Il presidente di Emea banking, capital markets and advisory di Citi sottolinea il ruolo da protagonista dell’Italia e propone la creazione di una sorta di Nasdaq di titoli sostenibili. Oggi su SustainEconomy.24, il report Luiss Business School e Il Sole 24 Ore – Radiocor

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Il percorso della finanza verso la sostenibilità è una vera e propria “rivoluzione” che vede l’Europa alla guida e l’Italia, per una volta, in un ruolo da leader. E che potrebbe anche farsi portavoce di un’iniziativa: creare un listino di titoli sostenibili, una sorta di Nasdaq ‘green’, da ospitare a Milano. È la proposta che lancia Luigi de Vecchi, presidente di Emea banking, capital markets and advisory di Citi in una intervista a SustainEconomy.24, report di Luiss Business School e Il Sole 24 Ore Radiocor

 Di economia e finanza sostenibile se ne parla tanto: sono un must nell’agenda di Paesi, Governi e società. Dal suo punto di vista l’Europa e l’Italia sono sulla giusta strada?

«Questa è realmente una rivoluzione e siamo ovviamente agli inizi di un passaggio che avrà un impatto importante sull’economia e la geopolitica a livello globale. E’ chiaro che oggi l’Europa sta guidando questa rivoluzione, lo sta facendo a livello politico, e abbiamo visto come la Commissione si è posta su questo tema, ed è una missione importante a livello economico, finanziario e aziendale. E queste quattro dimensioni devono essere allineate. Questo tipo di allineamento non c’è negli Usa, con una amministrazione che non ha sposato questi temi e per quanto riguarda la Cina, pur organizzatasi prima di altri, è ondivaga sulle politiche sia dal punto di vista aziendale che finanziario. L’Europa ha fatto e sta facendo passi da gigante e l’Italia possiamo dire che, veramente per una volta, appare, forse anche grazie alle proprie aziende, come un leader in questo campo. Penso al cammino, ovviamente avendo lo Stato come azionista, intrapreso da un manager visionario come Starace, con il supporto del Governo, ed oggi Enel è il leader globale più rappresentativo e all’avanguardia su questi temi. Poi ci sono tante altre realtà in Italia che hanno fatto passi da gigante e penso a Snam, Terna. Per una volta sia l’Europa che l’Italia sono all’avanguardia».

 Passiamo a voi. Qual è la posizione di Citi? Ci parla degli investimenti e dei prodotti che state adottando o pensate di utilizzare?

«Noi siamo uno dei leader, a livello globale, in questo settore in rapidissima evoluzione. È iniziata una ‘campagna’ sulla parte obbligazionaria, i famosi green bond, un discorso europeo poi diventato globale. Quello che è interessante è che non c’è un cliente, in tutti i settori che, ad oggi, non si renda conto che deve adeguare il proprio business alla esigenza della sostenibilità come la intendono le Nazioni Unite. Questo oggi è uno dei temi più rilevanti per tutti i nostri clienti, che siano Governi, le grandi imprese, altre istituzioni finanziarie o gli investitori istituzionali. Proprio gli investitori istituzionali si stanno dotando tutti di comitati Esg che raccomandano o meno di investire in determinate società se rispondono a questi criteri. È interessante rilevare come si stia aprendo una forbice nelle valutazioni delle aziende che seguono questi trend rispetto a quelle che non lo fanno. Tutti i settori stanno andando in questa direzione. E gli investitori istituzionali hanno ridiretto i loro investimenti in queste aree. Se oggi lei opera in un settore che non è green deve interrogarsi cosa può fare per ridirigere parte di questo cash flow in questo settore. È insieme a quello delle nuove tecnologie il business su cui abbiamo maggior dialogo con i clienti».

 Tutto questo, però, risente dalla pandemia da Covid-19 che ha innescato una crisi economica, a detta di molti, senza precedenti. Cosa prevede? Come influirà su questo percorso?

«Penso che sia una accelerazione abbastanza drammatica. Penso che quello che, solo due anni fa, era un qualcosa che si cominciava a discutere nei corridoi oggi è in qualunque consiglio di amministrazione una delle principali tematiche all’attenzione e lo stesso avviene a livello di Governo e politico. Credo che la pandemia abbia, per certi aspetti, fortunatamente, accentuato il tema; alcuni pensano e sperano che si tornerà rapidamente al passato, io non penso, credo che rimarrà uno dei temi più caldi nell’agenda di Governo e delle principali società. Credo che anche il settore finanziario dovrà adeguarsi e credo ci siano due necessità che ad oggi mancano: primo, un indice che permetta di verificare effettivamente quali sono le società che ne fanno parte e se sono sostenibili o no con una verifica reale ed obiettiva; secondo, e qui l’Italia potrebbe giocare un ruolo, la creazione di un mercato delle aziende sostenibili. Basti pensare che la grande fortuna degli Stati Uniti è stata di essere diversi passi avanti all’Europa nel campo tecnologico ed avere un mercato per i titoli tecnologici, che è il Nasdaq. Pensi se l’Europa e in particolare l’Italia potesse aver un mercato in cui le aziende sostenibili potessero trattare. Adesso che si sta parlando tanto di Borsa Italiana, è un tema che sarebbe interessante, a livello politico, discutere: la creazione di un mercato del genere che permetta ai titoli di essere trattati, agli investitori di poter selezionare le aziende in quel mercato. Oggi questo non è esiste, non c’è un equivalente del Nasdaq in questo settore. Se si fosse parlato di questa ipotesi due anni fa la logica conclusione sarebbe stata di immaginare questo mercato a Londra perché era di gran lunga il mercato più liquido; oggi che Londra esce dall’Europa potrebbe essere il momento per l’Italia di farsi portavoce della creazione e stabilire a Milano questo tipo di nuovo mercato».

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17/9/2020