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09 Aprile 2020

Cellnex: «Puntiamo a crescere, su Inwit interessati al controllo»

L'intervista al ceo Italia, Gianluca Landolina   Nonostante l'epidemia di coronavirus i piani di investimento di Cellnex Italia, divisione italiana dell'operatore europeo indipendente di torri per le telecomunicazioni controllato dai Benetton, non sono cambiati «di un centesimo». In più si continua a puntare a una crescita per linee interne ed esterne, guardando anche a Inwit, che da poco ha concluso l'operazione di fusione delle torri di Tim con quelle di Vodafone. Lo dichiara, nel corso di un'intervista a DigitEconomy.24 l'amministratore delegato del gruppo, Gianluca Landolina. Riguardo alla possibilità di creare un maxipolo con Inwit, eventulità che secondo il top manager sarebbe logica in un'ottica finanziaria industriale, spiega: «Ad oggi tutte le operazioni inorganiche le abbiamo fatte acquisendo il controllo. Certo finora abbiamo sempre puntato al controllo perché col controllo riusciamo a fare sinergie.». Quanto all'attuale emergenza coronavirus, Cellnex auspica che il Parlamento accolga, nell'ambito del dl Cura Italia, la proposta di un procedimento autorizzativo più agile, con «una sorta di silenzio assenso» e totale responsabilità del proponente, per andare avanti senza intoppi sugli investimenti. Con l'epidemia di coronavirus avete cambiato i vostri piani di investimento per l'anno in corso? Non stiamo modificando di un centesimo i nostri progetti, manteniamo un atteggiamento positivo e ottimista, siamo consapevoli del fatto che una porzione di investimenti in questo momento non potremo realizzarla, ma puntiamo a un'accelerazione decisa a fine anno. Abbiamo un piano di aumentare la dotazione di antenne, migliorare la capacità, permettere che una buona parte di investimenti autorizzati prima dell'emergenza venga realizzata. Quali iniziative avete preso per contrastare l'epidemia di coronavirus? Abbiamo messo tutti in smart working, d'altronde eravamo pronti, prima nelle aree del Nord, poi in tutto il resto d'Italia. Quello che è importante è anche lavorare sulla cultura del lavoro a distanza, non basta essere pronti tecnicamente, ma bisogna esserlo anche culturalmente. I nostri dipendenti stanno lavorando più di prima per soddisfare le esigenze attuali, in maniera molto efficace. Lo sentiamo come un dovere morale. Stiamo soffrendo non tanto nella capacità di andare avanti, fare manutenzioni, ma per il fatto che, nonostante le nostre attività siano state dichiarate essenziali, le nostre squadre non sempre hanno libero accesso all'interno del territorio nazionale, prescindendo dalle aree rosse. Quali criticità avete riscontrato? A volte c'è asincronia tra quello che è stato deciso a livello centrale, in questo caso da un decreto della Presidenza del consiglio, e le decisioni di chi esercita il controllo delle disposizioni a livello locale. Inoltre ci sono delle assenze, giustificate, di persone negli uffici locali, un gap che è difficile da colmare. Una parte della nostra velleità di investire sta subendo uno stop. Come si possono superare queste problematiche? Auspichiamo che in Parlamento, nell'ambito del decreto "Cura Italia", venga stabilito un processo autorizzativo agile e rapido, una sorta di silenzio assenso con totale assunzione di responsabilità da parte del proponente, cioè nostra, che prevede anche la sottoposizione a qualsivoglia controllo successivo. Tutto ciò per assicurare un contributo di servizio migliore rispetto a prima dell'emergenza e circoscritto alle infrastrutture già esistenti. Sul "Cura Italia" stiamo avendo con le istituzioni un'interlocuzione costante, abbiamo avanzato alcune proposte concrete che speriamo vengano recepite in Parlamento. Che altre iniziative avete messo in campo per l'emergenza coronavirus? Stiamo cercando di aiutare i nostri clienti, cioè gli operatori telefonici la cui rete è molto congestionata. Spesso inoltre, a fronte di un traffico aumentato esponenzialmente, non vengono utilizzati dagli utenti servizi che per le telco comportano ricavi incrementali, considerata ad esempio la grande quantità di tariffe flat esistente. Ne deriva una situazione di sofferenza. Noi, quindi, per venire loro incontro, intendiamo dare sei mesi di ospitalità gratuita nelle infrastrutture offrendo sia le spese di installazione sia, alla fine dei sei mesi, anche quelle di disinstallazione. Anche se ci troviamo in una situazione economica difficoltosa per il coronavirus, valutate ugualmente aggregazioni o acquisizioni? Sì certamente, questo tipo di operazioni sono nel nostro dna. Noi cresciamo ogni anno, organicamente e anche acquisendo infrastrutture. E' la storia e anche il futuro di Cellnex. Rispetto a questi obiettivi non ci distraiamo assolutamente, anche se è difficile avere in questo momento interlocutori mentalmente disponibili. Valutate anche la creazione di un maxi polo con Inwit che ha appena terminato il processo di aggregazione con le torri di Vodafone e se sì siete interessati anche a una quota di minoranza? Ad oggi tutte le operazioni inorganiche le abbiamo fatte acquisendo il controllo. Certo finora abbiamo sempre puntato al controllo perché col controllo riusciamo a fare sinergie. D'altronde gli operatori telco guadagnano sei euro per ogni euro investito nelle torri, le tower company come noi ne guadagnano 20. Per questa ragione mi aspetto, in base a questo ragionamento razionale, che a un certo punto gli azionisti possano prendere in considerazione di lasciare il controllo a un soggetto indipendente che fa questo di mestiere. SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 09/04/2020

