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19 Novembre 2020

Dipartimento di Stato Usa: «su 5G legislazione italiana all'avanguardia, bandire completamente fornitori inaffidabili»

Il punto, con DigitEconomy.24, report Sole 24 Ore Radiocor e Luiss Business School, sui rischi della nuova tecnologia e il confronto tra le norme  italiane e americane   La legge italiana sulla sicurezza informatica è «sicuramente una delle più avanzate in Europa» anche se «vorremmo vedere l'Italia fare il passo successivo e bandire completamente i fornitori di 5G non affidabili». Lo chiarisce Stephen Anderson del  Bureau of economics and business affairs del Dipartimento di Stato americano in un colloquio con DigitEconomy.24 (report del Sole 24 Ore Radiocor e della Luiss Business School). Gli Usa plaudono anche alla tool box europea sul 5G, ricordando che «gli strumenti vanno utilizzati». E concordano con il comitato parlamentare italiano Copasir sui rischi dell'uso di tecnologia cinese. Quanto  alle prescrizioni decise dal governo italiano su Kkr in relazione all'ingresso in FiberCop, il Dipartimento di Stato sottolinea: «siamo assolutamente contenti che le società e gli investitori americani stiano investendo in settori importanti delle economia italiana e questo riflette la forte e dinamica partnership tra Stati Uniti e Italia». «Felici di vedere che l'Italia ha riconosciuti i rischi sulla sicurezza» Partiamo dalla comparazione tra il sistema legislativo americano e quello italiano. «Gli Stati Uniti – spiega  Anderson - hanno condotto una campagna per reti 5G sicure negli ultimi due anni,  la abbiamo coordinata con gli alleati e partner stretti lungo tutto il percorso. Ognuno di questi Paesi ha trovato una strada diversa per raggiungere l'obiettivo. Nel caso dell'Italia, siamo assolutamente incoraggiati e felici di vedere che abbia riconosciuto i rischi, rischi significativi per la sicurezza e per quanto riguarda la privacy causati da un potenziale utilizzo di fornitori non affidabili nelle reti di telecomunicazioni 5G». La legge italiana sulla sicurezza informatica «è sicuramente una delle più avanzate in Europa e a nostro avviso fornisce una protezione completa per i sistemi informatici italiani. Siamo assolutamente soddisfatti, ma vorremmo sicuramente vedere l'Italia fare il passo successivo e unirsi agli Stati Uniti e ad altri membri nella linea di bandire completamente i fornitori di 5G non affidabili». «Toolbox Ue sl 5G è utile, va usata» Allargando lo sguardo agli strumenti approntati dall'Unione europea, «gli Stati Uniti – prosegue Anderson - sono stati molto felici di constatare l'adozione della tool box per la sicurezza 5G dell'Unione europea in sinergia con il Clean network americano. Di recente il sottosegretario alla crescita economica Usa, Keith Krach, ha incontrato il commissario europeo Thierry Breton a Bruxelles e hanno rilasciato una dichiarazione congiunta che ha evidenziato l'impegno degli Stati Uniti e dell'Unione Europea a condividere i principi sulla sicurezza 5G. In conclusione, accogliamo con favore il fatto che gli Stati membri possano fare pieno uso degli strumenti di sicurezza per 5G, soprattutto per applicare le restrizioni pertinenti ai fornitori ad alto rischio. La tool box è utile, ma gli strumenti devono essere usati come previsto». «5G cinese rappresenta una minaccia per i Paesi democratici» Riguardo all'uso della tecnologia cinese per il 5G, il Dipartimento rimarca la sua posizione di contrarietà. «Facciamo un passo indietro, pensando – ricorda Anderson - solo a cosa stanno promuovendo gli Stati Uniti per quanto riguarda Internet e le infrastrutture di telecomunicazioni. Ci auguriamo di aver sostenuto attivamente un Internet aperto, affidabile e sicuro. I Paesi democratici di tutto il mondo hanno abbracciato questa visione, compresi i multi-stakeholder di Internet. Abbiamo tradizionalmente promosso questa visione perché crediamo nella competizione continua per la crescita, perché crediamo nella legge e nella giustizia, e crediamo nel libero flusso dei dati a beneficio di chi fornisce scienza, arte, istruzione e apprendimento. Si riesce a immaginare che cosa sarebbero stati gli ultimi mesi con il Covid se non avessimo avuto informazioni efficaci e libere? Ora, a nostro avviso, la Cina si è avvicinata alla governance di Internet, mina il modello multi-stakeholder che è stato una caratteristica predominante dell'ambiente tecnologico globale. Penso che, alla luce di ciò, sia abbastanza chiaro che il 5G cinese mina e rappresenti una minaccia per i Paesi democratici proprio come il rapporto del dicembre 2019 del Copasir ha chiaramente evidenziato. Ma, sia chiaro, dal nostro punto di vista non si tratta di conflitto tra gli Stati Uniti e la Cina». Il segretario di Stato Pompeo «ha detto che la scelta non è tra gli Stati Uniti e nessun altro, è tra libertà e sicurezza. La Repubblica popolare cinese impone a società come Huawei di consegnare tutti i dati richiesti dal governo cinese. Per quanto riguarda il giusto processo, c'è poca o nessuna trasparenza, nessun rispetto della privacy individuale. Il partito comunista cinese vuole che i leader delle loro aziende private siano utilizzabili nei momenti chiave! Quindi siamo d'accordo col Copasir sulla minaccia alla democrazia e alle norme e istituzioni democratiche rappresentata dai cinesi, e vediamo questo come parte di una strategia della Cina per esportare l'autoritarismo digitale. Penso che siamo più sicuri con azioni come quelle che l'Italia ha intrapreso per escluder fornitori non affidabili dalla sua catena di approvvigionamento, ma dobbiamo continuare a lavorare insieme al fine di garantire che garantire la sicurezza». «Contenti che società come Kkr investano in settori importanti in Italia» Quanto alle prescrizioni decise dal governo italiano nei confronti dell'americana Kkr, azionista di FiberCop, la nuova società della rete secondaria di Tim, «il governo degli Stati Uniti – conclude Anderson- preferisce non commentare lo screening degli investimenti da parte di altri Paesi, in particolare i nostri amici e i nostri alleati, ma siamo assolutamente contenti che le società e gli investitori americani come Kkr stiano investendo in settori importanti delle economie italiane e questo riflette la forte e dinamica partnership tra Stati Uniti e Italia». SFOGLIA IL REPORT COMPLETO  19/11/2020

