La storia di Vetrya, la Google italiana, che dieci anni fa ha ripensato il modello d’impresa improntandolo alla sostenibilità. Il fondatore e amministratore delegato Luca Tomassini a SustainEconomy.24 parla anche del contributo alla lotta al Covid e del nuovo Piano industriale che sarà presentato a metà dicembre

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Innovazione e sostenibilità vanno di pari passo perché il modello di business va ripensato. Un’idea che Vetrya porta avanti da dieci anni. Luca Tomassini, fondatore, presidente e ceo del gruppo, definito da  tanti la Google italiana, ne parla a SustainEconomy.24, report di Luiss Business School e Il Sole 24 Ore Radiocor. Insieme al  contributo dato nella lotta al Covid e la spinta sul digitale, “uno dei pilastri del futuro”. E il nuovo Piano industriale che sarà presentato a metà dicembre con l’obiettivo di diventare una digital company italiana partner dell’industry nella transizione del digitale, degli operatori tlc, media e utility.

 Si parla tanto di sostenibilità. Per voi una parola d’ordine è l’innovazione. Sono conciliabili? Cosa vede in un futuro più sostenibile?

« Non solo innovazione e sostenibilità sono conciliabili, ma non possono stare l’una senza l’altra. C’è ormai la consapevolezza che il nostro modello di crescita e sviluppo vada ripensato; abbiamo capito che non è possibile continuare a investire, sviluppare e fare impresa senza pensare agli impatti che tutto questo comporta sul futuro. In una parola, abbiamo capito che bisogna guardare avanti, alle prossime generazioni, per prendere decisioni come se chi arriverà dopo di noi fosse già qui e potesse dire la sua. E cos’è l’innovazione, se non lo sguardo rivolto al futuro? Io credo che salvaguardare la nostra casa comune richieda e richiederà sempre più la disponibilità di strumenti potenti, intelligenti e leggeri che ci aiutino a misurare il nostro impatto, a ottimizzare i nostri sforzi, a raccogliere informazioni per calcolare benefici e conseguenze delle nostre azioni, e regolarci di conseguenza. E penso che questi strumenti, che già oggi ci circondano, nel futuro sostenibile diventeranno la norma, supportando gli obiettivi di crescita insieme a quelli di sostenibilità».

Lei ha dato vita a quella che viene definita la Google italiana, una piccola Silicon Valley in Umbria. Cosa significa sostenibilità in Vetrya?

«Oggi si parla tanto di sostenibilità: noi abbiamo iniziato già dieci anni fa, quando il termine era sicuramente meno di moda, e abbiamo reso sostenibile il nostro modello di impresa. Siamo partiti da subito con un’impresa radicata nel territorio, orientata al rispetto delle persone, determinata a crescere non in maniera fine a se stessa, ma per generare sviluppo e benessere, e migliorare la qualità della vita di tutti quelli che hanno contribuito e contribuiscono al nostro successo. Per fare qualche esempio il nostro campus è disegnato attorno alle persone e accanto agli spazi operativi abbiamo previsto aree destinate a svago, sport, cultura e innovazione. Da subito abbiamo integrato l’impianto elettrico tradizionale con pensiline fotovoltaiche, e per il riscaldamento dell’acqua è stata impiegata una parabola a concentrazione solare. Una sorta di “girasole digitale” controllato da satellite, che insegue il sole; all’interno del parco auto sono state inserite diverse auto elettriche e il Corporate Campus è dotato di colonnine per la ricarica di veicoli elettrici direttamente da pannelli solari. Con l’avvento della pandemia abbiamo ulteriormente incentivato lo smartworking fino a raggiungere la quasi totalità dei nostri collaboratori, che possono lavorare con serenità e produttività».

Parliamo del Covid-19 che ha modificato profondamente le nostre vite e evidenziato il ruolo delle tecnologie. La sua società ha cercato e sta cercando di dare un contributo. Ce ne parla?

