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09 Maggio 2020

Masterclass - Il Turismo in Italia post Covid-19

  Il 13 maggio 2020 alle 18.00 sarà possibile partecipare alla Masterclass virtuale “Il Turismo in Italia post Covid-19”. La masterclass è legata a Tourism Management – Major del Master Full-time in Fashion, Luxury & Tourism Management della Luiss Business School, un Master Universitario di I livello, patrocinato da Federturismo Confindustria, che mira a preparare giovani laureati sviluppando competenze distintive e offrendo le migliori opportunità per intraprendere una carriera internazionale nel turismo. Il tema della Masterclass Il turismo è uno dei settori dell’industria italiana che soffre maggiormente gli effetti della pandemia Covid-19. Alberghi, strutture ricettive di ogni tipologia, linee aeree, agenzie di viaggi e tour-operator hanno subito un durissimo colpo che non è stato possibile prevedere né arginare. Con l’inizio della fase2 e per i mesi a venire il settore avrà bisogno di trovare soluzioni per reinventarsi e ripartire. Sarà concreto il bisogno di nuovi profili che abbiano una comprensione significativa del settore, una visione innovativa e spiccate capacità manageriali. Profili che si siano confrontati con dati, che abbiano analizzato casi e che abbiano acquisto competenze per lavorare in ambienti multiculturali. Profili come quelli degli studenti del Master in Tourism Management. Gli speaker Antonio Barreca, Direttore Generale Federturismo, Confindustria Riccardo Pizzuti, Sales & Marketing Manager, Roma & Lazio Convention Bureau Matteo Caroli, Direttore, Master in Tourism Management, Luiss Business School Gaja Salpiani, Coordinatore, Master Full-time Luiss Business School Partecipanti e relatori potranno interagire attivamente sulle tematiche discusse. In particolare, i partecipanti interessati a intraprendere una carriera nel turismo potranno richiedere tutte le informazioni relative al Master in Tourism Management in una sessione di Q&A. La Masterclass è indirizzata a laureandi e laureati di I, II livello o con ordinamento a ciclo unico interessati a intraprendere percorsi professionali nel settore turistico e dell’ospitalità. Per partecipare alla Masterclass è necessaria la registrazione. REGISTRATI   

07 Maggio 2020

Facebook: «Messaggistica ed e-commerce per aiutare le imprese a esportare»

L'intervista al country manager Italia, Luca Colombo, per DigitEconomy.24, il report Luiss Business School e Il Sole 24 Ore   La fase due e la fase tre dell'emergenza coronavirus passano anche attraverso nuovi modelli di impresa. E Facebook, che ha già avuto un ruolo di protagonista nei giorni del lockdown con l'aumento esponenziale dell'uso di whatsapp e delle videochiamate, punta a essere centrale anche nell'attuale e nel prossimo periodo. La piattaforma di Palo Alto ha infatti un dialogo aperto con molti settori di punta del sistema italiano, dalla grande distribuzione alla moda, per un diverso e più proficuo utilizzo delle piattaforme di messaggistica e delle chatbot (cioè i software capaci di interagire con le persone) nell'ottica di fornire nuovi servizi e customer care ai clienti. A tracciare un quadro è Luca Colombo, country manager di Facebook, nel corso di un'intervista a DigitEconomy.24 (report di Radiocor e Luiss Business School) sull'emergenza che stiamo vivendo e sui prossimi orizzonti che si aprono. «Messaggistica ed e-commerce», continua Colombo, si candidano innanzitutto a diventare «un mezzo per consentire anche alle imprese piccole e medie di cogliere l'opportunità dell'esportazione, grazie anche alla presenza globale di Facebook». Per quanto riguarda il sistema Italia, che in generale non ha una forte propensione alla digitalizzazione, bisognerà fare i conti con la domanda crescente di connettività e risolvere, ad esempio, prosegue Colombo, il problema del digitale divide. Quanto infine alle esigenze di tutela della privacy di fronte a un uso crescente di dati e immagini, Colombo assicura: «è alla base di tutto quello che facciamo». Facendo un bilancio sull'emergenza coronavirus, quali numeri avete registrato e come gli strumenti offerti da Facebook possono essere bilanciati con le esigenze di privacy? Gli strumenti di connessione hanno consentito di vivere in modo più "dolce" i momenti dell'emergenza e le misure di confinamento che ne sono seguite. Le conversazioni video sono raddoppiate, i messaggi sono aumentati del 50%; se guardiamo il livello di utilizzo sia come metrica sia come riflesso di apprezzamento, i numeri parlano da sé. Le video conversazioni fra tre o più persone sono cresciute del 1000% e sono state utilizzate anche per aperitivi o altri momenti sociali online. Peraltro, di recente, abbiamo lanciato "Messanger Rooms" che va proprio in questa direzione. In questo periodo si è visto come la tecnologia è al centro per le persone e per le aziende, aiuta a colmare i gap, supplisce alle carenze di prossimità. E la privacy è alla base di tutto quello che facciamo. Quali criticità avete riscontrato nel sistema Italia nell'affrontare l'emergenza? Nel settore della scuola, solo per fare un esempio, vanno innanzitutto formati gli insegnanti per la didattica a distanza, fattore comunque indirizzabile. Più problematico è invece risolvere la situazione degli studenti che non hanno accesso in termini di device e connettività. Tutto ciò porrà dei quesiti. L'Italia, inoltre, in generale non ha una forte propensione alla tecnologia digitale. Serviranno dei tavoli di lavoro per rimuovere degli ostacoli, come quello del digital divide. Tenendo conto che in futuro la domanda di connettività in Italia crescerà ancora. Facebook è anche whatsapp, instagram, messenger: quale può essere il ruolo delle piattaforme di messaggistica e dei chatbot in questa nuova fase che si apre, dopo il lockdown? Sul fronte delle imprese si sta vivendo una grande accelerazione. Con i gruppi della grande distribuzione stiamo lavorando su piattaforme di messaggistica che sono anche sistemi di customer care collegabili a operatori umani. Si possono ad esempio usare agenti virtuali di customer service, un misto fra automatizzazione e human: in Francia ci stiamo lavorando. Un esempio di customer care che si può realizzare con la messaggistica è ad esempio quello adottato da Klm. La compagnia aerea olandese ha costruito un servizio su messenger per cercare il volo, comprare il biglietto, fare il check in. Nel momento in cui avremo un'abilitazione globale ai pagamenti (tipo Facebook Pay) e ci saranno applicazioni che consentiranno di agganciarsi in modo automatico, tutti i processi saranno anche più veloci. In generale messaggistica ed e-commerce rappresenteranno un tema molto rilevante, un mezzo che consentirà a imprese piccole e medie di cogliere pure le opportunità di esportazione, grazie alla presenza globale Facebook. Oltre alla grande distribuzione, tutto il settore del largo consumo, come il cibo, le bevande, la cura della persona, il fashion, ora sta guardando a questo tipo di soluzioni con interesse. Il ruolo di Facebook sarà quello di aiutare a comprendere il futuro delle piattaforme per creare un aggancio con le strategie aziendali. E la prima opportunità è rappresentata proprio dall'export: piattaforme di messaggistica, e-commerce, comunicazione consentono alle aziende di muoversi dalla dimensione locale a quella internazionale. Guardando la situazione attuale, mi è particolarmente piaciuta una metafora utilizzata da Andrea Guerra quando ha detto che con il coronavirus è come se fosse entrata in pista la safety car: le imprese, costrette tutte a rallentare allo stesso modo, dovranno essere veloci a ripartire. Uno dei problemi di questi mesi sono state le fake news e in generale il proliferare di commenti più o meno fondati, sulla vostra piattaforma come su altre: come avete reagito? Facebook collabora con l'International fact-checking network e in Italia, ad esempio, abbiamo lanciato a inizio aprile un servizio di fact checking su whatsapp: attraverso Facta, un progetto realizzato da Pagella Politica, gli utenti hanno a disposizione un numero whatsapp per verificare potenziali fake news. Facta ogni giorno analizza 10 potenziali fake news, dando i risultati sul loro sito e nelle stories di Facebook. Un progetto presentato anche al tavolo permanente "Piattaforme digitali e big data" di Agcom SFOGLIA IL REPORT COMPLETO