19 Novembre 2020

Hu Kun ( Zte): «collaborare tra Paesi è economicamente conveniente»

Parla l'amministratore delegato della filiale italiana a DigitEconomy.24, report Sole 24 Ore Radiocor e Luiss Business School. Rete unica? «Siamo pronti a collaborare nel business della fibra»   La collaborazione tra i vari Paesi, includendo le catene di fornitura globali, è «conveniente» a livello economico ed è «molto importante» anche per superare la pandemia. E' la posizione di Hu Khun, amministratore delegato di Zte Italia, interpellato in vista del cambio di guida alla presidenza degli Usa, dopo un'amministrazione Trump sotto la quale i rapporti tra Cina e Usa sono peggiorati. Facendo il punto con DigitEconomy.24 (report del Sole 24 Ore Radiocor e della Luiss Business School) sulla situazione del 5G nel nostro Paese, Hu Khun ricorda che intanto gli operatori in Italia sono pronti a partire già alla fine dell'anno con la nuova tecnologia, anche se l'avvento massivo è previsto l'anno prossimo. Se impatto della pandemia c'è stato sullo sviluppo delle reti, è da rinvenire nel fatto che gli operatori di telecomunicazioni, data la crisi economica, hanno ora meno soldi da investire. Quanto al dossier rete unica, Zte è pronta a collaborare nel business della fibra, indipendentemente dallo scenario che verrà fuori, come già fa oggi con Tim e Open Fiber. Sul fronte, invece, della cybersecurity, Zte collabora con Parlamento e Governo italiani «molto bene» mentre, riguardo alla posizione del Copasir sull'uso delle tecnologie cinesi, Hu Khun afferma: «non mi piace vedere accuse senza prove». Alcuni studi parlano di un rallentamento nello sviluppo delle reti 5G, anche in relazione alla pandemia. E' d'accordo con questa lettura? Nonostante la pandemia, non ho osservato un rallentamento nello sviluppo delle reti. La crisi ha reso piu' evidente l'importanza e l'essenzialità delle infrastrutture di telecomunicazioni e di una migliore connettività.  D'altronde la pandemia ha avuto un forte impatto economico in tutti i settori. Se c'è quindi unaconseguenza della crisi sullo sviluppo del 5G, è il fatto che gli operatori hanno, per queste ragioni, meno soldi da spendere. Che cosa vi aspettate per il 2021? Sarà ugualmente l'anno dello sviluppo del 5G come atteso? Alla fine di quest'anno gli operatori saranno pronti, ma la copertura massiva avverrà il prossimo anno, anche sul fronte dell'offerta dei device. Ci saranno sempre più modelli diversi di smartphone 5G, dispositivi Cpe e device IoT. C'è chi ritiene che, per ammortizzare gli investimenti, sia importante coinvestire nel 5G, siete disponibili a farlo con altri partner? Noi siamo focalizzati sulla tecnologia e sulle applicazioni, sui contributi a ogni nuovo 5G use case. Al momento non abbiamo piani di investire direttamente nel business degli operatori. Oggi meno del 20% degli investimenti sul 5G sono legati all'industria, nel futuro questa percentuale salirà all'80 per cento. Questo vuol dire che ci sarà un grande cambio di passo. In Italia si parla tanto del dossier della rete unica in fibra ottica e della possibilità di estenderla al 5G Si tratta di un dibattito noto, ormai da tanto tempo, noi guardiamo e aspettiamo di vedere che cosa accadrà. La discussione sembra volgere al termine. Collaborerete a questo progetto? Naturalmente. Noi oggi stiamo lavorando intesamente con Tim e Open Fiber nella fibra, siamo molto attivi in questo settore. Non ha importanza quello che accadrà, siamo pronti a collaborare. Il Copasir ha sottolineato più volte i rischi dell'utilizzo della tecnologia cinese. Ciò potrebbe rallentare lo sviluppo del 5G in Italia? Penso che la cybersecurity sia un aspetto molto preoccupante, e noi capiamo totalmente questi timori e collaboriamo con i regolatori. La questione è gestibile con lo sforzo di tutti, compresi gli operatori di tlc, gli Over the top, i regolatori. Agendo su questi diversi fronti la cybersecurity è una materia sotto controllo.  Abbiamo accolto con favore la tool box della Ue e lavoriamo molto bene con il Governo e il Parlamento italiano. Avremo questo approccio con ogni nuovo decreto o legge che arriverà.   Quanto al Copasir vorrei fare giusto un commento: dal mio punto di vista non mi piace vedere delle accuse senza prove. Ma capiamo la preoccupazione. Per questo abbiamo fatto i nostri sforzi, investiamo nel nostro Security lab, la nostra piattaforma molto trasparente e aperta ai parner, includendo anche il codice sorgente. Negli Usa cambierà il presidente, il nuovo corso potrebbe contribuire ad  ammorbidere i rapporti in genere tra Cina e Usa? Non sono qualificato a commentare, ma una cosa penso sia importante: ognuno sa che la collaborazione globale, includendo anche la supply chain globale, è conveniente a livello economico, secondo vari studi. Ne derivano benefici comuni per tutti i Paesi. E' dunque molto importante la collaborazione per tutti i Paesi del mondo, anche per venir fuori tutti assieme dalla pandemia In Italia prevedete un miliardo di investimenti, su che cosa saranno focalizzati? Nel 2015 abbiamo detto che nei futuri 5 anni fino al 2020, avremmo investito 500 milioni di euro in Italia e abbiamo concluso con successo questa parte di investimento. Dopo di ciò, vogliamo dimostrare la determinazione a continuare a investire nel nostro businesss in Italia. Nei prossimi 5 anni investiremo un miliardo aggiuntivo. Investiremo nel potenziamento delle infrastrutture, continueremo ad assumere persone, a lavorare con i partner locali. Nel prossimo anno ci sarà inoltre un focus nel business degli smartphone. La nostra attenzione sarà focalizzata in particolare negli use case del 5G, pensiamo che sia una parte molto importante nello sviluppo della nuova tecnologia nel Paese. Abbiamo già assunto persone nel nostro Cybersecurity lab, nella nostra smartphone business unit, vogliamo continuare. Ci può dare una cifra delle assunzioni legate al miliardo d'investimenti? Dipende da alcune condizioni, non voglio creare aspettative, ma posso dire che negli scorsi 5 anni noi abbiamo creato piu di 3mila posti di lavoro in Italy, questo è il punto di riferimento. SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 19/11/2020

