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18 Ottobre 2019

Più crescita con misure ad hoc destinate all’economia circolare

Commento di Matteo Caroli, Associate Dean for executive education Luiss Business School, pubblicato su Il Sole 24 Ore, 18 ottobre 2019  L’urgenza dei problemi ambientali impone un radicale cambiamento dei modelli di produzione, distribuzione e consumo. Non si tratta di crescere meno, ma di crescere in modo diverso: innovare le tecnolo­gie e i modelli di business in manie­ra che creazione di valore economi­co, miglioramento sociale e dell’ambiente siano integrati. In que­sto senso, si sta rapidamente affermando il nuovo paradigma dell’economia circolare, basato su quattro “R”: riduzione, riutilizzo, riciclo e recupero. Sia gli investitori sia i consumatori premiano e sem­pre più premieranno le imprese che più delle altre si muovono su questa direttrice; a livello di Paesi, l’econo­mia green sarà un traino cruciale dell’occupazione e dell’aumento strutturale del Pil. Economia circolare: un’opportunità per il sistema Italia Per l’Italia è una grandissima op­portunità, perché il nostro Paese è già oggi tra le prime economie verdi nel mondo, con performance eccel­lenti in tutte le quattro principali problematiche: emissioni atmosfe­riche, utilizzo di materie prime, consumi energetici e produzione di rifiuti. Secondo le elaborazioni di Fondazione Symbola, nel 2008, consumavamo oltre 17 tonnellate di petrolio equivalente per milione di euro prodotto; oggi siamo intorno a 14, meglio di Francia, Spagna e Germania. L’Italia è al terzo posto tra le cinque grandi economie euro­pee per quanto riguarda le emissio­ni in atmosfera: (104,2 tonnellate di C02 per milione di euro prodotto), dietro alla Francia (85,5 tonnellate) e al Regno Unito (93,4 tonnellate) ma davanti a Spagna e Germania. Nelle energie rinnovabili, siamo primi tra i principali Paesi europei, con il 17,4%, per quota di rinnovabili nel consumo interno lordo (la Fran­cia è al 16%, la Germania al 14,8%, e il Regno Unito al di sotto del 10%). Siamo anche il quarto produttore mondiale di biogas - dopo Germania, Cina e Stati Uniti - con circa 1.900 impianti operativi. Insieme alla Germania, l’Italia è leader europeo in termini di quantità di materie seconde riciclate nell’industria manifatturiera: questa sostituzione di materia comporta un risparmio potenziale pari a 21 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e a 58 milioni di tonnellate di C02. Nel caso degli imballi (con l’eccezione di quelli in plastica), gli obiettivi di recupero fissati dalle direttive europee al 2025 sono già stati ampiamente raggiunti. Anche sul fronte dei rifiuti, abbiamo risultati eccellenti, pur con differenze ancora rilevanti tra le aree del Paese; su scala nazionale, la produzione di rifiuti risulta infatti largamente inferiore a quelle degli altri Paesi europei e comunque in costante decrescita; inoltre, si calcola che il 79% dei rifiuti è avviato a riciclo, un valore che è più del doppio della media europea, attestata al 38% e molto maggiore di quello di Francia, Regno Unito e Germania, tra il 45 e il 55 per cento. Per quanto riguarda il sistema produttivo, ancora Fondazione Symbola insieme con Unioncamere Italia, stimano che circa un’impresa manifatturiera su tre in questi anni abbia investito o sia pronta a farlo per un maggior risparmio energetico o per la riduzione dell’impatto ambientale delle proprie attività; risulta, peraltro, che le aziende green sono complessivamente più innovative e internazionalizzate delle altre. Made in Italy sinonimo di sostenibilità Si può dunque pensare che la produzione circolare e l’ecodesign diventino elementi caratterizzanti il made in Italy, come già lo sono la qualità dei materiali e delle lavorazioni. Dall’abbigliamento all’arredo, dalla meccanica all’alimentare, il grande valore immateriale dei nostri prodotti può essere arricchito con la componente del loro miglio­re impatto ambientale; si troverà così perfettamente allineato conia sensibilità e gli orientamenti che sempre più prevarranno nei consu­matori in tutto il mondo. Per cogliere al meglio questa grande opportunità è importante che lo sforzo delle imprese sia sostenuto dal Governo dello Stato. Non bastano iniziative singole; serve un robusto programma pluriennale, articolato in un pacchetto di misure il più possibile integrate e in grado di coinvolgere sia le imprese in settori diversi, sia le amministrazioni pubbliche e sia consumatori. Sono necessari stimoli che orientino il mercato i verso i prodotti e i servizi green (e magari disincentivi per quelli con elevato impatto negativo), premiando così le imprese che investono fortemente in questa direzione; la stessa domanda pubblica dovrebbe adottare con decisione criteri di scelta che privilegino esplicitamente le offerte di chi opera secondo le modalità dell’economia circolare. Altrettanto significativi sono interventi normativi che facilitino la realizzazione degli investimenti produttivi da parte delle imprese; questo è cruciale, ad esempio, nelle energie rinnovabili, dove l’installazione di nuovi impianti fotovoltaici ed eolici è tuttora rallentata dalla complessità delle procedure amministrative. Economia circolare: la formazione Luiss Business School Matteo Caroli è direttore dell'Executive Master in Circular Economy Management: scopri il programma. 18/10/2019 

15 Ottobre 2019

Luiss Business School punta sul Nord-Est: aprirà l’Hub “Veneto delle Dolomiti”

