Insieme all’annuncio della nascita delle palestre relazionali, nella messa a punto di una bussola che orienti il lavoro nel mondo post-pandemico, durante l’incontro tra i CEO delle grandi Corporate del Consorzio ELIS il Direttore di Luiss Business School lancia una provocazione: «Il profitto non è la sola ragione per cui un’impresa viene creata»

 

Una bussola per le imprese per ripartire, per ripensare il mondo e i processi del lavoro: è questo lo scopo che ha messo insieme gli amministratori delegati di 30 aziende e che hanno portato alla ricerca di una terza via. Mentre il mondo è in bilico tra il mondo del lavoro “alla vecchia maniera” e un mondo nuovo, fatto di lavoro distribuito, si va erodendo il patrimonio di relazioni e creatività.

Dall’osservazione di questi elementi, alla ricerca di una terza via, nell’ambito del Ceo Meeting del Consorzio Elis di martedì 13 aprile, ospitato presso la Luiss Business School, è stata annunciata la nascita delle Palestre Relazionali, al via a ottobre 2021. Durante l’incontro, nel suo inspiration speech, Paolo Boccardelli, Direttore di Luiss Business School, ha puntato l’attenzione sull’importanza del purpose, dello scopo delle imprese, rispetto ai profitti.

L’azienda come organismo vivente

Citando Edward Freeman, nel suo inspiration speech Paolo Boccardelli paragona le aziende a un organismo umano, che ha bisogno dei globuli rossi, ma non vive per essi. «Al pari degli organismi, le imprese fanno profitti, devono fare profitti, ma non dovrebbero vivere fare profitti. Vivono grazie ad essi e li utilizzano per realizzare i loro obiettivi, i cosiddetti purpose».

Questa visione non può non tenere conto delle disuguaglianze mondiali e della sostenibilità sociale. «A fronte dell’aumento della povertà globale, i compensi mediani degli amministratori di oltre 300 delle principali aziende statunitensi sono lievitati a 13,7 milioni di dollari dai 12,8 e con un incremento medio del 15%. Aumenta la disuguaglianza, aumentano i compensi apicali: qualcosa non quadra».

«I profitti servono a realizzare il purpose? Senz’altro – ha spiegato Boccardelli – Ma se l’azienda si occupa solo dei profitti non resisterà a lungo perché non è quella la ragione ultima per cui essa viene creata. Quanto il purpose crei valore per la società, quanto è percepito e diffuso sia all’interno sia all’esterno, quanto sia coerente con l’azione organizzativa sono le domande che oggi le aziende sono chiamate a porsi. La strada da fare è ancora lunga e complessa, ma il dna del capitalismo italiano è più del purpose che dei profitti».

Il Progetto di Semestre Smart Alliance riceve il testimone dal Semestre precedente Mindset Revolution, che sotto la presidenza di Generali Italia ha visto le aziende del Consorzio ELIS confrontarsi sulle sfide del cambiamento a cui sono chiamate. «Con il programma ‘Mindset Revolution’ abbiamo voluto potenziare una nuova cultura digitale, inclusiva, che abbia al centro la “persona”, rilanciando una partnership forte fra scuola, università, comunità e aziende – commenta Marco Sesana, Country Manager & Ceo Generali Italia e Global Business Lines – Il nuovo programma ‘Smart Alliance’ coglie un punto centrale anche per Generali che è quello di trasformare il luogo di lavoro in un luogo di relazione e benessere in cui, attraverso contaminazione, co-creazione e apprendimento, si contribuisca a creare valore per le persone».

Parola d’ordine, relazioni

L’incontro organizzato dal Consorzio ELIS è stato organizzato anche per annunciare il lancio delle palestre relazionali. Infatti, a fronte di un aumento della produttività e dell’efficacia di alcuni processi come le riunioni e l’abolizione del commuting, sembrano calare la creatività e il senso di appartenenza. Nella ricerca di una terza via per trasformare il lavoro, nascono le palestre relazionali, un luogo dove incontrare colleghi, anche di altre aziende, nel proprio quartiere. Inoltre, grazie al palinsesto di creatività, è possibile sviluppare nuove competenze. Trenta grandi imprese, trecento pionieri, 5 sedi in tutta Italia: la sperimentazione mira a condividere spazi e creare uffici a chilometro zero. L’obiettivo non è sostituire l’ufficio, ma la cucina di casa. Si partirà a ottobre 2021 con sedi a Milano, Roma, Napoli, Trapani e Catania.