07 Maggio 2020

«Bisio: con rete unica grande rinuncia alla concorrenza, garantire pari condizioni»

L'intervento del CEO di Vodafone Italia al webinar della Luiss Business School, oggi su DigitEconomy.24   «L'ingresso di Open Fiber nel mercato è molto positivo anche perché ha comportato un'accelerazione negli investimenti anche del concorrente, cioè Tim: tutto ciò fa bene alla qualità del servizio e ai costi. Rinunciarvi rappresenterebbe una grande rinuncia. Se posso esprimere un desiderio, auspico continui a esserci competizione». Aldo Bisio, amministratore delegato di Vodafone Italia, nel corso di un webinar organizzato dalla Luiss Business School torna sul tema caldo della rete unica, chiarendo che l'optimum dal suo punto di vista è la competizione. Se poi si dovesse realizzare un'unica infrastruttura, con le reti di Tim e Open Fiber, scelta che «spetta agli azionisti delle aziende che possiedono le due reti», il tema non è realizzarla o meno, «il grande problema può sorgere nel momento in cui la governance non sia in grado di assicurare condizioni di level playing field. Nessuno credo giocherebbe in un campionato di calcio dove l'arbitro possa essere un giocatore di una delle squadre. Qualche doverosa cautela me la pongo». Sul tema del controllo, inoltre, «noi siamo favorevoli alla rete unica a patto che sia wholesale only, che tutti i retailer siano trattati allo stesso modo e che non ci sia il controllo sulla rete unica da parte di uno dei retailer». «Fondamentale favorire lo sviluppo della rete fino a casa» In un momento in cui da più parti si invoca un'unica infrastruttura di rete anche per soddisfare la fame di banda ultra-larga che è aumentata esponenzialmente con l'emergenza Covid, il numero uno di Vodafone Italia spiega che «l'Italia era l'unico Paese a non aver avuto una concorrenza infrastrutturale su rete fissa. Si vuol far credere che la rete unica sia la soluzione, ma nel resto del mondo c'è stata sempre competizione infrastrutturale» grazie soprattutto alle tv via cavo. Tirando le somme sul dossier rete, per Bisio, è innanzitutto fondamentale «favorire lo sviluppo e l'accelerazione della rete in fibra fino a casa (Ftth): le altre tecnologie potevano andare bene pre Covid, oggi abbiamo visto che non sono a prova di futuro. E' l'unico investimento che abbia veramente senso»; «se farlo con rete unica o meno è una decisione degli azionisti, se scegliere un controllo verticalmente integrato oppure no è una decisione che in ultimo spetta all'Antitrust». Questione della rete unica a parte, quanto al problema attuale del digital divide, Bisio ricorda che ci sono ancora 5,5 milioni di abitazioni senza connessione veloce: «non posso che auspicare che Open Fiber acceleri il deployment in queste aree». Ipotesi legge obiettivo con Ftth e 5G di interesse preminente per Paese Oltre alla banda ultra larga fissa, un altro must per costruire il mondo post Covid è rappresentato dal 5G. Riguardo al problema della sicurezza «non c'è nessun problema strutturale – precisa - inerente agli apparati 4G o 5G da parte di nessun tipo di provider, né europeo né asiatico. Non c'è mai stata la pistola fumante sul fatto che ci fossero deliberatamente delle backdoor». Per evitare ritardi nell'implementazione delle reti, sia in fibra sia per il 5G, Bisio suggerisce al governo italiano «di operare una grande semplificazione amministrativa. Non deve succedere che qualsiasi stakeholder locale possa avere diritto di veto su un'opera nazionale, non è possibile che ogni singolo comune possa bloccare i lavori». Bisio lancia dunque l'ipotesi di pensare «a una legge obiettivo che ponga Ftth e 5G come opere di interesse preminente del Paese, per le quali non possano esserci impedimenti a livello locale da parte di chicchessia». Guardando invece alla situazione all'interno delle aziende tlc post covid, Bisio delinea una situazione in chiaroscuro, con «elementi di criticità nel brevissimo e opportunità nel lungo periodo». Da un lato i gruppi soffrono per l'assottigliamento dei ricavi da roaming e per il problema riguardante la mancanza di liquidità delle micro imprese. Nel caso del roaming «ci possiamo fare poco, speriamo tornino i turisti e riparta la società dei contatti. Ci sono inoltre altri fattori drenanti. Pur avendo avuto un picco domanda di dati anche del 60% in più sulla rete fissa, noi offriamo dati illimitati». Ovvero: l'aumento dei consumi non si riverbera sui ricavi. Riguardo alle imprese in crisi di liquidità, in particolare «il tema è quello della velocità degli aiuti del governo, che devono essere tempestivi: vanno bene le manovre sul credito, ma va rappresentato il carattere di urgenza dell'erogazione fondi». Dopo il Covid puntare su Internet of things, molte partnership in vista Ma il Covid comporta anche nuove sfide e opportunità. «Stiamo già lavorando – racconta Bisio – ai nuovi bisogni delle imprese, dei cittadini, dei consumatori; l'Internet of things sta avendo un'accelerazione, e per noi si tratta di un'opportunità importante. Se saremo bravi riusciremo a compensare le perdite immediate che sicuramente avremo». Su questo fronte il gruppo sta spingendo sulle partnership, necessarie per «intercettare nuovi bisogni in maniera semplice ed efficace; stiamo inanellando una serie di accordi, ultimo quello con Microsoft, con diverse aziende che ci permetteranno di essere protagonisti nell'arena competitiva dell'Iot. Grazie al 5G, ad esempio, nel mondo della sanità o dell'industria 4.0 ci saranno grandi potenzialità». «Continuiamo a investire su 5G, completeremo Roma entro l'anno» Proseguiranno, dunque, i piani di investimento di Vodafone nella nuova tecnologia, presente in cinque città italiane. «Abbiamo un piano di roll out delle reti abbastanza importante, credo che continueremo a perseguirlo». Guardando alle grandi città dove Vodafone è già presente, «Milano è già tutta in 5G, Roma parzialmente e la completeremo nel corso di quest'anno, come le altre grandi città italiane. Ma oggi il deficit non riguarda tanto la rete ma la domanda di terminali», visto che le tensioni fra Stati Uniti e Cina hanno frenato la diffusione degli smartphone Huawei e, quindi, «la penetrazione dei terminali 5G sta vistosamente rallentando». Sul fronte consumer, per avere «qualcosa di robusto e visibile nel Paese credo ci vorrà ancora un po', 12-18 mesi come orizzonte», ha detto Bisio che intravede un'area in cui il 5G la farà presto da padrone ed è quella del gaming, dove le caratteristiche di velocità e latenza della nuova tecnologia saranno molto apprezzate: «in Italia ci sono oltre sette milioni di gamers assidui, che giocano quasi tutti i giorni». Last but not least, Bisio ha affrontato la questione del connubio tra telecomunicazioni e contenuti. Dal lato Vodafone, «noi – ha chiarito - non vogliamo competere su contenuti esclusivi, non credo entreremo mai nella produzione». «Il nostro mestiere, invece, è aggregare e distribuire i contenuti. Le telco Usa hanno fatto scelte anche molto diverse, ma noi soprattutto in Europa vediamo il ruolo suddetto che comunque richiede livelli di integrazione fra piattaforme e connettività molto importanti». SFOGLIA IL REPORT COMPLETO

