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20 Febbraio 2025

EpilepsyPOWER, l’inclusione passa dalla formazione

Luiss Business School presenta il progetto di ricerca pensato per elaborare programmi formativi utili a contrastare lo stigma che spesso esclude le persone con epilessia (PwE) dal mondo del lavoro Il progetto EpilepsyPOWER, ideato e coordinato dalla Luiss Business School, è un'iniziativa di ricerca applicata e formazione. Tale progetto mira a innovare e integrare l'offerta formativa dei corsi, fornendo supporto alle organizzazioni private e pubbliche con cui collaboriamo, attraverso contenuti formativi aggiornati e concreti. I risultati del progetto e i moduli formativi per favorire l'inclusione aziendale di persone con epilessia sono stati presentati alla conferenza "Ambienti di lavoro inclusivi" a Villa Blanc il 16 gennaio. Il Professor Nunzio Casalino, coordinatore del progetto EpilepsyPOWER, ha illustrato la ricerca e gli obiettivi raggiunti. Il progetto EpilepsyPOWER Il progetto di ricerca EpilepsyPOWER si è concentrato sull'analisi delle lacune nelle organizzazioni riguardo alla diffusione e all'adozione corretta delle buone pratiche di inclusione di persone affette da epilessia, consapevolmente o inconsapevolmente, per supportare i processi aziendali. I contenuti, sviluppati e validati con numerose organizzazioni ed esperti, sono stati resi disponibili per proporre nuovi approcci alla progettazione dei luoghi di lavoro. Coloro che desiderano specializzarsi nella gestione delle risorse umane o orientare le proprie competenze per prepararsi alla certificazione come disability manager, possono farlo attraverso appositi moduli formativi. EpilepsyPOWER mira a sensibilizzare, stimolare e rafforzare i programmi offerti dalle Università in Europa per migliorare i curricula didattici in materia di inclusione di soggetti fragili e diffondere le buone pratiche identificate nei cinque Paesi coinvolti (Italia, Francia, Irlanda, Bulgaria e Germania) in contesti aziendali e universitari. Il progetto di ricerca, durato tre anni, ha coinvolto vari professionisti e pazienti, identificando soluzioni concrete per l'inclusione lavorativa. Sono stati pubblicati articoli scientifici internazionali, con eccezioni in Danimarca, Inghilterra e Norvegia, dove la letteratura è scarsa a livello europeo. «Abbiamo inoltre puntato a far conoscere i casi di successo, di aziende e pubbliche amministrazioni, e messo a disposizione un tool online che permette di assegnare il “bollino” di organizzazione epilepsy-friendly e validare in un certo qual modo se la formazione acquisita per esempio da un responsabile del personale di una organizzazione è stata correttamente appresa», ha sottolineato il professor Casalino. Grazie al progetto, docenti e ricercatori di diverse Università (Luiss, Guglielmo Marconi, Campus Bio-Medico, Grenoble Ecole de Management, Parthenope di Napoli) hanno condiviso esperienze e contribuito al report "Operational framework and learning methodology" con dati e idee per migliorare la formazione per manager, dirigenti e responsabili di funzione. Con il supporto di associazioni come l'International Bureau for Epilepsy (IBE), la task force Epilepsy Alliance Europe (EAE) e diverse Camere di Commercio in Germania e Bulgaria, sono state promosse buone pratiche organizzative. Inoltre, è stata effettuata una revisione sistematica delle legislazioni europee e delle statistiche sull'inclusione lavorativa delle persone con epilessia. Favorire la responsabilità sociale d'impresa: alla ricerca di un metodo «Avviare nelle organizzazioni iniziative dedicate all'inclusione lavorativa non solo per le persone con epilessia favorisce la creazione di ambienti di lavoro più equi e accoglienti. Dal punto di vista della gestione delle risorse umane si traduce in azioni concrete: dall’adattamento delle postazioni di lavoro alla formazione del personale per sfatare pregiudizi e lo stigma, oltre soprattutto a saper affrontare eventuali emergenze con maggiore capacità», ha sottolineato Casalino. «Ciò permette poi di dimostrare che un’organizzazione non si limita a rispettare le normative sull’accesso al lavoro per le categorie svantaggiate, ma si impegna attivamente per garantire pari opportunità. Spesso, le persone con epilessia incontrano ostacoli nel trovare e mantenere un impiego, a causa di stereotipi o timori ingiustificati. Promuovere la loro inclusione significa abbattere queste barriere e valorizzare il talento indipendentemente dalla condizione di salute». In più, quando un’azienda investe nella diversità, i dipendenti percepiscono un ambiente più giusto e rispettoso, il che aumenta l’engagement. Inoltre, sensibilizzare il personale sull’epilessia aiuta a creare una cultura organizzativa basata sull’empatia e sulla collaborazione, riducendo il rischio di discriminazione o isolamento. «Oggi, clienti e investitori sono sempre più attenti alle pratiche di responsabilità sociale d'impresa e premiano le imprese che dimostrano un autentico impegno nel sociale. Un progetto di inclusione lavorativa può quindi migliorare la percezione dell’azienda da parte del pubblico e rafforzare il suo brand». Inclusione in azienda: le soft skill necessarie per attuarle L'inclusione delle persone con epilessia sul lavoro dipende dalle competenze umane dei colleghi. Creare un ambiente accogliente richiede soft skill per affrontare la diversità con consapevolezza. L'empatia è fondamentale: capire le difficoltà degli altri senza pregiudizi è essenziale per l'inclusione. È importante comunicare chiaramente sull'epilessia, normalizzando la condizione e preparando il contesto lavorativo a gestire eventuali crisi senza panico. La flessibilità è cruciale: adattare spazi e orari di lavoro alle esigenze dei dipendenti con epilessia facilita l'inclusione. Intelligenza emotiva aiuta a gestire emozioni proprie e altrui, riducendo insicurezze e paure infondate. Investire su queste competenze crea un ambiente di lavoro equo e accessibile, rendendo l'organizzazione più innovativa e competitiva. Il ruolo della formazione Le persone con epilessia spesso non rivelano la loro condizione ai datori di lavoro per evitare lo stigma, il che può essere interpretato come una rottura della fiducia. Più della metà nasconde la propria condizione ai potenziali datori di lavoro durante la candidatura. «Fondamentale diventa, quindi, il ruolo di una formazione specifica per chi si occupa di gestire persone in grado di riprogettare i luoghi di lavoro, favorire la capacità di ascolto, abbattere lo stigma, ridurre gli errori di valutazione e favorire indirettamente la creazione di ambienti lavorativi realmente più inclusivi». Luiss Business School per EpilepsyPOWER I moduli formativi prodotti grazie al progetto EpilepsyPOWER sono progettati per soddisfare il fabbisogno conoscitivo ed esperienziale, dopo discussioni approfondite con i colleghi Matteo Giuliano Caroli, Responsabile dell’Area Ricerca applicata della Luiss Business School e Giovanni Assenza, Neurologo del Campus Bio-Medico di Roma. «Nello specifico abbiamo creato due percorsi formativi – aggiunge Casalino – contenenti ben 14 moduli didattici per approfondire sia dal punto di vista dell’organizzazione aziendale che dal punto di vista medico le problematiche della produttività e della sicurezza del lavoro in tale ambito, che spesso si ritrovano a dover fronteggiare i direttori del personale». Il progetto EpilepsyPOWER mostra come la Luiss Business School possa cooperare con università e aziende internazionali su inclusione lavorativa e riorganizzazione dei processi di lavoro, rafforzando il suo ruolo guida in Europa.

