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22 Ottobre 2020

Retelit: «Pronti a contribuire a rete unica se con modello wholesale only e solo in alcune aree del Paese»

Parla l'ad Federico Protto: «Valuteremo nuove acquisizioni e siamo pronti a partecipare ai bandi per le aree grigie». Oggi su DigitEconomy.24, il report Luiss Business School e Il Sole 24 Ore. Pronti a contribuire alla rete unica, ma a determinate condizioni: che sia wholesale only e che operi in aree selezionate del Paese. E' la posizione di Retelit, azienda di infrastrutture in banda ultra-larga che conta 16mila chilometri di fibra ottica . «Noi siamo favorevoli a un modello di rete unica, in ottica wholesale only e per certe aree del Paese, ad oggi meno coperte. Con questi paletti saremmo ben contenti di dare il nostro contributo anche fattivo. La discussione è in corso, stiamo cercando di capire», ha spiegato a DigitEconomy.24, report del Sole 24 Ore Radiocor e della Luiss Business School, Federico Protto, amministratore delegato di Retelit. Quotata dal 2000, la società ha tra i suoi focus le aree grigie e, in attesa che arrivino i bandi pubblici a cui parteciperà, si sta già attivando direttamente. Di recente ha portato a termine due acquisizioni e registrato un cambiamento nella compagine azionaria. Una volta "digerite" le acquisizioni, dice Protto, si valuteranno nuove possibilità, soprattutto nel campo degli operatori infrastrutturati con forte presenza locale e nel mondo dei servizi. Inoltre l'azienda punta all'investimento nelle aree grigie e, in attesa che escano i bandi pubblici a cui parteciperà, si sta già attivando direttamente. Dottor Protto, c'è attesa per i bandi Infratel sulle aree grigie, siete interessati? Le aree grigie sono tra i nostri focus. Nell'attesa che il Governo intervenga con bandi dedicati, come annunciato, ci siamo attivati direttamente, per integrare l'offerta di infrastruttura. Occorre considerare che più del 50% della popolazione italiana vive nelle aree grigie, oltre a una buona fetta di aziende, anche di medie dimensioni. Da parte nostra, siamo pronti a partecipare quando usciranno i bandi.  Pensate a collaborazioni con altri operatori nelle aree grigie? Essendo un operatore infrastrutturato completo, non abbiamo bisogno di partner nello sviluppo dell'infrastruttura stessa. Tuttavia, potremmo prendere in considerazione di concludere accordi qualora, nell'area considerata, fossero già attivi operatori locali, con cui raggiungere intese commerciali. A proposito di partnership e collaborazioni si parla tanto di rete unica. Qual è la posizione di Retelit? Ci sono tante prospettive da cui analizzare il tema della rete unica: quella strettamente industriale, quella politica e mediatica, quella regolamentare e quella finanziaria. Metterle in fila tutte, credo, non sia facilissimo. Noi siamo interessati da un punto di vista industriale, visto che si parla di opportunità di crescita e di condivisione dell'infrastruttura. E' importante però sottolineare che in ambito tecnico, le semplificazioni non sempre rendono bene e questo è forse il caso, visto che è passata l'idea che rete unica significhi Internet in tutte le case ad altissima velocità. Non potrà essere obbligatoriamente così, perché un investimento uniforme su tutto il territorio nazionale sarebbe difficilmente sostenibile e anche forse poco adatto alle esigenze del Paese, considerando che l'evoluzione della tecnologia è sempre un fattore che può modificare gli scenari e le differenti situazioni nelle varie aree. Quindi vediamo meglio investimenti mirati in particolari aree del Paese che al momento risultano indietro in termini infrastrutturali. A livello regolatorio vedete criticità? Si tratta del nodo più critico. Un'infrastruttura del genere con modello cosiddetto wholesale only, cioè che vende servizi solo agli operatori e non ai consumatori finali, potrebbe essere vista come un passo in avanti. E su questo siamo assolutamente favorevoli. Un operatore che abbia un modello di business con una componente verticalmente integrata sarebbe, invece, un problema, visto che potrebbe essere messa in dubbio la parità di trattamento. Se guardiamo al recente passato, la competizione infrastrutturale ha avuto anche effetti positivi, soprattutto lato prezzo, ma ha comportato investimenti solo dove c'è remunerazione ed è giusto che sia così, in una logica di mercato. Tirando le somme, noi siamo favorevoli ad un modello di rete unica, in ottica wholesale only e per certe aree del Paese, ad oggi meno coperte. Con questi paletti saremmo ben contenti di dare il nostro contributo anche fattivo. La discussione è in corso, stiamo cercando di capire. Valutate il conferimento di asset? Con un modello wholesale only e di co-investimento in aree specifiche, saremmo disposti a valutarne le condizioni, in un'ottica di sistema e quindi anche con tutti i principali operatori del settore, sempre però valorizzando dal punto di vista economico gli investimenti fatti.  Nelle settimane scorse il nome di Retelit è apparso nel procedimento europeo per dumping contro aziende cinesi esportatrici di fibra Abbiamo chiarito che non siamo importatori, ma meri utilizzatori di fibra ottica. Il tema riguarda chi importa fibra, noi operatori ci affidiamo ad aziende specializzate con cui stipuliamo contratti di "fornitura in opera". Retelit si limita a indicare all'impresa appaltatrice le caratteristiche e le specifiche tecniche della fibra ottica da utilizzare, lasciando che sia l'impresa incaricata a scegliere autonomamente il fornitore dal quale acquistarla. Noi controlliamo solo che il lavoro sia svolto esclusivamente sotto il profilo della conformità alle specifiche tecniche indicate. Di recente c'è stato un cambiamento dal punto di vista azionario di Retelit con l'ingresso del fondo spagnolo Asterion, ci saranno impatti nella gestione? Storicamente siamo sempre stati una public company, senza un vero e proprio azionista di riferimento che avesse una maggioranza ampia. Recentemente ci sono stati cambi di azionariato, penso principalmente perché il titolo è cresciuto molto e la società è diventata appetibile. Ai primi di ottobre il fondo spagnolo Asterion ha annunciato la firma di un accordo per l'acquisto del 24,1% della società da alcuni azionisti attuali: Fiber 4.0 che possiede circa il 13,9% e la tedesca Axxion che detiene circa il 10 per cento. Siamo a questo punto. Gli azionisti possono cambiare, ma l'attività di Retelit prosegue secondo il piano industriale definito e la struttura rimane tendenzialmente public. Nella vostra strategia un punto importante è costituito dai dati e dalla loro gestione. Che cosa ne pensa del progetto di realizzare un cloud europeo? Abbiamo aderito con gioia al progetto Gaia-X. Ad oggi si tratta di un framework di regole più che di una struttura vera e propria, portato avanti dai Governi francese e tedesco, con l'appoggio successivo di quello Italiano. Ritengo sia fondamentale che la Ue intervenga per regolamentare macro-settori, nel rispetto dei cittadini. La normativa Gdpr, per esempio, che tutela i nostri dati è sicuramente avanzata. Avere un'impostazione architetturale basata su un approccio europeo per un tema così importante come il trattamento dei dati, è fondamentale. Diverso è il discorso tecnologico, l'obiettivo di creare le fondamenta per la crescita in questo ambito del Vecchio Continente è più difficile, considerando che già ci sono grandi player internazionali in campo e tutti con un vantaggio competitivo notevole. In tema di relazione con aziende internazionali, americane o cinesi, ritengo che la base di partenza sia il rispetto delle normative europee, tra cui, per esempio, proprio quella relativa al Gdpr. Lo stesso metro dovrebbe essere applicato per le tecnologie in corso di sviluppo, come il 5G. Se si trovasse il modo di definire i parametri normativi validi per tutti e con la possibilità di verifica tecnica e funzionale, sarebbe la soluzione migliore. L'isolazionismo tecnologico è un errore. Dopo le acquisizioni di Brennercom e di Gruppo PA avete altre acquisizioni in vista? Riteniamo che la crescita a livello organico e inorganico sia opportuna per la società, guardando il tutto nell'ottica di considerare Retelit quale piattaforma su cui agganciare nuove realtà. Con i dovuti tempi e la necessità di "digerire" le acquisizioni, la risposta è dunque assolutamente positiva. Guardiamo sia ad altri operatori infrastrutturati con una forte presenza in ambito locale come Brennercom sia ad operatori che possano aiutarci a crescere nel mondo dei servizi, come gruppo PA.