09 Aprile 2020

 Nicita (Agcom): «Operatori telco incentivino uso dell'app»

L'intervista al commissario dell'AGCOM membro della commissione Pisano oggi su DigitEconomy.24, il report Luiss Business School e Il Sole 24 Ore   L'app per il tracciamento del contagio avrà successo «se la usiamo. Credo che gli operatori telco possano dare una mano nel fornire opportuni incentivi legati all'utilizzo volontario dell'app». Parola di Antonio Nicita, commissario Agcom nonché membro della commissione Pisano che si occupa anche dell'app. Secondo Nicita l'app può essere utilizzata, in maniera diversa, nella gestione di tutte le fasi dell'emergenza che per il commissario Agcom sono quattro. Si va dalla prima, che è quella che stiamo vivendo e «finché vi siamo dentro la raccolta di dati può essere utile solo unitamente a un campionamento, quale quello annunciato dall'Istat, che possa darci una capacità predittiva sulla durata della fase», all'ultima fase, la numero quattro: «è quella – spiega - che ci prepara al futuro ove il virus dovesse ripresentarsi, per isolarlo in tempi di assai più rapidi». A fine crisi si potrà poi aprire la possibilità per «un rilancio armonioso e territorialmente equilibrato degli investimenti in reti di alta capacità». E l'Agcom, dice Nicita, non farà mancare il suo contributo. Professor Nicita, qual è il ruolo dell'Agcom nelle ultime iniziative del Governo per contrastare il coronavirus e scegliere un'app che abbia successo nel tracciamento del contagio? Agcom è stata coinvolta dal Governo in due iniziative: una è la Commissione della ministra Pisano che si occupa anche della App per il tracciamento del contagio, in cui io sono stato designato a far parte, e l'altra la task-force sulla disinformazione voluta dal sottosegretario Martella. In entrambe le iniziative Agcom partecipa limitatamente alle proprie competenze, fornendo il proprio contributo tecnico naturalmente e porterà gli esiti degli studi e delle attività svolte per indicazioni di policy al Governo e al legislatore proprio sulle cosiddette data driven policy che con l'Antitrust e il Garante Privacy abbiamo tracciato nella nostra indagine conoscitiva sui big data. Come vede l'Agcom il lancio di una politica pubblica dei dati anche attraverso il tracciamento svolto dall'app per il coronavirus? Quella della ministra Pisano è una iniziativa molto importante e necessaria, tant'è che la stessa Commissione europea ha pubblicato un documento in tal senso. E' chiaro che tra tutte le Autorità, il ruolo principale di osservazione e consultivo, in questa fase, spetta al Garante Privacy e in particolare alla individuazione del giusto equilibrio tra tracciamento e rispetto delle norme GDPR e non solo. Il gruppo che sta lavorando sulla selezione dell'App ha al proprio interno esperti di altissimo valore che stanno lavorando a mio avviso molto bene e in tempi assai ravvicinati. Agcom potrà dare un contributo da osservatore tecnico in una fase successiva alla selezione dell'app, in particolare ragionando sull'accesso ai dati delle Big Tech, sulla capacità d'interazione dell'App con l'ambiente digitale di connessione, su possibili incentivi, da studiare anche con gli operatori di comunicazione, per l'effettivo uso dell'App da parte dell'utente. In che modo un'app di tracciamento potrà aiutare a contrastare il contagio? Diciamo innanzitutto che l'App di tracciamento dovrà essere inserita efficacemente in un contesto di policy articolate. Come suggerisce l'Organizzazione mondiale per la sanità, la raccolta dei dati e il tracciamento opportunamente anonimizzato o pseudoanomizzato deve permettere una politica delle le 3T: Test, Treat, Track. Naturalmente il modo in cui organizziamo le tre T dipende anche dalla fase in cui ci troviamo. Oggi un'app di tracciamento deve aiutarci soprattutto per la cosiddetta fase due, cioè per gestire la transizione dell'uscita. Anche se la fase due a mio avviso va distinta in almeno tre fasi. Quali sono le tre fasi? Forse conviene sin da subito ragionare di quattro fasi e capire come un' app di tracciamento possa aiutare a gestirle. La prima fase la stiamo vivendo ancora purtroppo e finchè vi siamo dentro la raccolta di dati può essere utile solo unitamente a un campionamento, quale quello annunciato dall'Istat, che possa darci una capacità predittiva sulla durata della fase. La fase due è quella che si aprirà dopo aver osservato un significativo rallentamento e riguarderà rientri selettivi al lavoro e a talune attività. Qui diventa utile capire chi è negativizzato e quali misure comportamentali vengono rispettate. E diventa importantissimo garantire che questa ‘apertura' sia limitata e selettiva. La terza fase è quella di vera uscita per la totalità della popolazione, ma non sarà un ritorno alla vita ‘normale'. Dovranno essere rispettate molte nuove regole e l'app di tracciamento può aiutarci anche nel monitoraggio di queste regole e al rispetto dei vincoli (anche banalmente di congestione o assembramento) in molte attività di lavoro, trasporto, scuola, tempo libero, turismo. La quarta fase è quella che ci prepara al futuro ove il virus dovesse ripresentarsi, per isolarlo in tempi di assai piu rapidi. Come potrà Agcom intervenire per far sì che l'app che sarà selezionata sia poi usata con successo? La app avrà successo se la usiamo. Credo che gli operatori telco possano dare una mano nel fornire opportuni incentivi legati all'utilizzo volontario dell'app. E' una riflessione che stiamo svolgendo e che ovviamente deve essere pienamente trasparente. L'altro importante pezzo del ragionamento è l'accesso ai nostri dati in possesso delle big tech per aiutare nel tracciamento del contagio e prevenirlo e integrare così le varie banche dati disponibili per il disegno delle politiche pubbliche. Questa crisi ha dimostrato la centralità della connessione e la necessità di superare il divario digitale. Che cosa ne pensa? Credo che dopo la fase acuta dell'emergenza, si apra una concreta possibilità per un rilancio armonioso e territorialmente equilibrato degli investimenti in reti di alta capacità. Agcom non farà mancare un contributo proattivo. SFOGLIA IL REPORT COMPLETO  09/04/2020

