sostenibilità | Luiss Business School - School of Management
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15 Ottobre 2021

Cipolletta (Febaf): «La finanza è motore della transizione, al lavoro con le imprese»

Il presidente della federazione che riunisce banche, assicurazioni e finanza, parla della necessità di una regolamentazione omogenea e racconta ‘ESGenerationItaly’, il progetto lanciato con Borsa Italia e Forum per lo Sviluppo sostenibile Tutto il mondo della finanza è presente in prima linea per promuovere lo sviluppo sostenibile consapevole dell'importanza, anche competitiva di configurarsi come motore di questa transizione. Innocenzo Cipolletta, presidente di Febaf, la federazione che riunisce banche, assicurazioni e finanza, parla a SustainEconomy.24, report di Luiss Business School e Il Sole 24 Ore Radiocor, della necessità di una regolamentazione omogenea e racconta ‘ESGenerationItaly', il progetto lanciato con Borsa Italiana e Forum per lo Sviluppo sostenibile. Ma anche del ruolo cruciale della finanza per promuovere una ripartenza solida e duratura. Parliamo di attenzione ai temi ambientali e della sostenibilità. A che punto sono le banche, le assicurazioni e le istituzioni finanziarie italiane? «L'attenzione non è nuova. Ci avviciniamo ormai ai 10 anni della 'Carta dell'Investimento Sostenibile e Responsabile della finanza italiana' promossa, sin dalla sua costituzione, da Febaf, in cui si indicavano i principi comuni: valorizzazione dei criteri Esg, trasparenza e ottica di medio-lungo periodo. Le imprese della finanza, da tempo, mettono in atto pratiche rispettose del trinomio Esg, aderendo volontariamente a codici e principi di responsabilità sovranazionali (come i principi delle Nazioni Unite), applicando linee guida relative ai prodotti come obbligazioni green, social e sostenibili, promuovendo la formazione delle proprie reti e la conoscenza da parte della propria clientela. Anche le realtà che si sono affacciate al tema della sostenibilità più di recente hanno già raggiunto una piena consapevolezza dell'importanza strategica di governare la transizione in atto e di configurarsi quale motore di sviluppo sostenibile, anche come fattore competitivo. Tutto il mondo della finanza italiana è presente in prima linea, ed ai tavoli di discussione, per promuovere uno sviluppo sostenibile». Servono dei cambiamenti, anche a livello normativo, per facilitare questo percorso verso una finanza sempre più sostenibile? «Quello che è maturato negli ultimi anni rispetto alla sostenibilità è da un lato l'attenzione mediatica – per effetto positivo dei movimenti di opinione ma anche purtroppo come riflesso dell'aumento di frequenza e intensità dei disastri naturali generati dal cambiamento climatico – e dall'altro proprio l'attenzione dei legislatori e regolatori che negli ultimi anni, in particolare a partire dall'Action plan della commissione europea del 2018, hanno creato un vero e proprio corpus normativo. Riteniamo sia di fondamentale importanza che venga garantita la piena coerenza tra tutte le discipline, in particolare tra la Taxonomy Regulation, la Corporate Sustainability Reporting Directive, la Sustainable Finance Disclosure Regulation, i lavori sugli standard di sostenibilità e le iniziative in materia di Corporate Governance Sostenibile. Ciò al fine di evitare potenziali sovrapposizioni nei requisiti normativi/di reportistica nonché disallineamenti temporali, che avrebbero l'effetto di moltiplicare gli oneri e la complessità a carico degli operatori finanziari. Sono inoltre cruciali: la disponibilità e accessibilità di dati chiari e comparabili delle aziende, l'introduzione di alcuni incentivi per l'adozione degli standard europei sui green bond, l'opportunità di valorizzare una finanza di transizione (transitional bonds e transitional loans), il principio di proporzionalità del quadro normativo, la necessaria partnership tra pubblico e privato. Da ultimo, è bene ribadire che sugli operatori finanziari non possono ricadere oneri e responsabilità che vanno oltre il proprio ruolo, imponendo obblighi e controllando abusi. Piuttosto crediamo nella necessità di lavorare con le imprese, e come Febaf ne siamo forti sostenitori e continuiamo a farlo». Per consolidare il ruolo attivo dell'Italia nella finanza sostenibile a livello globale, avete lanciato ESGeneration Italy, insieme a Borsa Italiana e Forum per la Finanza Sostenibile. Ce ne parla? «Uno degli aspetti che più possono contribuire allo sviluppo della finanza sostenibile riguarda la condivisione di analisi e di buone pratiche. Aderire a reti globali in questo senso è essenziale. ESGeneration Italy, presentato lo scorso primo ottobre, nasce anche per questo. Intendiamo essere presenti – come finanza sostenibile italiana - nei consessi globali come l'International Network of Financial Centres for Sustainability a cui abbiamo aderito. Il nostro impegno, insieme a Borsa Italiana e Forum per la Finanza Sostenibile, farà leva sulle esperienze specifiche di ciascuna organizzazione, non andando a sostituirsi a quanto singolarmente continueremo a fare, ma volendo piuttosto creare un moltiplicatore di energie e un punto di riferimento unico per i nostri partner globali. Il nostro gruppo promotore ha inteso dare l'avvio ad un ‘National Network for Global Sustainable Finance', rimanendo aperto alla collaborazione con altri soggetti in futuro». Una delle parole più usate in questa fase è ‘ripartenza' e i prossimi anni saranno decisivi per il Paese. Quale sarà il ruolo delle vostre associate? «In una parola? Sostenerla. Noi riteniamo che la finanza abbia un ruolo cruciale per promuovere una economia solida e una crescita del tessuto produttivo duratura. Lavoriamo – in tutte le sedi opportune, come il B20 a guida italiana appena concluso - per valorizzare e rafforzare il binomio finanza e imprese, certi che un adeguato accesso ai canali di finanziamento sia un fattore abilitante. Parlo di sostegno alla capitalizzazione delle imprese, di rafforzamento dei sistemi di garanzia per l'accesso al credito bancario, di miglioramento della partnership pubblico-privata, di potenziamento dei Pir ordinari e alternativi, di valorizzazione del risparmio previdenziale anche di matrice assicurativa, di supporto agli investimenti sostenibili e a quelli in infrastrutture. In questa fase di ripresa, dopo la crisi pandemica e grazie anche alle ingenti risorse dispiegate con il Pnrr, è ancora più pressante l'esigenza di lavorare su questi fronti assieme alle istituzioni che potrebbero predisporre adeguati incentivi, anche sul piano fiscale, per favorire questi processi. Il tutto, nel contesto europeo della capital markets union e della transizione digitale e sostenibile». SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 15/10/2021

15 Ottobre 2021

Abi: «Le banche sono in prima linea per la sostenibilità ma la responsabilità sia condivisa»

