L’amministratore delegato di Aeroporti di Roma, Marco Troncone, ne parla a SustainEconomy.24, report deIl Sole 24 Ore Radiocor e Luiss Business School

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La sostenibilità per il settore aereo è ormai un ‘must do’; perché, se oggi non si vola per i rischi sanitari, domani potrebbe volare solo chi non presenta rischi ambientali. Marco Troncone, amministratore delegato di Aeroporti di Roma parla a SustainEconomy.24, report deIl Sole 24 Ore Radiocor e Luiss Business School, dei progetti della società di gestione degli scali romani che accelera la trasformazione e, in modo deciso, anticipa al 2030 il target di zero emissioni di C02, guardando a fotovoltaico, colonnine elettriche, biocarburanti ma anche ricorrendo a strumenti di finanza sostenibile. Dopo la pandemia, il 2021 può essere l’anno del cambio di passo. La voglia di volare c’è, dice, e ci sono le condizioni per una mobilità sicura ma meno limitata.

Come si concilia la sostenibilità con il comparto del trasporto aereo?

«Ormai siamo passati ad una fase di integrazione della sostenibilità in ogni processo aziendale. Se fino a ieri era un ‘nice to have’, cioè era bene farlo ma non indispensabile, ora invece è un “must do”: oggi non si può più volare se non si ragiona in un’ottica di sostenibilità perché, superata l’attuale fase di emergenza sanitaria, la minaccia di rischi ambientali avrà potenzialmente le stesse proporzioni. In altre parole, domani opererà e potrà volare solo chi non presenterà rischi ambientali mentre gli altri si porranno fuori mercato. Sembra uno scenario esagerato ma sarà così e le politiche, sia a livello europeo che nazionale, puntano in questa direzione. Pur riconoscendo che parliamo di un settore che ha una significativa impronta ambientale, la risposta non può essere non volare, ma rimboccarsi le maniche per rendere il trasporto aereo più sostenibile: si può fare».

Di fronte a questa esigenza qual è l’impegno di AdR?

«C’è stata un’accelerazione profonda nell’ultimo anno e abbiamo deciso di approfittare del momento drammatico della pandemia per favorire la trasformazione sostenibile dei nostri aeroporti. Dopo aver affrontato l’emergenza sanitaria, rendendo gli scali tra i più sicuri al mondo, ora vogliamo pensare, avendo le spalle larghe, ad una trasformazione della società. Fermo restando il focus sull’eccellenza dei servizi e sulla sicurezza dei nostri scali, premiati da tanti riconoscimenti internazionali, abbiamo deciso di trasformarci accelerando lungo le due grandi direttrici strategiche dell’Innovazione – per un aeroporto ancora più moderno e strutturato – e della Sostenibilità».

E come pensate di accelerare il percorso?

«Il comparto europeo, anche attraverso Airports Council International Europe, l’organizzazione internazionale che raggruppa i principali scali e di cui facciamo parte, si è dato l’obiettivo di azzerare le emissioni di gas serra al 2050, obiettivo coerente con l’Accordo di Parigi. Noi non solo confermiamo questo target ma, nonostante la crisi, abbiamo deciso di anticiparlo al 2030, in largo anticipo rispetto ai riferimenti europei di settore. Siamo già carbon neutral dal 2013 (le nostre emissioni sono compensate dall’acquisto di certificati verdi) ma l’obiettivo è appunto azzerarle entro il 2030. Lo abbiamo annunciato alla fine dello scorso anno e oggi lo confermiamo».

Negli scali romani, Fiumicino e Ciampino, che gestite, come pensate di raggiungere questi target?

«Lavorando in prima battuta sull’evoluzione e trasformazione delle fonti di generazione elettrica. Abbiamo una centrale di cogenerazione in aeroporto che brucia metano e che prevediamo di smantellare e sostituire con due parchi fotovoltaici, ciascuno da 30 MW per un investimento importante di circa 50 milioni di euro che ci permetteranno di generare energia verde necessaria al nostro fabbisogno. Eviteremo poi di produrre CO2 dai nostri veicoli e trasformeremo tutta la flotta, realizzando una rete di distribuzione di ricarica. Saranno investimenti importanti. E accompagneremo questi sforzi anche con un programma di riduzione delle emissioni degli altri soggetti che gravitano intorno agli aeroporti, dagli aerei al sistema di accesso. Ci siamo dati l’obiettivo di abbattere del 10% le emissioni di Co2 derivanti dall’accessibilità agli scali, favorendo la mobilità con i veicoli elettrici, con apposite offerte per i parcheggi e favorendo l’utilizzo del treno: prevediamo un’espansione del 60% della stazione in aeroporto».