  In collaborazione con Confindustria Belluno Dolomiti, Provincia e Comune di Belluno, l’Hub costituirà un polo di eccellenza in un territorio fondamentale per l’imprenditoria e l’industria italiane RASSEGNA STAMPA Corriere della Sera, Luiss Business School a Belluno   Il Sole 24 Ore, Luiss Business School apre l'Hub Veneto delle Dolomiti  La Stampa, Luiss, la business school apre l’hub in Veneto  Il Messaggero, La Luiss Business School inaugura un Hub a Belluno Milano Finanza, Luiss Business School apre l'Hub delle Dolomiti  Nazione-Carlino-Giorno, Inaugura il "Veneto delle Dolomiti". Formerà i manager sul territorio  Il Giornale, La Luiss punta al Nord est e apre a Belluno Il Gazzettino, Luiss Business School anche a Belluno  Corriere del Veneto, Formazione, la Luiss in Veneto. Boccia: "Più vicini alle imprese"   Scuola 24 Il Sole 24 ore, Luiss avvia l’hub per l’alta formazione «Veneto delle Dolomiti»  Ansa, Hub Luiss Belluno Veneto delle Dolomiti Askanews, Luiss BS punta su Nord-Est: aprirà Hub Veneto delle Dolomiti  Corriere delle Alpi, Via libera: nel 2020 Luiss arriva a Belluno. Sarà la terza sede della business school FirstOnline, Luiss Business School punta sul Nord-Est: apre l’hub “Veneto delle Dolomiti”  Nuova Venezia, Luiss apre una sede a Belluno master executive e post laurea  Luiss Business School accelera sullo sviluppo della propria presenza sul territorio nazionale aprendo l’Hub “Veneto delle Dolomiti”, un nuovo polo di alta formazione, consulenza e ricerca applicata nell’area del business e management rivolto alle imprese presenti su un territorio storicamente ricco di eccellenze imprenditoriali e industriali. Costituito da Luiss Business School in collaborazione con Confindustria Belluno Dolomiti, Provincia di Belluno, Comune di Belluno, Comune di Feltre e Consorzio BIM Piave di Belluno, il nuovo Hub colma uno storico vuoto formativo in una provincia che pure ha visto la nascita e la crescita di distretti industriali e di rilevanti industrie nazionali e internazionali. L’Hub svilupperà iniziative di formazione, consulenza e ricerca in base alle specifiche esigenze del territorio e dei destinatari. Perché il nuovo Hub Veneto delle Dolomiti Luiss Business School “L’apertura del nuovo Hub Veneto delle Dolomiti rappresenta una evoluzione strategica fondamentale per la crescita della Luiss Business School”, ha commentato Vincenzo Boccia, Presidente della Luiss. “Grazie alle attività dell’Hub e alle competenze della Business School saremo in grado di rispondere a una esigenza di alta formazione molto sentita sul territorio, rafforzando la nostra missione di essere vicini alle imprese per favorirne la crescita e la capacità di affrontare le sfide dell’economia digitale e dell’internazionalizzazione”, ha aggiunto Boccia. “La creazione dell’Hub Veneto delle Dolomiti segue quella dell’Hub di Milano, oggi a pieno regime: attraverso queste strutture, Luiss Business School vuole rafforzare il proprio posizionamento di scuola di alta formazione di eccellenza e partner ideale per le imprese sul territorio”, ha aggiunto Luigi Abete, Presidente di Luiss Business School. “Negli ultimi anni la Scuola ha intrapreso un importante percorso di crescita, destinato a consolidarsi ulteriormente grazie anche al nuovo Hub”, ha concluso Abete. Formazione per un nuovo slancio alle imprese nel territorio di Belluno Negli ultimi anni, complice la crisi economica, la provincia di Belluno ha visto rallentare la spinta propulsiva delle imprese locali: il nuovo Hub punta quindi a dare nuovo stimolo all’imprenditorialità sul territorio e a restituire vita al tessuto economico-sociale, favorendo l’inserimento dei giovani nel contesto locale. L’Hub vuole inoltre rispondere alla carenza sul territorio di centri universitari e poli di ricerca e innovazione, creando un ecosistema incline all’innovazione e alla nascita di nuove imprese. Obiettivo fondamentale sarà peraltro favorire la diffusione di un approccio volto all’internazionalizzazione e alla digital transformation, stimolando altresì la nascita di una «rete delle competenze», grazie al network tra Università e stakeholder locali. Le prime attività dell’Hub partiranno nel 2020 con l’avvio dei primi corsi executive rivolti alle imprese del territorio. 15/10/2019 

07 Ottobre 2019

Borse di studio INPS disponibili per i Master universitari di I e II livello e i corsi universitari di perfezionamento della LUISS Business School