Il direttore generale, Giovanni Sabatini, parla del ruolo centrale del settore finanziario nell'ambito della sostenibilità ma chiede di non scaricare sulle banche un onere eccessivo (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Le banche sono in prima linea per la sostenibilità e sono pronte a fare la propria parte in questa transizione anche attraverso l'evoluzione dell'offerta degli strumenti finanziari. Ma occorre che la responsabilità sia condivisa perché non può essere scaricato sulle banche un onere eccessivo e sproporzionato. Lo indica il direttore generale dell'Abi, Giovanni Sabatini in un'intervista a SustainEconomy.24, il report di Il Sole 24 Ore Radiocor e Luiss Business School. L'associazione che riunisce le banche italiane vede un ruolo sempre più centrale del settore finanziario nell'ambito della sostenibilità e assieme alla Federazione Bancaria Europea propone di introdurre nella Regolamentazione bancaria sui requisiti minimi patrimoniali, un meccanismo che, a fronte di condizioni virtuose, consenta di ridurre le ponderazioni per il rischio che le banche sono chiamate a calcolare sui propri crediti. Da più parti c'è il richiamo a impegnarsi tutti verso un'economia più sostenibile. Qual è e quale può essere il contributo delle banche? «Le banche in Italia sostengono l'impegno delle istituzioni europee per lo sviluppo della Finanza Sostenibile. Sono chiamate a svolgere un importante ruolo di facilitatore verso una economia sostenibile sotto i profili ambientali, sociali e dei modelli di governance e sono pronte a fare la propria parte in questa transizione, anche attraverso l'evoluzione dell'offerta di strumenti finanziari. Sul settore non può però ricadere un onere eccessivo e sproporzionato, non può essere scaricato sulle banche un impegno che deve essere di tutti. La mitigazione del cambiamento climatico, insieme alla spinta per uno sviluppo sempre più sostenibile, richiede infatti importanti politiche pubbliche anche per garantire una transizione equa e che non penalizzi e non lasci indietro nessuno. Il contesto in cui ci troviamo è tale da richiedere un forte coordinamento da parte delle istituzioni pubbliche non soltanto a livello nazionale, perché è dall'impulso delle politiche economiche e industriali che sarà impresso alla transizione che dipenderà la velocità di realizzazione e gli effetti che determinerà. L'Abi, direttamente e attraverso le posizioni della Federazione Bancaria Europea (EBF), ha rappresentato alle istituzioni nazionali ed europee il proprio supporto verso un modello economico sempre più sostenibile fornendo il suo contributo di riflessioni e proposte». Servono anche normative in grado di promuovere i percorsi virtuosi di transizione. L'Abi ha indicato che occorre rivedere i requisiti prudenziali di capitale incorporando anche gli obiettivi di sostenibilità. Cosa chiedete? «La trasformazione verso una economia più sostenibile deve essere supportata da una visione globale, che valorizzi la cooperazione tra settore pubblico e privato, e da normative in grado di promuovere e facilitare i percorsi virtuosi di transizione intrapresi da banche e imprese. Sulla tutela dell'ambiente e sul cambiamento climatico, come settore bancario, ci aspettiamo un quadro equilibrato, ambizioso e robusto, sotto il profilo legislativo e regolamentare, che definisca chiaramente ciò che possa essere considerato socialmente sostenibile nel fare impresa. Gli incentivi alla transizione verso nuovi modelli di business più sostenibili possono essere di varia natura, quali ad esempi quelli fiscali. In aggiunta, l'Abi con la Federazione Bancaria Europea propone di introdurre nella Regolamentazione bancaria sui Requisiti minimi patrimoniali - il Sustainable Finance Supporting Factor - un meccanismo che, al ricorrere di determinate condizioni virtuose, consente di ridurre le ponderazioni per il rischio che le banche sono chiamate a calcolare sui propri crediti». Le banche italiane si dichiarano molto attente ai temi della sostenibilità. Che tipo di risposta riscontrate nelle vostre associate? «Dall'ultima rilevazione BusinEsSG, realizzata sulle Dichiarazioni non finanziarie pubblicate dalle banche nel 2020 rispetto alle attività svolte nel 2019, emerge quanto prontamente e proattivamente le banche stiano incorporando nei loro piani strategici le richieste di cambiamento verso un'economia sostenibile. Il quadro delle risposte è particolarmente rappresentativo, pari al 94% del totale attivo del settore. In particolare, secondo l'indagine, la formalizzazione di orientamenti strategici che includono i fattori ambientali, sociali e di gestione d'impresa nel piano industriale o con specifici piani di sostenibilità riguarda banche rappresentanti quasi il 66% del totale attivo del settore. Inoltre, banche pari a circa l'82% in termini di totale attivo di settore rendicontano iniziative coerenti con il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità dell'Agenda 2030 promossa dall'Onu. Le banche rappresentative del 76% circa del totale attivo del settore già rendicontano iniziative per promuovere la migliore gestione dei rischi delle imprese clienti correlati al cambiamento climatico». Come vede il futuro della finanza sostenibile nel nostro Paese? «Il settore finanziario sarà chiamato a svolgere un ruolo sempre più centrale nell'ambito della sostenibilità, questo in relazione sia agli obiettivi del Piano di ripresa economica dopo la pandemia da Covid che pone al centro ambiente e clima, sia nel finanziamento alle piccole e medie imprese che investiranno per migliorare le proprie performance in termini di sostenibilità. Rispetto al Pnrr, le grandi e medie opere meritevoli dal punto di vista ambientale e climatico dovranno essere individuate ex ante dalle Pubbliche Amministrazioni,in coerenza anche con la Tassonomia definita a livello europeo ed è necessario un quadro giuridico certo che elimini i cosiddetti rischi amministrativi. Sul versante delle pmi il ruolo delle Associazioni di categoria delle imprese non finanziarie è fondamentale per supportare la diffusione della consapevolezza e stimolare rendicontazioni strutturate e coerenti con gli standard». SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 15/10/2021

15 Ottobre 2021

Sella: «Banche abilitatori di sostenibilità, noi raggiunto il target di impatto zero»

Il ceo del gruppo, Pietro Sella parla del traguardo, annunciato oggi, della 'carbon neutrality' e del ruolo primario in un percorso sostenibile La sostenibilità per un'impresa è una condizione necessaria e i risultati economici non possono essere disgiunti dall'impatto positivo su comunità e ambiente. Per Pietro Sella, ceo del Gruppo Sella, le banche e la finanza hanno un ruolo primario, di ‘abilitatori della sostenibilità'. Un ruolo condiviso dal gruppo, tra i primi del settore bancario italiano ad aver raggiunto, come appena annunciato, la cosiddetta ‘carbon neutrality', in anticipo sui target, e con un impegno che continua con l'adesione al progetto "Impatto Zero" di LifeGate. Un percorso, aggiunge Sella in un'intervista a SustainEconomy.24, report di Il Sole 24 Ore Radiocor e Luiss Business School, che non può prescindere dall'innovazione. Un connubio, quello tra sostenibilità e innovazione imprescindibile e che la pandemia ha ulteriormente accelerato. Qual è il ruolo che le banche e la finanza possono avere per la sostenibilità? «La sostenibilità, specie quella ambientale, è una priorità per tutti, senza la quale non c'è futuro. Per un'impresa si tratta di una condizione necessaria, poiché senza sostenibilità non vi sarà alcun business in futuro. I risultati economici, quindi, non possono essere disgiunti dall'impatto positivo sulla comunità e sull'ambiente e dobbiamo fare in modo che lo sviluppo dell'economia – che in questo periodo sta vivendo una buona ripresa – sia duraturo, equo, inclusivo e appunto sostenibile. Oggi finalmente c'è consapevolezza di questa priorità, grazie a dati e fatti che dimostrano in modo inequivocabile che senza una decisa inversione di rotta, fattori critici come il depauperamento delle risorse del pianeta e il riscaldamento globale ci porteranno al disastro. In questo quadro, le banche e la finanza hanno un ruolo importante, come 'abilitatori di sostenibilità'. Esse possono supportare e favorire investimenti e progetti, propri e dei propri clienti, che creano valore per l'intera società e promuovono la transizione verso attività economiche e comportamenti a impatto Esg positivo. Farlo è un dovere, ma anche una opportunità da cogliere a vantaggio di tutti». Cosa significa essere sostenibili per il gruppo Sella e cosa state facendo concretamente? «Abbiamo avviato un "progetto sostenibilità" con l'obiettivo di migliorare costantemente le nostre performance sociali e ambientali e promuovere un'economia sostenibile. Ovviamente si tratta di un processo in divenire, perché perseguire la sostenibilità vuol dire anche ricercare, apprendere, implementare e migliorare continuamente. Il primo passo, per una questione di coerenza, è stato agire su noi stessi, sui nostri comportamenti e sul nostro footprint. Abbiamo per prima cosa messo in cantiere e raggiunto un obiettivo importante, azzerando l'impatto delle nostre emissioni di CO2 in anticipo rispetto al piano fissato per il 2024. Grazie a questa iniziativa siamo tra i primi gruppi del settore bancario italiano a raggiungere la cosiddetta "carbon neutrality". Per farlo siamo partiti dal calcolo e dall'analisi delle nostre emissioni di CO2 prodotte nel 2019, prima della pandemia, e abbiamo avviato da un lato un percorso triennale di riduzione del nostro impatto ambientale e dall'altro l'immediata compensazione delle emissioni esistenti. Tale compensazione è stata ottenuta finanziando progetti internazionali di assorbimento di CO2, di tutela ambientale, di economia circolare e di supporto alle comunità locali. In collaborazione con il progetto "Impatto Zero" di LifeGate, abbiamo individuato tre iniziative in Europa, Africa e America centrale, certificate da enti internazionali. Ovviamente questo offsetting non sarà un motivo per non continuare e ridurre alla fonte la nostra impronta. Inoltre, una volta agito su noi stessi, il nostro obiettivo è di supportare i nostri clienti, sia per i loro investimenti, sia nel finanziare i loro progetti, nel percorrere lo stesso cammino». E quali sono le iniziative di mitigazione che avete realizzato? «Da diversi anni abbiamo intrapreso molte iniziative. Tra le più significative c'è il fatto che la totalità dell'energia elettrica utilizzata dal nostro gruppo in Italia deriva da fonti rinnovabili certificate e contribuiamo al nostro fabbisogno energetico con 17 impianti fotovoltaici installati in sedi e succursali. Puntiamo poi sulla formazione delle persone, per contribuire a promuovere idee e comportamenti virtuosi. Abbiamo in programma di proseguire questo percorso anche attraverso altre iniziative, per integrare sempre di più la sostenibilità nella cultura aziendale e nel nostro operato. Per stimolare comportamenti migliori, inoltre, stiamo integrando gli indicatori di business con parametri in grado di dare informazioni sull'effettivo contributo alla sostenibilità delle iniziative intraprese». Si parla tanto del binomio tra sostenibilità e innovazione: che ruolo può giocare quest'ultima, di cui Sella è da sempre uno dei promotori? «È un connubio imprescindibile, perché si tratta di due grandi trasformazioni e transizioni, che la pandemia ha ulteriormente accelerato, che convergono su un obiettivo comune: contribuire alla realizzazione di un ecosistema finanziario aperto e innovativo che rappresenta una spinta per lo sviluppo sostenibile e inclusivo dell'economia e della società. Crediamo che l'innovazione, se gestita correttamente e consapevolmente, possa aiutare molto la sostenibilità sotto tutti i suoi profili, dall'ambiente all'inclusione. Stiamo vivendo un momento di grandi trasformazioni, di discontinuità, che offre anche grandi opportunità. Studi recenti dimostrano che il digitale può abbattere di diversi punti le emissioni di CO2, che le aziende digitalizzate sono più produttive di quelle che ancora non hanno attuato questa trasformazione e che le nuove soluzioni sono un volano di inclusività e pari opportunità». SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 15/10/2021

