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28 Aprile 2020

Global Energy Management - Online Open Lesson

  Il 30 aprile alle 14.30 si terrà l’Open Lesson virtuale di Global Energy Management, Major del Master in International Management. Insieme agli studenti attualmente in corso sarà possibile connettersi all’aula virtuale del master e partecipare a un Virtual Panel sul tema Managing a business decision: a multi-tasking endeavour.  Interverranno nella discussione: Simone Demarchi, CEO di Axpo Italia S.p.a, azienda leader nella produzione e fornitura di energia sostenibile; Riccardo Goggi, General Manager di K2 Energy Italia S.r.l, società di consulenza composta da un team di energy manager professionisti, operanti nel settore power e gas; Lorenzo Parola, partner di Herbert Smith Freehills e riconosciuto come uno dei maggiori esperti di diritto dell’energia in Italia; Pietro Bracco, partner di Puri Bracco Lenzi e Associati e punto di riferimento per l’aggiornamento su tematiche tributarie per diverse associazioni di categoria nel mondo dell’energia. Partecipanti e relatori potranno interagire attivamente sulle tematiche discusse replicando virtualmente le dinamiche di un’aula face-to-face. Al termine del Panel, i candidati connessi all’Open Lesson ed interessati ad approfondire la prossima edizione del Master in partenza a settembre 2020 potranno interagire in una Q&A con il coordinatore del master e fissare un colloquio di orientamento one-to-one in base alle loro disponibilità a valle della lezione. L’evento è gratuito previa registrazione. REGISTRATI

23 Aprile 2020

Ericsson: «Ora accelerare investimenti sulle reti, servono misure urgenti»