09 Aprile 2020

 Candiani (Microsoft): «App per tracciamento contagiati sia aperta agli altri sviluppatori»

L'intervista alla country manager Italia per DigitEconomy.24, il report Luiss Business School e Il Sole 24 Ore. Il gruppo ha partecipato alla call del Ministero dell'Innovazione.   Chiunque venga scelto per l'app di tracciamento dei contagiati di coronavirus metta poi la sua soluzione a disposizione degli altri sul social network degli sviluppatori, in modo tale che possa essere migliorata e sfruttata anche negli altri Paesi. E' il punto di vista di Silvia Candiani, country general manager di Microsoft Italia, una delle oltre 300 aziende che hanno partecipato alla call del ministero dell'Innovazione per realizzare un sistema di tracciamento. Per quanto riguarda il modello da scegliere nel bilanciamento con le esigenze di privacy, Candiani, che  ricorda come Microsoft sia pronta con ben due app, cita quello utilizzato da Singapore che si basa sull'uso della tecnologia bluetooth, sui contatti del contagiato, senza risalire al singolo individuo e parla di un necessario «trade off» tra sicurezza e uso del dato in un momento emergenziale come quello che stiamo vivendo. Oltre alla app, Microsoft per far fronte all'emergenza è impegnata su più fronti, dagli ospedali alle scuole alle aziende. E dopo l'emergenza? Nell'intervista a DigitEconomy.24 (report di Radiocor e Luiss Business School), Candiani spiega: «non si tornerà indietro, ci sarà un balzo nella digitalizzazione: penso che il cloud, l'informatica, l'utilizzo dei dati dovranno essere gli assi su cui costruire nuovi prodotti e servizi e su cui rilanciare anche la rinascita dell'Italia alla fine della crisi». Quali le iniziative avete intrapreso per l'emergenza? La prima cosa che abbiamo fatto è metterci in moto perché le aziende potessero essere operative, e in questo senso abbiamo avuto un feedback superiore a ogni più rosea aspettativa. Ci siamo resi conto in poco tempo di quanto si possa fare in smart working, dalle riunioni alle sessioni di brain storming, al dialogo con i clienti. Da noi in Microsoft abbiamo previsto anche momenti ludici come ad esempio le lezioni di yoga per i dipendenti.   Ci siamo anche accorti che le piccole aziende erano più in difficoltà, e quindi abbiamo messo loro a disposizione gratuitamente fino al 2021 Teams, la nostra piattaforma per le videconferenze e la produttività da remoto. In più abbiamo fatto una call to action a tutti i nostri partner chiedendo di prestare aiuto volontario per quelle realtà che volessero andare in smart working rapidamente ma non ne avessero le capacità. Abbiamo avuto un grande successo, quasi 40 aziende si sono offerte volontarie. Abbiamo dato priorità a ospedali e strutture sanitarie per poterle aiutare nell'attivazione di Teams. Inoltre abbiamo partecipato alla chiamata alle armi del ministero dell'Innovazione che ha chiesto i nostri prodotti gratuitamente per le zone più colpite, ad esempio nelle zone rosse di Codogno, poi abbiamo deciso di ampliare la nostra promozione al di là di quelle aree.  Un altro campo dove abbiamo lavorato è il supporto alle scuole dove, oltre alla nostra piattaforma, abbiamo dato disponibilità a formare gli insegnanti per la didattica on line. In poche settimane ne abbiamo formato un numero consistente, oltre 60mila. Infine abbiamo messo on line tutti i 9.500 giudici che ora fanno gli interrogatori tramite Teams. Che dati avete riscontrato nell'utilizzo delle vostre piattaforme con l'arrivo del coronavirus? In Italia con Teams eravamo un po' più indietro, era un prodotto di riferimento, ma non se ne si sentiva così forte l'urgenza. Nel giro di pochi giorni abbiamo abilitato quasi tutte le grandi aziende in Italia. Per rendere l'idea mese su mese abbiamo riscontrato una crescita di 7 volte nell'uso della piattaforma. Il sistema Italia era pronto a sostenere un'emergenza del genere? La difficoltà è stata trovare l'interlocutore giusto. Ad esempio nel mondo della scuola abbiamo lavorato bene, partecipiamo a un gruppo di lavoro, e abbiamo fatto un buon piano per la didattica on line. Una delle criticità è che per parlare alle scuole non esiste un modo centralizzato, ma bisogna partire dal basso. Ogni scuola, e a volte ogni professore, si orienta in maniera diversa. Diventa un po' difficile fare qualcosa di orchestrato. In altri Paesi invece si ci mette d'accordo con il Ministero e poi viene realizzata la soluzione per tutti. La stessa cosa è avvenuta per gli ospedali per i quali abbiamo tante soluzioni, ma non c'è un coordinamento nazionale. C'è una frammentazione che magari ha benefici in alcuni ambiti, è più flessibile, in altri permette di essere meno veloce nell'implementare determinate soluzioni. Che tipo di soluzione avete individuato per l'app di tracciamento delle persone contagiate? Abbiamo presentato una nostra proposta, abbiamo sostenuto anche nostri partner che hanno fatto delle proposte, ci siamo messi a disposizione. In effetti il numero di applicazioni presentate è molto ampio, e questo potrebbe rallentare il processo, le soluzioni vanno infatti validate, ne va scelta una, sono tutti giorni che un po' perdiamo, si potrebbe essere più efficaci magari con un approccio un po' più direttivo. Dal canto nostro abbiamo messo a disposizione un'app realizzata con un nostro partner che gira su Azure ed è già disponibile adesso, un'altra sarà disponibile tra pochi giorni. Come Microsoft abbiamo diverse esperienze, siamo il partner del sistema sanitario inglese, abbiamo collaborato a Singapore, in questo momento tutte le nostre filiali stanno lavorando su applicazioni simili. Abbiamo inoltre proposto di mettere l'app prescelta su Github, il.social network dei devolopers, dove cioè gli sviluppatori si possono scambiare il codice sorgente. Qualunque sia la app scelta è infatti preferibile che diventi un bene comune che magari possa essere migliorato dalle altre 300-400 società di sviluppatori, ma anche essere resa disponibile agli altri Paesi. Come si possono risolvere i problemi di privacy nell'utilizzo di simili app? Innanzitutto, anche nella regolamentazione della privacy si fa riferimento al caso delle emergenze sanitarie. Si può inoltre ipotizzare, ad esempio nell'app scelta da Singapore, che sulle informazioni raccolte con bluetooth, non si sappia chi sia la persona, ma si abbia solo evidenza degli altri cellulari che sono stati vicini al contagiato entro due metri. Qualora dunque una persona risulti positiva al coronavirus, premendo un bottone si potrà avvisare automaticamente tutti gli altri cellulari che si sono trovati vicini nei precedenti 14 giorni. Penso in questa fase serva un trade off tra sicurezza e utilizzo del dato. Comunque l'app sarà di proprietà dello Stato che sarà garante. Che idea vi siete fatti dello stato di digitalizzazione dell'Italia ai tempi del coronavirus e che cosa ci aspetterà alla fine dell'emergenza? L'Italia è in ritardo rispetto agli altri Paesi, ha investito sempre molto meno in tecnologie e ricerca, in effetti si vede dalla penetrazione più bassa dello smart working e del cloud. La situazione di emergenza ha accelerato una serie di processi e secondo me non si torna indietro. Penso che l'ideale sia comunque un mix tra l'uso del digitale e gli incontri di persona perché abbiamo anche bisogno del contatto umano, dello scambio. D'altro canto, se non avessimo avuto il cloud, non sarebbe stato possibile gestire i picchi così forti registrati sulla nostra infrastruttura. I benefici in termini di resilienza, di elasticità sono sotto gli occhi di tutti, tutte le aziende stanno accelerando nel percorso di digitalizzazione. L'eredità di questa situazione sarà un grande balzo in avanti della digitalizzazione: penso che il cloud, l'ict e l'utilizzo dei dati dovranno essere gli assi su cui costruire nuovi prodotti e servizi e su cui rilanciare anche la rinascita dell'Italia alla fine della crisi. SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 09/04/2020