15 Ottobre 2021

Castagna (Banco Bpm): «Gli Esg per la nostra comunità, i clienti, e il territorio. La sostenibilità è il futuro»

L'ad Giuseppe Castagna traccia il percorso che sta portando avanti il terzo gruppo bancario del Paese Un impegno per la sostenibilità che si traduce in prodotti e servizi improntati ai criteri Esg ma anche in azioni di carattere sociale legate alle esigenze dei territori. E' il percorso che sta portando avanti Banco Bpm, come racconta l'amministratore delegato, Giuseppe Castagna a SustainEconomy.24, il report di Il Sole 24 Ore Radiocor e Luiss Business School. Anche perché l'attenzione alla sostenibilità ambientale, economica e sociale non solo si concilia con il profitto e il successo economico di una banca, ma, in una prospettiva di medio-lungo periodo, risulta anche conveniente. E traccia un bilancio positivo del modello omnicanale del terzo gruppo bancario del Paese. Per una banca come la vostra che ha il dna di banca del territorio, quanto conta un percorso di sostenibilità e come si traduce questo impegno? «Nel loro insieme, le istanze legate alla sostenibilità hanno un impatto molto concreto sul contesto socioeconomico: sui territori, sulle imprese, sulle comunità e sulle persone. In quest'ottica, penso che una banca commerciale come Banco Bpm, le cui performance economico-finanziarie sono correlate al benessere dei territori in cui opera, sia in grado di tradurre concretamente e proficuamente il proprio impegno verso la sostenibilità innanzitutto attraverso il credito, i prodotti e i servizi che tengono conto di criteri Esg, ma anche attraverso azioni di carattere sociale legate alle esigenze dei diversi territori, come quelle realizzate durante la pandemia dal Gruppo Banco Bpm e dalle sue Fondazioni che comprendevano iniziative a supporto di ospedali, strutture sanitarie, onlus e scuole (oltre 400 istituti) per un ammontare complessivo che supera i 6 milioni di euro. Questo senza contare ciò che abbiamo avviato, a partire dal 2020, specificamente sulle tematiche Esg». Quest'anno avete avviato sette cantieri di attività proprio allo scopo di sviluppare l'integrazione dei temi Esg nel business. Ce ne parla? «In realtà, si tratta di una strategia avviata lo scorso anno, grazie all'azione del Comitato manageriale Environmental Social and Governance che ricade sotto la mia diretta responsabilità e di cui fanno parte le principali figure apicali della banca. È proprio su iniziativa del Comitato Esg, alla luce delle richieste dei Regolatori, delle aspettative dei mercati finanziari e delle best practices dei competitor nazionali e internazionali, che abbiamo avviato - tra le altre iniziative - 7 cantieri di attività con l'obiettivo di rafforzare e concretizzare l'integrazione delle tematiche Esg all'interno delle attività aziendali e nel business. I cantieri coprono integralmente l'orizzonte Esg e si suddividono in queste aree: Governance, People, Risk & Credits, Customers-Business, Customers-Wealth Management, Stakeholder engagement & Measurement, Environment. Al loro interno sono stati definiti 32 progetti da realizzare con il coinvolgimento di 15 diverse strutture della banca e oltre 50 tra colleghe e colleghi coinvolti». Si concilia l'attenzione alla sostenibilità ambientale, economica e sociale con il profitto e il successo economico di una banca? «Non solo si concilia, ma in una prospettiva di medio-lungo periodo risulta anche conveniente. La questione ambientale è sicuramente prioritaria e Banco Bpm già da tempo si impegna per ridurre il proprio impatto ambientale diretto utilizzando il 100% di energia elettrica da fonti rinnovabili certificate ed evitando l'immissione di oltre 33.000 tonnellate di CO2 equivalenti in atmosfera. Relativamente agli impatti indiretti, l'adozione di politiche ambientali che guidino la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio porterà benefici in termini di investimenti e implementazione di tecnologie più efficienti da una parte e minori rischi ambientali per la banca dall'altra. Come tutti i grandi cambiamenti, occorre applicarli con gradualità ma senza indugio, avendo chiaro il piano d'azione e i tempi previsti per realizzarlo. Banco Bpm è fortemente focalizzato su questi obiettivi: vogliamo dare il nostro contributo al miglioramento della situazione ambientale e, insieme, lavoriamo per il successo economico della banca stessa e di tutti i nostri stakeholder». A livello di prodotti avete integrato i fattori Esg nei mutui e annunciato dei Fondi. Ci sono altre novità? «Il lancio dei Mutui Green e la distribuzione dei fondi Anima che tengono conto di criteri Esg come il Fondo Investimento Gender Equality 2026 finalizzato a sostenere società che valorizzino la parità di genere, non sono state le prime iniziative in questo ambito. Già dallo scorso anno siamo entrati nel mercato dell'efficientamento energetico con i prodotti legati al Super-Eco bonus e abbiamo stanziato, a partire dal dicembre scorso, un Plafond Investimenti Sostenibili 2020-23 pari a 5 miliardi di euro a disposizione delle aziende che investono in sostenibilità e green transition. Inoltre, a luglio abbiamo emesso il nostro primo Social Bond da 500 mln di euro per finanziare le Pmi colpite dall'emergenza pandemica. Abbiamo anche dato vita, insieme a Vera Financial, all'iniziativa "Una polizza, un albero", così che ad ogni polizza acquistata corrisponda una donazione per supportare il rimboschimento delle aree alpine colpite dalla tempesta Vaia nell'ottobre di 4 anni fa. Stiamo lavorando per ampliare ulteriormente l'offerta commerciale Esg e siamo convinti che questo filone continuerà ad arricchirsi, anche nell'immediato, per esempio grazie a iniziative collegate all'utilizzo delle risorse rivenienti dal Pnrr». Dopo l'esperienza difficile della pandemia, tracciate un bilancio positivo del vostro modello di business? E cosa vedete nel futuro? «Banco Bpm, in linea con le banche italiane, ha dimostrato una grande flessibilità organizzativa e operativa. Siamo riusciti a rafforzare in una logica sempre più digitale l'offerta dei servizi ai clienti, garantendo allo stesso tempo la sicurezza per tutti, clienti e colleghi. Abbiamo assicurato il trasferimento all'economia reale delle risorse messe a disposizione dal Governo e siamo stati vicini a imprese e famiglie in un momento difficile anche dal punto di vista economico. Questo è stato possibile perché eravamo preparati. Non ci aspettavamo certo un contesto pandemico, ma gli investimenti nel digitale effettuati a suo tempo e le innovazioni organizzative introdotte nei processi e nelle reti, territoriali e virtuali, ci hanno permesso di agire con la necessaria prontezza. Questo dimostra che c'è spazio per un modello di business come quello espresso da Banco Bpm: un modello omnicanale, in cui l'offerta di prodotti e servizi da remoto si integra con una rete di filiali in cui colleghe e colleghi esperti assistono la clientela con un modello di consulenza evoluta». SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 15/10/2021