L'intervista all'amministratore delegato Emanuele Iannetti , oggi su Digit.Economy.24, il report Luiss Business School e Il Sole 24 Ore   «La sicurezza delle reti 5G e in generale di tutte le infrastrutture critiche è fondamentale. La sicurezza cibernetica e la sicurezza nazionale sono due aspetti indissolubilmente legati». E' la posizione di Ericsson, secondo quanto spiega l'ad Italia, Emanuele Iannetti, in un'intervista a DigitEconomy.24 (report di Radiocor e Luiss Business School), condividendo la linea del Copasir nel dibattito sulla nuova tecnologia. Mancano pochi giorni, alla scadenza europea del 30 aprile per l'applicazione del toolbox europeo, la cassetta degli attrezzi messa a punto dalla Ue che prevede misure per mitigare i rischi, per progettare e implementare le reti 5G in modo sicuro. Guardando al nostro Paese, sottolinea Iannetti, «senza entrare nel merito delle decisioni prese, è evidente che l'Italia si sia mossa con anticipo rispetto agli altri Paesi europei, dimostrando forte attenzione al tema. Occorre tuttavia accelerare sulla costituzione del team di esperti e sulla definizione delle procedure». Questo è inoltre il momento di puntare sulle reti che si sono dimostrate cruciali nell'emergenza: «Riteniamo - afferma - che gli investimenti sulle reti non si possano fermare proprio ora, e che anzi vadano prese delle misure urgenti, a livello istituzionale, per consentire agli operatori una implementazione rapida delle reti di nuova generazione». In vista della scadenza europea del 30 aprile, qual è la posizione di Ericsson sulla sicurezza delle reti 5G in Europa? Ericsson accoglie con favore il pacchetto di strumenti concordato dagli Stati membri dell'Unione Europea, che intende affrontare i rischi di sicurezza connessi alla introduzione della tecnologia 5G, già identificati dall'assessment europeo. Agli Stati membri viene ora chiesto di compiere i prossimi passi insieme, prendendo in considerazione sia le misure tecniche, sia quelle strategiche, sulla base di valutazioni oggettive dei rischi e delle misure di attenuazione necessarie in Europa. La sicurezza tecnica passa attraverso un approccio olistico che deve tener conto della mitigazione in quattro aree specifiche: standard, prodotti e processi di sviluppo, implementazioni e configurazioni della rete. Messe insieme, queste quattro aree definiscono lo stato di sicurezza delle reti live e quindi, di fatto, l'esperienza di sicurezza dell'utente finale. Basandosi sulle raccomandazioni tecniche presenti nel toolbox, i singoli governi potranno evitare di sviluppare approcci nazionali specifici, come ad esempio test e certificazioni aggiuntive che provocherebbero una frammentazione del mercato, ritardi nell'implementazione delle tecnologie ed incoerenze tra mercati, con il rischio di minare la fiducia nei sistemi di collaudo e certificazione. Avvalersi di standard globali e di best practice condivise e riconosciute è fondamentale per consentire la gestione efficiente delle minacce, generare economie di scala, evitare la frammentazione e garantire l'interoperabilità dei sistemi europei. Le giurisdizioni che finora hanno adottato decisioni sulla sicurezza nazionale in merito al 5G hanno designato Ericsson come un fornitore di fiducia. In tutte le situazioni, Ericsson viene considerato un fornitore estero che ha soddisfatto con successo tutte le valutazioni indipendenti per quanto riguarda sia i criteri tecnici, sia non tecnici. Rispetto alla cornice europea ci sono altri strumenti necessari per tutelare le reti 5G? Le minacce alle reti 5G non si limitano al software e anche le mitigazioni tecniche hanno i loro limiti. Garantire la sicurezza delle infrastrutture di telecomunicazioni – e quindi, la fiducia – richiede un approccio omnicomprensivo su standard, attrezzature, software, implementazioni di rete e sicurezza operativa. Alcuni Paesi hanno proposto di eseguire test post-sviluppo software o di avere accesso al codice sorgente come soluzione per garantire la sicurezza e l'integrità delle reti 5G. Ma i moderni sistemi di telecomunicazioni vengono sviluppati continuamente e di conseguenza il software viene aggiornato frequentemente. Quindi qualsiasi test post sviluppo venga effettuato si presenterà sempre come un'analisi di sicurezza del software o dell'hardware in quel determinato momento, in quella specifica configurazione di test. Anche la consegna del codice sorgente non è una garanzia di sicurezza per dei sistemi che vengono aggiornati