News & Insight
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09 Dicembre 2020

Più trasparenza ed efficienza nel settore contratti pubblici  

Luiss Business School al fianco di PA e imprese per una nuova infrastruttura digitale integrata Luiss Business School è partner di eNEIDE – eNotification and ESPD Integration for Developing Eprocurement, un progetto in collaborazione con Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), Intercent-ER Agenzia regionale per lo sviluppo dei mercati telematici (INTERCENT-ER), Regione Toscana (RT), Azienda Regionale per l’Innovazione e gli Acquisti (ARIA S.p.A.), con il coordinamento di Agenzia per l’Italia Digitale – Presidenza del Consiglio dei Ministri, con l’obiettivo di accelerare la transizione digitale dell’intero settore dei contratti pubblici (e-Procurement) e degli appalti. eNEIDE, sviluppato nell’ambito del programma CEF – Connecting Europe Faculty della Commissione Europea, uno strumento di finanziamento per la competitività e la crescita attraverso investimenti infrastrutturali mirati, punta a realizzare un’architettura digitale unica che permetta di semplificare le procedure di aggiudicazione e gestione dei contratti pubblici, garantendo l’interoperabilità tra piattaforme secondi i criteri di standardizzazione, innovazione e semplificazione, attraverso due azioni integrate: la realizzazione di uno snodo nazionale presso ANAC, in grado di intermediare tra le pubbliche amministrazioni italiane e le piattaforme europee (eCertis e TED) grazie all’impiego di standard e formati unificati. In particolare, l’integrazione con la piattaforma europea TED consentirà all’infrastruttura nazionale di completare automaticamente il processo di ePublication al termine della fase di autorizzazione delle offerte; la piena adozione del formato ESPD (European Single Procurement Document), che consentirà la dematerializzazione di tutte le procedure di gara. E-Procurement: i benefici per le PA La Commissione Europea e l’OCSE hanno da tempo evidenziato la necessità della trasformazione digitale del settore dei contratti pubblici, per raggiungere maggiore trasparenza, efficienza, efficacia della spesa pubblica e una migliore qualità dell’interazione tra gli operatori economici e la pubblica amministrazione, favorendo così la crescita economica e sociale nello spazio europeo. A oggi, tuttavia, la maggiore difficoltà nell’utilizzo dell’e-Procurement per le amministrazioni si è riscontrata nei costi di riorganizzazione dei sistemi interni. Con la nuova infrastruttura integrata si punta così a ottenere: processi integrati e pienamente digitalizzati che coprano l’intero ciclo del procurement un consistente abbattimento dei costi e dei tempi procedurali la possibilità per le PA di indire consultazioni di mercato aperte a tutti gli operatori economici abilitati, anche per gare di importo modesto, con estrema facilità e senza costi di pubblicazione. E-Procurement: i benefici per le PMI La disponibilità di strumenti di e-Procurement agevolerà soprattutto le realtà produttive di piccole e medie dimensioni in termini di visibilità, consentendo loro di presentare alle amministrazioni acquirenti, a livello europeo, i propri prodotti e servizi con costi e tempi ragionevoli, superando i limitati confini di un mercato prima solo territoriale o al massimo nazionale. Nel futuro, l’infrastruttura integrata avvicinerà le necessità delle imprese fornitrici e gli operatori del procurement, riducendo il gap tra la disponibilità dei servizi digitali e il loro effettivo utilizzo, come evidenziato dai recenti indici DESI, con maggiore attenzione alla sostenibilità, al green procurement, all’open innovation. Il progetto eNEIDE è tuttora in corso e giungerà a piena conclusione nella primavera del 2022. Il panorama e-Procurement continua, tuttavia, ad evolversi e sono in corso di definizione nuove iniziative di coordinamento tra gli attori nazionali, quanto mai necessarie per fronteggiare l’accelerazione digitale dovuta all’emergenza sanitaria. 9/12/2020

03 Dicembre 2020

Allo studio un piano su produttività dei call center e stabilizzazione dei livelli occupazionali

A breve partirà confronto tra Asstel, sindacati e governo   Nuove politiche industriali per il settore dei call center, puntando ad aumentare competenze e produttività, e stabilizzando l'occupazione. A breve partirà su questi temi il confronto di Asstel e sindacati col governo, dando seguito a quanto previsto per il comparto nel contratto collettivo nazionale delle telecomunicazioni di recente siglato. Di Raimondo (Asstel): «settore delle tlc in profonda trasformazione» Gli ultimi mesi, afferma Laura Di Raimondo, direttrice generale di Asstel, «si sono dimostrati decisivi per lo sviluppo di conoscenze e competenze digitali, il settore delle telecomunicazioni è protagonista di un profondo processo di digitalizzazione e trasformazione tecnologica, che interessa trasversalmente tutte le aziende della filiera e anche il settore del customer care». La trasformazione digitale, aggiunge Vito Vitale, segretario generale della Fistel Cisl, «rappresenta una sfida, ma allo stesso tempo un'opportunità per i contact center e i business process outsourcing in Italia, attualmente in forte evoluzione. Il rilancio dovrà basarsi su due elementi fondamentali per la competitività: tecnologia e formazione. Investire in queste due aree significa colmare il divario che esiste tra il nostro Paese e il panorama internazionale della customer care, che non ci permette di raggiungere i tassi di crescita a doppia cifra raggiunti dal settore fuori dai confini nazionali». Vitale (Fistel): «senza reskilling occupazione nei call center a rischio» Attualmente, il comparto dei contact center in outsourcing impiega oltre 80mila lavoratori. «Uno studio recente – aggiunge Vitale - sostiene che, tra questi, circa 20mila rischierebbero di essere ridondanti già nel 2022, qualora non si attuassero politiche di re-skilling e di ammodernamento delle competenze. Non voglio entrare nel merito dell'analisi, vorrei solo dire che abbiamo bisogno di una nuova visione che metta al centro le persone, anzi, l'umanesimo digitale. Occorre anche un salto di qualità nel modo di pensare di certe aziende, che non possono focalizzarsi solamente sul taglio dei costi nel breve periodo». Un altro degli elementi caratterizzanti il nuovo contratto collettivo nazionale delle tlc riguarda il fondo bilaterale di solidarietà. «Per essere operativo – spiega Di Raimondo - sono ancora necessari dei passaggi istituzionali come prevede la normativa, dopodiché sarà finanziato con risorse delle aziende, per due terzi, e dei lavoratori, per un terzo. Servirà a supportare e accompagnare la trasformazione delle nostre imprese sia per gli investimenti necessari per implementare una nuova organizzazione del lavoro, sia per quelli relativi ai percorsi di formazione continua e professionale. La capacità di azione del fondo sarebbe sicuramente di portata maggiore attraverso un sostegno pubblico che dia ampio respiro alle necessità della filiera tlc che ha dimostrato di essere un asset strategico del Paese». Per Asstel  usare Recovery Fund anche per la formazione digitale In generale il settore delle telecomunicazioni, come certificato dai dati Agcom che rilevano un calo del 5,8% nei ricavi nel giro di cinque anni, ha subito un brusco calo, stretto tra una competizione sfidante e la necessità di investire nel 5G. «Le risorse europee del Recovery Fund – prosegue Di Raimondo - devono essere spese correttamente, anche in programmi di formazione digitale. Le parole d'ordine sono fiducia, responsabilità e inclusione. Fiducia nel senso di responsabilità del lavoratore e inclusione come asset per un'organizzazione immaginata in ottica di uguaglianza, dove tutti abbiano le stesse opportunità. Ma per conseguire questo obiettivo è importante investire sulle reti di tlc, sulla banda ultra-larga e 5G. Questo è l'impegno che si sono assunte tutte le imprese della filiera». Sulla stessa linea il sindacato: «la trasformazione digitale sarà possibile solo se tutti gli operatori proseguiranno con investimenti in infrastrutture di rete e copertura 5G per abilitare i servizi di nuova generazione e puntare alla riduzione del digital divide che durante il lockdown ha isolato 13 milioni di cittadini. L'impegno del Governo sarà indispensabile per indirizzare le risorse del Recovery Fund per digitalizzazione e formazione. Questa – conclude Vitale - potrebbe essere l'occasione per una riforma organica degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive al fine di tutelare i lavoratori della filiera tlc, soprattutto dei customer care». SFOGLIA IL REPORT COMPLETO  3/12/2020

03 Dicembre 2020

Uncem: «Usare risorse europee per portare la connessione nelle zone montane»

