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10 Aprile 2018

LUISS e Komen Italia a Villa Blanc per la prevenzione e la sostenibilità

Al via la partnership tra l’Università LUISS Guido Carli e Komen Italia   Al via la partnership tra l’Università LUISS Guido Carli e Komen Italia con l’incontro "Carovana della prevenzione". Una partnership nata per sensibilizzare le giovani generazioni all’adozione di stili di vita sani e sostenibili e alla prevenzione, per favorire l’idea di benessere come bene comune da tutelare per sé stessi e per la collettività. Mercoledì 18 aprile nella sede LUISS di Viale Romania, e Giovedì 19 aprile nella sede della LUISS Business School a Villa Blanc, tre unità mobili di prevenzione eseguiranno su prenotazione esami per la diagnosi precoce dei tumori del seno e ginecologici e offrire consulenze specialistiche e percorsi personalizzati utili all’adozione di stili di vita più corretti. La partecipazione al programma è riservata a tutti gli studenti, docenti e personale amministrativo. Dalla collaborazione nasce anche il concorso di fotografia "Care", aperto a tutti gli studenti regolarmente iscritti all’anno accademico 2017-2018, che premierà la fotografia che saprà meglio esprimere la visione "del vivere bene e del vivere insieme", mettendo in risalto valori come il rispetto di sé e degli altri. Le fotografie premiate saranno esposte in un padiglione dedicato alla LUISS, in occasione della Race for the Cure, organizzata da Komen al Circo Massimo il 20 maggio 2018. Le iscrizioni al contest sono aperte fino al giorno 20 aprile 2018. "Carovana della prevenzione" sarà aperto dalla tavola rotonda “La tutela della salute delle donne tra educazione, sostenibilità e nuove sinergie” che si terrà mercoledì 18 aprile alle ore 11:00 presso il LUISS LOFT in Viale Romania 32, Roma. Allegato Dimensione Bando di Concorso 377.96 KB Scheda di partecipazione 443.66 KB Modulo Privacy 344.88 KB CLICCA PER MAGGIORI INFORMAZIONI  10/04/2018

30 Marzo 2018

Il corso LUISS Business School in Family Business Management

Il 16 febbraio 2018 ha preso il via il corso in “Family Business Management” della LUISS Business School per la formazione dei giovani manager dell’impresa familiare, con le testimonianze di Gaetano Micciché, Presidente di Banca IMI, Marco Patuano, Amministratore Delegato di Edizione srl e Marcella Panucci, Direttore generale di Confindustria. Dall’analisi delle principali caratteristiche dei Family Business e degli scenari economici in cui operano, sia in Italia che all’estero, il corso diretto da Fabio Corsico vuole consolidare e trasmettere un bagaglio di esperienze e di competenze specialistiche per la crescita delle imprese familiari, la spina dorsale del nostro Paese. #Governance, strumenti per il passaggio generazionale, #finanza, #SoftSkills: Fabio Corsico, Direttore del corso in #FamilyBusiness #Management, introduce la prima edizione del programma alla #LUISSBusiness School. pic.twitter.com/vtPJAitIYL — LUISS BusinessSchool (@LUISSBusiness) 16 febbraio 2018 La testimonianza di Gaetano Micciché è stata per gli studenti un’occasione unica per comprendere quali strumenti e strategie assicurano la solidità dell'impresa familiare, grazie a un governance che sappia guardare non solo alla redditività, ma costruire le connessioni giuste per il futuro del Paese e consolidare la presenza italiana nel mondo. Fare sistema con la #formazione: crescita personale e professionale che incontra lo sviluppo del Paese. Benvenuti agli allievi del corso in #FamilyBusiness #Management #LUISSBusiness School @intesasanpaolo pic.twitter.com/miX5LgPlM1 — LUISS BusinessSchool (@LUISSBusiness) 17 febbraio 2018 Continuità e la sostenibilità del business al centro dell’intervento di Marco Patuano nell’ambito del modulo di “Economia e gestione delle imprese familiari”. Con Marcella Panucci un approfondimento sulle regole della Corporate Governance dell'impresa familiare, tra organizzazione del sistema e commitment personale. La #Governance dell'#ImpresaFamiliare: oggi alla #LUISSBusiness con Marcella Panucci @panuccimar Direttore generale @Confindustria per il corso in #FamilyBusiness Management pic.twitter.com/BNgEwSTksS — LUISS BusinessSchool (@LUISSBusiness) 17 marzo 2018 30/03/2018

30 Marzo 2018

Effective Communication through Powerpoint: il contest creativo di Leonardo SpA per gli studenti LUISS Business School