17 Settembre 2021

La Rocca (Italo): «Vogliamo essere un esempio per sostenibilità e treni sicuri»

L'amministratore delegato della società a SustainEconomy.24 parla degli impegni tra sostenibilità e Covid e rilancia sul Sud: «Aumenteremo le tratte» La forza di non fermarsi e la voglia di essere un esempio sul fronte della sostenibilità. L'amministratore delegato di Italo, Gianbattista La Rocca in un'intervista a SustainEconomy.24, il report de Il Sole 24 Ore Radiocor e Luiss Business School, parla dell'ultimo bilancio di sostenibilità con i traguardi raggiunti e i prossimi obiettivi. Ma anche della sicurezza dei treni in epoca Covid e gli investimenti per dotarli, primi al mondo, dei filtri Hepa. E dei progetti futuri a partire dalle nuove rotte al Sud dove «c'è grande domanda di mobilità». Avete da poco pubblicato il Bilancio di Sostenibilità 2020. Quali sono i traguardi raggiunti? «Questo bilancio è motivo di grande orgoglio per tutti noi di Italo. Un anno come il 2020 non verrà dimenticato facilmente, con tutti gli eventi legati alla pandemia ed i risvolti negativi per il nostro settore. Abbiamo avuto la forza di non fermarci, neppure nel periodo in cui circolavano solo 2 treni rispetto ai 112 pre-Covid, e di questo voglio ringraziare ogni singola persona che fa parte della squadra di Italo. Questo spirito ci ha permesso di raggiungere i traguardi messi in evidenza nel Bilancio di Sostenibilità 2020: 91,7% dei clienti soddisfatti, quasi 1milione e mezzo di follower sui nostri canali social, 100% dei treni equipaggiati per il riciclo dei rifiuti, infortuni sul lavoro dimezzati (-49%) rispetto al 2019, più di 270 milioni di acquisti inerenti alle nostre attività investiti in fornitori italiani, contribuendo al rilancio dell'economia del Paese. Sono solo alcuni esempi ma significativi, che mostrano come agiamo quotidianamente, mettendo sempre al primo posto i nostri passeggeri ed i nostri dipendenti». Avete definito il piano di sostenibilità triennale. Ci parla dei prossimi obiettivi? «Abbiamo raggiunto risultati importanti ma per noi rappresentano un punto di partenza, non di arrivo. Crediamo fortemente in questo progetto e vogliamo diventare un esempio per rendere il sistema dei trasporti sempre più sostenibile. Italo ha allineato la sua strategia a 6 pilastri chiave con 12 obiettivi legati agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite. I nostri pilastri sono ambiente, clienti, persone, sicurezza, società e coinvolgimento. Grazie ad un comitato interno, preposto al perseguimento di questi obiettivi, abbiamo sviluppato un piano triennale di crescita intorno ai 6 pillar, per migliorare quanto fatto finora. Da inizio anno siamo al lavoro, impegnati su diversi fronti, finanziando borse di studio per ricercatori scientifici, sposando progetti di riciclo ambientale, investendo in sicurezza e formazione per il nostro personale. La strada è tracciata, siamo certi che ci miglioreremo». Il 2020 è stato un anno difficile e anche quest'anno sta richiedendo uno sforzo aggiuntivo per trasportare i passeggeri in sicurezza. Italo ha messo a punto una serie di misure, a partire dai filtri Hepa ad alta efficienza sull'intera flotta. «Lo diciamo con immensa soddisfazione: Italo è il primo treno al mondo ad aver installato i filtri Hepa. Siamo gli unici, al momento, ad utilizzare questi particolari filtri ad alta efficienza, che garantiscono un ricambio d'aria costante e completo ogni 3 minuti in tutte le carrozze. È stato per noi un investimento rilevante, di circa 50 milioni di euro, a dimostrazione di quanto la società sia sempre pronta a mettere la sicurezza delle persone al primo posto. Prima di introdurre questi particolari filtri, che sono gli stessi presenti sugli aerei, abbiamo collaborato con esperti del settore ferroviario e sanitario come il Politecnico di Milano e l'Ircss Ospedale San Raffaele, e gli Hepa sono risultati la soluzione più innovativa volta a favorire il miglioramento del ricambio d'aria. Oggi, grazie a questa misura, Italo ha un riempimento potenziale del 100% delle sedute; dico potenziale perché purtroppo il riempimento reale è ancora molto al di sotto delle cifre pre-pandemiche. Il nostro impegno per la sicurezza non si è limitato comunque solo agli Hepa: abbiamo seguito scrupolosamente tutte le direttive ministeriali per adeguare la nostra flotta al contesto del Covid (gel disinfettante, sanificazione degli ambienti a bordo treno prima-durante-dopo il viaggio, porte separate per salita e discesa, ecc.), oltre che predisporre un piano d'azione per il nostro personale, garantendogli un'apposita assicurazione, un servizio di assistenza psicologico per tutta la famiglia, attività di formazione e anche di "svago" specie durante il periodo del lockdown. Ci siamo comportati da vera squadra, come sempre fatto del resto». Guardando invece alla ripartenza di settembre, alle normative anti Covid a partire dal green pass, cosa vede nel futuro di Italo e quali misure sarebbero necessarie? «Per il settore dell'Alta Velocità e della lunga percorrenza è stato introdotto il green pass. Abbiamo debitamente formato il nostro personale sia di bordo che di stazione, per informare e supportare i viaggiatori. A bordo treno, in fase di controllo del biglietto, ora ci si accerta che il passeggero sia anche in possesso della certificazione verde. Le persone sono informate e hanno la premura di esibire il pass. Come sempre noi ci allineiamo alle direttive governative, interloquiamo costantemente con le istituzioni e mi auguro che ogni misura futura concili sempre la prevenzione contro con il Covid con il regolare svolgimento delle attività aziendali, permettendo così una forte ripartenza». Nella strategia di Italo ci sono nuove rotte nel Sud Italia? «Il Sud è un mercato che studiavamo da anni e grazie al progressivo aumento della flotta, con i nuovi treni Italo EVO, siamo riusciti ad espandere il network. Dai 25 treni con cui Italo ha fatto il suo esordio sui binari, a breve arriveremo ad averne 51. Così dalla scorsa estate ci siamo spinti oltre Salerno, servendo il Cilento e la Calabria fino a Reggio. Mi fa molto piacere poter dichiarare che siamo stati i primi a garantire un collegamento diretto, senza cambi intermedi, che unisse tutta Italia da Torino a Reggio Calabria. Da maggio 2021, con la graduale riapertura, abbiamo triplicato i collegamenti verso la Calabria, abbiamo introdotto nuove fermate in Puglia, in Basilicata ed in Campania, collegando alla nostra rete città quali Bari, Foggia, Maratea, Benevento, Caserta, solo per fare alcuni esempi. E' nostra intenzione implementare le corse per il Sud e aprire nuove tratte, stiamo già valutando diverse opzioni e speriamo di poter presto dare importanti novità per un territorio che ha grande domanda di mobilità». SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 17/9/2021

17 Settembre 2021

Vaimoo: «L’e-bike sharing made in Italy scelto in Europa è pronto per l’intermodalità»