continuamente come le reti di telecomunicazioni e non comprende la valutazione delle vulnerabilità. Naturalmente se queste decisioni che spettano ai regolatori verranno attuate in un determinato Paese ci vedranno aderire nel pieno rispetto delle norme che verranno definite. Aumentare gli investimenti degli operatori e dei fornitori su nuove funzionalità tecniche di sicurezza deve poter procedere di pari passo con la capacità del mercato di riconoscere e remunerare tutte quelle iniziative volte ad accrescere la sicurezza e la resilienza dei sistemi. Una maggiore visibilità sugli investimenti in sicurezza potrebbe introdurre nuovi elementi di premialità del mercato, oggi troppo polarizzato sul parametro del costo. L'Italia ha un sufficiente quadro normativo entro il quale operare dopo il perimetro di sicurezza adottato di recente? Senza entrare nel merito delle decisioni prese, è evidente che l'Italia si sia mossa con anticipo rispetto agli altri Paesi europei, dimostrando forte attenzione al tema. Occorre tuttavia accelerare sulla costituzione del team di esperti e sulla definizione delle procedure, in modo da garantire un risultato utile in tempi certi e dare agli operatori elementi decisionali definitivi circa la selezione dei partner tecnologici con i quali si stanno avviando le attività operative.   Osserviamo, inoltre, che il toolbox dell'Unione Europa ha riconosciuto limiti alle mitigazioni tecniche e questo ha comportato la necessità di introdurre misure strategiche che riguardino, ad esempio, l'adozione di una supply chain diversificata, con più fornitori e misure per mitigare i rischi individuali dei fornitori sulla base di fattori non tecnici. A tal fine, Ericsson è già stata sottoposta a tali valutazioni in altri Paesi extra UE, e finora in tutte le situazioni è stata sempre designata come fornitore sicuro e affidabile. Prima dell'esplodere della pandemia, il Copasir ha invocato nuovamente rassicurazioni da parte del Governo italiano sulla sicurezza delle reti 5G. Condividete questa posizione? Assolutamente. La sicurezza delle reti 5G e in generale di tutte le infrastrutture critiche è fondamentale. La sicurezza cibernetica e la sicurezza nazionale sono due aspetti indissolubilmente legati. Qualsiasi decisione sulla sicurezza nazionale di un paese membro dell'UE deve essere presa in modo autonomo e indipendente. Nel contesto dell'UE, le valutazioni non tecniche devono essere applicate in modo obiettivo sulla base di criteri per la valutazione del rischio definiti a livello europeo. Questo è necessario per garantire un ambiente normativo prevedibile e armonizzato in tutta Europa. Per la crisi in corso stanno rallentando gli investimenti sul 5G? Le infrastrutture italiane si sono rivelate affidabili grazie agli ingenti investimenti realizzati dagli operatori di telecomunicazioni in questi anni. L'emergenza Coronavirus ha reso più lampante l'importanza cruciale delle infrastrutture di rete e la necessità di potenziare ancor più le reti a banda larga e ultra-larga. È grazie alle reti, sia mobili sia fisse, che oggi milioni di cittadini possono continuare a studiare, lavorare e comunicare con i propri cari. Riteniamo che gli investimenti sulle reti non si possano fermare proprio ora, e che anzi vadano prese delle misure urgenti, a livello istituzionale, per consentire agli operatori un'implementazione rapida delle reti di nuova generazione.  La pandemia in corso rende inoltre ancora più evidente che in un mondo in rapido cambiamento e ad alta volatilità, la capacità di adattamento delle organizzazioni e delle filiere industriali è un fattore di successo imprescindibile. Con riferimento agli impatti anche sul mercato, possiamo affermare che la supply chain di Ericsson è resiliente e pensata per essere sempre vicino ai clienti. La nostra strategia prevede, infatti, la presenza di siti produttivi in più paesi, come ad esempio Stati Uniti, Cina, Estonia, Polonia, Romania, Brasile, Messico e India. Abbiamo inoltre una strategia di sviluppo software globale. Gli ingegneri che lavorano al codice sono presenti in tutto il mondo, ma il software Ericsson è verificato, firmato e distribuito centralmente dalla Svezia. La vocazione europea di Ericsson è poi testimoniata da un dato non di poco conto: il 60% dei nostri 25.000 ricercatori si trova in nove Paesi Europei, tra cui l'Italia, dove abbiamo ben tre centri di Ricerca e Sviluppo. SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 23/04/2020 