Entro il 30 ottobre sarà possibile presentare la domanda per ottenere le Borse di Studio INPS per la partecipazione a Master di I o di II livello e CUP della Luiss Business School nell’anno accademico 2019/2020   I VANTAGGI DEL BANDO Il bando di concorso pubblicato dall’INPS – Istituto Nazionale di Previdenza Sociale sostiene la partecipazione a Master di I e II livello o corsi universitari di perfezionamento attraverso l’erogazione di borse di studio con un valore massimo di euro 10.000. Possono concorrere al bando studenti già in corso, ammessi o interessati a partecipare a Master o CUP nell’anno accademico 2019/2020. MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE AL BANDO La domanda di partecipazione dovrà essere trasmessa all’INPS direttamente dai candidati indicando il master di interesse entro e non oltre le ore 12.00 del 30 ottobre 2019. Al fine dell’attribuzione e secondo le modalità indicate dal BANDO INPS, al momento della presentazione della domanda, i beneficiari dovranno essere già in possesso di: – iscrizione nella banca dati INPS; – un “PIN” utilizzabile per l’accesso a tutti i servizi messi a disposizione dall’Istituto o credenziali SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale); – attestazione ISEE per prestazioni universitarie valida alla data di presentazione della domanda. Compila il form per richiedere maggiori informazioni sui requisiti di ammissione al bando e i master o CUP di tuo interesse. RICHIEDI INFORMAZIONI MASTER E CUP LUISS BUSINESS SCHOOL COPERTI DAL BANDO INPS Le borse di studio INPS possono essere richieste per la partecipazione ai seguenti Master e CUP di Luiss Business School: MASTER MASTER (I e II livello) LINGUA DATA DI INIZIO Full-Time MBA Inglese 14 ottobre 2019 Master in Big Data and Management   Inglese 9 dicembre 2019 Master in Tourism Management Inglese 23 settembre 2019 Master in Project Management   Italiano 21 ottobre 2019 -          Major in Cooperazione Internazionale Italiano 21 ottobre 2019 Master in International Management Inglese 23 settembre 2019 Master in Management della Filiera della Salute -          Major in Management delle Aziende Sanitarie Italiano 11 ottobre 2019 -          Major in Pharmaceutical &Healthcare Administration  (EMPHA) Italiano 11 ottobre 2019 -          Major in Sperimentazione clinica: aspetti regolatori, gestionali e operativi Italiano 11 ottobre 2019 -          Major in Management dei Prodotti Biomedicali – PROBIOMED Italiano 12 marzo 2020 Executive Master in Circular Economy Management Italiano 25 ottobre 2019 Gestione delle Risorse Umane e Organizzazione Italiano 21 ottobre 2019 Master in Diritto Tributario, Contabilità e Pianificazione Fiscale Italiano 21 ottobre 2019 Master in Corporate Finance & Banking -          Major in Corporate Finance Inglese  Settembre 2019 -          Major in Banking Italiano 21 ottobre 2019 -          Major in Amministrazione, Finanza e Controllo Italiano 21 ottobre 2019 -          Major in Real Estate Finance Italiano 21 ottobre 2019 Master in Management and Technology -          Major in Energy Industry Inglese 23 settembre 2019 (Roma) -          Major in Energy Industry Italiano 4 novembre 2019 (Milano) -          Major in Digital Ecosystem Inglese 23 settembre -          Major in Disruptive M&A Inglese 23 settembre -          Major in Digital Business Strategy Italiano 4 novembre 2019 Master in Marketing Management -          Major Sales & Account Management Italiano 21 ottobre 2019 -          Major in Retailing, E-Commerce e Gestione Multicanale Italiano 21 ottobre 2019 -          Major in Digital Marketing Italiano 21 ottobre 2019 -          Major in Corporate Event: Management, PR and Communication Italiano 21 ottobre 2019 -          Major in Digital Export Italiano 21 ottobre 2019 Master of Art Italiano 13 gennaio 2020 Master in Food and Wine Business Italiano 13 gennaio 2020 Master in Fashion & Luxury Management -          Major in Luxury Inglese 23 settembre -          Major in Fashion Inglese 23 settembre Master in Media Entertainment -          Major in Music Italiano 27 gennaio 2020 -          Major in Gestione della Produzione Cinematografica e Televisiva Italiano 27 gennaio 2020 -          Major in Writing School for Cinema & Television Italiano 27 gennaio 2020 Master in Relazioni Istituzionali Lobby e Comunicazione d’Impresa Italiano 28 febbraio 2020 Master in Open Innovation & Intellectual Property Italiano 17 aprile 2020 CORSI UNIVERSITARI DI PERFEZIONAMENTO (CUP) CUP LINGUA DATA DI INIZIO Executive Programme in Finanza e Mercati Italiano 8 novembre 2019 Executive Programme in Risk Management e Sanità Italiano 4 ottobre 2019 (Milano) 15 novembre 2019 (Roma) 07/10/2019 