Un contest creativo lanciato da Leonardo SpA che ha invitato gli studenti iscritti ai master della LUISS Business School a proporre idee innovative per progettare la grafica dei materiali di comunicazione sia interna sia esterna, diretti a favorire la presentazione dell’offerta da parte della divisione Sistemi per la Sicurezza e le Informazioni. Alla luce delle trasformazioni in atto nei mercati B2B, dove le scelte d’acquisto non dipendono esclusivamente dalla variabile del prezzo, il brand ha assunto un rilevo centrale come elemento di differenziazione dell’offerta per definire le politiche di mercato, ottenere vantaggi competitivi sostenibili e investire su relazioni stabili e collaborative. Il contest “Effective Communication through Powerpoint” è nato proprio dalla volontà della divisione di Leonardo SpA di comprendere come utilizzare al meglio la propria brand identity per la presentazione dell’offerta ai propri interlocutori. Il contest ha visto tutti gli studenti dei master in Fashion & Luxury Management, Gestione della produzione cinematografica e televisiva, Food & Wine Business, Event Management, del Master of Music e delle Writing School for Cinema & Television - divisi in gruppi e affiancati da un’attività di tutoring costante condotta da un esperto in comunicazione - presentare le proprie idee creative ai referenti dell’azienda che, dopo una fase di valutazione, hanno selezionato il progetto migliore maggiormente in linea con i loro obiettivi. Vincitrici del contest Dalia Caterino e Francesca Sacchetti, studentesse del Master of Fashion & Luxury: “Nel giorno di presentazione del Contest, con uno scambio di sguardi ancora oggi impresso nella mente, abbiamo capito di voler assolutamente partecipare ad una sfida che, seppur così lontana dal mondo del Fashion, ci è sembrata un’opportunità stimolante da cogliere nell’immediato. Ci siamo messe in gioco, unendo le nostre competenze e le nostre passioni, per dar vita ad un progetto che ci sembrava apparentemente impossibile da realizzare. Grazie all’aiuto offertoci dal grafico Daniele Marrone, che ha seguito e consigliato ogni singolo gruppo di lavoro, abbiamo superato ogni aspettativa e giorno dopo giorno il nostro progetto ha preso forma. Una forma straordinaria, che ci ha dato la possibilità di distinguerci e di essere proclamate vincitrici del contest. Un’esperienza che ci ha rese estremamente orgogliose di noi stesse, dandoci la forza di superare quei limiti, grafici e non, che credevamo invalicabili. Abbiamo avuto l’opportunità di creare un gioco di squadra unico e vincente, confrontandoci e convertendo le nostre idee in scelte grafiche. Il lavoro di gruppo ci ha aiutato a sviluppare delle capacità che ci saranno sicuramente d’aiuto nel nostro futuro professionale e personale”. Congratulazioni alle studentesse vincitrici del primo premio del contest @Leonardo_IT "Effective #Communication through #Powerpoint" alla #LUISSBusiness! #BrandIdentity #LUISSMasters pic.twitter.com/EdJxwpRk7A — LUISS BusinessSchool (@LUISSBusiness) 9 marzo 2018 29/03/2018 

28 Marzo 2018

Leader for Talent #L4T with Marco Sala, Chief Executive Officer International Game Technology PLC

He’s the CEO of one of the few Italian companies that has been shopping abroad in recent years, a company which is a world leader in the business in which it operates. Marco Sala, Chief Executive Officer of International Game Technology PLC will meet LUISS School International Masters’ students on the occasion of Leader for Talent – #L4T, a series of meetings with speakers from the corporate world. These meetings with business leaders of important organizations are oriented to management best practices and designed to offer students the opportunity to debate current business issues to enrich their professional and soft skills. Marco Sala is Chief Executive Officer of International Game Technology PLC (IGT), and serves on its Board of Directors. He is responsible for overseeing the strategic direction of the Company, which is publicly traded on the New York Stock Exchange (NYSE:IGT). He works directly with the board and other senior management to establish long-range goals, strategies, plans, and policies. Prior to April 2015, Sala served as Chief Executive Officer of GTECH S.p.A. (formerly known as Lottomatica Group) since April 2009, and was responsible for overseeing all of the Company’s segments including the Americas, International, Italy, and Products and Services. He joined the Company as Co-General Manager in 2003, and since then, has served as a member of the Board of Directors. In August 2006, he was appointed Managing Director with responsibility for the Company’s Italian Operations and other European activities. Previously, he was Chief Executive Officer of Buffetti, Italy's leading office equipment and supply retail chain. Prior to Buffetti, Sala served as Head of the Italian Business Directories Division for SEAT Pagine Gialle. He was later promoted to Head of Business Directories with responsibility for a number of international companies such as Thomson (Great Britain), Euredit (France), and Kompass (Italy). Earlier in his career, he worked as Head of the Spare Parts Divisions at Magneti Marelli (a Fiat Group company) and soon after, he became Head of the Lubricants Divisions. Additionally, he held various marketing positions at Kraft Foods. Sala graduated from Bocconi University in Milan, majoring in Business and Economics. 28/03/2018