23 Aprile 2020

Confindustria Digitale: «app  "Immuni" va collegata a banca dati affidabile»

L'intervista al presidente dell'associazione, Cesare Avenia, oggi su Digit.Economy.24, il report Luiss Business School e Il Sole 24 Ore   L'app per il tracciamento dei contagiati deve essere accompagnata «dallo sviluppo di una banca dati sanitaria dei cittadini, perché non c'è app che tenga senza dati disponibili e affidabili». L'app cioè «andrebbe inquadrata subito in un progetto più ampio e ambizioso di sanità digitale in cui il tracciamento rappresenta il passaggio obbligato» per uscire dall'emergenza. Lo sostiene Cesare Avenia, presidente di Confindustria digitale, in un'intervista a DigitEconomy.24 (report di Radiocor e Luiss Business School), delineando un piano di interventi per gestire la crisi e in particolar modo la fase due, proprio puntando sulla digitalizzazione. Lo strumento tecnologico per attivare la banca dati «già esiste, è il Fascicolo sanitario elettronico, che ha articolazioni regionali che convergono verso una piattaforma nazionale messa a punto dall'Agid». In questo panorama, al fine di colmare il digital divide che ancora affligge l'Italia e procedere nella digitalizzazione, un ruolo importante lo ricopre il dibattito sulla creazione di un'unica infrastruttura di accesso, combinando la rete Tim con Open Fiber: «I benefici di una rete unica – dice – sono evidenti», «si può realizzare con una regia governativa autorevole e difendendo gli interessi di tutti gli operatori coinvolti». Presidente Avenia, la digitalizzazione si è rivelata cruciale nella gestione della crisi, a che punto è l'Italia e quali le maggiori criticità? Nel disastro che stiamo vivendo l'unica nota positiva è che tutti stanno toccando con mano l'importanza della digitalizzazione. Credo che una cosa fondamentale sia proprio il cambiamento culturale avvenuto, finalmente abbiamo capito tutti le potenzialità delle tecnologie digitali. Noi ne eravamo coscienti e per questo spingevamo in questa direzione. Non dobbiamo però pensare che, finita l'emergenza, torneremo a comportarci come in passato. Non dobbiamo dimenticare quello che stiamo vivendo e pensare invece a completare i processi di digitalizzazione, in modo da ampliare e rendere duraturi i benefici.  Dobbiamo pure comprendere che quella che stiamo sperimentando è un'applicazione parziale delle opportunità che offre la digitalizzazione. Ad esempio, per quanto riguarda lo smart teaching si sta per fortuna correndo ai ripari, ma ci sono molte limitazioni, penso a quei bambini e a quelle famiglie che non sono collegati in rete o che hanno un Pc o tablet a disposizione. Che cosa stanno facendo? Quanti di questi bambini stiamo perdendo? Come si potrebbe realizzare un'applicazione della digitalizzazione più ampia e profonda nella scuola? Bisogna dotare la scuola dei fondi necessari per fornire nelle situazioni di emergenza strumenti a tutti, non è pensabile che gli studenti possano o n on possano collegarsi on line secondo i mezzi informatici che trovano a casa. Quanti fondi ci vorrebbero per realizzare questa operazione? Il costo sarebbe comunque molto inferiore al danno che ha il Paese nel perdersi generazioni di studenti. Riguardo al tema di fornire a tutti pari opportunità, emerge la questione del digital divide, zone di Italia dove ancora non arriva la connessione veloce. Una rete fissa di tlc unica potrebbe essere d'aiuto? E' un tema di cui si discute da tantissimi anni e sul quale attualmente c'è un dibattito. Dal mio punto di vista è un tema che deve essere portato avanti, i benefici di una rete unica sono evidenti. Certamente la modalità per realizzarla oggi, nel 2020, è diversa da quella che si poteva attuare anni fa. In questi anni gli operatori telefonici hanno fatto i loro investimenti che vanno considerati. La rete