22 Ottobre 2020

Infratel: «Bandi per la banda ultra-larga nelle aree grigie previsti nella prima metà del 2021»

Parla l'amministratore delegato Marco Bellezza: considerati i piani degli operatori «ora spazi più limitati per l'interno pubblico». Oggi su DigitEconomy.24, il report Luiss Business School e Il Sole 24 Ore.   I bandi per le aree grigie, cioè le zone dove è previsto nel giro di tre anni l'investimento in fibra di un solo operatore, «sono previsti nella prima metà del 2021». Lo annuncia, a valle dell'ultima riunione di ieri del Cobul, Marco Bellezza, amministratore delegato di Infratel Italia, la società in house del Mise che ha il compito di attuare il piano Bul per la Banda ultra-larga. Bellezza ricorda, infatti, l'iter da seguire prima di arrivare ai bandi per le aree dove si trovano gran parte delle imprese italiane piccole medie: «Secondo le regole comunitarie, dopo la deliberazione del Cobul è necessario – dice nel corso dell'intervista con DigitEconomy.24, report del Sole 24 Ore Radiocor e della Luiss Business School - presentare un piano di intervento da sottoporre a consultazione e notificare alla Commissione UE per la necessaria approvazione. Condividiamo l'esigenza di una semplificazione delle procedure previste che sarebbe auspicabile considerando le esigenze diffuse di connettività che viviamo nel Paese». Bellezza sottolinea anche che, in base ai risultati della consultazione pubblica, gli operatori intendono investire nel 90% delle aree grigie. Restano, dunque, «spazi limitati per l'interno pubblico». Anche se Infratel «vigilerà» sulla realizzazione effettiva della rete. Nel frattempo è «da incentivare» la strada dei mix di soluzioni tecnologiche, anche in via provvisoria, proposte dagli operatori. Per le aree bianche del Paese c'è un piano di infrastrutturazione avviato, nelle aree nere c'è competizione, e per le aree grigie? Quale quadro emerge dalla consultazione pubblica svolta da Infratel? Dai dati dell'ultima consultazione di Infratel Italia, pubblicati sul sito bandaultralarga.italia.it emerge un'attenzione particolare in queste aree da parte degli operatori. Le società, infatti, hanno presentato piani di investimento sia con tecnologia Ftth (fibra fino alla casa, ndr) sia Fwa (Fixed wireless access) in oltre il 90% delle aree cosiddette grigie del Paese. Gli spazi per un intervento pubblico sono, pertanto, limitati rispetto alle previsioni fatte prima della consultazione. E' evidente che le dichiarazioni degli operatori dovranno essere poi messe in pratica dagli stessi. In questa direzione Infratel Italia vigilerà ed ha già chiesto a tutti gli operatori di fornire dati di dettaglio sui piani di investimento prospettati. Che tempi ci sono per i bandi pubblici sulle aree grigie? Nella seduta di ieri del Cobul (il Comitato per la banda ultra-larga) abbiamo discusso del piano aree grigie e la segreteria tecnica ha ricevuto mandato di partire con una proposta all'esito dei risultati della consultazione. Per i bandi prevediamo di traguardare la prima metà del 2021 considerando che, secondo le regole comunitarie, dopo la deliberazione del Cobul è necessario presentare un piano di intervento da sottoporre a consultazione e notificare alla Commissione UE per la necessaria approvazione. Condividiamo l'esigenza, da più parti espressa, di una semplificazione delle procedure previste che sarebbe auspicabile considerando le esigenze diffuse di connettività che viviamo nel Paese. E' auspicabile nel frattempo attivare soluzioni alternative come l'Fwa per soddisfare le esigenze delle aziende? Gli operatori privati propongono un mix di soluzioni tecnologie anche in via provvisoria. Penso sia una strada da incentivare. C'è chi sostiene che il progetto di rete unica in fibra stia rallentando l'infrastrutturazione del Paese, a partire dalle aree grigie. Altri  ritengono che proprio nelle aree grigie la combinazione degli asset di Tim con quelli di Open Fiber produrrebbe le migliori sinergie. Qual è la posizione di Infratel? La posizione di Infratel Italia si traduce nell'impegno a completare al più presto i piani a essa affidati dal Governo. Vale a dire aree bianche, Wi-Fi Italia, Piano Scuole e voucher per la connettività. La recrudescenza della pandemia, con i suoi effetti sullo smart working e la didattica a distanza, evidenzia nuovamente l'esigenza di coprire nel modo più veloce possibile le aree del Paese dove non arriva la banda ultra-larga. Si può pensare a un' accelerazione? Il piano di costruzione della rete Bul nelle aree bianche ha avuto nel corso del 2020 un'accelerazione e contiamo di traguardare i 1.000 comuni alla fine di quest'anno. Ancora troppo poco, ma un deciso passo in avanti. La concessionaria Open Fiber lamenta ancora delle difficoltà operative e il nostro impegno come concedente è quello di fare in modo che tali difficoltà siano superate. Abbiamo introdotto nel 2020 una serie di semplificazioni procedurali che rendono più agevole l'attività di collaudo dei comuni completati. Continueremo in questa direzione. Alcune aziende del settore mettono in luce l'impossibilità di accelerare i tempi proprio perché non c'è in Italia la forza lavoro necessaria a stendere le reti. Come si può superare, se si può, questa problematica? Non abbiamo dati evidenti di un trend del genere. Il Decreto Semplificazioni ha innalzato le soglie per gli affidamenti. Pensiamo che sia un ottimo strumento per affidare lavori alle aziende che assicurano di portarli a termine nei tempi previsti e revocarli a chi, al contrario, non assume un simile impegno. SFOGLIA IL NUMERO COMPETO  22/10/2020

