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05 Novembre 2020

«Il costo doloroso della pandemia e il futuro sempre più digitale»

Il presidente di Anitec-Assinform Marco Gay nel suo intervento su DigitEconomy.24, report del Sole 24 Ore Radiocor e Luiss Business School: «la strategia del lockdown sembra  ineludibile»   Viviamo giorni molto difficili. La pandemia da Covid 19 continua a imperversare e dopo qualche mese di apparente calma, si torna a vivere la paura della crisi sanitaria, mentre quella economica e sociale ormai da marzo si fa sempre più acuta e grave, con ricadute drammatiche su famiglie e imprese. Oggi restiamo in attesa di vedere la curva dei contagi appiattirsi, per poi cominciare a scendere. Per farlo, la strategia dei lockdown sembra oggi essere ineludibile, come accade in gran parte di Europa, anche se questo significa la chiusura di attività commerciali, l'interruzione delle attività scolastiche in presenza per migliaia di studenti, la sospensione di alcuni servizi alla persona – dalle prestazioni sanitarie all'attività motoria – indispensabili per il benessere fisico e psicologico. Una strategia dolorosa che dovrebbe servire a guadagnare tempo in attesa che i vaccini e cure sempre più efficaci ci consentano un graduale ritorno alla normalità. Mettere al centro delle economie avanzate la capacità di innovare Tra errori politici e di gestione della crisi pandemica, ritardi e criticità strutturali del Paese che emergono oggi in tutta la loro entità, i lockdown sono la soluzione più dolorosa, un costo che dobbiamo sostenere con senso di responsabilità, a partire dal rispetto delle norme sanitarie minime come precondizione per ridurre i contagi e garantire la tenuta delle strutture sanitarie. Di fronte a una crisi, sta a ciascuno di noi fare la differenza.  Nonostante le incertezze, è doveroso però ricominciare a parlare di futuro. Perché non farlo vorrebbe dire condannare il paese a un declino inaccettabile, dopo un così lungo periodo di sofferenza.  Un futuro che sarà sempre più digitale e che metterà al centro delle economie avanzate la capacità di innovare, di scommettere sulla conoscenza e sul progresso tecnologico per una crescita inclusiva e sostenibile. Siamo in transizione digitale, molto di più può essere fatto Siamo in piena transizione digitale. Il massiccio ricorso alle soluzioni Ict durante e dopo il lockdown - dal lavoro alla didattica a distanza, all'e-commerce, allo sport praticato in casa con le piattaforme on line, al massiccio ricorso a cloud, cybersecurity, alle piattaforme per gestire da remoto interi impianti industriali – ci ha dimostrato come il digitale tocchi in maniera pervasiva quasi ogni campo della nostra vita. E molto di più può esser fatto. Per questo, è oggi imperativo sostenere lo sviluppo di un'industria digitale, innovativa e capace di alimentare l'occupazione, attrarre talenti e modernizzare il nostro sistema produttivo che guarda ai servizi, alla manifattura, alla scuola, alla sanità, infine alla pubblica amministrazione. Dobbiamo, cioè, provare a recuperare quel gap che abbiamo verso i nostri partner europei e internazionali, sapendo di avere tutte le capacità per farlo. Crisi vuol dire opportunità per affrontare i nodi irrisolti del Paese Siamo convinti che questa crisi possa rappresentare un'opportunità per affrontare i nodi irrisolti del Paese – dalle semplificazioni amministrative a un fisco più semplice e meno invasivo – per consentire alle imprese e alla Pa di tornare a investire in innovazione, vera "cura" per la nostra economia. Un vero e proprio "strumento" per ridurre le diseguaglianze e assicurare alle future generazioni una prospettiva di crescita e benessere.  Sappiamo benissimo che la strada è in salita. Non ci nascondiamo le tante difficoltà. I trasporti, il turismo, la ristorazione, l'attività fieristica ha subito uno stop pressoché totale, mentre l'industria e il mondo dei servizi hanno potuto contare sulle soluzioni digitali per proseguire con una certa continuità l'attività produttiva. Basti pensare allo smartworking, alla scuola a distanza, alle fabbriche "intelligenti": seppur con qualche difficoltà, il mondo non si è fermato grazie al digitale. Una politica industriale del digitale in vista del Recovery Fund Oggi abbiamo bisogno di una nuova normalità che corregga gli errori e faccia tesoro delle best practices e delle innovazioni che il digitale ha introdotto nel nostro quotidiano.  Il modo di lavorare, il modo di produrre, i trasporti e i commerci continueranno a subire trasformazioni importanti, centrate sulla parola "sicurezza". La sicurezza sanitaria, in primo luogo, ma anche la sicurezza delle transazioni commerciali, delle reti di dati, della salubrità dei prodotti, delle procedure adottate. Tutte le imprese e tutte le filiere sono in prima fila, le piccole con le grandi.  Per questo, oggi è l'occasione per liberare creatività, trovare soluzioni di policy coraggiose non per proteggere lo status quo, ma per dare nuova linfa vitale al tessuto industriale. C'è bisogno di una strategia e di una visione di lungo periodo che affidi al digitale il compito di trainare la ripresa economica, per affrontare i nodi e i ritardi che da troppo tempo zavorrano la crescita del Paese. Dobbiamo dotarci di una vera politica industriale per il digitale, che consenta di sfruttare al meglio le risorse del Recovery fund per non trasformale in mero debito: dobbiamo fare (e non solo evocare) le riforme strutturali. È un'occasione unica e non va sprecata.  Come Anitec-Assinform, proponiamo sette assi di intervento: quattro indirizzati al sostegno della domanda intervenendo lato: imprese, amministrazioni pubbliche, scuola e sanità, tre indirizzati allo sviluppo dell'offerta o industria digitale, attraverso misure di sostegno per R&S, startup e competenze ICT. *Presidente di Anitec-Assinform SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 5/11/2020

05 Novembre 2020

Pisano: «Paese più pronto ad emergenze ma accrescere infrastrutture e mezzi. Rete unica può dare contributo»