17 Novembre 2020

La sostenibilità da vicino

  “La sostenibilità da vicino” è un percorso di webinar sviluppato nell’ambito di “Con la Scuola”, il progetto di formazione per dirigenti scolastici e docenti, promosso da Snam, ELIS, Luiss Business School, Confindustria e ANP (Associazione Nazionale Dirigenti e Alte Professionalità della Scuola), che nasce per facilitare l’integrazione della sostenibilità nella didattica. Gli incontri ospiteranno significative testimonianze d’impresa per raccontare in che modo le aziende affrontano concretamente il tema della sostenibilità e riflettere sulle metodologie didattiche più efficaci per sviluppare la consapevolezza della responsabilità sociale e ambientale nei giovani. Scopri il progetto e partecipa ai webinar! PROGRAMMA La persona al centro | Ferdinando Di Fino, Senior Vice President HR Operations, Snam 19 novembre 2020 ore 16:00 – 18:00 PARTECIPA L’economia circolare | Giulia Branzi, Head of International Assets and New Business Regulation, Snam 3 dicembre 2020 ore 16:00 – 18:00 PARTECIPA Transizione energetica e idrogeno | Dina Lanzi, Head of Technical Business Unit Hydrogen, Snam 10 dicembre 2020 ore 16:00 – 18:00 PARTECIPA La gestione dei rifiuti in una logica sostenibile | Andrea Perduca, Senior Vice President Biometano, Snam 7 gennaio 2021 ore 16:00 – 18:00 PARTECIPA Mobilità sostenibile | Daniele Lucà, Senior Vice President Global Sustainable Mobility, Snam 21 gennaio 2021 ore 16:00 – 18:00 PARTECIPA Città sostenibili | Cristian Acquistapace, Managing Director Snam4Efficiency 4 febbraio 2021 ore 16:00 – 18:00 PARTECIPA Una scuola sostenibile | Marco Alverà, AD Snam 18 febbraio 2021 ore 16:00 – 18:00 PARTECIPA 17/11/2020

17 Novembre 2020

Famiglia, fecondità e lavoro in Italia

Quali interventi e policy sono necessari per sostenere lo sviluppo della natalità e un sistema di welfare che sappia conciliare efficacemente genitorialità e lavoro: iscriviti al webinar di “Italia 2030”, il progetto MiSE e Luiss Business School per l’Italia sostenibile!  Sostenere la realizzazione dei desideri di fecondità delle coppie italiane, che vengono spesso rimandati nel tempo quando non disattesi per problemi legati all’incertezza del lavoro, del reddito e alle difficoltà di conciliazione fra genitorialità e attività lavorativa, costituisce senz’altro una priorità per lo sviluppo del Paese. Dalla crisi sanitaria del Covid-19, un vero e proprio stress test sul sistema del lavoro e di welfare italiano, sono affiorate fragilità e diseguaglianze che dettano nuove necessità di intervento, che guardi sia all’immediato, sia a obiettivi di medio e lungo termine. Nel webinar verrà presentato il lavoro di analisi della situazione emerso dal tavolo su “Fecondità e lavoro”, istituito presso il centro di ricerca Dondena dell’Università Bocconi di Milano e coordinato da Letizia Mencarini, mentre i successivi interventi programmati animeranno la discussione su genitorialità e lavoro in Italia tra vecchi problemi e nuove emergenze. Coordinatore: Letizia Mencarini, Dondena, Università Bocconi Intervengono: Massimiliano Mascherini, Eurofound Stefania Multari, Confartigianato Imprese Emmanuele Pavolini, Università di Macerata e Alleanza per l’Infanzia Paola Profeta, Dondena, Università Bocconi Lucia Scorza, Confindustria Ulrike Sauerwald, Valore D Eleonora Vanni, Legacoopsociali Cristina Zanuzzi, Enel Italia Il webinar è gratuito, per partecipare è necessaria la registrazione.  REGISTRATI SCARICA IL PAPER SCARICA LE SLIDE Rivedi il webinar

13 Novembre 2020

Appunti per l’interesse nazionale: il nuovo atlante del mondo

Un webinar organizzato nell’ambito del ciclo "Appunti per l’interesse nazionale", con Franco Bernabè, Presidente Cellnex Telecom, Maurizio Molinari, Direttore la Repubblica, e Fabrizio Palermo, Amministratore Delegato e Direttore Generale Cassa Depositi e Prestiti. Introdurrà i lavori Gianni Letta, Presidente Onorario Associazione Davide De Luca – Una Vita per l’Intelligence. RIVEDI IL WEBINAR     Il 1 dicembre alle 17.30 con Franco Bernabè, Presidente Cellnex Telecom, Maurizio Molinari, Direttore la Repubblica e Fabrizio Palermo, Amministratore Delegato e Direttore Generale Cassa Depositi e Prestiti, si terrà un nuovo appuntamento dei webinar organizzati nell’ambito del ciclo "Appunti per l’interesse nazionale", in collaborazione con l’associazione "Davide De Luca – Una vita per l’Intelligence". Un’opportunità unica per confrontarsi sul futuro degli equilibri internazionali anche alla luce dell’esito del voto USA 2020 e sulle partnership nelle relazioni politiche, economiche e commerciali, per cogliere le opportunità del digitale e delineare nuove strategie di fronte all’evoluzione di una società globalmente connessa. Introdurrà i lavori Gianni Letta, Presidente Onorario Associazione Davide De Luca – Una Vita per l’Intelligence. AGENDA  Interventi istituzionali Paolo Boccardelli, Direttore Luiss Business School Gianni Letta, Presidente Onorario Associazione Davide De Luca – Una Vita per l’Intelligence Ne discutono: Franco Bernabè, Presidente Cellnex Telecom Maurizio Molinari, Direttore la Repubblica Fabrizio Palermo, Amministratore Delegato e Direttore Generale Cassa Depositi e Prestiti Il webinar è gratuito, per partecipare è necessaria la registrazione. REGISTRATI  RIVEDI IL WEBINAR 13/11/2020