Lo chiede il presidente dell'associazione a DigitEconomy.24 di Luiss Business School e Il Sole 24 Ore Radiocor, Marco Bussone: «ci sono zone dove telefonare o mandare un sms è impossibile»   Nei comuni montani non c'è solo un problema di connessione fissa, ma anche di connessione mobile, con zone dove «già considerando il 4G, telefonare o mandare un sms è impossibile». A dirlo è Marco Bussone, presidente di Uncem, l'associazione nazionale dei comuni, comunità ed enti montani, sottolineando come la soluzione potrebbe oggi essere rappresentata dall'utilizzo di risorse pubbliche, anche quelle europee provenienti dal Recovery Fund, al fine di costruire le infrastrutture necessarie. «In futuro – spiega Bussone a DigitEconomy.24, report del Sole 24 Ore Radiocor e della Luiss Business School - la teleassistenza e la telemedicina, e altri servizi che si possono abilitare con il 5G, saranno sempre più imprescindibili nei territori montani dove c'è una larga fascia di popolazione over65». Con  pandemia più evidenti gap nelle  aree interne e montane La pandemia, ricorda Bussone, ha reso più evidenti diseguaglianze sociali e sperequazioni. «Non c'è solo un gap, in termini di punti di prodotto interno lordo, tra Meridione e Settentrione, c'è anche un problema nelle aree interne e montane che riguarda tutta l'Italia, in termini di digitalizzazione e penetrazione della banda ultra larga e in un'ottica futura, del 5G». Per le zone dove non è conveniente investire, dunque, come nelle aree bianche e bianchissime (non appetibili per il mercato), continua il presidente di Uncem, abbiamo definito «con la ministra Pisano un percorso, avviando un tavolo concreto di lavoro. Uno degli effetti è stato rappresentato dalla decisione di Open Fiber di anticipare il suo piano, portando la connessione nei comuni ‘senza internet' con l'Fwa; parallelamente Eolo sta operando in alcuni comuni assumendosi il rischio dell'investimento» «In questo scenario Inwit è il principale partner» Uno strumento per superare il digital divide, dunque, è rappresentato dall'investimento di risorse pubbliche, regionali, nazionali o europee, per le infrastrutture necessarie. Non solo in ambito di Recovery Fund e del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, ma anche di risorse Fesr (il Fondo europeo di sviluppo regionale). «L' Emilia Romagna – racconta Bussone -, ad esempio, sta investendo di intesa con Uncem delle risorse sulle infrastrutture. Noi abbiamo ancora aree scoperte, si pensi ad esempio alle valli alpine, dove non arriva neanche il 4G e dove le compagnie non investono. Sul fronte della telefonia mobile e del 5G, se le infrastrutture vengono realizzate con risorse pubbliche, si può poi trovare un consorzio di operatori che insieme coprano queste aree, visto che da soli hanno difficoltà a sostenere l'investimento». In questo scenario Inwit, conclude Bussone, «è il principale partner, in linea con le stesse richieste che noi facciamo da sempre, ovvero un investimento di risorse statali, regionali, pubbliche dove non può arrivare il privato, e un minor carico burocratico, individuando soluzioni in questo senso». SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 3/12/2020

03 Dicembre 2020

Inwit: «un piano di torri 'smart' per chiudere il digital divide e accordi sui droni in vista»

Lo annuncia Giovanni Ferigo, amministratore delegato della società, su DigitEconomy.24 di Luiss Business School e Il Sole 24 Ore Radiocor: «Puntiamo ad allargare il nostro business»   Un piano di torri di tlc ‘smart', più piccole e più velocemente realizzabili, soluzioni «multi-operatore», per contribuire a colmare il digital divide del Paese, utili per il 5G, ma anche per le altre tecnologie. E' la proposta avanzata da Inwit, società infrastrutturale di telecomunicazioni che di recente ha varato la nuova strategia industriale al 2023 che contempla 600 milioni di investimenti e 900 milioni di dividendi per gli azionisti. La soluzione delle torri ‘smart', racconta l'amministratore delegato Giovanni Ferigo a DigitEconomy.24 (report del Sole 24 Ore Radiocor e della Luiss Business School) si inserisce nel solco delle discussioni sul Recovery Plan. Intanto Inwit punta ad allargare il proprio business, «passando dall'essere un operatore di real estate puro a uno di digital real estate». Nel raggio d'azione della società rientrano i business dell'Iot, i mini data center, e, in particolare, i droni. Un tema, quest'ultimo, su cui Inwit ha varie discussioni in corso. I droni, infatti, potrebbero utilizzare le torri come un sorta di 'nido',  come base di atterraggio per realizzare, grazie alla capillarità dell'infrastruttura, anche missioni nelle emergenze. Consolidata la crescita organica nel business del torri e inorganica nei servizi, a fine piano Inwit valuterà, alla luce del ‘tesoretto' da un miliardo di euro che avrà a dispozione, se esportare in Europa le best practice acquisite: «Sono temi che porteremo al tavolo del cda». Inwit conta già 22mila torri distribuite in tutta Italia, per lo sviluppo del 5G sono necessarie altre infrastrutture? Il 5G sta arrivando, e ci vede certamente impegnati con le nostre torri. Da un punto di vista finanziario e industriale, d'altronde, siamo un'azienda che punta alla crescita organica, a differenza di molte altre del settore che privilegiano la crescita inorganica. Prevediamo per noi un futuro impegnativo con un piano a sei anni molto sfidante. Nella nostra strategia sono previste 3mila nuove torri in otto anni e circa duemila nell'arco di piano. Pensate che con le vostre torri potete contribuire anche alla chiusura del digital divide? In Italia facciamo da apripista per lo sviluppo massivo del 5G con le nostre 22mila torri che provengono da 25 anni di esperienza dei due operatori principali, Tim e Vodafone. Inoltre noi crediamo di essere, in Italia ma anche in Europa, i campioni delle small cells, le piccole antenne dedicate. In più ci sono nel nostro Paese gli operatori Fwa (soprattutto Eolo, Linkem, Fastweb e Open Fiber) che chiedono ospitalità nelle nostre torri. Fwa che, per inciso, è una peculiarità tutta italiana. In generale tutti gli operatori chiedono ospitalità sulle nostre torri per chiudere il digital divide. E per le aree a fallimento di mercato avete progetti e soluzioni ad hoc? Nell'ambito delle discussioni sul recovery plan, abbiamo proposto al Governo delle soluzioni. Si tratta di un piano di torri ‘smart' che potrebbero essere installate velocemente e potrebbero dunque, servire dappertutto, non solo nelle aree bianche e bianchissime, a coprire il digital divide. Sono soluzioni multi-operatore che consentono di velocizzare l'iter di realizzazione dell'infrastruttura. Dal punto di vista finanziario, al 2023, una volta remunerati gli azionisti ed effettuati gli investimenti annunciati nel piano, vi resta un ‘tesoretto' da un miliardo, come intendete sfruttarlo? Effettivamente abbiamo un livello di indebitamento con una leva pari a 5,5X; in 3 anni contiamo abbassarla parecchio con l'effetto di avere una disponibilità di un miliardo di euro, dopo aver destinato 900 milioni alla remunerazione dei nostri azionisti e aver effettuato 600 milioni di investimenti. Allora, al 2023, proporremo delle ipotesi al nostro consiglio di amministrazione. Vagliate nel frattempo acquisizioni? Noi non siamo interessati alle Towerco in Italia, potremo fare solo qualche acquisizione puntuale, nell'ordine di 40-50 torri, cioè qualche piccolo operatore. Siamo, invece, interessati a crescere a livello inorganico ampliando il nostro raggio di azione a business adiacenti. Parlo, innanzitutto, dell'Internet of things (IoT), dei mini data center, da posizionare sotto le torri, e dei droni. A proposito di droni, Ericsson e Vodafone hanno recentemente stretto un accordo per lo sviluppo di questa tecnologia. Pensate a qualcosa di simile? Abbiamo testato i droni visto che c'è ampia richiesta di questi servizi. Puntiamo in particolare ai droni a guida autonoma, senza la presenza del pilota, con intelligenza artificiale embedded, decollo e atterraggio autonomi, più piccoli rispetto a quelli previsti nell'accordo tra Ericsson e Vodafone. Abbiamo fatto degli use case, ad esempio nella sorveglianza e nell'analisi del traffico. Avendo una torre ogni tre chilometri, è possibile utilizzare la tecnologia anche per missioni critiche. I droni, peraltro, sono molto versatili, possono compiere missioni su frane, allagamenti, infrastrutture critiche, traffico sulle autostrade.  Questi sono ambiti per operazioni inorganiche, ma siamo molto lontani dall'impegnare il miliardo di euro che sarà disponibile al 2023, si tratta di operazioni da qualche milione di euro. A questo proposito abbiamo individuato già delle start up italiane. E oltre ai droni? Pensiamo ai mini data center, complementari ai droni, grazie ai quali si potrà fare download dei contenuti. Avete già delle collaborazioni in corso sul fronte dei droni? Ci stiamo confrontando con alcune realtà con le quali c'è, infatti, la necessità di un confronto a monte. In generale pensiamo, una volta avviata l'attività, a collaborazioni anche con realtà istituzionali. Tirando le somme, state quindi ampliare la vostra mission e il vostro business? Sì, vogliamo allargare il business, passando dall'essere un operatore di real estate puro a un digital real estate, e facendo, dunque, tutto ciò che serve per raggiungere questo obiettivo. Il vostro competitor, Cellnex, sta adottando invece un sistema molto diverso, puntando allo shopping di torri in tutta Europa. Cellnex ha adottato un modello differente. Noi abbiamo scelto di essere i più bravi su crescita organica e sinergie in Italia, per poi sviluppare delle best practice da, in un secondo momento, esportare eventualmente all'estero. I nostri concorrenti stanno compiendo la strada inversa. In definitiva, quindi, pensate nel vostro orizzonte anche ad allargare il vostro raggio d'azione fuori dai confini dell'Italia? Su questo e altri temi, come già detto, ci confronteremo a fine piano, nel 2023, al tavolo del cda. SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 3/12/2020