«Durante la crisi il cambiamento e l’innovazione non si sono arrestati, anzi hanno in un certo modo accelerato la loro corsa. Appena avuto sentore dell’importanza del fenomeno, abbiamo attivato le nostre migliori energie per sviluppare soluzioni all’altezza della sfida che ci si presentava, con la messa a punto prima di una soluzione di tracciamento presentata prima della call del ministero per l’Innovazione, poi di dispositivi indossabili per garantire il mantenimento della distanza di sicurezza sui luoghi di lavoro insieme ad una piattaforma digitale, che stiamo vendendo non solo in Italia. Con la piattaforma di videocomunicazione, Eclexia, abbiamo messo a disposizione dei nostri clienti uno strumento agile ed efficace per gestire al meglio le attività necessariamente remotizzate, come quelle legate alla formazione. Mi limito a questi esempi per dare un’idea di come abbiamo cercato e stiamo cercando di applicare la filosofia nella quale crediamo profondamente: quella di un digitale al servizio dell’uomo, che facilita la vita e offre sostegno per superare le situazioni più difficili».

 Quali sono gli insegnamenti della pandemia? 

« Paradossalmente questa pandemia ha offerto proprio la consapevolezza, anche a chi non l’aveva, che il mondo del digitale è uno dei pilastri del futuro. I maggiori comparti dell’economia riescono ad andare avanti grazie al digitale ma servono le infrastrutture.  Questo tipo di richiesta, stimolata dalla situazione di emergenza, è stata recepita soprattutto dagli operatori di tlc che stanno rivedendo i piani di investimento sulla parte infrastrutturale importante per lo sviluppo del digitale. E poi, grazie alla pandemia, abbiamo finalmente capito che l’innovazione, come ho già scritto, non chiede permesso: bisogna cogliere al volo l’opportunità di abbracciarla, se non vogliamo farci sorprendere ancora. Anche perché ci sono prati verdi su cui andare a sviluppare modelli di business basati digitale».

Lei che è stato un precursore nelle tecnologie nel nostro Paese: dai cellulari a internet alla tv on demand. Cosa vede nel futuro? Pensa a qualcosa in particolare?

«Da un’e-commerce più evoluto alla realtà aumentata e, soprattutto andare a sfruttare la possibilità di banda delle nuove reti come il 5G, il mondo dell’internet of Thing. Lo scenario che attualmente ci si presenta davanti potrebbe sembrare sconfortante. Ma mi piace parlare di un’operazione che ho chiamato “memoria del futuro”: guardare indietro per guardare avanti per cogliere gli “assaggi” di quel che sarà. Ecco, io credo che l’errore peggiore che possiamo commettere sia quello della cecità, dell’assenza strutturale di lungimiranza, della sottovalutazione dei rischi, in una parola l’errore della mancata progettazione del futuro».

E nel futuro di Vetrya? A breve presenterà il nuovo piano industriale…

«Sa quali sono state le imprese statunitensi più virtuose nell’attraversare il periodo di crisi? Secondo gli analisti, sono quelle hanno agito prima che la crisi arrivasse; che si sono concentrate sulla crescita a lungo termine; che hanno mantenuto gli obiettivi cambiando semplicemente il modo per raggiungerli; e che sono state attente al risparmio, ovvero hanno preservato il loro capitale, la loro possibilità di sopravvivenza, azione e investimento. È esattamente quello che ha fatto e sta facendo il gruppo che guido, che tenendo fermo l’obiettivo dell’innovazione ha colto l’opportunità di un mercato affamato di digitale, con imprese che esprimono ancora in larghissima parte un fabbisogno di trasformazione del business, alle prese con le sfide della sicurezza, dello smartworking, di infrastrutture agili e di collaborazione efficiente. Noi da sempre mguardiamo a due cose: all’innovazione, tecnologia digitale e tlc, e ad anticipare le esigenze dei clienti. Ogni anno dobbiamo cercare di modulare le richieste e il nostro nuovo piano industriale vedrà questa rimodulazione con una forte attenzione a tutto quello che è il processo di Digital Trasformation  per diventare una digital company italiana partner dell’industry nella transizione del digitale, degli operatori tlc, di media editori e utility favorendo il cross selling tra tutte le nostre direzioni: Cloud computing; media comunication e industry, telco 5G e fibra ottica.   Conto per metà dicembre di presentarlo agli investitori e alla comunità finanziaria».

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26/11/2020