Quanto agli aerei, invece. È pensabile un futuro green?

«Sul fronte delle emissioni degli aeromobili la partita è più complessa ma va affrontata. Due sono i fronti. Uno, più futuribile, è quello dell’idrogeno. C’è tanta ricerca, da parte di Boeing o Airbus, per realizzare motori ad idrogeno ma non è facile. L’impatto strutturale sui velivoli sarà notevole e i progetti non sono ancora maturi. Qualcosa può succedere ma non nei prossimi 15 anni. A medio termine, invece, una strada non particolarmente rivoluzionaria è quello dei sustainable aviation fuel, i biocarburanti, che sono più a portata di mano, non necessitano di grandi cambiamenti nella rete di distribuzione ma adattamenti che, come AdR, ci impegniamo a fare entro il 2024. Soprattutto, è qualcosa che può essere fatto progressivamente perché i motori restano gli stessi e si può introdurre gradualmente una quota di biocarburante nel jet fuel tradizionale. Il problema al momento è che non ce ne è una grande disponibilità e il costo è ancora proibitivo per una dotazione complessiva. Ma ora siamo in fase iniziale, poi ci sarà un periodo di trasformazione della produzione industriale e di abbattimento dei costi unitari. Guardiamo avanti e riteniamo che questa strada sarà quella che nei prossimi 10 anni potrà prendere piede».
Voi avete anche scelto di emettere dei green bond. Sono strumenti cui continuerete a guardare?
«Sicuramente sì e fa parte di una strategia che avrà un seguito. Proprio perché la sostenibilità non è più uno slogan deve diventare parte integrante dei processi di business. In questo contesto vogliamo reperire risorse finanziarie green da utilizzare per iniziative sostenibili. Un primo progetto di green financing è stato varato a novembre scorso, con grande successo e abbiamo deciso di proseguire ma il green bond non sarà l’unico strumento; ci sono fronti anche più creativi e innovativi che possono essere utilizzati, altri tipi di obbligazioni che abbiamo studiato a fondo con spirito innovativo.

Come vede il 2021 di AdR. Ci sarà la ripresa?

«Sarà l’anno del cambio di passo ma resta un punto interrogativo se la ripresa sarà visibile e materiale già dalla prossima stagione estiva».

Cosa serve perché la ripresa sia soddisfacente almeno come primo punto di ripartenza?

«Dipenderà dall’effettiva ripresa della domanda del traffico e su questo siamo più ottimisti: pensiamo che la fiducia dei passeggeri e la voglia di volare ci sia tutta. Naturalmente ci sarà ancora di più se la campagna vaccinale accelererà ma riteniamo che ci siano dei positivi segnali, basta guardare gli Usa dove la campagna vaccinale è più avanzata e il traffico aereo sta riprendendo. Poi c’è un secondo elemento e riguarda la libertà di movimento. Su questo punto vogliamo essere propositivi e abbiamo avviato un dialogo costante con il Governo. Le condizioni per una mobilità più sicura e meno limitata ci sono; c’è la possibilità di viaggiare in sicurezza– e lo abbiamo già sperimentato a Fiumicino con ottimi risultati- attraverso i voli Covid Tested che prevendono un controllo su tutti i passeggeri prima della partenza al posto della quarantena fiduciaria. Questa procedura di viaggio, che ha portato il rischio di importazione del contagio a livelli residuali, andrebbe diffusa come policy nazionale a sostegno della ripresa economica e della competitività del nostro Paese: intorno a noi Paesi come Grecia e Spagna hanno già fissato date precise per le riaperture e l’Italia rischia di essere scavalcata».

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23/4/2021