03 Dicembre 2020

Il progetto vincitore del Master of Art per la mostra negli spazi di Fair Legals

Nell’ambito della partnership tra Luiss Business School e lo Studio Legale Fair Legals, la studentessa del Master of Art Arianna Sera, si è aggiudicato il bando di selezione di curatori per la mostra promossa negli spazi dello studio legale, con il progetto Framed - mostra individuale di Marialuisa Antonelli. Fair Legals dal 2017 si interessa al settore dell’arte contemporanea, promuovendo artisti e curatori emergenti. Quest’anno la scelta del progetto curatoriale è avvenuta attraverso il bando che ha coinvolto gli studenti del Master of Art della Luiss Business School.  FRAMED Marialuisa Antonelli EXHIBITION A cura di Arianna Sera Studio Legale Fair Legals - ROMA 10 dicembre 2020 – 25 dicembre 2020 La mostra Framed, allo stato attuale delle ordinanze relative all'emergenza Covid, sarà fruibile al pubblico non appena le disposizioni governative daranno la possibilità di usufruire degli spazi espositivi    Framed è l’ultima produzione pittorica dell’artista Marialuisa Antonelli, datata giugno 2020. Questo lavoro incarna i sentimenti più intimi dell’artista, che racconta la sua verità unilaterale attraverso l’analisi di un periodo di solitudine, incertezza e distanziamento sociale.   Il concept di Framed porta all'attenzione il tema, tanto più attuale negli ultimi mesi, della costrizione dell'essere umano in spazi obbligati, che lo tengono distante dalle persone a lui più prossime: la tela diventa quindi l'allegoria di tale limitazione, entro cui l'essere umano è ridotto – anche graficamente – all'essenziale. L’obbligo di rimanere confinati nelle nostre case, ha portato Antonelli ad una lunga riflessione sul sociale iniziata già nei primi mesi del 2019. Come una profezia, con il lavoro Libro d’Artista e Incastri, l’artista ha anticipato di un anno gran parte delle problematiche contemporanee. Framed è frutto di un lavoro di sintesi, di riduzione stilistica e di piattezza assoluta del materiale plastico. Per arrivare alla produzione delle opere Antonelli ha riformulato due tecniche, quella pittorica e xilografica, mescolandole. Le opere realizzate vogliono puntare all’essenza, eliminando ogni dettaglio superfluo. Le due serie, ma soprattutto le tele di grandi dimensioni, raffigurano incroci di corpi umani in uno spazio vitale costrittivo, all’interno del quale gli individui rappresentati non hanno né spazio di manovra né la possibilità di assumere posizioni diverse da quelle a loro assegnate. Le opere rappresentano le condizioni attuali in cui l’individuo non ha più margine d’azione. Per un rapporto di causa-effetto l’uomo, secondo Antonelli, è alienato da logiche secolari ormai gerarchizzate. Pur vivendo in un periodo storico in cui la libertà d’espressione ci appare come una conquista garantita dalle nuove tecnologie, non siamo in realtà del tutto liberi da assodati meccanismi sociali. Dunque lo stato di costrizione suggerito dai lavori dell’artista supera la contingenza del momento, per sollecitare una riflessione di più ampio respiro. Dal 10 al 25 dicembre pubblicheremo e condivideremo contenuti visivi, articoli ed interviste sulle principali pagine social e all’interno del sito della mostra. Lo scopo del progetto curatoriale è quello di stimolare il pubblico, condividendo con esso tematiche inedite inerenti all’esposizione. In sostanza ciò che sarebbe stato condiviso, durante la mostra, verrà invece pubblicato prima dell’apertura di essa. L’intento è quello di ricavare un daily virtuale di contenuti che riveleranno, a poco a poco, il pensiero creativo dell’artista: “la riduzione, sempre più costante di spazi vitali necessari per vivere”. Marialuisa Antonelli nasce a Viterbo nel 1994, frequenta l’Istituto statale d’Arte e successivamente si laurea presso l’Accademia di Belle Arti di Viterbo nella classe di Pittura. Nei primi anni di formazione si dedica alla pittura figurativa utilizzando l’olio. Durante la sua carriera ha sperimentato differenti modalità artistiche indagando gli aspetti tecnici della xilografia, della grafica, della fotografia e della street art. La sua innata vocazione per la materia pittorica ha convinto Antonelli ad utilizzare nuovamente l’olio e la tela. Negli ultimi anni ha deciso di sperimentare nuovi procedimenti, i quali hanno portato l’artista all’abbandono della pittura figurativa, lasciando spazio a nuove opere, in grandi serie, di natura geometrica formate perlopiù da campiture monocrome. Arianna Sera nasce a Roma nel 1996, ha studiato e si è diplomata in lingue nel 2015. Da sempre però ha mostrato profondo interesse per lo studio del museo e delle discipline artistiche. Nel 2016 decide di iscriversi all’Accademia di Belle Arti, laureandosi in Valorizzazione dei Beni Culturali, con una tesi in Museografia dal titolo Il museo come soggetto di comunicazione attiva tra storia e contemporaneità. Nel 2017 ha partecipato alla Biennale Internazionale di Arte e Cultura RomArt con l’opera la Famiglia. Attualmente frequenta il Master in Arte e Curatela presso la Luiss Business School ed è parte attiva del Collettivo Curatoriale ArteX. Mail: exhibitionframed@gmail.com  Sito: https://www.framedarte.com/  Facebook: https://www.facebook.com/Framed-100499535146217 Instagram: https://www.instagram.com/framed.exhibition/ LinkedIn: https://www.linkedin.com/company/fair-legals/ 12/3/2020

01 Dicembre 2020

Webinar – Master in Food & Wine Business e Master of Art

Scopri con gli Alumni l’esperienza dei due Master   Il 15 dicembre a partire dalle ore 16.30 sarà possibile partecipare al Webinar di presentazione delle prossime edizioni del Master in Food & Wine Business e del Master of Art in partenza il 18 gennaio 2021. I Master Food & Wine Business è un Master Universitario di I livello realizzato dalla Luiss Business School in partnership con Gambero Rosso Academy, la più ampia piattaforma di formazione professionale nel settore enogastronomico. Il Master offre a giovani neolaureati una formazione manageriale basata sullo sviluppo di competenze specifiche della filiera enogastronomica e vitivinicola. Art è un Master Universitario di I livello progettato dalla Luiss Business School per insegnare ai giovani tutte le nuove professioni collegate all’allestimento, all’organizzazione di mostre ed eventi artistici, catalogazione e archiviazione, ufficio stampa, collezionismo privato e pubblico, software e applicazioni di guida ai musei multiplatform. Il tema del Webinar I coordinatori didattici dei due Master presenteranno i contenuti e la struttura dei programmi. Al Webinar saranno presenti gli Alumni del Master of Art e del Master in Food & Wine Business che racconteranno della loro esperienza di formazione presso la Luiss Business School e del percorso professionale intrapreso nel settore di specializzazione grazie alle nuove competenze acquisite durante il Master e ai servizi personalizzati offerti dal Career Service. I partecipanti al webinar potranno interagire attivamente con gli Alumni e i coordinatori durante una Q&A session. Il Webinar è indirizzato a laureandi e laureati di I, II livello o con ordinamento a ciclo unico, interessati a intraprendere percorsi professionali nel settore dell’arte e della filiera enogastronomica e vitivinicola. Per partecipare al Webinar è necessaria la registrazione. REGISTRAZIONE  1/12/2020