A fronte della seconda ondata Covid, il bilancio della ministra su digital divide, digitalizzazione e App Immuni: «Se più cittadini l'avessero usata subito, forse non saremmo in questa situazione».   L'Italia è più pronta ad affrontare le emergenze «nelle attitudini di ciascuno», ma «è indispensabile accrescere anche dal punto di vista di infrastrutture e mezzi la preparazione del Paese a questa fase e ad altre successive che speriamo più serene». Lo afferma la ministra dell'Innovazione tecnologica e digitalizzazione, Paola Pisano, facendo il punto con DigitEconomy.24 (report del Sole 24 Ore Radiocor e della Luiss Business School) sullo stato delle infrastrutture e della digitalizzazione del Paese alla luce della seconda ondata di coronavirus. Secondo gli ultimi dati Agcom, il divario digitale tra le Regioni arriva anche a 40 punti, ma ci si aspetta una riduzione grazie alle iniziative di Open Fiber, di Tim e degli operatori Fwa. In questo scenario «il progetto della rete unica può contribuire a dotare l'Italia di una infrastruttura solida per sviluppare servizi digitali migliori». Quanto all'app Immuni e al suo uso limitato, Pisano sottolinea che se un maggior numero di cittadini l'avesse utilizzata subito «forse oggi non saremmo nella seconda ondata della pandemia o non lo saremmo nelle proporzioni attuali». Un motivo in più per «non demordere e per continuare a far crescere il numero degli utenti». La nuova ondata di coronavirus ha fatto crescere nuovamente smart working e didattica a distanza. L'Italia oggi, a livello di infrastrutture, è più preparata rispetto al lockdown di pochi mesi fa? Può essere più preparata nelle attitudini di ciascuno ad affrontare le emergenze, ma è indispensabile accrescere anche dal punto di vista di infrastrutture e mezzi la preparazione del Paese a questa fase e ad altre successive che speriamo più serene, non insidiate da un virus tuttora privo di vaccino. Considerato l'aumento di lavoro e didattica a distanza, il governo ha deciso di aiutare le famiglie meno abbienti sulle quali ricadono i pesi maggiori: potranno usufruire di agevolazioni, voucher fino a 500 euro, per dotarsi di connessione a internet veloce e di un personal computer o di un tablet. Una connettività adeguata e veloce è indispensabile anche per le scuole. Il Comitato banda ultra larga, Cobul, che presiedo, ha deliberato un ‘Piano scuole' e questo prevede investimenti per 400 milioni di euro. Serviranno a far arrivare la connettività a un gigabit in oltre 35 mila edifici scolastici e a fornire gratuitamente per cinque anni il servizio di connessione. Il governo sta seguendo con grande attenzione anche il piano per portare la banda ultra larga nei Comuni delle cosiddette ‘aree bianche', ossia quelle zone del Paese nelle quali gli operatori privati del settore non hanno interesse economico ad investire. A fine 2019 erano 79 i Comuni delle aree bianche in cui era presente la connettività in fibra ottica. Oggi sono 594. Il progetto complessivo prevede di portare entro il 2023 la banda ultra larga in oltre settemila Comuni. L'App Immuni probabilmente non ha dato i risultati sperati, visti i dati del contagio. Quali sono i colli di bottiglia individuati e come superarli? Finora Immuni è stata oggetto di oltre 9,6 milioni di download. Occorre fare di più? Certo. E' davvero poco? Beh, ricordiamo che nessuna app pubblica nel nostro Paese è stata scaricata su smartphone così tante volte in un arco di tempo così ristretto. Le notifiche di esposizione al virus che sono state inviate finora superano le 63 mila. Significa che 63 mila persone sono state informate di correre più rischi di altri di risultare contagiate e quindi sono state rese consapevoli di poter agire per circoscrivere focolai, sottoporsi il prima possibile a controlli medici, proteggere persone vicine rinunciando a ulteriori contatti con queste. In ottobre, in concomitanza con l'accelerazione dei contagi, è stato registrato un notevole aumento dei download. Se un maggior numero di cittadini avesse utilizzato Immuni nei primi mesi di entrata in funzione, dunque dal primo giugno scorso, forse oggi non saremmo nella seconda ondata della pandemia o non lo saremmo nelle proporzioni attuali. Ed è un motivo per non demordere. Per continuare a far crescere il numero degli utenti perché ogni focolaio circoscritto sul nascere è un vantaggio per tutti, innanzitutto per le fasce di popolazione più vulnerabili di fronte al virus. Come si spiegano i casi di successo come quello della Corea?  La Corea è un Paese dinamico al quale siamo legati da profonda amicizia, ma il confronto non può essere fatto in termini sommari. Per ragioni storiche e geopolitiche evidenti, per la maggiore familiarità del suo popolo con misure di sicurezza e difesa, la Repubblica di Corea ha riguardo alla privacy un approccio che non è identico a quello italiano. Se ci confrontiamo con Paesi simili al nostro, rileviamo che soltanto in Germania il numero dei download è più elevato rispetto a quello registrato in Italia. Oltre ad amministrare uno Stato che ha più popolazione, il governo tedesco ha però anche investito nell'operazione più fondi rispetto a quanto avvenuto in Italia: nemmeno un euro, all'inizio. Noi abbiamo lavorato su un progetto fornitoci gratuitamente da un'azienda selezionata e pubblicizzato sulla base delle disponibilità spontanee di aziende private di informazione ed editoria. Quali sono state le maggiori difficoltà? Il dipartimento che guido ha curato la parte tecnologica e normativa dell'applicazione, gestita a partire da giugno dal Sistema sanitario nazionale. Nelle settimane scorse sono state segnalate difficoltà nell'inserimento dei codici degli utenti positivi, operazione necessaria a far partire le notifiche, e il governo è intervenuto. Nel Dpcm del 18 ottobre scorso, tra le misure per contrastare l'emergenza da Covid-19 è stato indicato per gli operatori sanitari l'obbligo di inserire i codici nel sistema di Immuni. Nel decreto legge sull'emergenza epidemiologica pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 28 ottobre è stata prevista la nascita di un call center a disposizione degli utenti di Immuni. Il 19 ottobre scorso l'applicazione è diventata interoperabile con le app di notifica di contatti a rischio di contagio adottate in Germania e in Irlanda. Significa che chi vive in Italia e ha Immuni può impiegarla anche in Germania e Irlanda e viceversa per quanto riguarda gli utenti delle analoghe app tedesca e irlandese. Nei giorni scorsi anche Lettonia e Spagna hanno avviato l'interoperabilità delle loro applicazioni e nelle prossime settimane altri Paesi dell'Unione si uniranno al sistema. Le difficoltà che si sono verificate appartengono alla fase attuale nella quale si trova la digitalizzazione nel nostro Paese: un processo di cambiamento al quale non mancano resistenze, diffidenze superiori a quanto potrebbe essere naturale e molte volte infondate, intralci di varia natura. Qualcuno mi dimostri che sono ragioni per andare indietro invece che avanti, se ci riesce. Motivi per bloccare una evoluzione indispensabile io non ne vedo e agisco per farla procedere a vantaggio della sicurezza, e della salute, di tutti noi. A che punto è il digital divide alla luce delle iniziative di Tim, Open Fiber e gli altri operatori, attivate nel lockdown e post lockdown?  Secondo gli ultimi dati dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni le differenze di copertura a banda ultra-larga tra le nostre Regioni vengono misurate anche in 40 punti percentuali. Gli interventi del concessionario Open Fiber che sta cablando le aree bianche contribuiranno a diminuire questo divario, come dovrà farlo il progetto di Tim che sta investendo sulla tecnologia Fiber to the cabinet e gli operatori Fixed wireless access. Ma il digital divide non riguarda solo la connessione. Il divario, non meno preoccupante, è anche nelle competenze digitali. Per questo ho chiesto alla ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina e al ministro dell'Università Gaetano Manfredi di inserire nei programmi didattici delle scuole e nei piani studio degli atenei nuovi spazi da dedicare all'insegnamento dell'informatica e di usi corretti delle tecnologie da parte di ragazze e ragazzi. Senza adeguate competenze, anche una rete di connessione efficiente non potrebbe essere utilizzata al meglio. Sarebbe come avere in casa i cavi della corrente elettrica senza lampadine. Le stanze resterebbero buie. Open Fiber ha proposto un piano per accelerare e portare la connessione con l'Fwa nelle aree bianchissime, cioè i cosiddetti Comuni "No internet". Valutate altre iniziative?  Noi abbiamo chiesto a tutte le società di telecomunicazioni di presentare quanto prima proposte volte a portare in tempi brevi la connettività nelle aree cosiddette ‘bianchissime', zone nelle quali almeno un decimo delle abitazioni è priva di connessioni con Internet . Sono 204 i Comuni di queste zone. L'obiettivo del governo è sempre fare la propria parte affinché siano assicurate velocità, sicurezza e capacità della rete. Quella di Open Fiber al momento è l'unica proposta concreta, ma sappiamo che altri operatori sono interessati. Occorre fare in modo che una convergenza nelle azioni di soggetti privati e politiche pubbliche permetta che anche in questi Comuni i ragazzi possano seguire le lezioni da casa e i loro genitori lavorare da remoto. La tecnologia deve dare a tutti le stesse opportunità, non certo ampliare i divari sociali. La nuova ondata di coronavirus fungerà da acceleratore per il progetto di rete unica tanto discusso?  La rete unica rappresenta un progetto importante per il Paese. L'emergenza sanitaria ha fatto emergere con più forza la necessità di disporre di una rete di connessione veloce e sicura, di digitalizzare il nostro territorio e per questo serve la connettività. Il progetto della rete unica può contribuire a dotare l'Italia di una infrastruttura solida per sviluppare servizi digitali migliori. SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 5/11/2020