03 Ottobre 2019

LA CENTRALITÀ DELLA CUSTOMER EXPERIENCE

  Redatto da Pier Paolo Bucalo, Adjunct Professor presso Luiss Business School e Coordinatore Comitato Scientifico per l’Executive Programme in “Customer Experience Management” “Sia il focus crescente sul “purpose” che l’obiettivo di generazione di valore per tutti gli stakeholder riaffermano la necessità di promuovere - all’interno delle nostre aziende - la cultura della centralità del cliente (e del cliente interno) per garantire risultati sostenibili nel lungo periodo.”  Lo slogan “Customer is King” non è certamente nuovo, ma negli ultimi tempi il focus sulla customer experience è diventato prioritario per tutte le aziende, in primis per quelle “consumer”. È ormai chiaro come il successo di un’azienda non dipenda più solamente dalle caratteristiche del prodotto o servizio offerto (qualità, prezzo, etc.), ma da come essa si relaziona con i propri clienti, dalle esperienze che fa vivere loro durante l’intera “customer journey”: dal momento in cui il potenziale cliente si avvicina al brand o ne sente parlare, a quando lo stesso analizza l’offerta di prodotti e servizi, fino a quando poi diventa effettivamente cliente e fino a quando lo rimane. Anche un’azienda che investa somme ingenti per creare un prodotto eccezionale o lanciare campagne pubblicitarie memorabili, se prodotto e comunicazione non sono supportati da una customer experience positiva, avrà molte difficoltà ad avere successo. Affinché il focus sul cliente e sulla sua esperienza rappresenti un vantaggio competitivo, tutte le funzioni aziendali devono essere allineate verso l’obiettivo strategico di fornire una customer experience di valore. Nel lontano 2004, in UniCredit, si scelse di legare parte degli incentivi economici per la rete commerciale (MBO) al raggiungimento di specifici livelli di customer satisfaction. Così facendo, UniCredit fu capace di limitare le pressioni commerciali sui clienti, che rischiavano di avere impatti negativi sulla loro soddisfazione, a vantaggio invece della sostenibilità nel medio periodo dei risultati raggiunti, in quanto generati da clienti soddisfatti. Ma come ci ricorda Charles Dickens: “La carità comincia a casa propria”. Se quindi un’azienda è seriamente intenzionata a servire al meglio i suoi clienti finali, è opportuno che cominci dai propri dipendenti. Senza una forza lavoro ingaggiata e motivata, è molto difficile tradurre esperienze individuali in Customer Journey soddisfacenti[1]. L’aspetto positivo è che i progetti volti alla motivazione e valorizzazione dei dipendenti possono essere portati avanti contemporaneamente ai progetti con un focus sulla customer experience, con evidenti sinergie. Vi sono infatti profonde similarità tra le competenze di cui un’azienda ha bisogno per diventare “best employer of choice” e le competenze necessarie affinché la stessa azienda sia in grado di offrire ai propri clienti una “superior customer experience”.[2] Un trend molto importante, che in questi anni si è diffuso rapidamente, è legato al “purpose”, che in estrema sintesi è la ragione stessa dell’esistenza dell’azienda. Tutte le aziende di maggior successo sono guidate da un chiaro “purpose”. Per comprendere meglio il concetto, può essere molto utile un breve video da un TED Talk di Simon Sinek, dal titolo “Start with why”, dove Sinek spiega chiaramente come “People don’t buy what you do, they buy why you do it”: i clienti non comprano ciò che un’azienda offre, ma sposa la ragione per la quale un’azienda fa ciò che fa[3]. Secondo una recente ricerca di Accenture[4], oltre a prezzo, qualità dei prodotti/servizi e customer experience, per i Clienti sono molto importanti elementi quali la trasparenza, l’attenzione nei confronti dei dipendenti, la presenza di valori etici e la dimostrazione di autenticità e coerenza in tutto ciò che l’azienda fa. Il purpose appunto. Più recentemente, circa un mese fa, una nuova spinta a perseguire con ancora maggior attenzione l’impegno la soddisfazione dei propri dipendenti e una esperienza coinvolgente per i propri clienti ci è arrivata dagli Stati Uniti, dalla potente associazione di tutte le grandi multinazionali americane. Il 17 agosto 2019,  Business Roundtable, associazione di cui fanno parte aziende del calibro di Amazon, American Express, Apple, Bank of America, BlackRock, Coca-Cola, JP Morgan Chase e Mastercard, ha pubblicato lo “Statement on the Purpose of a Corporation”, nel quale ha “ufficializzato” il cambiamento dell’obiettivo dell’azienda: non più generazione di valore per i soli azionisti (shareholder value) ma tutti gli stakeholder: “… generare valore per i clienti, investire nei dipendenti, rapportarsi in modo equo ed etico con i fornitori, supportare le comunità nelle quali le aziende operano e generare valore nel lungo periodo per gli azionisti.” Ma si tratta solo di marketing? Probabilmente no, grazie ad una sensibilità crescente da parte di consumatori ed investitori sui temi ambientali e sociali, misurati da questi ultimi con nuove metriche ad hoc: i fattori ECG (Environmental, Social e Corporate Governance). Anche le nuove generazioni fanno essere ottimisti. Come fa notare Larry Fink, CEO di BlackRock, nella sua lettera ai CEOs 2019, citando una recente ricerca di Deloitte[5], quando è stato chiesto ai millennials quale debba essere l’obiettivo primario di un business, coloro che hanno risposto “migliorare la società” sono stati il 63% in più rispetto a coloro che hanno risposto con il più classico “generare profitti”. Anche un bell’articolo di Almandoz, Lee e Ribera evidenza come molti giovani lavoratori siano attratti da opportunità di lavoro presso purpose-driven companies: aziende dove la ricerca del profitto sia unita al desiderio di migliorare il mondo.[6] Possiamo quindi affermare che sia il focus crescente sul “purpose” che l’obiettivo di generazione di valore per tutti gli stakeholder evidenziano ulteriormente la necessità e l’importanza di promuovere - all’interno delle nostre aziende - la cultura della centralità del cliente (e del cliente interno) come leva principale per garantire risultati economici sostenibili nel lungo periodo. Da questa esigenza del mercato scaturisce la mia collaborazione con Luiss Business School per la progettazione dell’Executive Programme in Customer Experience Management in partenza il 18 ottobre 2019. Articolato in 8 incontri in formula weekend, questo programma, grazie ad una faculty d’eccezione composta da esperti del settore e CEO/Director di alcuni dei brand più importanti sul mercato, fornirà ai partecipanti le competenze e gli strumenti per comprendere e misurare la customer experience e le variabili che la influenzano, per poi disegnare una esperienza coinvolgente per i clienti target attraverso l’intera customer journey omni-canale. SCARICA LA BROCHURE [1] McKinsey & Co. “When the Customer Experience Starts at Home”, 2017 [2] Pier Paolo Bucalo “La Conoscenza del Fattore Umano”, Linkedin 2019 [3] Video di Simon Sinek: https://youtu.be/Jeg3lIK8lro [4] Accenture “From Me to We: The Rise of the Purpose-Led Brand”, 2018 [5] Deloitte “The Deloitte Global Millennial Survey”, 2019 [6] J. Almandoz, Y-T. Lee and A. Ribera “Unleashing the Power of Purpose”, IESE Insight 2018  

03 Ottobre 2019

Imprese Italiane: perché fare business negli Emirati Arabi Uniti

Massimo Falcioni, AD di ECI – Ethiad Credit Insurance, è stato guest speaker alla Luiss Business School nell’ambito del primo modulo di “Doing Business in the Gulf”. Un italiano al vertice dell’agenzia federale emiratina per il credito all’esportazione, che ha condiviso con i partecipanti all’esclusivo programma, le conoscenze e l’esperienza maturate, affinché siano funzionali allo sviluppo di progetti imprenditoriali di internazionalizzazione verso i Paesi del Golfo. Perché fare business negli Emirati Arabi Uniti? L’economia emiratina si caratterizza per una forte diversificazione del prodotto interno lordo, prevalentemente sostenuta da esportazioni (produzioni locali) e ri-esportazioni (merci importate per poi essere successivamente esportate), soprattutto di prodotti non petroliferi.  Oro e gioielli, prodotti petrolchimici (plastica, polimeri), alluminio, energie rinnovabili, automotive, meccanica e food sono i settori non-oil che attirano la maggior parte delle imprese straniere a produrre in loco per poi esportare verso i tradizionali mercati di sbocco negli Emirati Arabi Uniti (quali Asia, Africa e Medio Oriente) oppure a fare base negli Emirati per riesportare prodotti importati. La diversificazione dell’economica emiratina è frutto di una precisa volontà governativa, di costruire un sistema economico che non dipendente dall’oro nero. Oggi il 77% del Pil non dipende dal petrolio, una percentuale destinata ad aumentare all’80% entro il 2021. La nascita di ECI si inserisce proprio in questo contesto: un ente federale con l’obiettivo di attirare investimenti stranieri nei settori non-oil, offrendo credito alle esportazioni a società operanti. Un toolkit manageriale per fare business negli Emirati Arabi Uniti L’obiettivo di ECI è sostenere tutte le società che abbiano identificato gli Emirati come base per i propri affari, offrendo le stesse opportunità di cui potrebbero avvantaggiarsi nel proprio Paese d’origine. È soprattutto un ente che facilita l’internazionalizzazione dagli Emirati Arabi proteggendo, merci, servizi e investimenti dai mancati pagamenti per rischi commerciali e non commerciali (rischi politici). Si tratta di strumenti tutt’altro che secondari per le imprese pronte a fare business negli Emirati Arabi Uniti. Tuttavia, come racconta Massimo Falcioni, gli strumenti finanziari se non accompagnati da un adeguato mindset manageriale, non proteggono l’impresa economica dal rischio di insuccesso. Per fare business negli Emirati Arabi Uniti è infatti indispensabile: Saper lavorare in team multiculturali. In un Paese che conta 10 milioni di abitanti, di cui solo il 15% è costituito da cittadini emiratini, la diversity è un marchio di fabbrica. Il fattore immigrazione infatti non è ostativo alla crescita economica, quanto piuttosto indispensabile poiché portatore di competenze. Queste considerazioni introducono un tema di ulteriore complessità nell’ambito di una leadership che sappia confrontarsi con team multiculturali. Le skill di comunicazione diventano infatti una discriminante, sia in termini di conoscenza avanzata della lingua inglese, sia dei diversi significati che un’espressione assume nella propria cultura di riferimento. Gli Emirati Arabi Uniti sono un hub internazionale con grande potenziale di sviluppo, in cui per operare con successo è necessaria capacità di analisi dei mercati globali. 03/10/2019 