30 Novembre 2020

Too big to gain? Chi guadagna dalle fusioni nel settore bancario

di Paolo Boccardelli, direttore Luiss Business School, pubblicato su la Repubblica Affari & Finanza, 30 novembre 2020  La recente pandemia ha contribuito ad aumentare i rischi di credito per le banche, accelerando alcuni trend tra i quali, in particolare, il consolidamento del settore. È il regolatore stesso che ha impresso un cambiamento alla sua strategia, un tempo poco incline all’integrazione tra banche senza l’avvio di costosi processi di aumento di capitale: oggi appare più favorevole, concedendo alle banche acquirenti l’opzione di portare a patrimonio il badwill della banca target. Persino le politiche nazionali di risposta alla pandemia sono diventate un fattore incentivante: basti pensare alla possibilità introdotta dal Governo italiano per le società che approveranno un'operazione di fusione nel 2021 di trasformare fino al 2% del patrimonio target in crediti d'imposta. Misure e stimoli utili a favorire le aggregazioni, nell’ipotesi che banche più grandi resistano meglio alla crisi. Ma a fronte di un possibile vantaggio di solidità, ben presente nella visione degli organi di vigilanza, Luiss Business School ha analizzato il legame tra la crescita dimensionale delle banche e i rendimenti per gli azionisti: ebbene, su un campione di oltre 3500 osservazioni di banche europee nel periodo 2010-2019, la ricerca ha messo in evidenza che la crescita dimensionale delle banche riduce la redditività per gli azionisti. Tale relazione negativa, tuttavia, viene moderata dall’adozione di specifici modelli di business e dalle capacità di gestione del credito. Nel dettaglio, è stato osservato che, a parità di altre condizioni, la crescita degli attivi e lo sfruttamento delle economie di scala per banche di minori dimensioni genera impatti positivi sul ROE, ma superata una soglia di circa 50 miliardi di euro, il contributo alla redditività per gli azionisti diventa negativo. La pendenza negativa di tale relazione, tuttavia, dipende dal tipo di modello di business adottato: le banche che lavorano con un modello di business più tradizionale fondato sul retail e con una leva inferiore per il funding presentano una relazione tra crescita dimensionale e redditività per gli azionisti meno negativa. In aggiunta, per tutte le banche, la capacità manageriale di gestire i rischi in modo proattivo risulta determinante. La ricerca ha preso in considerazione il “NPL ratio”, rappresentato dal rapporto tra i crediti deteriorati e il totale dei crediti, e il “migration rate”, ovvero il tasso di migrazione da crediti in bonis a crediti in sofferenza. La capacità di gestione del credito e di questi due indicatori ha effetti eterogenei in relazione alle dimensioni. In particolare, nelle banche più piccole e con impieghi inferiori a circa 23 miliardi di euro, la crescita del tasso di deterioramento dei crediti genera impatti significativamente negativi sui rendimenti per gli azionisti. Viceversa, le banche di maggiori dimensioni riescono ad assorbire la crescita del tasso di deterioramento senza effetti negativi sulla redditività e, anzi, mostrano una rilevante capacità di identificare opportunità di riprese di valore anche in presenza di un superiore migration rate. Tali risultati appaiono ancora più significativi in mercati a bassa crescita economica e sotto la media dell’area Euro, quali l’Italia. È pertanto nella gestione del rischio e dell’ottima allocazione del capitale verso gli impieghi che si gioca la partita della profittabilità bancaria. Questi risultati si inseriscono nel trend di rivoluzione digitale che sta vivendo il settore. Nel futuro business bancario sarà imprescindibile prevedere la trasformazione del core banking verso sistemi cloud e modelli di sviluppo agile, in cui la capacità innovativa e di costruzione di partnership con operatori digitali e del fintech rappresenteranno un fattore tanto importante quanto la scala degli investimenti. Ed è proprio alla luce di queste considerazioni che debbono essere interpretate le operazioni di M&A in Italia e in Europa. Il consolidamento e la crescita dimensionale restituiscono al mercato operatori più solidi e in grado di dispiegare su una base di clienti più grande la capacità innovativa e di trasformazione che il digital banking può offrire. Ma senza il favore di BCE e governi e senza gli incentivi, in particolare quelli fiscali delle DTA (imposte attive differite) nelle operazioni di integrazione, non appare per nulla scontato estrarre valore da tali operazioni, poiché è forte il rischio di vedere vanificate le economie di scala, soprattutto se le operazioni stesse non sono condotte da soggetti dotati di quella elevata capacità gestionale che solo alcuni leader di mercato possono fornire. Pertanto, se viene confermata la volontà di consolidare ulteriormente il settore bancario in Europa per ridurre i futuri rischi di default, risulta necessario insistere sulla presenza di incentivi fiscali a favore delle aggregazioni, poiché altrimenti gli azionisti delle banche in odore di integrazioni potrebbero non considerare convenienti tali operazioni, non solo per motivi legati alla governance, ma anche per le difficoltà di remunerazione dei loro investimenti.