05 Novembre 2020

Cy4gate: «Lavoriamo col Governo per prevenire nuove emergenze»

Su DigitEconomy.24, report del Sole 24 Ore Radiocor e Luiss Business School, l'intervista all'amministratore delegato della società di cybersecurity, Eugenio Santagata: «Il Covid si poteva prevedere, c'erano segnali  negli ultimi 10 anni»   L'emergenza Covid, con gli attuali sistemi di intelligenza artificiale e software di analisi dei dati «si poteva prevedere» se si fossero messi a fattore i segnali presenti nel corso degli ultimi dieci anni; ora si sta lavorando, grazie ai sistemi di intelligenza predittiva, per anticipare altri simili eventi. Ad affermarlo è Eugenio Santagata, amministratore delegato di Cy4gate, società quotata in Borsa e controllata al 46% dal gruppo Elettronica, che opera nel mercato cyber a 360 gradi, principalmente con governo, forze armate, forze di polizia, agenzie di intelligence. Inoltre il gruppo, spiega Santagata a DigitEconomy.24 (report del Sole 24 Ore Radiocor e della Luiss Business School) è all'opera per prevenire e monitorare, attraverso i social network, «l'insorgenza di fenomeni eversivi, disordini sociali, diffusione di idee propagandistiche che minacciano l'ordine pubblico e la sicurezza nazionale». L'Italia, aggiunge l'amministratore delegato che è anche vicedirettore di Elettronica e conta 15 anni di carriera in vari ruoli operativi come ufficiale di comando in operazioni militari, «è in guerra, come tutti i Paesi del mondo» e se, sul fronte normativo e regolatorio abbiamo  un contesto solido, d'altro canto bisogna procedere più velocemente possibile nella road map dell'attuazione della sicurezza cibernetica nazionale. L'emergenza Covid, grazie all'analisi dei dati e ai sistemi di intelligenza artificiale esistenti, si poteva prevedere? Andando indietro di 10 anni dei segnali c'erano, ma non sono stati messi a fattore. State lavorando per prevenire altre emergenze simili? La domanda attuale riguarda proprio che cosa succederà in futuro. C'è, infatti, una nuova frontiera che è quella dell'intelligenza predittiva sulla quale stiamo cercando di dare un contributo. Il governo italiano, ma anche le aziende, stanno cercando di attivarsi in questo campo, la tecnologia ci può essere d'aiuto. Vanno, infatti, presi in considerazione i cosiddetti segnali deboli, si tratta di una grande quantità di dati, segnali che non vengono captati, ma che possono essere spia di quello che avverrà. Cy4gate collabora con il Governo in vari progetti per la raccolta e l'analisi di dati aggregati ed eterogenei provenienti dalle fonti aperte (Osint) riguardanti trend pandemici e l'occorrenza di eventi fino a ieri considerati straordinari ad alto impatto sociale, al fine di testare algoritmi proprietari di intelligenza predittiva. Grazie al software e programmi informatici specifici che captano e analizzano i "segnali deboli" all'interno del mare magnum di dati di tutti i tipi, l'obiettivo è proprio predire il verificarsi di nuovi fenomeni "tipo" il Covid. In quali altri campi state lavorando col governo? Ad esempio Cy4gate, nell'ambito di uno dei suoi campi di operatività come la raccolta ed analisi dati, fornisce al Governo sistemi per la monitorizzazione attiva dei social network basati sull'apporto fondamentale della Intelligenza Artificiale, al fine di prevenire l'insorgenza di fenomeni eversivi, disordini sociali, diffusione di idee propagandistiche che minacciano l'ordine pubblico e la sicurezza nazionale, o per quanto possibile gestirli ove la matrice di questi fenomeni utilizzino i social network come strumento di organizzazione, reclutamento e crescita. Tornando all'attuale emergenza sanitaria, avete messo a punto dei prodotti di contact tracing? Abbiamo registrato subito un'app per il tracciamento dei contatti che abbiamo venduto a varie aziende, anche alla nostra casa madre Elettronica. Viene utilizzata sul posto di lavoro su base consensuale. I dati raccolti vengono gestiti all'interno del perimetro aziendale solo per aumentare la sicurezza dei dipendenti. Oggi l'Italia, con l'adozione del perimetro di sicurezza cibernetica, è promossa nel campo della cybersecurity? Noi siamo in guerra, come tutti i Paesi del mondo, c'è in atto una guerra informatica sotterranea. Si tratta di attacchi su larga scala e i rischi saranno sempre più alti man mano che il 5G diventerà parte integrante della nostra vita e gli oggetti saranno sempre più connessi tra loro. Qualche anno fa l'Italia era più vulnerabile di oggi, il nuovo perimetro di sicurezza cibernetica rappresenta, infatti, un forte scudo di cui il nostro Paese si è dotato. Tuttavia l'Italia è sempre un soggetto esposto agli attacchi, occorre procedere sulla road map della sicurezza informatica nazionale in maniera più spedita. Di fronte al nemico invisibile, subdolo, cinico che diventa sempre più difficile identificare, si pone il problema della risposta. Sul fronte regolatorio e normativo, va comunque detto, abbiamo un contesto sufficientemente solido. SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 5/11/2020

05 Novembre 2020

Irideos: «Traffico dati sotto  controllo, su rete unica in fibra non escludiamo nulla»

