PNRR, Paolo Boccardelli: «Riforme necessarie per rendere strutturale la crescita del Paese»
PNRR, Paolo Boccardelli: «Riforme necessarie per rendere strutturale la crescita del Paese»
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PNRR, Paolo Boccardelli: «Riforme necessarie per rendere strutturale la crescita del Paese»
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Durante l’evento “Riforma Italia” il Direttore Luiss Business School ha messo in evidenza la strada da seguire per una ripresa reale, capace di rendere attrattiva l’Italia anche per gli investimenti stranieri.

Secondo un’analisi realizzata da Luiss Business School e EY il 92% dei dirigenti vede il Recovery Plan come occasione unica per il rilancio dell’Italia. Tuttavia, secondo l’opinione pubblica non saranno usate neanche il 50% delle risorse. Le aspettative legate al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza devono anche fare i conti con problemi strutturali ed endemici, che il governo proverà a sanare attraverso le 42 riforme in cantiere. Durante l’evento “Riforma Italia”, organizzato da Ey in collaborazione con Luiss Business School, tenutosi a Villa Blanc, Roma, si è discusso di come le riforme del PNRR impatteranno sul sistema economico e sociale del nostro Paese.

«In Italia esistono degli ostacoli esogeni al sistema impresa dovuti, soprattutto, a un quadro normativo instabile, una giustizia lenta, un sistema fiscale complesso, una burocrazia farraginosa – ha spiegato in apertura dell’evento Paolo Boccardelli, Direttore Luiss Business School – Il progetto di ricerca, coordinato dal professor Enzo Peruffo in collaborazione con Ey e altri ricercatori, aveva come obiettivo identificare i temi di qualità, di policy, di indicazione, senza dare ricette. Il punto essenziale della ricerca è capire come rendere strutturale la capacità di crescita di questo Paese. È prioritaria l’attuazione di un piano di riforme che stimoli la produttività nel medio e lungo termine, aumenti la competitività del tessuto produttivo e agevoli gli investimenti, per consolidare la crescita e renderla strutturale. Non si tratta solo di spendere bene i soldi del PNRR, ma anche di cogliere le sfide del futuro. Tra tutte c’è quella del cambiamento climatico, che il premier Draghi ha definito un’emergenza attuale. Dunque il partner pubblico deve diventare efficiente e moderno».

Stefania Radoccia, Managing Partner dell’area Tax&Law di EY in Italia, in apertura dell’incontro ha commentato: «In questo particolare momento storico il mondo intero guarda al nostro Paese con grande attenzione, consapevole dell’opportunità di accelerazione che il PNRR costituisce. Gli impatti derivanti dall’attuazione delle misure contenute nel Piano sono stati valutati in termini di PIL fino al +3,6% nel 2026, ma è necessario convogliare le migliori risorse per rendere il Paese più attrattivo e competitivo a livello internazionale, ricreando un clima generale di fiducia. La nostra indagine ci dice che il 68% dei manager ha fiducia in come il governo sarà in grado di gestire l’attuazione del Piano. L’attuazione del PNRR è infatti la miglior garanzia di investimenti esteri futuri. Tutto questo parte dalle riforme e dalla interoperabilità di tutte le misure previste, pertanto come EY abbiamo fatto e faremo la nostra parte: siamo partiti dall’ascolto dell’opinione pubblica, manager e imprenditori per formulare idee concrete e proposte per ciascuno dei pilastri di riforma del Paese: semplificazione, fisco, giustizia e lavoro».

Rendere strutturale la crescita passa anche dalla consapevolezza dell’enorme meccanismo messo in movimento con il Pnrr. Marco Buti, Capo di gabinetto del Commissario europeo agli affari economici e monetari, Paolo Gentiloni, nell’offrire la prospettiva sull’Italia da Bruxelles, si focalizza su tre numeri: 25, i miliardi di prefinanziamento del 13% del Pnrr già ricevuti dall’Italia in agosto; 21, i miliardi che ci si aspetta di ricevere dopo la prima tranche, nei prossimi sei mesi; 42, le riforme e i provvedimenti sugli investimenti da approvare di qui a fine anno. «All’interno di questo ultimo numero ci sono grandi riforme da attuare, ma metterei l’accento anche su ciò che sembra più facile: i cambiamenti procedurali necessari per passare dalla pianificazione alla realizzazione».

