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Venture Capital 2026: la corsa alle competenze specializzate
Venture Capital 2026: la corsa alle competenze specializzate
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Tra DeepTech, AI e nuovi fondi istituzionali, cresce la domanda di competenze manageriali e specializzate

Il Venture Capital europeo, e in particolare quello italiano, sta attraversando una trasformazione profonda, guidata dall’ingresso di fondi istituzionali, dall’avanzata di tecnologie strategiche come DeepTech, BioTech, AI e quantum computing, e da un mercato sempre più selettivo.

Si privilegiano modelli sostenibili e l’adozione dell’intelligenza artificiale nei processi di sviluppo delle startup come driver di sviluppo. Rimane però un forte bisogno di competenze manageriali e tecnologiche avanzate, cruciali per valorizzare la ricerca nazionale e affrontare un ecosistema in rapida evoluzione.

In questo scenario, assume una rilevanza strategica il Flex Executive Programme in Venture Capital, il programma sviluppato in collaborazione con ZEST che ha l’obiettivo di fornire best practice e strumenti all’avanguardia utili per operare con efficacia e successo nel mondo del Venture Capital e delle Start-up.

Roberto Magnifico, Partner e Borad Member Zest Innovation, e Christian Lechner, Direttore Scientifico dell’Executive Programme tracciano un quadro delle principali tendenze del settore e raccontano come la formazione possa diventare un vero vantaggio competitivo per i professionisti che puntano a crescere in questo ambito.

Dottor Magnifico, il settore del venture capital ha subito trasformazioni profonde negli ultimi anni, anche in ragione delle evoluzioni geopolitiche mondiali e del progresso tecnologico. Quali sono i principali trend che, nel 2026, stanno ridefinendo le strategie di investimento in Italia e in Europa?

L’Europa, e in particolare l’Italia, si ritrova a un bivio fra vincoli strutturali storici e una serie di elementi emergenti favorevoli e convergenti allo sviluppo di un mercato dei capitali di rischio, in particolare del Venture Capital, nel prossimo futuro. 

Tra i principali fattori emergenti: il ruolo sempre più rilevante dei fondi sovrani e sovranazionali nello sviluppo del venture capital, e la centralità crescente di ambiti strategici come la sovranità tecnologica, le tecnologie dual-use, il DeepTech, il BioTech e la CyberSecurity.
A questi si aggiungono l’intelligenza artificiale applicata all’industria, il quantum computing e i materiali avanzati. Settori che, fino a oggi, hanno potuto contare su capitali più limitati rispetto ai concorrenti internazionali, soprattutto extraeuropei.

Così anche l’Italia che vanta una robusta tradizione accademica in Ricerca & Sviluppo, ma il cui potenziale di trasferimento tecnologico resta in gran parte ancora inesplorato.

Una spinta significativa comincia a emergere anche sul fronte dei Limited Partner, gli investitori istituzionali – come i fondi pensione – finora poco presenti nel venture capital europeo e, in particolare, in Italia. Infine, il tema dell’intelligenza artificiale, destinata a evolversi come infrastruttura trasversale e a rappresentare una leva strategica per lo sviluppo economico e la nascita di nuovi campioni imprenditoriali italiani.

Professor Christian Lechner, dal punto di vista della ricerca accademica, quali nuovi modelli di valutazione delle startup stanno emergendo per far fronte a un mercato sempre più selettivo e orientato alla redditività?

Ci sono due elementi fondamentali. Uno, dopo una fase di crescita a tutti i costi si torna sui veri modelli di business, dove scalare significa crescita e sviluppo di economie di scala per realizzare profitti. Non è un back-to-basics, ma un ritorno sull’essenza del business. Due, mentre si guarda molto sulle startup di AI, un altro fattore è l’impatto dell’AI: team più piccoli, prototyping più rapido e fasi di validazione più brevi. Il ruolo dell’AI nelle startup cambia anche la valutazione delle startup.

Due elementi stanno ridefinendo il panorama attuale. Il primo riguarda il ritorno all’essenza del business: dopo una fase di crescita a tutti i costi, l’attenzione si sposta nuovamente sui modelli di business reali, dove “scalare” significa crescere in modo sostenibile, generando economie di scala e profitti concreti. Non è un semplice back to basics, ma un ritorno all’essenza del fare impresa.
Il secondo elemento è legato all’impatto dell’intelligenza artificiale: le startup non solo nascono attorno all’AI, ma ne subiscono anche l’influenza nei processi: team più snelli, prototyping più rapido, cicli di validazione più brevi. Di conseguenza, l’AI sta ridefinendo i criteri di valutazione delle startup stesse.

Dottor Magnifico, quali sono le esigenze del mondo del venture capital rispetto alla formazione delle figure manageriali richieste dal mercato?

Il gap di competenze e risorse umane resta ancora significativo. Allo stesso tempo, rappresenta una grande opportunità per chi possiede competenze tecnologiche specialistiche, per chi opera nel campo delle policy e della regolamentazione, ma anche per i professionisti degli investitori istituzionali, delle corporate, dei family office e delle istituzioni pubbliche. Tutti attori sempre più coinvolti nello sviluppo della nuova imprenditoria e del venture capital italiano.

Professor Lechner, in cosa si distingue il Flex Executive Programme in Venture Capital della Luiss Business School all’interno dell’offerta formativa sul Venture Capital? E qual è il valore aggiunto dell’approccio Flex per un professionista che deve bilanciare formazione e carriera?

Il Flex Executive Programme in Venture Capital è una vera e propria palestra per il VC investment. Si distingue per un formato davvero “flex” e orientato all’operatività. I moduli coprono l’intero ciclo del VC: ecosistemi e startup, fundamentals, generazione del deal flow, valutazione e principi di investimento, accordi e documentazione, negoziazione e gestione dell’investimento, con chiusura su Corporate Venturing. Tutto questo è applicato nel project work lungo il percorso. La didattica alterna weekend intensivi on campus a Roma e sessioni online serali (18–20), rendendolo compatibile con agende executive senza perdere profondità. La collaborazione con Zest garantisce al programma tanto una base scientifica solida, quanto strumenti e approcci innovativi in linea con l’evoluzione del mercato.

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