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18 Giugno 2021

Burgio (Alpitour): «Hotel e voli sempre più green, dalle certificazioni al sapone solido. Per noi è già la normalità»

Il presidente e amministratore delegato del Gruppo Alpitour delinea la strategia sostenibile e parla della ripartenza a SustainEconomy.24, report di Il Sole 24 Ore Radiocor e Luiss Business School L'impegno per la sostenibilità, che da sempre caratterizza l'azienda, è destinato, nel giro di alcuni anni, a divenire uno dei driver principali, parte del dna stesso del gruppo. Gabriele Burgio, presidente e amministratore delegato del Gruppo Alpitour, primo player del settore turistico e proprietario dei principali brand italiani di Tour Operating, la collezione di alberghi VOIhotels e la compagnia aerea Neos, racconta a SustainEconomy.24, report di Il Sole 24 Ore Radiocor e Luiss Business School le varie iniziative, dagli hotel certificati agli investimenti per aerei meno inquinanti fino all'eliminazione della plastica e, la recente innovazione dei saponi solidi. Da quest'estate in tutti i resort. Con la voglia di ripartire, dopo lo stop per il Covid. La spinta, spiega, verrà dall'Italia, seguita da Spagna e Grecia. Con qualche fastidio e perplessità per la disparità di trattamento con altri Paesi che già stanno ripartendo con pacchetti extra-europei. Il vostro gruppo, con tutte le varie realtà, è presente in luoghi importanti e idilliaci. Qual è l'attenzione alla sostenibilità? «L'impegno fondamentale da sempre, in azienda, è di lasciare i luoghi ai nostri successori, figli, come li abbiamo trovati se non meglio. Ma lo sviluppo di questa strategia non è facile perché molto spesso gli alberghi, le spiagge e le palme che noi proponiamo non sono di nostra proprietà, quindi questa nostra esigenza si scontra con la filosofia di alcuni Paesi, soprattutto in via di sviluppo, che chiaramente non considerano la sostenibilità come una delle cose più importanti e ci accusano, noi Paesi occidentali o industrializzati, di aver inquinato per secoli e ora che stanno cominciando a costruire la loro ricchezza di caricarli di costi perché la sostenibilità è un costo. Quindi, noi, possiamo sviluppare tutto queste strategie di sostenibilità nei nostri alberghi, nelle nostre attività dell'aviazione e poi chiaramente in tutte le piccole attività che quotidianamente facciamo nei nostri uffici e sedi». In particolare, quali sono le iniziative che state portando avanti e i progetti futuri in tema ambientale? «Noi concepiamo l'ambiente come una derivata del mondo della sostenibilità e quindi abbiamo dedicato una grandissima attenzione: per esempio le nostre sedi hanno energia fotovoltaica e sfruttano la luce naturale oltre ad essere costruite con precisi criteri ambientali; siamo attenti alla raccolta della plastica e della carta, punatndo ad essere una compagnia paper free; ora siamo ancora lontani, però, devo dire abbiamo fatto dei passi da gigante. Abbiamo poi fatto una bellissima campagna di educazione per i bambini delle scuole elementari con la casa editrice Giunti con la pubblicazione di un libro sulla storia di un bambino che vuole occuparsi del mondo che lo circonda, e sono già 125.000 i bambini coinvolti; abbiamo collezioni di viaggi legate essenzialmente al green e alla natura con proprietari e fornitori che hanno capito questo mondo e che vogliono svilupparlo. Poi nell'aviazione abbiamo fatto dei grossi investimenti per aerei di ultima generazione della Boeing che hanno consumi – e quindi emissioni - ridotti di oltre il 20 per cento». Quindi avremo hotel, villaggi, voli sempre più green? «Come sempre quando ci sono queste innovazioni all'inizio tutti ne parliamo, tra 20 anni non ne parleremo più perché