09 Aprile 2020

«L'azione del Governo sia ispirata dai dati»

L'importanza della digitalizzazione nello tsunami che ci ha travolto: l'intervento di Paola Pisano, Ministro per l'Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione in occasione di #Italiasmart, su DigitEconomy.24, il report Luiss Business School e Il Sole 24 Ore   L'Italia era quart'ultima nella classifica europea Desi per utilizzo e sviluppo di servizi digitali. Per fare un esempio, il tasso di applicazione dello smart working era del 2%, laddove altri Paesi, come il Regno Unito e la Francia, erano al 20 per cento. Ci siamo quindi trovati in una situazione di svantaggio ad affrontare un‘onda d'urto molto forte. Due considerazioni meritano di essere fatte: la prima è la reazione all'emergenza, di breve periodo, quindi bisogna mettere subito in campo tutte le attività le azioni, i progetti che si possono attuare per dare una risposta a cittadini e aziende, ospedali e malati, non solo di Covid, che si trovano in estrema difficoltà. La seconda è riuscire a fare in modo che questa reazione emergenziale poi abbia ricadute stabili nel nostro Paese. Molto velocemente abbiamo messo in piedi tre progetti: il primo è "Solidarietà digitale", per dare risposte immediate attraverso servizi digitali al cittadino in modo gratuito in tutta Italia; il secondo "Innova per ltalia" con Mise e Miur per trovare soluzioni innovative coinvolgendo anche il mondo delle start up; la terza è la task force sui dati e l'app per il contact tracing di cui tutti parlano. La cosa più importante è che questa task force deve riuscire a creare un'infrastruttura che aiuti il governo a creare le proprie policy guidato dai dati e non da altri fattori. Questo tsunami che ci ha travolto ha reso evidente agli occhi di tutti l'importanza della digitalizzazione, delle reti, dei dati, ma soprattutto l'importanza di rivedere il modello sociale che noi oggi abbiamo portato avanti con molta fatica. Abbiamo quattro fattori cruciali: lavoro; smart working e digitalizzazione; ricerca e lotta alle disuguaglianze; semplificazione e sburocratizzazione. Questi quattro fattori vanno affrontati non solo in modo emergenziale e non solo con gli aiuti che oggi stiamo mettendo in campo, ma anche e soprattutto con la presa di coscienza che dobbiamo avere un modello di economia nuovo, da studiare in poco tempo e iniziare a mettere in pratica rapidamente nei prossimi mesi. SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 09/04/2020 