L'intervista all'amministratore delegato della società, Danilo Vivarelli:  «Pronti a gestire nuovi picchi» su DigitEconomy.24, il report Il Sole 24 Ore Radiocor e Luiss Business School   La situazione del traffico dati nelle reti tlc è ancora sotto controllo; la crescita c'è, ma è ben lontana dai livelli del lockdown di marzo. Dal suo osservatorio privilegiato Danilo Vivarelli, ex consigliere di Tim e oggi amministratore delegato di Irideos, tasta il polso della situazione durante la nuova emergenza legata alla seconda ondata di contagi da coronavirus. In ogni caso l'azienda, controllata al 78,3% da F2i e al 21,7% dal fondo Marguerite, si dice pronta a gestire eventuali nuovi picchi. Quanto al business, Irideos nel 2020 non ha riscontrato un grosso effetto Covid e registrerà alla fine dell'anno una sostanziale tenuta dei ricavi con margini in leggero aumento. Tuttavia il piano di crescita previsto per il 2020 sarà probabilmente spostato al 2021. Nel frattempo Irideos, nata dall'aggregazione di varie imprese dell'Ict che operano nel mondo del BtoB, guarda al progetto di rete unica, senza escludere nessuna ipotesi: «E' importante – dichiara Vivarelli a DigitEconomy.24 (report del Sole 24 Ore Radiocor e della Luiss Business School) - che ci sia un accesso non discriminatorio alle infrastrutture. Laddove si crea una concentrazione occorrono misure regolamentari adeguate». Con la nuova ondata di contagi, e il conseguente aumento delle misure restrittive, quali differenze osservate rispetto al lockdown di marzo? Noi siamo un operatore di servizi essenziali e nel primo lockdown, gestendo un'infrastruttura critica, abbiamo continuato a lavorare. Allora abbiamo notato alcune tendenze: l'aumento complessivo dei dati ha comportato una notevole richiesta di passaggi, da parte delle aziende, dall'adsl alla fibra. Inoltre abbiamo registrato nel nostro data center Avalon Campus, dove alloggiamo apparati di 155 operatori, un aumento del traffico dei dati scambiati. Il numero di collegamenti ha subito un'accelerazione del 50 per cento. Passato il primo periodo critico, il traffico è continuato a crescere, ma a un livello più standard. Guardando ai numeri, al momento si contano circa 100 nuove connessioni a settimana, nel lockdown erano 150. Siamo, cioè, più o meno in linea col periodo pre-Covid. In generale, dall'epidemia a oggi, si è registrata una crescita del 25% con un picco superiore nella prima fase e via via una normalizzazione. In ogni caso siamo pronti a gestire nuove impennate, non c'è nessun problema ad aumentare la nostra capacità. Voi avete 30mila chilometri di fibra ottica, che cosa ne pensate del progetto di rete unica? Se partirà il progetto noi faremo le nostre valutazioni. La rete unica ha implicazioni a livello tecnologico, politico, è una sfida complessa. Noi in questo momento stiamo monitorando l'evoluzione. E' tuttavia importante, qualora si realizzi la rete unica, che ci sia un accesso non discriminatorio alle infrastrutture. Laddove si dovesse creare una concentrazione, ci vorranno poi misure regolamentari adeguate. Che ne pensate della possibilità di includere anche i data center nella rete unica e del progetto di creare un cloud europeo?  I data center, noi ne abbiamo 14, sono un elemento fondamentale; in prospettiva, infatti, i servizi andranno progressivamente in cloud. Noi abbiamo un nostro percorso di espansione, ma, se ci saranno opportunità legate a un contesto più ampio, le valuteremo volentieri. Come detto in precedenza, qualora dovesse partire il progetto di rete unica, non escludiamo niente.  Quanto all'ipotesi di un cloud europeo, Irideos fa parte del progetto Gaia-X fin dall'inizio visto che vi partecipava la società Enter, poi integrata nel gruppo. Sicuramente la presenza di eventuali standard possono rendere la situazione più omogenea a livello europeo e contribuire a creare un polo importante dei servizi. Dal primo novembre avete completato la fusione con Cloud Italia. Vedete altre aggregazioni o acquisizioni nel vostro orizzonte? La campagna di acquisizioni è stata fatta nel 2017-2018 da parte di F2i e del fondo Marguerite: sono state comprate aziende come Infracom, Mc link, Enter. Dopo le fusioni societarie abbiamo portato avanti le integrazioni delle varie realtà, passando da un certo numero di piccoli operatori fino alla creazione di un'azienda a livello nazionale. Con tutta una serie di passaggi di tipo tecnologico e di processo. E' importante, infatti, creare un'identità e una cultura aziendale specifica che non disconosca la storia degli operatori. A questo punto ci possiamo considerare un'azienda unica. Il primo novembre scorso si è, infatti, completata questa fase con l'incorporazione di Cloud Italia che controlla l'operatore virtuale Noitel. Ora abbiamo un piano di crescita organica. Finora avete registrato perdite per l'emergenza Covid?  Il 2020 è un anno particolare, ma non abbiamo registrato grossi contraccolpi. I ricavi tengono alla fine dell'anno e dovremmo avere anche un po' di incremento dei margini. Tuttavia il percorso di crescita che dovevamo iniziare nel 2020 è stato un po' rinviato. Entro l'anno presenterò al consiglio di amministrazione la conferma dell'attuale piano, ma con un diverso decalage temporale . L'avvio del piano di crescita sarà, quindi, probabilmente spostato al 2021. SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 5/11/2020

04 Novembre 2020

lI contributo delle piattaforme digitali allo sviluppo dell’economia circolare e i problemi connessi al recupero dei materiali di supporto

Le tecnologie digitali sono sempre più pervasive nella nostra società: l’economia circolare ci permette di ripensare in maniera sostenibile i materiali in uso in tutta l’infrastruttura e di dotare il Paese di una rete di raccolta e riciclo più integrata e strutturata. Iscriviti al webinar di "Italia 2030", il progetto MiSE e Luiss Business School per l’Italia sostenibile, e scopri di più! Reti 5G e intelligenza artificiale sono in rapido sviluppo: le tecnologie digitali non sono immateriali, richiedono sensori, sistemi di elaborazione e di immagazzinamento dati, rendendo quindi necessarie quasi tutte le tipologie di materiali, dai conduttori, ai ceramici, ai semiconduttori e ai polimeri. Il webinar prende le mosse dal discussion paper di "Italia 2030" che ha esaminato le tipologie di materiali in uso in tutta l’infrastruttura digitale allargata e analizzato come sviluppare una rete di raccolta e riciclo più integrata e strutturata di quella esistente, a fronte di dispositivi caratterizzati da cicli di vita decisamente brevi. Coordinatore: Maurizio Masi, Politecnico di Milano Intervengono: Danilo Bonato, Direttore Generale, Erion Cristiana Gaburri, Executive Director Direzione Centrale, Tecnico Scientifica, Federchimica Gianmarco Pulga, Head of Digital Factory, Italgas Teresa Sessa, R&D Manager, Relight Italia Massimiano Tellini, Global Head Circular Economy, Intesa Sanpaolo Innovation Center Il webinar è gratuito, per partecipare è necessaria la registrazione.  REGISTRATI  SCARICA LA RICERCA Rivedi il webinar 5/11/2020

29 Ottobre 2020

Luiss Business School partecipa alla quarta edizione del D-Day dei Master accreditati ASFOR