20 Ottobre 2020

Il recupero dei brownfield e la transizione verde

Siti urbani inquinati: rigenerazione oltre la bonifica, per la trasformazione green delle città e nuove opportunità di crescita economica sostenibile. Iscriviti al webinar di “Italia 2030”, il progetto MiSE e Luiss Business School per l’Italia sostenibile!   Gli interventi di valorizzazione dei brownfield, i siti urbani inquinati, sono un’opportunità per lo sviluppo sostenibile delle città e per migliorare la vita della collettività, dal punto di vista dei benefici ambientali, sociali, ma anche economici e finanziari che questi piani possono generare. Il webinar di “Italia 2030” permetterà di approfondire il position paper e le proposte di policy prodotte dal tavolo tematico “Il recupero dei brownfield e la transizione verde” in una cornice di confronto e dibattito. Coordinatore: Cristiano Galbiati, Full Professor Princeton University e Gran Sasso Science Institute Intervengono: Walter Marcello Bonivento, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), Sezione di Cagliari Annamaria Buonomano, Ricercatore, Università degli Studi di Napoli Federico II Fabio Cataudella, Responsabile Power Plants Repurposing, Enel Francesco Lippi, Amministratore Unico, Carbosulcis Carlo Mapelli, Professore Ordinario, Politecnico di Milano Adolfo Palombo, Professore Ordinario, Università degli Studi di Napoli Federico II Per partecipare al webinar è necessaria la registrazione. REGISTRATI SCARICA LE SLIDE Rivedi il webinar 20/10/2020

19 Ottobre 2020

Expression of interest for academic positions

  Luiss University invites outstanding scholars to express their interest in the following positions offered by the Luiss Business School: Associate or Full Professor of Accounting/Finance Associate or Full Professor of International Business Associate or Full Professor of Organizational Behaviour Associate or Full Professor of Management of the Digital Transformation Associate or Full Professor of Marketing About the Luiss Business School Located in the heart of Rome, Luiss Business School offers post-graduate programs – including MBA and Executive and Custom Programs. Luiss Business School’s mission is to create better leaders for a better world. To deliver this mission the School is reinventing the business education experience, focusing on economic, social and human capital, developing creative, collaborative and resilient business leaders. Leveraging critical thinking and embedding ethics and responsibility, the School experience is like no other, growing and transforming its partners, individual and corporate. Students translate academic and applied knowledge into action, building opportunities for the digital era, creating stronger businesses, and tackling social and economic challenges. The School has been awarded EQUIS and AMBA accreditations and is a member of PRME, GRLI and GBSN International Networks. It is a renowned European institution of higher education that links rigorous teaching standards with a relevant practical experience, emphasizing its solid corporate network along with the importance of ERS standards. Requirements Successful candidates are – or show a drive to become – leading academics in their fields. They will be ambitious scholars who are open to working in teams, able to develop research projects and engaged in the academic environment of Luiss. Luiss University is an equal opportunity employer and accepts applications without discriminations of any kind. Please submit your expression of interest preferably by November 5 at 2:00 pm (Central European Time CET, UTC+1). Late submissions will also be considered. 10/19/2020

19 Ottobre 2020

Investire Accelerare Crescere. Dall’Agenda digitale al Recovery Fund: colmare i ritardi, rilanciare il Paese