13 Novembre 2020

Intesa Sanpaolo e Luiss Business School: una partnership per delineare un nuovo modello di governance dei rischi finanziari

  Al via oggi l’Executive Programme in “Governance, vigilanza e strategia degli intermediari finanziari” con gli interventi di Stefano Lucchini, Chief Institutional Affairs and External Communication Officer Intesa Sanpaolo, e Paolo Boccardelli, Direttore Luiss Business School Intesa Sanpaolo e Luiss Business School lanciano oggi la prima edizione dell'Executive Programme in “Governance, vigilanza e strategia degli intermediari finanziari”, un programma di alta specializzazione che fornisce strumenti e competenze avanzati per operare nell’ambito degli intermediari finanziari e fronteggiare le sfide di mercati sempre più connessi e digitalizzati. I 15 partecipanti selezionati – consulenti, amministratori ed executive manager dai background che spaziano dal mondo bancario, finanziario, legale, all’analisi dei dati – potranno approfondire l’evoluzione della regolamentazione finanziaria e dei sistemi di vigilanza e di controllo, analizzarne gli impatti sul sistema economico e produttivo e contribuire alla definizione di un nuovo modello di governance del rischio finanziario. L’obiettivo del programma è infatti supportare regolatori e intermediari finanziari con l’elaborazione di una “Better Regulation” in grado di contemperare principi di stabilità finanziaria con obiettivi di crescita economica. I partecipanti avranno l’opportunità di arricchirsi professionalmente a 360°, sia potenziando le competenze specialistiche in ambiti quali finanza aziendale, risk management, compliance, economia degli intermediari finanziari, sia sviluppando una visione strategica e la capacità di incidere sugli assetti istituzionali. Il programma si avvale inoltre di una faculty prestigiosa, che coinvolge, tra gli altri, Stefano Del Punta, Chief Financial Officer di Intesa Sanpaolo e Stefano Lucchini, Chief Institutional Affairs and External Communication Officer di Intesa Sanpaolo. L’iniziativa infatti rinnova e consolida la partnership tra Intesa Sanpaolo e Luiss Business School per la formazione di una classe dirigente che sappia indirizzare la crescita e la competitività del Paese in scenari economici e politici globalizzati. “Con questo programma ci siamo posti obiettivi ambiziosi” ha dichiarato Enzo Peruffo, Associate Dean for Executive Education, Luiss Business School. “Da una parte quello di rispondere a un’esigenza di mercato e formare figure manageriali in grado di operare in più settori, che sono sempre più richieste, dall’altra quello di contribuire con la formazione a una sfida di respiro europeo, che mette al centro la crescita delle aziende e una regolazione che tuteli la legalità e supporti l’economia”.  Stefano Lucchini, Chief Institutional Affairs and External Communication Officer Intesa Sanpaolo, ha commentato: “Il settore bancario sta attraversando importanti cambiamenti anche legati agli adempimenti normativi in materia di governance e vigilanza. Per svolgere questo lavoro, dovuto e giusto, le banche devono trovare professionalità solide, continuamente aggiornate. Da qui il compito di Intesa Sanpaolo di contribuire alla formazione su questi temi specialistici collaborando con università qualificate come Luiss, con cui il legame è storico e sempre vivo”. La governance dell’Executive Programme si avvale di due codirettori: Mirella Pellegrini, Ordinario Luiss e Marcello Mentini, Intesa Sanpaolo, e di un comitato scientifico composto da Paolo Boccardelli, Stefano Lucchini, dr. Stefano Del Punta, prof. Enzo Peruffo, avv. Laura Lunghi e prof. Paola Lucantoni. Rassegna Stampa Corriere della Sera, Accordo Intesa Sanpaolo-Luiss  Il Tempo, Intesa Sanpaolo con Luiss lancia il master per la vigilanza finanziaria La Notizia, Corso per super manager di Banca Intesa e Luiss Business School  13/11/2020

12 Novembre 2020

Bei: «Entro il 2025 metà dei finanziamenti dedicati a clima e ambiente»

