually could not afford them (for example 3D printers). Clearly not being able to access  such advance resources or accessing in delay may affect or even prevent the growth. We were guided through how top companies are transforming their processes with the aim of decoupling growth from resources usages. They explained how many different ways can make a business sustainable when switching from the old-fashioned linear growth model to the new concept of a circular economy models, where products are designed since the beginning to be sustainable (for instance choosing material on the basis of the potential reuse). Where industrial waste is turned into a resource, structures and equipment are refurbished and end-of-life products are disassembles and single components reused (e.g. Renault cars). As MBA students, we were not only given a deeply valuable tool to understand the fast changing world in front of us. We were also proved that sustainability is a key aspect to improve our business of today as well as something crucial we need to think about when preparing, training and developing ourselves to be future leaders of innovation. I think this is basically what inspired all of us. Pierluca Arietti LUISS BS part-time MBA

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