05 Febbraio 2025

Cinema e Tv, in scena le produzioni esclusive Luiss Business School

Il 7 febbraio 2025, nell’Aula Magna della Luiss Guido Carli, a Viale Pola, Roma, avrà luogo “Luiss Business School Creative Productions: dall’aula al set”, l’evento di presentazione di alcuni lavori prodotti e realizzati dalla Luiss Business School Durante l’evento verranno proiettati Titanus 1904, documentario che celebra i 120 anni della più famosa e antica casa di produzione cinematografica italiana e il pilot della serie TV Generazione Ansia, entrambi ideati e realizzati dagli studenti del Master in Management delle Imprese Creative e Culturali, major in "Gestione della produzione cinematografica e televisiva" e in "Writing School for Cinema & Television. Si terrà nell’aula magna della Luiss Guido Carli, in Viale Pola a Roma, l’evento “Luiss Business School Creative Productions: dall’aula al set” organizzato dalla Luiss Business School per presentare due prodotti realizzati dagli studenti del Master in Management delle Imprese Creative e Culturali, major in "Gestione della produzione cinematografica e televisiva" e in "Writing School for Cinema & Television: il documentario Titanus 1904 - che celebra i 120 anni della più famosa e antica casa di produzione cinematografica italiana - e il pilot della serie TV Generazione Ansia. Luca Pirolo, Head of Area Specialized Master della Luiss Business School, ha spiegato e tenuto a sottolineare: “La collaborazione con Titanus è stata un'opportunità straordinaria per i nostri studenti, resa possibile dalla disponibilità dell’azienda a condividere la propria storia e il proprio patrimonio cinematografico. Gli studenti hanno saputo raccogliere la sfida con entusiasmo e professionalità, trasformando un'esperienza formativa in un prodotto di valore. Questo progetto incarna perfettamente l'approccio della Luiss Business School, che integra le competenze apprese in aula con la realizzazione di progetti concreti, preparando i nostri allievi ad affrontare il mondo dell’industria cinematografica con visione e capacità. Ulteriore attestazione di questo approccio è il pilot della serie televisiva Generazione Ansia, ideata e prodotta con il lavoro congiunto degli studenti del master”. Dopo il successo della prima presentazione di Titanus 1904, già accolto con entusiasmo nell’ambito del programma ufficiale della 19ª Festa del Cinema di Roma, questa nuova proiezione rappresenta un'ulteriore occasione per approfondire i temi trattati e interagire con gli autori. Il documentario, prodotto dalla Luiss Business School e diretto da Giuseppe Rossi, ex studente del master Gestione della produzione cinematografica e televisiva, rende omaggio alla Titanus e alla sua gloriosa storia, attraverso testimonianze di protagonisti del cinema come Giuseppe Tornatore, Dario Argento, Enrico Vanzina, Lamberto Bava, Giovanna Ralli, Nino D’Angelo, Alessio Boni e molti altri. Il racconto si arricchisce con spezzoni di celebri pellicole che hanno segnato la storia del cinema, da Assunta Spina a Il Gattopardo, fino a L’uccello dalle piume di cristallo e Il camorrista. Il Presidente Titanus, Guido Lombardo, ha dichiarato: “Siamo estremamente soddisfatti di questo progetto documentaristico realizzato dalla Luiss Business School, che abbiamo accolto da subito con grande entusiasmo. Il regista Giuseppe Rossi e tutti gli altri studenti del Master hanno saputo raccontare con grande cura e approfondimento la storia, la magia e l’importanza della Titanus rievocando il suo ruolo fondamentale nel cinema, nella televisione, nell’audiovisivo e nella cultura italiana. Un racconto che dona luce e poesia ai nostri 120 anni, un cammino cinematografico che continua a ispirare sogni, storie e a celebrare la bellezza”. Con l’occasione, verrà presentato in anteprima anche il pilot della serie TV Generazione Ansia, un progetto innovativo interamente ideato e realizzato dagli studenti del Master in Management delle Imprese Creative e Culturali. L'episodio pilota, della durata di 20 minuti, segue Alice, una ventenne che soffre di FOMO (Fear of Missing Out), impegnata nell'organizzazione di una festa a casa del padre nonostante la febbre. La serata prende una piega inaspettata tra scoperte, conflitti e imprevisti legati ai suoi amici, ciascuno con le proprie ansie e disturbi, portando la protagonista a un punto di rottura. L'iniziativa sarà impreziosita dalla presenza di ospiti speciali, tra cui registi, produttori e membri del cast che interverranno per raccontare il dietro le quinte delle due produzioni e rispondere alle domande del pubblico. SINOSSI Titanus 1904 Il documentario “Titanus 1904” è il racconto della lunga e gloriosa storia di una delle case di produzione cinematografiche più importanti d’Italia. La narrazione si concentra sulle diverse generazioni della famiglia Lombardo che, con passione e innovazione, hanno reso la Titanus un punto di riferimento per il cinema italiano e internazionale. La Titanus iniziò la sua avventura agli albori del cinema muto, con sede a Napoli, prima di trasferirsi a Roma negli anni '30, dove la produzione si evolse con l'avvento del cinema sonoro. Uno dei momenti cruciali della Titanus fu il lancio della carriera del leggendario attore Totò con il film “Fermo con le mani”. La storia prosegue con il figlio di Gustavo, Goffredo Lombardo, che negli anni '50 e '60 portò la Titanus a nuovi livelli, producendo film di grande qualità artistica come “Il Gattopardo” e “Rocco e i suoi fratelli”, consolidando la reputazione della casa di produzione a livello mondiale. Attraverso interviste esclusive a grandi maestri del cinema come Dario Argento, Giuseppe Tornatore, Franco Nero, Enrico Vanzina, Giovanna Ralli e tanti altri, il documentario esplora la realizzazione di alcuni dei film più amati di sempre, tra cui anche “Il Camorrista”, “Pane, Amore e Fantasia” e “La Ciociara”, che valse a Sophia Loren l’Oscar come miglior attrice. La voce narrante dell’attrice Valentina Corti guida lo spettatore in un viaggio che non è solo una celebrazione del passato, ma una riflessione su come la Titanus abbia saputo adattarsi ai cambiamenti dell’industria cinematografica, restando fedele alla sua missione di produrre un cinema che fosse sia popolare sia artistico. Guido Lombardo, attuale presidente della Titanus, continua a guidare l’azienda con lo sguardo rivolto al futuro, mantenendo viva l’eredità della sua famiglia e l’influenza della Titanus su nuove generazioni di cineasti. Generazione Ansia Nell’episodio pilota seguiamo Alice, ragazza di 20 anni che soffre di FOMO, che nonostante abbia la febbre non ha rinunciato all’occasione di organizzare una festa a casa del padre. Nel corso della serata la ragazza cerca di far andare tutto nel verso giusto, ma una serie di situazioni che vedono il coinvolgimento di alcuni suoi amici la portano piano piano ad esplodere.

05 Febbraio 2025

Open Day Master Full-time

Partecipa all’Open Day Master Full-time del 4 marzo alle 16.00 per scoprire l’intero panorama dei Master Full-time in lingua inglese ed italiana di Luiss Business School e conoscere da vicino l’offerta formativa che vi aspetta. Un’occasione per scoprire i vantaggi di studiare negli hub di Roma, Milano, Belluno, Amsterdam e Dubai, i tratti distintivi dei programmi e della scuola, ed i servizi offerti agli studenti. L'evento rappresenta un’occasione per incontrare i coordinatori, il recruiting team e il career service che potranno rispondere a tutte le vostre domande: processo di ammissione, sfumature di programmi specifici, i costi, le agevolazioni finanziarie e le borse di studio disponibili, il placement o sulla vita nei campus. La Luiss Business School si impegna nel fornire un’istruzione di alto livello e nel promuovere una mentalità fondata sul cambiamento, innovazione e trasformazione per formare leader del futuro capaci di guidare un cambiamento positivo nella comunità imprenditoriale, sostenendo la sostenibilità ad ogni passo. La modalità ibrida dell’evento permetterà a tutti gli interessati di partecipare comodamente da casa o di vivere l’esperienza direttamente presso presso Villa Blanc, la suggestiva sede del Campus Luiss Business School di Roma, interagendo con docenti e lo staff. I partecipanti saranno inoltre esonerati dal pagamento della quota di accesso alle selezioni pari a 100€ per le prossime date di selezione: 6-7 e 20-21 marzo 2025. QUANDO: Martedì 4 marzo 2025DOVE: Roma & OnlineORARIO: 16.00 – 17.00 Per partecipare è necessaria la registrazione. document.documentElement.lang = navigator.language;

27 Gennaio 2025

Online Open Day MBA Education

Scopri i programmi MBA Luiss Business School partecipando all’Online Open Day, in programma giovedì 20 febbraio 2025, dalle ore 17:00. Preparati a esplorare nuove opportunità di carriera. L’evento rappresenta un’occasione unica per conoscere da vicino la Luiss Business School e il suo team di esperti. La Prof.ssa Maria Isabella Leone, Head of MBAs, illustrerà i moduli didattici, i laboratori e le attività che contraddistinguono i diversi MBA offerti dalla Scuola: Flex MBA Roma, Full-time MBA Roma, Part-time MBA Milan, Part-time MBA Rome, Executive MBA Roma, Executive MBA Milano.Questi programmi sono progettati per rispondere alle richieste del mercato internazionale, offrendo opportunità uniche a professionisti junior e senior grazie alla rete di docenti e top manager della Scuola. Durante l’evento, verrà approfondito il modello educativo innovativo e personalizzato degli MBA Luiss Business School, che valorizza l’esperienza di ogni studente, a partire dal processo di ammissione. Lo staff MBA sarà a disposizione per spiegare i dettagli dei programmi, il processo di selezione, le borse di studio disponibili e i percorsi in partenza. SPEAKERProf.ssa Maria Isabella Leone, Head of MBAs, Luiss Business School Staff MBA, Luiss Business SchoolQUANDO: giovedì 20 febbraio 2025ORARIO: 17:00 – 18:00DOVE: online L’evento è gratuito, ma la registrazione è obbligatoria. document.documentElement.lang = navigator.language;

MBA

21 Gennaio 2025

Introducing the DBA in Higher Education Leadership and Management

Unisciti a noi giovedì 20 febbraio 2025 alle ore 17:00 e partecipa al webinar di presentazione del DBA in Higher Education Leadership and Management (HELM) di Luiss Business School.Il DBA in Higher Education Leadership and Management è un programma di eccellenza pensato per leader esperti nel settore dell’istruzione superiore. Questo programma fornisce ai candidati le conoscenze, le competenze e gli strumenti necessari per eccellere nell’attuale ambiente globale competitivo dell’istruzione superiore, con un focus specifico sullo sviluppo di solide capacità di gestione, leadership e decision-making per affrontare i più recenti cambiamenti tecnologici e organizzativi in un contesto complesso. Durante l’evento di presentazione del programma, il Dott. Mathias Falkenstein, Professor of Practice in Higher Education Management at Luiss Business School and DBA Scientific Director, approfondirà l’approccio formativo innovativo al centro del programma, con partenza prevista per ottobre 2025. Relatori:Dr. Mathias Falkenstein, Professor of Practice in Higher Education Management at Luiss Business School and DBA Scientific DirectorDr. Fiona Hunter, DBA-HELM Core Faculty (Research Module)Dr. Jinnie Hinderscheit, DBA HELM Student, Head of Marketing at Grenoble Ecole de Management. QUANDO: Giovedì, 20 Febbraio, 2025ORARIO: 17.00 – 18.30DOVE: Online Registrati per partecipare all’evento! document.documentElement.lang = navigator.language;

DBA

13 Gennaio 2025

Al via l'evento sul progetto europeo EpilepsyPOWER per promuovere inclusione e responsabilità sociale

Luiss Business School si conferma protagonista nell’impegno per l’inclusione sociale, presentando il progetto europeo EpilepsyPOWER (Epilepsy People inclusion Overcoming Workplaces European marginalization), un’iniziativa volta a contrastare lo stigma che spesso esclude le persone con epilessia (PwE) dal mondo del lavoro e dalla piena partecipazione sociale. L’evento, aperto a manager, imprenditori, responsabili del personale, medici, specialisti, caregiver e persone con epilessia, rappresenta un momento cruciale per sensibilizzare il pubblico e condividere i risultati del progetto, che ha coinvolto organizzazioni di cinque Paesi europei (Italia, Francia, Irlanda, Bulgaria e Germania). Registrati e partecipa Obiettivi chiave dell’iniziativa: Promuovere la responsabilità sociale d’impresa; Diffondere buone pratiche di inclusione e valorizzare le soft skills delle persone con epilessia; Supportare il personale universitario nella creazione di percorsi formativi mirati per migliorare le opportunità di inserimento lavorativo; Coinvolgere imprese, università e istituzioni nell’adozione di politiche efficaci di inclusione. Un network europeo per l’inclusione Il progetto, coordinato dalla Luiss Business School, ha visto la collaborazione di sei partner di rilievo, tra cui università, organizzazioni professionali e fondazioni. Tra questi: Luiss Guido Carli – Luiss Business School (Italia); Università Campus Bio-Medico di Roma (Italia); Grenoble Ecole de Management (Francia); Camera di Commercio e Industria di Vratsa (Bulgaria); emcra – Europa aktiv nutzen (Germania); Epilepsy Alliance Europe (EAE) e International Bureau for Epilepsy (IBE) (Irlanda). Innovazione e best practice aziendali Durante l’evento verranno presentate best practice aziendali europee e soluzioni innovative per la creazione di ambienti di lavoro “epilessia-friendly”, valorizzando le capacità individuali e promuovendo una gestione inclusiva delle risorse umane. Per ulteriori dettagli, visita il sito ufficiale del progetto: https://epilepsypower-project.eu/

