ll Recovery Plan dovrà avere  grandi progetti di filiera, spiega la vicepresidente di Confindustria per l’Ambiente, la Sostenibilità e la Cultura in un’intervista a SustainEconomy.24, il report Luiss Business School e Il Sole 24 Ore

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La ripartenza post emergenza chiede alle imprese un cambio di paradigma e rafforzare il percorso di sostenibilità. Maria Cristina Piovesana, vicepresidente di Confindustria per l’Ambiente, la Sostenibilità e la Cultura in un’intervista a SustainEconomy.24, report di Luiss Business School e Il Sole 24 Ore Ore Radiocor parla anche del Recovery Plan che dovrà avere grandi progetti di filiera. E assicura:  la squadra di Confindustria è pronta ad accompagnare le imprese nella transizione senza lasciare indietro nessuno

Ripartenza e sostenibilità: sono due delle parole più usate in queste settimane. Quanta attenzione c’è nel mondo delle imprese per un futuro sostenibile?

« I temi della sostenibilità, ambientale ma anche sociale, rappresentano una priorità per le imprese ormai da tempo. Le imprese sono consapevoli non solo della necessità, ormai non più procrastinabile, di implementare assetti di sostenibilità all’interno dei processi produttivi, ma anche delle grandi opportunità che ciò comporta in termini di competitività e crescita stabile e duratura.  In tal senso, mi lasci dire che si tratta di un percorso avviato e sostanzialmente rodato dal mondo produttivo; siamo leader in Ue quando si parla di uso efficiente delle risorse, gli investimenti nel “green” sono in continua crescita e la partecipazione e attenzione del mondo industriale alle politiche di sviluppo sostenibile è confermata dalle numerose proposte sul tema che Confindustria porta avanti da tempo e in tutte le sedi istituzionali, da quelle europee a quelle nazionali.  Queste riflessioni, inevitabilmente, si intrecciano con quelle della ripartenza post emergenza sanitaria. Ancora una volta, infatti, il mondo imprenditoriale si trova a dover affrontare un cambio di paradigma; la crisi pandemica impone una flessibilità e capacità di adattamento per certi versi già testata nell’ambito delle politiche di sostenibilità».

Green New Deal e Recovery Fund possono rappresentare una svolta virtuosa per cittadini e imprese. Quali devono essere, secondo lei, le priorità?

«L’occasione e la sfida del Recovery Plan sono di fondamentale importanza. Il Piano dovrà contemplare progetti, interventi e riforme che devono essere necessariamente parte di una strategia più complessiva di sviluppo del Paese, di medio lungo periodo, coerente e sinergica con il framework europeo, diretta ad assicurare una crescita economica e sociale inclusiva e sostenibile.  Per far fronte a queste nuove emergenze e consolidare il tessuto produttivo in una logica del medio periodo, le azioni dovranno essere indirizzate al riavvio degli investimenti privati e al rafforzamento patrimoniale delle imprese, puntando su R&S, sull’agevolazione della transizione energetica ed ecologica dei modelli di business, sul potenziamento delle infrastrutture digitali e su un consolidamento a lungo termine del quadro di incentivi fiscali.  Tutte esigenze che naturalmente già esistevano prima della crisi e che appaiono oggi ancora più rinsaldate dalla necessità di riorganizzazione dei processi aziendali e delle catene produttive che sono necessarie per garantire e rafforzare la sicurezza anche nella fase post emergenza. In questa fase occorrerà convivere con il virus o più in generale garantire condizioni di maggior tutela per i lavoratori».

Quali scelte dovranno fare le imprese e quali le istituzioni?

«Come indicato nelle Linee guida redatte dal Governo, nella sua costruzione il Recovery Plan parte dall’individuazione delle sfide che il Paese deve affrontare e quindi organizza le missioni dirette a vincere tali sfide che possono articolarsi in progetti e misure orizzontali. Per assicurare ampio ritorno ed efficacia, i progetti dovranno essere grandi progetti di filiera, integrati e immediatamente cantierabili. Dovranno riguardare snodi strategici con benefici diffusi e immediati ed essere realizzati da partenariati industriali in una logica di cofinanziamento pubblico-privato. Accanto all’individuazione di progettualità di qualità in grado di coinvolgere forti partenariati pubblico-privati, la vera sfida del Paese sarà garantire l’esecuzione efficace e in tempi rapidi degli interventi, attraverso una governance unitaria e con la collaborazione di tutti i soggetti coinvolti».

L’emergenza Covid, che ancora non è alle spalle, può minacciare o favorire questo percorso?

«Nei Paesi avanzati, tra gli effetti della crisi ci sarà sicuramente anche una nuova centralità della manifattura. La difficolta di approvvigionamento di alcuni prodotti decisivi in questa fase ha, infatti, evidenziato il rischio di una eccessiva dipendenza non solo tecnologica, ma anche industriale da aree del mondo che improvvisamente sono diventate più difficili da raggiungere. Questo comporterà una riorganizzazione delle filiere che naturalmente non annullerà la dimensione globale della produzione e del mercato, ma sicuramente accentuerà la tendenza verso una regionalizzazione degli scambi favorendo la nascita di grandi piattaforme industriali su base continentali in competizione tra loro. Pertanto, questa nuova percezione, accanto al rinnovato valore strategico delle tecnologie digitali, può favorire un processo di crescita e rilancio in cui la manifattura svolgerà e un ruolo centrale».

 E quale sarà il ruolo della squadra di Confindustria di cui fa parte?

«Di proposta costruttiva, di collaborazione con le Istituzioni e di monitoraggio, avendo sempre chiara la visione di valutare in concreto gli effetti che gli obiettivi e gli strumenti in tema di sostenibilità produrranno sul mondo industriale. Siamo convinti che la transizione vada accompagnata, per definizione, senza lasciare indietro nessuno e dando a tutte le Imprese la possibilità di approfittare di questo strumento di politica industriale, ma senza fughe millenaristiche, come ribadito dal Presidente Bonomi, che rischiano di esporre, senza le giuste reti di protezione, Imprese e lavoratori a cadute da evitare con forza».

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15/10/2020