07 Maggio 2020

Col Covid crescono in rete menzioni sul 5G, il 27% negative

Il bilancio di Alleanza per il 5G sui mesi del lockdown su DigitEconomy.24, il report Luiss Business School e Il Sole 24 Ore   I mesi del lockdown e dell'emergenza coronavirus hanno visto protagonista sui social network, suo malgrado, anche il 5G: nel bimestre marzo-aprile in rete sono state rilevate quasi 150.000 menzioni, che sono progressivamente cresciute da una media di 1.000 al giorno alle circa 3.000 dell'ultimo periodo sull'onda dell'accostamento tra 5G e il Covid-19 all'interno della proliferazione delle teorie più fantasiose sull'origine e la modalità di diffusione del virus. Numeri alla mano, il bilancio sul Net Sentiment (il saldo tra i promotori e detrattori) è diventato largamente negativo, con solo l'8% di menzioni positive contro il 27% di quelle negative. L'analisi è il primo frutto delle attività di Alleanza per il 5G, il knowledge hub creato da Luiss Business School e Ptsclas che vuole monitorare lo sviluppo del 5G in Italia attraverso l'analisi di diverse dimensioni, da quelle tecnologiche, ai benchmarking internazionali, fino alle dinamiche di mercato, di una tecnologia destinata a trasformare radicalmente il nostro modo di vivere la rivoluzione digitale. Uno dei sei ambiti di analisi riguarda proprio la sentiment analysis, vale a dire l'ascolto delle discussioni in rete e, in particolare, sui social media, la pancia digitale dell'Italia. Nei primi mesi di monitoraggio emerge chiaramente la natura multidimensionale di un fenomeno che attrae gli amanti dell'innovazione, ma riesce anche ad aggregare le paure per la salute o lo straniero, fino a sconfinare nelle fake news. In particolare, analizzando il rapporto tra 5G e mesi del lockdown, si nota che è cresciuto l'engagement, vale a dire le interazioni innescate per rilanciare le discussioni in rete, che passa da 200.000 a gennaio a oltre 1,2 milioni ad aprile. Il picco è stato raggiunto il 7 aprile su Instagram con la parodia del sergente Hartman sulla causa del coronavirus. Al di là dell'ironia, mentre si assiste in Europa a casi di danneggiamenti di antenne, anche in Italia si è rivitalizzato il dibattito sui presunti rischi per la salute e contro il dispiegamento delle nuove reti che ha portato numerosi amministratori locali a impedire o rallentare lo sviluppo della rete 5G in Italia, a prescindere da solide basi scientifiche. La ThemeCloud complessiva evidenzia l'intreccio di argomenti legati all'innovazione e al mercato accanto agli aspetti legati alla salute e la sicurezza, con i termini più ricorrenti che fanno riferimento ai lemmi: antenne, tecnologia, mercato, smartphone e sicurezza. Oltre agli hashtag dicotomici #5G e #STOP5G quelli più utilizzati sono stati #coronavirus #COVID19, ma anche #fakenews, seguiti, ma distanziati, dagli hashtag più legati all'innovazione come #AI, #robotics, #driverlesscar. Nei mesi precedenti, e fino alla seconda parte di marzo, le valutazioni erano rimaste molto bilanciate, con una leggera prevalenza delle menzioni positive (attorno al 10%), che contrastavano sostanzialmente lo stesso numero di menzioni negative. Le prime facevano riferimento innanzitutto al potenziale innovativo del 5G e in particolare alle applicazioni nei sistemi a guida automatica, gli ambiti sanitari e le funzionalità dei nuovi smartphone, che rimangono un argomento di grande interesse in particolare per i più giovani. Le seconde rimanevano invece incentrate sui rischi per la salute derivanti dalle nuove antenne in corso di installazione e sulle iniziative dei movimenti contro il 5G. L'analisi del profilo dei promotori e detrattori mostra un coinvolgimento prevalente della fascia di età 25-34 anni per entrambi, ma contrariamente alle aspettative con un peso relativo maggiore della fascia 18-24 tra i detrattori. La Cina peraltro era già stata all'origine, per motivi totalmente diversi, del precedente picco di discussioni che hanno coinvolto il 5G all'epoca dello scontro commerciale tra Stati Uniti e Cina del 2019 e delle restrizioni sulle importazioni delle tecnologie di interesse strategico. Dando, infine, proprio uno sguardo all'estero, e in particolare agli Stati Uniti, si riscontrano valutazioni molto simili, con il peso delle menzioni negative che sale addirittura al 36 per cento.

07 Maggio 2020

Bonetti: «Colmare il digital divide per realizzare pari opportunità»