Al contrario di molti altri programmi europei, per la prima volta non c’è un pagamento a piè di lista, ma tarato sugli obiettivi, fondamentale per la riforma della pubblica amministrazione e per la ricostruzione della credibilità del nostro Paese anche per gli investimenti esteri. «Il Pnrr – ha aggiunto Buti – trasforma la credibilità personale del primo ministro Draghi in credibilità istituzionale. Per trasformarla in credibilità sistemica c’è bisogno che tutto avvenga davvero, e che ci sia un senso di ownership, di appropriazione da parte del sistema Paese, e soprattutto da parte dei giovani. Del resto Next Generation Eu è pensato per loro».

Rendere strutturale la crescita significa comprendere i vari passaggi necessari per attuare le riforme. Come ha spiegato Franco Bassanini, Presidente CdA, Open Fiber, «le riforme costano perché bisogna fare investimenti. La digitalizzazione ne è un esempio. Per questo occorrono risorse per mitigare l’impatto nel medio termine. Oggi l’Europa ci vincola sui risultati, ma ci sono anche le risorse necessarie. Questo anno e mezzo sarà cruciale e la regia delle riforme non può che essere coordinata dal Presidente del Consiglio».

«Il tema che penalizza l’Italia è la velocità di risposta alle riforme – ha aggiunto Pietro Salini, amministratore delegato di Webuild – è una guerra contro il temo. Ci vuole uno sforzo tra grandi imprese e governo, che offrano soluzioni nel presente».

C’è la percezione di essere in un momento in cui si potrebbe fare la differenza nelle vicende italiane: la stagione è propizia, non abbiamo un problema di risorse ma, nonostante tutto, speriamo di farcela. «Questo è un momento in cui bisogna fare riforme innovative, facciamolo guardando al futuro – ha dichiarato Laura Castelli, Viceministro dell’economia e delle finanze – Sul fisco, sulla giustizia, su tutti i temi non si è agito, abbandonando i temi a delle ideologie politiche. Oggi dobbiamo provare a far tutto questo senza ideologie, pensando alla necessità di spingerci in avanti. Ci sono le risorse per farlo, ma solo se riusciremo a raggiungere degli obiettivi intermedi. La stabilità politica del governo sarà fondamentale in questo processo».

I dati

Nel corso dell’evento “Riforma Italia” di EY e Luiss Business School sono stati presentati i risultati delle indagini sulle riforme – semplificazione, fiscale, giustizia e lavoro – che hanno sondato il grado di fiducia nella loro riuscita e ricaduta positiva tra manager e opinione pubblica. In materia di semplificazione, sia tra i cittadini che tra i manager oltre il 75% degli intervistati si aspetta una velocizzazione dei permessi ed una riduzione dei costi a carico delle aziende che operano con la Pubblica Amministrazione.

Per quanto riguarda la riforma fiscale, si registra un forte scontento per la situazione attuale: la popolazione e i manager si aspettano soprattutto la riduzione della tassazione sul lavoro (44% e 45%) e una generale semplificazione del sistema impositivo (36% e 41%). La riforma della giustizia registra tra gli intervistati un giudizio negativo della situazione attuale, che genera la richiesta (circa 60%) di concentrarsi maggiormente nel percorso di riforma sugli aspetti di efficientamento del sistema giudiziario. Per quanto riguarda la riforma del lavoro, oltre il 50% di entrambi i campioni concorda sugli obiettivi da perseguire: crescita dell’occupazione, in particolare di donne e giovani, e riduzione del cuneo fiscale.

RASSEGNA STAMPA

22/9/2021

Data
22 Settembre 2021
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Inside