26 Novembre 2020

Nel campus della Google italiana ecco le declinazioni della sostenibilità

La storia di Vetrya, la Google italiana, che dieci anni fa ha ripensato il modello d'impresa improntandolo alla sostenibilità. Il fondatore e amministratore delegato Luca Tomassini a SustainEconomy.24 parla anche del contributo alla lotta al Covid e del nuovo Piano industriale che sarà presentato a metà dicembre   Innovazione e sostenibilità vanno di pari passo perché il modello di business va ripensato. Un'idea che Vetrya porta avanti da dieci anni. Luca Tomassini, fondatore, presidente e ceo del gruppo, definito da  tanti la Google italiana, ne parla a SustainEconomy.24, report di Luiss Business School e Il Sole 24 Ore Radiocor. Insieme al  contributo dato nella lotta al Covid e la spinta sul digitale, "uno dei pilastri del futuro". E il nuovo Piano industriale che sarà presentato a metà dicembre con l'obiettivo di diventare una digital company italiana partner dell'industry nella transizione del digitale, degli operatori tlc, media e utility.  Si parla tanto di sostenibilità. Per voi una parola d'ordine è l'innovazione. Sono conciliabili? Cosa vede in un futuro più sostenibile? « Non solo innovazione e sostenibilità sono conciliabili, ma non possono stare l'una senza l'altra. C'è ormai la consapevolezza che il nostro modello di crescita e sviluppo vada ripensato; abbiamo capito che non è possibile continuare a investire, sviluppare e fare impresa senza pensare agli impatti che tutto questo comporta sul futuro. In una parola, abbiamo capito che bisogna guardare avanti, alle prossime generazioni, per prendere decisioni come se chi arriverà dopo di noi fosse già qui e potesse dire la sua. E cos'è l'innovazione, se non lo sguardo rivolto al futuro? Io credo che salvaguardare la nostra casa comune richieda e richiederà sempre più la disponibilità di strumenti potenti, intelligenti e leggeri che ci aiutino a misurare il nostro impatto, a ottimizzare i nostri sforzi, a raccogliere informazioni per calcolare benefici e conseguenze delle nostre azioni, e regolarci di conseguenza. E penso che questi strumenti, che già oggi ci circondano, nel futuro sostenibile diventeranno la norma, supportando gli obiettivi di crescita insieme a quelli di sostenibilità». Lei ha dato vita a quella che viene definita la Google italiana, una piccola Silicon Valley in Umbria. Cosa significa sostenibilità in Vetrya? «Oggi si parla tanto di sostenibilità: noi abbiamo iniziato già dieci anni fa, quando il termine era sicuramente meno di moda, e abbiamo reso sostenibile il nostro modello di impresa. Siamo partiti da subito con un'impresa radicata nel territorio, orientata al rispetto delle persone, determinata a crescere non in maniera fine a se stessa, ma per generare sviluppo e benessere, e migliorare la qualità della vita di tutti quelli che hanno contribuito e contribuiscono al nostro successo. Per fare qualche esempio il nostro campus è disegnato attorno alle persone e accanto agli spazi operativi abbiamo previsto aree destinate a svago, sport, cultura e innovazione. Da subito abbiamo integrato l'impianto elettrico tradizionale con pensiline fotovoltaiche, e per il riscaldamento dell'acqua è stata impiegata una parabola a concentrazione solare. Una sorta di "girasole digitale" controllato da satellite, che insegue il sole; all'interno del parco auto sono state inserite diverse auto elettriche e il Corporate Campus è dotato di colonnine per la ricarica di veicoli elettrici direttamente da pannelli solari. Con l'avvento della pandemia abbiamo ulteriormente incentivato lo smartworking fino a raggiungere la quasi totalità dei nostri collaboratori, che possono lavorare con serenità e produttività». Parliamo del Covid-19 che ha modificato profondamente le nostre vite e evidenziato il ruolo delle tecnologie. La sua società ha cercato e sta cercando di dare un contributo. Ce ne parla? «Durante la crisi il cambiamento e l'innovazione non si sono arrestati, anzi hanno in un certo modo accelerato la loro corsa. Appena avuto sentore dell'importanza del fenomeno, abbiamo attivato le nostre migliori energie per sviluppare soluzioni all'altezza della sfida che ci si presentava, con la messa a punto prima di una soluzione di tracciamento presentata prima della call del ministero per l'Innovazione, poi di dispositivi indossabili per garantire il mantenimento della distanza di sicurezza sui luoghi di lavoro insieme ad una piattaforma digitale, che stiamo vendendo non solo in Italia. Con la piattaforma di videocomunicazione, Eclexia, abbiamo messo a disposizione dei nostri clienti uno strumento agile ed efficace per gestire al meglio le attività necessariamente remotizzate, come quelle legate alla formazione. Mi limito a questi esempi per dare un'idea di come abbiamo cercato e stiamo cercando di applicare la filosofia nella quale crediamo profondamente: quella di un digitale al servizio dell'uomo, che facilita la vita e offre sostegno per superare le situazioni più difficili».  Quali sono gli insegnamenti della pandemia?  « Paradossalmente questa pandemia ha offerto proprio la consapevolezza, anche a chi non l'aveva, che il mondo del digitale è uno dei pilastri del futuro. I maggiori comparti dell'economia riescono ad andare avanti grazie al digitale ma servono le infrastrutture.  Questo tipo di richiesta, stimolata dalla situazione di emergenza, è stata recepita soprattutto dagli operatori di tlc che stanno rivedendo i piani di investimento sulla parte infrastrutturale importante per lo sviluppo del digitale. E poi, grazie alla pandemia, abbiamo finalmente capito che l'innovazione, come ho già scritto, non chiede permesso: bisogna cogliere al volo l'opportunità di abbracciarla, se non vogliamo farci sorprendere ancora. Anche perché ci sono prati verdi su cui andare a sviluppare modelli di business basati digitale». Lei che è stato un precursore nelle tecnologie nel nostro Paese: dai cellulari a internet alla tv on demand. Cosa vede nel futuro? Pensa a qualcosa in particolare? «Da un'e-commerce più evoluto alla realtà aumentata e, soprattutto andare a sfruttare la possibilità di banda delle nuove reti come il 5G, il mondo dell'internet of Thing. Lo scenario che attualmente ci si presenta davanti potrebbe sembrare sconfortante. Ma mi piace parlare di un'operazione che ho chiamato "memoria del futuro": guardare indietro per guardare avanti per cogliere gli "assaggi" di quel che sarà. Ecco, io credo che l'errore peggiore che possiamo commettere sia quello della cecità, dell'assenza strutturale di lungimiranza, della sottovalutazione dei rischi, in una parola l'errore della mancata progettazione del futuro». E nel futuro di Vetrya? A breve presenterà il nuovo piano industriale… «Sa quali sono state le imprese statunitensi più virtuose nell'attraversare il periodo di crisi? Secondo gli analisti, sono quelle hanno agito prima che la crisi arrivasse; che si sono concentrate sulla crescita a lungo termine; che hanno mantenuto gli obiettivi cambiando semplicemente il modo per raggiungerli; e che sono state attente al risparmio, ovvero hanno preservato il loro capitale, la loro possibilità di sopravvivenza, azione e investimento. È esattamente quello che ha fatto e sta facendo il gruppo che guido, che tenendo fermo l'obiettivo dell'innovazione ha colto l'opportunità di un mercato affamato di digitale, con imprese che esprimono ancora in larghissima parte un fabbisogno di trasformazione del business, alle prese con le sfide della sicurezza, dello smartworking, di infrastrutture agili e di collaborazione efficiente. Noi da sempre mguardiamo a due cose: all'innovazione, tecnologia digitale e tlc, e ad anticipare le esigenze dei clienti. Ogni anno dobbiamo cercare di modulare le richieste e il nostro nuovo piano industriale vedrà questa rimodulazione con una forte attenzione a tutto quello che è il processo di Digital Trasformation  per diventare una digital company italiana partner dell'industry nella transizione del digitale, degli operatori tlc, di media editori e utility favorendo il cross selling tra tutte le nostre direzioni: Cloud computing; media comunication e industry, telco 5G e fibra ottica.   Conto per metà dicembre di presentarlo agli investitori e alla comunità finanziaria». SFOGLIA IL REPORT COMPLETO  26/11/2020

26 Novembre 2020

Ericsson: è responsabilità delle tlc essere sostenibili. Spinta dal 5G per l'Italia