18 Dicembre 2024

International Week Information Session

Sei pronto ad ampliare i tuoi orizzonti e vivere un’esperienza internazionale trasformativa? Luiss Business School è entusiasta di invitarti a un’esclusiva International Week Information Session, durante la quale scoprirai come partecipare ai nostri programmi brevi e arricchenti e riceverai informazioni su un’esperienza educativa realmente globale. Quando: Martedì 9 gennaio 2025Orario: 17:30Dove: Villa Blanc, Campus di Luiss Business School & Online Perché partecipare alla International Week Information Session? Esplora le opportunità: Scopri i programmi unici offerti durante l’International Week, progettati per promuovere lo scambio culturale e ampliare la tua visione globale. Collega il mondo: Scopri come l’International Week può aiutarti a costruire una rete internazionale, connettendoti con studenti e professionisti di culture diverse. Dai slancio alla tua carriera: Comprendi i vantaggi professionali derivanti dalle esperienze internazionali e come queste possano posizionarti al meglio in un mercato globale competitivo. Cosa aspettarti? Una panoramica delle attività e dei temi dell’International Week nei nostri campus di Roma, Milano, Belluno, Amsterdam e Dubai. Una sessione di domande e risposte dal vivo con il nostro team. Non perdere questa opportunità per scoprire come partecipare a un’avventura internazionale che combina apprendimento, networking e crescita personale. Prenota il tuo posto ora! document.documentElement.lang = navigator.language;

16 Dicembre 2024

Executive Skill Lab ETHI-Call

Obiettivi Lo scopo del progetto è quello di confrontarsi sui concetti e le metodologie fondamentali dell’etica del business e della sostenibilità per facilitarne l'applicazione pratica per i responsabili delle decisioni all'interno delle organizzazioni ed al fine di “costruire” e gestire un’azienda etica e sostenibile al giorno d’oggi. Durante il laboratorio i partecipanti lavoreranno (individualmente e in gruppo) su una serie di casi studio, sondaggi, esperimenti dal vivo, discussioni in aula, tutti finalizzati ad applicare a situazioni aziendali concrete le teorie ed il quadro di riferimento affrontati e discussi nei workshop tematici. A chi è rivolto Il percorso è indirizzato a imprenditori e manager coinvolti nella governance aziendale, professionale, consulenti di direzione e professionisti. Programma e Calendario Il laboratorio si svolgerà in sette incontri online, secondo il seguente calendario: mercoledì 5 febbraio 2025 ore 18:30 - 20:30 mercoledì 19 febbraio 2025 ore 18:30 - 20:30 mercoledì 5 marzo 2025 ore 18:30 - 20:30 mercoledì 19 marzo 2025 ore 18:30 - 20:30 mercoledì 2 aprile 2025 ore 18:30 - 20:30 mercoledì 16 aprile 2025 ore 18:30 - 20:30 mercoledì 30 aprile 2025 ore 18:30 - 20:30 Argomenti Business Ethics: filosofia e management La comprensione delle forze che guidano la capacità di condurre un’impresa  la costruzione di una ExO partendo da un’idea di innovazione sociale la possibilità di implementare il modello ExO con i principi dell’etica e della sostenibilità  Mindset, management e process - Sustainable Business Design Sviluppo di un modello di impresa circolare, etico e sostenibile Il tema della trasformazione e del conseguente impatto socio-ambientale Il ruolo del design per costruire un futuro preferibile Collegamento tra creatività con innovazione e con sociale La comunicazione etica e il change management La “Comunicazione etica” alla base del modo di pensare e nella base di conoscenze del personale che vi lavora.  Il “change management” come strumento di crescita e la relazione con i bisogni di tutti i membri dell’organizzazione, degli stakeholder, e della società nel suo complesso. Inclusione, parità di genere e meritocrazia Il marketing umanistico Lo storytelling Il problema valoriale del greenwashing ETHI-Call per una Mirror Economy Imprese familiari e rilevanza del ruolo della formazione  I valori umani alla base della “Mirror Economy” Etica e business “Non è il business che deve diventare etico ma l’etica che deve diventare business”. Questa la riflessione/provocazione che serve a ragionare sul tema dell’ “egoismo etico”. Il lusso etico Esiste un “lusso etico”? Confronto con aziende del lusso per definire il concetto di lusso alla luce delle esigenze della clientela. Faculty La faculty è composta da accademici dell’Università Luiss Guido Carli e di altri prestigiosi atenei, oltre che da professionisti e manager con consolidata esperienza aziendale e didattica. Referente Scientifico Annamaria Spina, Ceo & Founder ETHI-CALL Iscrizione Quota di iscrizione La quota di iscrizione all’Executive Skill Lab in Media Training è pari a EUR 1.800 + IVA. *in fase di iscrizione verrà richiesto il versamento di EUR 48 relativo a 3 marche da bollo, da EUR 16 l’una, assolte virtualmente (una sulla scheda di iscrizione, una sulla richiesta di attestato, una sull’attestato). Come iscriversi Per iscriversi è necessario compilare il modulo di iscrizione presente nella pagina web del programma. Attestato di partecipazione Al termine del corso verrà rilasciato un attestato di partecipazione a coloro che avranno frequentato almeno l’80% delle attività di formazione previste dal programma. Agevolazioni Finanziarie La Luiss Business School offre diverse opzioni di agevolazioni finanziarie per l’iscrizione ai programmi executive: I partecipanti che hanno già frequentato a titolo personale un corso Luiss Business School e i laureati Luiss Guido Carli potranno usufruire di una riduzione delle rispettive quote d’iscrizione pari al 10% Imprese, Istituzioni, Enti o Amministrazioni Pubbliche che perfezioneranno iscrizioni multiple per lo stesso percorso formativo potranno usufruire di una riduzione della quota d’iscrizione pari al 10% Early bird 30 giorni. Per le richieste di iscrizione pervenute almeno 30 giorni prima della data di inizio del percorso formativo si applica una riduzione della quota di iscrizione pari al 5% Early bird 60 giorni. Per le richieste di iscrizione pervenute almeno 60 giorni prima della data di inizio del percorso formativo si applica una riduzione della quota di iscrizione pari al 10% Le riduzioni non sono cumulabili con altre riduzioni, sponsorship o borse di studio previste per il Programma.

13 Dicembre 2024

Shaping the Future of Business

Luiss Business School presenta Shaping the Future of Business, appuntamento online per la presentazione del DBA in Global Strategic Management – Green and Digital Transition, un programma multi-campus – a Roma, Italia, e ad Amsterdam, Paesi Bassi – progettato per manager e C-level executive che desiderano guidare le proprie aziende attraverso un cambiamento paradigmatico di grande impatto e affrontare le sfide legate alla sostenibilità e alle opportunità tecnologiche.Con un focus sulle significative implicazioni della doppia transizione verde e digitale, il DBA in Global Strategic Management offre una formazione avanzata con una prospettiva globale attraverso un approccio pratico e applicato. Il valore educativo del programma è arricchito da una forte collaborazione interculturale, da partnership con scuole di business di primo livello in Asia, negli Stati Uniti e nel Regno Unito, e da un corpo docente con comprovata esperienza internazionale. Unisciti a noi mercoledì 15 gennaio 2025 per Shaping the Future of Business: Introducing the DBA in Global Strategic Management on Green and Digital Transition. Puoi scegliere tra due fasce orarie: 12:30 o 17:00 (CET). SPEAKER Cecilia Jona-Lasinio, Full Professor of Applied Economics, Luiss Business School, Rome, IT Frederick Guy, Birkbeck Business School, University of London (retired); Professore di Chiara Fama, Department of Economics and Business, Università degli Studi di Cagliari, IT Marco Francesco Mazzù, Professor of Practice of Marketing, Luiss Business School, Rome, IT Cristiano Busco, Full professor of Accounting, Luiss Business School, Rome, IT; and, UCL, UK AGENDA Introduzione al DBA in Global Strategic Management – Green and digital transition Presentazione Modulo I – Management and Strategy in the Green Transition Presentazione Modulo II – The information economy, digitization, and intangible assets Presentazione Modulo III – Sustainability and digitization: marketing issues Presentazione Modulo IV – Accounting and Corporate Finance in the Modern Environment Conclusione e Q&A QUANDO: mercoledì 15 gennaio 2025ORARIO: 12:30 o 17.00DOVE: Online REGISTRATI PER LE 12:30 REGISTRATI PER LE 17:00

10 Dicembre 2024

Luiss Business School joins QS for the Responsible AI Consortium

QS launches landmark Responsible AI Consortium  in partnership with leading global business schools QS Quacquarelli Symonds, global higher education experts, has launched the Responsible AI Consortium alongside EDHEC Business School, Imperial College Business School, and Luiss Business School. The Consortium is a collaborative partnership between leading universities around the world and QS, who commit to innovating and embrace the need to re-engineer education through an AI Roadmap for transformation across four key pillars: Research & Intellectual Leadership; Teaching, Learning & Assessment; Outreach & Operational Efficiencies; and Governance & Human Commitment. The Responsible AI Consortium offers universities and business schools worldwide a forum for integrating AI into strategic and operational areas. It will develop project-based learning opportunities, foster collaboration in thought leadership and research, and provide a sandbox environment for piloting new AI-driven technologies. QS Founder and President Nunzio Quacquarelli said: “The Responsible AI Consortium marks a pivotal step toward transforming higher education through AI, preparing both institutions and students to harness its immense potential.” Quacquarelli continued: “As AI reshapes both learning and work, it is essential universities and business schools are equipped with the tools and frameworks to integrate this emerging technology effectively. By developing the Responsible AI Consortium, we aim to empower institutions with critical AI capabilities, enabling them to lead with innovation, adaptability and resourcefulness in an accelerating and dynamic world.” Responsible AI Consortium Members voices Michelle Sisto, AI Center Director of EDHEC Business School: "Recognising the imperative to reimagine business education in the AI era, the Consortium seizes the opportunity to collaborate on pioneering projects, research, and student-centred learning experiences that prepare our graduates for the future of work. Together, we will establish a roadmap for best practices in institutional AI integration, maintaining a steadfast commitment to human development, ethical innovation, and empowerment." Leila Guerra, Vice Dean (Education) at Imperial College Business School said: “By joining forces with other leading business schools and universities, we will deepen our understanding of AI and its transformative impact on higher education. The insights gained through this partnership will boost our research and enable us to promote safe and responsible use of AI within teaching, operations and student learning environments, identifying also best AI governance models. The partnership will build on the work Imperial is already doing through I-X – Imperial’s multidisciplinary research hub that aims to address the real-world challenges surrounding AI and through the work of the IDEA Lab." Raffaele Oriani, Dean of Luiss Business School: "Our vision for AI is pervasive, engaging every stakeholder in our ecosystem and deeply aligning with our entry into the Responsible AI Consortium. By joining the Consortium, we further our commitment to preparing students with future-ready competencies, supporting corporate partners as they shape the skills landscape of tomorrow, and equipping our faculty to drive a paradigm shift in education." Zoya Zaitseva, Innovation Manager & Head of Future17 SDG Challenge, QS: “Responsible AI Consortium is a cornerstone forum for visionary educators and EdTech innovators – such synergy is pivotal to maximize the potential of AI in Higher Education and youth employability. Creating intelligence that is based on insights from students, academia and employers is one of our key objectives, and I can’t wait to see the impact this Consortium will create.” 12/10/2024