Il vicepresidente della banca europea, Dario Scannapieco parla a SustainEconomy.24 delle policy per la sostenibilità ma anche dell'impegno economico per fronteggiare l'emergenza Covid. E il Recovery Fund, dice "è un'opportunità unica e ultima per Italia" a patto di discontinuità con il passato   Pionieri nella sostenibilità con 31 miliardi di green bond emessi in 16 valute e l'impegno a non finanziare più dal 2022 progetti che utilizzano fonti fossili. Ma anche le nuove policy per allinearsi agli Accordi di Parigi: destinare il 50% delle operazioni dal 2025 in poi a finanziamenti dedicati ad azione climatica e sostenibilità ambientale e attivare nel periodo 2021-2030 investimenti per circa mille miliardi di euro a favore di clima e ambiente. Dario Scannapieco, vicepresidente della Bei parla a SustainEconomy.24, report di Luiss Business School e Il Sole 24 Ore Radiocor dell'impegno per la sostenibilità della banca europea. Ma anche dell'impegno sul fronte anti-Covid con la presidenza dell'European Guarantee Fund, una sorta di Piano Juncker con cui la Bei potrà mobilitare fino a 200 miliardi. Il Recovery Fund, spiega, è un'opportunità "unica, ultima, determinante" per l'Italia solo se ci sarà discontinuità con il passato. Parliamo della missione di Bei per la sostenibilità. Siete stati pionieri tra le istituzioni. Ci traccia un quadro della vostra strategia e dei risultati raggiunti? «Quando parliamo di essere pionieri dobbiamo parlarne su due fronti: sul fronte della raccolta perché siamo stati i primi nel 2007 ad emettere i green bond e, da allora, abbiamo emesso circa 31 miliardi di green bond in 16 valute. Dal lato dei prestiti c'è stata da sempre una fortissima attenzione e la nostra, essendo una banca che ha obiettivi di policy, ha tra i target l'ambiente. Sono quelli che si chiamano gli obiettivi di performance. Che cosa abbiamo fatto? Abbiamo deciso di fare un due passi in più: il primo è stato approvare una energy landing policy, ovvero una politica di prestiti nel settore dell'energia, in base alla quale dalla fine dell'anno prossimo non presteremo più finanziamenti a progetti che utilizzano fonti fossili standard; dall'altra abbiamo deciso di intraprendere una serie di policy della banca per essere allineati agli Accordi di Parigi». Quindi ci racconta cosa prevedete di fare da qui in avanti? «Questi impegni significano non finanziare più una serie di progetti con forte componente fossile: ovvero se le grandi imprese energivore - pensiamo a siderurgia e cemento - presentano progetti che hanno forte dipendenza, ovviamente non li finanziamo, ma siamo pronti a finanziarli per tutto quello che riguarda riconversione e transizione verso tematiche ambientali. Il secondo impegno è portare, entro il 2025, dall'attuale 30% al 50% la quota di finanziamenti annuali che hanno un impatto positivo su clima o ambiente. Da ultimo, nella decade 2021-2030 considerata decisiva per la lotta al cambiamento climatico, vogliamo attivare investimenti per circa mille miliardi di euro a favore di clima e ambiente. Questo vuol dire sostegno alla ricerca, infrastrutture, mobilità urbana. La mobilità va un po' ripensata, anche perché se guardiamo agli indicatori, stiamo riducendo l'inquinamento un po' ovunque tranne che nel settore dei trasporti. Staremo molto più attenti nel finanziare alcuni aeroporti e il nostro consiglio di amministrazione sta decidendo se abbandonarli oppure no, con delle eccezioni. E anche per le strade cerchiamo di spostare quanto più il traffico su rotaia». Quanto al vostro proposito di non finanziare più progetti legati alle fonti fossili come vi muoverete? «La nostra idea è di esaurire la quota di progetti che erano già in avanzata fase di istruttoria e poi di non generarne altri. E di dare un segnale di maggiore attenzione verso l'efficienza energetica, le rinnovabili e le nuove tecnologie e anche, la gestione ottimale delle risorse naturali. Proprio in questi giorni abbiamo fatto un'operazione nuova, si chiama Hydrobond, per sostenere piccole utility nel settore dell'acqua che da sole non avrebbero la forza per accedere ai finanziamenti della Bei». E' inevitabile, però, fare i conti con la pandemia. Come la state affrontando? «La pandemia è un episodio che avrà ripercussioni molto rilevanti sul modo di vivere. Intanto ci ha insegnato l'importanza di avere reti digitali di elevata qualità. Ci ha insegnato che molto del lavoro si può fare da casa e ha modificato nettamente gli stili di vita. Sappiamo d'altra parte che è un episodio che avrà anche una conclusione. Come Bei abbiamo aumentato, a bocce ferme, l'attività a supporto delle Pmi, le più colpite, per avere liquidità e finanziare il capitale circolante in modo che abbiano ossigeno per sopravvivere fino alla fine della pandemia. Abbiamo poi dato un grande impulso alla ricerca e sviluppo in ambito farmaceutico: ci sono una serie di imprese sia attive nella ricerca del vaccino che nella definizione di cure che abbiamo sostenuto per oltre 1,1 miliardi di euro. La risposta immediata al Covid ha portato a prestiti in Italia per 6,5 miliardi nel periodo marzo-luglio, il 35% di quanto ricevuto da tutti i Paesi europei. E abbiamo finanziato con 2 miliardi il settore della sanità per aumentare i posti in terapia intensiva, sub-intensiva e rafforzare i pronto soccorso. Poi abbiamo lanciato un'iniziativa nuova, ed io sono presidente di questo comitato dei contributori: l'European Guarantee Fund, una sorta di Piano Juncker con cui la Bei potrà mobilitare fino a 200 miliardi, che, con il contribuito degli Stati Ue, potrà offrire strumenti di garanzia e controgaranzia agli operatori finanziari in modo che il credito vada a sostegno delle Pmi. E' una bella risposta congiunta europea e stiamo iniziando a firmare già le prime operazioni». Ma, secondo lei, la pandemia è destinata a influire su un percorso verso una maggiore sostenibilità? «Le crisi possono essere anche uno strumento di ripensamento e rilancio; è sempre stato così nella storia. Bisogna avere l'accortezza e l'intelligenza di coglierne gli elementi di discontinuità rispetto al passato che sono emersi e concentrare le risorse ed investire in quello che di nuovo ci ha suggerito la pandemia. Basti pensare che oggi le priorità, nell'Ue, sono tre: clima, digitalizzazione e, ora, un tema di coesione sociale. La seconda ondata sta dimostrando che c'è da lavorare sulla coesione sociale, soprattutto nelle aree, all'interno dell'Unione, che avevano meno resilienza». Il Recovery Fund è una grande opportunità, soprattutto per l'Italia. Come si deve muovere il nostro Paese e quali dovranno essere le priorità?  «Darò una risposta su due fronti. Partiamo dai numeri: dal 2000 ad oggi l'Italia è cresciuta del 7,7% rispetto al 32% della Francia e al 30,6% della Germania e al 40% di media Ue. Quindi l'Italia non sa crescere. Perché? Perché abbiamo procedure farraginose, incapacità amministrativa nel preparare i progetti e incapacità di implementazione; dobbiamo prenderne atto. Quindi il Recovery Fund non va visto solo nell'ottica di una quantità di risorse finanziarie che saranno disponibili ma va colta l'opportunità per ripensare il sistema di effettuazione degli investimenti pubblici da parte dell'Italia. Quindi la parola chiave che io ricollego al Recovery Fund è ‘discontinuità con il passato'. Se noi pensiamo di approcciare questa opportunità - che non è grande, è unica - con i metodi vecchi, siamo destinati a perdere. Se agiamo in discontinuità con il passato, con procedure più snelle, con persone competenti messe a gestire i progetti, allora il Recovery Fund può divenire un'opportunità unica. E dico anche che, oltre ad essere unica, è anche l'ultima perché la dinamica del debito pubblico è tale che, senza spingere fortemente sull'acceleratore della crescita e liberarci di questo tetto alla crescita del Pil - che se guardiamo i dati è evidente che esiste perché l'Italia negli ultimi 40 anni non è mai crescita più del 2% e allora c'è un tema strutturale – allora sarà difficile avere un debito pubblico sostenibile perché è chiaro che dobbiamo agire sul denominatore del rapporto debito pubblico/Pil». SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 12/11/2020