21 Marzo 2018

Le opportunità per i consulenti d’impresa in Brasile: gli studenti #LUISSBusiness incontrano Graziano Messana, CEO di GM Venture

“La figura del Legal Counsel sta assumendo un’importanza sempre più strategica per le imprese, soprattutto per quelle che investono all’estero”: la testimonianza di Graziano Messana, CEO di GM Venture, nell’ambito del Master in Consulente legale d’impresa della LUISS Business School ha illustrato le opportunità di crescita professionale che il Brasile riserva, in particolare alla luce degli investimenti e delle acquisizioni da parte di aziende straniere nel Paese. Con i recenti investimenti di Gavio, Granarolo, Italmatch e del Gruppo Azimut – protagonista della seconda operazione brasiliana al mondo, grazie a 4 acquisizioni consecutive –, il Brasile si conferma un partner strategico per il mercato italiano. Come investire in Brasile in maniera appropriata è stato il focus di un modulo dedicato, nell’ambito del master diretto da Francesco Di Ciommo, avvocato cassazionista e professore ordinario di diritto privato LUISS Guido Carli: un Paese consumatore naturale di Fashion, Furniture e Food – le cosiddette 3F – e “il terzo più grande al mondo per i social network. 140 milioni sono gli utenti Internet e, di questi, circa 50 milioni fanno acquisti on line” come ha sottolineato Graziano Messana durante la sua testimonianza. “È il terzo paese al mondo sui settori beauty e personal care e resta nelle prime cinque posizioni se consideriamo il mercato degli elettrodomestici, medical devices e prodotti farmaceutici. Forte il settore IT e grandi opportunità si registrano nell’area del Fintech, considerato il ridotto numero di banche che domina il mercato a fronte del 40% della popolazione che non ha un conto corrente. Un mercato che è stato valutato in 24 MLD di dollari nei prossimi 10 anni”. La testimonianza ha permesso alle studentesse e agli studenti del master di conoscere le peculiarità dell’economia brasiliana dalla voce di un professionista che, della capacità di guidare le operazioni locali a partire dalle specificità del contesto brasiliano, ha fatto il suo successo. Gli incontri tra i professionisti e la community degli studenti e delle studentesse della LUISS Business School sono mirati a rafforzare il network tra la scuola e le imprese, così da favorire l’apprendimento delle attitudini e delle competenze più utili a interpretare gli scenari globali, saperne cogliere le opportunità e fare innovazione grazie agli strumenti e alle strategie manageriali più avanzati. “Suggerisco la lettura di guide giuridiche agli investimenti stranieri per comprendere le principali differenze rispetto, ad esempio, alla normativa italiana. I paesi sud americani, nonostante siano paesi di civil law, presentano varie peculiarità. Utile anche la permanenza presso università brasiliane, 3 o 6 mesi, o lo svolgimento di stage presso studi legali internazionali presenti in Brasile” sono i consigli Graziano Messana agli studenti e le studentesse della Scuola. “La figura del consulente legale non ha confini e la testimonianza del dott. Graziano Messana ne è un lucido esempio – ha commentato Andrea Brunone, Brand Ambassador del Master in Consulente legale d’Impresa. – Interessante lezione sull’economia brasiliana e sull’internazionalizzazione dei processi di impresa. Obrigado a todos!” Biografia CEO di GM Venture, società fondata a San Paolo nel 2006, Graziano Messana vanta una ricca expertise in start up e investimenti in Brasile. È Board Member di società italiane presenti in Brasile tra cui Eataly, Fiera Milano, Brunello Cucinelli e Vice Presidente della Camera Italo-Brasiliana di Commercio. 21/03/2018

