L’ad Marco Arduini racconta a SustainEconomy.24 la storia e i risultati dell’azienda che produce le parti principali di motori elettrici e generatori

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La storia di Euro Group Laminations, l’azienda lombarda a metà strada tra l’azienda di famiglia e la multinazionale, che produce rotori e statori – le parti principali dei motori elettrici e generatori – e costruisce il cuore dell’auto elettrica di marchi come Volkswagen o Porsche. L’amministratore delegato, Marco Arduini in un’intervista a SustainEconomy.24, report di Radiocor e Luiss Business School, delinea una panoramica del gruppo che conta 7 stabilimenti in Italia e 5 extraeuropei (Messico, Tunisia, Usa, Cina, Russia) e un organico di 2.100 addetti, parla del contributo nel percorso verso zero emissioni e i risultati del 2020 con l’accelerazione sull’ elettrificazione delle auto. «Abbiamo stimato che lo scorso anno, su 2,4 milioni di auto elettriche vendute nel mondo, 800mila hanno avuto i nostri componenti per i motori per la trazione».

Il vostro gruppo rappresenta una storia di famiglia e una bella storia italiana. Quanto spazio c’è per la sostenibilità?

«Il generatore elettrico, se alimentato da energie rinnovabili, è un’applicazione sostenibile per definizione, può utilizzare il vento o il movimento delle acque per produrre energia pulita, sostenibile, rinnovabile; dall’altra parte abbiamo il tema della transizione da quello che è il mercato delle automobili con motore a combustione di idrocarburi a quelle a trazione elettrica. Quindi noi operiamo in mercati che lavorano a favore della sostenibilità. Tutti pensano che l’energia si consumi principalmente per l’illuminazione, ma il grande consumo, fino al 50%, passa per l’energia che è utilizzata dai motori elettrici per la ventilazione, per l’aria condizionata, per le applicazioni industriali e da tutti gli elettrodomestici che abbiamo in casa. Se rendiamo più efficienti questi motori siamo in grado di ridurre il consumo complessivo di energia in maniera notevole ed avere meno emissioni. E noi siamo impegnati, proprio, su questo percorso di riduzione della CO2. Del resto, anche i nostri clienti, che sono per lo più grandi gruppi tedeschi, ci chiedono di essere al loro fianco e lavorare in questa direzione».

Euro Group produce rotori e statori per motori elettrici per clienti che si chiamano Volkswagen, Porsche oltre a Siemens, Marelli, Bombardier. La pandemia ha accelerato o rallentato il percorso verso la mobilità elettrica?

«Eravamo già lanciati su questo trend, avevamo una serie di progetti che dovevano partire in Nord America ed Europa che sono stati accelerati. Abbiamo avuto una crescita in questo segmento rispetto allo scorso anno del 58%. Ho stimato che l’anno scorso sono state vendute nel mondo circa 2,4 milioni di auto “full electric” e di queste almeno 800mila hanno i nostri componenti».

Ci ha anticipato i dati sul settore auto. Quali sono i settori e i mercati di maggiore crescita?

«Il 2020 è stato un anno unico nel suo genere; malgrado questo, non abbiamo mai fermato la produzione ma abbiamo diminuito la capacità in alcune settimane, nei momenti cruciali della pandemia e, come dicevo, il segmento dell’elettrificazione dell’auto è cresciuto del 58% mentre quello dell’energia rinnovabile e delle applicazioni domestiche ha avuto una leggera crescita. Ha sofferto, invece, tutto quello che chiamiamo mercato industriale nel suo complesso e le applicazioni legate all’auto tradizionale. Quanto ai mercati, siamo cresciuti in Europa e in Nord America mentre in Cina la situazione è stata più delicata ma lì siamo arrivati solo nel 2016 e quindi è un mercato che per noi è ancora in fase di sviluppo».

Lo scorso anno avete aperto il capitale agli investitori privati con l’ingresso di Tikehau Capital. Cosa cambia e cosa rappresenta?

«Rappresenta un rafforzamento finanziario proprio per perseguire l’evoluzione del mercato e la necessità di investimenti. Il trend di crescita dei veicoli elettrici richiede una aggiunta di capacità specifica e, quindi, avere una iniezione di capitali ci permette di seguire il mercato con le risorse necessarie. Abbiamo già raccolto commesse per 2 miliardi di euro da eseguire nei prossimi 6-7 anni, e un assetto rafforzato ci consente di realizzarli. L’investitore è un fondo di private equity francese, entrato in minoranza al 30%, lo abbiamo scelto per la sensibilità alle tematiche industriali; è un soggetto finanziario con il giusto know-how e la capacità di sostenerci in questa evoluzione».

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14/1/2021