Il ceo e fondatore Matteo Pertosa racconta il successo nelle capitali green nordeuropee e i progetti in Italia L'idea è made in Italy ma il successo è europeo. Vaimoo, unica italiana ad essersi aggiudicata il Ces 2021 Innovation Awards di Las Vegas, è una la soluzione completa di e-bike sharing (biciclette elettriche, stazioni di ricarica e app per l'utilizzo del servizio) del Gruppo Angel, pensata per la mobilità urbana sostenibile e inclusiva e progettata per poter essere rapidamente integrata con i sistemi di trasporto esistenti. Già adottata dalle capitali nordeuropee green come Copenaghen, Rotterdam e da qualche settimana Stoccolma, oltre che nel Regno Unito e in Polonia, si prepara alle città italiane, partendo dalla ‘sua' Bari, e a nuovi progetti intermodali «per dare accesso alla mobilità ad una fascia di popolazione che sia la più ampia possibile» come racconta il ceo e fondatore Matteo Pertosa a SustainEconomy.24, report di Radiocor e Luiss Business School. L'idea è made in Italy ma il successo è estero. Qual è stata l'idea di Vaimoo e qual è la caratteristica vincente? «È nata da un paio di intuizioni: la prima che la mobilità elettrica sarebbe stata un driver importante per lo sviluppo della mobilità urbana in generale e dell'ultimo miglio in particolare; la seconda è che per mettere insieme questa tipologia di prodotti bisognava dominare tante componenti tecnologiche, dalla meccanica all'hardware al software e questo poteva essere un vantaggio competitivo. Abbiamo iniziato ad investire, quindi, in questo business e in questo nuovo mercato un po' di tempo fa, prima degli altri, e questo ci ha dato un vantaggio e consente oggi di fare leva su questo vantaggio. Il mercato della mobilità dell'ultimo miglio ha dato vita e sta dando vita a tantissimi nuovi servizi, sia di sharing che di delivery e noi siamo tra le 3-4 società nel mondo, in questo momento, che stanno affrontando questo tema e siamo gli unici europei a competere con società cinesi. L'intera soluzione, sia la parte hardware (anche la bici stessa) sia software, è prodotta in Italia, che è un grande Paese manufatturiero e con tantissime competenze». Siete presenti in varie città all'estero, ma l'Italia? «In realtà noi siamo partiti con l'Italia; cioè l'idea nasce da un'opportunità in Italia perché proprio a Bari, nel 2016, avevano fatto partire un bando molto innovativo per la mobilità elettrica e da lì ci attivammo. Poi ci sono voluti quattro anni per aggiudicare la gara ed entro la fine dell'anno dovremmo riuscire a mettere i primi veicoli a Bari». Avete anche altri progetti? «Per quanto riguarda le altre città europee adesso stiamo lavorando con i nostri partner, che sono quelli che poi operano il servizio utilizzando la nostra tecnologia e i nostri veicoli, perché questa mobilità dell'ultimo miglio possa essere sempre più integrata con normali sistemi di mobilità urbana che possono essere il treno piuttosto che l'autobus o la metro, andando a coprire un segmento che prima era scoperto. Stanno nascendo tante iniziative in nord Europa ma si è innescata ormai una direttrice e siamo, quindi, fiduciosi che sarà un trend che nascerà e partirà anche in Italia. Noi ci siamo specializzati sul bike sharing elettrico, sostenibile anche dal punto di vista economico e perché è l'unico sistema ibrido – prevede sia rastrelliere dove ricaricare le bici sia la possibilità di lasciare le bici per strada come avviene per i monopattini e questo rende un pochino più accessibile il servizio soprattutto nelle zone periferiche - ma anche più inclusivo. A differenza dei monopattini, la bici viene più facilmente usata su tratte più lunghe ed è più adatta a tutte le fasce di età. Insomma, la nostra linea di pensiero è sviluppare e progettare dei veicoli che siano sempre più inclusivi e che diano accesso a questo tipo di mobilità ad una fascia di popolazione che sia la più ampia possibile. Stiamo lavorando proprio su tutto quello che può servire per costruire questo segmento in maniera intelligente». SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 17/9/2021

17 Settembre 2021

Kme: «Il rame è circolare e anti-Covid. Il progetto per Linate da replicare nei trasporti e nella sanità»

Claudio Pinassi, ceo di Kme Italy, Kme Germany e di Kme Mansfeld parla a SustainEconomy.24 dei progetti futuri del gruppo che punta a diventarei uno dei primi due operatori al mondo nel settore di riferimento dei laminati e rolled Il rame può essere considerato un "principe" della circolarità e della sostenibilità. E, nell'era della pandemia, date le sue proprietà antimicrobiche, può conquistare nuovi spazi. A partire dai trasporti. Come dimostra l'esperienza di Kme con l'aeroporto di Linate. L'amministratore delegato di Kme Italy, di Kme Germany e Kme Mansfeld, Claudio Pinassi, racconta a SustainEconomy.24, report di Radiocor e Luiss Business School, i progetti del gruppo che punta a diventare uno dei primi due operatori al mondo nel settore di riferimento dei laminati e rolled. E parla anche dei prezzi e della speculazione finanziaria. Kme è uno dei maggiori produttori al mondo di materiali in rame e leghe di rame. In che modo il rame può essere considerato un materiale ecologico? «Il rame, per tutta una serie di motivi sia metallurgici che economici, tende a non essere disperso nell'ambiente e viene recuperato: può essere considerato quasi ‘un principe' della circolarità e sostenibilità. Inizialmente, molto tempo fa, come Kme, abbiamo scoperto di essere circolari quasi ‘a nostra insaputa', perché da sempre cerchiamo di recuperare e raffinare tutti gli scarti dei materiali di rame e leghe e arriviamo per certi tipi di prodotti anche all'85% di recupero. Con due effetti positivi: di sostenibilità ambientale e di circolarità, diminuendo il prelievo da miniera. Da alcuni anni poi, in collaborazione con la scuola Sant'Anna di Pisa abbiamo anche aperto una Academy e organizziamo master sui temi della circolarità e dello sviluppo sostenibile». Il rame è anche antimicrobico. In questa fase pandemica, può offrire un contributo? «Le caratteristiche antimicrobiche e antivirali del rame sono conosciute dal tempo degli Egizi. Ma se questo era noto per esperienza, adesso è noto anche sulla base della ricerca scientifica. Noi circa 10 anni fa abbiamo iniziato a collaborare con diverse università, poi 4-5 anni fa abbiamo fatto uno studio abbastanza approfondito sul coronavirus e abbiamo verificato, in maniera indiscutibile, che le superfici in rame sono fondamentalmente auto sanificanti: il virus tende a sopravvivere ad esempio, a 22 gradi, per due giorni sulla plastica, per un giorno e mezzo sull'acciaio, per un giorno sull'alluminio e per pochi minuti sul rame. All'inizio ‘dell'epoca Covid' abbiamo voluto fare una campagna di verifiche sperimentali in vitro, una sorta di certificazione, che ha confermato quello che gli scienziati si aspettavano: cioè che in meno di 5 minuti si distrugge oltre il 90% della carica virale, in 10 minuti il 99%. Si tratta di tempi inferiori a quelli di sanificazione obbligatoria che vengono imposti dalle normative. Basandoci su questo principio abbiamo fatto prove sul campo». Una prima applicazione è il progetto pilota con Sea all'interno dell'aeroporto di Linate. Ce ne parla? «L'aeroporto era in fase di profonda ristrutturazione e quindi ci siamo incontrati con i vertici che sono partiti da una bella idea: non bisogna toccare niente salvo ciò che è indispensabile. Ma tutto ciò che nell'aeroporto va obbligatoriamente toccato, dai corrimani lungo le scale alle maniglie dei carrelli porta bagagli ai sostegni nei bus, è stato deciso di farlo in rame. Un approccio intelligente con due obiettivi: quello di massimizzare la salute pubblica dei passeggeri e, nell'ottica della sostenibilità, diminuire al massimo l'uso di sostanze chimiche disperse nell'ambiente. L'idea di Linate rappresenta un modello in Europa, e ci auguriamo che l'esperienza venga replicata in altri aeroporti o, per esempio, nelle metropolitane». In quali altri settori ci possono essere, nei vostri progetti, altri utilizzi? «Come dicevamo possono esserci altri utilizzi sicuramente nel settore trasporti e in altri settori come quello della sanità. Ma penso anche a edifici aperti al pubblico come gli uffici postali, le banche o le scuole. Certo è un po' più costoso della plastica ma vale il discorso di circolarità e sostenibilità ambientale». Guardiamo a Kme. Quali sono i progetti futuri? «Siamo in una fase di transizione abbastanza importante, ci stiamo focalizzando su M&A, sull'allargamento del nostro perimetro nell'ambito del core business ovvero i cosiddetti laminati e rolled. Abbiamo fatto di recente un'acquisizione importante in Italia e pensiamo di finalizzare a breve l'acquisto di una società olandese, Aurubis Netherland, con l'intenzione di diventare uno dei primi due operatori al mondo nel settore di riferimento. Contemporaneamente stiamo disinvestendo nei settori non core come quelli delle lavorazioni speciali del rame. Quindi stiamo razionalizzando e ridefinendo il nostro perimetro in un contesto molto particolare dove il mercato del rame e delle sue leghe sta veramente vivendo un periodo molto florido. Con aspetti positivi e aspetti negativi. Perché ovviamente c'è più produzione e i nostri materiali vengono apprezzati sempre di più e vengono usati come parametro di riferimento dell'effettiva svolta verde. Per esempio, le automobili e le biciclette elettriche, i mezzi della smart mobility passano attraverso un incremento dell'uso del rame. Una caratteristica che troviamo anche negli impianti per la produzione di energia da fonte rinnovabile. Purtroppo, di contro, questo momento porta con sé anche una inopportuna speculazione finanziaria che ha visto un incremento materiale del prezzo del rame: recentemente ha raggiunto il record storico di 10.000 $ a tonnellata. Ovviamente si tratta di attività finanziarie legittime ma che disturbano l'attività industriale come la nostra, che si basa sulla trasformazione del metallo. Però in questo momento noi siamo positivi perché la nostra azione di consolidamento sul mercato sta andando avanti». SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 17/9/2021