19 Marzo 2018

L’Advocacy: costruire consenso per aziende e istituzioni

Non bastano più l’incontro one-to-one con il decisore e le compensazioni per il territorio: la costruzione del consenso per le aziende ha bisogno di metodi e tecniche nuovi. È necessario passare da una visione 'razionale' dello stakeholder engagement a una 'relazionale', che faccia sentire i cittadini parte del processo e stimoli la partecipazione di terze parti del mondo associativo, accademico e dei media Articolo di Gianluca Giansante, Docente LUISS Guido Carli e partner Comin & Partners L’evoluzione del contesto sociale, politico e dei media impone la necessità di ripensare le attività di relazioni istituzionali di lobbying. La costruzione del consenso per le aziende e le istituzioni ha bisogno di metodi e tecniche nuovi. Non basta più l’incontro one-to-one con il decisore e le compensazioni per il territorio: la costruzione del consenso per le aziende ha bisogno di metodi e tecniche nuovi che tengano conto del mutato scenario, nel quale le istituzioni non riescono a mediare il consenso sociale a causa di un mutato contesto legislativo (la riforma del titolo V della Costituzione in primis) e sociale, con l’emergere di nuovi attori. L’Advocacy è un metodo che punta a influenzare le politiche pubbliche attraverso un coinvolgimento forte non solo dell’attore istituzionale ma di settori ampi della società, costruendo alleanze larghe e stimolando la partecipazione di terze parti del mondo associativo, accademico e dei media. È un’attività che non coinvolge più solo la funzione relazioni istituzionali ma l’intera azienda, con la partecipazione in prima linea di aree di lavoro molto diverse fra loro, dalla comunicazione, alla ricerca, dal marketing alla corporate citizenship e un forte commitment del vertice. In questo senso, l’approccio di Advocacy può comprendere azioni di lobbismo “puro”, costruendo però percorsi efficaci non solo nella facilitazione della realizzazione di un progetto, ma anche nel rafforzamento della reputazione dell’azienda o dell’istituzione interessata. È un metodo che richiede un dialogo con i cittadini che consenta di comprenderne in profondità le esigenze e di coinvolgerli fin dalle prime fasi della realizzazione del progetto, per evitare che la narrazione sul progetto sia territorio egemonico degli attori “contro”. Richiede quindi la costruzione di una “relazione” con i cittadini e non più solo la spiegazione “razionale” delle ragioni dell’azienda. Il nuovo scenario sociale e le nuove esigenze di coinvolgimento Nel suo ultimo rapporto, l’Osservatorio permanente Nimby Forum – l’ente che monitora le opposizioni a opere di pubblica utilità e insediamenti industriali in costruzione o in progettazione – raccoglie alcuni dati utili a comprendere questo nuovo scenario. Infatti, non solo cresce il numero di impianti contestati (359 in totale, con un +5% dall’anno precedente), ma cambiano le motivazioni ed emergono nuove necessità. Dallo studio emerge come la partecipazione attiva ai processi decisionali stia guadagnando un’importanza crescente. I diversi attori coinvolti nel processo si aspettano di essere ascoltati, interpellati, e coinvolti. Proprio l’assenza di coinvolgimento è segnalata come una delle cause principali alla base delle contestazioni (seconda solo alle preoccupazioni per l’ambiente), con un trend di incremento costante: 14,6% nel 2014, 18,6% nel 2015, 21,3% nel 2016. Per un’azienda che voglia realizzare un nuovo progetto industriale o un’infrastruttura non è più sufficiente utilizzare gli strumenti classici del lobbying. È necessario, invece, comprendere in profondità le esigenze dei cittadini e coinvolgerli fin dalle prime fasi della realizzazione e soprattutto costruendo una colazione larga che supporti l’opera e includa i media, locali e nazionali, studiosi ed esperti, il mondo delle associazioni e gli influencer digitali. Un percorso efficace di Advocacy dovrà quindi partire dalla comprensione delle ragioni alla base del conflitto, per disarmarlo e arrivare a un consenso attivo da parte dei cittadini. Comprendere problemi e necessità per disinnescare i conflitti Quando un‘azienda o un’istituzione entra in un territorio o in un contesto sociale per realizzare i propri obiettivi di business, viene generalmente percepita come una presenza esterna e aliena, e quindi da combattere (spesso sulla base di pregiudizi). Un territorio rappresenta un sistema complesso e multidimensionale, un ambiente dove non vivono solo attori istituzionali, ma anche economici, sociali e culturali, che vogliono trovare in quel progetto o in quell’infrastruttura proposta anche una realizzazione delle proprie esigenze e aspettative. Se non vengono ascoltate e coinvolte tutte le componenti fin dalle prime fasi, si osserva l’emergere di attori sociali che trovano la loro ragion d’essere proprio nell’opposizione all’azienda o all’istituzione portatrice del progetto. A questo proposito un asset chiave diventa la reputazione dell’azienda. Realtà che godono di una reputazione bassa o negativa dovranno fronteggiare conflitti più aspri, se non vere e proprie “guerre di religione” da parte degli attivisti. Questi soggetti tenderanno a creare un sistema complesso e articolato, un network che si potrà estendere dal livello locale a quello nazionale o internazionale. Se però fin dalle prime fasi questi attori trovano un riconoscimento del proprio ruolo e delle proprie aspettative, è possibile disinnescare gli