  Luiss Business School partecipa oggi alla quarta edizione del D-Day dei Master accreditati ASFOR. La giornata ha coinvolto i master accreditati ASFOR in un palinsesto di 19 appuntamenti, che da mattina a sera hanno celebrato il valore del Sistema di Accreditamento ASFOR e delle istituzioni formative che ne costituiscono il cuore. Luiss Business School, accreditata ASFOR con i programmi Full-time MBA, Part-time MBA ed Executive MBA, ha partecipato alla giornata con il seminario "International Comparative Law and Antitrust", tenuto da Rebecca Spitzmiller e dedicato agli studenti MBA. L’incontro si pone come un approfondimento sui principi fondamentali che regolano le leggi sulla concorrenza e le interazioni con il quadro economico globale, che permetterà agli studenti MBA di identificare le problematiche legate alle iniziative competitive in un contesto di mercato globalizzato e di analizzare quali strategie possono essere implementate, alla luce dei rischi delle violazioni antitrust. Nel triennio 2017-2019, ai master accreditati Asfor hanno partecipato oltre 6.200 iscritti, le cui testimonianze sono state raccolte e raccontate in un video di apertura della giornata. Guarda il video e scopri le testimonianze degli studenti MBA Luiss Business School!     "Un percorso stimolante e ambizioso che coniuga la formazione accademica con quella umana, offrendo quel ventaglio poliedrico di competenze necessarie alle sfide del cambiamento e dell'innovazione." Giuseppe Cocuzza, Part-time MBA "Il corpo docenti del programma è di assoluto rilievo: la combinazione tra background accademico ed expertise manageriale rende la didattica business oriented, una caratteristica che un MBA Executive deve costantemente preservare. La classe è inoltre un valore aggiunto reale, per il costante arricchimento in termini sia umani che professionali." Natalia Felsani, Executive MBA "Even if I studied finance, I really care about the human side of business, the impact and the development and that’s why I chose the MBA at the Luiss Business School". Andres Gallego Reyes, Full-time MBA 29/10/2020

29 Ottobre 2020

Webinar ‘Italia 2030’ – Un piano su mobilità e aerospazio

  La pandemia ha messo in evidenza la necessità di un cambio di direzione nei trasporti, nella logistica, nell’aerospazio. Ma con un approccio sistemico e soprattutto una visione strategica. "Italia 2030", il progetto del Ministero dello Sviluppo Economico e Luiss Business School per il futuro sostenibile del Paese lancia una serie di webinar per discutere le proposte di policy. E proprio dalla ricerca preparata dal tavolo “Smart mobility e innovazioni nell’automotive e aerospazio” emerge come la maggior parte delle trasformazioni riguardino i trasporti di superficie, ma nuove tecnologie e paradigmi sono destinati a innovare anche il settore dell’aerospazio. Sapere indirizzare e sfruttare tali fenomeni determina opportunità enormi per il Paese. Di contro, sprecare le opportunità potrebbe contribuire a relegare l’Italia ai margini dello scenario economico e produttivo internazionale. Ma cogliere l’occasione non può che avvenire con una visione strategica, in grado di coagulare energie, competenze ed investimenti attorno ad un piano finalizzato con azioni incisive e focalizzate, ma coerenti tra loro e armonizzate all’interno di un quadro unitario. Ed è necessario, evidenzia la ricerca, definire processi di sviluppo che siano basati sul modello dell’economia circolare tenendo conto che le scelte possono essere fatte in maniera consapevole anche alla luce degli errori del passato. In Italia, i settori sono caratterizzati da una significativa presenza industriale e da una dimostrata capacità di produrre innovazione, osserva la ricerca. Che formula ipotesi di policy nel breve termine che spaziano dal migliorare l’efficienza delle operazioni logistiche attraverso l’evoluzione digitale, all’assicurare la miglior copertura su tutta la value chain, dall’estensione della copertura 5G lungo le vie di comunicazione ad acquisire la leadership europea in materia di Spazio-Porti fino a realizzare una centrale unica di acquisizione dei dati sulla mobilità. SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 29/10/2020

29 Ottobre 2020

Hsbc: «La pandemia non ferma la sostenibilità, Italia all'avanguardia»

In Europa è cresciuto l’impegno per la finanza sostenibile durante la pandemia. Il ceo Italy di Hsbc, Gerd Pircher, in un’intervista a SustainEconomy.24, report di Luiss Business School  e Il Sole 24 Ore Radiocor apre anche una parentesi sull’Italia e sugli impegni di Hsbc.   La pandemia non ha fermato l’impegno per la sostenibilità in Europa. Che anzi è cresciuto, come dimostra la survey “Sustainable Financing and Investing” recentemente pubblicata da Hsbc. Il ceo Italy, Gerd Pircher in un’intervista a SustainEconomy.24, report di Luiss Business School  e Il Sole 24 Ore Radiocor, spiega quanto gli emittenti europei siano in prima linea per una finanza sostenibile. E quanto le emissioni di corporate sustainable bond stiano crescendo con un trend inarrestabile. E l’Italia, assicura, è all’avanguardia. L’Europa, a parole e intenzioni, è in prima linea nel promuovere la finanza sostenibile. Avete appena pubblicato la survey 2020 “Sustainable Financing and Investing”. Avete riscontrato un impegno concreto degli emittenti del mercato europeo dei capitali? E un ritorno per gli investitori? Da sempre l’Europa occupa un posto di primo piano nel creare e definire trend globali, e la questione della sostenibilità non fa eccezione: la sensibilità e la cultura europea possono essere infatti un terreno fertile per affermare questo paradigma nella società, nel business e nella finanza. Rispetto a quest’ultimo aspetto, in particolare, la nostra survey “Sustainable Financing and Investing” recentemente pubblicata ha dimostrato come questa questione sia ben chiara, e come oggi gli emittenti europei siano in prima linea per una finanza sostenibile. Dalla ricerca emerge come gli emittenti europei abbiano dimostrato un maggior impegno nelle questioni ambientali e sociali rispetto ai loro peer a livello globale, con il 95% che ritiene che siano temi “molto importanti” o “abbastanza importanti”. Per quanto riguarda i rendimenti, la nostra divisione Hsbc Global Research ha rilevato che le azioni delle grandi aziende con rating Esg più elevati hanno sovraperformato la media globale del 4,7% a partire da metà dicembre 2019. Il divario si amplia quando vengono presi in esame i titoli legati al clima, che nello stesso periodo hanno riportato una performance superiore del 13% rispetto alla media globale. Nella finanza di oggi, il rispetto degli standard Esg non è più un accessorio valore aggiunto, bensì un vero e proprio indicatore di rischio e di potenziale performance, che identifica aziende che si impegnano per essere trasparenti, eque e a basso impatto ambientale, aziende che funzionano in cui vale la pena investire e che hanno le carte in regola per generare buoni rendimenti. Nell’ultimo anno lo scenario globale e finanziario è stato scosso dalla pandemia di Covid-19 con turbolenze impreviste e inedite. Dalla vostra indagine come è cambiato l’impegno verso la finanza sostenibile? Lo ha rafforzato o rallentato? La pandemia di Covid-19 ha imposto ad aziende e organizzazioni di rivedere il proprio modo di fare business, e molte hanno scelto di cogliere l’opportunità per avviare una riflessione sull’introdurre la sostenibilità nei propri modelli di business. E la finanza si è adattata immediatamente. Per fare un esempio, è chiaro come ora vi sia un trend di crescita nelle emissioni di corporate sustainable bond, dove i covenant sono fissati su parametri che vanno oltre quelli meramente finanziari. E’ un trend secondo me inarrestabile, ed è evidente anche da alcuni dati delle nostre ricerche: questo periodo di emergenza sanitaria ha infatti rafforzato la convinzione dell’importanza della sostenibilità per oltre un terzo degli emittenti europei (36%). Tre quarti degli intervistati (77%) afferma inoltre che la pandemia ha permesso loro di rafforzare il proprio impegno rivolto ai temi Esg o di comprendere di aver prestato troppa poca attenzione in passato. Un’attitudine simile emerge anche da un’altra indagine che abbiamo condotto a livello globale, questa volta su piccole e medie imprese e grandi società che operano in diversi settori, il report Navigator “Resilience: Building Back Better”, che ha analizzato l’impatto della pandemia sull’organizzazione aziendale e le prospettive future all’insegna della ricerca di una maggiore resilienza. Più di nove intervistati su 10 (91%) mirano a "ricostruire meglio" riprogettando le proprie attività per essere più sostenibili, mentre quasi un terzo (27%) intende rendere le proprie catene di approvvigionamento più rispettose dell'ambiente nei prossimi due anni. Quali sono i settori più attraenti per gli investitori? La sostenibilità è ovunque, e sarebbe un errore ragionare di settori “sostenibili” e settori “meno sostenibili”. Mi piace più pensare ad aziende “sostenibili” e “meno sostenibili” e in questo senso le opportunità sono ovunque. Il ruolo degli investitori è certamente quello di premiare le aziende più virtuose, ma anche di supportare e sostenere le imprese che vogliono accelerare un processo di cambiamento all’insegna dei target di sostenibilità riconosciuti. Per farlo, bisogna sviluppare metodo e disciplina nelle valutazioni d’investimento e privilegiare quelle imprese che adottano sistemi e modelli a prova di futuro. Ci sono decine di ricerche che dimostrano come le aziende più virtuose in termini di etica, ambiente e società siano meno esposte a crisi, e queste sono quelle che attraggono di più gli investitori. Una parentesi sull’Italia. Che visione avete dell’impegno di Governo e aziende italiane? L’Italia è all’avanguardia. Le imprese tricolori hanno capito prima di altre che è necessario adottare criteri di sostenibilità nel fare business. L’avere un tessuto industriale composto da imprese familiari aiuta, perché cambia la visione imprenditoriale. La sostenibilità necessita infatti di un orizzonte di medio lungo periodo che un certo tipo di capitalismo può favorire. Un esempio di questo è l’insieme delle imprese B Corp, aziende rigenerative con un purpose che va ben al di là della sostenibilità economica. Bene, l’Italia è il paese con il maggior numero di BCorp al mondo, non solo, siamo stati il primo stato sovrano a livello globale a dare un riconoscimento giuridico a queste imprese, attraverso l’approvazione di una legge, alcuni anni fa, che riconosce lo status di Società benefit. E per chiudere. Parliamo dell’impegno di Hsbc. Solo pochi giorni fa avete annunciato l’impegno per raggiungere un’economia a impatto zero entro il 2050. Ce ne parla? Ci siamo impegnati su due fronti: da un lato per allineare le emissioni di carbonio del nostro portafoglio di clienti all’obiettivo dell’accordo di Parigi di raggiungere emissioni zero entro il 2050, dall’altro per raggiungere, entro il 2030, emissioni zero nelle nostre operazioni e nella catena di fornitura. Nel dettaglio i nostri obiettivi sono di allineare le nostre attività commerciali agli obiettivi dell'accordo di Parigi e un percorso verso lo zero netto entro il 2050 o prima; migliorare il supporto per i clienti nella transizione verso un’economia a bassa impronta di carbonio ; sbloccare nuove soluzioni per il clima creando uno dei principali gestori di capitale naturale del mondo, creando un fondo di debito di rischio di 100 milioni di dollari per l'innovazione CleanTech e lanciando un programma filantropico per donare 100 milioni di dollari per portare nuove soluzioni alla fattibilità e alla scala; lavorare in collaborazione con colleghi, clienti, autorità di regolamentazione, governi e la società in generale per effettuare cambiamenti in tutto il sistema finanziario. Questo annuncio fa parte di una precisa strategia di impegno nelle questioni ambientali e climatiche iniziata nel 2017, quando la banca ha vincolato 100 miliardi di dollari in finanza sostenibile entro il 2025. Siamo consapevoli che il raggiungimento dell'obiettivo dell'accordo di Parigi richiederà uno sforzo supplementare, un cambiamento a un ritmo più rapido, per il quale sarà coinvolto il nostro network globale. SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 