unica si può realizzare con una regia governativa autorevole e difendendo gli interessi di tutti gli operatori coinvolti. Quali suggerimenti Confindustria Digitale avanza al Governo per la gestione della fase due? Non dobbiamo dimenticare, e questa è la prima raccomandazione che faccio agli esperti, che siamo in un contesto globale, entrare in una fase due che non tenga conto di quello che fanno gli altri Paesi sarebbe miope. Inoltre, per entrare nella fase due, sono necessari dati certi. Serve cioè una banca dati autorevole quanto più completa possibile, solo dopo si possono usare algoritmi di intelligenza artificiale per andare a modulare gli interventi. Poi non ci dimentichiamo che, se è vero che il primo presidio medico per i sintomatici di Covid va realizzato in casa, nella fase due si possono aumentare i consulti medici a distanza, evitando di affollare gli ospedali. E in questo campo il 5G consente di fare videochiamate accurate, come se il medico vedesse il paziente di fronte a lui. La tecnologia può essere d'aiuto nel contrasto alla diffusione di future pandemie? L' epidemia ci sta facendo vedere in maniera violenta il problema della sostenibilità ambientale, e la digitalizzazione può essere d'aiuto nel risolverlo. Da amministratore delegato di Ericsson avevo avviato 17 anni fa lo smart working e per motivare i dipendenti avevo pubblicato sul sito della nostra azienda quanti alberi non sarebbero stati tagliati grazie al lavoro da casa che evita traffico e inquinamento. Certo, ci vuole un approccio molto equilibrato, sostenibile anche dal punto di vista economico. Ora lo smart working lo stiamo facendo obbligatoriamente, domani dobbiamo continuare a usarlo in maniera virtuosa. Per la fase due è stata scelta l'app "Immuni" per il tracciamento dei contagiati. A che condizioni secondo lei avrà successo? Ci sono profili di privacy da tutelare? L'app è uno strumento necessario per il cittadino, il quale deve potersi muovere in modo sicuro, avendo la possibilità di capire se ha avuto contatti con persone contagiate. Rispetto della privacy, dati anonimizzati e trattati con massima sicurezza sono condizioni essenziali che la tecnologia può assicurare. Ma il percorso di diffusione presso la popolazione dell'applicazione deve essere accompagnato dallo sviluppo di una banca dati sanitaria dei cittadini, perché non c'è app che tenga senza dati disponibili e affidabili. Insomma l'app, a mio avviso, andrebbe inquadrata subito in un progetto più ampio e ambizioso di sanità digitale in cui il tracciamento rappresenta il passaggio obbligato dall'emergenza, ma anche l'occasione per spingere l'acceleratore verso un sistema avanzato di gestione dei dati sanitari della popolazione, di video consulto, di scambio telematico di dati fra medici e ospedali diversi. Lo strumento tecnologico già esiste, è il Fascicolo sanitario elettronico, che ha articolazioni regionali che convergono verso una piattaforma nazionale messa a punto dall'Agid. A oggi il Fse è stato attivato da 18 regioni, di cui 11 aderenti al sistema di interoperabilità dell'Agid, ma presenta un livello di implementazione dei servizi molto differenziato sul territorio. Dare impulso a questo strumento, renderlo omogeneo su tutto il territorio nazionale, significherebbe poter disporre di una banca dati gestita da un ente pubblico competente, in grado di offrire garanzie sia sulla privacy sia dal punto di vista della cybersecurity. La strada per il successo dell'app dunque esiste, è percorribile immediatamente e come si è fatto per lo smart working e per la didattica a distanza, aspetta solo di essere liberata con norme semplificatrici e obblighi di attuazione. SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 23/04/2020

23 Aprile 2020

«Inwit è una tower company a tutti gli effetti, best practice in Europa»