PMI

02 Ottobre 2019

Luiss Business School: nasce Ethos, osservatorio sull’etica pubblica

Diretto da Sebastiano Maffettone, Ethos punta a esaminare le grandi questioni della società contemporanea in una prospettiva etica.  Il 1 ottobre 2019 è stato presentato a Villa Blanc, sede della Luiss Business School, Ethos, Osservatorio sull’Etica Pubblica. Diretto da Sebastiano Maffettone, Ethos nasce con l’obiettivo principale di esaminare le grandi questioni della società contemporanea in una prospettiva etica, attraverso una riflessione consapevole che sappia indirizzare le sfide e le trasformazioni della società contemporanea; l’attività di Ethos prevede attività di ricerca, programmi di formazione ed eventi volti ad arricchire il dibattito pubblico, costruire un dialogo virtuoso con imprese e istituzioni e guardare a una più ampia dimensione di futuro sostenibile e di responsabilità sociale. A tenere a battesimo Ethos sono stati, fra gli altri, Anna Ascani, Viceministra al Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, Sabino Cassese, Giudice Emerito della Corte Costituzionale, Claudio De Vincenti, Economista già Ministro per la Coesione Territoriale e il Mezzogiorno, Giovanni Lo Storto, Direttore Generale Luiss, Fabrizio Sammarco, Amministratore Delegato Italia Camp, Paola Severino, Vice Presidente Luiss, Laura Valente, Presidente Museo Madre di Napoli, e Luciano Violante, Presidente Fondazione Leonardo già Presidente della Camera dei deputati. Etica al centro del dibattito pubblico, per formare i leader del futuro “Viviamo in un momento storico in cui, dati alla mano, la fiducia che i cittadini dei maggiori Paesi occidentali nutrono nei confronti della politica, dei media, della giustizia e delle banche è sostanzialmente ai minimi”, ha dichiarato Sebastiano Maffettone, Direttore di Ethos Luiss Business School. “Ethos nasce con la convinzione che l’etica pubblica possa contribuire a consolidare quel vero e proprio cemento sociale che, sfaldandosi, crea deficit di fiducia”. “Un leader di successo deve saper prendere decisioni strategiche in modo responsabile e non può prescindere dai concetti di etica, sostenibilità e rispetto delle istituzioni”, ha aggiunto Paolo Boccardelli, Direttore della Luiss Business School. Le attività di ricerca di Ethos sono articolate in quattro macro-aree, così da costruire un’indagine sistemica delle grandi questioni della società contemporanea in chiave etica: etica e la vita con gli altri, per rispondere alle sfide della diversity e di società sempre più multiculturali; etica e la cura di noi, per un’etica pubblica delle grandi sfide della vita, della disabilità e delle dipendenze; etica e morale delle Humanities, per promuovere il sapere umanistico nell’ambito di percorsi trasversali che sappiano stimolare il pensiero critico; etica e il mondo sociale, per un approccio di etica pubblica alla cultura d’impresa, alla crescita del Mezzogiorno e, più in generale, all’economia digitale. L’etica pubblica applicata alla gestione dei dati personali genera risorse, equità e trasparenza, secondo lo studio Ethos Luiss Business School e Legacoop Il rapporto tra etica pubblica e digitale è stato oggetto dello studio “Cooperative Commons”, condotto da Ethos in partnership con Legacoop e i cui risultati sono stati presentati in occasione del lancio dell'osservatorio. La ricerca delinea un approccio cooperativo alla gestione dei dati personali che cediamo ai Big Tech per navigare in rete o fruire dei social network: nella misura in cui questi stessi dati generano profitto, il modello “Cooperative Commons” prevede che agli utenti venga assegnata una parte di profitto proporzionata all'impegno e all'utilità dei risultati. Tutti gli attori coinvolti potrebbero trarre vantaggio da simile impostazione, secondo una logica “win-win”. Da una parte, la maggiore equità redistributiva renderebbe l’economia digitale più sostenibile creando una relazione positiva tra posizioni paritarie e risorse disponibili, dall’altra questo sistema di incentivi andrebbe a incrementare la quantità e la qualità del traffico online, con più trasparenza rispetto all’uso e al valore reale dei dati. Un sistema che favorirebbe anche i grandi operatori della Rete e potrebbe contribuire a ridurre l’impatto delle misure sanzionatorie derivanti dai provvedimenti delle Authority, con ricadute positive soprattutto in termini di reputazione  e fiducia. Rassegna stampa Il Messaggero, Luiss Business School inaugura Ethos, primo osservatorio sull’etica pubblica Adnkronos, Nasce Ethos, osservatorio sull’etica pubblica Askanews, Etica e business, nasce Ethos, Osservatorio sull’etica pubblica  Ilsole24ore.com, "Guadagnare" tutti con i dati digitali? Per Ethos-Legacoop si può Corriere della Sera, Un think tank (apolitico) per l’etica pubblica HuffPost, Luiss Ethos, nasce l'osservatorio di etica pubblica Gallery 02/10/2019

