Con la didattica da remoto occorrono competenze e mezzi per tutti: l’intervista alla ministra per le Pari opportunità, Elena Bonetti, per DigitEconomy.24, il report Luiss Business School e Il Sole 24 Ore

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Il tema del digital divide, diventato più impellente con l’accelerazione digitale del Paese dovuta al Covid, è anche un tema di dare pari opportunità ai cittadini. Lo sottolinea, in un’intervista a DigitEconomy.24, la ministra per le Pari opportunità, Elena Bonetti, in un momento in cui gli occhi del Paese sono puntati sulla riapertura delle scuole e sulla possibile interazione tra didattica da remoto e didattica nelle aule. Ora, spiega la ministra, è «urgente colmare ritardi, anche sulle competenze digitali», destinando «adeguate risorse economiche a colmare il divario». Il tema del reperimento delle risorse «esiste e i mesi che ci attendono saranno particolarmente complessi» ma «questa crisi – precisa – può e deve trasformarsi in un’opportunità, che vuol dire assumersi la responsabilità storica di fare scelte e investimenti per il futuro». L’emergenza, rileva Bonetti, «ha acceso i riflettori su tanti settori strategici, penso alla scienza, alla ricerca, al digitale, al terzo settore». Quanto infine alla proposta di Confindustria Digitale di dotare tutte le scuole dei computer per gli studenti, Bonetti la giudica «un’ipotesi che si muove nel solco delle pari opportunità e credo debba essere attentamente approfondita, prima che l’esigenza di colmare le disuguaglianze esploda come urgenza sociale».

In vista di una riapertura delle scuole ‘mista’, con la didattica a distanza che avrà ancora un ruolo importante, secondo lei come si può colmare il digital divide ancora esistente in alcune aree e dare pari opportunità agli studenti in tutto il territorio nazionale?

Queste settimane hanno fatto emergere con ancora più nitidezza le tante situazioni di fragilità del nostro Paese. La stessa didattica a distanza, che in molti casi ha dato risultati incoraggianti, grazie alla responsabilità e al lavoro congiunto di docenti e studenti, ci ha d’altro canto ricordato quanto il rischio di acuire le diseguaglianze sia sempre dietro l’angolo, sia per motivi strutturali sia contingenti. I dati Istat pubblicati nelle scorse settimane lo hanno confermato: un terzo delle famiglie italiane non ha un computer o un tablet in casa e la quota scende tra le famiglie con almeno un minore. Sono dati che ci fanno riflettere sull’urgenza di colmare i ritardi, anche sulle competenze digitali. C’è un punto di partenza da mettere a fuoco per la politica: l’educazione non è un fatto privato, ma un impegno che dobbiamo assumerci come comunità. Questo vuol dire, naturalmente, destinare adeguate risorse economiche a colmare il divario, ma anche investire in politiche educative di supporto.

Quali iniziative si potrebbero intraprendere per raggiungere questi obiettivi?

Col ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi ho ad esempio studiato una misura che preveda, per i laureandi in scienze dell’educazione, la possibilità di aiutare i bambini nella didattica a distanza, acquisendo crediti formativi. La crisi sanitaria ci può dare un’opportunità straordinaria sul fronte educativo. La politica e le istituzioni hanno il compito di coglierla e di mettere in campo tutte le azioni necessarie perché queste distanze si riducano e nessuno sia lasciato indietro.

Colmare il digital divide, incentivando la creazione delle infrastrutture necessarie e la domanda, è anche un problema di reperimento delle risorse. Dove trovare i finanziamenti necessari?

Il tema delle risorse esiste e i mesi che ci attendono saranno particolarmente complessi. Per le famiglie, per le imprese, per il Paese nella sua interezza. Come dicevo poc’anzi, però, questa crisi può e deve trasformarsi in un’opportunità, che vuol dire assumersi la responsabilità storica di fare scelte e investimenti per il futuro. Dobbiamo tracciare la strada per i prossimi anni e dobbiamo farlo bene. L’emergenza ha acceso i riflettori su tanti settori strategici, penso alla scienza, alla ricerca, al digitale, al terzo settore. È questo il momento per aprire una riflessione per valorizzare le professionalità e le competenze di cui il Paese dispone, per ripartire e affrontare le sfide dei prossimi anni.

Il presidente di Confindustria Digitale, Cesare Avenia, in una recente intervista su DigitEconomy.24, ha chiesto di dotare le scuole di computer per tutti gli studenti, in modo tale da renderli autonomi e non dipendere dalle possibilità e dai mezzi della famiglia. È un’ipotesi percorribile?

È un’ipotesi che si muove nel solco delle pari opportunità e credo debba essere attentamente approfondita, prima che l’esigenza di colmare le disuguaglianze esploda come urgenza sociale. Credo possa trattarsi di un passo in avanti molto significativo, che consentirebbe di rendere accessibile quel diritto all’educazione purtroppo non sempre garantito in diversi contesti familiari e sociali.

07/05/2020