17 Settembre 2021

Giovannini: «Un piano da 61 miliardi per la nuova mobilità. Miglioriamo la vita delle persone e la competitività delle imprese»

Il Ministro delle Infrastrutture e mobilità sostenibili delinea il programma e il calendario. Dai treni agli aerei alla mobilità urbana, con il monitoraggio costante richiesto dall'emergenza Covid   Un piano ambizioso per trasformare la mobilità del Paese e migliorare la vita delle persone e la competitività delle imprese che si traduce in investimenti per 61 miliardi di cui il 56% al Sud. Il ministro delle Infrastrutture e mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, in un'intervista a SustainEconomy.24, report De Il Sole 24 Ore Radiocor e Luiss Business School, delinea il programma e il calendario. Dai treni agli aerei alla mobilità urbana e ‘dolce', con un monitoraggio costante richiesto dall'emergenza Covid. Ministro, sono arrivate le prime risorse del Pnrr. Sul fronte della mobilità sostenibile e delle infrastrutture avete un piano ambizioso. Quali sono le priorità? Qual è il calendario che si è dato? «Abbiamo un piano molto ambizioso ed è quello di investire 61 miliardi, di cui il 56% al Sud, per trasformare e innovare la mobilità del Paese e realizzare infrastrutture sostenibili, in linea con la nuova visione strategica del ministero: migliorare la qualità della vita delle persone e la competitività delle imprese nel rispetto dell'ambiente. Da questo punto fermo discendono le scelte che abbiamo già effettuato per utilizzare le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. La prima tranche di fondi europei, 25 miliardi, è arrivata, ma il Mims lavora sull'intero pacchetto di investimento di nostra competenza. Ho già firmato diversi decreti, condivisi con le Regioni e gli enti territoriali, per assegnare circa 12 miliardi di euro, a partire da quelli del Fondo complementare che si affianca al finanziamento europeo. Ad esempio, sono stati ripartiti 2,8 miliardi di interventi per l'ammodernamento dei porti, 600 milioni di euro per l'acquisto di autobus verdi alimentati a metano, idrogeno o elettrici, 500 milioni per l'acquisto di treni elettrici o a idrogeno, 2 miliardi per la riqualificazione delle case popolari e degli spazi verdi delle città. Ulteriori 25 miliardi sono stati assegnati alle Ferrovie con l'aggiornamento del contratto di programma 2020-21: in particolare, sono fondi destinati ad alcuni lotti dell'alta velocità, all'implementazione del programma ERMTS, ossia il sistema europeo di gestione, controllo e protezione del traffico ferroviario, al potenziamento delle direttrici e dei nodi ferroviari e al piano stazioni per il Sud. Ricordo poi che 10 miliardi erano già stati previsti per l'alta velocità ferroviaria Salerno-Reggio Calabria nel decreto legge n.59 che ha creato il Fondo complementare e stanziato altre risorse del bilancio nazionale per la realizzazione del Pnrr. Tuttavia, è bene ricordare che la programmazione del Mims non si ferma al 2026, cioè la scadenza per spendere le risorse europee, ma va oltre, guarda ai prossimi 10 anni. Intendo dire che la visione sulla sostenibilità, l'inclusività e il rispetto dell'ambiente che è alla base del Pnrr si applicherà anche ad altre risorse, come il Fondo Sviluppo e Coesione, i Fondi strutturali europei, al fondo pluriennale per gli investimenti. Come vede, stiamo intervenendo su molteplici fronti contemporaneamente e molto rapidamente». Lei si è dedicato al tema dei porti, degli aeroporti e delle ferrovie. Avremo infrastrutture low carbon e vettori ad idrogeno? «Certamente, il Pnrr darà una forte spinta alla giusta transizione ecologica. Nei porti sarà realizzata l'elettrificazione delle banchine, il cosiddetto cold ironing, che consentirà alle navi in sosta di accedere alla corrente elettrica da terra anziché tenere i motori accesi, con quello che determina in termini di inquinamento atmosferico e acustico. Previsti anche investimenti per l'aumento delle disponibilità di combustibili alternativi (Gnl) che consentirà di ridurre le emissioni inquinanti. Per gli aeroporti i progetti del Pnrr riguardano la digitalizzazione dei sistemi logistici e del traffico aereo e questo consentirà una migliore gestione dei voli e l'ottimizzazione della capacità dello spazio aereo. Per il settore ferroviario, un importante intervento è volto al rinnovo dei treni nelle linee regionali e alla sperimentazione dell'idrogeno per le ferrovie non elettrificate. Si partirà con i treni a idrogeno nel Salento e in Val Camonica». Guardando alla mobilità nelle nostre città, che traguardi si è dato?  «Gli interventi sulla mobilità urbana, che hanno l'impatto più diretto sulla qualità della vita delle persone e sulla vivibilità dei territori, abbracciano diverse modalità di trasporto. Saranno realizzati oltre 200 chilometri di nuove linee tranviarie, metropolitane e di filobus e acquistati 3.200 autobus elettrici o a idrogeno per le aree urbane e 2.000 autobus a metano per il trasporto extraurbano. Per le città lavoriamo ad un ambizioso piano di ciclovie per aumentare e incentivare la "mobilità dolce", finanziato con 200 milioni di euro. Sono già partiti i progetti per collegare le stazioni ferroviarie alle università in 7 città. Anche molti progetti del settore ferroviario avranno un impatto positivo per il sistema di mobilità delle città, mi riferisco al piano stazioni al Sud per il quale sono previsti 700 milioni da utilizzare per interventi di riqualificazione e per il miglioramento dell'accessibilità e agli interventi per 3 miliardi di euro di potenziamento dei nodi ferroviari a servizio delle aree urbane e per agevolare il collegamento con altre direttrici». Tutti i piani devono tener conto anche della pandemia di Covid-19 che ha modificato il modo di viaggiare, muoversi e lavorare. Dal suo ministero sono giunte le indicazioni per questa ripresa di settembre. Servirà la cooperazione di tutti? Dagli enti locali alle imprese ai sindacati? «Al Mims abbiamo avviato ad aprile scorso il confronto con Regioni ed enti locali per organizzare il sistema dei trasporti, soprattutto il trasporto pubblico locale, in vista della ripresa delle scuole e delle attività lavorative in autunno. Sono state predisposte linee guida per tutte le modalità di trasporto, validate dal Comitato Tecnico Scientifico. Per il trasporto pubblico locale, la modalità che interessa maggiormente studenti e lavoratori, e quindi la quotidianità di un numero elevato di persone, ci siamo concentrati su tre aspetti: potenziare l'offerta specialmente nelle ore di punta, favorendo le Regioni, che sono gli enti responsabili della programmazione e della gestione del Tpl, nel mettere a disposizione adeguati servizi aggiuntivi per evitare gli affollamenti nei mezzi; scaglionare gli orari scolastici e delle attività commerciali per evitare picchi di domanda di servizi; rafforzare i controlli e garantire la sicurezza dei lavoratori addetti e degli autisti. Il governo ha messo a disposizione le risorse per il finanziamento dei servizi aggiuntivi, 618 milioni di euro per il secondo semestre del 2021, una cifra molto più elevata rispetto ai 222 milioni rendicontati nel primo semestre. I piani elaborati dalle Regioni prevedono una quantità di servizi aggiuntivi più che tripla rispetto a quella messa in campo un anno fa. Ovviamente, il ministero effettuerà un monitoraggio costante sull'attuazione dei piani regionali per il Tpl, anche grazie alla collaborazione dei Prefetti, i quali hanno favorito, provincia per provincia, il dialogo tra le scuole, le aziende di trasporto e i Comuni al fine di predisporre i piani per i servizi aggiuntivi e lo sfasamento degli orari scolastici». SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 17/9/2021