AI

20 Novembre 2024

Oltre il PNRR: superare le criticità con la continuità

L'evento, organizzato da Luiss Business School in partnership con Consorzio Integra e LegaCoop, ha analizzato lo stato dell'arte dei finanziamenti del PNRR in Italia per alcune missioni specifiche e individuato le aree di miglioramento 11 miliardi: è questa la cifra finanziata e non ancora spesa legata ai progetti premiati dal PNRR per alcune missioni specifiche quali sanità, edilizia scolastica e in senso più generale quelle afferenti alle necessità degli enti territoriali. Per riflettere sulle criticità da affrontare per portare a compimento questi lavori e le ricadute sul quadro macroeconomico, Luiss Business School ha organizzato l’evento “Oltre il PNRR: programmazione, obiettivi, continuità”. In questa occasione, realizzata in partnership con Consorzio Integra e LegaCoop, si è discusso sugli ambiti di miglioramento su cui intervenire con dei correttivi e i progetti su cui puntare per dare seguito e continuità agli obiettivi del Piano. «L'evento vuole riflettere su come misurare l'impatto degli investimenti realizzati e capire cosa succederà quando si concluderà il periodo di investimento delle risorse alle tantissime iniziative che sono partite - ha dichiarato nei saluti di apertura Matteo Caroli, Associate Dean for Sustainability di Luiss Business School - Bisogna ricordare che questi capitali vanno restituiti. Se questi investimenti non genereranno una crescita economica, la modalità di restituzione di questo debito determinerà altre problematiche. Il potenziale c'è, ma bisogna riflettere su come attuarlo». L’evento ha permesso ad alcuni dei principali stakeholder che, a diverso titolo, rivestono un ruolo di primo piano in questo contesto, di confrontarsi: il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, , le imprese, l’ANAC e gli esperti, in grado di leggere dal punto di vista economico e giuridico lo stato attuale. Lo studio Partendo da una fotografia della situazione dei progetti PNRR a livello regionale e relativa ad alcuni missioni specifiche quali sanità, edilizia scolastica e in senso più generale quelle afferenti alle necessità degli enti territoriali, ci si è interrogati sul ruolo che le imprese possono rivestire in questa fase finale di attuazione del PNRR, considerato il termine del 2026. Dallo studio commissionato ad Intellera da parte del Consorzio Integra e presentato nel corso dell’evento risulta infatti che su 18.345 progetti, circa il 35 % non è stato finanziato ed il 45% dell’importo complessivamente finanziato, non è ancora stato speso. Questo importo ammonta a circa 11 miliardi. Invece, circa 3 miliardi di euro costituiscono il totale dei fondi di progetti finanziati e non ancora andati a gara. Le evidenze hanno permesso di riflettere sull’importanza della programmazione, ma anche di fare concretamente il punto su quei progetti che seppur bocciati rimangono esigenze del territorio a cui sarà necessario dare risposte. Le criticità dell’attuazione del PNRR Negli ultimi due anni il tessuto imprenditoriale italiano ha lavorato orientando la sua attività anche in funzione del PNRR. In questo lasso di tempo permane una sacca di preoccupazione per l'attuazione dei progetti. Una delle criticità è legata alla mancanza delle competenze, ma anche alla necessità di una continuità nella spesa corrente delle amministrazioni perché i contenitori realizzati grazie al PNRR dovranno anche essere riempiti di contenuti. Tuttavia, il sistema nazionale non riesce a star dietro alle milestone del programma europeo legato al PNRR. Secondo Alessandro Botto, Docente di Diritto e regolazione dei contratti pubblici Università Luiss Guido Carli, la cappa giuridico-formale impedisce all’Italia di viaggiare a una velocità sufficiente per raggiungere gli obiettivi sul cammino. «Abbiamo bisogno di alleggerire le norme. Non possiamo pensare che l'efficienza del sistema sia realizzata pensando all'elemento patologico, come le infiltrazioni criminali - ha dichiarato - Bisogna pensare al momento fisiologico per conseguire l'efficienza del sistema. Il sospetto legato alle infiltrazioni criminali nel sistema collegato al PNRR è una delle criticità principali. Bisogna dare fiducia». I risvolti macroeconomici del fenomeno Il PNRR è stato pensato come uno strumento adatto a uscire dalla crisi e creare un’economia resiliente. L’orizzonte temporale ad oggi sembra stringente. Ci vorrebbe più tempo, ma anche un meccanismo di gestione efficiente di questa risorsa. Secondo Valentina Meliciani, Dean Luiss Institute for European Analysis and Policy, in un contesto geopolitico profondamente mutato, il tema degli investimenti rimarrà negli anni a venire. Le imprese hanno imparato a creare progetti e le pubbliche amministrazioni a valutarli e ad accompagnare le aziende nella realizzazione. «Questo meccanismo va tenuto vivo». «I prossimi due anni la crescita dell'Italia sarà legata al traino del PNRR. Per questo, da un lato bisogna dare continuità alle imprese, dando delle forme di finanziamento non in discontinuità con le precedenti. Dall'altro bisognerà tener conto che gli investimenti in realtà sono complementari ad altri tipi di spese. Quindi i tagli alla spesa pubblica come nel settore dei servizi rallentano gli effetti del PNRR».

14 Novembre 2024

Farmaci equivalenti, la strada per una sanità sostenibile e accessibile

Comunicato stampa "Dalla partnership tra Luiss Business School e Sandoz un caso di studio per comprendere le dinamiche nel mercato dei medicinali equivalenti” I farmaci equivalenti rappresentano un’opportunità per la sostenibilità della spesa sanitaria dello Stato e delle famiglie: sono una sorta di bene pubblico in quanto riducono i costi a carico del sistema sanitario nazionale e per i cittadini, contribuendo a diversificare l'offerta e aumentando così la disponibilità di un determinato principio attivo.  Con questa consapevolezza, Luiss Business School e Sandoz SpA, filiale italiana della multinazionale  leader mondiale nella produzione e commercializzazione di farmaci equivalenti e biosimilari, hanno siglato una partnership finalizzata a promuovere la sostenibilità nel campo della salute -  attraverso attività di formazione, ricerca e consulenza – e a sensibilizzare la generazione Z rispetto a tematiche di interesse sociale come quella relativa al  ruolo svolto dai  farmaci equivalenti e biosimilari per  rendere il sistema sanitario sempre più accessibile e sostenibile. L’expertise accademica della Luiss Business School, unita alle best practice di Sandoz, hanno permesso di realizzare uno strumento didattico per studenti e futuri professionisti, un paper che ricostruisce e mostra le attività di pianificazione strategica finalizzate al posizionamento aziendale nel mercato dei farmaci equivalenti. Il caso di studio Il caso illustra attività e dinamiche aziendali in modo da consentire agli studenti di “entrare in azienda”, immedesimandosi in tutte le funzioni coinvolte all’interno di un processo di riorganizzazione strategica. La sfida manageriale di Sandoz nel mercato degli equivalenti in Italia, raccontata nel paper, vede l’azienda far fronte alle flessioni intervenute nel mercato di riferimento a partire dal 2018 e acuite dal periodo pandemico attraverso una strategia di riposizionamento basata sul lancio di farmaci generici “branded”, cioè farmaci equivalenti commercializzati con un nome di fantasia, un brand, affiancato all’indicazione del suo principio attivo.  Questa linea, nell’arco di 4 anni, porta l’azienda a diventare la farmaceutica a maggior tasso di crescita tra quelle più rilevanti nel segmento dei prodotti per la cardiologia: i farmaci "branded" sono, infatti, diventati il motore di crescita dell’azienda nel segmento retail del mercato degli  equivalenti, con una crescita a doppia cifra che ha raggiunto un +35% nel 2024 rispetto all'anno precedente. La proposta commerciale innovativa di Sandoz nell’ambito dei generici branded in cardiologia, che permette l’inversione di tendenza sul mercato, è rappresentata dalle polipillole (farmaci che in una singola compressa presentano due o più principi attivi coformulati) o “fixed dose combinations”, una soluzione che può migliorare l'aderenza alla terapia dei pazienti rispetto alla somministrazione di farmaci in singola formulazione, semplificando il trattamento e offrendo vantaggi economici per il sistema sanitario. I farmaci equivalenti e le sfide competitive I medicinali equivalenti possono costare dal 20% al 75% in meno rispetto ai farmaci di riferimento coperti da brevetto, poiché non richiedono i costosi investimenti per tutte le fasi di identificazione, ricerca, sperimentazione e introduzione sul mercato. Nonostante gli equivalenti siano comparabili ai rispettivi farmaci di riferimento per comprovata qualità, efficacia e sicurezza, il prezzo più basso può indurre a percepirli come meno efficaci, anche a causa di un’approssimata traduzione del termine anglosassone Generics in "generici", che in italiano può assumere una connotazione di minor valore. Tuttavia, il loro beneficio diventa sempre più rilevante in un contesto caratterizzato da spinte continue, indotte da un maggiore invecchiamento della popolazione, da una maggiore emergenza di condizioni cliniche croniche e dal conseguente aumento dei costi, soprattutto in Italia dove il sistema sanitario universalistico deve far fronte ad aspetti sempre più cogenti relativi alla sostenibilità della spesa sanitaria stessa. In questo contesto l’equivalente produce un impatto considerevole nel contenimento della spesa pubblica in ambito sanitario, oltre a fornire un non trascurabile apporto in termini di offerta di medicinali, sostenuto in questo da una commercializzazione libera, anche tra più attori e non più dal solo gestore del brevetto. A rallentare l’affermazione dei farmaci equivalenti, oltre alla percezione del mercato, vi sono ragioni  economiche legate all’aumento dei costi di produzione - nonostante le autorità pubbliche abbiano mantenuto restrizioni sui prezzi -  e anche alla concentrazione della produzione di principi attivi lontano dall’Europa, soprattutto in Cina e India. A prescindere da questi ostacoli alla diffusione degli equivalenti, le tendenze in atto evidenziano come, per la sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale (e quindi l’accesso equo alle cure), sia necessario  promuovere misure  a favore dei farmaci equivalenti affinchè si possa arrivare ad una sempre maggiore adozione su vasta scala degli stessi.  “Luiss Business School è impegnata con la sua attività di analisi e ricerca ad individuare e raccontare i casi aziendali pioneristici e le  best practice che generano un impatto positivo e concreto sulla società generale e nel mondo del business. La stessa produzione di conoscenza è messa a disposizione di studenti e giovani professionisti che se ne nutriranno per crescere e accompagnare il loro sviluppo di carriera. La partnership con Sandoz e lo studio e il confronto che ne sono derivati ci permettono di continuare nella strada intrapresa” Matteo Caroli, Associate Dean for Sustainability and Impact, Luiss Business School “L’obiettivo di Sandoz di essere pionieri nell’ampliare l’accesso alle cure per un sempre maggior numero di persone va oltre il mero concetto di accessibilità al farmaco. Siamo costantemente impegnati nel creare dialogo e collaborazione continuativi con i principali interlocutori del settore Healthcare, Istituzioni, mondo accademico e terzo settore affinché, mettendo a fattor comune diverse competenze e know-how, si possano creare le giuste condizioni per contribuire alla sostenibilità del sistema sanitario. La collaborazione tra Sandoz Italia e Luiss Business School rappresenta un esempio concreto in questa direzione. Essa esprime la comune volontà di agire attraverso un percorso di sensibilizzazione e formazione dedicato agli studenti universitari affinché le future generazioni di leader, decision makers, clinici e pazienti, abbiano nel proprio bagaglio strumenti adeguati a compiere scelte di salute più consapevoli e sostenibili.” Marco Forestiere, Amministratore Delegato di Sandoz SpA. 14/11/2024