sarà normale e farà parte del nostro Dna. Ma è chiaro che bisogna cominciare a essere i primi anche se i primi pagano un prezzo e spesso sono un po' quelli che vengono presi in giro dagli altri. Noi abbiamo cercato di far riconoscere i nostri sforzi con la certificazione GSTC (Global Sustainable Tourism Council) e ormai quasi tutti i nostri alberghi hanno questo riconoscimento delle Nazioni Unite. Avevamo avviato l'eliminazione della plastica monouso negli alberghi, poi con il Covid abbiamo fatto un salto indietro di 50 anni; poniamo attenzione a tutto il mondo dell'alimentazione privilegiando il Km zero, il bio e i prodotti senza glutine. Quest'anno, poi, con la nostra catena VOIhotels, abbiamo fatto un accordo con un'azienda italiana, Allegrini, che produce dei saponi solidi, e quindi più facilmente trasportabili e con il vantaggio di non doverli impacchettare con un risparmio di oltre 2.800 kg di plastica; pensavamo che il cliente avrebbe mostrato resistenza e invece l'86% della clientela, tutta italiana, in uno dei nostri resort dove abbiamo fatto il primo test è stato assolutamente d'accordo: mi sembra un numero altissimo e molto interessante. Sulla base di quel test tutti i nostri resort in Italia quest'estate avranno quel tipo di sapone, con più di un milione di flaconi in plastica da 25 ml risparmiati. È talmente impattante non portare più tanti flaconcini di plastica nelle isole delle Maldive o nelle isole lontane; è una cosa geniale, siamo molto contenti ad essere i primi nel mondo perché non ho sentito nessuno che abbia preso questa strada». Si è appena aperta la nuova stagione, dopo l'esperienza del Covid. Cosa vi aspettate? «Quest'anno è tutto molto incerto tra notizie di varianti, la possibilità di viaggiare, la green card, Paesi che vogliono i tamponi. Quindi cosa rimane di certo? L'Italia molto forte, anche per una maggior sensazione di sicurezza, poi la Spagna e la Grecia con alcune piccole difficoltà burocratiche. In attesa che si possano aprire quelli che impropriamente chiamiamo ‘corridoi sanitari': puntiamo alle isole delle Maldive, dove abbiamo quattro isole con clientela 100% italiana e l'aereo è nostro e potrebbe essere Covid free. Ci piacerebbe ricominciare in piena sicurezza e, certo, vediamo con un certo fastidio alcune linee straniere che operano già Malpensa- Sharm el Sheik o che hanno lanciato un progetto per portare all'estero gli italiani facendo scalo nel loro hub nei Caraibi mentre, noi, come linea aerea italiana non possiamo volare; Vedere un volo inaugurale che porta da Malpensa 100 turisti nel Mar Rosso quando è specificatamente proibito uscire dalla Comunità Europea senza giustificato motivo – e il turismo non è un giustificato motivo - è qualcosa che ci lascia senza parole». Ci vorrebbe qualche misura in più nell'immediato? «Né io, né Alpitour e neppure tutti i nostri colleghi della filiera turistica abbiamo le informazioni sulla situazione sanitaria italiana e quindi non siamo in grado di dire cosa si debba o non debba fare, ma vedo che i Paesi esteri, con storie di contagi o decessi simili ai nostri, stanno ripartendo: dalla Germania vanno in Egitto, i polacchi vanno a Zanzibar e i russi alle Maldive. Ci sono migliaia di lavoratori in Italia ma anche in questi Paesi esteri che potranno avere problemi anche di sussistenza. Noi, ad esempio, nel 2020, pur in assenza di ospiti, abbiamo continuato a pagare gli stipendi a tutti i nostri colleghi alle Maldive, a Zanzibar, in Madagascar. Di fronte a una pandemia mondiale siamo tutti pazienti, ma visto che tutti gli altri ripartono con situazioni simili alla nostra, ci chiediamo il perché non possiamo farlo anche noi». SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 18/6/2021