16 Luglio 2021

Chef Express (Cremonini): «Ristorazione green e catena di fornitura al 100% italiana. Pronti a nuove aperture»

L'ad Cristian Biasoni a SustainEconomy.24 racconta il percorso sostenibile e conferma un programma di nuove aperture nelle stazioni e 20 nuovi locali Roadhouse nel 2021 I punti chiave Sostenibilità come asset strategico del business e parte del valore economico dell'impresa considerando tutta la catena di fornitura 100% italiana con diversi progetti che valorizzano il territorio e con attenzione al sociale. Questa la filosofia di Chef Express, la società del Gruppo Cremonini attiva nei servizi di bar, ristoranti e fast food con oltre 400 punti vendita. L'amministratore delegato Cristian Biasoni racconta a SustainEconomy.24, report de Il Sole 24 Ore Radiocor e Luiss Business School, l'impegno su ristorazione green, economia circolare e risparmio energetico. E le sfide post Covid a partire dalla scelta ‘con coraggio' di confermare le nuove aperture e programmarne altre. Filiera, prodotti, packaging e sensibilità del cliente. Quanto si è inserita la sostenibilità nel mondo della ristorazione? «Tutte le attività e gli obiettivi di sviluppo del Gruppo Cremonini sono basati su processi che integrano la dimensione sociale, ambientale ed economica, con un percorso ventennale iniziato in Italia nel settore produzione e progressivamente esteso a quello della distribuzione e della ristorazione. Grazie alle caratteristiche del business alimentare e prima ancora che si concretizzassero gli SDG dell'Onu, il nostro Gruppo ha sempre approcciato i temi della sostenibilità in modo pragmatico, considerandoli come asset strategico del business e parte del valore economico dell'impresa. Chef Express, in particolare, operando nell'ambito dei servizi, deve necessariamente considerare tutta la catena di fornitura. L'azienda ha, pertanto, avviato un programma di engagement con i principali fornitori, in modo da condividere gli obiettivi e, soprattutto, poter mettere a sistema dati precisi in vista della stesura del Bilancio di Sostenibilità. Per l'aspetto della sostenibilità sociale, Chef Express ha definito una Politica di Responsabilità Sociale, secondo lo standard internazionale SA8000 certificata da un ente terzo indipendente, che assicura non soltanto l'impegno dell'azienda nella lotta al lavoro minorile, al lavoro forzato e alla discriminazione, ma tutela la salute e sicurezza e la libertà di associazione. L'impegno prosegue ovviamente sul Punto di Vendita, accompagnando anche l'evidente nuova sensibilità dei nostri clienti: riduzione della plastica, utilizzo di materiali riciclabili, biodegradabili e compostabili, raccolta differenziata, lotta allo spreco grazie agli accordi con associazioni, come il Banco Alimentare, sono attività ormai pienamente integrate nell'operatività dei nostri bar e ristoranti. Per essere concreti: nei nostri Punti di Vendita si trovano un gran numero di prodotti freschi consegnati in giornata, con una catena di fornitura 100% italiana e diversi progetti che valorizzano il territorio e i piccoli fornitori locali». Qual è l'impegno del vostro gruppo sul fronte di una ristorazione green e un'economia circolare? «L'impegno strategico riguarda l'allineamento puntuale della visione generale sulla sostenibilità agli obiettivi SDG, in modo da avere un rapporto diretto tra azione e singolo obiettivo, con output precisi e misurabili. In questo senso, il coinvolgimento con i nostri maggiori fornitori, come Coca-Cola, San Benedetto, Lavazza, Inalca e Marr ci permette di avere risultati tangibili in tema di riduzione dei rifiuti prodotti e il loro recupero in un'ottica circolare, oltre alle iniziative promosse riguardo all'efficientamento energetico e alla riduzione delle emissioni di CO2, il risparmio dei consumi idrici, la tutela del benessere animale e la tracciabilità certificata lungo tutta la filiera». Avete anche messo a punto una serie di progetti di risparmio energetico? «Questo aspetto è uno di quelli su cui maggiormente possiamo avere risultati tangibili. Agire "green" significa attuare su ogni Punto di Vendita politiche volte al risparmio energetico attraverso il monitoraggio costante dei consumi e l'utilizzo di energia, che oggi è 100% garantita da fonti rinnovabili per tutti i punti vendita Chef Express e Roadhouse. Parte di questa energia è autoprodotta grazie a oltre 4.000 pannelli solari istallati su 63 punti vendita. Sul recupero energetico lavoriamo costantemente al revamping di impianti di climatizzazione, soprattutto sulle aree di ristorazione sulle autostrade. Sul tema dell'efficienza, ottimi risultati vengono dall'attività di building automation, che consente il monitoraggio e la gestione in continuo degli impianti di climatizzazione e delle attrezzature. A questi si aggiungono i risultati ottenuti grazie anche agli interventi sulle strutture dei nostri punti vendita, quali l'installazione di infissi più efficienti e di sistemi di illuminazione a basso consumo. Abbiamo inoltre un Energy Manager di gruppo che sovrintende tutti i punti vendita, progettando tutti gli interventi rivolti alla corretta ed efficiente gestione dell'energia impiegata e puntando a realizzare edifici che si avvicinano a un impatto ambientale prossimo allo zero, i "near-zero emission buildings". Accanto alle azioni di efficientamento energetico, nelle tratte autostradali in cui Chef Express è incaricata della gestione del piazzale adiacente al punto vendita, è in fase di analisi la progressiva installazione di colonnine di ricarica dedicate alle auto elettriche. Un'altra direttrice lungo la quale l'azienda sta operando importanti investimenti è quella della digitalizzazione. Da un lato, automatizzando i sistemi di reporting dei processi interni, promuovendo una maggiore efficienza e la progressiva dematerializzazione che consente di risparmiare il consumo di carta; dall'altro, nei punti vendita, adottando algoritmi di intelligenza artificiale per una previsione più accurata dei consumi, in base alle serie storiche, che ci permette di ridurre al minimo la generazione di food waste». Chef Express e Roadhouse, due marchi di famiglia per gli italiani, alla ripartenza dopo il Covid. Quali percorsi state tracciando? «In questo anno horribilis, il peggiore della storia mondiale della ristorazione, per prima cosa abbiamo messo al centro il tema della sicurezza per i nostri dipendenti e clienti, anche considerando che molti nostri punti vendita, soprattutto sulle autostrade, hanno svolto un servizio pubblico rimanendo aperti anche durante il lockdown più duro. Da un punto di vista strategico abbiamo accelerato sulla digitalizzazione, un percorso avviato ben prima della pandemia per migliorare engagement del cliente e facilitare molte funzioni, come ordinare, pagare rapidamente, tutto con app molto funzionali. Oppure con i kiosk digitali per ordinare e pagare in tutta sicurezza e velocemente in autostrada. E' chiaro che app e servizi digitali non possono sostituire totalmente l'esperienza fisica, ma in queste circostante si rivelano strumenti preziosi e servono comunque a stringere una relazione solida con il cliente. E poi guardiamo avanti. Siamo un grande gruppo, solido e con una proprietà alle spalle motivata e lungimirante, con una visione di lungo periodo. Per quanto possibile abbiamo confermato con coraggio alcune aperture previste, come per i ristoranti inaugurati negli aeroporti di Bari e Cagliari, o nella stazione Tiburtina di Roma, o i locali di Wagamama aperti a Milano e nell'outlet di Serravalle. Abbiamo ora un programma di nuove aperture nelle stazioni di Napoli, Roma, Torino, Firenze e Palermo. E Roadhouse aprirà complessivamente 20 nuovi locali nel 2021, arrivando a un numero totale di oltre 200 ristoranti in Italia». SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 16/7/2021