10 Febbraio 2022

Sotto il segno del coaching

Ora più che mai c'è bisogno di un aiuto. Per cambiare testa, o anche solo strategia. E far crescere il fatturato. Ce lo spiegano Anna Zanardi Cappon e Paolo Palazzo dell’Executive Programme Coaching Luiss Business School Si fa presto a dire "new normal". Ma di normale, in questo 2022, non c'è proprio niente. A partire dal Covid, del quale non ci siamo ancora liberati. Il distanziamento sociale, le mascherine, le diverse modalità di interazione: siamo letteralmente schiacciati dal peso del virus, come individui ma anche come organizzazioni. E ci sono solo poche cose che ci possono aiutare, una di queste è il coaching. «Performance e salute sono due aspetti correlati, ma questo aspetto non viene quasi mai preso in considerazione», sottolinea Anna Zanardi Cappon, psicologa, psicoterapeuta, executive coach e consulente strategico-organizzativa, referente scientifica dell'Executive Programme Coaching della Luiss Business School. «L’essere umano nella sua realtà primariamente biologica ha un apparato sensorio che condiziona, attraverso ciò che percepisce, mente, emozioni, valori e, in ultimo, anche la performance che agisce. Il coach, consapevole dell’integrità della persona, agisce su livelli che più vanno potenziati: avere conoscenze neuroscientifiche aiuta a indirizzare meglio le decisioni della persona su eventuali comportamenti o scelte da effettuare». Il 2022 sarà un anno di aumentata consapevolezza sul reale ambito d’azione del coaching: «Se negli anni 2000 il coaching era ancora considerato una pratica esotica, oggi è una prassi consolidata e familiare a numerose aziende», prosegue Anna Zanardi Cappon. Ma la moda del coaching ha anche effetti “negativi”. Basti pensare che, digitando la parola “coach” su LinkedIn, solo in Italia sono presenti 56.000 risultati. «In realtà gli iscritti alle associazioni nazionali sono al massimo poche migliaia. Le credenziali che qualificano la professione di coach in base alla legge 4 del 2013 sono quelle fornite dalle maggiori associazioni operanti in Italia. Il 2022 sarà l’anno in cui si acquisirà maggiore consapevolezza sulla figura del coach, facendo più attenzione alle sue credenziali e alla sua preparazione, frutto di una formazione qualificata». Diffidate dalle imitazioni, insomma. Ne va del fatturato Il gioco vale la candela? La scelta di inserire il coaching in azienda, ma anche solo di seguire un percorso individuale si scontra con l’antico tema del Return on investment del coaching. «Diversi studi hanno dimostrato come l'aumento di performance e di business siano collegati a migliori capacità di leadership, inclusione e benessere organizzativo», spiega Paolo Palazzo, executive coach e coordinatore scientifico dell'Executive Programme Coaching della Luiss Business School «In più, i benefici riportati dalle aziende includono: incremento della produttività, qualità, un miglior customer service e una minore customer compliance, maggiore fidelizzazione (soprattutto da parte di coloro che ricevono coaching) e un aumento della bottom-line profitability». Ma questi benefit, a cui si aggiungono anche quelli personali come le migliori relazioni sul luogo di lavoro, hanno comunque bisogno di stime numeriche che giustifichino l'investimento delle aziende nel coaching: «Secondo i dati analizzati dall'International Coach Federation il coaching genera un Return on Investment (ROI) di circa 4-8 dollari per ogni dollaro investito. Si tratta dunque di un ritorno economico concreto. E nel 2022 peserà sempre di più sulle scelte dei leader». Così, meglio non perdere tempo: «L'autoriflessione e la consapevolezza delle proprie capacità e delle aree da sviluppare aumentano l'attenzione e la competenza», chiarisce Paolo Palazzo. «Per questo motivo, l'impatto del coaching sulle performance diventa più coerente e ne eleva la qualità. Inoltre, abbassa il rischio operativo dei team, migliorandone comunicazione interna e interpersonale. Un buon programma di coaching consente alle persone – grazie alla riflessione e alla consapevolezza di sé e del contesto – di considerare e ampliare la propria area di influenza all’interno dei sistemi nei quali sono inseriti, di scoprire nuovi spazi di azione e di assumersene la responsabilità». Il coaching diventa quindi uno strumento che le aziende possono implementare (anche come benefit aziendale, non dimentichiamolo) per ridare valore al proprio capitale umano: «Può diventare un regalo che l'azienda può fare per migliorare il benessere della persona, la sua capacità d'impatto nell'organizzazione, andando a migliorare anche la sua autostima e auto-efficacia». E se per decenni il coaching è stato impiegato solo a supporto delle posizioni apicali, oggi può essere esteso a tutta la popolazione aziendale: «Il coaching non è un benefit solo per chi ci lavora, ma per l'intera azienda», sottolinea Anna Zanardi Cappon. «Ormai molti Ceo e team apicali hanno all'interno delle rispettive organizzazioni un team coach, che li accompagna costantemente nello sviluppo del piano industriale o del cambiamento auspicato. In questo senso, i comportamenti funzionali ai contesti mutevoli, per essere effettivi, devono essere preceduti da un lavoro a livello cognitivo ed emozionale, dapprima sempre personale». Il digitale ci salverà Fin da tempi non sospetti (ben prima che il Covid irrompesse nella nostra quotidianità) il coaching si è affidato anche a confronti digitali. Così, quando è arrivata la pandemia, il settore si è trovato pronto ad affrontarla. «La novità è stata confrontarsi con leader e manager che hanno dovuto traslare il lavoro in digitale, cambiando la prassi organizzativa», chiarisce Paolo Palazzo. «Il coach ha lavorato chiarendo gli effetti neurocognitivi del passaggio da una dimensione tridimensionale a una bidimensionale. Inoltre, ha cercato di trovare soluzioni pragmatiche al sovra-affaticamento, alla pressione stressogena, all’iperfocalizzazione sui contenuti e alla perdita di un’abitudine alla relazionalità fisica, che in molti ha creato e ancora oggi crea disagio e spossatezza. Nel 2022 si lavorerà ancora molto sul tema, per mettere in armonia la relazione fisica e quella digitale». Abbiamo imparato a familiarizzare con lo smart working. Ma non è filato tutto liscio: «Alcune aziende hanno avuto difficoltà a convincere i dipendenti a tornare in ufficio e chi è tornato fa fatica a starci», spiega Anna Zanardi Cappon. «Il coaching potrebbe aiutare le imprese a sbloccare questa situazione e a ridisegnare gli spazi umani di lavoro. Ma questo può avvenire solo attraverso il recupero dell'identità organizzativa e individuale: sono i due aspetti su cui bisogna investire. La riflessione operata attraverso il coaching aiuta a orientarsi in questa direzione, sgomberando il tavolo da temi di bias o timori individuali. Quello del coaching è uno spazio protetto, dove tutto può essere messo in discussione ed elaborato, anche la propria identità professionale e le proprie convinzioni più profonde». Articolo pubblicato su Economy, febbraio 2022 Scopri l'Executive Coaching Programme 10/02/2022

