Il ceo di Borsa Italiana racconta a SustainEconomy24, il report Luiss Business School e Il Sole 24 Ore, il lavoro per diffondere sul mercato la cultura della sostenibilità. Sensibilità “molto alta” tra le quotate e 120 titoli tra green e social bond

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Facilitare l’incontro tra imprese ed investitori e diffondere sul mercato italiano la cultura della sostenibilità: un impegno  per un “percorso virtuoso” che Borsa Italiana punta a far crescere nei prossimi anni. L’amministratore delegato, Raffaele Jerusalmi, in una intervista a SustainEconomy.24, il report de Il Sole 24 Ore Radiocor e Luiss Busines parla di una sensibilità “molto alta” delle società quotate italiane con il segmento dedicato ai green e social bond di Borsa Italiana che quota circa 120 titoli e continua a crescere. E illustra uno scenario di consapevolezza, ancora   più saldo di fronte alla pandemia.

Una crescita economica e finanziaria improntata alla sostenibilità deve essere una priorità per il nostro Paese. Come si muove Borsa Italiana? Quale ruolo e quali strumenti state adottando? E come si muoverà in futuro?

«Il nostro ruolo è quello di facilitare l’incontro tra imprese e investitori, la raccolta di capitali destinati a imprese e strumenti sostenibili e diffondere sul mercato italiano la cultura della sostenibilità. Un impegno che crescerà nei prossimi anni. Borsa Italiana, per esempio, ha organizzato lo scorso luglio l’Italian Sustainability Week, un roadshow tra imprese e investitori, interamente dedicato ai temi della sostenibilità. Cinquanta aziende, per una capitalizzazione di mercato aggregata di circa 290 miliardi di euro, il 55% dei mercati italiani, hanno incontrato 180 investitori per discutere le proprie strategie di crescita sostenibile. Lanciammo questo evento tre anni fa, prima Borsa al mondo a organizzare un roadshow tutto dedicato a temi Esg, e oggi abbiamo risultati al di sopra delle migliori aspettative».

Dal vostro punto di vista le società quotate di Borsa italiana come stanno rispondendo? Che sensibilità riscontrate verso questi temi?

«Una sensibilità molto alta. Del resto l’Italia si colloca ai primi posti nel mondo per attenzione a questi temi. Pensiamo al numero di B Corporate presenti nel nostro Paese o ai numeri che citavo prima a proposito della Sustainability Week. Del resto è ormai evidente che la sostenibilità sia un elemento di attrattività per nuove risorse, non solo finanziarie. Molte imprese hanno compreso l’importanza delle loro politiche di sostenibilità a supporto del recruiting dei migliori talenti. Trovo che ci sia molta attenzione da parte delle imprese italiane ad agire con trasparenza e coerenza, evitando atteggiamenti superficiali, siano “green washing” o marketing che strizzino l’occhio alla moda e che possono tradursi in veri e propri boomerang sul piano reputazionale».

Si può arrivare ad un capitalismo sostenibile?

«Credo ci si debba impegnare seriamente a mitigare eccessi o a ridurre gli abusi delle risorse produttive. In questo senso, la strada tracciata dall’Onu con gli SDGs è una possibilità molto concreta che va assolutamente colta e che può trasformare i nostri sistemi produttivi, facendo anche tesoro dell’esperienza vissuta durante la pandemia. Non dimentichiamo che l’Ue ha adottato il regolamento sulla tassonomia delle attività sostenibili, un altro passo avanti in questa direzione».

A proposito dei nuovi strumenti finanziari, Green bond, investimenti in sostenibilità, li ritenete un approccio valido? I numeri sono importanti?

«Il segmento dedicato ai green e social bond di Borsa Italiana quota circa 120 titoli e continua a crescere. Il raggiungimento degli SDGs richiede risorse per investimenti e noi stiamo svolgendo un ruolo importante nel favorire la raccolta delle risorse necessarie a questi investimenti. Il mercato è già molto sviluppato e crescerà ancora. Emittenti di qualità si impegnano su obiettivi sostenibili garantendo ritorni agli investitori e vantaggi per tutta la comunità. È un processo virtuoso su cui siamo sempre più impegnati».

Stiamo vivendo una grave crisi innescata dall’emergenza Covid-19. Cosa è cambiato nel rapporto tra investitori, aziende e regolatori? E può accelerare o frenare il percorso verso un ecosistema finanziario sostenibile?

«Credo che la pandemia abbia rivelato i punti di forza e le crepe del nostro sistema economico e sociale, ma soprattutto ha evidenziato la nostra interdipendenza reciproca. Nella comunità finanziaria c’è molta consapevolezza che ognuno deve fare la propria parte per continuare a supportare l’economia garantendo, nell’immediato, i mezzi necessari per ripartire, e poi, una crescita sostenibile e durevole per tutti».

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17/9/2020