L’intervento del CEO di Vodafone Italia al webinar della Luiss Business School, oggi su DigitEconomy.24

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«L’ingresso di Open Fiber nel mercato è molto positivo anche perché ha comportato un’accelerazione negli investimenti anche del concorrente, cioè Tim: tutto ciò fa bene alla qualità del servizio e ai costi. Rinunciarvi rappresenterebbe una grande rinuncia. Se posso esprimere un desiderio, auspico continui a esserci competizione». Aldo Bisio, amministratore delegato di Vodafone Italia, nel corso di un webinar organizzato dalla Luiss Business School torna sul tema caldo della rete unica, chiarendo che l’optimum dal suo punto di vista è la competizione. Se poi si dovesse realizzare un’unica infrastruttura, con le reti di Tim e Open Fiber, scelta che «spetta agli azionisti delle aziende che possiedono le due reti», il tema non è realizzarla o meno, «il grande problema può sorgere nel momento in cui la governance non sia in grado di assicurare condizioni di level playing field. Nessuno credo giocherebbe in un campionato di calcio dove l’arbitro possa essere un giocatore di una delle squadre. Qualche doverosa cautela me la pongo». Sul tema del controllo, inoltre, «noi siamo favorevoli alla rete unica a patto che sia wholesale only, che tutti i retailer siano trattati allo stesso modo e che non ci sia il controllo sulla rete unica da parte di uno dei retailer».

«Fondamentale favorire lo sviluppo della rete fino a casa»

In un momento in cui da più parti si invoca un’unica infrastruttura di rete anche per soddisfare la fame di banda ultra-larga che è aumentata esponenzialmente con l’emergenza Covid, il numero uno di Vodafone Italia spiega che «l’Italia era l’unico Paese a non aver avuto una concorrenza infrastrutturale su rete fissa. Si vuol far credere che la rete unica sia la soluzione, ma nel resto del mondo c’è stata sempre competizione infrastrutturale» grazie soprattutto alle tv via cavo. Tirando le somme sul dossier rete, per Bisio, è innanzitutto fondamentale «favorire lo sviluppo e l’accelerazione della rete in fibra fino a casa (Ftth): le altre tecnologie potevano andare bene pre Covid, oggi abbiamo visto che non sono a prova di futuro. E’ l’unico investimento che abbia veramente senso»; «se farlo con rete unica o meno è una decisione degli azionisti, se scegliere un controllo verticalmente integrato oppure no è una decisione che in ultimo spetta all’Antitrust». Questione della rete unica a parte, quanto al problema attuale del digital divide, Bisio ricorda che ci sono ancora 5,5 milioni di abitazioni senza connessione veloce: «non posso che auspicare che Open Fiber acceleri il deployment in queste aree».

Ipotesi legge obiettivo con Ftth e 5G di interesse preminente per Paese

Oltre alla banda ultra larga fissa, un altro must per costruire il mondo post Covid è rappresentato dal 5G. Riguardo al problema della sicurezza «non c’è nessun problema strutturale – precisa – inerente agli apparati 4G o 5G da parte di nessun tipo di provider, né europeo né asiatico. Non c’è mai stata la pistola fumante sul fatto che ci fossero deliberatamente delle backdoor». Per evitare ritardi nell’implementazione delle reti, sia in fibra sia per il 5G, Bisio suggerisce al governo italiano «di operare una grande semplificazione amministrativa. Non deve succedere che qualsiasi stakeholder locale possa avere diritto di veto su un’opera nazionale, non è possibile che ogni singolo comune possa bloccare i lavori». Bisio lancia dunque l’ipotesi di pensare «a una legge obiettivo che ponga Ftth e 5G come opere di interesse preminente del Paese, per le quali non possano esserci impedimenti a livello locale da parte di chicchessia».

Guardando invece alla situazione all’interno delle aziende tlc post covid, Bisio delinea una situazione in chiaroscuro, con «elementi di criticità nel brevissimo e opportunità nel lungo periodo». Da un lato i gruppi soffrono per l’assottigliamento dei ricavi da roaming e per il problema riguardante la mancanza di liquidità delle micro imprese. Nel caso del roaming «ci possiamo fare poco, speriamo tornino i turisti e riparta la società dei contatti. Ci sono inoltre altri fattori drenanti. Pur avendo avuto un picco domanda di dati anche del 60% in più sulla rete fissa, noi offriamo dati illimitati». Ovvero: l’aumento dei consumi non si riverbera sui ricavi. Riguardo alle imprese in crisi di liquidità, in particolare «il tema è quello della velocità degli aiuti del governo, che devono essere tempestivi: vanno bene le manovre sul credito, ma va rappresentato il carattere di urgenza dell’erogazione fondi».

Dopo il Covid puntare su Internet of things, molte partnership in vista

Ma il Covid comporta anche nuove sfide e opportunità. «Stiamo già lavorando – racconta Bisio – ai nuovi bisogni delle imprese, dei cittadini, dei consumatori; l’Internet of things sta avendo un’accelerazione, e per noi si tratta di un’opportunità importante. Se saremo bravi riusciremo a compensare le perdite immediate che sicuramente avremo». Su questo fronte il gruppo sta spingendo sulle partnership, necessarie per «intercettare nuovi bisogni in maniera semplice ed efficace; stiamo inanellando una serie di accordi, ultimo quello con Microsoft, con diverse aziende che ci permetteranno di essere protagonisti nell’arena competitiva dell’Iot. Grazie al 5G, ad esempio, nel mondo della sanità o dell’industria 4.0 ci saranno grandi potenzialità».

«Continuiamo a investire su 5G, completeremo Roma entro l’anno»

Proseguiranno, dunque, i piani di investimento di Vodafone nella nuova tecnologia, presente in cinque città italiane. «Abbiamo un piano di roll out delle reti abbastanza importante, credo che continueremo a perseguirlo». Guardando alle grandi città dove Vodafone è già presente, «Milano è già tutta in 5G, Roma parzialmente e la completeremo nel corso di quest’anno, come le altre grandi città italiane. Ma oggi il deficit non riguarda tanto la rete ma la domanda di terminali», visto che le tensioni fra Stati Uniti e Cina hanno frenato la diffusione degli smartphone Huawei e, quindi, «la penetrazione dei terminali 5G sta vistosamente rallentando». Sul fronte consumer, per avere «qualcosa di robusto e visibile nel Paese credo ci vorrà ancora un po’, 12-18 mesi come orizzonte», ha detto Bisio che intravede un’area in cui il 5G la farà presto da padrone ed è quella del gaming, dove le caratteristiche di velocità e latenza della nuova tecnologia saranno molto apprezzate: «in Italia ci sono oltre sette milioni di gamers assidui, che giocano quasi tutti i giorni».

Last but not least, Bisio ha affrontato la questione del connubio tra telecomunicazioni e contenuti. Dal lato Vodafone, «noi – ha chiarito – non vogliamo competere su contenuti esclusivi, non credo entreremo mai nella produzione». «Il nostro mestiere, invece, è aggregare e distribuire i contenuti. Le telco Usa hanno fatto scelte anche molto diverse, ma noi soprattutto in Europa vediamo il ruolo suddetto che comunque richiede livelli di integrazione fra piattaforme e connettività molto importanti».

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