Con la didattica da remoto occorrono competenze e mezzi per tutti: l’intervista alla ministra per le Pari opportunità, Elena Bonetti, per DigitEconomy.24, il report Luiss Business School e Il Sole 24 Ore   Il tema del digital divide, diventato più impellente con l'accelerazione digitale del Paese dovuta al Covid, è anche un tema di dare pari opportunità ai cittadini. Lo sottolinea, in un'intervista a DigitEconomy.24, la ministra per le Pari opportunità, Elena Bonetti, in un momento in cui gli occhi del Paese sono puntati sulla riapertura delle scuole e sulla possibile interazione tra didattica da remoto e didattica nelle aule. Ora, spiega la ministra, è «urgente colmare ritardi, anche sulle competenze digitali», destinando «adeguate risorse economiche a colmare il divario». Il tema del reperimento delle risorse «esiste e i mesi che ci attendono saranno particolarmente complessi» ma «questa crisi – precisa - può e deve trasformarsi in un'opportunità, che vuol dire assumersi la responsabilità storica di fare scelte e investimenti per il futuro». L'emergenza, rileva Bonetti, «ha acceso i riflettori su tanti settori strategici, penso alla scienza, alla ricerca, al digitale, al terzo settore». Quanto infine alla proposta di Confindustria Digitale di dotare tutte le scuole dei computer per gli studenti, Bonetti la giudica «un'ipotesi che si muove nel solco delle pari opportunità e credo debba essere attentamente approfondita, prima che l'esigenza di colmare le disuguaglianze esploda come urgenza sociale». In vista di una riapertura delle scuole 'mista', con la didattica a distanza che avrà ancora un ruolo importante, secondo lei come si può colmare il digital divide ancora esistente in alcune aree e dare pari opportunità agli studenti in tutto il territorio nazionale? Queste settimane hanno fatto emergere con ancora più nitidezza le tante situazioni di fragilità del nostro Paese. La stessa didattica a distanza, che in molti casi ha dato risultati incoraggianti, grazie alla responsabilità e al lavoro congiunto di docenti e studenti, ci ha d'altro canto ricordato quanto il rischio di acuire le diseguaglianze sia sempre dietro l'angolo, sia per motivi strutturali sia contingenti. I dati Istat pubblicati nelle scorse settimane lo hanno confermato: un terzo delle famiglie italiane non ha un computer o un tablet in casa e la quota scende tra le famiglie con almeno un minore. Sono dati che ci fanno riflettere sull'urgenza di colmare i ritardi, anche sulle competenze digitali. C'è un punto di partenza da mettere a fuoco per la politica: l'educazione non è un fatto privato, ma un impegno che dobbiamo assumerci come comunità. Questo vuol dire, naturalmente, destinare adeguate risorse economiche a colmare il divario, ma anche investire in politiche educative di supporto. Quali iniziative si potrebbero intraprendere per raggiungere questi obiettivi? Col ministro dell'Università e della Ricerca Gaetano Manfredi ho ad esempio studiato una misura che preveda, per i laureandi in scienze dell'educazione, la possibilità di aiutare i bambini nella didattica a distanza, acquisendo crediti formativi. La crisi sanitaria ci può dare un'opportunità straordinaria sul fronte educativo. La politica e le istituzioni hanno il compito di coglierla e di mettere in campo tutte le azioni necessarie perché queste distanze si riducano e nessuno sia lasciato indietro. Colmare il digital divide, incentivando la creazione delle infrastrutture necessarie e la domanda, è anche un problema di reperimento delle risorse. Dove trovare i finanziamenti necessari? Il tema delle risorse esiste e i mesi che ci attendono saranno particolarmente complessi. Per le famiglie, per le imprese, per il Paese nella sua interezza. Come dicevo poc'anzi, però, questa crisi può e deve trasformarsi in un'opportunità, che vuol dire assumersi la responsabilità storica di fare scelte e investimenti per il futuro. Dobbiamo tracciare la strada per i prossimi anni e dobbiamo farlo bene. L'emergenza ha acceso i riflettori su tanti settori strategici, penso alla scienza, alla ricerca, al digitale, al terzo settore. È questo il momento per aprire una riflessione per valorizzare le professionalità e le competenze di cui il Paese dispone, per ripartire e affrontare le sfide dei prossimi anni. Il presidente di Confindustria Digitale, Cesare Avenia, in una recente intervista su DigitEconomy.24, ha chiesto di dotare le scuole di computer per tutti gli studenti, in modo tale da renderli autonomi e non dipendere dalle possibilità e dai mezzi della famiglia. È un'ipotesi percorribile? È un'ipotesi che si muove nel solco delle pari opportunità e credo debba essere attentamente approfondita, prima che l'esigenza di colmare le disuguaglianze esploda come urgenza sociale. Credo possa trattarsi di un passo in avanti molto significativo, che consentirebbe di rendere accessibile quel diritto all'educazione purtroppo non sempre garantito in diversi contesti familiari e sociali. 07/05/2020

07 Maggio 2020

Infratel: «Progetto rete unica fondamentale per il Paese»