29 Ottobre 2020

Bono (Fincantieri): «La sostenibilità per crescere, guardiamo con fiducia al domani»

La sostenibilità è una missione, spiega l'ad Giuseppe Bono in una intervista a SustainEconomy.24, report di Luiss Business School e il Sole 24 Ore Radiocor. E parla della risposta del gruppo al Covid   Per Fincantieri la sostenibilità è una missione. Che si traduce in un piano che va di pari passo con il business plan e che è stato aggiornato alla luce della crisi innescata dalla pandemia. Di fronte alla quale, spiega l'amministratore delegato Giuseppe Bono in una intervista a SustainEconomy.24, report di Luiss Busines School e Il Sole 24 Ore Radiocor, Fincantieri è riuscita ad avere conseguenze sulla tabella di marcia del 2020 molto limitate con il portafoglio ordini intatto che «ci permette di guardare al domani con fiducia, confermando un carico di lavoro per i prossimi 6/7 anni» Un percorso verso un futuro sostenibile. Cosa significa per un gruppo come Fincantieri? E come si concilia con la crescita del business? «Vorrei rispondere con il principio che ha ispirato le nostre azioni durante il percorso che lei cita: Fincantieri non intende la sostenibilità solo come un'opportunità, ma come una vera e propria missione per rappresentare un modello di eccellenza. Il prodotto nave è uno dei più complessi, se non il più complesso in assoluto, e la sua realizzazione investe un ventaglio amplissimo di campi. In un certo senso, la sostenibilità era parte del nostro lavoro anche prima di diventare un tema d'interesse globale, e perciò i risultati raggiunti dal gruppo sono il risultato di un costante perfezionamento, senza il quale non saremmo cresciuti come è successo. Il caso dei cantieri americani è emblematico. Li abbiamo acquisiti nel 2008 e ammodernati massicciamente fino a rendere all'avanguardia il sito di Marinette, Wisconsin, che ha ricevuto nel 2019 sia il premio "Excellence in Safety" che quello "Improvement in Safety" dallo Shipbuilding Council of America. Senza questo grado di efficienza, la controllata americana non avrebbe potuto aggiudicarsi la costruzione delle nuove fregate lanciamissili del programma FFG(X) per la US Navy, una commessa che per noi vale circa 5,5 miliardi». Voi avete adottato un Piano di sostenibilità. Ce ne parla? E ci dà un‘idea anche dell'impegno sul fronte degli investimenti? «Si tratta di una tappa davvero fondamentale. Il piano, che va di pari passo con il business plan, rappresenta la nostra visione strategica della sostenibilità, declina gli impegni in obiettivi misurabili nel tempo e contribuisce al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite. È stato aggiornato lo scorso luglio, a seguito dell'emergenza sanitaria, proprio perché la sostenibilità rappresenta un fattore imprescindibile che contribuisce a garantire un elevato livello di resilienza del gruppo nel medio e lungo termine. Gli obiettivi sono ambiziosi, e vanno dalla diffusione della cultura della sostenibilità alla promozione di una catena di fornitura responsabile, dal miglioramento della salute e della sicurezza negli ambienti di lavoro al supporto all'innovazione tecnologica, fino al mantenimento dei livelli di fiducia dei clienti e alla riduzione degli impatti ambientali contribuendo alla lotta ai cambiamenti climatici. Gli investimenti hanno toccato un gran numero di attività e intendiamo continuare su questa strada. Solo per citarne alcuni ricordo che lo scorso anno i fondi per le iniziative a favore della comunità sono stati 2,4 milioni di euro, quelli destinati a programmi formativi 4,8 milioni, ben 10,5 milioni nella tutela dell'ambiente, il 33% in più rispetto all'anno precedente. Un ulteriore passo che abbiamo compiuto è stata l'adesione al Global Compact delle Nazioni Unite, la più estesa iniziativa a livello mondiale per la sostenibilità del business. Fincantieri è stata il maggiore costruttore navale, e il primo tra quelli attivi nel cruise, ad adottare tali principi nella propria strategia». I piani industriali e di sostenibilità devono necessariamente misurarsi con le conseguenze della pandemia da Covid-19 sul mercato. Cosa è cambiato nelle prospettive di Fincantieri e come state affrontando questa fase di emergenza? «Sin dall'insorgere dei primi segnali dell'emergenza abbiamo costituito un comitato di crisi, tutt'ora in essere e attivo, per il monitoraggio e il coordinamento delle azioni necessarie alla salvaguardia della salute di tutti i lavoratori, compresi naturalmente quelli del nostro indotto. Ad oggi abbiamo implementato soluzioni organizzative e gestionali per ridurre le presenze attraverso turnazioni, elasticità di orario e smart working. Sul fronte strategico il rapporto con i nostri clienti si è rivelato assolutamente fondamentale. Grazie alla solidità delle nostre relazioni, infatti, non abbiamo avuto nessuna cancellazione di commesse, e anche le conseguenze sulla tabella di marcia del 2020 sono state limitate. Il portafoglio ordini è intatto e ci permette di guardare al domani con fiducia, confermando un carico di lavoro per i prossimi 6/7 anni. In ottica futura sarà importante potenziare ulteriormente le attività incentrate sull'innovazione, per proporre agli armatori navi ancora più moderne ed efficienti che ci consentano di intercettare la ripartenza quando questa prenderà abbrivio. Abbiamo già cominciato, con l'innovativo sistema di sanificazione dell'aria "Safe Air" basato sulla tecnologia delle lampade UV-C, presentato ad MSC che ha deciso subito di installarlo su Seashore, attualmente in costruzione a Monfalcone». In questa settimane si parla tanto di Recovery Plan, si discute di risorse e progetti sostenibili. Cosa serve al vostro settore? «Il contributo che l'economia del mare può dare alla ripresa economica e alla sfida ecologica e digitale che dobbiamo affrontare è determinante. Fincantieri ha proposto al Governo un piano di decarbonizzazione focalizzato sui porti, che dovranno diventare smart e green. Infrastrutture più moderne potranno infatti azzerare le emissioni grazie al cold ironing, una tecnologia che permette di alimentare le imbarcazioni in rada attraverso l'energia elettrica erogata dalle banchine, anziché costringerle a mantenere i motori in servizio. In parallelo abbiamo lanciato l'idea di rottamare le unità dedicate al trasporto locale nazionale, peri ridurre l'impatto ambientale e rilanciare l'industria italiana di settore. Bisogna puntare a nuove navi a propulsione LNG, vale a dire a gas naturale liquefatto, elettriche e, in prospettiva, a idrogeno. Insomma, le sfide sono tante ma non ci spaventano, perché abbiamo molti progetti e idee per superarle». SFOGLIA IL REPORT COMPLETO  29/10/2020

