Il bilancio di Alleanza per il 5G sui mesi del lockdown su DigitEconomy.24, il report Luiss Business School e Il Sole 24 Ore

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I mesi del lockdown e dell’emergenza coronavirus hanno visto protagonista sui social network, suo malgrado, anche il 5G: nel bimestre marzo-aprile in rete sono state rilevate quasi 150.000 menzioni, che sono progressivamente cresciute da una media di 1.000 al giorno alle circa 3.000 dell’ultimo periodo sull’onda dell’accostamento tra 5G e il Covid-19 all’interno della proliferazione delle teorie più fantasiose sull’origine e la modalità di diffusione del virus. Numeri alla mano, il bilancio sul Net Sentiment (il saldo tra i promotori e detrattori) è diventato largamente negativo, con solo l’8% di menzioni positive contro il 27% di quelle negative.

L’analisi è il primo frutto delle attività di Alleanza per il 5G, il knowledge hub creato da Luiss Business School e Ptsclas che vuole monitorare lo sviluppo del 5G in Italia attraverso l’analisi di diverse dimensioni, da quelle tecnologiche, ai benchmarking internazionali, fino alle dinamiche di mercato, di una tecnologia destinata a trasformare radicalmente il nostro modo di vivere la rivoluzione digitale. Uno dei sei ambiti di analisi riguarda proprio la sentiment analysis, vale a dire l’ascolto delle discussioni in rete e, in particolare, sui social media, la pancia digitale dell’Italia. Nei primi mesi di monitoraggio emerge chiaramente la natura multidimensionale di un fenomeno che attrae gli amanti dell’innovazione, ma riesce anche ad aggregare le paure per la salute o lo straniero, fino a sconfinare nelle fake news.

In particolare, analizzando il rapporto tra 5G e mesi del lockdown, si nota che è cresciuto l’engagement, vale a dire le interazioni innescate per rilanciare le discussioni in rete, che passa da 200.000 a gennaio a oltre 1,2 milioni ad aprile. Il picco è stato raggiunto il 7 aprile su Instagram con la parodia del sergente Hartman sulla causa del coronavirus. Al di là dell’ironia, mentre si assiste in Europa a casi di danneggiamenti di antenne, anche in Italia si è rivitalizzato il dibattito sui presunti rischi per la salute e contro il dispiegamento delle nuove reti che ha portato numerosi amministratori locali a impedire o rallentare lo sviluppo della rete 5G in Italia, a prescindere da solide basi scientifiche.

La ThemeCloud complessiva evidenzia l’intreccio di argomenti legati all’innovazione e al mercato accanto agli aspetti legati alla salute e la sicurezza, con i termini più ricorrenti che fanno riferimento ai lemmi: antenne, tecnologia, mercato, smartphone e sicurezza. Oltre agli hashtag dicotomici #5G e #STOP5G quelli più utilizzati sono stati #coronavirus #COVID19, ma anche #fakenews, seguiti, ma distanziati, dagli hashtag più legati all’innovazione come #AI, #robotics, #driverlesscar.

Nei mesi precedenti, e fino alla seconda parte di marzo, le valutazioni erano rimaste molto bilanciate, con una leggera prevalenza delle menzioni positive (attorno al 10%), che contrastavano sostanzialmente lo stesso numero di menzioni negative. Le prime facevano riferimento innanzitutto al potenziale innovativo del 5G e in particolare alle applicazioni nei sistemi a guida automatica, gli ambiti sanitari e le funzionalità dei nuovi smartphone, che rimangono un argomento di grande interesse in particolare per i più giovani.

Le seconde rimanevano invece incentrate sui rischi per la salute derivanti dalle nuove antenne in corso di installazione e sulle iniziative dei movimenti contro il 5G. L’analisi del profilo dei promotori e detrattori mostra un coinvolgimento prevalente della fascia di età 25-34 anni per entrambi, ma contrariamente alle aspettative con un peso relativo maggiore della fascia 18-24 tra i detrattori.

La Cina peraltro era già stata all’origine, per motivi totalmente diversi, del precedente picco di discussioni che hanno coinvolto il 5G all’epoca dello scontro commerciale tra Stati Uniti e Cina del 2019 e delle restrizioni sulle importazioni delle tecnologie di interesse strategico.

Dando, infine, proprio uno sguardo all’estero, e in particolare agli Stati Uniti, si riscontrano valutazioni molto simili, con il peso delle menzioni negative che sale addirittura al 36 per cento.