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Il commento del direttore Paolo Boccardelli per DigitEconomy.24, il report di Sole 24 Ore Radiocor e Luiss Business School. Con gli interventi di Mirella Luzzi, sottosegretaria allo Sviluppo Economico, Pietro Guindani, presidente dell’associazione di filiera Asstel, Vito Vitale, segretario della Fistel Cisl, Emanuele Iannetti, AD Ericsson Italia: sfoglia il report completo

L’indice di digitalizzazione dell’economia e della società (DESI) della Commissione Europea per il 2019 colloca l’Italia al ventiquattresimo posto fra i ventotto Stati membri dell’UE. Non solo: ci posizioniamo all’ultimo posto, a livello europeo, nella categoria “capitale umano” a causa della carenza di competenze digitali per oltre metà della popolazione. Tale dato si riflette anche in un minore utilizzo dei servizi online, dove si registrano ben pochi progressi, sia da parte dei cittadini che delle PMI, che rappresentano l’ossatura del nostro capitalismo. Lo stesso Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha evidenziato che l’Italia è tecnologicamente indietro rispetto alla media europea a causa della sua “struttura produttiva frammentata” e allo “sviluppo limitato delle reti TLC di nuova generazione”.  

Competenze digitali e 5G per connettere il Paese al futuro

Per far sì che il Bel Paese non perda l’equivalente di 4 punti percentuali di prodotto interno lordo annuo, SACE suggerisce di “raggiungere i mercati che contano”, dotando il territorio di infrastrutture riguardanti sia le reti fisiche che quelle digitali.

Connettività e digitalizzazione rappresentano quindi parole chiave per la ricetta del cambiamento e il 5G ne rappresenta un elemento fondamentale. Il 5G non è infatti soltanto una “nuova versione” di una tecnologia, ma sarà il fattore abilitante di una serie di servizi, pensiamo all’auto a guida autonoma, alla telemedicina, alle smart cities, in grado di avere un impatto significativo sulla vita delle persone.

L’OECD stima che il numero di dispositivi posseduti per famiglia di quattro persone possa essere di circa 50 nel 2022, a fronte degli 8 device posseduti nel 2012. Ancora, i dispositivi Internet of Things (IoT) nel mondo potranno superare i 64 miliardi entro il 2025, mentre il 5G sarà in grado di stimolare la crescita reale del PIL globale di 3 trilioni di dollari cumulativamente dal 2020 al 2035. Sono dati significativi, questi, che fanno riflettere sotto molteplici aspetti, il più importante dei quali è probabilmente la necessità di un’ampia cooperazione tra il settore pubblico e quello privato, con l’obiettivo di garantire il rapido sviluppo da un lato e la sicurezza delle nuove reti dall’altro.

Infrastrutture digitali: necessaria la cooperazione tra pubblico e privato

Il valore economico e sociale della connettività abilitata dal 5G – che il WEF stima possa essere pari a 13,2 trilioni di dollari a livello globale entro il 2035 – richiede quindi che siano individuate soluzioni collaborative ed efficaci. I ricercatori dell’Imperial College di Londra stimano che a maggiori livelli di connettività corrispondono elevati tassi di crescita dell’economia: in media, un aumento del 10% dell’adozione della banda larga mobile provoca un aumento dello 0,6-2,8% della crescita economica.

Le società di telecomunicazioni in Italia si trovano tuttavia in un momento storico particolare: da un lato devono affrontare la sfida del 5G, dall’altro sono calate in un contesto di ipercompetitività, riduzione dei prezzi e contrazione dei margini che rischiano di minarne la capacità di fare quegli investimenti che non solo il settore ma la società tutta richiede. Dotare il nostro territorio di infrastrutture sia fisiche che digitali è fondamentale: solo in questo modo sarà possibile realizzare benefici di breve e di lungo termine e, in ultima analisi, contribuire in modo determinante alla crescita del Paese.

Il Sole 24 Ore, Liuzzi (Mise): «Sul 5G tutelare la sicurezza ma senza chiudere la porta a nessuno», di Simona Rossitto

20/01/2020