29 Ottobre 2020

Profumo (Leonardo): «Sostenibilità come pratica aziendale, anche i bonus legati ai temi Esg»

L'amministratore delegato, Alessandro Profumo parla del percorso e delle sfide del gruppo in un'intervista a SustainEconomy.24, report del Sole 24 Ore Radiocor e di Luiss Business School   Le aziende svolgono ormai un ruolo decisivo sul tema della sostenibilità che richiede scelte precise da fare nei prossimi dieci anni e uno sforzo comune. L'amministratore delegato di Leonardo, Alessandro Profumo racconta a SustainEconomy.24, report di Luiss Business School e Il Sole 24 Ore Radiocor, il percorso del gruppo. A partire dalla sfida principale che è rappresentata dall'innovazione. La crisi legata alla pandemia sta mettendo a dura prova il sistema economico e sociale e sta avendo un impatto sulla società ma, come asset strategico del Paese, Leonardo contribuisce al percorso verso una "nuova normalità", assicura l'ad. Che parla anche delle opportunità del Recovery Fund. Dott. Profumo, un futuro sostenibile è uno dei temi centrali del dibattito economico, politico, sociale. Cosa significa sostenibilità in Leonardo? «Il dibattito sul tema è divenuto centrale negli ultimi tempi, sia in riferimento alla salvaguardia dell'ambiente e alla tutela delle risorse naturali, sia rispetto alle diseguaglianze sociali, ai diritti umani, all'affermazione di nuovi modelli di produzione e di consumo. Si tratta di sfide globali che necessitano di uno sforzo comune e pienamente condiviso. Le aziende hanno ormai un ruolo decisivo in questo senso che richiede delle scelte precise da fare nei prossimi dieci anni. Gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda Onu 2030 hanno fatto da apripista, dando un nome alle priorità e indicando un percorso. In Leonardo abbiamo risposto a questo richiamo partendo dalla governance: dal coinvolgimento diretto del Cda dell'azienda, con un Comitato dedicato a Sostenibilità e Innovazione e compiti precisi di verifica in capo al Comitato Controllo e Rischi, con l'introduzione di una politica di remunerazione legata ai temi Esg. Oggi stiamo ponendo gli obiettivi di sostenibilità al centro del nostro piano strategico, portando a bordo tutti i manager responsabili delle diverse aree aziendali, con un impegno esplicito affinché la sostenibilità diventi pratica aziendale». Quali sono le principali sfide che Leonardo si trova ad affrontare e quali azioni state mettendo in campo? «La sfida principale per un'azienda che si occupa di aerospazio, difesa e sicurezza è certamente quella dell'innovazione tecnologica. Il nostro obiettivo è mantenere un primato in questo ambito, che si muove ad una velocità elevatissima - vorrei in questo senso ricordare che da sola Leonardo ha rappresentato il 18% dell'export manifatturiero high-tech italiano del 2019. Il passo più importante è stato, dunque, quello di rilanciare il nostro approccio all'innovazione orientandola sempre più verso la sostenibilità, esplorando e investendo sulle disruptive technologies, per anticipare le trasformazioni del mercato e dei contesti in cui operiamo, ma anche portando le nostre soluzioni ad alta tecnologia al servizio degli Sdg. Nello sviluppo dell'innovazione hanno un ruolo centrale i Leonardo Labs, incubatori di tecnologia, trasversali al business, al servizio delle divisioni del gruppo e aperti a contaminazioni esterne verso nuovi mercati high-tech, in cui giovani ricercatori lavoreranno su programmi di frontiera, nel medio e lungo periodo. Ciascuno sarà dedicato a un particolare ambito tecnologico e sarà collegato alla vocazione produttiva della Regione in cui sorge. Ricordo che proprio in questi giorni a Genova stiamo finalizzando l'istallazione del nostro Supercomputer, una macchina che rafforzerà in maniera significativa le capacità dell'azienda nel supercalcolo e contribuirà al riposizionamento del Paese per capacità di calcolo nei settori della ricerca industriale. A proposito di benessere della collettività». II Covid-19 ha messo in luce tante fragilità della nostra società. Quanto può aiutare o frenare un percorso improntato alla sostenibilità? «La crisi legata alla pandemia ha avuto e sta avendo un forte impatto sulla nostra società, mettendo a dura prova il sistema sociale ed economico. E proprio in questi frangenti è fondamentale adottare una politica di reazione comune, a livello europeo, che guidi le scelte e indirizzi le strategie, ispirandosi, lo ribadisco, ad un approccio globale, quello degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda Onu 2030. Contemporaneamente abbiamo assistito ad un processo virtuoso con l'agenda del Green Deal europeo che ha proseguito senza significativi rallentamenti e che rappresenta, ad oggi, la nuova strategia di crescita sostenibile per tutto il continente. Da parte nostra, in Leonardo, durante la prima fase della pandemia, abbiamo reso un servizio ai cittadini di cui sono particolarmente fiero, con un impegno diretto sul campo. Impiegando i nostri velivoli per il trasferimento di pazienti, medici e materiale sanitario, garantendo il monitoraggio, anche dallo spazio, di aree critiche e la sicurezza fisica e digitale, non solo nel nostro Paese. Ma in particolare in Italia, dove abbiamo le nostre radici e da cui siamo partiti per costruire la nostra vocazione internazionale, stiamo lavorando per rendere funzionale il nostro piano strategico Be Tomorrow – Leonardo 2030 al Progetto di Rilancio, al fianco delle Istituzioni nazionali e del sistema economico e produttivo. Siamo infatti un asset strategico per il Paese e con le nostre attività contribuiamo al suo sviluppo tecnologico e al percorso verso una "nuova normalità"». Ora si parla tanto delle risorse del Recovery Fund. Cosa serve al Paese?  «Il Recovery Fund rappresenta un'opportunità di rilancio importante, per il Paese e per l'economia. L'emergenza sanitaria ha messo in luce la necessità di agire su più fronti. Occorre innanzitutto far ripartire l'economia puntando, ancora una volta, sulle tecnologie e attuando piani di investimento mirati, nell'ambito della ricerca e dei settori strategici per il sistema-Paese. Elemento chiave è il processo di digitalizzazione che con le risorse europee potrà essere ulteriormente consolidato. Quello della digitalizzazione è un tema importante, non a caso è uno dei pilastri del piano Next Generation EU lanciato dalla Commissione europea. Per Leonardo, che investe già oggi l'11% dei propri ricavi in ricerca e sviluppo, la digitalizzazione rappresenta un acceleratore di innovazione, tanto per l'azienda quanto per il Paese, una trasformazione che richiede anche governance, competenze e nuove regole. È chiaro che per attuare il piano è necessario un patto tra pubblico e privato che includa, in modo strutturale, il mondo della ricerca e della formazione». E cosa vede nel futuro di Leonardo? «Nel futuro di Leonardo vedo i risultati dell'investimento in innovazione, attraverso lo sviluppo di soluzioni tecnologiche orientate alla sostenibilità, per dare forma a un mondo che non sia solo sostenibile ma "preferibile", prendendo in prestito un termine e un concetto sul quale mi sono recentemente confrontato con il Prof. Floridi in un dialogo pubblico. L'incontro di "saperi " e punti di vista è un tema fondamentale per lo sviluppo sostenibile che si dovrà tradurre in un dialogo di competenze da costruire e assicurare - creando un sapere cross-fertilizzato - per le nuove generazioni, il vero futuro di Leonardo e non solo». SFOGLIA IL REPORT COMPLETO  29/10/2020