L'intervista all'amministratore delegato, Marco Bellezza per DigitEconomy.24, il report Luiss Business School e Il Sole 24 Ore    La realizzazione di una rete unica, combinando quella di Tim con Open Fiber, è «fondamentale per il Paese» come ritiene il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, e gli eventuali profili concorrenziali saranno «approfonditi dalle autorità preposte». Lo rileva Marco Bellezza, amministratore delegato di Infratel, braccio operativo del Mise che realizza il piano Banda ultra-larga, in un momento in cui, anche su spinta dell'emergenza Covid, si è intensificato il dibattito sulla rete unica, infrastruttura che potrebbe accelerare la digitalizzazione del Paese. Si ragiona sul modello da adottare, se wholesale only, cioè che prevede l'offerta dell'infrastruttura solo all'ingrosso, o con operatore verticalmente integrato, come nel caso in cui il controllo della rete fosse in capo a Tim che commercializza anche i servizi al dettaglio. Quanto allo sblocco delle 5.000 centraline (i cabinet) che Tim realizzerà nelle aree bianche, zone non appetibili per il mercato dove Open Fiber si era aggiudicata tutti i bandi, Bellezza ricorda che l'autorizzazione è avvenuta in una situazione emergenziale: «Lo scenario post Covid - dichiara nell'intervista a DigitEconomy.24, report di Radiocor e Luiss Business School - nel settore telco sarà evidentemente diverso e i soggetti istituzionalmente preposti dovranno ragionare alla luce del mutato scenario». Intanto, nei primi mesi del suo mandato, l'amministratore delegato di Infratel ha avviato «un programma di semplificazione» dei rapporti con Open Fiber «in modo da accelerare la realizzazione delle opere». Quali le ragioni dei ritardi riscontrati sul piano Banda ultra-larga? Il piano Bul (Banda ultra-larga) è in corso di realizzazione con particolare riferimento alle aree bianche del Paese. Non si può negare che il piano sconti dei ritardi dovuti a molteplici fattori: dalle iniziali difficoltà a ottenere permessi da parte del concessionario, criticità in larga parte superate, salvo casi come Anas, alle inevitabili esigenze di assetto da parte di Open Fiber che è partita come una startup dopo essersi aggiudicata tutti i bandi pubblicati. In questi primi mesi qui a Infratel Italia, in sinergia con il ministero dello Sviluppo economico ho avviato un programma di semplificazione nei nostri rapporti con Open Fiber in modo da accelerare la realizzazione delle opere ed entro metà giugno lanceremo un nuovo sito per il piano Banda ultra-larga (Bul), in modo che ogni cittadino possa avere contezza in maniera semplice sullo stato di avanzamento dei lavori, sulle coperture ed eventualmente sulle ragioni per le quali il cantiere il vicino a casa non va avanti. L'attuale situazione ha dimostrato che forse non esiste un problema di domanda, ma piuttosto di offerta: come si può quindi accelerare lo sviluppo? Mi permetto di rilevare come l'attuale situazione emergenziale ha ridotto le distanze sul lato della domanda rispetto alla media Ue. In questo quadro bisogna utilizzare tutte le tecnologie disponibili e acquisire a tutti i livelli una maggiore consapevolezza sul carattere strategico del piano Bul. Strategico in termini competitivi e di sicurezza nazionale. Open Fiber si è aggiudicata a suo tempo tutti i bandi Infratel basandosi sul modello di business di operatore wholesale only: come vede un'eventuale combinazione fra le reti di Open Fiber e Tim, che invece è un operatore verticalmente integrato?  Il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli ritiene fondamentale il progetto rete unica per lo sviluppo del Paese. I profili concorrenziali andranno approfonditi dalle autorità preposte. Recentemente, sono stati sbloccati 5.000 cabinet di Tim per portare la banda ultra-larga nelle aree bianche dove pure dovrebbe intervenire Open Fiber: come gestire la concorrenza in queste aree dopo l'emergenza?  Il Decreto Cura ha abilitato in una fase emergenziale tutte le infrastrutture presenti nel Paese come giusto che fosse in questa fase. Lo scenario post Covid nel settore telco sarà evidentemente diverso e i soggetti istituzionalmente preposti dovranno ragionare alla luce del mutato scenario. Quali iniziative e proposte potrebbero stimolare la didattica digitale e lo smart working, che si sono dimostrati pilastri fondamentali nell'emergenza? In sede di Cobul (Comitato per la banda ultra-larga) è stato stabilito di avviare il piano scuole, per portare la banda ultralarga in 32.213 plessi scolastici nei prossimi 2 anni e avviare il piano voucher per offrire connettività gratuita a cittadini e imprese. Una prima misura importante per il rilancio del Paese nella fase post Covid che ci auguriamo arrivi presto. Dove prendere i fondi per potenziare le scuole, che la stessa Ue indica prioritarie nelle linee guida al 2025?  I fondi derivano dai risparmi di gara e dagli stanziamenti già previsti a livello di fondi nazionali e comunitari.

06 Maggio 2020

Quale finanza senza etica? Il caso Diavoli

Con Guido Maria Brera, autore del best seller da cui è tratta la serie, Alessandro Borghi, protagonista, Luca Bernabei, amministratore delegato di Lux Vide, e Maximo Ibarra, CEO di Sky Italia, un dibattito per discutere i temi al centro della serie tv "Diavoli", prodotta da Sky e Lux Vide. RIVEDI IL WEBINAR Saranno i “Diavoli” della serie televisiva del momento, tratta dal best seller di Guido Maria Brera e prodotta da Sky e Lux Vide, i protagonisti del webinar organizzato dalla Luiss Business School venerdì prossimo 8 maggio alle 18:00. “Quale finanza senza etica? Il caso Diavoli” è infatti il titolo del dibattito online a cui parteciperanno lo stesso Brera, il protagonista Alessandro Borghi, Luca Bernabei, amministratore delegato di Lux Vide, e Maximo Ibarra, CEO di Sky Italia.  Durante l’incontro, accessibile dall’indirizzo luiss.business/diavoli  e introdotto dai saluti del Direttore Generale Luiss Giovanni Lo Storto, i protagonisti affronteranno quindi i temi al centro della serie e, in particolare, quanto la finanza sia diventata una parte importante della globalizzazione, e quali possano esserne i risvolti in assenza di una guida “etica”. Il webinar sarà moderato dal Direttore Luiss Business School Paolo Boccardelli. Continua quindi il ciclo Webinar Series targato Luiss Business School, una serie di incontri online volti ad approfondire le trasformazioni di economia, finanza e lavoro insieme ai protagonisti del mondo delle imprese e delle istituzioni. Un’iniziativa interamente digitale che nasce per favorire il confronto sulle nuove sfide e le competenze necessarie per ripensare i modelli di crescita e di sviluppo. RIVEDI IL WEBINAR 06/05/2020 