18 Giugno 2021

Portale Sardegna: «Con il digitale e l’Umanesimo del turismo possiamo conquistare quote di mercato»

L'amministratore delegato, Massimiliano Cossu, racconta il progetto Welcome to Italy a SustainEconomy.24, report de Il Sole 24 Ore Radiocor e Luiss Business School Calore umano e innovazione tecnologica alla base della mission di Portale Sardegna. Massimiliano Cossu, amministratore delegato della online travel agency quotata su Aim Italia di Borsa Italiana, racconta a SustainEconomy.24, report di Luiss Business School e Il sole 24 Ore Radiocor, il progetto Welcome to Italy, nato dall'alleanza con Welcome Travel Group (azienda di Alpitour World e Costa Crociere) che ha reso Portale Sardegna un tour operator nazionale con le ambizioni di conquistare una fetta importante della distribuzione del prodotto turistico italiano, come risposta alternativa ai principali player digitali internazionali. Siamo all'avvio della stagione, dal vostro punto di vista quali sono le prospettive e che visione avete? «Le prospettive sono certamente migliori rispetto all'anno scorso e il numero di vaccinati crea aspettative positive. L'anno scorso abbiamo vissuto un vero last second, quest'anno c'è una ripresa di advance booking, si stanno normalizzando i periodi di prenotazioni anticipate. Il fenomeno Covid sta iniziando a rientrare e, soprattutto, riusciamo a gestirlo. Certo il mercato straniero è ancora abbastanza indietro per mancanza di regole, l'est Europa è inesistente. Quest'anno la torta del mercato turistico non sarà certo quella del 2019 e aziende come la nostra devono conquistare nuove fette di mercato, aumentare il market share ed è quello che stiamo cercando di fare». Quali sono, quindi, le prospettive per la vostra società? «Ci ritroviamo, dopo il Covid, un'azienda completamente diversa perché siamo riusciti a cogliere opportunità impensabili. Non siamo più una realtà regionale ma nazionale, abbiamo partner di primissimo livello e siamo riusciti a crearci nuove opportunità. Parlo del progetto ‘Welcome to Italy' che oggi ci consente di presidiare l'intera penisola con un nuovo modello di business, o meglio, come una nuova filiera del comparto turistico». Welcome to Italy partirà a pieno ritmo nel 2021? «No, la piattaforma è stata messa online recentemente e questo sarà un anno di partenza. Stiamo schiacciando l'acceleratore sui vari canali di distribuzione. La piattaforma è complessa e il prodotto è innovativo e rivoluzionario e non vogliamo bruciare le tappe ma abbiamo una cartuccia in mano che ci permetterà di raggiungere, appunto, l'obiettivo di aumentare la quota di mercato attingendo ad un bacino nazionale e non solo regionale e canali, in termini di distribuzione, impensabili prima del Covid. Riusciamo a coprire tutti i target di clientela - non solo balneare ma dall'enogastronomia alla cultura, dall'archeologia allo sport - e in due mesi siamo riusciti a creare più di 500 pacchetti viaggio tematizzati e penso che nessun operatore in così poco tempo sia riuscito a creare tanti pacchetti smart costruiti dai nostri local expert che hanno superato le 100 unità in tutta Italia. Per la prima volta in Italia si lavora insieme con un'unica strategia e un unico marchio. Welcome to Italy può rappresentare un'occasione per riprenderci una fetta di mercato lasciata ai motori di prenotazione della Silicon Valley che hanno più del 30% del nostro mercato». Venendo al tema della sostenibilità, quanta attenzione riscontrate e quanta attenzione c'è da parte vostra? «Noi siamo estremamente sensibili a questo tema. La ragione per cui sono nati Portale Sardegna e poi Welcome to Italy è proprio perché tutte le persone che hanno aderito sono innamorate del proprio territorio. Per cui cerchiamo di avere un occhio di riguardo per tutto quello che riguarda lo sfruttamento ambientale e il rispetto delle normative. Ma cerchiamo anche di valorizzare quegli aspetti più unici, peculiari e sani che consentono all'uomo fa pace con l'ambiente, la sua storia, i sapori e i saperi. Creare nuove opportunità a borghi che stanno scomparendo e far decidere ad un giovane di rimanere o no, crediamo che sia un'azione anche sociale. C'è tanta umanità in quello che cerchiamo di fare, qualcuno ha detto che è il nuovo Umanesimo del turismo: siamo riusciti a coniugare il digitale con tutto ciò che è umano». SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 18/6/2021

18 Giugno 2021

Lalli (Federturismo): «La sostenibilità è una necessità per il settore, clienti attenti. Ora sconti fiscali per ripartire»

