Per Marco Gay, presidente di Anitec-Assinform, serve una presa in carico forte da parte del nuovo esecutivo

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L’obiettivo di giugno 2022 per completare la seconda transizione alla tv digitale (con il passaggio al Dvb-T2) è «sfidante» ma non si può assolutamente pensare a un ulteriore rinvio. Lo sostiene, nell’intervista a DigitEconomy.24 (report del Sole 24 Ore Radiocor e della Luiss Business School) il presidente di Anitec-Assinform, Marco Gay. In questo scenario solo «una forte presa in carico di questa transizione da parte del nuovo esecutivo, con un preciso piano di azione a livello Paese e con la collaborazione attiva di tutti gli stakeholder», dice Gay, può far superare le difficoltà.

La scadenza del 2022 per la seconda transizione alla tv digitale non è lontana, quali le maggiori criticità?

L’obiettivo del 2022 risulta oggi molto sfidante per tutto il sistema: Governo, broadcaster, produttori di tecnologia, distribuzione sono chiamati a uno sforzo straordinario ed è necessario recuperare molto terreno rispetto a quanto fatto sinora. Le criticità riguardano soprattutto la gestione in tempi brevi di un processo che, anche a causa della crisi pandemica, ha subito troppi ritardi e deve oggi ripartire con un nuovo impulso: solo considerando l’industria dei device, bisogna fare i conti con i vincoli della filiera che impongono un’accurata programmazione e una complessa gestione degli aspetti produttivi, finanziari e logistici. L’attuale shortage di materie prime e di componentistica, l’aumento dei costi e dei tempi per il trasporto delle merci, rappresentano ulteriori difficoltà, che l’industria sarà in grado di superare solo a fronte di una forte presa in carico di questa transizione da parte del nuovo esecutivo, con un preciso piano di azione a livello Paese e con la collaborazione attiva di tutti gli stakeholder.

Di fronte ai ritardi c’è chi parla anche della possibilità di un rinvio. È un’ipotesi auspicabile?

Assolutamente no, rimettere in discussione le scadenze di un percorso definito ormai da quasi due anni creerebbe ulteriori incertezze per gli operatori di mercato e rischierebbe di alimentare incomprensioni e un generale clima di sfiducia negli utenti. Prima di tutto si deve partire, il prossimo primo settembre, dal passaggio, di tutte le trasmissioni del digitale terrestre almeno allo standard Mpeg4 (la codifica usata oggi per trasmettere i servizi televisivi in alta definizione). Sarà poi inevitabile l’ulteriore transizione allo standard Dvb-T2, funzionale a ottimizzare le risorse frequenziali disponibili, offrendo al contempo al pubblico una migliore esperienza di visione dei contenuti. La certezza è che dal primo luglio 2022 la banda 700 MHz dovrà essere rilasciata agli operatori di telecomunicazioni per la diffusione dei nuovi servizi di rete di cui il nostro Paese ha estremo bisogno, pertanto le emittenti televisive dovranno necessariamente ricorrere a protocolli di trasmissione più efficienti di quelli attuali, e su questo voglio comunque ribadire che qualsiasi scenario deve prevedere tempistiche inequivocabili e date certe. Sul fronte della domanda, i dati sulle vendite dei nuovi televisori non sono finora confortanti.

Che cosa suggerite al Governo?

È vero, nonostante nel 2020 si sia registrato un aumento non trascurabile del numero di televisori venduti, il tasso di sostituzione degli apparecchi più datati, ancora attivi presso gli utenti, sembra essere ancora piuttosto basso e, su questo aspetto, il bonus Tv e la campagna informativa non hanno inciso nel modo sperato. Serve un cambio di passo immediato e per questo suggeriamo al Governo quattro azioni concrete, in ordine di importanza: rafforzare la campagna informativa verso i cittadini affinché tutti comprendano bene come e quando agire, attivare con urgenza i nuovi strumenti di incentivazione alla sostituzione dei ricevitori obsoleti, rendere disponibili i risultati della rilevazione della diffusione delle nuove tecnologie presso le famiglie, istituire un presidio operativo ad hoc con gli stakeholders per monitorare l’andamento della transizione e programmare con tempestività le eventuali azioni correttive necessarie.

Il nuovo esecutivo vi ha già ricevuti sul tema dello switch off? Che cosa vi aspettate?

È chiaro che in questi primi mesi le priorità del governo abbiano riguardato l’emergenza sanitaria ed economica e la chiusura del Pnrr. Abbiamo cercato di mantenere un contatto con la struttura Mise, attendendo l’assegnazione delle deleghe politiche ai due vice ministri e alla sottosegretaria Ascani, dalla quale ora ci aspettiamo una celere presa in carico del dossier Dvb-T2. Anche se questo tema non rientra nel perimetro del Pnrr, c’è da dire che la digitalizzazione del paese investe anche la Tv, la produzione dei contenuti, la possibilità di accedere a servizi digitali connessi. Al Governo abbiamo avanzato proposte su Pa, salute, formazione, industria 4.0, e cybersecurity, solo per citare alcuni argomenti. Ma è del tutto evidente che parlare di digitalizzazione e non affrontare la sfida trasformativa di uno dei beni – se non il bene per eccellenza – più diffusi nelle case degli italiani ci sembrerebbe davvero un controsenso logico.

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30/4/2021