Valutare lo stato di attuazione dei programmi di digitalizzazione del nostro Paese: iscriviti al webinar in collaborazione con Confindustria Digitale!  Interverranno tra gli altri il Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, il Ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione Paola Pisano, il Presidente Confindustria Digitale Cesare Avenia, il Direttore Luiss Business School Paolo Boccardelli, il Presidente Confindustria Carlo Bonomi.   Valutare lo stato di attuazione dei programmi di digitalizzazione del nostro Paese: il senso del convegno annuale di Confindustria Digitale in collaborazione con Luiss Business School si carica dell’estrema eccezionalità del momento che stiamo vivendo. L’emergenza sanitaria da Covid-19 ha riproposto in modo drammatico il tema del ritardo digitale che ci tiene inchiodati da anni agli ultimi posti in UE nella classifica Desi, inibendo le nostre capacità di modernizzazione e crescita. Oggi abbiamo di fronte l’opportunità delle ingenti risorse messe a disposizione da Next Generation EU, puntate su digitalizzazione e sostenibilità. È l’occasione storica per far diventare l’Italia un paese più semplice, più efficiente, più performante e resiliente. Un importante momento di confronto per valutare quanto fatto e messo in campo finora, analizzare le nuove prospettive e approfondire le opportunità di collaborazione fra pubblico e privato nell’opera di rinascita del Paese. AGENDA 11.00  Interventi di apertura Paolo Boccardelli, Direttore Luiss Business School Carlo Bonomi, Presidente Confindustria 11.15  Confronti europei: a che punto siamo in Italia Roberto Viola, Direttore Generale DG Connect Commissione Europea 11.30  Relazione del Presidente di Confindustria Digitale Cesare Avenia, Presidente Confindustria Digitale 11.50  Intervento istituzionale Stefano Patuanelli, Ministro dello Sviluppo Economico 12.00  Cambiare il funzionamento del Paese con la trasformazione digitale Marco Gay, Presidente Anitec-Assinform Pietro Guindani, Presidente Assotelecomunicazioni-Asstel Paola Pisano, Ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione Modera: Cesare Avenia, Presidente Confindustria Digitale 12.30  Conclusioni Luigi Gubitosi, Vicepresidente Confindustria Per partecipare al webinar è necessaria la registrazione. ISCRIVITI 19/10/2020

19 Ottobre 2020

Fonti rinnovabili, efficienza energetica nei programmi di medio termine

Transizione energetica: le strategie e gli interventi necessari per trasformare la visione della sostenibilità energetica in un’opportunità concreta di competitività per il Paese. Iscriviti al webinar di “Italia 2030”, il progetto MiSE e Luiss Business School per l’Italia sostenibile! Il settore energetico è chiamato a dare il suo contributo nel rilancio dell'economia in direzione green fornendo capacità, competenze, innovazione e sviluppando programmi di medio-lungo termine. È proprio il mondo delle rinnovabili e dell'efficienza energetica che può trainare il Paese verso il superamento dell’emergenza sanitaria e del suo impatto socioeconomico, avvalendosi inoltre delle risorse e degli strumenti di Recovery Fund e Next Generation. Il webinar permetterà di conoscere le proposte di policy prodotte dal tavolo tematico “Fonti rinnovabili ed efficienza energetica nei programmi di medio termine” di “Italia 2030” e scoprire strategie e interventi necessari per rendere una visione organica della sostenibilità energetica un progetto reale e un’opportunità concreta di competitività per il Paese. Coordinatore: Livio de Santoli, Prorettore Sapienza Università di Roma Intervengono: Luca Bragoli, Head of Public Affairs, ERG Leonardo D’Acquisto, Responsabile Pubblici Affari, Italgas Renato De Filippo, Responsabile delle Politiche climatiche e dei meccanismi di mercato, Eni Luca Marchisio, Responsabile Strategia di sistema, Terna Eleonora Petrarca, Responsabile Business Development Italia, Enel Green Power – Gruppo Enel Xavier Rousseau, Head of Corporate Strategy and Market Analysis, Snam Roberto Venafro, Responsabile Ambiente e Cambiamento Climatico, Edison Per partecipare al webinar è necessaria la registrazione. REGISTRATI SCARICA IL PAPER SCARICA LE SLIDE Rivedi il webinar 18/10/2020

16 Ottobre 2020

Circular Blue Economy: opportunità per la crescita

Come un approccio sostenibile  e coerente con i principi dell’economia circolare ci permetterà di cogliere le opportunità di  rilancio che l’economia del mare offre al Paese: iscriviti al webinar di “Italia 2030”, il progetto MiSE e Luiss Business School per l’Italia sostenibile!   Il mare e le sue risorse offrono un potenziale enorme di crescita economica. Per il nostro Paese, bagnato per oltre l’80% dei suoi confini dal mare, l’economia del mare è una priorità irrinunciabile, anche alla luce dell’attuale situazione economica. Per cogliere le opportunità di crescita e rilancio che l’economia del mare può offrire al Paese è fondamentale adottare un approccio sostenibile e sistemico, coerente con i principi dell’economia circolare. Il webinar permetterà di scoprire i contenuti del position paper redatto dal gruppo di lavoro “Leadership green: economia del mare” del progetto "Italia 2030", promosso da Ministero dello Sviluppo Economico e Luiss Business School, con l’obiettivo di illustrare le traiettorie di sviluppo più promettenti del settore nel medio termine. Programma 12.00 Saluti Francesco Cupertino, Rettore, Politecnico di Bari 12.05  Presentazione del Position Paper “Leadership green: economia del mare” Ilaria Giannoccaro, Coordinatore del Tavolo, Professore Associato, Politecnico di Bari 12.20 I trend dell’innovazione a supporto dello sviluppo di un’economia blu sostenibile Roberto Cimino, Presidente Cluster Tecnologico Nazionale Blue Italian Growth 12.30 Innovazione e progetti per uno sviluppo sostenibile del settore della cantieristica e del trasporto navale Giovanni Caprino, Manager, CETENA (Gruppo Fincantieri) 12.40 Covid-19 e Blue Economy: le nuove sfide delle rotte commerciali strategiche dei container Alessandro Panaro, Head of Maritime & Energy Department, SRM (Gruppo Intesa Sanpaolo) 12.50 L’evoluzione dei modelli di gestione portuale. I porti 6.0 Fulvio Lino Di Blasio, Segretario Generale, Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio 13.00   Discussione 13.15   Conclusioni Ilaria Giannoccaro, Coordinatore del Tavolo, Professore Associato, Politecnico di Bari Per partecipare è necessaria la registrazione. REGISTRATI  SCARICA IL PAPER SCARICA LE SLIDE Rivedi il webinar 16/10/2020