Occorre ripensare le destinazioni in ottica sostenibile, spiega la presidente di Federturismo a SustainEconomy.24, report de Il Sole 24 Ore Radiocor e Luiss Business School Per il settore turistico il tema della sostenibilità, dopo la pandemia, è diventato una necessità. Marina Lalli, presidente di Federturismo, parla in un'intervista a SustainEconomy.24, report de Il Sole 24 Ore Radiocor e Luiss Business School, della nuova risposta da parte delle aziende del settore e dei consumatori che apprezzano l'attenzione ai temi ambientali e sostenibili. Un settore, quello del turismo, ancora in sofferenza e che, nonostante l'entusiasmo per la ripresa della stagione, ha ancora bisogno, sottolinea Lalli, di aiuti e, soprattutto, di sconti fiscali. Il tema della sostenibilità quanto si concilia con quello del turismo? «Il tema della sostenibilità, in realtà, già prima della pandemia, iniziava a essere abbastanza predominante in tutte le riflessioni turistiche; dopodiché, come è avvenuto per molte cose, con la pandemia è diventato non più un argomento, ma determinante per il successo e la ripresa del turismo perché ci si è resi conto - in un momento di riflessione e pausa che il turismo ha vissuto e in parte sta ancora vivendo - che lo sfruttamento eccessivo dei territori stava danneggiando l'essenza stessa della ragione del viaggio ed è qualcosa, quindi, che non ci si può permettere. In senso assoluto nessuna azienda dovrebbe danneggiare l'ambiente nel quale si trova ma, in campo turistico, è una necessità: non ci si può permettere di rovinare il luogo nel quale si vuole che i turisti vadano. Quindi tutte le zone super sfruttate, quelle che erano state definite luoghi di over tourism, non possono più proporsi come un modello appetibile, vincente e desiderabile agli occhi del turista che viaggia. In questo senso la sostenibilità è diventata una necessità e quindi si è dovuto ripensare molte delle nostre destinazioni, anche quelle che ben funzionavano, in un'ottica sostenibile». Che tipo di risposta vedete da parte delle aziende del settore a questa necessità e poi anche da parte della clientela? «Fino al 2019 questo era il vero problema: le aziende si rendevano conto che avevano bisogno di cambiare un po' il paradigma, ma nessuno aveva il coraggio di farlo più di tanto, se non nelle destinazioni di estremo lusso dove comunque la differenza del prezzo era più facile da colmare perché il costo della sostenibilità finiva per ricadere completamente nelle tasche degli imprenditori e non si poteva in qualche modo rivoltare sul turista perché continuava a non esserci questa riconoscibilità all'investimento sostenibile tanto da essere disposti a pagare un po' di più per impattare meno sull'ambiente; ora invece, a livelli non necessariamente di lusso, inizia ad esserci questa necessità da parte del consumatore che quindi è attento all'impatto ambientale, al fatto che ci sia il km zero nella consumazione dei cibi, che ci siano delle pratiche di attenzione all'ambiente da parte delle aziende nelle quali si va a soggiornare; quindi il consumatore inizia a apprezzare e inizia anche a essere disposto a lasciare una quota di prezzo in più pur di essere meno responsabile dell'impatto sull'ambiente». Siamo all'inizio della stagione, ci sarà questa ripartenza e quali misure invece sarebbero necessarie per aiutare il settore in questa fase? «Devo dire che c'è tanto buonumore, tanta voglia di ricominciare a lavorare e quindi siamo tutti molto carichi. Ora le difficoltà purtroppo non sono, però, svanite in un momento e ce ne sono ancora tante; siamo tutti contenti della vaccinazione che va bene e quindi ci fa immaginare che questa sia una ripresa per non rifermarci più. Ma appunto, come dicevo, molti problemi non sono svaniti e le aziende arrivano a questo appuntamento di ripresa in estrema sofferenza, più sofferenti di quanto già non lo fossero l'anno scorso. Molte vengono da un anno intero di chiusura e ed è veramente pesante rimettersi in gioco ed essere di nuovo attrattivi. Abbiamo quindi bisogno di tutto l'aiuto possibile: avremmo, per esempio, bisogno, se non di finanza fresca che ovviamente sarebbe importante - ma ci rendiamo conto che comunque le spese da parte dello Stato sono già tante – quanto meno di ottenere degli sconti fiscali perché molta della fiscalità che ci si richiede è brutalmente percentuale e secca e non su quello che noi effettivamente guadagnano; mi riferisco, per esempio, all'Imu e alla Tari. Sebbene l'Imu ci sia stata in qualche modo sospesa per un paio di scadenze, ritornerà nella sua interezza e noi non ce la facciamo a pagarla. La Tari l'abbiamo pagata per tutto il 2020 a fronte di un servizio nullo e voglio sottolineare che per un'impresa turistica la Tari pesa per diverse decine di migliaia di euro, se non centinaia di migliaia quando parliamo di strutture particolarmente grandi o in posti particolarmente importanti. Quindi avremmo bisogno di diversi aiuti, anche sul lavoro, da parte dello Stato per quelle aziende che hanno sofferto di più». SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 18/6/2021