09 Aprile 2020

Smart working e innovazione contro il coronavirus

Le considerazioni di #ItaliaSmart,  virtual panel organizzato da Cdp - Cassa depositi e prestiti con Luiss Business School: oggi su DigitEconomy.24, il report Luiss Business School e Il Sole 24 ore   Con l'emergenza Covid-19 per la prima volta lo smart working è diventato all'improvviso una necessità e una priorità per tutelare la salute delle persone, il lavoro e i servizi. Dall'oggi al domani aziende e Pubbliche Amministrazioni sono state chiamate a realizzare questa trasformazione, quando, solo fino a qualche settimana prima, il lavoro agile era parte di un processo più ampio di digitalizzazione del lavoro che procedeva a passo non così spedito. Questa accelerazione senza precedenti ha dimostrato che, se nel dopo Covid-19 niente sarà più come prima, ciò è ancora più vero se si pensa al mondo del lavoro e dell'innovazione: è questa la considerazione di fondo che ha animato #ItaliaSmart, il virtual panel organizzato da Cdp – Cassa depositi e prestiti in collaborazione con Luiss Business School, Talent Garden e P4I – Partners4Innovation, che si è tenuto lo scorso primo aprile. A fare il punto sulle nuove tecnologie che stanno trasformando la società, sullo smart working e sulle nuove competenze che saranno richieste nel futuro sono stati, assieme alla ministra per l'Innovazione tecnologica e la digitalizzazione Paola Pisano, Maurizio Di Fonzo, chief people and organization officer di Cdp, Paolo Boccardelli, direttore della Luiss Business School, Mariano Corso, direttore scientifico di P4I, Davide Dattoli, ceo e co-founder di Talent Garden e Monica Parrella, direttrice generale del personale del Ministero dell'economia e delle finanze.   «In Cdp eravamo abituati a qualche centinaia di persone che facevano un giorno di lavoro agile a settimana: dall'oggi al domani siamo passati al 100% e più di 2.000 persone in smart working», ha spiegato Di Fonzo. «Video e call sono aumentati del 1.700% rispetto a febbraio, i messaggi scambiati nelle chat sono cresciuti del 1.100%: se lo avessimo programmato, ci avremmo messo qualche mese». Dattoli ha aggiunto che non bastano solo i dati per ricavare una fotografia del cambiamento in atto: «La sfida è cambiare le regole del gioco. Soltanto uno shock di questo tipo è riuscito a dimostrarci che come facevamo prima era un retaggio del "si è sempre fatto così": abbiamo fatto un passo avanti di dieci anni, ma senza essere preparati. Oggi più che mai è quindi fondamentale la capacità di reazione: in questo momento non servono piani triennali, ma a 30 giorni». Proprio per reagire a un evento dagli effetti difficilmente prevedibili, un vero e proprio cigno nero, «le imprese cominceranno a ragionare sui modelli di business più resilienti», ha detto Paolo Boccardelli. «In questo contesto il digitale ha subito una grande accelerazione intraprendendo una strada senza ritorno. In futuro aumenterà ulteriormente la domanda di skill digitali e quindi la necessità di accelerare la trasformazione di competenze e professionalità. Parallelamente, andranno affrontati e risolti i nodi in tema di privacy e di regolamentazione di questi mercati». Anche per Mariano Corso «questo è il momento di esagerare con la formazione, perché le persone non si sentano lasciate allo sbaraglio» e siano pronte a gestire la «fase 2, che definirei di normalizzazione: cerchiamo di applicare più in profondità i principi fondanti dello smart working e poniamo le basi non soltanto di una seconda fase emergenziale». «Se siamo riusciti in pochissimo tempo in oltre 8.000 persone a lavorare a distanza al Ministero, vuol dire che gli strumenti tecnologici esistevano già», ha chiosato Monica Parrella, per la quale il fabbisogno di competenze manageriali pesa più delle infrastrutture. Punto di partenza, per la manager, è accettare che «il presidio fisico del dirigente è il contrario della leadership. Altro tema è quello delle soft skills: nei concorsi della pubblica amministrazione non è prevista alcuna domanda sulla motivazione» e oggi i dirigenti si rendono conto che la capacità di rapporto umano soprattutto a distanza «ha importanza notevolissima, su cui concentrarsi sia in fase di formazione sia di condivisione di buone pratiche». Proseguono intanto anche i "Webinar series" di Luiss Business School: dopo Marco Patuano e Maximo Ibarra, prossimi protagonisti sul sito della Scuola saranno il 16 aprile alle 18:30 Marco Sesana, amministratore delegato di Generali Italia, il 22 Luigi De Vecchi, chairman of Continental Europe for corporate and investment Banking di Citi, e il 29 Marco Morelli, amministratore delegato uscente di Mps. SFOGLIA IL REPORT COMPLETO 9/4/2020 