elementi conflittuali, e anzi tramutare queste energie in una forza di cooperazione, in un percorso di costruzione e creazione del consenso. È necessario passare da una logica di comunicazione top-down a una strategia di stakeholder engagement bottom-up. Gli attori in campo, e in primo luogo le aziende, devono spostare il focus della propria azione e cambino il proprio approccio strategico. Non basta coinvolgere pochi punti nevralgici – in particolare le istituzioni locali – perché si è perso il loro ruolo di mediatori del consenso sociale. Da “razionale” a “relazionale”: un nuovo approccio per lo Stakeholder Engagement Attualmente, possiamo osservare come molti dei metodi e delle attività di stakeholder engagement normalmente messi in campo risultano, di fatto, inefficaci se non addirittura controproducenti. Questo avviene proprio perché, nel nuovo contesto politico e sociale, segnato dalla sfiducia nei confronti delle istituzioni, è insufficiente che un progetto sia condiviso solo con i decisori pubblici e le autorità locali che hanno effettiva competenza giuridica. Anzi, spesso il consenso proveniente da istituzioni che godono di una bassa reputazione costituisce un ulteriore “bias” per l’opinione pubblica. Questo rende inutile lo sforzo di mettere in evidenza, tramite una comunicazione puramente razionale e di contenuto, i benefici e i punti di forza di un’infrastruttura o di un progetto strategico. È necessario passare da una visione “razionale” dello stakeholder engagement a una “relazionale”. Non basta spiegare le ragioni per cui un’opera è necessaria, serve creare una relazione con gli elementi chiave di un territorio, quelli che possono influenzare positivamente la comprensione della necessità di un progetto e della sua rilevanza per la comunità. Per le aziende è necessario operare un cambiamento di strategia e organizzativo: talvolta le attività di stakeholder engagement vengono viste come una parte staccata dal core business, e il top management non ne viene coinvolto quindi in maniera attiva. Si tratta invece, sempre più, di un’attività che non coinvolge solo la funzione relazioni istituzionali ma l’intera azienda, con la partecipazione in prima linea di aree di lavoro molto diverse fra loro, dalla comunicazione, alla ricerca, dal marketing alla corporate citizenship. I pilastri di una strategia di Advocacy Per rendere più efficaci le attività di stakeholder engagement e costruire il consenso attorno a un progetto, è necessario quindi un approccio di Advocacy che si basi su tre elementi chiave. Il primo sono le attività di comunicazione, che permettano di creare un clima favorevole alle decisioni proposte. Servirà quindi definire una serie di messaggi che rispondano alle diverse esigenze dei vari gruppi di stakeholder, dalle istituzioni – interessate a non perdere e anzi accrescere il proprio consenso - ai rappresentanti dei settori produttivi dell’area ai media locali, fondamentali a raggiungere larghi strati di cittadini. Modellare questi messaggi rispetto ai pubblici di riferimento non significa diminuirne l’efficacia, ma anzi metterne in maggiore evidenza gli aspetti che possono stare più a cuore ai diversi soggetti. Sarà necessario attivare tutte le aree della comunicazione, dalla gestione delle media relations al digital, dalla CSR (che sarebbe meglio definire corporate citizenship) alle Public Relations. La seconda attività chiave di una strategia Advocacy è il coinvolgimento delle terze parti, con azioni che promuovano un punto di vista esterno e autorevole e aggiungano contenuto al dibattito. Sarà quindi fondamentale coinvolgere opinion leader riconosciuti dalla comunità per la loro autorevolezza accademica, professionale o personale e costruire assieme a loro il percorso che porti al consenso sul progetto. Così come istituti di ricerca, associazioni sul territorio e tematiche. La terza area è relativa al coinvolgimento dei cittadini come portavoce di istanze favorevoli al progetto. Per farlo è necessario coinvolgerli prima di avviare le attività di “permitting” e non dopo. In questo modo, il consenso generato permetterà di facilitare il processo di approvazione e realizzazione a tutti i livelli. Ma soprattutto, nel caso di potenziali criticità, sarà la stessa opinione pubblica a depotenziare possibili attacchi e agire verso il rafforzamento della reputazione dell’azienda e dell’istituzione coinvolta. Usare questi strumenti all’interno di una strategia di Advocacy coerente, indirizzando le energie di tutte le aree aziendali coinvolte e con il sostegno di terze parti, permetterà quindi di rappresentare gli interessi aziendali e allo stesso tempo contribuire al dibattito democratico, valorizzando il ruolo di tutti gli attori sociali coinvolti, dai cittadini alle istituzioni, dalle parti sociali ai media. “Grassroots Advocacy e Lobbying indiretto” è il corso del programma in Corporate Communication & Stakeholder Management  diretto da Gianluca Comin che si propone di analizzare le dinamiche, le strategie e gli strumenti per la creazione del consenso dal basso. Il corso si terrà venerdì 23 marzo e sabato 24 marzo 2018 per una durata complessiva di 2 giornate, 15 ore di formazione. Gianluca Giansante, Docente di comunicazione politica LUISS Guido Carli, Partner Comin & Partners, e ‎Patrizia Rutigliano, Executive Vice President of Government Affairs, Corporate Social Responsibility & Communication Snam S.p.A sono i coordinatori scientifici del modulo. 20/04/2018