30 Settembre 2019

Al via la settimana dell’etica e della responsabilità sociale alla Luiss Business School

La presentazione dell’osservatorio Ethos Luiss Business School darà il via alla Settimana dell’Etica e della Responsabilità Sociale della Scuola di Business e Management della Luiss Guido Carli. Ethos, il nuovo osservatorio sull’etica pubblica diretto da Sebastiano Maffettone nasce con l’obiettivo principale di esaminare le grandi questioni della società contemporanea in una prospettiva etica: a discuterne il 1 ottobre a Villa Blanc saranno, fra gli altri, la Viceministra al Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca Anna Ascani, la Vice Presidente della Luiss Paola Severino, il Giudice Emerito della Corte Costituzionale Sabino Cassese, l’economista Claudio De Vincenti, il Presidente della Fondazione Leonardo Luciano Violante e Paolo Boccardelli, direttore della Business School. Giovedì 3 sarà invece illustrata la politica di sostenibilità di Enel con il suo Chief Financial Officer Alberto De Paoli. La Settimana si concluderà a Villa Blanc martedì 8 ottobre con il workshop internazionale “Make sustainable and impactful strategy happen” al quale parteciperanno i principali accademici del settore, fra cui il rettore della Luiss Andrea Prencipe e il professor Bob Eccles dell’Università di Oxford, e durante il quale l’amministratore delegato di MPS Marco Morelli sarà fra i primi firmatari del Manifesto su come integrare purpose aziendale e sostenibilità con innovazione e performance. “Affrontare con serietà e al tempo stesso con concretezza le tematiche dell’etica e della sostenibilità economica, sociale e ambientale è oggi un imperativo categorico”, ha commentato Paolo Boccardelli, Direttore della Luiss Business School. “Attraverso le iniziative di questa Settimana, vogliamo dare un contributo concreto in termini di consapevolezza e determinazione per gestire le transizioni chiave che ci attendono”. 30/09/2019 

19 Settembre 2019

Study Tour a Tel Aviv per gli studenti del Master in Entrepreneurship  

Company visit e laboratori per approfondire il sistema israeliano delle startup Due settimane nella Silicon Valley mediorientale, per conoscere la realtà della Start-up Nation Central, attraverso le testimonianze e le storie di successo dei protagonisti dell’ecosistema dell’innovazione israeliano. Un’opportunità unica per gli studenti del Master in Entrepreneurship, che attraverso workshop e company presentation hanno avuto un punto di vista privilegiato sulle scelte e le strategie che hanno reso Tel Aviv capitale high tech con la più alta densità di startup al mondo. Trovare un investitore per la tua startup in 24 ore? È possibile! Le competenze sono il punto di partenza. Se molte sono le buone idee imprenditoriali di startup che nascono in un garage, costruire un pitch che ingaggi gli investitori e lanciare sul mercato un prodotto di successo è una metodologia da fare propria. I laboratori Idea Validation & Lean Startup Methodologies, How to stay alive after selling 3 Startups, Business Communication Tools hanno permesso agli studenti di apprendere le strategie che riducono i rischi di insuccesso di una startup, come il metodo Lean Startup, e gli strumenti utili per gestire le relazioni con partner, clienti e stakeholder.  Gli incontri con i fondatori, CEO e general manager di IronSource, Bablic, Mellanox, SAM, Catlyst Investiments e Leading Edge Consultants sono stati l’occasione per gli studenti del Master in Entrepreneurship di imparare a costruire una comunicazione human2human e le regole non scritte di un business meeting. Infine, ad essere sempre pronti: a trovare un investitore in 24 ore e cosa fare se all’ultimo momento, la tua startup non viene più acquisita.   Come il contesto istituzionale può facilitare una crescita economica guidata dall’innovazione: è stato questo il tema al centro dell’incontro degli studenti del Master in Entrepreneurship, con l’ambasciatore italiano in Israele Gianluigi Benedetti. Nell’ambito delle attività previste dall’Accordo italo-israeliano di cooperazione industriale, scientifica e tecnologica, non mancano infatti programmi di agevolazione della mobilità in Israele delle giovani startup italiane. Il Master in Entrepreneurship è un percorso unico di apprendimento, esperienze sul campo e sviluppo di iniziative concrete di startup imprenditoriale. Si articola in lezioni, casi studio, sessioni di lavoro di gruppo e si conclude con l’incubatore d’impresa che permette di combinare teoria e pratica. Scopri il Master e le borse di studio, che coprono fino al 95% della quota di iscrizione. SCARICA LA BROCHURE 19/09/2019 

17 Settembre 2019

La gestione strategica della filiera e del rischio imprenditoriale nelle PMI

  Milano Luiss Hub | 20 settembre dalle 13.00 Nella misura in cui vendere è fondamentalmente una transazione fiduciaria – prospettiva ancor più caratteristica nella dimensione medio-piccola di impresa – la competizione si gioca soprattutto sulla comprensione di come e perché il mercato si approccia all’acquisto, piuttosto che sulla tecnica di vendita da adottare. Il “prodotto-servizio” è sostituito dalla «proposta di valore» ed i fattori che influenzano il rischio imprenditoriale ci obbligano a non considerare più solo il cliente, ma l’intera filiera come perimetro di scambio di conoscenza e fiducia nella transazione che proponiamo. L’open lesson si terrà il prossimo 20 settembre dalle 13 alle 15 presso il Milano Luiss HUB, in via Massimo D’Azeglio 3 nei pressi della stazione Garibaldi. REGISTRATI Lo Speaker - Alessandro Scaglione Esperto di strategie di internazionalizzazione e posizionamento a fronte di mutamenti di competitività e complessità di mercato, ha contribuito fattivamente allo sviluppo di diversi business industriali in contesti multinazionali di imprese grandi, medie e piccole, dove ha lavorato come dirigente per più di 20 anni. Laureato in Ingegneria Gestionale al Politecnico di Milano e Master cum laude in General Management, ha creato nel 2018 Consiliator, società che intende diffondere un modello distintivo di cultura imprenditoriale e servizi integrati dedicati in particolare all’impresa familiare. È autore del libro “R-Innovare il Family Business. L’intelligenza naturale dell’imprenditore come differenziale competitivo”, in uscita a Settembre 2019 per Guerini e Associati. 

