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Osservatorio Auto e Mobilità Luiss Business School: le dinamiche competitive delle auto cinesi in Europa e Italia
Osservatorio Auto e Mobilità Luiss Business School: le dinamiche competitive delle auto cinesi in Europa e Italia
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  • La Cina è oggi il primo produttore di autovetture al mondo ed il secondo esportatore con 2,45 milioni di unità nei primi 8 mesi del 2023 (ad un soffio dai 2,48 milioni del Giappone)
  • Export globale più che triplicato in tre anni, con una crescita del 233%
  • Export nel biennio 2020 – 2022 in UE +432% e +640% in Italia

L’Osservatorio Auto e Mobilità di Luiss Business School ha presentato i risultati della ricerca “L’auto cinese in Italia: Conoscere per Decidere”. Oggetto dell’indagine è la dinamica di insediamento dei produttori di automobili cinesi nel mercato europeo, un fenomeno che ha visto una fortissima accelerazione negli ultimi anni e che appare, nella sua evoluzione, senza precedenti.

L’industria automobilistica cinese nel Vecchio Continente si sviluppa in un periodo di transizione per l’Europa, impegnata nel passaggio alle zero emissioni del 2035. In questo contesto la Cina si presenta forte di un vantaggio strategico nell’elettrico e di una posizione da leader nel settore delle batterie, grazie a investimenti effettuati con parecchi anni di anticipo rispetto alle case europee. Inoltre, è la prima volta che l’Europa si trova ad affrontare il debutto di un attore che rappresenta il primo mercato e il maggiore produttore al mondo di veicoli.

I numeri della Cina nel mondo: esportazioni triplicate in tre anni

Oggi la Cina è prossima a diventare il principale esportatore al mondo di autovetture: nei primi 8 mesi del 2023 ha strappato il secondo posto alla Germania grazie a 2,45 milioni di unità esportate, posizionandosi di poco al di sotto dei 2,48 milioni di unità del Giappone.

In tre anni, infatti, l’export cinese è più che triplicato, con una crescita del 233%, permettendo alla Cina di colmare il gap con le principali industrie automobilistiche. Eppure, nel 2020 le vetture che lasciavano il “Dragone” erano appena 760.000, mentre quelle esportate da Germania e Giappone rispettivamente 2,6 e 3,4 milioni.

La situazione in Europa: nel 2022 la Cina è il primo esportatore di vetture nell’UE

Nel 2022 le vetture realizzate in Cina e immatricolate in Europa[1] sono state 455.400 (462.600 nei primi tre trimestri 2023), per una quota di mercato complessiva del 4% (4,8% nel 2023).

Circa il 20% delle esportazioni cinesi di auto (e il 58% delle vetture elettriche) viene assorbito dal Vecchio Continente. Dal 2020 al 2022 il valore dell’import di auto cinesi nell’Unione Europea è aumentato di oltre 5 volte (+432%), raggiungendo i 9,37 miliardi di euro. Ciò ha permesso alla Cina di diventare, nel 2022, il primo esportatore di vetture nell’Ue, superando Giappone, Corea del Sud, Gran Bretagna e Stati Uniti.

Il caso Italia: import superiore al miliardo di euro nel 2023

Nel 2022 le vetture realizzate in Cina e immatricolate in Italia sono state 39.000 (pari a uno share del 3%), mentre nei primi tre trimestri del 2023 sono salite a 59.400, per uno share del 5%[2]. Per il nostro Paese i tassi di incremento delle importazioni dalla Cina sono superiori a quanto si registra per il Vecchio Continente: dal 2020 al 2022 l’import è aumentato di oltre 7 volte (+640%), raggiungendo, lo scorso anno, i 368,6 milioni di euro.

Anche il 2023 ha visto una crescita poderosa dell’import cinese in Italia: nei primi 7 mesi è stato infatti superato il totale del 2022, arrivando a 622,5 milioni, con un aumento di quasi 4 volte (+268%) rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Sulla base di questi numeri si prevede che, al termine del 2023, il valore dell’import di auto dalla Cina possa superare, per la prima volta, il miliardo di euro.

Gli effetti di questo aumento hanno avuto delle importanti ripercussioni sul saldo commerciale del nostro Paese. Nei primi 7 mesi del 2023, infatti, si rileva un’inversione di tendenza nella bilancia commerciale che, per la prima volta, finisce in campo negativo: il disavanzo è stato di 346,7 milioni di euro, anche a causa di un export verso il paese asiatico diminuito del 47,6% (per un totale di 275,8 milioni).

La Cina e l’elettrico: il 70% delle esportazioni di auto nel mondo non è elettrico

Per quanto riguarda le alimentazioni, a livello globale oltre il 70% delle esportazioni di auto cinesi è rappresentato da tradizionali vetture endotermiche. Nel complesso i New energy vehicles (Nev, ovvero elettriche e ibride plug-in) hanno costituito solo il 28,6% dell’export cinese dall’inizio dell’anno in termini di volumi.

Se guardiamo all’Europa, tuttavia, l’ordine di grandezza è invertito: nei primi tre trimestri del 2023 le elettriche assorbono in termini monetari l’82,4% dell’export di auto cinesi nel Vecchio Continente e il 70,8% in termini di immatricolazioni. Parliamo di 327.400 vetture circa, le quali rappresentano il 22,9% di tutte le elettriche immatricolate in Europa nei primi 9 mesi dell’anno.