18 Giugno 2021

Booking.com: «Dopo la pandemia i viaggiatori cercano strutture sostenibili. Diamo visibilità a chi pensa green»

Alberto Yates, Regional manager Italia ne parla in un'intervista a SustainEconomy.24 report de Il Sole 24 Ore Radiocor e Luiss Business School La pandemia ha accentuato la sensibilità dei viaggiatori per la sostenibilità. E la risposta delle strutture c'è, ma le va data visibilità, spiega Alberto Yates, Regional manager Italia di Booking.com in un'intervista a SustainEconomy.24, report di Il Sole 24 Ore Radiocor e Luiss Business School. Secondo l'ultimo sondaggio del gruppo il 92% dei viaggiatori italiani pensa che viaggiare in modo sostenibile sia d'importanza vitale, e il 57% dice che la pandemia gli ha fatto venire voglia di viaggiare in modo più sostenibile in futuro. Anche per questo l'agenzia di viaggi online, che propone oltre 28 milioni di strutture alberghiere ed è disponibile in 43 lingue, ha deciso di mostrare sulla piattaforma le certificazioni sostenibili. Sulla ripartenza, dice Yates, c'è un forte desiderio di viaggiare ma purché siano garantite flessibilità e sicurezza. I viaggiatori sono sempre più sensibili alle tematiche della sostenibilità. Avete di recente pubblicato un Report sui viaggi sostenibili. Quali sono i principali risultati? «Senza ombra di dubbio la sostenibilità è uno dei principi guida di Booking.com e abbiamo lanciato il sondaggio per cercare di capire che impatto ambientale e socio-economico abbiano i viaggi e le strutture della piattaforma. E' emerso che sicuramente la pandemia ha accentuato la sensibilità dei viaggiatori, ma è importante sottolineare quanto, di anno in anno, la sostenibilità abbia acquisito sempre maggiore importanza. Facciamo il report dal 2016 e nel corso del tempo abbiamo riscontrato un aumento sostanziale dell'attenzione. Siamo arrivati, nel 2021, ad avere l'81% dei viaggiatori che pensa che le persone debbano agire ora per preservare il pianeta per le generazioni future partendo da un 62% del 2016». Qual è la risposta del settore, riscontrate un grande cambiamento? «Al momento circa il 75% delle strutture ricettive, fa qualcosa per la sostenibilità, ma riscontriamo che solamente 1/3 la promuove attivamente e quindi, noi, come piattaforma, ci sentiamo responsabili di dover dare una visibilità maggiore rispetto a quello che sono le pratiche sostenibili che le strutture mettono in atto. E anche cercare di far capire che qualche scelta sostenibile non necessariamente è qualcosa di costoso o un cambiamento radicale all'interno della struttura, ma può essere anche mettere la colonnina per ricaricare le auto piuttosto che il noleggio biciclette o la lampadina a led. Sono piccoli cambiamenti, con un impatto che può sembrare relativo, ma che, moltiplicato per il numero di strutture che abbiamo sul territorio, può avere un potenziale ampio». Quindi l'approccio di Booking è sensibilizzare alla sostenibilità? «C'è, appunto, un discorso di sensibilizzazione delle strutture ricettive cercando di dare il maggiore risalto possibile a tutte quelle iniziative che queste strutture possono mettere in campo: dalle indicazioni al cliente su come consumare meno acqua o riciclare i rifiuti, ma anche nel rapporto che le strutture e i viaggiatori hanno con le comunità locali. Un altro passo importante che abbiamo fatto è riconoscere 30 certificazioni approvate dal Global Sustainable Tourism Council, Green Tourism e EU Ecolabel, che possono essere visualizzate sulla pagina pubblica e veicolare più prenotazioni per la struttura». La pandemia ha colpito duramente il settore e inevitabilmente ha cambiato e cambierà il modo di viaggiare. Cosa vi aspettate in termini di ripartenza? «Nel momento stesso in cui si sono allentate le restrizioni, c'è stata la conferma del green pass e più tranquillità nel viaggiare, c'è stata una ripresa. Quello di cui siamo convinti è che le persone hanno un forte desiderio di viaggiare e voglia di ricominciare. Questo lo abbiamo iniziato a vedere a maggio ma, soprattutto, per la stagione estiva. Due sono le cose fondamentali: i clienti chiedono flessibilità sia sulle tariffe che sulla possibilità di poter modificare la prenotazione; secondo, l'attenzione a tutte le implementazioni in tema di salute che la struttura mette in piedi per garantire livelli di sicurezza. Anche qui, come per la sostenibilità, abbiamo cercato di dare visibilità alle misure prese. Il trend è simile a quello dello scorso anno con un turismo prevalentemente domestico che, da un lato è positivo perché il nostro Paese offre una varietà di destinazioni e registriamo la possibilità di allungare il soggiorno lavorando in smart working». SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 18/6/2021