05 Settembre 2019

Accelerated Management Programme con EY

Accelerated Management Programme è il nuovo programma della Luiss Business School dedicato ai profili Executive per supportarli nello sviluppo della carriera, e delle diverse fasi di transizione che questa può incontrare. Con una durata complessiva di 4 mesi, i moduli si svolgeranno dal lunedì al giovedì una volta al mese presso il nuovo campus Milano Luiss Hub. Il programma è stato sviluppato in stretta collaborazione con EY, corporate partner della Luiss Business School e leader mondiale nei servizi professionali di revisione e organizzazione contabile, assistenza fiscale e legale, transaction e consulenza. EY si avvale di un team di professionisti supportati da specifici “centri di competenze”, con una profonda conoscenza delle pratiche manageriali più all’avanguardia, in grado di fornire il supporto strategico e operativo per affrontare le sfide caratterizzano il percorso lavorativo e le diverse fasi di carriera dei partecipanti. SCARICA LA BROCHURE Il programma è basato su quattro pilastri fondamentali: Sviluppo Personale  Uscire dalla Comfort Zone, per raggiungere una maggiore autoconsapevolezza e sicurezza nell’interfacciarsi con i diversi protagonisti all’interno della propria organizzazione. Sviluppare e costruire, attraverso lo story-telling il proprio brand personale. Business Management  Migliorare la capacità di guidare in maniera consapevole, efficace e responsabile, gestendo volatilità, incertezza e cambiamento continuo. Sviluppare la capacità di interpretare e applicare informazioni provenienti da diverse aree funzionali, per un processo decisionale pienamente informato. People Management Allenamento della capacità di influenza e del proprio stile di leadership, attraverso la comprensione dell’impatto esercitato sugli altri e dei driver che lo influenzano. Stimolando così la capacità di sfruttare il potere e il valore di gruppi diversi all’interno dell’organizzazione, sviluppare partnership e costruire connessioni. Sviluppo delle Competenze Rafforzamento delle competenze in discipline funzionali chiavi, per migliorare la capacità di decision making e di gestione strategica del business e delle leve che contribuiscono alla creazione di valore. SCARICA LA BROCHURE Il programma ha una durata complessiva di 4 mesi e si svolge presso la sede Milano Luiss Hub. Richiedi maggiori informazioni scrivendo a executive@luissbusinessschool.it oppure chiamando il numero 06 85 22 58920. 05/09/2019

04 Settembre 2019

Cooperazione internazionale: open day 17 settembre 2019

  Amref Health Africa, in collaborazione con Luiss Business School, presenta Cooperazione Internazionale – major del master in Project Management e ti invita presso i suoi uffici di Roma per conoscere la vita organizzativa e i percorsi di carriera in una grande ONG. Avrai l’opportunità di comprendere quali sbocchi professionali e quali percorsi potrai affrontare dopo il programma, dialogare con i referenti Luiss Business School, ascoltare le testimonianze dirette e dal campo degli operatori, osservare le reali attività quotidiane di una ONG. Registrati Parteciperanno: Guglielmo Micucci - Direttore Generale Amref Health Africa Francesco Rullani - Direttore di Cooperazione Internazionale – Major del Master in Project Management Lodovico Mariani - Project Manager progetto speciale Master Amref Health Africa/Luiss Business School Simone Budini – Project Manager ERS HUB LUISS Mario Colucci - Relazioni con le Aziende Amref Health Africa Roberta Rughetti – Head of Programs  Amref Health Africa Marta Bove - Head of Communication & Fundraising Amref Health Africa Andrea Bollini - Liaison Officer and Portfolio Manager Amref (collegamento in videoconferenza dall’Headquarter di Amref a Nairobi) Ti aspettiamo il giorno 17 Settembre alle 9.45 presso gli uffici di Amref, Via degli Scialoja 3 – Roma (metro Flaminio) per una full-immersion nella vita reale di una ONG (l’incontro terminerà alle ore 13,00 circa). Per partecipare all’evento è necessaria la registrazione: non mancare! REGISTRATI 04/09/2019 