16 Ottobre 2020

Innovazioni per la sostenibilità della mobilità e dell’aerospazio

Come rendere il sistema di trasporti del Paese più resiliente attraverso decarbonizzazione, condivisione e connettività: iscriviti al primo webinar di “Italia 2030”, il progetto MiSE e Luiss Business School per l’Italia sostenibile! Le fasi pandemica e post pandemica hanno messo in evidenza le criticità e l’assenza di resilienza del sistema di trasporti del Paese, che se già scontava una bassa efficienza e omogeneità territoriale, oggi si rivela anche come uno dei settori più energivori e produttori di gas climalteranti. Un drastico cambio di direzione nel trasporto pubblico, nella logistica, nell’aerospazio è quindi indispensabile: il webinar permetterà di scoprire il position paper e le proposte di policy prodotte dal tavolo tematico “Smart mobility e innovazioni nell’automotive e aerospazio” nell’ambito di “Italia 2030”, per analizzare come decarbonizzazione, condivisione, connettività e trasformazione digitale permetteranno di rendere il sistema di trasporti del Paese più sostenibile, equo e inclusivo. Programma Coordinatore: Michele Ottomanelli, Professore Ordinario di Trasporti Politecnico di Bari Interventi: Mobilità connessa, automatizzata e sostenibile: prospettive strategiche, posizionamento, opportunità e criticità nella ricerca ed innovazione  Gennaro Nicola Bifulco, Presidente Società Italiana Docenti di Trasporti – SIDT La mobilità elettrica come opportunità per accelerare la transizione energetica Federico Caleno, Responsabile e-Mobility Enel X Italia Innovazioni per la mobilità: il ruolo del trasporto pubblico locale Laura Campanini, Responsabile Local Public Finance, Direzione Studi e Ricerche, Intesa Sanpaolo La mobilità verticale e la rivoluzione sostenibile del trasporto aereo Alessandro Errico, Head of Business Scenario-Unmanned Systems Leonardo Company L’approccio Eni alla mobilità sostenibile: un mix di soluzioni per una mobilità efficiente e decarbonizzata Luigi Gargiulo, Sustainability Mobility Manager Eni Per partecipare è necessaria la registrazione. REGISTRATI SCARICA IL PAPER Rivedi il video     16/10/2020

15 Ottobre 2020

MiSE - Luiss Business School: al via “Italia 2030”

    L’Italia che vivremo tra 10 anni sarà il frutto delle scelte di oggi  per una crescita sostenibile del Paese. Una sfida che il Paese non può perdere, a maggior ragione di fronte all’emergenza sanitaria che richiede proposte operative e implementabili per il superamento della crisi e il rilancio sostenibile del Paese.  Con queste premesse il ministero dello Sviluppo economico e Luiss Business School lanciano ‘Italia 2030’, un piano di azione e un progetto di sistema che punta a supportare i decisori politici e gli stakeholder economici e sociali nella comprensione dell’economia circolare e delle sue opportunità. Le proposte di policy sviluppate dalle principali aziende e dalle università italiane saranno presentate e discusse a partire dal 20 ottobre in una serie di webinar aperti. Dal 20 ottobre 14 webinar per un progetto di sistema L’Italia non può perdere il treno della sostenibilità, evidenzia il viceministro allo Sviluppo economico, Stefano Buffagni nel parlare dell’iniziativa. “Abbiamo promosso ‘Italia 2030’ per dare vita a un piano di azione congiunto in cui l’economia circolare fosse al centro delle strategie per il futuro del Paese, a partire proprio da conoscenze e competenze. Solo se continueremo ad avvicinare le opportunità dell’economia circolare a cittadini e aziende, le sue potenzialità diventeranno reali. E’ una necessità per il Paese, che non può permettersi di perdere il treno della sostenibilità, ed è resa ancora più impellente alla luce della direzione green del Recovery Fund”. “Italia 2030” prende le mosse dalle attività avviate già a novembre 2019 da Mise e Luiss Business School,  con la  collaborazione di Cassa Depositi e Prestiti, Enel, Eni, Generali, Intesa Sanpaolo, Italgas, Leonardo, Poste Italiane, Snam e Terna. Quindici i tavoli di lavoro specialistici che hanno approfondito le applicazioni e le innovazioni dell’economia circolare nei settori automotive, aerospazio, agricoltura e alimentazione, energia e fonti rinnovabili, gestione dei rifiuti, finanza, chimica verde e costruzioni, mettendoli in connessione con l’indagine sui cambiamenti sociodemografici del Paese, quali trend dei consumi sostenibili, active aging, famiglia, fecondità e lavoro, governo e valorizzazione dell’immigrazione. Ciascun tavolo di lavoro si è poi concluso con la produzione di discussion paper che saranno il punto di partenza per i 14 webinar, accessibili alla pagina luiss.business/italia2030, che presenteranno i risultati delle ricerche e vedranno università, aziende e istituzioni confrontarsi sulle proposte di policy emerse. “Serve un approccio sinergico per scrivere il futuro del Paese e in questo il ruolo delle università deve essere centrale” ha dichiarato Paolo Boccardelli, direttore della Luiss Business School. “Ricerca e competenze devono essere sviluppate nell’ottica di supportare i decisori politici e le aziende nella definizione delle strategie di crescita e innovazione, ancora di più oggi che le sfide sono globali e richiedono un impegno congiunto da parte del mondo del business e delle istituzioni”. SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 15/10/2020