12 Novembre 2020

Consob: «In Italia luci e ombre su report Esg, pensare anche a incentivi»

Anna Genovese, commissario Consob, descrive lo scenario italiano a SustainEconomy.24, report di Luiss Business School e il Sole 24 Ore Radiocor. Positivi social e green bond ma completare le regole e attenzione alle bolle speculative   Lo scenario italiano presenta luci e ombre, tra società che vantano una lunga tradizione di bilanci sociali e una platea ancora vasta di imprese che non si è ancora dedicata a reportistica Esg. Per Anna Genovese, commissario Consob, i tempi sono maturi per intervenire per una maggiore diffusione delle Dichiarazioni non finanziarie volontarie, anche pensando a degli incentivi. Perché sono tanti i vantaggi e per non farsi trovare impreparati di fronte ad un percorso Ue, in tal senso ormai imminente. Bene green bond e social bond ma con attenzione all’uso opportunistico dell’acronimo Esg e completare le regole Cresce l’attenzione degli investitori ai temi della sostenibilità e sta crescendo anche la declinazione dei temi Esg nelle imprese italiane. Nello scenario italiano, a che punto siamo? «Nello scenario italiano sono presenti luci ed ombre. Alcuni emittenti sono presenti nel segmento di mercato dei green bond, che registra tassi di crescita a due cifre. Non poche società quotate ricevono anche buoni rating di sostenibilità dalle agenzie specializzate. Ci sono diverse imprese che vantano una lunga tradizione di bilanci sociali e - a partire dal 2016, quando la disciplina sulle Dnf (dichiarazioni non finanziarie) ha esaltato la funzione di questa reportistica - ci sono state società che hanno cominciato a sperimentare cambiamenti di governance e di modello di business con orientamento Esg. Va ricordato, poi, il nuovo Codice di autodisciplina delle quotate, in vigore con la stagione assembleare 2021, che definisce il successo sostenibile come obiettivo del Cda e del management. A fronte di ciò, la scena italiana restituisce anche una vasta platea di imprese, incluse non poche quotate, che fino al 2019 non si è cimentata in alcuna reportistica Esg. Un punto di debolezza, come emerge anche da una Survey che Consob ha svolto nel 2020 in collaborazione con Assogestioni e i cui risultati sono in fase di elaborazione». Come lei ha appena sottolineato, sul fronte della volontarietà delle Dnf siamo ancora lontani. La Consob sta spingendo ad una maggiore sensibilizzazione. Come si potrebbe intervenire e quali sono i vantaggi? «L’obbligo della Dnf è previsto solo per società ricomprese nel perimetro vincolato dalla Direttiva che pone, fra le altre condizioni, la soglia dei 500 dipendenti. I tempi sono maturi per considerare interventi che portino ad aumentare il numero di imprese italiane che redigono la Dnf. Gli interventi potrebbero essere vari. Non solo l’eventuale abbassamento delle soglie dimensionali per l’obbligo, a cui fra l’altro il legislatore Ue già sta pensando. Sarebbero da considerare anche interventi che incentivino la Dnf volontaria, modulando meglio i contenuti e/o i benefici/incentivi connessi, di carattere fiscale e non. Si potrebbe pensare a sistemi premianti nell’ambito delle commesse pubbliche o dell’accesso a sussidi ambientali, visto anche il contenuto dei piani riferiti al Green Deal nazionale e al Recovery Fund dell’Ue. Consob, preso atto dello scarso numero di Dnf volontarie, ha indetto una pubblica call, aperta fino al 30 novembre. È importante che, malgrado il periodo complicato, la partecipazione delle imprese sia ampia e qualificata. Quanto ai vantaggi sono molteplici perché, in generale, la Dnf volontaria è una opportunità. Senza tralasciare, poi, che la reportistica Esg consente alle imprese di intraprendere un percorso che, come attestato da autorevoli analisi, migliora la performance, accresce la capacità di attrarre investitori e di ottenere finanziamenti bancari. Peraltro il percorso Ue di ampliamento del perimetro dell’obbligo di Dnf per tutte le società quotate appare segnato, assai probabile e imminente. Quindi l’utilizzo del formato Dnf può consentire alle imprese di farsi trovare pronte a questo passaggio». Quanto i temi di finanza sostenibile stanno orientando la regolazione finanziaria? «Moltissimo. L’ammontare di investimenti necessari per la riconversione del sistema produttivo e per mitigare gli effetti delle emissioni di CO2 è di gran lunga superiore alle risorse a disposizione del pubblico e gli investimenti privati sono essenziali. Il piano europeo per la neutralità climatica al 2050 richiede fra il 2021-2030, secondo stime Ce, uno sforzo aggiuntivo da 350 miliardi. Nel contempo la consapevolezza degli investitori su rischi e opportunità Esg è crescente e anche la terribile pandemia in corso sta contribuendo a generare questa consapevolezza. Le scelte di investimento, tuttavia, vengono fatte anche in funzione di altri fattori. Perciò interviene la corposa regolazione finanziaria dedicata, che - in larga parte in costruzione - copre anche altri aspetti, tra cui l’informazione da prospetto, la considerazione dei fattori Esg nella gestione delle spa quotate, gli indici di riferimento per i benchmark climatici e per la tassonomia delle attività economiche e altro ancora. Il piano delle istituzioni Ue in materia di finanza sostenibile è imponente. Il progetto è ambizioso, la scelta politica è chiara. Si auspica che l’Ue sia seguita anche da altre giurisdizioni sia perché solo un impegno globale può consentire di incidere su fenomeni come la crisi climatica, sia perché è indispensabile che, nel durante, le piazze finanziarie Ue continuino ad essere anche competitive. Cambiano anche gli strumenti, social bond, emissioni green. Cosa cambia per un regolatore che vigila sui mercati? «Le trasformazioni in corso certamente influenzano l’attività dell’Autorità. La sensibilità degli investitori nei confronti di rischi e opportunità Esg porta a registrare, per strumenti così etichettati, performance finanziarie migliori rispetto a quelle degli strumenti tradizionali. Il fenomeno porta anche alla utilizzazione di queste tematiche come driver per la distribuzione di prodotti e servizi di investimento. Di recente Consob ha autorizzato l’operatività di diversi gestori che intendono commercializzare quote di fondi, che integrano fattori Esg nelle proprie politiche di investimento e che, a determinate condizioni, possono essere sottoscritti anche dal pubblico retail. L’insieme di questa offerta innovativa è connotata da forte positività, al pari di ogni altra iniziativa che, in condizioni di adeguata tutela dell’investitore, consente di tramutare il risparmio in investimento e di far affluire capitali all’economia reale. Tuttavia in un quadro di regole ancora incompleto e con oggettiva scarsità di informazioni attendibili e comparabili, la focalizzazione dell’offerta e della domanda su profili Esg dell’investimento non è priva di rischi. In particolare deve essere fronteggiato il possibile green-washing e il rischio di una utilizzazione puramente opportunistica dell’acronimo Esg. Questa utilizzazione, specie se gli strumenti sono offerti al pubblico retail, può determinare mis-selling e bolle speculative che prima o poi scoppiano. Anche per questo, il 12 marzo scorso, Consob, a quadro legislativo vigente, ha pubblicato al riguardo un richiamo di attenzione diretto agli intermediari che hanno un ruolo cruciale nella distribuzione di prodotti di investimento». SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 12/11/2020