27 Febbraio 2018

Generare engagement nelle organizzazioni grazie a People e social skill

Articolo di Gabriele Gabrielli, Professor of Practice in People Management, Human Resource Management and Organisational Behaviour LUISS Business School e Responsabile del People Management Competence Centre & Lab  L'engagement continua a fare notizia, o meglio la sua carenza. La recente pubblicazione dell'indagine Gallup (State of Global Workplace, 2017) ci offre l'occasione per riflettere sul termine forse oggi più usato nel management. Vi ricorriamo, infatti, per indicare genericamente la motivazione dei collaboratori, lo usiamo però anche per sottolineare l'atteggiamento e i sentimenti che i clienti hanno nei riguardi dell'impresa. Per questo investiamo in tecnologia e organizzazione per tracciare e comprendere la user experience dei clienti. Customer engagement, employee engagement diventano così il nome di strutture organizzative negli organigrammi aziendali, nomi di progetti e task force dedicati a migliorare il livello di engagement. Nella prospettiva del People management, in particolare, usiamo questo termine per indicare uno stato particolare dei collaboratori che consente loro di coinvolgersi attivamente e con passione nella vita dell'organizzazione, una situazione invidiabile perché capace di attivare anche comportamenti discrezionali extra-ruolo. Engagement e performance economico-organizzativa A cosa dobbiamo questa crescente attenzione di imprenditori, executive e manager verso l’engagement? Come mai le direzioni HR dedicano impegno a misurare e migliorare i livelli di people engagement nell’impresa? Le risposte possibili sono numerose. Potremmo iniziare con il dire che far star bene clienti e dipendenti è un dovere dell’impresa. Di solito però questa risposta, su cui tutti si dichiarano d’accordo, non riesce in verità a eccitare più di tanto gli animi. C’è un’altra prospettiva capace di provocare energia e focus nei riguardi del tema. Numerosi studi e ricerche mostrano che le imprese che vantano elevati tassi di employee engagement presentano anche differenze significativamente positive in termini di performance rispetto alle imprese con più bassi tassi di coinvolgimento attivo dei collaboratori. La più recente indagine Gallup evidenzia, per esempio, che le imprese degli Stati Uniti che si collocano nel terzo quartile per livello di engagement della loro forza lavoro conseguono performance economiche migliori, quasi doppie, rispetto a quelle realizzate dalle imprese con livelli più bassi di engagement; inoltre hanno una produttività più alta del 17%, volumi di vendite che superano il 20% e livelli di profittabilità migliori del 21%. Ce n’è abbastanza per darsi da fare allora e costruire attorno all’engagement una vera e propria strategia di sviluppo dell’impresa. Queste evidenze suggeriscono inoltre di saldare strettamente le due prospettive: da un lato, quella di business che indossa le lenti della performance economico-organizzativa, dall’altro, quella di People Management, che associa a un elevato livello di engagement anche il benessere delle persone, un loro maggiore impegno e comportamenti che vanno “oltre” il dovuto. Cosa succede dalle nostre parti? Dall’ultimo rapporto emerge un quadro per nulla entusiasmante: solo il 10% dei lavoratori presenti nei paesi dell’Europa Occidentale sono engaged, ovvero entusiasti e coinvolti attivamente nel loro lavoro. Tra i Paesi europei la Norvegia presenta il livello di engagement più alto ovvero del 17%, mentre in Italia, Spagna e Francia siamo al di sotto del 10%. Sono dati impressionanti. Vuol dire che solo una minima parte dei lavoratori presenti nelle nostre organizzazioni sono attivamente coinvolti; la maggioranza mostra atteggiamenti di non ingaggio (not engaged) o di disingaggio attivo (actively disingaged). Abbiamo un gran lavoro da fare, perché c’è una miniera di energia nascosta nelle pieghe delle organizzazioni che aspetta di essere liberata. Quando le persone sono engaged? Le persone engaged si sentono emotivamente coinvolte nel lavoro che fanno e negli scopi dell’organizzazione, si sentono rispettate, vedono che il loro lavoro ha senso ed è considerato importante dai manager, hanno buone relazioni con colleghi e capi, sono sicure che all’impresa interessi il loro sviluppo personale. Come misurano tutto questo? Ebbene, le ricerche empiriche ci dicono che le persone osservano e valutano più di quanto si possa immaginare: le modalità con le quali viene gestita la loro performance, l’attenzione riservata loro in termini di feedback e suggerimenti, i riconoscimenti e il sostegno che ricevono dai capi per migliorare e progredire nel loro percorso di sviluppo la possibilità di partecipare a programmi di formazione. Tutto questo rafforza una consapevolezza: che le pratiche HR e le pratiche di leadership di un’organizzazione hanno tutte a che fare direttamente con l’engagement. Una consapevolezza importante che ci restituisce anche un maggior senso di responsabilità nel lavoro che facciamo. Che cosa possiamo fare per incrementarne il livello di engagement? Gli studi e le ricerche empiriche ci dicono che le persone engaged trovano stimoli importanti per alimentare e rafforzare questo loro atteggiamento nelle relazioni costruttive che instaurano con i manager. Sono tali quelle orientate soprattutto al futuro e non basate sulla valutazione critica, “giudicante”, del passato. Questo vuol dire che l’engagement, al quale si associano risultati di business migliori nelle imprese che ne possono vantare livelli superiori, è influenzato dalle capacità dei manager. Quali capacità? Forse la loro preparazione tecnica o l’apertura all’innovazione? La conoscenza dei mercati maturata in contesti internazionali? Le competenze di pianificazione e di controllo dell’organizzazione? In realtà hanno un ruolo chiave le people e social skill che, insieme, formano una costellazione particolare di competenze. Una costellazione di competenze, ampiamente studiate in letteratura, il cui sapiente uso da parte di leader e manager consente di dar vita a “conversazioni organizzative” ricche e generative che mettono al centro: il collaboratore e il suo progresso la performance e i risultati come espressione del suo potenziale i suoi punti di forza e l’autonomia come leve necessarie per meglio cogliere gli obiettivi progettuali. Sono conversazioni improntate all’ascolto reciproco e al rispetto, sono conversazioni sostenute da una comunicazione capace di adoperare diversi registri e da un’efficace e consapevole gestione dell’intelligenza emotiva. Da dove possiamo cominciare? Probabilmente dallo spostare un po’ di attenzione, energie e investimenti dalla “misura” (diventata una vera e propria ossessione), al “fare”, al “formare”, al “valutare” le competenze dei leader e manager in questo campo. Gli sforzi maggiori andrebbero così concentrati nel selezionare, formare e premiare leader e manager con un portafoglio eccellente di people e social skill. L’engagement infatti passa anche dal riconoscimento che leader e manager sono capaci di dare ai collaboratori, non dimenticando mai la loro unicità. Così, per imprese e organizzazioni dotarsi di leader e manager provvisti di eccellenti people e social skill diventa questione strategica; una questione che dovrebbe occupare sempre più anche l’agenda di investitori, azionisti e imprenditori, oltre che naturalmente quella di quanti hanno a cuore il benessere delle persone. Formare leader e manager in grado di ripensare le sfide HR in prospettiva strategica per incidere in modo progettuale in contesti organizzativi complessi, è l’obiettivo del corso Executive Human Resource Management. Il programma – in partenza il 14 settembre 2018 – si rivolge a chi già ricopre o è in procinto di ricoprire un ruolo di rilievo in ambito HR e che avverte l’esigenza di confrontarsi con nuovi stimoli, ampliare il proprio bagaglio di competenze e sviluppare il proprio network professionale. Si articola in 6 moduli da 2 giornate lungo l’arco di 7 mesi: il modulo “Energising the organisation” sarà dedicato alle pratiche HR e pratiche di leadership per incrementare il livello di engagement nelle organizzazioni. 27/02/2018