16 Luglio 2021

Gambero Rosso: «I bravi vanno premiati. Dal vino all’alta ristorazione il mercato dei prodotti sostenibili sarà vincente»

Il presidente, Paolo Cuccia, in un'intervista a SustainEconomy.24 racconta l'attenzione su bilanci e prodotti e assicura che la sostenibilità è un driver di successo anche economico Il settore agroalimentare, sul fronte della sostenibilità, sconta ancora dei ritardi, ma ci sarà una accelerazione sia perché i produttori sono più sempre più bravi, sia perché i consumatori sono più attenti ed anche perché il mondo della finanza ha capito che aziende più sostenibili sono meno rischiose o per investimento o per credito. Paolo Cuccia, presidente de Il Gambero Rosso, riferimento del wine e food italiano, quotato a Piazza Affari, racconta a SustainEconomy.24, report di Radiocor e Luiss Business School l'impegno di certificazione sia sui bilanci che sui prodotti. «I bravi vanno premiati" spiega. E assicura che la sostenibilità è un driver di successo anche economico: un prodotto sostenibile avrà più visibilità e sarà vincente. Lo sviluppo sostenibile è fondamentale nei settori agroalimentare ed enogastronomico. Come è cambiato il rapporto e qual è la risposta del settore? «Fondamentalmente è un mondo in evoluzione ed ha estremo bisogno di concretezza per non depauperare la definizione di sostenibilità. In generale il settore agroalimentare è abbastanza in ritardo. Ma occorre distinguere tra aziende e prodotti. C'è, infatti, un mondo della sostenibilità legato ai bilanci non finanziari: le aziende più grandi e che sono quotate, in questo settore, sono poche e, di conseguenza, le aziende che abbiano ottenuto rating per bilanci di sostenibilità sono pochissime sia in Italia che in Europa. Ci sono, poi, percorsi di sostenibilità che attengono alla certificazione del prodotto». Quanta attenzione pone Gambero Rosso ai temi della sostenibilità? «Su entrambi i temi – bilanci e prodotti - il Gambero Rosso è molto attivo da tempo: sui primi abbiamo un rapporto societario con Standard Ethics, che è l'unica realtà in Italia che analizza il rating di sostenibilità secondo i parametri Onu. Sul campo del prodotto, siamo soci fondatori di Equalitas, una società che nasce dal mondo del vino e da Gambero Rosso ormai 7 anni fa, in collaborazione con il mondo associativo e istituzionale. Ci siamo fatti promotori dell'iniziativa perché abbiamo riscontrato che ci sono mercati internazionali dove entreranno solo vini sostenibili e mercati dove i vini sostenibili già ottengono visibilità e prezzi migliori, come i mercati del Commonwealth e gli Usa. Equalitas oggi è uno degli standard privati ma il ministro Patuanelli molto lodevolmente ha deciso di creare uno standard nazionale - che sarà probabilmente più inclusivo – ma anche con standard privati. A fine anno ci saranno circa 150 produttori di vino che avranno ottenuto la certificazione di Equalitas: un numero massiccio. C'è un'evoluzione in questo comparto importante e mi risulta che ci siano evoluzioni simili di prodotto anche nel settore agricolo. Il discorso della sostenibilità supera il concetto del biologico – che è essenziale – perché parliamo di una sostenibilità di prodotto che è anche ambientale e guarda al rapporto con il territorio, sociale e con un bilancio economicamente in ordine. C'è, poi, tutto un tema che attiene al tema del turismo e degli Horeca che stiamo affrontando con il ministro Garavaglia e passa sicuramente da una evoluzione digitale». I vostri giudizi sono un riferimento per gli appassionati di tutto il mondo. Cosa serve per essere premiati? «I mondi che riguardano il Gambero sono due: uno del prodotto, vino e prodotti agroalimentari, e l'altro quello della componente enogastronomica che deve passare dal digitale. Ma che sia su multipiattaforma: un lavoro interrogabile con whatsapp, smartphone e non un portale statico che finisce là. La vera evoluzione nasce dal fatto di poter dare dei punteggi. Il tema che ha bloccato il nostro mondo, finora, è che tutti coloro che sono iscritti in registri pubblici o sono membri di associazioni devono essere considerati uguali. Ora invece è necessario distinguere i produttori in base alla qualità. E' il caso della nostra guida dell'olio - nata dalla grande intuizione del mondo Coldiretti-Confagricoltura – che prevede un soggetto terzo, appunto Gambero Rosso, che dà punteggi, sotto l'egida di Unaprol. E il mondo dell'olio è migliorato: tra quelli che, nella nostra guida, prendono le tre foglie, la grande maggioranza spunta prezzi al litro superiori ai 30 euro, un buon livello anche se non ancora sufficiente perché l'olio è un prodotto delicato e non può invecchiare, rispetto al vino. Insomma vanno selezionati e premiati i più bravi. In questo campo si assiste sempre di più ad un atteggiamento positivo, lo riscontriamo nel dialogo con il Mipaaf e il rinato ministero del Turismo, ma questo percorso va accelerato. E l'accelerazione, nella nostra percezione, va nel senso che la sostenibilità non deve essere l'ennesima incombenza sulle spalle dei produttori ma va sostenuta dal Governo perché serve a distinguere il nostro Paese in cui la biodiversità è fondamentale. Inoltre, le imprese del settore sono in maggioranza piccole; quindi, diventa determinante la formazione nel campo della creazione del valore e della marginalità ed una produzione sostenibile ha, da un lato, più incombenze e richiede più attenzione, dall'altro deve poter ottenere maggiore visibilità e prezzi più elevati: i produttori che vinceranno alla fine saranno quelli con maggiore sensibilità all'ambiente ed al sociale. Ciò conferma che la sostenibilità è un driver di successo anche economico». Quali sono i settori più virtuosi, oltre a quelli che mi ha citato, e cosa si sta facendo per premiare l'impegno? «Il mondo del biologico ha fatto grandissimi passi e rappresenta una componente indispensabile della sostenibilità, sia in campo agricolo che del prodotto trasformato. Nel mercato, da anni, c'è stata una accelerazione e grande attenzione anche da parte dei consumatori. Ma per il passaggio da un prodotto buono e fatto con tecniche rispettose dell'ambiente, ad un'evoluzione sulla sostenibilità c'è ancora tanto da fare. In questo viene in aiuto anche il modo della finanza. Se già tre anni fa BlackRock annuncia che investirà solo su aziende sostenibili, dà un segnale. Se Banca Intesa mette nei rating creditizi l'aspetto della sostenibilità è un incentivo. Ci sarà una accelerazione sia perché i produttori sono più bravi, sia perché i consumatori sono più attenti ma anche perché il mondo della finanza ha capito che aziende più sostenibili sono meno rischiose come investimento o per il credito». Le vostre guide vanno dai ristoranti ai vini, dalla pizza e di recente anche al sushi. E' cambiato il mercato? «Abbiamo realizzato anche la guida dello street food, del sushi e della panificazione: l'offerta enogastronomica è cambiata moltissimo. Vorrei richiamare l'attenzione anche sul fatto che l'alta ristorazione ha capito e - con tutto il rispetto per la chimica e l'azoto - la cucina di qualità oggi è realizzata con prodotti freschi, del territorio, con rispetto delle colture. Poi, complice anche il Covid, c'è stata una forte evoluzione del delivery. Le piattaforme digitali oggi permettono, oltre ad acquistare i prodotti dei grandi gruppi, a dare visibilità a decine di piccoli soggetti di alta qualità fino a ieri conosciuti solo localmente, che offrono salumi e formaggi eccellenti o ristorazione di nicchia. Nel mondo della ristorazione, c'è un grande cambiamento con un ritorno dell'attenzione per le materie prime e prodotti di prossimità e dall'altro lato, l'opportunità, in un Paese di biodiversità, di 8mila Comuni e tante piccole imprese, per chi è in grado di cavalcare il digitale, di vendere un prodotto che fino a ieri non si conosceva. L'Italia in questo è ben posizionata. L'anno scorso l'andamento dell'agroalimentare è stato positivo, nonostante la crisi. La ripresa è forte, i mercati stanno ripartendo. Se stiamo attenti, con mascherine e vaccini, il settore, che ha sofferto ma resistito, ce la farà alla grande». SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 16/7/2021