L'intervista a Giovanni Ferigo, Amministratore Delegato Inwit, oggi su Digit.Economy.24, il report Luiss Business School e Il Sole 24 Ore   Inwit è «una tower company a tutti gli effetti per tipologia di business e per modalità operative», una «best practice che troverà molti estimatori nel mondo delle tlc europee». Lo afferma l'amministratore delegato Giovanni Ferigo nell'intervista a DigitEconomy.24 (report di Radiocor e Luiss Business School), la prima dopo la fusione con le torri di Vodafone, rivendicando il modello di business scelto dall'azienda e mettendo dei punti fermi sul futuro. Di recente, sempre nel corso di un'intervista a DigitEconomy.24, Gianluca Landolina, ceo di Cellnex Italia, aveva dichiarato di ritenere razionale per gli azionisti di Inwit, Tim e Vodafone, valutare a un certo punto di lasciare il controllo «a un soggetto indipendente che fa questo di mestiere». Il mercato, prosegue Ferigo, «chiede una separazione tra servizi e infrastrutture per valorizzare meglio i diversi asset. Gli operatori in questo modo valorizzano le loro torri (anche con incassi cash) e trasferiscono parte degli investimenti alle società infrastrutturali». Proprio stamattina, nel frattempo, Tim e Vodafone hanno completato la cessione, su base proporzionale, di 80 milioni di azioni di Inwit pari a circa l'8% del capitale. L'offerta è stata effettuata attraverso una procedura di accelerated book-building riservata a investitori istituzionali. Guardando alla crisi attuale per la pandemia, Inwit si dice pronta, nel post coronavirus, a sostenere lo sviluppo dei servizi digitali. «Sono sicuro – dice Ferigo – che le tlc daranno un notevole contributo alla ripresa economica del Paese». Intanto la società ha ultimato la copertura di 18 ospedali con sistemi Das, micro antenne che permettono agli operatori di realizzare connessioni più efficienti, facilitando così il contatto tra i malati di Covid e i loro familiari. La conclusione della fusione con Vodafone Towers ha portato alla creazione della prima tower company italiana. Quali sono i prossimi progetti per il mercato italiano e quale contributo potete dare alla ripartenza dell'economia nazionale dopo lo stop dovuto al coronavirus? Il primo aprile è nato un ‘campione nazionale' delle infrastrutture per le telecomunicazioni wireless. Una realtà che si avvale dell'esperienza nel settore dei due principali operatori nazionali che nel corso degli anni hanno creato e sviluppato la telefonia mobile in Italia, facendone uno strumento di uso quotidiano per milioni di cittadini, sia per lavoro che per divertimento. Con le sue 22mila torri Inwit è in grado di assicurare una copertura capillare di tutto il territorio nazionale per lo sviluppo di tutte le tecnologie wireless (telefonia mobile, fixed wireless access, internet of things) a tutti gli operatori. Le tristi vicende di queste settimane stanno dimostrando che è diventato essenziale per il nostro Paese dotarsi di un sistema di connessioni in tutto il territorio che permetta la possibilità di svolgere varie attività da remoto collegandosi via internet. Smart working, telemedicina, educazione e formazione a distanza, videoconferenze all'interno delle aziende, videochiamate per tenere in contatto le persone, ma anche intrattenimento on demand non saranno più attività riservate a pochi, ma diventeranno un'esigenza quotidiana per tutti. Inwit nasce da un'esperienza nazionale ed è fortemente radicata sul nostro territorio. Per questo sosterrà e accompagnerà la diffusione in tutta Italia di questi servizi tramite le sue infrastrutture che saranno potenziate e messe a disposizione di tutti gli operatori. Sono sicuro che l'Italia uscirà dalla difficile situazione attuale e che le tlc daranno un notevole contributo alla ripresa economica del Paese. L'attuale emergenza ha dimostrato quanto sia fondamentale l'infrastruttura tecnologica, con il 5G che rappresenta il futuro . Quali i piani di Inwit? Le infrastrutture di Inwit saranno essenziali per il roll out di questa nuova tecnologia che per le sue caratteristiche richiede molti siti di trasmissione. Potenzieremo la nostra capacità di accogliere gli apparati trasmissivi degli operatori e la capillarità delle nostre tower. Ma non solo: saremo in prima fila nel realizzare le micro coperture con small cells e sistemi Das (Distributed antenna system, ndr) che sono una necessità già adesso per garantire performance ottimali con le attuali tecnologie e diventeranno un ‘must' assoluto per garantire una completa ed efficiente copertura con il 5G. Con i nostri impianti gli operatori garantiranno un segnale stabile e potente per i luoghi più densamente affollati come stazioni, ospedali, punti di ritrovo, grandi complessi di uffici, centri commerciali, musei, stadi e altre infrastrutture sportive. Proprio in questi giorni abbiamo ultimato la copertura di 18 ospedali in tutta Italia con sistemi Das, mettendo a disposizione degli operatori gratuitamente questi sistemi di micro antenne che permetteranno loro di realizzare coperture sempre efficienti, in grado di gestire l'enorme traffico che si sta generando intorno ai nosocomi e che, come raccontano le cronache di questi giorni, spesso sono l'unico sistema di comunicazione, tramite smartphone e tablet, tra i malati e i loro famigliari. Avete registrato o prevedete rallentamenti nella realizzazione degli investimenti a causa del coronavirus? La nostra attività sta proseguendo secondo i programmi. Naturalmente la ‘nuova' Inwit avrà un suo piano industriale con obiettivi di sviluppo importanti. Le tlc, come già detto, saranno uno dei settori trainanti per la ripresa economica nazionale e mondiale, con importanti investimenti per adeguare le attuali reti e sviluppare il 5G. Noi faremo la nostra parte collaborando con tutti gli operatori. Secondo il ceo di Cellnex Italia sarebbe razionale per gli azionisti Tim e Vodafone a un certo punto prendere in considerazione l'ipotesi di «lasciare il controllo a un soggetto indipendente che fa questo di mestiere». E' una valutazione condivisibile, magari nel lungo periodo? Inwit è attualmente il risultato dell'unione delle infrastrutture dei due principali operatori mobili nazionali, che hanno contribuito a creare un soggetto leader sia come numero che come qualità degli impianti. Una società, quotata in Borsa, che ha come obiettivo sociale la realizzazione e la gestione di impianti per tutte le tecnologie wireless da mettere a disposizione di tutti gli operatori. Siamo a tutti gli effetti una Tower company per tipologia di business e per modalità operative. E' vero che siamo legati a Tim e a Vodafone da contratti e accordi pluriennali per la fornitura di infrastrutture, ma questo ci dà una stabilità finanziaria che ci permette di investire in nuovi impianti a disposizione di tutti, avendo le spalle coperte. In questi anni si è molto discusso in Europa se gli operatori debbano continuare a gestire le ‘towers' in proprio o cederle a soggetti terzi. Fino a questo momento a vendere sono stati soprattutto i piccoli e medi operatori, mentre i big stanno ancora valutando la situazione. Credo che Inwit sia una ‘best practice' che troverà molti estimatori nel mondo delle tlc europee, che sono sicuramente diverse da quelle ‘made in Usa', perché risponde a diverse esigenze del mercato e degli operatori. Il mercato chiede una separazione tra servizi e infrastrutture per valorizzare meglio i diversi asset. Gli operatori in questo modo valorizzano le loro torri (anche con incassi cash) e trasferiscono parte degli investimenti alle società infrastrutturali. SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 23/04/2020