09 Aprile 2020

Luiss Business School Webinar Series con Marco Sesana, CEO Generali Italia

Un nuovo valore della relazione tra l’impresa e il proprio ecosistema: insieme a Marco Sesana, discuteremo come l’impresa oggi può guidare le trasformazioni riprogettando il suo agire insieme ai propri stakeholder – clienti, dipendenti, agenti, fornitori, istituzioni e comunità – valorizzando le reciproche competenze per soluzioni condivise concrete e immediate. RIVEDI IL WEBINAR   Il 16 aprile 2020 alle 18.30 si terrà un nuovo appuntamento della serie di webinar targata Luiss Business School con Marco Sesana, CEO di Generali Italia. Un momento di confronto virtuale in cui volgere lo sguardo al nuovo valore della relazione tra l’impresa e il proprio ecosistema. Insieme a Marco Sesana, discuteremo come l’impresa oggi può guidare le trasformazioni riprogettando il suo agire insieme ai propri stakeholder – clienti, dipendenti, agenti, fornitori, istituzioni e comunità – valorizzando le reciproche competenze per soluzioni condivise concrete e immediate. Durante il Q&A che seguirà il Virtual Panel, partecipanti e relatori potranno interagire attivamente sulle tematiche discusse e sulle possibilità di sviluppare competenze manageriali utili per gestire i momenti di trasformazione attraverso l’Executive Programme in Sviluppo Manageriale e Performance Management e Sistemi di Controllo, l’innovativo Flex Executive Programme, 90% in distance learning. Per partecipare al Webinar è necessaria la registrazione. REGISTRATI  RIVEDI IL WEBINAR

08 Aprile 2020

Al via il 16 e 17 aprile i corsi dell’Hub “Veneto delle Dolomiti”

  Prenderà il via il 16 e 17 aprile l’attività didattica dell’Hub Veneto delle Dolomiti Luiss Business School: coerentemente con i recenti Decreti, i primi corsi si terranno in modalità integralmente digitale, grazie alla piattaforma Cisco Webex già utilizzata con grande successo da Luiss sin dall’inizio del lockdown. I primi due corsi a partire saranno gli Executive Programme in Gestione delle Risorse Umane e Organizzazione e in Project Management. "Formare la classe dirigente del futuro è sempre stata la nostra missione e riteniamo che mai come ora la formazione svolga un ruolo fondamentale per capire come ridisegnare il futuro", ha detto Paolo Boccardelli, Direttore della Luiss Business School. "Le imprese di Belluno, nonostante il momento difficile, stanno mostrando una grande resilienza e non si stanno tirando indietro di fronte alle sfide: ci attende un mercato del lavoro profondamente diverso e vogliamo dare ai nostri iscritti tutti i migliori strumenti per affrontarlo". "A fine gennaio abbiamo inaugurato l’Hub delle Dolomiti con grande orgoglio e oggi – con altrettanto orgoglio – vogliamo iniziare questo percorso di crescita per le imprese e per il territorio. Questo virus è terribile, ma non ci piega. Noi andiamo avanti", afferma, dal canto suo, la presidente di Confindustria Belluno Dolomiti Lorraine Berton. "In attesa di occupare le aule e gli spazi del bellissimo palazzo Bembo e restituire alla città di Belluno un luogo vivo e dinamico, avviamo due percorsi virtuali, secondo gli standard tecnologici più elevati. Le nostre aziende – le stesse che hanno aderito con convinzione alla Luiss Business School – vogliono formarsi e crescere, superando questa emergenza sanitaria ed economica nel migliore dei modi". "L’alta formazione, in questo momento storico, non solo aumenta le competenze, ma offre nuovi strumenti per affrontare il periodo cui andiamo incontro. Sarà una fase complicata, drammatica, inedita e la conoscenza è la base per guardare in faccia i cambiamenti, anche quelli più repentini. La sfida formativa, oggi più che mai, è epocale", sottolinea Berton. Ai due corsi in partenza si sono iscritti rispettivamente 15 e 20 partecipanti, in rappresentanza di complessivamente 10 imprese del territorio. I programmi formativi si terranno in digitale nei weekend e, in base alla formula adottata, potranno avere dei momenti di networking in presenza una volta che le disposizioni governative lo consentiranno. La piattaforma Cisco Webex utilizzata da Luiss ha visto a oggi coinvolti circa 7.500 studenti e 550 docenti in quasi 6.000 lezioni, con 45 milioni di collegamenti. Il programma in Project Management è strutturato in conformità agli standard del PMI – Project Management Institute (Guida al PMBOK® sesta edizione): fornisce le competenze necessarie a pianificare, monitorare e controllare un progetto sotto i profili tecnici ed economici seguendo gli standard PM riconosciuti a livello nazionale e internazionale. Il programma inoltre prepara alla certificazione PMI-PMP® – Project Management Professional del PMI e fornisce le Contact Hours necessarie (crediti formativi) a consentire l’accesso all’esame di certificazione. A partire dal 16 aprile, si terranno 19 incontri per un totale di 114 ore. Il corso in Gestione delle Risorse Umane e Organizzazione ha l’obiettivo di favorire l’acquisizione di metodi e strumenti per intervenire in modo innovativo ed efficace nella gestione consapevole e integrata delle persone nelle organizzazioni. Il programma permetterà al partecipante di migliorare le sue capacità di acquisire i principali modelli, metodi, strumenti di gestione delle Risorse Umane; acquisire le competenze di analisi e progettazione organizzativa, con un orientamento specifico alla gestione del cambiamento e dell’innovazione organizzativa; acquisire gli strumenti concettuali e operativi per valutare l’adeguatezza del modello organizzativo in essere, individuare soluzioni alternative (sviluppo o cambiamento del modello organizzativo), e valutare il costo/opportunità associato al cambiamento della struttura; confrontarsi con tematiche e sfide di grande attualità nei contesti organizzativi, legate all’evoluzione della tecnologia e alla trasformazione digitale. A partire dal 17 aprile, si terranno 13 incontri a weekend alterni. L’attività didattica proseguirà a maggio con l’avvio degli Executive Programme in Amministrazione, Finanza e Controllo e Marketing Management (MaMa), con le specializzazioni in Marketing & Sales (MaSa) e Marketing & Social Media (MaSMe).  08/04/2020 