15 Ottobre 2020

L'alleanza dei ceo: trasformare le imprese

Trasformare le imprese per guidare il futuro. E affrontare un momento complesso ma di ripartenza, dopo l’emergenza, dove formazione e sostenibilità devono essere assi portanti del piano di interventi per i prossimi anni. Il tutto in una grande alleanza dei ceo delle principali aziende italiane che rappresentano la grande infrastruttura manageriale nel Paese. La ceo Business Community di Elis ha promosso l'evento "Una bussola per orientarsi nel Nuovo Mondo. Un timone per non perdere la rotta" e ha chiamato a raccolta oltre 100 Ceo di molte delle principali aziende  ospiti di Luiss Business School presso Villa Blanc.  Inserita nell’ambito del progetto #MindsetRevolution, l’alleanza dei ceo vuole tracciare la rotta per la rinascita del Paese e farsi carico non in modo reattivo ma attivo dei grandi temi sociali e ambientali. Azioni concrete che puntano a trasformare la scuola, trasformare l’impresa e trasformare il lavoro. Partire dalla scuola, è la voce unanime dei ceo, serve a dare un contributo al Paese di domani. Il sostegno alla scuola nel suo processo di trasformazione della didattica partendo dalle esperienze raccolte nel Libro Bianco per la Scuola (sviluppato durante il semestre di presidenza Acea a guida di Stefano Donnarumma, ora ceo Terna). “Educare i giovani a essere agenti del cambiamento e orientarli alle professioni del futuro è una delle principali sfide che abbiamo come manager e come persone. L’obiettivo è dare un contributo per supportare la scuola a raccordarsi con le esigenze del futuro, dalla tecnologia avanzata alla sostenibilità, dalla transizione energetica alle infrastrutture. Non c’è futuro del Paese se non c'è sviluppo infrastrutturale e sostenibile e questa sarà la sfida in quota parte anche del Recovery Plan” osserva l’ad di Terna. Cui fa eco l’ad di Acea, Giuseppe Gola: “Mai come adesso abbiamo capito l’importanza della scuola e della formazione. Serve un impegno profondo e importante anche per le aziende perché quello che sono a scuola adesso saranno in azienda domani e, quindi meglio saranno formati e meglio sarà per tutti domani”.  Ripercorre le sue esperienze personali  e parla del rapporto formazione-lavoro e del percorso sostenibile in Enel, l’amministratore delegato Francesco Starace “La sostenibilità è l’unica strada per orientare positivamente le scelte che riguardano il presente e il futuro; è da qui che dobbiamo ripartire per dare risposte concrete alle nuove generazioni. L’emergenza legata al Covid-19 ha messo in luce limiti e rischi legati a modelli di sviluppo ormai superati. Per far sì che la ripartenza possa diventare un’opportunità per generare valore nel lungo termine è necessario adottare una visione diversa, che metta la sostenibilità al centro delle attività umane”. E crede “moltissimo nel collegamento tra azienda e scuola e nel creare forme di academy”  l’ad di Open Fiber, Elisabetta Ripa. “Per costruire le infrastrutture ci vogliono anni non mesi e per questo stiamo cercando di raggiungere tutti e fare un lavoro che serve per i prossimi 30 anni. E’ necessario quindi creare sempre più opportunità per entrare gli studenti nelle imprese e aprire una finestra su quello che avviene nelle nostre aziende. Ma il futuro richiede anche di trasformare l’impresa e il suo ruolo nella comunità. Le imprese devono diventare “inclusive”. Occorre operare nel territorio, costruire ponti con le comunità, sostenere il Sud e limitare l’abbandono scolastico. All’appello lanciato da Marco Sesana, Country Manager & ceo Generali Italia e Global Business Lines, con il progetto Mindset Revolution hanno risposto in molti. I ceo vengono esortati ad occuparsi della comunità aiutandosi reciprocamente in questo cambio rotta. “Navighiamo in acque agitate e questa “Bussola dei Valori” arriva in un momento straordinario, come straordinaria è la nostra responsabilità. Come ceo vogliamo essere attori di cambiamento. Con le nostre aziende ci impegniamo a promuovere innovazione e inclusione. Come parte di un movimento, lanciamo un patto per coltivare le vocazioni digitali dei giovani. Un appello accolto dall’ad di Poste Italiane Matteo Del Fante che parla dell’impegno a rendere “la sostenibilità e la responsabilità sociale una parte essenziale del nostro piano industriale in modo da essere in grado di fornire un contributo alla ripartenza e alla crescita del sistema-Paese”. E dall’ad di Tim, Luigi Gubitosi secondo cui “parlare di futuro in questo momento è quanto mai fondamentale e farlo pensando ai grandi temi del lavoro, della scuola e della funzione delle imprese all’interno delle comunità in cui operano è un elemento chiave per riflettere su come si possa contribuire concretamente allo sviluppo e alla coesione sociale del Paese”.  L’alleanza dei ceo e un approccio sistemico tornano nelle parole dell’ad di Ferrovie dello Stato, Gianfranco Battisti: “Abbiamo imparato in questo anno che dobbiamo fare sistema. Lavorare con approccio sistemico è l’esempio su cui dobbiamo lavorare nel futuro, perché ognuno di noi è un pezzo dell’ecosistema”.  E in quelle dell’ad di A2A, Renato Mazzoncini: “Stiamo caricando sui figli un debito monstre e quindi dobbiamo garantirgli un’istruzione. Noi come ceo abbiamo più energia della media e più risorse, quindi dobbiamo fare tanto, anche in prima persona. Lavorare su tre fasce: educare i bambini al tema sostenibilità; poi gli universitari perché siamo seduti su una miniera d’oro; terzo, il tema dell’innovazione. Io credo che la nostra comunità abbia una straordinaria responsabilità e il debito che stiamo creando aumenta la nostra responsabilità”. SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 15/10/2020