12 Novembre 2020

L’Italia colmi il gap sui green bond sovrani

  Le proposte al Governo sull’utilizzo di strumenti di finanza sostenibile per l’impiego delle risorse del Next Generation Ue e le risposte attese. Il segretario generale del Forum per la Finanza sostenibile, Francesco Bicciato, parla di green e social bond e invita l’Italia a colmare il gap. La pandemia sta mettendo a dura prova il rilancio economico ma ha messo anche in evidenza la necessità di spingere sulla finanza sostenibile. Quali sono le strade da percorrere? “L’errore è non pensare già da adesso al modello di sviluppo che vorremmo fosse al centro delle politiche del Governo quando sarà finita la pandemia. Modello che si deve fondare su due principi: sul rapporto tra ambiente ed economia/finanza, dicotomia antica che occorre superare perché un ambiente più sostenibile è il framework ideale per il rilancio economico e occupazionale, consolidato dai dati più recenti. L’altro principio è di carattere istituzionale. Nei primi mesi del 2020, in piena pandemia, la Commissione Ue ha precisato che partirà il Next Generation, ma i principi devono essere gli stessi del Green New Deal con l’aggiunta del sostegno al sistema sanitario e con due atti non rinviabili: la nuova legge sul clima e la riforma dell’action plan sulla finanza sostenibile. E’ importante che la politica economica del Governo sia chiaramente indirizzata a questi pilatri. Da qui la nostra lettera. Parliamo appunto della lettera inviata al presidente del Consiglio e a cinque ministri con le proposte sull’utilizzo di strumenti di finanza sostenibile per l’impiego delle risorse Ue. Ce ne parla? Schematizzando la lettera sui punti chiave, le nostre proposte, da un lato, insistono sulla questione dello sviluppo sostenibile in campo ambientale con fortissima attenzione all’inclusione sociale. Dall’altro spieghiamo che dalla spesa dell’80% delle risorse europee nella decarbonizzazione italiana conseguirebbe un aumento del 30% del Pil e incremento del tasso di occupazione del’11% entro il 2030: non è solo 'disinvesting' dalle fonte fossili ma diventa 'investing’ virtuoso. Così abbiamo pensato di mettere nero su bianco la nostra proposta in 8 punti: dall’impiegare la tassonomia europea delle attività eco-compatibili, allineare gli strumenti di finanza pubblica ai benchmark climatici ad emettere green e social bond sovrani e regionali. Pronti a fornire il nostro patrimonio di esperienza dal momento che il Forum compie 20 anni e aderiscono quasi 120 organizzazioni. Perché la partnership pubblico-privato può fungere da moltiplicatore: se abbiamo 209 miliardi da spendere e ci allineiamo agli Sdgs e allineiamo gli obiettivi di imprese e del pubblico arriviamo ad una leva di moltiplicazione di quelle risorse fino a 700-800 miliardi. Sono meccanismi pronti ma non se ne parla molto. Promuovere social e green bond. A che punto siamo in Italia? Fino a poco tempo fa era molto chiara la funzione dei green bond mentre sui social bond c’era poca letteratura o, comunque, non avevano avuto successo. Ora focalizzandosi sul settore sanitario e con il sostegno dell’Ue, diventano uno strumento fondamentale per sfruttare i fondi dell’Ue. Certo, sui green bond sovrani siamo indietro e occorre che anche l’Italia colmi il gap. Anche se il ministro Gualtieri li ha annunciati e arriveranno. Ora si parla anche dell’utilizzo di un terzo del Next Generation Ue con questi strumenti: è un’ottima occasione ma serve attenzione perché i green bond hanno standard Ue ben precisi e devono essere utilizzati in modo trasparente. Visto che il mercato italiano privato sui green bond è avanti, la cosa più intelligente è uno sviluppo pubblico-privato; quando il Mef emetterà un green bond sovrano punti molto sull’esperienza che la finanza sostenibile ha avuto negli ultimi dieci anni. Si è aperta la nona edizione della settimana SRI, appuntamento del Forum dedicato all’investimento sostenibile e responsabile. Cosa vi aspettate? Abbiamo numeri di partecipazione impressionanti, lanceremo ufficialmente le proposte e ci aspettiamo le prime risposte da parte del Governo. Ci piacerebbe, visto che ci mettiamo a disposizione senza nessun altro interesse di bottega, avere qualche risposta. SFOGLIA IL REPORT COMPLETO  12/11/2020

12 Novembre 2020

La storia di Nativa e le B Corp. Standard per misurare la sostenibilità e restare sul mercato