I Ceo del Consorzio ELIS concordano sulla necessità di ripensare i tempi e gli spazi del modo di lavorare, confortati anche da un trend italiano e internazionale in via di definizione: le cosiddette città dei 15 minuti, policentriche, che possono avere una ricaduta positiva su tutti e tre i fattori ESG, ambientali, sociali e di governance aziendale.

Trasformare la scuola superando le disuguaglianze

Solo il 5% delle ragazze intraprende percorsi scientifici: come mai ci sono così poche ragazze che scoprono il proprio desiderio per la scienza e la tecnologia e lo portano avanti? Su questo e sulla lotta alle disuguaglianze nel campo Stem si baserà il prossimo semestre di presidenza in carico a Marco Alverà, CEO Snam.

«L’occupazione di posizioni tecnologiche è ancora a vantaggio degli uomini: stiamo perdendo massa critica, ma soprattutto stiamo perdendo un’occasione», spiega Stefano Donnarumma, Amministratore Delegato e Direttore Generale Terna. A lui fa eco Alverà, che aggiunge: «È una perdita economica anche per il Paese».

Citando anche gli insegnamenti egualitari di Papa Francesco, il Ceo di Snam spiega l’obiettivo dell’azienda: «In Snam vogliamo arrivare ad avere il 50% di presenza femminile in azienda: ora siamo al 25%. Nel leadership team c’è il 50% di donne. Abbiamo messo la parità di genere nel nostro statuto, ma per questo ci servono più donne che abbiano studiato materie scientifiche. Bisogna lavorare nelle scuole e nei licei. La proposta che lanciamo è quella di ispirarci a Stanford, che, come università, ha lanciato un liceo per creare una scuola eccellente, inclusiva, che punti alla diversità di genere, sociale e che punti allo Stem. Stem è un mezzo, non un fine, deve dare un purpose agli studi delle ragazze ci hanno detto che vogliono occuparsi di qualcosa, non studiare qualcosa di astratto».

«I ragazzi dai 14 ai 35 anni rappresentano un patrimonio grandissimo – spiega Fabiana Dadone, Ministro per le politiche giovanili – Chiedono di essere ascoltati nella loro comfort zone, i canali social; chiedono al governo di poter partecipare maggiormente in campo di politica attiva, recovery compreso. Chiedono orientamento e una didattica diversa. Non si tratta solo di dare un’edilizia scolastica decorosa, ma anche di formare chi lavora all’interno delle scuole per essere al passo con i tempi».

«Per contrastare il fenomeno Neet e prevenirlo, serve far entrare le aziende nelle scuole – continua Dadone – Finché non porteremo lì, alle ragazze di 12 anni, modelli di donne che si sono contraddistinte in ambito tecnologico, sarà difficile convincerle a intraprendere questo percorso. Infine, i giovani hanno bisogno di emanciparsi: per questo ci vuole un sistema di credito semplice e agevole per loro. Dobbiamo avere fiducia nelle loro idee e creatività. Dobbiamo creare un sistema che li spinga a investire sulla loro imprenditorialità e loro idee, senza paura di sbagliare».

«Orientarsi vuol dire conoscere quello che ci piace per verificare dove andare ad approfondirlo: per questo bisogna iniziare molto presto, con i bambini – conclude Giovanni Lo Storto, Direttore Generale Luiss Guido Carli – Dobbiamo concentrarci sulla libertà di apprendimento. Luiss c’è. La nostra risposta è 42 Roma Luiss, scuola di coding con cui la nostra università mira a formare i nuovi metalmecannici del digitale. è a stazione termini: ci sono 150 ragazzi selezionati tra 5000. I mestieri che faranno i bambini di oggi sono lavori che loro stessi inventeranno, solo se noi adulti non li rallenteremo».

RASSEGNA STAMPA 

14/4/2021