23 Febbraio 2018

Call for Professor of Practice

LUISS Business School has the ambitious goal to develop its international activities and become one of the leading business schools in Europe. With that goal in mind, we aim at being recognized for our excellence in teaching standards, research outputs, and a foremost role in innovation and entrepreneurship. In this context, the School is enhancing its Faculty with Professors of Practice in Finance, Soft Skills and Made in Italy represented by high-level and experienced managers, top executives and academics to leverage on their know-how in its educational initiatives. Indeed, a Professor of Practice is required to: Take a three-year engagement with LUISS Business School and the Department of Business and Management; Guarantee a minimum of 60 teaching hours per academic year, depending on the teaching needs; Be actively involved in the design and/or promotion of the courses and the School in general; Managing a master, executive and/or custom programme; Be actively involved into the applied research. Considering the competitive arena of the managerial education, the affiliation to LUSS Business School as Professor of Practice requires a commitment of exclusivity. In fact, the faculty name will be associated to the School’s brand. Therefore, for the time of commitment, the Professor is allowed to have relations with other Universities or business schools (i.e., teaching, members of boards, etc.) only as a visiting faculty and his/her name can appear in any university or business school’s website as a visiting faculty member. On its side, the School assures: A competitive annual salary; On top hourly fee based on the single Course Budget, if teaching more than the minimum teaching workload agreed; Travel reimbursement; Corporate Business cards and e-Mail; The affiliation to the LUISS Business School community; Presence of the CV on the School’s website. Application procedure Interested applicants should send the following information to selectionluissbs@luiss.it by March 9th, 2018:  Curriculum Vitae using the sample provided; A copy of the applicant’s best publications, if applicable. DOWNLOAD CURRICULUM VITAE SAMPLE