28 Ottobre 2020

Con la Scuola: il progetto di formazione promosso da Snam, ELIS e Luiss Business School diventa un corso di specializzazione accreditato

Il riconoscimento dei crediti formativi trasforma il progetto di upskilling in un programma di specializzazione   “Con la Scuola”, il progetto di formazione per dirigenti scolastici e docenti, promosso da Snam, ELIS, Luiss Business School, Confindustria e ANP (Associazione Nazionale Dirigenti e Alte Professionalità della Scuola) diventa un corso di specializzazione accreditato. Il riconoscimento dei crediti formativi trasforma infatti il progetto di upskilling in un programma di specializzazione, che supporta dirigenti scolastici e docenti nello sviluppo della didattica, affinché possa favorire sempre più efficacemente la connessione tra scuola e lavoro. Il riconoscimento giunge in una fase di trasformazione del programma dovuta all’emergenza sanitaria, con un focus completamente dedicato alla progettazione della didattica a distanza, dalle strategie che facilitano l’apprendimento all’orientamento tra gli strumenti digitali disponibili. La certificazione dimostra un impegno primario nei confronti della didattica teso a valorizzare i docenti come agenti del cambiamento, supportandoli concretamente con strumenti e metodologie didattiche all’avanguardia. “Con la scuola” in pillole “Con la Scuola” nasce dalla sperimentazione del progetto pilota nell’anno scolastico 2018-2019, che ha visto il coinvolgimento di 13 consigli di classe, 30 dirigenti scolastici, 85 docenti e 35 referenti della formazione. Il 18 febbraio 2020 a Villa Blanc, sede Luiss Business School, si è tenuto l’evento di kick-off del progetto, con la partecipazione di 100 dirigenti scolastici di altrettante scuole selezionate, a due giornate di formazione in cui sono stati condivisi i risultati raggiunti durante il percorso pilota del 2019 e presentati gli obiettivi e le attività dell’edizione 2020. Nella due giorni di workshop e tavole rotonde sono intervenuti, oltre ai promotori del progetto, la Viceministra dell’Istruzione Anna Ascani e i rappresentanti di Confindustria, ANP, Indire (Istituto nazionale di documentazione innovazione e ricerca educative) e Invalsi. Le successive attività di formazione sono proseguite in webinar e si sono focalizzate sulle strategie e i metodi per lo sviluppo delle competenze chiave del secolo (Cooperation, Communication, Creative Thinking e Critical Thinking). I webinar hanno fatto registrare una partecipazione ben oltre le aspettative, arrivando a coinvolgere 350 docenti. 28/10/2020

28 Ottobre 2020

La chimica verde italiana: il ponte verso il futuro della bioeconomia alla luce del Green New Deal europeo

Come l’applicazione della chimica verde permetterà di costruire un modello di crescita sostenibile per il Paese, all’insegna della bioeconomia e alla luce delle opportunità del Green New Deal europeo. Iscriviti al webinar di "Italia 2030" di MiSE e Luiss Business School! Il webinar prende le mosse dal discussion paper di "Italia 2030" che analizza i concetti di bioeconomia, chimica verde e bioraffineria nella prospettiva dell’economia circolare, evidenziando le potenziali tendenze di sviluppo nel medio-lungo termine. Il webinar sarà l’occasione per contestualizzare lo sviluppo della bioeconomia e della chimica verde nel quadro legislativo nazionale ed europeo, per individuare le policy che permetteranno di rilanciare la posizione dell’Italia in Europa, sostenendo lo sviluppo economico e la tutela ambientale. Coordinatore: Debora Fino, Politecnico di Torino Intervengono: David Bolzonella, Università di Verona, Dipartimento di Biotecnologie David Chiaramonti, Consorzio RE-CORD, Renewable Energy COnsortium for R&D Davide Mainero, Plant manager and environmental project manager, ACEA Pinerolese Industriale Cristina Prandi, Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Chimica Paola Zitella, Area Manager, Environment Park - Green chemistry Il webinar è gratuito, per partecipare è necessaria la registrazione.  REGISTRATI SCARICA IL PAPER SCARICA LE SLIDE Rivedi il webinar   28/10/2020

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