03 Febbraio 2022

ENAC e Università Luiss insieme per il futuro dell’aviazione civile

Alla Business School dell’Ateneo la guida delle iniziative di formazione e di ricerca per la crescita di un settore strategico per l’economia del Paese Sinergia e collaborazione tra Istituzioni e Università come strategia nazionale di crescita: è il concetto alla base della Convenzione quadro siglata tra l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (ENAC) e la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali per sviluppare iniziative nella formazione, studio e analisi di settore. L’accordo è stato sottoscritto oggi, giovedì 3 febbraio, a Villa Blanc, nell’ambito di un incontro tra il Presidente dell’ENAC, Pierluigi Di Palma, il Direttore Generale della Luiss, Giovanni Lo Storto e il Direttore della Luiss Business School, Paolo Boccardelli. L’intesa, di durata triennale, intende creare opportunità concrete di collaborazione tra l’Autorità dell’aviazionecivile e l’Università intitolata a Guido Carli, al fine di favorire l’integrazione tra istituzioni e operatori del settore, in un modello formativo che abbia solide basi accademiche. Quello dell’aviazione civile è, infatti, un settore nevralgico per lo sviluppo economico del Paese che deve poter investire su professionalità di alto livello. Tra i temi oggetto della convenzione: l’organizzazione e la gestione di percorsi di alta formazione per il personale ENAC, ma anche attività di ricerca, studi di fattibilità e l’attivazione di tirocini curriculari. Le iniziative previste dalla convenzione saranno guidate dalla Luiss Business School che metterà a disposizione del settore aeronautico l’expertise e la competenza della propria faculty e dei propri centri di ricerca. “La convenzione firmata oggi – ha dichiarato il Presidente Pierluigi Di Palma – rappresenta l’avvio di una significativa sinergia tra l’Autorità del settore aeronautico e Università per costruire, da protagonisti, il futuro del Paese. Mettendo in comune le competenze reciproche, l’esperienza e il patrimonio professionale dei propri docenti e dei propri esperti,possiamo imprimere un nuovo impulso alla sicurezza e alla ricerca aeronautica e contribuire a creare un ecosistema per il rilancio del trasporto aereo e per il passaggio generazionalenecessario per affrontare le sfide che attendono il comparto”. Il Direttore Generale della Luiss, Giovanni Lo Storto ha affermato: “Costruire opportunità di alta formazione che rispondano alle esigenze occupazionali di aziende ed istituzioni costituisce uno dei principali obiettivi della nostra Università. La partnership con ENAC vaproprio in questa direzione. Sviluppare e rafforzare nuove skills è oggi, infatti, imprescindibile per fronteggiare con consapevolezza le due grandi sfide del nostro tempo: la trasformazione digitale e la transizione ecologica. Per questo, anche in settori strategici come quello dell’aviazione, è fondamentale ampliare un know-how consolidato e investire sulle persone, per generare valore e dare nuovo impulso ai processi di innovazione” Il Direttore Luiss Business School, Paolo Boccardelli ha aggiunto: “In un momento storico caratterizzato da profondi mutamenti, grandi stimoli e altrettante insidie, è necessario che gli asset fondamentali di un Paese si dotino degli strumenti necessari per essere protagonisti del cambiamento e affacciarsi con convinzione al nuovo panorama che si sta delineando. Èil caso del comparto aeronautico con il quale oggi diamo vita ad un percorso che immaginiamo prolifico per il futuro del settore e dell’Italia. La ricerca e la formazione sono elementi imprescindibili per lo sviluppo economico, per questo Luiss Business School è onorata di affiancare l’ENAC con le competenze e le conoscenze della propria faculty e disupportarla in un momento tanto delicato quanto importante”. RASSEGNA STAMPA Il Messaggero, Accordo a tutto campo Enac-Luiss per il futuro dell'aviazione civileAgenzie di stampa, Firma accordo Enac-Luiss 03/02/2022

28 Gennaio 2022

“Saper decidere, saper scegliere i collaboratori, gestire la complessità”: il leader secondo Teo Luzi

Nel suo intervento a Villa Blanc guidato dal Direttore Luiss Business School Paolo Boccardelli, il Comandante Generale Arma dei Carabinieri ha tratteggiato i caratteri necessari per fronteggiare le emergenze in posizioni di comando “I veri leader nei momenti di crisi si riconoscono dalla capacità di: prendere decisioni, scegliere i collaboratori a cui dare fiducia e delegare, creare organizzazione nella complessità”. Il Gen. C.A. Teo Luzi, Comandante Generale Arma dei Carabinieri, ha incontrato gli studenti dei master Luiss Business School nell’ambito del programma Leader 4 Talent, per offrire la sua visione sul futuro e sulle caratteristiche per fronteggiare le emergenze in posizioni di comando. L’incontro è stato guidato dal professor Paolo Boccardelli, Direttore Luiss Business School. In una testimonianza ricca di umanità, in cui il Comandante ha ripercorso le tappe salienti della sua vita, Luzi ha focalizzato lo scopo ultimo del lavoro di chi opera nelle forze dell’ordine: “Il cittadino si aspetta di avere un punto di riferimento, una certezza: e noi dobbiamo lavorare orientati verso questa aspettativa”. Il suo ruolo è sempre stato quello di leadership. In tale ottica, Luzi delinea con sicurezza i tratti di chi può trovarsi a gestire situazioni d’emergenza di ogni tipo. Ma, accanto alle predisposizioni innate, la capacità di assumersi responsabilità, il potenziamento attraverso la formazione e l’aggiornamento delle proprie skill sono fondamentali.  Oltre agli studi militari, nella sua vita ha conseguito tre lauree – in Scienze Politiche, Giurisprudenza e Scienze Internazionali e Diplomatiche –, un Master di 2° livello in “Scienze strategiche” e uno in “Strategia globale e sicurezza”: un percorso ricco e mai statico, che sottolinea l’importanza di aggiornamenti continui, anche per far fronte a scenari in continua mutazione. Ad esempio, Luzi ha sottolineato come l’Italia sia oggi uno dei Paesi maggiormente impegnati nella lotta alle ecomafie. È l’unica nazione ad avere 7000 uomini dedicati alla prevenzione e soppressione dei reati ambientali. In più, recentemente è stato siglato un accordo con la Fao per dare un contributo tangibile nella tutela delle foreste e delle aree a riscio, per la prevenzione della desertificazione.  Osservatore attento e critico, Luzi ha anche sottolineato come ci sia ancora tanto da fare per mettere a punto gestioni più attente, che evitino cattive gestioni, come quella vissuta durante il ritiro delle forze NATO dall’Afghanistan. “Il futuro che avete davanti è molto più duro rispetto a quello che aspettava noi”, ha sottolineato il Comandante. Ma è nella formazione e nell’impegno che i veri leader, quelli per un domani migliore, possono fare la differenza.  Chi è Teo Luzi. Generale di Corpo d’Armata Teo Luzi è nato a Cattolica (RN) il 14 novembre 1959. Ha intrapreso la carriera militare nel 1978 con la frequenza del 160° Corso dell’Accademia Militare di Modena, completando gli studi militari presso la Scuola Ufficiali Carabinieri di Roma nel biennio 1980-1982. Dopo aver conseguito tre lauree, un master di 2° livello in “Scienze strategiche” presso l’Università degli Studi di Torino e nel 2013 quello di “Strategia globale e sicurezza” presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, è stato anche direttore della rivista “Il Carabiniere”. Ha retto incarichi di comando per oltre 18 anni e, in particolare, quello di Comandante della Compagnia di Roma Centro (1984-1992) e dei Comandi provinciali di Savona (2001-2003) e Palermo (2007-2012). Tra altre investigazioni di maggior rilievo, nel 2008 ha coordinato l’operazione “Perseo” che ha condotto in carcere, per ordine della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, oltre 100 affiliati a “Cosa nostra”. Ha anche assolto vari incarichi all’estero tra cui quello di Capo di Stato Maggiore presso la “Multinational Specialized Unit” (MSU) in Bosnia & Erzegovina (1998-1999) e Capo team dell’“advanced party” MSU in Kosovo. Crede fortemente nella tutela ambientale e nelle innovazioni dell’Amministrazione pubblica e, nel senso, ritiene che l’assunto di ogni buon dirigente sia l’art. 98 della Costituzione che recita «I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione». Dal 16 gennaio 2021, il Generale di Corpo d’Armata Teo LUZI è Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri. Cos'è Leader for Talent - #L4T. Si tratta di un ciclo di incontri con leader, top manager ed esponenti del mondo aziendale. Il format prevede circa 20 minuti di Speech dell’ospite e successivamente una sessione di Q&A. Questi interventi e testimonianze sono fortemente orientati all’operatività e alla gestione pratica delle dinamiche aziendali. L4T è stato pensato per favorire l’incontro con i leader delle principali organizzazioni, offrendo ai nostri studenti l’esperienza di un confronto e un dibattito in grado di arricchirli dal punto di vista professionale e delle soft skill. 28/01/2022

26 Gennaio 2022

Global Minimum Tax, Boccardelli: «Ridurrà lo svantaggio di competitività dell'Italia»