L'ad di Ericsson in Italia, Emanuele Iannetti a SustainEconomy.24 parla delle potenzialità del 5G con benefici per l'Italia di oltre 14,2 miliardi  entro il 2025   La sostenibilità è al centro della missione di Ericsson perché essere realmente sostenibili e fare business in modo etico e responsabile crea  valore aziendale. Di fronte ad una  bolletta energetica mondiale per le reti mobili destinata ad aumentare   notevolmente è responsabilità delle aziende di tlc agire con soluzioni e reti 5G a minore impatto. L'amministratore delegato di Ericsson Italia, Emanuele Iannetti,  traccia a SustainEconomy.24, report di Radiocor e Luiss Business School  anche le  ricadute del 5G in Italia con benefici attesi ad oltre 14,2 miliardi  al 2025. Ma nel nostro Paese occorre ancora lavorare sulla copertura, sulla modernizzazione della Pa e colmare il gap sulle competenze digitali. Ericsson è stata di recente nominata tra le aziende più sostenibili al mondo. Come possono digitalizzazione, reti e banda larga contribuire alle sfide globali? «La sostenibilità è al centro della missione di Ericsson, "Contribuire a dare vita a un mondo intelligente, sostenibile e connesso", ed è integrata nella nostra strategia aziendale. Per più di un secolo le tecnologie di Ericsson hanno trasformato interi settori della società, e oggi ogni nostro prodotto, soluzione o progetto fornisce un contributo al raggiungimento dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite. Estendere i benefici della digitalizzazione a un numero crescente di persone, significa ad esempio migliorare l'accesso all'istruzione e alle cure sanitarie, garantire maggiore inclusione finanziaria e sociale, superare le sfide ambientali globali». Quanto è importante mettere la sostenibilità al centro dell'agenda per un'azienda di telecomunicazioni? Qual è l'impatto sul business? «Essere realmente sostenibili e fare business in modo etico e responsabile sono oggi due elementi chiave per la creazione di valore aziendale. Abbiamo rilevato che la bolletta energetica per le reti mobili a livello globale è di circa 25 miliardi di dollari e prevediamo che questa cifra sia destinata ad aumentare poiché il traffico dati da dispositivi mobili crescerà di 4-5 volte fino al 2025.È responsabilità dell'intera industria delle telecomunicazioni agire per contenere questo aumento del consumo energetico e costruire soluzioni e reti 5G con un minore impatto ambientale. A supporto dei nostri clienti abbiamo sviluppato un modello denominato "Breaking the energy curve", che prevede una strategia olistica composta da quattro elementi: preparare le reti modernizzandole, attivare software per il risparmio energetico, far leva sulle nuove tecnologie per ridurre la necessità di hardware, e gestire l'infrastruttura introducendo ove possibile l'intelligenza artificiale. Questo approccio ha l'obiettivo di migliorare le prestazioni lungo tutta la catena del valore e differenziare Ericsson dai suoi concorrenti. Oltre a far cambiare direzione alla curva del consumo energetico, consentendo ai nostri clienti di ridurre le emissioni di CO2. Il settore ICT, che costituisce l'1,4% di tutte le emissioni globali di CO2, potrà contribuire a ridurre del 50% le emissioni di gas serra entro il 2030. Inoltre, secondo il report Exponential Climate Roadmap Action di Ericsson, la digitalizzazione può consentire la riduzione del 15% delle emissioni globali anche in altri settori quali energetico, utilities, trasporto e logistica, costruzioni, manifatturiero e agricoltura. Ericsson stessa ha ridotto le emissioni del 50% tra il 2012 e il 2016 e del 24% fino al 2019. Ora ci siamo posti l'ambizioso obiettivo di essere carbon neutral entro il 2030». Il 5G che ruolo può avere in un futuro sostenibile? «Per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030 la tecnologia 5G, il cloud e l'intelligenza artificiale ricopriranno un ruolo fondamentale. Mentre in passato ogni nuova generazione di reti mobili ha aumentato il consumo di energia e le emissioni di CO2, il 5G si presenta dal punto di vista energetico come lo standard più efficiente mai sviluppato, e contribuirà a spezzare questo trend. Le tecnologie emergenti - abilitate dal 5G - saranno fondamentali per consentire a industrie e città di ridurre la loro carbon footprint. Grazie al 5G molte realtà potranno migliorare la loro efficienza attraverso l'ottimizzazione delle risorse, il controllo remoto dei processi industriali e l'analisi dei dati relativi all'energia consumata». Parliamo dell'Italia. Ericsson è nel nostro Paese da oltre 100 anni. Quali sono le potenzialità e le carenze del Paese? «Ericsson è presente in Italia da 102 anni e ha contribuito a rendere le telecomunicazioni alla portata di tutti, grazie a importanti innovazioni tecnologiche. Attualmente, l'Italia sta vivendo un momento di importante trasformazione grazie allo sviluppo dell'infrastruttura 5G, che porterà considerevoli vantaggi a tutto il Paese. In chiave economica si parla di un beneficio pari a oltre 14,2 miliardi di euro entro il 2025 a fronte di 6,6 miliardi di euro di costi per l'implementazione delle reti. Questa tecnologia ha la potenzialità di colmare il digital divide raggiungendo zone dove è difficile portare la fibra, e può dare un forte impulso alla trasformazione digitale delle nostre industrie. Perché questo si avveri, occorre però lavorare per eliminare ogni barriera ed incertezza che impedisce agli operatori di poter investire massivamente ed in tempi rapidi sulle reti 5G, quali ad esempio le complesse procedure per l'ottenimento dei permessi e gli stringenti limiti elettromagnetici, di gran lunga inferiori rispetto alle soglie stabilite dall'Unione Europea. Il successo del 5G si misurerà dall'impatto che l'adozione di questa tecnologia avrà in termini di benefici per persone e imprese, di ricadute positive sulla ripresa economica e sulla trasformazione digitale del paese e sull'ambiente». Non possiamo non parlare dell'esperienza della pandemia che ha messo in risalto il ruolo e l'importanza delle nuove tecnologie. Cosa ha insegnato agli operatori del settore e su cosa bisogna lavorare? «Con milioni di persone a casa, c'è stato un forte aumento di traffico sulle infrastrutture di rete. Basti pensare che ad inizio pandemia in Italia la fruizione di Internet tramite connessione fissa è aumentata di 3 ore al giorno, mentre la connessione da mobile è aumentata di oltre 1 ora al giorno. Non solo le reti hanno tenuto, ma è cambiata anche la percezione dell'opinione pubblica sulle loro rilevanza strategica. Sono tre i pilastri su cui occorre lavorare in modo integrato. In primis, occorre portare connettività nelle aree non coperte, negli istituti scolastici, ospedali, borghi e nelle zone periferiche delle città. In secondo luogo, occorre offrire più servizi digitali ai cittadini, per cui è necessario un grande lavoro di modernizzazione della pubblica amministrazione. Infine, e forse questo è il punto più rilevante, è fondamentale colmare il gap sulle competenze digitali, per formare le nuove generazioni, gli amministratori pubblici, gli imprenditori e i manager del futuro». SFOGLIA IL REPORT COMPLETO  26/11/2020

26 Novembre 2020

Inwit: la strategia sostenibile dai manager all'inclusività digitale. Serve una Legge Obiettivo per il 5G

L'amministratore delegato, Giovanni Ferigo, parla a SustainEconomy.24 di Luiss Business School e Il Sole 24 Ore - Radiocor, del Piano di sostenibilità triennale. E dell'impegno nella "rivoluzione" del 5G: servono una Legge Obiettivo e un'Alleanza di sistema, dice. In un Paese ancora non sufficientemente attrezzato   Il Piano di sostenibilità triennale e il prossimo debutto con il primo Report integrato. Giovanni Ferigo, l'amministratore delegato di Inwit, il più grande tower operator in Italia, da giugno nel Ftse Mib e da settembre nello Stoxx Eu 600, in una intervista a SustainEconomy.24, report de Il Sole 24 Ore Radiocor e Luiss Business School parla della strategia per generare valore di lungo periodo. Un percorso che passa anche per il 5G «fattore chiave per abilitare città più sostenibili». Una rivoluzione, però, possibile solo se ci sarà una copertura capillare della rete mobile ultraveloce. La crisi innescata dal Covid ha spinto verso il digitale ma il Paese «ancora non è sufficientemente attrezzato» dice Ferigo. Bene, quindi, l'inserimento dell'implementazione delle reti 5G nelle linee guida del Recovery Plan. Ora servono una Legge Obiettivo per il 5G e un'Alleanza di sistema. E assicura: «Inwit è pronta a fare la sua parte». Cosa vuol dire, per una società come Inwit, contribuire ad un futuro più sostenibile? «Per Inwit la sostenibilità è parte integrante delle strategie aziendali con l'obiettivo di generare valore in una prospettiva di lungo periodo e contribuire alla crescita, al miglioramento e allo sviluppo sociale ed economico delle comunità in cui opera. In Inwit crediamo fermamente che il processo di definizione di un piano che persegua lo sviluppo sostenibile della nostra società e del nostro pianeta passi inevitabilmente dalla creazione delle condizioni interne migliori, che consentano di fare attecchire e germogliare la cultura della sostenibilità, permettendo quindi la creazione di valore di lungo periodo. Il 2020 è stato l'anno dello sviluppo di progetti e di numerose attività che hanno visto nascere alcuni processi tipici di un approccio al business moderno e sostenibile. È stato definito un Piano di Sostenibilità per gli anni 2021-2023, è stato avviato un processo di stakeholder engagement, sono state avviate le attività che porteranno alla pubblicazione del primo Report integrato di Inwit, relativo all'anno 2020 e redatto sulla base dei criteri internazionali dell'Integrated Reporting».  Come nasce e che cosa contiene il Piano di Sostenibilità triennale per il 2021-2023?  «Il Piano di Sostenibilità 2021-2023 è stato sviluppato partendo dall'Agenda Onu 2030 ed è focalizzato su 5 aree di impegno: Governance, People, Environment, Innovation, Community. Per quanto riguarda l'area Governance i target del Piano di Sostenibilità sono stati inseriti nel sistema di MBO e LTI dei nostri manager. Abbiamo avviato un processo di coinvolgimento dei nostri stakeholder e per rafforzare e rendere continuo questo dialogo ci siamo impegnati a definire una policy di Stakeholder Engagement. L'area People parte dal presupposto che le nostre persone sono centrali in questo percorso verso un modello di business sostenibile e costituiscono la risorsa primaria per la diffusione della cultura di sostenibilità all'interno e all'esterno dell'azienda. Nell'area Environment del Piano ci siamo impegnati a definire una strategia climatica che ci porti alla Carbon Neutrality nel 2025 come risultato di un processo di quantificazione del CO2, di riduzione del CO2 tramite efficienza energetica, produzione e acquisto da fonti rinnovabili e infine, con la compensazione delle emissioni di CO2 residue, ossia delle emissioni inevitabili, attraverso l'acquisto di crediti di carbonio. Nell' area Innovation entra di diritto la nostra attività a supporto degli operatori nella digitalizzazione del Paese. Prevediamo quindi di aumentare e rafforzare la micro-copertura mediante Small Cells e DAS (Distributed Antenna System) anche in una prospettiva di riduzione degli impatti ambientali. Di realizzare un ‘Tower upgrade' realizzando connessioni in fibra, sviluppare e installare piattaforme di sensoristica in ottica Internet of Things. Infine, con l'area Community guardiamo al contesto in cui operiamo: il nostro obiettivo è promuovere e sviluppare progetti di collaborazione per aumentare la copertura di Comuni di minori dimensioni, di aree rurali e siti di elevato valore sociale e culturale. Vogliamo contribuire da un lato a superare il digital divide geografico e dall'altro a favorire una maggiore inclusività digitale. In questa direzione è significativa l'installazione delle nostre antenne DAS in oltre 15 strutture ospedaliere, nei Musei e nelle Università. Quindi un programma articolato e sfidante, con precisi interventi e obiettivi, nel quale Inwit crede fermamente».  Un percorso che passa anche per il 5G?  «La digitalizzazione del Paese è un'opportunità di sviluppo che integra pienamente tutte e tre le dimensioni della sostenibilità: economica, sociale e ambientale. Il 5G sarà una delle tecnologie abilitanti per la promozione di una società più sostenibile, favorendo innovazione, inclusione, riduzione delle disuguaglianze, faciliterà l'adozione di modelli produttivi sempre più circolari. Il 5G è, infatti, un fattore chiave per abilitare città più sostenibili, fornendo la connettività su misura necessaria per la smart mobility, per servizi pubblici ed edifici più intelligenti, che svolgeranno un ruolo significativo nello spingere le transizioni digitali e in ambito green. Ma questa "rivoluzione" sarà possibile solo se ci sarà una copertura capillare della rete mobile ultraveloce, non soltanto in outdoor con le torri di telecomunicazioni ma – grazie ai sistemi DAS o alle small-cells, che permettono di coprire con il segnale mobile aree particolari - anche all'interno di edifici, stazioni, ospedali, aeroporti, musei, aziende, università, centri commerciali e luoghi di aggregazione».  La pandemia da Covid-19 ha reso le tlc sempre più fondamentali: smartworking, didattica a distanza, uso delle piattaforme digitali. Quale è la situazione e che cosa serve per migliorare in futuro?  «La seconda ondata del Covid-19 ha costretto molte persone, come era accaduto negli scorsi mesi, a svolgere a distanza le proprie attività quotidiane. Lo smart working e la didattica a distanza stanno già determinando inevitabilmente un aumento esponenziale del traffico dati, che però non sempre è supportato da una connessione veloce diffusa in misura omogenea su tutto il territorio nazionale. Mentre la crisi ci spinge verso il digitale cresce l'evidenza che il Paese non sia ancora sufficientemente attrezzato per traghettarci tutti verso questo futuro. Questa nuova diffusa consapevolezza può costituire oggi una imperdibile opportunità per orientare le scelte che guideranno la ripresa e per riuscire a colmare i gap strutturali che l'Italia ancora sconta rispetto ai principali partner europei e internazionali. È quindi senz'altro un'ottima notizia il fatto che il Governo intenda includere nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza l'implementazione delle reti 5G come una delle priorità sulle quali concentrare gli investimenti del Next Generation Eu. Al tempo stesso appare sempre più importante il varo di una "Legge Obiettivo per il 5G". Con un'"Alleanza di Sistema", tra Istituzioni, Imprese, Associazioni di Comuni e altri soggetti, si possono rimuovere gli ostacoli esistenti e porre le basi per lo sviluppo e la crescita del Paese anche attraverso il 5G. Inwit è pronta a fare la sua parte». SFOGLIA IL REPORT COMPLETO  26/11/2020