15 Ottobre 2020

Mutti: su sostenibilità serve uno sforzo di sistema, volontarismo non basta

Per il settore alimentare la sostenibilità rappresenta tutto ma non si può lasciare solo al volontarismo dell'azienda, spiega l'ad Francesco Mutti in un’intervista a SustainEconomy.24, il report Luiss Business School e Il Sole 24 Ore   Per il settore alimentare la sostenibilità deve essere una sfida enorme perché altrimenti si rischiano effetti devastanti. Francesco Mutti, amministratore delegato di Mutti parla del legame dell'azienda e della famiglia con la terra e dell'impegno sul fronte sostenibilità. Ma, gli investimenti necessari travalicano spesso la possibilità economica di una singola azienda. Così esorta a vivere la sfida a livello di sistema e non di singolo, anche intervenendo con modifiche alla tassazione. Il gruppo ha retto bene allo shock della pandemia ma il Paese deve ripartire senza bruciare gli investimenti come ha fatto per anni. Cosa significa sostenibilità per il settore alimentare? «Credo che sostenibilità per il settore alimentare rappresenti tutto, è una sfida di dimensioni enormemente superiori rispetto a quelle che andiamo raffigurando; di fatto oggi il cibo proviene ancora dalla nostra terra, dal clima, dall'acqua, e da una serie di microcondizioni ideali per produrre, conservare, mantenere tutto quello di cui ci nutriamo. A inizio ‘900 eravamo un miliardo, ora siamo 7,5 miliardi di persone con abitudini alimentari esponenzialmente superiori e per qualità e per quantità e per varietà. Mantenere il più possibile inalterato questo perfetto meccanismo è un passaggio fondamentale. Coabitare con un ambiente sempre più affaticato e spremuto e una serie di variazioni climatiche che appaiono ai più micro e invece pongono le basi per l'insostenibilità, dal punto di vista agronomico possono avere impatti devastanti con perdite e riduzioni di quantità prodotte estremamente rilevanti. Dobbiamo stare molto attenti alla gestione a breve, medio e lungo termine del nostro pianeta. Quello che stiamo estraendo dal pianeta è qualcosa di assolutamente insostenibile se lo proiettiamo in là di qualche centinaio di anni. Per migliaia di anni i genitori rinunciavano al cibo per permettere ai figli di avere una vita migliore, noi oggi stiamo facendo uno scempio non pensando a chi viene dopo di noi. Una perdita di senso del futuro e di saggezza». Restiamo sulla sostenibilità. Cosa rappresenta per un'azienda come Mutti? «In Mutti siamo molto legati alla Terra, noi lavoriamo 60 giorni l'anno, e sono quelli, in cui il pomodoro è maturo e se varia un po' la stagione non ci permette più di avere un prodotto di qualità o rischiamo di perdere certe produzioni. Il legame è molto molto diretto, siamo agroalimentare più che alimentare; un legame che nasce da due sensibilità: da un lato viviamo in campagna e, dall'altro una sensibilità familiare». Qual è il vostro impegno? E che tipo di percorso immaginate sul fronte sostenibilità? «Noi stiamo facendo tante cose ma ci rendiamo sempre più conto che le nostre tante cose sono inefficienti rispetto a quello che deve essere il salto di mentalità da parte della comunità nella sua interezza. L'opera e gli investimenti necessari travalicano in modo assoluto la possibilità economica di una singola azienda. Un'azienda che volesse fare investimenti veramente importanti sul tema della sostenibilità vedrebbe il costo del prodotto schizzare alle stelle diventando improvvisamente non più sostenibile dal punto di vista economico. Quindi occorre veramente cominciare a cambiare i paradigmi e modificare la tassazione, in particolare per tutto quello che non è riproducibile. La circolarità, che ancora funziona poco nella nostra società, dovrebbe essere gestita con chiavi rigorose e di sistema e non legate a singoli processi volontaristici. Poi posso parlare per ore delle attività che facciamo come Mutti, dagli investimenti con il Wwf, la riduzione della water e carbon footprint, Regeneration 2030, e da due anni abbiamo inserito, nei target del management annuali, obiettivi legati alla sostenibilità. Tanti progetti anche importanti ma è una spinta che deve essere suffragata da un lavoro di tipo sistemico: dobbiamo vivere la sfida a livello di sistema e non di singolo». Il nostro Paese, ma non solo, sta facendo i conti con questa emergenza inattesa e grave, quella della pandemia. Cosa vi ha insegnato e come cambiano le sfide per Mutti? «La pandemia ci ha scosso non solo dal punto di vista emotivo ma rispetto alla nostra capacità di saper gestire le emergenze. Siamo stati forse bravi o forse fortunati e abbiamo passato abbastanza indenni; il settore alimentare ha subito degli shock perché c'è stato uno spostamento radicale di consumi dal mondo del fuori casa al mondo dei consumi individuali. Per le aziende di produzione, alcune hanno sofferto di più e altre meno ma siamo lontani dalle catastrofi che hanno colpito altri settori. Quello che forse dovremmo imparare dalla pandemia, e mi ricollego al punto di prima, è che non siamo più tanto abituati alla comprensione di fenomeni contrari; da alcuni anni, da alcune generazioni, non abbiamo provato fenomeni negativi importanti e dobbiamo comprendere che alcuni piccoli elementi possano mandare in crisi un sistema in modo irreparabile con costi umani e sociali irreparabili».  Si parla tanto di ripartenza, Recovery Plan, di progetti e di fondi. Se potesse chiedere qualcosa, cosa chiederebbe? «Se il mondo oggi guarda con orizzonti brevi temo l'Italia stia guardando con orizzonti brevissimi, siamo un Paese che in vent'anni ha visto il proprio debito passare dal 100% del Pil al 160% e senz'altro non lo abbiamo fatto perché abbiamo riammodernato tutto il Paese; sarebbe stato imprenditorialmente saggio: aver speso tanto per avere oggi infrastrutture, porti, fibra, aeroporti, sostenibilità. Invece niente di tutto questo, abbiamo speso il 160% del Pil per avere un Paese con minori investimenti, li abbiamo di fatto tecnicamente ‘mangiati'. E, qui mi sento la veste imprenditoriale, non abbiamo investito sui capisaldi per costruire valore e ricchezza: primo, l'istruzione, elemento fondamentale e il pilastro da cui si genera valore; il secondo è la spinta competitiva del Paese; terzo la bellezza, siamo un Paese ricco. Dobbiamo veramente ricominciare a ricostruire il Paese partendo da quella bellezza che ha fatto dell'Italia un simbolo». SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 15/10/2020