04 Giugno 2021

Luiss Business School e Scuola Italiana di Ospitalità: nuovi professionisti dell’Hotel Management per il rilancio del turismo

Alta formazione al servizio del settore “principe” del Made in Italy. Formula online abbinata alla specializzazione tematica in tre sedi-chiave: Madonna di Campiglio, Ostuni, Firenze Arte, natura, cultura, food, lifestyle: il settore turistico italiano vanta un capitale inestimabile, un patrimonio universalmente riconosciuto ed apprezzato. Se prima della pandemia il comparto aveva un peso stimato pari al 13% del Prodotto Interno Lordo, oggi la sfida è quella di riuscire a ricostruire il turismo con nuove professionalità, competenze e visione. Per riuscirci, Luiss Business School e Scuola Italiana di Ospitalità hanno unito le proprie forze nel programma Flex Executive in Hotel Management, nato per fornire conoscenze e competenze immediatamente applicabili nelle attività o carriera alberghiera dei partecipanti, sfruttando al massimo le nuove opportunità offerte nel settore. Il programma si rivolge a proprietari di strutture alberghiere, direttori e manager nelle aree front office, amministrazione e controllo di gestione, responsabili di Sales e Marketing e Food & Beverage Manager. Il Flex Executive in Hotel Management si compone di due fasi: nella prima (Core Programme, online), il focus è sui processi strategici fondamentali delle aziende operanti nell’ambito del settore ricettivo; nella seconda fase ciascun partecipante potrà scegliere il proprio percorso di Specializzazione, da seguire in una delle tre sedi individuate come fra le più rappresentative e funzionali: Outdoor Sports, Wellness & Spa – nel Golf Hotel a Madonna di CampiglioEnogastronomia e F&B – nel TH Resort a OstuniTurismo d’Arte e Cultura – a Firenze, nella sede territoriale di Cassa Depositi e Prestiti “Un capitolo importante nel Piano nazionale di ripresa e resilienza – PNRR dovrà essere riservato al comparto del turismo nel suo complesso – è il commento del Direttore Luiss Business School Paolo Boccardelli – perché la forza del rilancio dovrà essere commisurata al peso di mesi e mesi di sacrifici, non ancora alle nostre spalle. È chiaro però che il settore dovrà ricostruirsi con una nuova visione, con cambio di prospettive, impiegando professionalità e competenze adeguate al nuovo presente. Su questo si basa la partnership fra Luiss Business School e Scuola Italiana Ospitalità, che unisce esperienze di eccellenza nella gestione turistico-alberghiera a quelle dell’alta formazione manageriale nel segno dell’innovazione e della trasformazione digitale”. “È fondamentale puntare sulla formazione del middle e del top management per il rilancio del settore hospitality in Italia - dichiara Giulio Contini, direttore della Scuola Italiana di Ospitalità –  serve un forte reskilling delle risorse umane per migliorare la competitività e riguadagnare la market share rispetto ai competitor, aprendosi alle nuove possibilità offerte dalla digitalizzazione, ma anche ascoltando la richiesta dei mercati, nazionali ed internazionali, sempre più alla ricerca di vacanze esperienziali a contatto con le comunità locali. Questo corso punta a fornire strumenti tecnologici, manageriali e culturali innovativi a quei manager che vogliono crescere professionalmente e far crescere le aziende nelle quali lavorano”. Il programma del Flex Executive in Hotel Management si svolgerà da settembre a novembre 2021 e il core program, in modalità online, dal 1 al 16 di settembre. Per info: executive@luiss.it. 4/6/2021