26 Novembre 2020

REFOLDED. Percorsi meta-artistici

Il Collettivo Curatoriale composto dagli studenti della X edizione del Luiss Master of Art, Master Universitario di I livello della Luiss Business School con la supervisione scientifica di Achille Bonito Oliva, presenta la mostra “REFOLDED. Percorsi meta-artistici” che si terrà dal 14 dicembre 2020 al 18 gennaio 2021 negli spazi della Fondazione Pastificio Cerere in Via degli Ausoni, 7 a Roma. Allo stato attuale delle ordinanze relative all'emergenza Covid, è assicurato l'allestimento della mostra e si resta in attesa di nuove disposizioni riguardo l'apertura al pubblico. Nel caso fosse negato l'accesso per questioni di sicurezza, la mostra sarà visibile on line. È possibile partecipare all’inaugurazione online della mostra REFOLDED domani 14 dicembre 2020 alle ore 16:00 collegandosi al seguente link:    COLLEGATI     a cura del Collettivo curatoriale Luiss Master of Art X Roma - Fondazione Pastificio Cerere 14 dicembre 2020 - 18 gennaio 2021 Gli artisti: Yuri Ancarani, Silvia Bigi, Simone Cametti, Francesco Capponi, David Casini, Stefano Comensoli_Nicolò Colciago, Francesca Cornacchini, Fabrizio Cotognini, Chiara Fantaccione, Francesco Fossati, Goldschmied & Chiari, Kensuke Koike, Gianni Politi, Alessandro Scarabello, Serena Vestrucci, Stefania Vichi. Il Collettivo Curatoriale composto dagli studenti della X edizione del Luiss Master of Art, Master Universitario di I livello della Luiss Business School con la supervisione scientifica di Achille Bonito Oliva, presenta la mostra “REFOLDED. Percorsi meta-artistici” che si terrà dal 14 dicembre 2020 al 18 gennaio 2021 negli spazi della Fondazione Pastificio Cerere in Via degli Ausoni, 7 a Roma. Gli studenti del Luiss Master of Art hanno curato tutti i passaggi progettuali e organizzativi della mostra, dal concept alla scelta degli artisti, dagli allestimenti, alla comunicazione, con un innovativo progetto di promozione sui social e l’attivazione di percorsi di approfondimento e laboratori di didattica online. Il tema scelto dal Collettivo Curatoriale per il project work finale è la meta-arte, ovvero quella riflessione che l’arte compie su sé stessa. Attraverso questo ripiegamento la sua autoreferenzialità permette all’arte di legittimarsi mostrando le sue condizioni di possibilità. In questo percorso di introspezione, vengono messe in atto alcune strategie identificate come esempi di approccio al tema della meta-arte. Il concetto viene declinato come ripresa iconografica di opere che si sono poste come modelli della storia dell’arte; come rivisitazione della tradizione pittorica che identifica il paesaggio e il mito come alcuni dei suoi generi; come una riflessione sulla scelta di un medium espressivo: la fotografia, la pittura, la scultura, l’installazione possono essere interpretate in base al legame con la tradizione artistica, la società, la cultura e l’arte contemporanea. “C’è un atteggiamento riflessivo, un livello concettuale che accompagna tutta l’arte occidentale fino a oggi. Per cui ‘meta’ implica proprio questo: l’arte è una forma pensante”, afferma Achille Bonito Oliva. Tredici gli artisti individuati per la coerenza al tema - Yuri Ancarani, Simone Cametti, Francesco Capponi, David Casini, Francesca Cornacchini, Fabrizio Cotognini, Chiara Fantaccione, Kensuke Koike, Goldschmied & Chiari, Gianni Politi, Alessandro Scarabello, Serena Vestrucci, Stefania Vichi - a cui si aggiungono i tre finalisti del Premio Internazionale Generazione Contemporanea, indetto dal Luiss Creative Business Center con l’obiettivo di promuovere l’arte contemporanea italiana ed internazionale, sostenere artisti under 35 e ampliare la collezione permanente d’arte contemporanea della Luiss Business School. Gli artisti selezionati sono: Silvia Bigi, il duo Stefano Comensoli_Nicolò Colciago, Francesco Fossati. Il Collettivo Curatoriale: Federica Acierno, Daniele Albanese, Carlotta Anello, Sveva Angeletti, Giulia Baratta, Ludovica Bartoli, Marilù Bonini, Lara Cadel, Valerio Carosi, Sofia Celli, Bruno Di Sarcina, Giulia Doneddu, Eliana Famà, Carolina Feliziani, Giulia Gaibisso, Sara Gaibotti, Chiara Gatto, Elena Giacalone, Paolo Gilardi, Guido Grignaffini, Alessandra Iezzi, Polina Khovaeva, Cecilia Lanzarini, Giulia Luciani, Rosaria Madeo, Davide Pellicciari, Giulia Piccioni, Alice Pio, Giulia Quinzi, Arianna Sera, Riccardo Tartaglini, Erika Venanzetti. REFOLDED. Percorsi meta-artistici a cura del Collettivo curatoriale Luiss Master of Art X Fondazione Pastificio Cerere 14 dicembre 2020 - 18 gennaio 2021 dalle 15:00 alle 19:00, dal lunedì al sabato Ingresso libero. Prenotazione al sito https://www.pastificiocerere.it/ Via degli Ausoni, 7 00185 Roma Tel. +39 06.45422960 Mail: info@pastificiocerere.it Facebook: @refolded.moax  Instagram: @refolded.moax INFO E-mail: press.refolded@gmail.com Referenti Ufficio Stampa Refolded: Giulia Doneddu: 393 077 3704 Elena Giacalone: 329 087 7150