Il Direttore Luiss Business School inquadra l'impatto della misura europea sul sistema Paese: «con i fondi della GMT bisogna investire su altri fattori della competitività, come digitalizzazione e costo energie» Dalla sua approvazione al G20, la Global Minimum Tax continua a tenere banco. Benché miri a una tassazione più equa da imporre a quelle imprese nazionali e internazionali sempre alla ricerca di aliquote e sistemi fiscali più favorevoli ai propri utili, la GMT rappresenta anche un'opportunità non solo per l'Unione Europea ma anche per l'Italia. Il Paese combatte da sempre con una pressione fiscale altissima, che smorza l'attrattiva verso capitali e gruppi esteri. Ma, come spiega Paolo Boccardelli, Direttore Luiss Business School, «la Global Minimum Tax può essere un'ulteriore occasione per ridurre lo svantaggio di competitività dell'Italia rispetto ad altri. Affinché ciò succeda, bisognerà utilizzare i ricavi di questa tassazione per investire su altri fattori, come digitalizzazione e costo delle energie». Cos'è la Global Mininimum Tax La Global Minimum Tax è l’imposta minima del 15% che si applicherà agli utili dei grandi gruppi che hanno un fatturato consolidato superiore ai 750 milioni di euro. È stata approvata durante il primo giorno del G20 di Roma e mira a garantire un livello di tassazione minimo per le imprese internazionali, quale che sia il Paese in cui operano, evitando che queste continuino a trasferire la propria sede fiscale in un paese dove il trattamento è più favorevole. L'obiettivo è realizzare una redistribuzione del gettito fiscale e, come spiega Andrea Silvestri, Adjunct Professor, Luiss Business School, «limitare la competizione a ribasso tra i vari stati che, nel corso del tempo, per attrarre investimenti di impresa hanno ridotto le aliquote fiscali e hanno previsto delle agevolazioni». Al momento sono 137 (su 140) gli stati del mondo che hanno accettato l'accordo OCSE in cui la GMT è presente. Ci sono pochissime eccezioni all'applicazione della GMT, come i fondi pensione e i fondi di investimento. Per determinare il reddito soggetto alla GMT si parte dall'utile contabile, quello che ciascuna società deve determinare sulla base del reporting package ai fini del bilancio della sua specifica capogruppo. A questo gruppo vengono apportati degli aggiustamenti limitati (dividendi e plus valenze per partecipazione). Su questo si crea la prima base di calcolo della tassazione. Poi si passa a determinare le imposte rilevanti (imposte correnti che risultano da bilancio, a cui vengono applicati piccoli aggiustamenti). Questo dà l'effective tax rate, che riguarda tutte le società del gruppo in una determinata giurisdizione. Anche gli Stati Nazionali potranno applicare la Domestic Top Up Tax, qualora ci siano evidenze di differenze non tassate. Le recenti modalità applicative adottate dall’OCSE e la proposta di direttiva della Commissione Europea forniscono un quadro dettagliato, ma su cui rimangono zone d'ombra. La Global Minimum Tax è una profonda innovazione nel sistema di tassazione per tutti i Paesi che hanno aderito, come spiega Francesca Mariotti, Direttore Generale, Confindustria, «è una novità importante che cambia il panorama della fiscalità internazionale alla luce di un’economia radicalmente trasformata dagli ultimi decenni.L’Italia deve essere protagonista di questi processi per assicurare un ambiente favorevole alla crescita e allo sviluppo competitivo delle imprese sul piano internazionale, garantendo un’equa tassazione ed evitando nuovi oneri su chi già paga le imposte in misura adeguata». L'impatto della Global Minimum Tax sul sistema Paese Secondo i dati Istat 2019, la Global Minimum Tax si dovrebbe applicare a 800 unità locali, pari allo 0,3% dei gruppi domestici, responsabili di 20 miliardi di valore aggiunto e 52 miliardi di fatturato prodotto. Considerando i gruppi multinazionali con casa madre nazionale, con i requisiti di fatturato consolidato superiore ai 750 milioni di euro, a rispondere alle nuove regole saranno 800 gruppi domestici, pari al 2,2% dei gruppi domestici. Sono responsabili di 58 miliardi di valore aggiunto e 250 miliardi di fatturato prodotto nel 2019. «Non sono numeri elevati, ma rappresentano imprese di particolare valore. Le aziende italiane hanno accolto con ottimismo gli esiti del lavoro sul pillar due dell'OCSE, un risultato per nulla scontato e positivo. Le fughe in avanti e le sperimentazioni domestiche non ci hanno mai visti favoriti. Tuttavia, ci sono aspetti critici e incerti, come gli oneri amministrativi e di compliance che si possono generare. Occorrono dei correttivi che semplifichino l'attuazione», ha aggiunto Mariotti. «Gli stati hanno iniziato a ragionare su nuovi modelli di business – ha spiegato Paolo Valerio Barbantini, Agenzia delle Entrate – La crisi finanziaria ha spinto l'opinione pubblica a scagliarsi anche contro il reddito non tassato che le multinazionali riuscivano a portare a casa negli Stati in cui operavano. Se lo scopo era mettere un freno alla concorrenza fiscale dannosa, le modalità proposte dall'OCSE sono interessanti. La Global Minimum Tax assicura che le multinazionali paghino un congruo ammontare di tasse sul reddito interessato». Gli interventi sono stati raccolti durante l'evento Nuove regole per l’economia globale: quali saranno gli effetti per le istituzioni e le imprese italiane della recente Global Minimum Tax?, tenutosi il 20 gennaio presso la sede di Luiss Business School, Villa Blanc, Roma. Sono intervenuti Paolo Boccardelli, Direttore, Luiss Business School, Andrea Silvestri, Adjunct Professor, Luiss Business School, Francesca Mariotti, Direttore Generale, Confindustria, Paolo Valerio Barbantini, Agenzia delle Entrate, Valerio Barbantini, Vicedirettore, Agenzia delle Entrate, Alessandro Bucchieri, Head of Tax, Enel, Silvia Sardi, Group tax director, Ariston Group, Giuseppe Zingaro, Head of Group Tax Affairs, UniCredit Group. RIVEDI IL WEBINAR 26/1/2022

25 Gennaio 2022

Monica Dellepiane: «L'MBA Luiss Business School mi ha trasformata in un manager di territorio»

Allieva della prima edizione del programma Part-Time lanciato a Milano, responsabile della promozione dell’Azienda speciale della Camera di Commercio di Genova – WTC, ha scoperto come l'alta formazione può cambiare il lavoro all'interno della Pubblica Amministrazione, soprattutto durante una pandemia mondiale Monica Dellepiane definisce la Camera di Commercio di Genova, luogo in cui lavora da diciotto anni, come «la più privata delle aziende della Pubblica Amministrazione». Ma un legame così lungo e solido con una realtà come questa non l'ha mai spinta a sedersi sugli allori. Due anni fa Monica ha iniziato a sentirsi un'azienda, da valorizzare e potenziare all'interno di una realtà più grande. Questo l'ha convinta a scegliere la formula part-time dell'MBA targato Luiss Business School, la prima edizione del percorso tenutasi presso l'hub Luiss di Milano. Durante i sedici mesi di formazione ha scoperto quanto l'alta formazione può rivoluzionare la Pubblica Amministrazione e far bene al territorio. Monica Dellepiane, cosa ti ha spinto a scegliere l'MBA Luiss Business School? Ho scelto l’MBA Luiss Business School perché ho sentito l’esigenza intrinseca di evolvermi professionalmente, per essere pronta a propormi alla mia azienda in modo altamente qualificato per affrontare nuove sfide e progetti in una pubblica amministrazione all’avanguardia e visionaria come Camera di Commercio di Genova. Già dall'Open Day a Villa Blanc, il 3 luglio 2019, ho potuto confrontare le varie proposte formative disponibili all'epoca. Ciò che mi colpì di più fu l'attenzione dell'education team. Si mostrarono attenti alle mie necessità. Poi ci fu una frase magica. Quale? Mi dissero: «Per lei, l’ideale è la formazione MBA. Provi il test di ammissione: visto il suo profilo, mi raccomando, è per lei». Sentendo quella frase, semplice e chiara, ebbi la risposta ai miei perché sulla Luiss Business School. Già il test fu una sfida gratificante, ma come una grande bella partita a tennis, con un match intenso e originale. Poi ho trovato in Luiss la risposta a quello che cercavo in termini di alta formazione ed efficacia nell’azione di accompagnamento formativo. Cosa ti ha colpita in particolare? Ho percepito la cura e l’attenzione alla “formazione personalizzata” con al centro la persona e le sue attitudini. La formazione proposta da Luiss Business School permette un potenziamento dei punti di forza personali e professionali nonché dà la possibilità di preparare la persona a superare i limiti della propria comfort zone. Cosa ha orientato la tua scelta verso la formula part-time? La possibilità di conciliare lavoro, studio e vita. Per 16 mesi ho riorganizzato il tempo per creare un equilibrio tra le tre dimensioni. All’inizio non è stato semplice, ma la chiave di svolta è stata la concentrazione di sfruttare al meglio il tempo libero nel rispetto dei valori personali e della famiglia. Ammetto che “il piacere dello studio verso la cultura manageriale” è un dono unico, e poterlo vivere è un onore. Ora posso dire che è stata una “grande impresa”, che sono fiera di avere vissuto e portato a compimento. Che ambiente hai trovato in Luiss Business School? Riassumo l’ambiente Luiss Business School con l’acronimo reinterpretato in modo personalizzato di MBA. M di meravigliosa esperienza di crescita professionale, supportata da un team di professionisti che hanno curato “su misura” la nostra formazione manageriale. B di business, simulare l’esperienza del vero mondo del fare business, vivendo concretamente l’essenza del manager. A di amicizia in particolare un valore creatosi all’interno della rete dei colleghi e con lo staff dei coordinatori MBA. In questa ottica è stato anche molto importante il valore percepito dalle lezioni tenute da alcuni professori. Ce ne puoi fare un esempio? La lezione speciale, appositamente tenuta per la nostra classe dal Professor Petrucci su economia politica allo scoppio del Covid, è stata importante. Le sue parole profonde hanno motivato la classe a vivere il momento, restando concentrati sui nostri obiettivi, credere nell’esperienza formativa proseguendo nel percorso, perché noi eravamo e siamo la risposta positiva al futuro, sia per la scelta fatta che per le prospettive professionali dopo l’MBA. Sei referente di progetti di valorizzazione delle produzioni e servizi tipici a marchio di qualità rilasciati da Regione Liguria e Camera di Commercio di Genova. Quali corsi ed esperienze dell'MBA Luiss Business School ti hanno aiutato a focalizzarti meglio sul tuo ruolo? Il programma MBA è stato accuratamente strutturato con un ottimo bilanciamento tra materie tecniche e attività pratiche, con un focus particolare per la realizzazione di progetti in team, applicando a questa parte del percorso anche l’arte del project management. Per il mio lavoro sono stati determinanti i tre progetti sviluppati come smart project: il primo anno, dopo i primi tre term del programma, ci siamo dedicati al lancio sul mercato e al piano marketing dello Smart POS di Nexi; a seguire, nell’ambito del Focus Group - ICT da me scelto, ho lavorato alla creazione di una App tramite una startup; e infine il progetto di chiusura del percorso MBA, dedicato a Costa Crociere, in cui abbiamo ideato un nuovo servizio di crociera estesa per valorizzare anche il territorio limitrofo ai porti di partenza e sbarco. La simulazione pratica dei tre progetti è stata determinante per imparare a mettersi all’opera e poter applicare la teoria avvicinata dalle materie finance – come corporate finance e financial accounting – al marketing and sales e soprattutto per comprendere l’approccio degli strumenti digitali – dalla customer experience, digital transforming model, ai laboratori digitali, passando per il consumer insight, il percorso phygital e la gestione dei big data. Quali soft skill senti di aver allenato di più durante il tuo MBA? Ho apprezzato molto il percorso denominato “Personal Pantheon” proposto nei 16 mesi, che mi ha consentito una crescita guidata costante, in primis, schematizzata grazie all’individual coaching con il quale ho focalizzato la mia personale SWOT analysis. Dalla SWOT analysis, attraverso il Career Advisory, ho individuato i punti forza e le opportunità da sviluppare sulla mia persona e tradurle sia per me stessa sia verso gli altri, sia nel racconto del mio profilo sia nel modo di “esprimermi managerialmente”, potenziando il valore professionale personale. Infine, con il Mentoring ho concretizzato l’espressione delle mie potenzialità per aprire le ali ed iniziare a volare. In sinergia al Personal Pantheon ho appreso le opportunità scaturite dai laboratori sullo stile della leadership, public speaking, intelligenza emotiva e resilienza. Questi laboratori hanno consentito di coltivare attitudini personali ma anche capire quali sono le nostre “punte di diamante” da custodire e su cui lavorare. Molti alumni hanno sperimentato il valore del networking che si viene a creare in Luiss Business School. Qual è stata la tua esperienza? Ti è stato utile nel tuo lavoro? Il networking è sicuramente uno dei valori più importanti dell’esperienza MBA. Ho potuto sperimentare fin da subito il forte legame che si è creato con i team con cui ho lavorato. Dal primo team, con cui ho inaugurato l’esperienza MBA fino al gruppo dello smart project conclusivo, ho avuto la possibilità di consolidare fiducia e supporto emotivo con i membri delle mie squadre. Da questi legami sono nate idee e voglia di fare, in continuo fermento, grazie all’incontro tra intelletti, con mentalità aperte all’iterazione e all’innovazione, con tanti profili differenti, che insieme si confrontano per creare e produrre. Imprenditorialità e Pubblica Amministrazione: come l'alta formazione avvicina questi due mondi? L'alta formazione è una delle risposte per avvicinare reciprocamente la Pubblica Amministrazione al mondo del business e dell’imprenditorialità. È uno strumento per qualificare le abilità manageriali dell’imprenditore ma anche del dirigente. Con una formazione qualificata e personalizzata si possono allenare e accrescere le competenze, rafforzandole, e al contempo migliorare l’efficienza del nostro sistema e del territorio. Io ne sono un esempio pratico: l’esperienza MBA ha sviluppato l'essere “imprenditrice” di me stessa, la “mia impresa”, con una dimensione open minded, pronta all’innovazione, a implementare e supportare il nuovo concetto di sistema pubblico inteso come “buona amministrazione manageriale, digitalizzata ed efficiente”. Come si traduce tutto questo nell'attività pratica? Con un percorso di alta formazione “in casa” per un Pubblica Amministrazione è possibile mettere a disposizione del comparto economico del territorio (associazioni di categoria e imprese) le competenze scaturite. È possibile sviluppare opportunità e nuovi strumenti di potenziamento per il business, cogliendo l’occasione di attingere positivamente dalla transizione digitale e sostenibile in corso. Ma è anche una strategia per anticipare il mercato, le opportunità e i bisogni dei nostri imprenditori, come da sempre Camera di Commercio di Genova attua sul territorio con progetti pioneristici di successo anche poi estesi a livello regionale. Quali competenze acquisite nell'MBA sono più utile alla promozione e sviluppo del territorio locale? Pensi che si possa dire che l'MBA sia utile per creare dei veri e propri manager del territorio? Il percorso MBA è strutturato in modo da simulare la vita in azienda di un vero manager: quindi si impara a leggere un bilancio, valutare il net present value di un progetto e capire se investirci sopra, imparare ad applicare le soft skill per capire e gestire le persone ed essere assertivo, imparare a comunicare in pubblico, sia con le parole che con il proprio stile e movenze. Sono tutti strumenti fondamentali per accrescere i profili delle piccole e medie imprese del territorio, che hanno bisogno di rinnovarsi e creare una nuova immagine pronta alla transizione economica che stiamo vivendo nell’era Covid-19. Ritengo che personalizzare le competenze acquisite dall’MBA all’interno del mondo del commercio, industria, artigianato, agricoltura del nostro territorio, sia una risposta chiave per lo sviluppo economico delle attività produttive della nostra regione e di conseguenza sia un’onda da cavalcare. Pensi che si possa dire che l'MBA sia utile per creare dei veri e propri manager del territorio? Sì. Il mio obiettivo è essere un manager di alto profilo, a servizio del mio territorio, lavorando per la pubblica amministrazione innovativa, come Camera di Commercio di Genova, confluendo con le nuove skills nel territorio e creare un nuovo servizio su misura a disposizione delle imprese, secondo i loro bisogni ed anche pionieristicamente pronta ad anticipare le nuove esigenze dei settori d’impresa e del mondo associativo, anche in linea alle nuove frontiere della sostenibilità. In cosa ti ha cambiata l'esperienza in Luiss Business School? Mi ha portata verso una transizione autentica e naturale, passo dopo passo, progetto dopo progetto, facendo pratica verso una nuova prospettiva di efficacia e di consapevolezza di me stessa. Mi ha insegnato come mettere a disposizione il proprio profilo per la crescita non solo personale, ma anche della mission aziendale. Quali sono i tuoi suggerimenti per gli studenti futuri e in aula su come cogliere pienamente le opportunità del percorso in Luiss Business School? In una frase, Stay Focused. Bisogna familiarizzare e apprezzare la sensazione di “essere in ballo”, l'essere soddisfatti di essere stati selezionati e scelti per questo percorso di evoluzione; credere nel concetto di “team”, con il quale, per molto tempo, sarete una “cosa sola”; credere nei valori che vi manterranno concentrati e pronti ad affrontare difficoltà e successi. In particolare, bisogna avere fiducia nel network tra le persone che conoscerete, fucina di opportunità e grande motivazione compensativa degli sforzi affrontati. 25/1/2022