28 Aprile 2020

Global Energy Management - Online Open Lesson

  Il 30 aprile alle 14.30 si terrà l’Open Lesson virtuale di Global Energy Management, Major del Master in International Management. Insieme agli studenti attualmente in corso sarà possibile connettersi all’aula virtuale del master e partecipare a un Virtual Panel sul tema Managing a business decision: a multi-tasking endeavour.  Interverranno nella discussione: Simone Demarchi, CEO di Axpo Italia S.p.a, azienda leader nella produzione e fornitura di energia sostenibile; Riccardo Goggi, General Manager di K2 Energy Italia S.r.l, società di consulenza composta da un team di energy manager professionisti, operanti nel settore power e gas; Lorenzo Parola, partner di Herbert Smith Freehills e riconosciuto come uno dei maggiori esperti di diritto dell’energia in Italia; Pietro Bracco, partner di Puri Bracco Lenzi e Associati e punto di riferimento per l’aggiornamento su tematiche tributarie per diverse associazioni di categoria nel mondo dell’energia. Partecipanti e relatori potranno interagire attivamente sulle tematiche discusse replicando virtualmente le dinamiche di un’aula face-to-face. Al termine del Panel, i candidati connessi all’Open Lesson ed interessati ad approfondire la prossima edizione del Master in partenza a settembre 2020 potranno interagire in una Q&A con il coordinatore del master e fissare un colloquio di orientamento one-to-one in base alle loro disponibilità a valle della lezione. L’evento è gratuito previa registrazione. REGISTRATI

23 Aprile 2020

Ericsson: «Ora accelerare investimenti sulle reti, servono misure urgenti»