La scelta di un modello sostenibile è ormai un imperativo per le aziende, un pre-requisito per continuare ad operare sul mercato, spiega Eric Ezechieli, co-founder di Nativa, prima B Corp italiana, a SustainEconomy.24, report di Sole 24 Ore Radiocor e Luiss Business School   Adottare un modello sostenibile è ormai un imperativo per le aziende, un pre-requisito per continuare ad operare sul mercato. E l’innovazione delle B Corp è stato creare standard per misurare quanto le aziende siano realmente sostenibili. Eric Ezechieli, co-founder insieme a Paolo Di Cesare di Nativa, una delle aziende fondatrici del movimento B Corp in Europa e prima B Corp italiana, racconta la storia della società e parla della risposta “estrememente positiva dell’imprenditorialità italiana. Presente in 130 settori e in 50 paesi, il movimento globale B Corp sta crescendo rapidamente e conta oggi più di 2.500 membri con l’obiettivo di riscrivere il modo di fare impresa. In Italia si contano ad oggi oltre 100 B Corp. Promuovere la sostenibilità e aiutare le aziende a far coesistere il profitto con obiettivi virtuosi. Come è nata la vostra idea di una BCorp? «B Corp è un concetto nato una quindicina di anni fa ed ha avuto il merito di chiarire in maniera netta e cristallina cosa significhi fare business in maniera sostenibile. Diciamo che di sostenibilità nel business se ne parla da anni ma fino a 15 anni fa non era chiaro quando fosse sostenibilità annunciata e quanto fosse sostanza. Quello che è successo con le B Corp è stato creare degli standard di misurazione che consentono di capire in maniera chiara se una azienda è o non è sostenibile, vale a dire se sta creando valore economico, ambientale e sociale oppure sta creando valore economico e non necessariamente ambientale e sociale. Perché  B Corp? Nativa ha come caratteristica di essere stata la prima B Corp in Europa perché  crediamo profondamente in questo modello;  è una direzione ineluttabile e ci sono vantaggi nel farlo. Abbiamo anche la fortuna di lavorare con aziende leader e possiamo affiancare e accelerare il loro percorso. Del resto è ormai conclamato e emerso come indispensabile incorporare nella strategia delle aziende, oltre agli shareholder, anche gli stakeholder. E’ un vero e proprio cambio di prospettiva. I tempi cambiano; dopo 50 anni in cui è stata dominante la dottrina della shareholder primacy, ora diventa indispensabile un cambio di modello, perché un’azienda che non includa nella propria equazione di business le persone e l’ambiente diventa meno performante». Quali sono i vantaggi per le aziende che scelgono questa strada? «Propongo di parlare da una prospettiva diversa: più che di vantaggi, direi che quello che sta emergendo è l’imperativo del fare questa scelta perché un’azienda evoluta non può permettersi di non farlo. E’ un imperativo che diventa pre-requisito per continuare a operare sul mercato. La penalty se non si sceglie questa strada è molto vicina all’estromissione dal mercato. Poi ci sono, sicuramente, una serie di vantaggi in termini di gestione della reputazione, di creazione di valore del brand, di attrazione di talenti, di riduzione costi. Sono decine di effetti collaterali positivi che attribuiscono un valore ma a monte c’è il fatto che non adottare questo modello  diventa la formula per l’autodistruzione dell’azienda». Nativa è una delle aziende fondatrici del movimento B Corp in Europa, nonché prima B Corp italiana e partner in Italia di B Lab.  Avete anche collaborato con il Senato per l’introduzione della legge Società Benefit. Come rispondono l’Italia e le imprese italiane? «Quello che abbiamo riscontrato è che in Italia c’è una risposta estremamente positiva e un’attivazione del meglio dell’imprenditorialità italiana su questi temi. Le aziende italiane hanno storicamente un forte radicamento sul territorio, spesso sono aziende familiari e pensano con prospettiva più a medio-lungo temine e intergenerazionale e, quindi, l’incorporazione della sostenibilità e tendere verso lo status di B Corp sono stati recepiti in modo veloce e molto positivo. Tanto che oggi abbiamo più di 100 aziende certificate come B Corp, che vuol dire che soddisfano i più alti standard di performance ambientale, sociale e economica e più di 500 aziende che hanno adottato lo status giuridico di società benefit, l’andare a scrivere nell’oggetto sociale dell’azienda che lo scopo è bilanciare la creazione di valore tanto  per gli stakeholder che per gli shareholder». Le chiederei, se ci sono, a livello di aziende, comparti più resistenti o più disponibili? «In Italia, come nel resto del mondo, l’adozione di questi modelli avanzati di sostenibilità è abbastanza trasversale. Non ci sono settori in cui si concentrano. Nel mondo ci sono più di 150 settori diversi e in Italia almeno 30-40 settori diversi in cui ci sono B Corp: dall’alimentare ai servizi, dalla finanza al fashion, alle assicurazioni. È estremamente interessante perché ci dimostra che una prospettiva di sostenibilità non è specifica di una certa industry ma può essere adottata a 360 gradi». Come si concilia tutto ciò con il particolare momento storico che stiamo vivendo? Con l’emergenza e la crisi sanitaria ed economica? «Quello che è emerso, nell’ultimo anno è che le aziende che hanno un migliore profilo di sostenibilità e quelle che diventano B Corp, anche nelle condizioni estremamente complesse e drammatiche che stiamo vivendo, tendenzialmente performano meglio delle altre aziende per una serie di ragioni: hanno relazioni virtuose con gli ecosistemi di cui sono parte, con i fornitori, i clienti perché hanno una serie di meccanismi di innovazione e gestione dell’emergenza. Perché anche di fronte alle difficoltà si riprendono più’ velocemente. Le aziende sostenibili sono poi quelle che hanno maggiore capacità di innovare e mettere in campo più velocemente soluzioni. Da ultimo, ci sono le valutazioni che vengono dal mondo degli investimenti, dai grossi fondi, BlackRock in primis: è ormai risaputo che aziende che hanno un profilo di sostenibilità migliore performano meglio delle altre e quindi anche da parte della comunità finanziaria forte spinta che incentiva in questa direzione. Questo momento di crisi è sicuramente un acceleratore perché mettiamo in discussione lo standard di quello che abbiamo fatto negli ultimi decenni». SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 12/11/2020

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