06 Aprile 2020

Perché le catene produttive torneranno in patria

Commento di Paolo Boccardelli, Direttore Luiss Business School, pubblicato su Affari & Finanza, il 6 aprile 2020  Il coronavirus potrebbe costare all'economia globale ben più dei 2,7 trilioni di dollari inizialmente stimati. Nel nostro Paese, per fare un esempio, le vendite di automobili sono precipitate a marzo dell’85%, mentre per gli Stati Uniti il più recente report di Goldman Sachs stima una contrazione del PIL del 34% nel secondo trimestre. Quello a cui stiamo assistendo viene definito in letteratura un “Cigno Nero” o “Environmental Jolt”, una discontinuità in natura, un evento non facilmente prevedibile il cui comportamento e i cui effetti non sono stimabili ex ante, ma osservabili solo ex post. L’emergenza Covid-19 è una crisi globale, trasversale e che produce uno shock sia sul lato della domanda che su quello dell’offerta: sebbene sia ancora presto per qualificarne in modo netto gli impatti, il dibattito sulla loro durata e profondità è molto acceso. Gli effetti del coronavirus sull'economia globale Il primo e forse più evidente effetto è il possibile cambiamento della globalizzazione. In questi anni abbiamo assistito alla delocalizzazione di numerose attività produttive in aree a elevata concentrazione industriale, spesso in Paesi emergenti, a basso costo e alta specializzazione, in grado di garantire significativi livelli di investimenti, il raggiungimento di importanti economie di scala e produttività. Questo ha portato alla creazione di piattaforme industriali regionali e allo sviluppo di un’offerta specializzata di servizi che rendono possibile l’integrazione fra queste piattaforme e le catene che arrivano fino ai mercati di sbocco. Questo modello è risultato estremamente vulnerabile all’attuale crisi: secondo l’Institute for Supply Management, il 75% delle aziende ha subito dal coronavirus un impatto estremamente rilevante nella catena di approvvigionamento. La risposta a cui assisteremo sarà inevitabilmente caratterizzata da alcune mosse: reshoring, almeno in parte, di alcune catene produttive, sviluppo di nuovi insediamenti produttivi più vicini ai mercati di utilizzo, nuove alleanze e partnership con operatori locali e in definitiva un ripensamento del modello spinto di globalizzazione a cui abbiamo assistito in questo ultimo decennio. Il reshoring è un tema chiave, al centro delle analisi di aziende e decisori: secondo un recente rapporto di Bank of America, l'80% delle multinazionali ha studiato un piano di rimpatrio di parte della produzione, mentre più di un governo valuta favorevolmente sconti, fiscali e contributivi, e taglio del costo del lavoro per le imprese che effettuino “back-reshoring”. I settori potenzialmente interessati sono l’hi-tech, l’automotive, il tessile, il farmaceutico e l’arredo: è chiaro che sono processi lunghi e complessi, ma probabilmente inevitabili. Vale tuttavia la pena sottolineare che il reshoring non si attua esclusivamente con agevolazioni, ma approntando un ecosistema industriale e manifatturiero che possa competere con le altre aree del mondo. E questo in Italia implica fare delle scelte rilevanti per adeguare le infrastrutture (logistiche, energetiche e digitali) ai benchmark più elevati. Accelerare la trasformazione digitale: banda ultra-larga, 5G, formazione Un altro fenomeno rilevante è l’accelerazione dei processi di trasformazione digitale e culturale in tutti i campi, dalla formazione alla cultura allo shopping: questo esperimento sociale “forzato” è una via senza ritorno, perché anche quando si ritornerà alla vita normale difficilmente si vorrà rinunciare ai benefici del digitale. Passeremo dalla società post-industriale, a quella digitale e infine alla data-driven society senza avere tutto il tempo che avremmo voluto concedere alle persone e ai lavoratori per abituarsi alla società dei big data e dell’intelligenza artificiale. Un’esperienza che, per forza di cose, richiederà di accelerare ulteriormente sullo sviluppo delle infrastrutture digitali (banda ultra-larga e 5G) e sul supporto alla formazione del capitale umano. La velocità di trasformazione genererà complessità enormi anche alle autorità di regolamentazione, le quali rischiano di non riuscire a comprendere in tempi adeguati la nuova realtà e a risolvere temi chiave quali diritto alla privacy, protezione dei dati, cybersecurity e proprietà intellettuale nell’economia digitale. Si dovrà per forza di cose saltare nel buio e piano piano illuminare lo spazio digitale aperto dalla nuova economia post Covid-19. Ma gli effetti possono andare anche oltre e muoversi in territori più ampi. Certamente cambierà la visione del Servizio Sanitario Nazionale, di quanto sia di valore un sistema universale come il nostro, che garantisce il diritto alla salute a tutti i cittadini, e di quanto sia necessario investire, sostenibilmente, in questo settore per mantenere il sistema di welfare alla base della nostra società. Coronavirus: il ruolo dell'Unione Europea Questa emergenza, infine, non potrà che arricchire, usando un eufemismo, il dibattito tra sostenitori dell’Unione Europea e sovranisti. Un dibattito che dovrà interpretare alla luce degli eventi il ruolo che può giocare per la stabilità e lo sviluppo della area Europea una politica di maggiore integrazione e di risposta coordinata sia dal punto di vista sanitario sia da quello economico. A oggi l’unico vero segnale rimasto dell’esistenza della UE è la moneta unica: senza un passo avanti verso gli Stati Uniti d’Europa, gli effetti le conseguenze a lungo termine del cigno nero potrebbero essere ancora più profonde. 06/04/2020