L'intervista all'amministratore delegato Emanuele Iannetti , oggi su Digit.Economy.24, il report Luiss Business School e Il Sole 24 Ore   «La sicurezza delle reti 5G e in generale di tutte le infrastrutture critiche è fondamentale. La sicurezza cibernetica e la sicurezza nazionale sono due aspetti indissolubilmente legati». E' la posizione di Ericsson, secondo quanto spiega l'ad Italia, Emanuele Iannetti, in un'intervista a DigitEconomy.24 (report di Radiocor e Luiss Business School), condividendo la linea del Copasir nel dibattito sulla nuova tecnologia. Mancano pochi giorni, alla scadenza europea del 30 aprile per l'applicazione del toolbox europeo, la cassetta degli attrezzi messa a punto dalla Ue che prevede misure per mitigare i rischi, per progettare e implementare le reti 5G in modo sicuro. Guardando al nostro Paese, sottolinea Iannetti, «senza entrare nel merito delle decisioni prese, è evidente che l'Italia si sia mossa con anticipo rispetto agli altri Paesi europei, dimostrando forte attenzione al tema. Occorre tuttavia accelerare sulla costituzione del team di esperti e sulla definizione delle procedure». Questo è inoltre il momento di puntare sulle reti che si sono dimostrate cruciali nell'emergenza: «Riteniamo - afferma - che gli investimenti sulle reti non si possano fermare proprio ora, e che anzi vadano prese delle misure urgenti, a livello istituzionale, per consentire agli operatori una implementazione rapida delle reti di nuova generazione». In vista della scadenza europea del 30 aprile, qual è la posizione di Ericsson sulla sicurezza delle reti 5G in Europa? Ericsson accoglie con favore il pacchetto di strumenti concordato dagli Stati membri dell'Unione Europea, che intende affrontare i rischi di sicurezza connessi alla introduzione della tecnologia 5G, già identificati dall'assessment europeo. Agli Stati membri viene ora chiesto di compiere i prossimi passi insieme, prendendo in considerazione sia le misure tecniche, sia quelle strategiche, sulla base di valutazioni oggettive dei rischi e delle misure di attenuazione necessarie in Europa. La sicurezza tecnica passa attraverso un approccio olistico che deve tener conto della mitigazione in quattro aree specifiche: standard, prodotti e processi di sviluppo, implementazioni e configurazioni della rete. Messe insieme, queste quattro aree definiscono lo stato di sicurezza delle reti live e quindi, di fatto, l'esperienza di sicurezza dell'utente finale. Basandosi sulle raccomandazioni tecniche presenti nel toolbox, i singoli governi potranno evitare di sviluppare approcci nazionali specifici, come ad esempio test e certificazioni aggiuntive che provocherebbero una frammentazione del mercato, ritardi nell'implementazione delle tecnologie ed incoerenze tra mercati, con il rischio di minare la fiducia nei sistemi di collaudo e certificazione. Avvalersi di standard globali e di best practice condivise e riconosciute è fondamentale per consentire la gestione efficiente delle minacce, generare economie di scala, evitare la frammentazione e garantire l'interoperabilità dei sistemi europei. Le giurisdizioni che finora hanno adottato decisioni sulla sicurezza nazionale in merito al 5G hanno designato Ericsson come un fornitore di fiducia. In tutte le situazioni, Ericsson viene considerato un fornitore estero che ha soddisfatto con successo tutte le valutazioni indipendenti per quanto riguarda sia i criteri tecnici, sia non tecnici. Rispetto alla cornice europea ci sono altri strumenti necessari per tutelare le reti 5G? Le minacce alle reti 5G non si limitano al software e anche le mitigazioni tecniche hanno i loro limiti. Garantire la sicurezza delle infrastrutture di telecomunicazioni – e quindi, la fiducia – richiede un approccio omnicomprensivo su standard, attrezzature, software, implementazioni di rete e sicurezza operativa. Alcuni Paesi hanno proposto di eseguire test post-sviluppo software o di avere accesso al codice sorgente come soluzione per garantire la sicurezza e l'integrità delle reti 5G. Ma i moderni sistemi di telecomunicazioni vengono sviluppati continuamente e di conseguenza il software viene aggiornato frequentemente. Quindi qualsiasi test post sviluppo venga effettuato si presenterà sempre come un'analisi di sicurezza del software o dell'hardware in quel determinato momento, in quella specifica configurazione di test. Anche la consegna del codice sorgente non è una garanzia di sicurezza per dei sistemi che vengono aggiornati continuamente come le