23 Aprile 2020

«Fondamentale sviluppare la fibra, mancano gli investimenti necessari»

Così Luigi de Vecchi, Chairman Emea Banking, Capital Markets & Advisory di Citi, nel corso del suo intervento al webinar della Luiss Business School. L'approfondimento su DigitEconomy.24, il report Luiss Business School e Il Sole 24 Ore   La crisi porta con sé anche delle opportunità e una di queste riguarda proprio la banda ultra larga e le nuove tecnologie: è questo uno dei punti chiave espressi da Luigi de Vecchi, chairman Emea Banking, Capital Markets & Advisory di Citi, intervenuto a un webinar della Luiss Business School.  Secondo de Vecchi, «questa crisi ci dirà che l'Italia deve riformarsi e trovare la forza per uscirne con una visione diversa del mondo. Mi auguro che le scelte dell'Italia saranno quelle giuste: dobbiamo assicurarci di restare ben incardinati in Europa, Italia non riuscirebbe a fronteggiare crisi da sola». Il manager ha inoltre evidenziato come sia necessario «ragionare su come avviare una grande politica di investimenti visionari. Una serie di settori è rimasta indietro, come le tlc: non siamo riusciti a creare unica società della rete, non sono stati effettuati investimenti fondamentali con la necessaria attenzione. Sviluppo della fibra è fondamentale e mi auguro venga pensata una nuova politica visionaria». Serve, per de Vecchi, «immaginare un rapporto diverso fra pubblico e privato: non c'è dubbio che in questa fase il pubblico dovrà entrare in maniera significativa in economia per salvare o rilanciare imprese, ma ciò che mi auguro è creare cooperazione e spirito di corpo». Dal manager un messaggio di ottimismo sull'attuale emergenza Coronavirus: «da tutte le crisi si esce, pandemiche e finanziarie: per una azienda e un Paese è importante saperlo e mettersi in condizione di reggere lungo il tunnel, più o meno lungo. Dipenderà dai settori, ma in generale si ragiona su un anno durissimo, ma a fine 2020 inizio 2021 si ripartirà». La questione, per de Vecchi, è «sapere cosa fare in questo periodo per mettersi in condizione di uscirne al meglio» e in queste fasi «fondamentale è la liquidità». de Vecchi ha infine affrontato il tema dell'Europa, ritenendo l'attuale momento «determinante: si vedrà fino a che punto ci sia l'intenzione politica di credere all'idea di Europa. Servono messaggi di concordia e soprattutto iniziative finanziarie, fiscali e politiche per dimostrare che ci sono valori importanti sottostanti». Per il banchiere, «creare un fondo sovrano europeo potrebbe essere un' idea innovativa, anche nell'ottica della creazione di campioni europei». Prossimi protagonisti sul sito della Luiss Business School per i suoi webinar saranno: il 27 aprile l'avvocato Franco Gianni, socio fondatore dello studio Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners, con Fabio Corsico, direttore del corso internazionale della Luiss Business School in Family Business Management; il 29 aprile Marco Morelli, amministratore delegato uscente di Mps; e il 6 maggio Aldo Bisio, a capo di Vodafone in Italia che tratterà proprio i temi del digitale. Il 24 aprile si terrà invece "L'intelligence economica ai tempi di Covid-19", il secondo appuntamento del ciclo "Appunti per l'interesse nazionale", dove ospite d'onore sarà l'ambasciatore Giampiero Massolo, presidente di Fincantieri. SFOGLIA IL REPORT COMPLETO  23/04/2020

21 Aprile 2020

Pass Laureati 2020 – Borse di Studio Regione Puglia per i Master Universitari

  La Regione Puglia, con il programma “PASS LAUREATI - VOUCHER PER LA FORMAZIONE POST-UNIVERSITARIA, mira a sostenere i giovani pugliesi che, conseguita la laurea (di I o II livello o secondo le regole del vecchio ordinamento), intendono accrescere le proprie competenze realizzando il perfezionamento professionale in un’area prescelta, attraverso la partecipazione ad un percorso di alta formazione. In particolare, tale sostegno è assicurato attraverso l’erogazione di un voucher per la frequenza di Master post-lauream. La Procedura Telematica è disponibile nella pagina PASS LAUREATI 2020, sezione Bandi Aperti della pagina principale ed è attiva a partire dalle ore 11:00 del 20 Marzo 2020. NOTA BENE: I voucher formativi saranno assegnati, fino ad esaurimento dei fondi disponibili, in relazione all’ordine cronologico di trasmissione della domanda. Scopri i Master Universitari erogati dalla Luiss Business School! Poiché è prevista la possibilità di esprimere una sola preferenza è consigliabile sostenere i test di selezione alla Luiss Business School prima dell’inoltro della candidatura per il bando. Le prossime date per gli admission test online sono il 22-23 aprile e il 5-6 maggio. Per ricevere maggiori informazioni sui Master e sulle modalità di partecipazione alle selezioni scrivere a recruitmentluissbs@luiss.it. Per informazioni sui requisiti, sulle modalità e sui termini per la presentazione della domanda e sulle azioni finanziabili vi invitiamo a consultare il sito dell’ente proponente http://www.sistema.puglia.it/. 21/04/2020

20 Aprile 2020

Negli ultimi 16 anni in crescita l’età media di Presidenti e AD delle società quotate