15 Ottobre 2020

Confindustria: Piovesana, sostenibilità e cambio di paradigma per la ripresa

ll Recovery Plan dovrà avere  grandi progetti di filiera, spiega la vicepresidente di Confindustria per l'Ambiente, la Sostenibilità e la Cultura in un'intervista a SustainEconomy.24, il report Luiss Business School e Il Sole 24 Ore   La ripartenza post emergenza chiede alle imprese un cambio di paradigma e rafforzare il percorso di sostenibilità. Maria Cristina Piovesana, vicepresidente di Confindustria per l'Ambiente, la Sostenibilità e la Cultura in un'intervista a SustainEconomy.24, report di Luiss Business School e Il Sole 24 Ore Ore Radiocor parla anche del Recovery Plan che dovrà avere grandi progetti di filiera. E assicura:  la squadra di Confindustria è pronta ad accompagnare le imprese nella transizione senza lasciare indietro nessuno Ripartenza e sostenibilità: sono due delle parole più usate in queste settimane. Quanta attenzione c'è nel mondo delle imprese per un futuro sostenibile? « I temi della sostenibilità, ambientale ma anche sociale, rappresentano una priorità per le imprese ormai da tempo. Le imprese sono consapevoli non solo della necessità, ormai non più procrastinabile, di implementare assetti di sostenibilità all'interno dei processi produttivi, ma anche delle grandi opportunità che ciò comporta in termini di competitività e crescita stabile e duratura.  In tal senso, mi lasci dire che si tratta di un percorso avviato e sostanzialmente rodato dal mondo produttivo; siamo leader in Ue quando si parla di uso efficiente delle risorse, gli investimenti nel "green" sono in continua crescita e la partecipazione e attenzione del mondo industriale alle politiche di sviluppo sostenibile è confermata dalle numerose proposte sul tema che Confindustria porta avanti da tempo e in tutte le sedi istituzionali, da quelle europee a quelle nazionali.  Queste riflessioni, inevitabilmente, si intrecciano con quelle della ripartenza post emergenza sanitaria. Ancora una volta, infatti, il mondo imprenditoriale si trova a dover affrontare un cambio di paradigma; la crisi pandemica impone una flessibilità e capacità di adattamento per certi versi già testata nell'ambito delle politiche di sostenibilità». Green New Deal e Recovery Fund possono rappresentare una svolta virtuosa per cittadini e imprese. Quali devono essere, secondo lei, le priorità? «L'occasione e la sfida del Recovery Plan sono di fondamentale importanza. Il Piano dovrà contemplare progetti, interventi e riforme che devono essere necessariamente parte di una strategia più complessiva di sviluppo del Paese, di medio lungo periodo, coerente e sinergica con il framework europeo, diretta ad assicurare una crescita economica e sociale inclusiva e sostenibile.  Per far fronte a queste nuove emergenze e consolidare il tessuto produttivo in una logica del medio periodo, le azioni dovranno essere indirizzate al riavvio degli investimenti privati e al rafforzamento patrimoniale delle imprese, puntando su R&S, sull'agevolazione della transizione energetica ed ecologica dei modelli di business, sul potenziamento delle infrastrutture digitali e su un consolidamento a lungo termine del quadro di incentivi fiscali.  Tutte esigenze che naturalmente già esistevano prima della crisi e che appaiono oggi ancora più rinsaldate dalla necessità di riorganizzazione dei processi aziendali e delle catene produttive che sono necessarie per garantire e rafforzare la sicurezza anche nella fase post emergenza. In questa fase occorrerà convivere con il virus o più in generale garantire condizioni di maggior tutela per i lavoratori». Quali scelte dovranno fare le imprese e quali le istituzioni? «Come indicato nelle Linee guida redatte dal Governo, nella sua costruzione il Recovery Plan parte dall'individuazione delle sfide che il Paese deve affrontare e quindi organizza le missioni dirette a vincere tali sfide che possono articolarsi in progetti e misure orizzontali. Per assicurare ampio ritorno ed efficacia, i progetti dovranno essere grandi progetti di filiera, integrati e immediatamente cantierabili. Dovranno riguardare snodi strategici con benefici diffusi e immediati ed essere realizzati da partenariati industriali in una logica di cofinanziamento pubblico-privato. Accanto all'individuazione di progettualità di qualità in grado di coinvolgere forti partenariati pubblico-privati, la vera sfida del Paese sarà garantire l'esecuzione efficace e in tempi rapidi degli interventi, attraverso una governance unitaria e con la collaborazione di tutti i soggetti coinvolti». L'emergenza Covid, che ancora non è alle spalle, può minacciare o favorire questo percorso? «Nei Paesi avanzati, tra gli effetti della crisi ci sarà sicuramente anche una nuova centralità della manifattura. La difficolta di approvvigionamento di alcuni prodotti decisivi in questa fase ha, infatti, evidenziato il rischio di una eccessiva dipendenza non solo tecnologica, ma anche industriale da aree del mondo che improvvisamente sono diventate più difficili da raggiungere. Questo comporterà una riorganizzazione delle filiere che naturalmente non annullerà la dimensione globale della produzione e del mercato, ma sicuramente accentuerà la tendenza verso una regionalizzazione degli scambi favorendo la nascita di grandi piattaforme industriali su base continentali in competizione tra loro. Pertanto, questa nuova percezione, accanto al rinnovato valore strategico delle tecnologie digitali, può favorire un processo di crescita e rilancio in cui la manifattura svolgerà e un ruolo centrale».  E quale sarà il ruolo della squadra di Confindustria di cui fa parte? «Di proposta costruttiva, di collaborazione con le Istituzioni e di monitoraggio, avendo sempre chiara la visione di valutare in concreto gli effetti che gli obiettivi e gli strumenti in tema di sostenibilità produrranno sul mondo industriale. Siamo convinti che la transizione vada accompagnata, per definizione, senza lasciare indietro nessuno e dando a tutte le Imprese la possibilità di approfittare di questo strumento di politica industriale, ma senza fughe millenaristiche, come ribadito dal Presidente Bonomi, che rischiano di esporre, senza le giuste reti di protezione, Imprese e lavoratori a cadute da evitare con forza». SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 15/10/2020

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