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Il commento di Paolo Boccardelli, direttore Luiss Business School, per DigitEconomy.24, il nuovo progetto di Sole 24 Ore Radiocor e Luiss Business School. Con gli interventi di Angelo Marcello Cardani, Presidente Agcom e Alberto Calcagno, AD Fastweb: sfoglia il report completo

In Italia, secondo Mediobanca, gli investimenti in nuove infrastrutture TLC sono cresciuti del 17% a 8,55 miliardi di euro nel 2018. Al tempo stesso, si registra un calo del fatturato degli operatori mobili pari al 2%, legato soprattutto ai servizi mobili. In generale, il settore delle TLC ricopre un ruolo importante, rappresentando oltre l’1.8% del nostro PIL.

Il contesto italiano è oggi caratterizzato da una serie di trend che rendono critica la sostenibilità degli investimenti orientati al lungo termine. In particolare, si assiste ad un crollo generale dei prezzi, che in Italia risultano addirittura più bassi rispetto ai principali Paesi europei: nell’ultimo decennio, le telco hanno perso dieci miliardi di ricavi. Non meno rilevante risulta il taglio dell’occupazione, che secondo Agcom ammonta a 1.700 unità lavorative a fine 2018, che porta il totale degli ultimi dieci anni a 8mila. Comunque, nel periodo giugno 2015 – giugno 2019 si mantengono elevati gli investimenti in tecnologie come FTTC (+6,52 milioni di unità), FTTH (+720 mila) e FWA (+ 690 mila).  Nel frattempo, il Governo ha approvato la delega per il recepimento delle direttive europee, che mira a sostenere gli investimenti in banda larga ultraveloce, prevedendo l’introduzione del 5G, con lo scopo di sviluppare una rete di quinta generazione in almeno una delle principali città di ciascun Paese dell’UE entro due anni.

Opportunità del 5G

Le opportunità derivanti dall’utilizzo delle tecnologie di rete avanzate sono molteplici, a partire dal trasferimento di un’elevata mole di dati in tempi di risposta minimi. In particolare, il 5G e la fibra ultraveloce rappresentano potenziali driver di creazione di servizi innovativi erogati dagli operatori del settore, i quali puntano ad incrementare i propri ricavi. Nell’attesa di sapere se le compagnie TLC decidano o meno di aumentare le proprie tariffe, si rende necessario incentivare un rapido sviluppo della rete infrastrutturale, che possa garantire connessioni sempre più veloci e ambire a far crescere il nostro PIL di quasi 250 miliardi di euro entro il 2030, come stimato da Ericsson.

«Su nuove reti, Agcom e Cdp sono centrali»

Per garantire lo sviluppo del Paese è necessario che gli operatori di telecomunicazioni sviluppino una visione orientata al lungo periodo, al bene comune rappresentato dalla crescita che possono determinare le nuove tecnologie. La concorrenza infrastrutturale è certamente uno strumento efficace per sostenere lo sviluppo della gigabit society nelle aree nere caratterizzate da una forte domanda di mercato. Tuttavia la trasformazione digitale del Paese, in tutte le comunità Italiane e in qualsiasi tipologia di attività e servizio, non potrà avvenire se non con una funzione ancora più centrale di quei soggetti con un ruolo istituzionale, come AGCOM e CDP, che dovrebbero orientare il loro operato a una missione fondamentale: accelerare l’effettiva realizzazione e gli investimenti sulle reti di nuova generazione, garantendo elevati livelli di sicurezza, stimolando al tempo stesso la domanda e dando quindi una forte spinta alla competitività della nostra economia.

15/01/2020