Alla vigilia delle nomine delle partecipate pubbliche, Luiss Business School ha analizzato l’età media di presidenti e amministratori delegati delle prime 40 aziende italiane quotate presenti nell’indice FTSE Mib dal 2003 – anno della costituzione dell’indice - a oggi. dal 2003 al 2019 l’età media dei presidenti è passata da 60,6 a 62,5 anni, quella degli amministratori delegati da 52,6 a 56,3 anni ed è oggi in linea con la media dei primi 16 Paesi al mondo.   L’innalzamento dell’età media dei vertici aziendali è un trend internazionale: riflette il consolidamento di esperienza dei top manager e l’allungamento dei periodi al vertice, che a livello globale è pari a 6 anni.  Per garantire il prossimo ricambio generazionale ed essere più vicini alle nuove generazioni di lavoratori e consumatori, è necessario investire per formare la classe dirigente del futuro.  Nel 2003 l’età media dei presidenti era di 60,6 anni, quella dei CEO di 52,6. Per quanto riguarda i diversi settori, nel comparto finanziario l’età media dei presidenti (61,5 anni) era superiore a quella generale, mentre quella dei CEO (48,7 anni) era decisamente inferiore, grazie soprattutto alla presenza nel comparto di Matteo Arpe, all’epoca appena 39enne. Analogamente, nel settore dei servizi e dell’energia, l’età media dei presidenti era pari a 58,7 anni, mentre i CEO erano allineati alla media generale con un dato pari a 52,7 anni. Infine, nel comparto industriale, l’età media dei presidenti era di 63 anni, mentre quella degli amministratori delegati di 54,9. A distanza di oltre 15 anni, l’età media dei presidenti delle società del FTSE Mib è salita a 62,5 anni, mentre quella dei CEO è cresciuta a 56,3 anni, dato in linea con i trend internazionali: secondo lo studio “Global Route to the Top 2019”*, infatti, l’età media degli amministratori delegati nei principali sedici Paesi internazionali è di 56 anni. Nel comparto dei servizi e delle utility l’età media dei presidenti è cresciuta a 65,9 anni e quella degli amministratori delegati a 56,6. Nel mondo finanziario, a inizio 2020, l’età media dei CEO è in aumento a 54,4 anni ed è in crescita anche l’età media dei presidenti, attestatasi a 62,9 anni. Nel settore industriale e dei prodotti, l’età media degli amministratori delegati risulta in salita a 57,7 anni, mentre quella dei presidenti mostra una riduzione a 58,9 anni. “L’innalzamento dell’età media dei vertici aziendali è un trend che si riscontra a livello internazionale e riflette il consolidamento di esperienza dei top manager e l’allungamento dei periodi al vertice, che a livello internazionale è pari a 6 anni”, ha commentato Paolo Boccardelli, Direttore della Luiss Business School. “Il punto di attenzione è rappresentato dalla necessità di pensare al prossimo ricambio generazionale e per questo è necessario investire nella formazione della classe dirigente del futuro con l’obiettivo di aiutare i manager a cogliere le sfide della trasformazione digitale e della globalizzazione. In un mondo del lavoro in profonda trasformazione, inoltre, risulta fondamentale che i manager sappiano colmare il gap che li separa dalle nuove generazioni, che pensano e agiscono secondo schemi e modelli differenti rispetto al passato”. Merita di essere evidenziato come il trend di aumento dell’età media sia risultato costante in tutto il periodo considerato dall’analisi di Luiss Business School. Guardando ai soli amministratori delegati delle società del FTSE Mib, infatti, l’età media generale è cresciuta dai 52,6 anni del 2003 a 54,2 anni nel 2006, 55,1 anni nel 2009, 55,4 anni nel 2012, si è mantenuta a 55 anni nel 2015 per poi ricrescere al dato di 56,3 anni di inizio 2020. Dall’analisi dei dati emerge inoltre che, alla data di aprile 2020, non vi sono amministratori delegati “under 40” all’interno del FTSE Mib (erano tre nel 2003) e che, nel complesso, sono 6 gli “under 50”; di converso, vi è un caso di amministratore delegato “over 70”. Fra i presidenti, invece, vi sono due “over 80” e dieci “over 70”, a fronte di nessun “under 40”.   Dal punto di vista della “gender diversity”, nonostante le iniziative legislative messe in atto che hanno portato a un ampliamento del numero di donne nei consigli di amministrazione, la fotografia è solo leggermente mutata rispetto al 2003, quando nessuna donna sedeva sulla poltrona di CEO: nel 2019 si registra una sola donna CEO, Micaela Le Divelec Lemmi di Salvatore Ferragamo. Diverso il caso per il ruolo di presidente, dove, a fronte di nessuna evenienza registrata nel 2013, nel 2019 erano invece otto le donne a ricoprire questa carica, con una età media di 61,6 anni. RASSEGNA STAMPA  Corriere della Sera, Ad delle aziende quotate: nessun under 40, solo una donna. L’età media? 56,3 anni, di Giuliana Ferraino, 18 aprile 2020 Forbes.it, Top manager al vertice sempre più tardi, studio Luiss, 19 aprile 2020 Business People, Borsa: giovani manager al comando? In Italia una chimera, 20 aprile 2020 20/04/2020 

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