02 Aprile 2020

Luiss Business School Webinar Series con Maximo Ibarra, CEO Sky Italia

Come il digitale ha rivoluzionato le strategie di marketing e il rapporto con i clienti: abbracciare la logica digitale impone alle aziende di ripensare i propri processi e metodi di lavoro, in una prospettiva in cui il volano della trasformazione è rappresentato dall’evoluzione del rapporto con i propri clienti. Di quali strategie e strumenti dovranno dotarsi aziende e professionisti?  RIVEDI IL WEBINAR   L’8 aprile 2020 alle 18.30 con Maximo Ibarra, CEO Sky Italia, si terrà un nuovo appuntamento della serie di webinar targata Luiss Business School. Un momento di dibattito virtuale in cui poter approfondire la rivoluzione dei modelli di comunicazione determinata dalle nuove tecnologie. Insieme a Maximo Ibarra discuteremo di quali strategie e strumenti dovranno dotarsi aziende e professionisti per rispondere velocemente al cambiamento in atto. Abbracciare la logica digitale impone alle aziende di ripensare i propri processi e metodi di lavoro, in una prospettiva in cui il volano della trasformazione è rappresentato dall’evoluzione del rapporto con i propri clienti. Il Q&A che seguirà il Virtual Panel sarà anche l’occasione in cui partecipanti e relatori potranno interagire attivamente sulle tematiche discusse e sulle possibilità di sviluppare competenze attuali grazie agli Executive Programme in Marketing & Sales, anche nella loro innovativa formula Flex. Attraverso una modalità di erogazione digitale che prevede il 90% delle lezioni in distance learning e attività di networking in presenza, i Flex Executive Programme rappresentano un’opportunità formativa di eccellenza e allo stesso tempo flessibile e adattabile sia alle esigenze personali che agli impegni professionali. Per partecipare al Webinar è necessaria la registrazione. REGISTRATI 02/04/2020

01 Aprile 2020

CDP, Luiss Business School, Talent Garden e P4I: #ITALIASMART – Virtual Panel su innovazione e smart working

CDP, Luiss Business School, Talent Garden e P4I: il 1° aprile alle 15 #ITALIASMART – Virtual Panel su innovazione e smart working RIVEDI IL WEBINAR    Si terrà oggi 1° aprile alle ore 15:00 #ItaliaSmart, il virtual panel organizzato da Cassa Depositi e Prestiti in collaborazione con Luiss Business School, Talent Garden e P4I - Partners4Innovation per approfondire il tema dell’innovazione e dello smart working a cui parteciperà il Ministro per l'Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione Paola Pisano. L’emergenza Covid-19 impone infatti a tutte le organizzazioni di ridefinire i propri processi in una logica digitale, a partire dalla sperimentazione dello smart-working. Durante il virtual panel si analizzeranno quindi le opportunità connesse allo sviluppo delle nuove tecnologie, delineando trend e best practice per le competenze e il lavoro del futuro. Interverranno tra gli altri Maurizio Di Fonzo, Chief People and Organization Officer Cassa Depositi e Prestiti, Paolo Boccardelli, Direttore Luiss Business School, Mariano Corso, Direttore Scientifico P4I - Partners4Innovation, Davide Dattoli, CEO e Co-Founder Talent Garden, Monica Parrella, Direttrice generale del Personale Ministero dell’Economia e delle Finanze. Il virtual panel, a cui parteciperanno i manager di tutte le società partecipate da Cassa Depositi e Prestiti, vuole essere anche un momento di riflessione per tutte le aziende italiane in un momento di profonda trasformazione. E proprio nell’ottica di formare la classe dirigente del Paese per un futuro che si preannuncia molto diverso da come lo si prospettava, Luiss Business School ha messo gratuitamente a disposizione di CDP e delle sue partecipate una serie di strumenti di formazione digitale. 01/04/2020

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