25 Novembre 2020

Luiss Business School ha ospitato il Premio Italia Giovane, dedicato agli under 35 protagonisti della ripartenza

“Il Premio Italia Giovane è un esempio di come passione, creatività, innovazione e voglia di cambiamento siano elementi essenziali per la costruzione di una leadership di successo. In un Paese duramente provato per la pandemia in corso, che ha accentuato le disuguaglianze non solo in Italia, ma a livello globale, i premiati di questa edizione contribuiscono a creare valore per la nostra società, costruendo con il loro impegno percorsi di eccellenza e di successo” così il direttore Paolo Boccardelli     Premio Italia Giovane 2020: una special edition che ha testimoniato la voglia dei giovani di essere protagonisti, far conoscere le proprie storie professionali e accademiche messe a servizio del Paese. Il premio - medaglia di rappresentanza da parte del Presidente della Repubblica emerito Giorgio Napolitano e dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – è stato dedicato al concetto di “Smartsociety: competenza, innovazione e coraggio per il rilancio”: molte delle storie pervenute hanno in comune la lotta al Covid, sia dal punto di vista sanitario, della ricerca, sociale e di volontariato a sostegno delle comunità, sia dal punto di vista personale.  All’evento, ospitato per la parte in presenza presso la Luiss Business School di Roma, hanno contribuito in streaming  Franco Frattini (Comitato d’onore), Andrea Chiappetta (Presidente comitato promotore), il ministro alle  Politiche Giovanili e lo Sport Vincenzo Spadafora, il professor Paolo Boccardelli, direttore della Luiss Business School, il presidente della Rai Marcello Foa. “Questa iniziativa - ha dichiarato Frattini, presidente Sioi, Società italiana per l’organizzazione internazionale - è uno stimolo lanciato al Paese ed ai decisori politiche affinchè rendano i giovani davvero protagonisti del futuro. Il messaggio da diffondere è in linea con quanto accade in Europa, dove la nuova programmazione, non a caso, parla di ‘next generation Ue’, di innovazione, ricerca, sostenibilità. In questi ambiti, le storie dei ragazzi e delle ragazze del Premio Italia giovane possono insegnarci molto”. Ha aggiunto Spadafora: “Oggi più che mai è necessario creare e rilanciare opportunità e strumenti capaci di favorire una maggiore assunzione di responsabilità da parte dei giovani. Sono convinto che da questo momento così drammatico che stiamo vivendo, i nostri giovani ne usciranno ancora più forti e ne sapranno trarre insegnamento.  I vincitori di questo Premio sono la dimostrazione che il futuro e il cambiamento sono possibili e che l’impegno e il “crederci sempre” vengono riconosciuti e premiati. Spero che siate da modello e ispirazione per tantissimi altri giovani altrettanto talentuosi e determinati”. “La Rai – ha rimarcato il presidente Foa - ha sentito la necessità di entrare in contatto coi giovani, e lo ha fatto cercando di raggiungere i giovani nel luogo in cui sono più abituati a informarsi e intrattenersi, cioè il mondo digitale. Siamo solo all’inizio di un percorso che sta avendo ottimi risultati, lo dimostrano i dati lusinghieri di Rai Play. Mi piace molto il titolo che avete scelto di dare a questo evento: la RAI sostiene gli sforzi di innovazione, perché ne va del futuro del nostro Paese”. “Il Premio Italia Giovane – ha detto ancora Boccardelli - è un esempio di come passione, creatività, innovazione e voglia di cambiamento siano elementi essenziali per la costruzione di una leadership di successo: ciò rispecchia in pieno la missione della Luiss Business School, ovvero supportare giovani talenti nella loro crescita professionale e personale per renderli in grado di confrontarsi con le sfide future. In un Paese duramente provato per la pandemia in corso, che ha accentuato le disuguaglianze non solo in Italia, ma a livello globale, i premiati di questa edizione contribuiscono a creare valore per la nostra società, costruendo con il loro impegno percorsi di eccellenza e di successo. A loro, l’augurio di non smettere mai di seguire, coltivare e condividere competenze e passioni: solo così facendo si potrà creare una cultura coesa ed aggregata”. “Non abbiamo voluto interrompere questa consolidata tradizione – ha concluso Andrea Chiappetta - per dare un segnale di forte presenza e d’impegno dei giovani in questa fase storica delicata, poichè starà a loro essere protagonisti dalla ripartenza del Paese. Il recovery dell’Italia è racchiuso nella forza dei giovani”. L’evento, moderato dal responsabile comunicazione del Premio, Claudio Mazza (Clutech), è stato ospitato dalla LUISS BUSINESS SCHOOL che a messo a disposizione le proprie infrastrutture tecnologiche per permettere la partecipazione in digitale. I 17 vincitori I settori di provenienza sono diversi partendo dalla sanità, alle start up, all’arte, all’impegno civico, alla fisica, alla matematica oltre che ingegneria fino alla libera professione; si evince una significativa esperienza all’estero e formazione di livello. Angelo  Bottone, growth hacker e membro di SocialWarning; Tommaso Murè più giovane membro della task force per la Presidenza Italiana del G20; Daniele Pronestì, Investment e Asset Manager del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti, selezionato da Forbes come uno dei 100 Italiani Under 30 più promettenti della nazione; Elena Gangitano, studi tra Oxford e Roma specialista in Endocrinologia e Malattie del Metabolismo; Giulia Marzetti, project management e sostenibilità; Ernesto Taccogna under 30 segnalato da Forbes attivo nel campo delle Ernergie rinnovabili; Gaia Alaimo, umbra, founder di Your Millennial Mentor e una professionista delle Risorse Umane; Gian Marco Ludovici, Biologo; Giulia Andrea Guadalupi, ufficiale medico dell’Aeronautica militare, ha curato il trasporto aereo sanitario d’urgenza di pazienti in imminente pericolo di vita Covid; Giulio Deangeli, neuroscienziato a Pisa dove sta per conseguire la quarta laurea; Maddelena Mariani, co-founder di Tecnoseta a Roma;  Lodovica Moronesi, laureata in giurisprudenza ricercatrice nell’ambito del diritto dello spazio; Sabrina Brizioli, nata a Perugia, esperta di diritto internazionale; Riccardo Borchi, toscano e web designer ideatore www.curaitalia.it; Sabrina Brizioli esperta di Diritto Internazionale; Sara Laudato, campana, scienziata nel campo delle biotecnologie; Stefano Cinti, chimico e divulgatore scientifico; Virginia Stagni, bolognese attiva nel campo editoriale, lavora per il Financial Times. 24/11/2020

23 Novembre 2020

ERSlab Technology con Interlogica

    L’innovazione sociale conseguente allo sviluppo tecnologico sta avendo un’accelerazione inimmaginabile rispetto alle rivoluzioni industriali del passato. Su di essa si rivolgono timori e speranze che vanno spesso al di là di un approccio posato e razionale. Esiste infatti il rischio di vivere in maniera passiva e deterministica questo cambiamento proiettando verso di esso paure apocalittiche o speranze messianiche. All’atteggiamento catastrofista di una umanità ormai irrimediabilmente corrotta dalle nuove tecnologie (con scene da film distopico) corrisponde all’opposto quello innovatore che vede nell’avanzamento tecnico-scientifico la panacea di ogni male, la soluzione ad ogni problema (il paradiso dell’automazione). Quello deterministico però è un approccio non etico in quanto esclude la libertà di intervento e la responsabilità che ne consegue. L’arbitrio umano è invece il fondamento di ogni attenzione verso sé e verso l’altro. Per questa ragione ogni volta che si delega a uno strumento una qualche scelta, ogni volta che si interpone uno strumento in una relazione fra persone, ogni volta che si rappresenta con uno strumento una realtà, si produce una forma di distorsione sociale. La digitalizzazione è pertanto un fenomeno che deve essere guidato responsabilmente, con attenzione e cura, senza paura né slanci in avanti: se non si è in grado di identificare le criticità di una certa innovazione, adottarla vuol dire procedere irresponsabilmente alla cieca. Con questo obiettivo è stata invitata Interlogica, una software house, a presentare la sua BigUp!, una applicazione finalizzata a riconoscere le competenze tra colleghi, trasformare i ringraziamenti in collaborazione, incrementare l’impatto positivo sui valori e sulla cultura aziendale. Gli studenti dei Master in Financial Management, Major in Corporate Finance; Big Data Management; Management & Technology, Major in Business Transformation, hanno affrontato la sfida di analizzare lo strumento sotto il profilo etico e proporne l’uso più adatto. 23/11/2020

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