Retelit pronta a contribuire al cloud di Stato una volta svelate le regole
Retelit pronta a contribuire al cloud di Stato una volta svelate le regole
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Retelit pronta a contribuire al cloud di Stato una volta svelate le regole
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L’intervista all’Amministratore Delegato della società di tlc, Federico Protto

Anche Retelit, gruppo di tlc e Ict che possiede una rete in fibra e svariati data center, vuole entrare nella partita del cloud nazionale, la “nuvola di Stato” in cui saranno trasferiti i dati della Pa. La società è pronta a collaborare quando saranno chiare, spiega Federico Protto a DigitEconomy.24 (report del Sole 24 Ore Radiocor e della Luiss Business School) le regole del gioco. Quanto alle modalità per configurare il polo nazionale di Stato, il manager suggerisce di non utilizzare il modello di gara tradizionale, ma fare in modo di usare tutte le eccellenze in campo. A tenere poi le fila rispetto ai vari aspetti del cloud, da quello tecnologico all’interoperabilità dei dati tra le varie Pa, servirebbe un ente, magari interno del ministero dell’Innovazione, che supervisioni. «Una volta che saranno svelate le regole – chiosa Protto – vogliamo dare il nostro contributo alla configurazione del nuovo polo».

Di recente cordate come Almaviva-Aruba e Tim-Sogei-Cdp-Leonardo si sono fatte avanti per il cosiddetto ‘cloud’ di Stato, qual è la vostra posizione?

La nostra posizione si basa su quanto finora ha dichiarato il ministro dell’Innovazione e della trasformazione digitale, Vittorio Colao, e si baserà sulle regole per la partecipazione che a oggi non sono state del tutto svelate. Questi sono i due punti di partenza fondamentali. In questo momento stiamo osservando. Ma essendo soggetti rilevanti nel settore del cloud, abbiamo comunque delle idee, delle proposte.

Quale ruolo può giocare Retelit?

Innanzitutto, bisogna chiarire che il tema del polo strategico nazionale si può declinare lungo tre dimensioni. La prima è quella tecnologica, ovvero quale tecnologia scegliere, ad esempio tra quelle di Google, Microsoft o altre in campo. Noi, dal canto nostro, abbiamo i nostri data center, le nostre tecnologie, molto distribuite sul territorio. Poi c’è la questione dei dati, la quale a sua volta può essere divisa in due aree: la sicurezza e il trattamento del dato. Anche su questo fronte abbiamo le competenze per poter contribuire al progetto nazionale. C’è, a questo proposito, un aspetto, a cavallo tra la tecnologia e la politica, che è quello della condivisione dei dati tra le pubbliche amministrazioni. È un tema molto importante. Innanzitutto, infatti, occorrono regole per implementare il polo strategico nazionale, ma anche regole per un accordo tra le pa, in modo tale che, ad esempio, quando presentiamo una pratica, non si debba rimettere tutti i dati ogni volta che si dialoga con un’amministrazione diversa. Il terzo tema, ma non in ordine di importanza, è quello delle applicazioni. Retelit lavora con un migliaio di enti, soprattutto della pa locale, ai quali sta offrendo servizi utili e importanti per la trasformazione digitale. In conclusione, il processo per la realizzazione del cloud nazionale è molto più ampio rispetto agli slogan circolati.

Che cosa proponete allora per una migliore gestione dei vari ambiti?

Riteniamo che per queste aree e sotto-aree ci debbano essere regole di partecipazione e ci debba essere un ente che vigili sull’applicazione delle dette regole; l’orchestratore della trasformazione, cioè, non potrà che essere un ente, deputato dalla Pa, alla cura dei singoli aspetti. L’obiettivo è fare in modo che il polo strategico nazionale sia lo strumento per mettere assieme, nell’ambito Ict, le eccellenze italiane nelle varie aree. E mi riferisco ai temi delle applicazioni, dell’interoperabilità, della condivisione dei dati tra le pa. Che tipo di ente potrebbe prevedersi? Un ente, magari in seno al ministero dell’Innovazione, che permetta di coordinare e mettere a valore tutte le nostre eccellenze, avendo, e lo dico da tecnologo, chiaro il mandato non tanto di carattere tecnologico ma politico.

Bisognerebbe pensare anche a curare lo scambio dei dati con l’estero, come ad esempio con la Ue?

A nostro parere la creazione di standard europei dovrà essere la base per il cloud sovranazionale all’interno dell’Unione. Noi, come Retelit, abbiamo dimostrato nei fatti che crediamo in questo approccio, visto che abbiamo aderito a due progetti comunitari, di carattere profondamente diverso, Gaia X e la Cloud Alliance voluta dal commissario europeo per il Mercato interno e i servizi, Thierry Breton. La prima è di carattere privatistico; potrebbe lavorare, e sta lavorando, su standard di interoperabilità tra tutti gli attori che agiscono in Europa. La seconda rappresenta un coordinamento degli investimenti tra tutti i Paesi comunitari. Fanno parte di questo progetto 27 aziende, compresa Retelit, con l’obiettivo di organizzare iniziative volte a favorire l’infrastrutturazione soprattutto a livello europeo. In conclusione, come suggerisce di procedere per la creazione del polo strategico nazionale? Riteniamo che l’approccio debba essere un po’ diverso rispetto a quello tradizionale che prevede vari soggetti che partecipano e uno che vince. Noi auspichiamo che ci sia la possibilità in determinati ambiti di utilizzare tutte le eccellenze. E, una volta che saranno svelate le regole, vogliamo dare il nostro contributo sulla configurazione del nuovo polo.

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8/10/2021 

Data
8 Ottobre 2021
Categorie
DigitEconomy.24