09 Febbraio 2018

Students of the Master of Fashion & Luxury Management meet Matteo Marzotto, President of Dondup

A very stimulating and inspiring talk took place on February 5, 2018 when the students of the Master of Fashion & Luxury Management met Matteo Marzotto, President of Dondup. Lucia, student of the Master of Fashion & Luxury Management, participated in this meeting: this is her story.    “Matteo Marzotto, one of the most famous Italian managers and enterpreneurs, during his speech to the Fashion and Luxury Management class, dealt with all the aspects of this fascinating and fast growing industry. We retraced together his managerial career step by step, from the early beginning, when he started working directly on textile machines in order to learn all the secrets of the production process, to the successive achievements, which boast fashion companies such as Valentino S.p.A., Vionnet S.p.A. until he has become President of Dondup. He revealed finally a secret: experts, "genius" of fashion industry ... they do not exist! What really matters is the importance of studying to develop the right skills, acquiring complete knowledge of the fashion process and putting into practice your competencies in the best way. Furthermore, a good manager never forgets about the importance of sharing". The fashion industry is a very fascinating world, characterized by extremely complex mechanisms. It is a field undergoing continuous transformations, it is dynamic, demanding and requires concrete competencies. The next generation of managers of the fashion industry will have to possess a broad range of notions and information. During the lessons, the classrooms are transformed in meeting points between great professionals of this industry and students. Influent guest speakers provide candidates with a learning outcome made by high quality professional experiences, technical notions and compelling case studies to be inspired from. Students will be shown a 360° vision of the business scene of the fashion system and all the job opportunities will be described to inspire, incentivize and direct candidates to the fashion area more suited to their inclinations and capacities.   02/09/2018

07 Febbraio 2018

Leader For Talent #L4T con Vittorio Pisani, dirigente superiore della Polizia di Stato

Il coraggio di “metterci la faccia”. Motivare la squadra per raggiungere un obiettivo, che è insieme etico e di crescita della società. Vittorio Pisani, dirigente superiore della Polizia di Stato, ha diretto le attività investigative che hanno condotto alla cattura del boss del clan dei casalesi Antonio Iovine e del capoclan Michele Zagaria. È il primo ospite della serie Leader for Talent – #L4T. Leader for Talent #L4T è un ciclo di incontri con leader, top manager ed esponenti di vertice del mondo delle aziende e delle organizzazioni. Una cornice interattiva pensata per permettere agli studenti della LUISS Business School di confrontarsi direttamente con i leader del nostro tempo. Leader come mentori: un’occasione unica per arricchirsi non soltanto in termini di competenze, ma anche del bagaglio di esperienze, accumulate lungo il percorso per diventare leader. Condiviso, trasmesso, consegnato. La prima edizione ha visto le testimonianze di  Claudio Descalzi CEO Eni, Walter Ruffinoni CEO NTT DATA Italia, Giuseppe Recchi Vicepresidente esecutivo TIM, Marco Patuano CEO Edizione s.r.l, Martin Sorrell CEO WPP, a confronto con gli studenti #LUISSBusiness. Funzionario responsabile di diverse sezioni investigative presso la Squadra Mobile di Napoli dal 1990 al 1999, nel 1998 è stato promosso per merito straordinario al grado di vice questore aggiunto per una operazione di polizia giudiziaria di straordinaria importanza nel contrasto alla camorra napoletana, la cattura dei capi latitanti della nota Alleanza di Secondigliano. Dal 1999 al 2004 ha ricoperto l’incarico di funzionario coordinatore di indagini in materia di criminalità organizzata e di ricerca latitanti presso il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato in Roma. Dirigente della Squadra Mobile della Questura di Napoli dal 2004 al 2011, nel corso dell’incarico ha ricevuto numerosi encomi ed encomi solenni per operazioni di polizia giudiziaria di particolare importanza contro la criminalità organizzata, tra cui le catture dei capi di camorra latitanti, come il boss del clan dei casalesi Antonio Iovine. Vice Consigliere ministeriale presso la Direzione Centrale Anticrimine dal giugno 2011 al dicembre 2012, ha diretto le attività investigative che hanno condotto alla cattura del capo della camorra latitante Michele Zagaria. Per l’arresto del capo del clan dei casalesi, è stato promosso per merito straordinario alla qualifica di Dirigente Superiore. È attualmente Direttore del Servizio Immigrazione della Polizia di Stato, presso la Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere. Alla cattura dei boss Iovine e Zagaria, Rai 1 ha dedicato la fiction “Sotto copertura” in cui Vittorio Pisani è stato interpretato dall’attore Claudio Gioè nel ruolo di Michele Romano. 07/02/2018

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