reti di telecomunicazioni e non comprende la valutazione delle vulnerabilità. Naturalmente se queste decisioni che spettano ai regolatori verranno attuate in un determinato Paese ci vedranno aderire nel pieno rispetto delle norme che verranno definite. Aumentare gli investimenti degli operatori e dei fornitori su nuove funzionalità tecniche di sicurezza deve poter procedere di pari passo con la capacità del mercato di riconoscere e remunerare tutte quelle iniziative volte ad accrescere la sicurezza e la resilienza dei sistemi. Una maggiore visibilità sugli investimenti in sicurezza potrebbe introdurre nuovi elementi di premialità del mercato, oggi troppo polarizzato sul parametro del costo. L'Italia ha un sufficiente quadro normativo entro il quale operare dopo il perimetro di sicurezza adottato di recente? Senza entrare nel merito delle decisioni prese, è evidente che l'Italia si sia mossa con anticipo rispetto agli altri Paesi europei, dimostrando forte attenzione al tema. Occorre tuttavia accelerare sulla costituzione del team di esperti e sulla definizione delle procedure, in modo da garantire un risultato utile in tempi certi e dare agli operatori elementi decisionali definitivi circa la selezione dei partner tecnologici con i quali si stanno avviando le attività operative.   Osserviamo, inoltre, che il toolbox dell'Unione Europa ha riconosciuto limiti alle mitigazioni tecniche e questo ha comportato la necessità di introdurre misure strategiche che riguardino, ad esempio, l'adozione di una supply chain diversificata, con più fornitori e misure per mitigare i rischi individuali dei fornitori sulla base di fattori non tecnici. A tal fine, Ericsson è già stata sottoposta a tali valutazioni in altri Paesi extra UE, e finora in tutte le situazioni è stata sempre designata come fornitore sicuro e affidabile. Prima dell'esplodere della pandemia, il Copasir ha invocato nuovamente rassicurazioni da parte del Governo italiano sulla sicurezza delle reti 5G. Condividete questa posizione? Assolutamente. La sicurezza delle reti 5G e in generale di tutte le infrastrutture critiche è fondamentale. La sicurezza cibernetica e la sicurezza nazionale sono due aspetti indissolubilmente legati. Qualsiasi decisione sulla sicurezza nazionale di un paese membro dell'UE deve essere presa in modo autonomo e indipendente. Nel contesto dell'UE, le valutazioni non tecniche devono essere applicate in modo obiettivo sulla base di criteri per la valutazione del rischio definiti a livello europeo. Questo è necessario per garantire un ambiente normativo prevedibile e armonizzato in tutta Europa. Per la crisi in corso stanno rallentando gli investimenti sul 5G? Le infrastrutture italiane si sono rivelate affidabili grazie agli ingenti investimenti realizzati dagli operatori di telecomunicazioni in questi anni. L'emergenza Coronavirus ha reso più lampante l'importanza cruciale delle infrastrutture di rete e la necessità di potenziare ancor più le reti a banda larga e ultra-larga. È grazie alle reti, sia mobili sia fisse, che oggi milioni di cittadini possono continuare a studiare, lavorare e comunicare con i propri cari. Riteniamo che gli investimenti sulle reti non si possano fermare proprio ora, e che anzi vadano prese delle misure urgenti, a livello istituzionale, per consentire agli operatori un'implementazione rapida delle reti di nuova generazione.  La pandemia in corso rende inoltre ancora più evidente che in un mondo in rapido cambiamento e ad alta volatilità, la capacità di adattamento delle organizzazioni e delle filiere industriali è un fattore di successo imprescindibile. Con riferimento agli impatti anche sul mercato, possiamo affermare che la supply chain di Ericsson è resiliente e pensata per essere sempre vicino ai clienti. La nostra strategia prevede, infatti, la presenza di siti produttivi in più paesi, come ad esempio Stati Uniti, Cina, Estonia, Polonia, Romania, Brasile, Messico e India. Abbiamo inoltre una strategia di sviluppo software globale. Gli ingegneri che lavorano al codice sono presenti in tutto il mondo, ma il software Ericsson è verificato, firmato e distribuito centralmente dalla Svezia. La vocazione europea di Ericsson è poi testimoniata da un dato non di poco conto: il 60% dei nostri 25.000 ricercatori si trova in nove Paesi Europei, tra cui l'Italia, dove abbiamo ben tre centri di Ricerca e Sviluppo. SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 23/04/2020 

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