In Italia, invece, le auto con motore puramente endotermico costituiscono il 77% delle immatricolazioni di vetture cinesi – corrispondente a 45.700 unità – e il 76% dell’export dal paese asiatico in termini monetari, a conferma di un grado di penetrazione dell’elettrico inferiore alla media europea.

Nel nostro Paese, infatti, le Bev – Battery Electric Vehicle – hanno una quota di mercato del 3,9% a fronte del 14,7% rilevato in Europa. Nei primi tre trimestri del 2023 le elettriche hanno assorbito il 20% dell’export di auto cinesi in termini monetari e il 16% in termini di immatricolazioni. Le elettriche cinesi vendute sono state 9.400 circa, le quali rappresentano il 20,4% di tutte le Bev immatricolate in Italia.

Strategie e canali commerciali diversificati

Per guadagnare peso in Europa i produttori cinesi stanno utilizzando tre canali principali (più un quarto specifico del mercato italiano), che corrispondono ad altrettante tipologie di attori e di prodotti presenti sul nostro mercato:

– Sviluppo e internazionalizzazione dei brand “autoctoni”

È la componente più visibile della penetrazione cinese, che porta in Europa marchi giovani, poco conosciuti e in genere specializzati nell’elettrico. Dal 2021 hanno debuttato in Europa 19 marchi cinesi, che diventeranno 23 nel 2024 (6 di questi anche in Italia, che l’anno prossimo arriverà a contare 11 brand del paese asiatico).

Questi marchi, tuttavia, costituiscono solo la “punta dell’iceberg”, dal momento che il loro percorso in Europa è agli albori e rappresentano ancora una parte minoritaria di tutte le immatricolazioni di auto made in China (il 2,5% nel 2022, per un totale di 11.200 vetture complessive; il 4,3% nei primi tre trimestri del 2023, pari a 19.800 unità). Al momento il loro share di mercato è limitato, sia in Europa che in Italia, dove i brand cinesi hanno venduto complessivamente 145 unità nel 2022 e 796 vetture da gennaio a settembre 2023 (di cui 110 elettriche).

– Attrazione degli investimenti esteri, la Cina come Export Hub

Il Governo di Pechino, grazie alla forza della propria competitività industriale, punta ad essere un export hub che induce costruttori stranieri a realizzare in Cina vetture da esportare poi sui mercati sviluppati.

Il successo di questa strategia è visibile nella commercializzazione in Europa di numerose vetture realizzate in Cina da Brand europei, americani e giapponesi. Oggi questa componente rappresenta quella più rilevante in termini di volumi: la maggior parte delle auto made in China immatricolate in Europa (il 54,4% nel 2022 e il 46,4% nei primi tre trimestri 2023) ha un marchio non cinese. Il modello prodotto in Cina più venduto d’Europa, con 63.820 unità immatricolate nei primi tre trimestri del 2023, ha marchio americano.

Si tratta di un cambiamento radicale di paradigma: fino a poco tempo fa i costruttori tradizionali realizzavano nel paese asiatico vetture per il mercato locale, in genere con una tecnologia inferiore rispetto ai modelli europei. Oggi, al contrario, le case occidentali realizzano accordi e partnership per produrre vetture elettriche all’avanguardia, da esportare al di fuori della Cina.

– Acquisizioni di costruttori e marchi occidentali

I player cinesi hanno avuto successo nell’acquisire e rilanciare importanti aziende europee. Alcuni marchi interessati dai nuovi assetti proprietari sono stati oggetto di strategie più conservative, continuando ad avere un’immagine e una capacità produttiva europea (pur con un coinvolgimento crescente della manifattura cinese per i nuovi modelli elettrici). In altri casi, invece, brand europei per storia o immagine, sono divenuti cinesi per quanto riguarda le tecnologie e la localizzazione della produzione.

– La specificità italiana

All’interno del quadro appena delineato, vi è poi una quarta modalità, che, per ora, è presente nel nostro Paese. Un’azienda italiana, attraverso partnership strategiche con gruppi automobilistici cinesi, produce e commercializza su licenza dei modelli che vengono importati dalla Cina in maniera semi-finita, per poi essere ultimati e personalizzati all’interno dello stabilimento italiano.

Con questa formula, il gruppo, che oggi può contare su un vero e proprio portfolio di marchi, costituisce un unicum a livello europeo, soprattutto in relazione alle dimensioni che ha assunto nel tempo. Nel nostro paese (che assorbe la quasi totalità dei volumi) l’azienda rappresenta il costruttore con il maggior numero di vetture cinesi targate, pari a 24.235 unità complessive (di cui 250 elettriche), per uno share che nel settembre 2023 ha superato per la prima volta il 2%, ponendo la casa automobilistica non distante da costruttori storici.


[1]  Per Europa si intendono: i Paesi dell’Unione Europea e quelli che rientrano nell’EFTA, compreso il Regno Unito.

[2] Elaborazioni Osservatorio su dati Acea, Unrae e Jato Dynamics

Data pubblicazione
12 Dicembre 2023
Categorie
Inside