02 Settembre 2019

Nelle mani di un algoritmo che decide al posto nostro

  Commento di Paolo Boccardelli, direttore Luiss Business School, pubblicato su Repubblica Affari & Finanza il 2 settembre 2019 Viviamo nell’era dei big data e dei social network: ogni minuto vengono effettuate 4,5 milioni di ricerche su Google, visti altrettanti video su Youtube, postate 280mila storie su Instagram. Ma questa massa di dati, cui ciascuno di noi contribuisce più o meno volontariamente quando cerca un’informazione o pubblica una foto che viene elaborata da intelligenze artificiali sempre più potenti, costituisce progresso, inteso come crescita del capitale umano e della cultura digitale? Aumenta il pluralismo dell’informazione e, in definitiva, potenzia la nostra capacità di scegliere consapevolmente? Questa domanda costituisce un nodo cruciale per la società contemporanea. Nel recente e approfondito saggio “Big Data”, gli autori Del Mastro e Nicita ricordano che già nel 2015 Hossein Derakhshan, ricercatore ad Harvard e al MIT, evidenziava come il web sia profondamente cambiato con l’avvento dei social. Prima di allora, il web era un grande strumento di accesso all’informazione e alla conoscenza, che favoriva diversità e pluralismo. Oggi a dominare sono le piattaforme: tuttavia, più le usiamo più “nutriamo” gli algoritmi di machine learning al loro interno con dati su nostre abitudini, desideri, emozioni e comportamenti. Conoscendoci sempre meglio, gli algoritmi selezionano per noi un ventaglio sempre più ristretto di informazioni, riducendo sì lo sforzo richiesto per soddisfare i nostri bisogni, ma anche la capacità di analisi. Come dimostrato da un esperimento della World Wide Web Foundation, un solo like dato o non dato a un post fa divergere i feed di account sino a quel momento “gemelli”. Questo fenomeno, definito da Eli Pariser (e da allora noto come) filter bubble, è responsabile delle scelte che l’algoritmo effettua per noi ed è, purtroppo, alla base della dieta informativa forzata di una fetta crescente della società. Sono gli algoritmi a effettuare il prezioso lavoro “editoriale” di selezione delle informazioni per noi rilevanti. A questo si aggiungano gli specialisti in grado di sfruttare gli algoritmi per diffondere presso specifiche comunità di utenti una visione parziale di un fenomeno e di una realtà, enfatizzandone alcuni aspetti a scapito di altri, o addirittura una realtà falsa. Professionisti che, in casi estremi e distorti, disseminando i social con troll e utenti falsi, riescono a influenzare il dibattito e l’agenda della discussione, se non addirittura il consenso rispetto a certe posizioni. Non mancano leader politici che con grande disinvoltura comunicano a colpi di tweet, post e storie, né esempi di consultazioni democratiche in cui gli strumenti digitali hanno contribuito a generare consenso attorno a tesi o a specifici candidati. Il tema è rilevante anche oggi in Italia: la Democrazia Parlamentare sancita dalla Costituzione si confronta con quella diretta evocata da molte forze politiche per aumentare il consenso facendo leva proprio sulla disintermediazione resa possibile dalla comunicazione digitale. Non bisogna però dimenticare che le piattaforme digitali sfuggono alle normative sul pluralismo e sulla responsabilità editoriale, nonché ai controlli delle autorithy. Inoltre, la “selezione” operata dalla profilazione algoritmica diventa scarsamente percepibile dagli utenti, che ricevono le notizie selezionate sulla base del meccanismo del filter bubble e, pertanto, accedono solamente a una visione parziale della realtà senza rendersene conto. Questo fenomeno, infine, è particolarmente accentuato dall’utilizzo di tecniche di comunicazione che evocano e stimolano emozioni, creando news di facile e immediata condivisione e per loro natura virali, accentuando ulteriormente il fenomeno della profilazione. Tutto ciò pone due importanti temi. Il primo è la necessità di prevedere in capo alle Authorithy meccanismi di controllo e regolamentazione maggiormente efficaci per, fra l’altro, rendere più espliciti e trasparenti i meccanismi di profilazione e contrastare la diffusione delle fake news. Inoltre, poiché il fenomeno non è facilmente arginabile, è necessario imparare a conoscerlo, attrezzare la nostra società con gli strumenti adatti per vivere nella nuova era digitale in maniera consapevole. Occorre cioè imparare di nuovo a cercare le notizie e a discernere quelle vere da quelle false, quelle che mostrano una realtà parziale e non offrono una visione controfattuale da quelle che consentono di effettuare analisi obiettive. È necessario, in definitiva, nutrire la nostra società con l’abilità fondamentale per il nostro tempo: il pensiero critico. Il pensiero critico si alimenta con l’apprendimento continuo, vive di domande e non di risposte preconfezionate; è alleato del dubbio e non delle certezze di pochi; si arricchisce grazie alle opinioni degli esperti veri e non presunti, si basa su dati e analisi rigorose, realizzate con metodi scientifici e presentate in modo appropriato nelle sedi corrette. In definitiva, il pensiero critico si nutre della conoscenza approfondita e non della superficialità. 02/09/2019 

08 Agosto 2019

Borse di studio Master Luiss Business School

Tutte le borse di studio per i master universitari della Luiss Business School, per l’anno accademico 2019-2020 Trade Management Il programma ideale per chi vuole svolgere attività di customer insight, business development, trade marketing e vendita. Borse di studio offerte dalle aziende partner A.F.D.B. – Associazione per la Ricerca e la Formazione nel mercato del Consumo Fuoricasa, fino all’80% della quota di iscrizione. Borse di studio Risk Management and Insurance – major of the Master in Management and Technology Individuare i rischi e valutarne l’impatto sull’organizzazione aziendale. 10 borse di studio a copertura totale offerte da MAG – JLT, partner del Master 3 borse di studio a copertura parziale erogate da Luiss Business School  Borse di studio Disruptive M&A – major del Master in Management and Technology  Condurre operazioni di M&A intercettando i settori in cui l’innovazione è protagonista. Borse di studio a copertura parziale offerte da Italgas, partner del Master 1 borsa di studio a copertura del 50% della quota di iscrizione offerta da Innogest, partner del Master 1 borsa di studio a copertura totale offerta da aziende partner del Master 3 borse di studio a copertura parziale erogate da Luiss Business School Borse di studio Corporate Finance – major del Master in Corporate Finance & Banking Nuove competenze per professionisti di successo che operano nei mercati finanziari 1 borsa di studio a copertura totale offerta da aziende partner del Master 3 borse di studio a copertura parziale erogate da Luiss Business School  Borse di studio Real Estate Finance – major del Master in Corporate Finance & Banking Conoscenze finanziarie e scenari del Real Estate Development per professionisti che operino a 360° nell’ambito della valorizzazione dei patrimoni immobiliari Borse di studio a copertura parziale fino al 50% della quota di iscrizione, offerte da Héra Holding Spa, partner del Master 3 borse di studio a copertura parziale erogate da Luiss Business School   Borse di studio Energy Industry – major del Master in Management And Technology  Ecosistema energy: approvvigionamenti e infrastrutture si trasformano per rispondere alle sfide della crescita sostenibile. Borse di studio a copertura parziale offerte da Edison, partner del Master 3 borse di studio a copertura parziale erogate da Luiss Business School  Borse di studio Entrepreneurship Scendere in campo come imprenditori dell’economia digitale: skill da apprendere, un mindset da sviluppare. 20 borse di studio a copertura totale del Progetto Archimede di INPS 3 borse di studio a copertura parziale erogate da Luiss Business School Borse di studio Cooperazione Internazionale – major del Master in Project Management Borse di studio a copertura parziale della quota di iscrizione offerte dai partner del Master 3 borse di studio a copertura parziale erogate da Luiss Business School Borse di studio Iscriviti alle prossime selezioni, che si terranno i giorni 4 e 11 settembre.Per maggiori informazioni: Luiss Business School Villa Blanc, via Nomentana, 216 00162 Rome (Italy) Masterluissbs@luiss.it  08/08/2019 

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