20 Gennaio 2022

Libia, Boccardelli: «Comprendere storia e sviluppo fondamentale per investire nel Mediterraneo»

Qual è la posizione dell'Italia? A che punto sono i rapporti con i “vicini” del Mediterraneo? Alcune risposte arrivano dall'incontro organizzato a Villa Blanc per presentare il libro di Leonardo Bellodi L’ombra di Gheddafi Gli storici legami con la sponda nord-africana del Mediterraneo, da soli, non bastano più. Gli scenari e il peso degli attori in questo bacino sono cambiati. «Per questo, nella formazione della classe dirigente non può mancare la comprensione di alcune dinamiche geopolitiche di Libia e Mediterraneo, prerequisiti necessari per orientare al meglio gli investimenti nella regione». A sostenerlo è Paolo Boccardelli, Direttore Luiss Business School, in occasione della presentazione del libro di Leonardo Bellodi “L’ombra di Gheddafi”. L'incontro, organizzato a Villa Blanc, Roma, nell’ambito della serie “Appunti per l’interesse nazionale” in collaborazione con l’Associazione Davide De Luca – Una Vita per l’Intelligence, è stato l'occasione per fare il punto sul futuro ruolo dell'Italia in questo scenario. I numeri del Mediterraneo Circa un miliardo di persone gravita attorno a questo bacino marittimo. Di questi, quasi la metà è nel Middle East and North Africa (MENA). Il Pil generato è equivalente a quello della Germania (dato 2019). Il principale investitore in quest'area è la Cina. Ma anche l'Italia gioca una sua partita. I forti legami diretti che le imprese italiane hanno con la regione sono superiori di quelli realizzati da altri Paesi dell'Unione Europea. In quest'area, le altre nazioni dell'Ue destinano l'1,5% dei capitali investiti all'estero, mentre le imprese italiane – tra cui spiccano nomi di rilievo come Eni – si attestano al 10%. Circa 2000 imprese, situate in questa zona del Mediterraneo, hanno ricevuto capitali italiani, pari al 6% delle imprese italiane con partecipazioni all'estero, generando un fatturato pari a 26 miliardi di euro. La distribuzione dei capitali italiani è concentrata in 7 Paesi: Turchia, Libia, Arabia Saudita, Egitto, Algeria, Tunisia e Marocco. «È chiaro, dunque, che l'area del Mediterraneo ha un rilievo particolare per l'Italia»ha sottolineato Boccardelli. Il ruolo dei Paesi extra UE nel Mediterraneo Guardando al ruolo che i Paesi extra europei stanno giocando in quest'area, Leonardo Bellodi, Senior Advisor, Libyan Investment Authority e autore del libro, spiega che quanto successo ai tempi di Gheddafi determina ciò che sta succedendo oggi, come l'intervento della Russia. «Non esistono amici o nemici perenni: esistono interessi permanenti e per noi l'interesse non può che essere la Libia». «Lo sbocco naturale delle politiche di espansione di Cina, Turchia, Russia, sia per porti economici, ma soprattutto per materie prime, è il Mediterraneo – spiega Adolfo Urso, Presidente, COPASIR – Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica – La contesa più importante sta avvenendo lì, a supporto della transizione ecologica e digitale. L'Italia deve esserci, la propria indipendenza dipende da questo: dall'approvvigionamento delle materie prime per essere protagonisti nella competizione economica globale». «In questa fase si aprono per il nostro Paese opportunità di convergenza con altri paesi europei e con gli Stati Uniti – rimarca Lucio Caracciolo, Direttore e Fondatore, Limes – In questo modo si possono compensare quei limiti di sovranità ereditati dalla Seconda guerra mondiale senza dover compiere atti di autolesionismo. La Brexit ha soprelevato il peso dell'Italia in Europa, condizione che ha portato gli amici francesi a proporre al nostro Paese il Trattato del Quirinale che, per la prima volta, ci permette di avere un rapporto molto stretto nell'area del Mediterraneo nord-africano. I passi successivi dovranno mirare a compiere atti positivi nell'interesse comune e a cercare mediazione. Dobbiamo ritornare ad essere soggetto credibile e non oggetto di questa sovranità. Se l'Italia resterà a guardare, non potremo lamentarci che il nostro giardino di casa sia oggetto di manovre altrui». Il ruolo dell'Italia nel futuro della Libia Se il legame fra Italia e Libia è intessuto a doppio filo nella storia, è necessario però porsi un'importante domanda. «Qual è il posto dell'Italia nella storia della Libia? Quale strategia l'Italia deve adottare nell'immediato? Secondo Bellodi mai come adesso l'Italia è nelle condizioni di esercitare un ruolo determinante – sottolinea Gianni Letta, Presidente Onorario, Associazione Davide De Luca – Una Vita per l’Intelligence – anche grazie all'autorevolezza del Presidente del Consiglio Mario Draghi, che ha fatto proprio qui il suo primo viaggio internazionale. L'Italia è nelle condizioni di esercitare un ruolo determinante negli equilibri di questa zona, per salvaguardare interessi contingenti, ma anche per la posizione storica di ponte tra le due sponde del Mediterraneo». Il nuovo ruolo dell'Italia nel bacino del Mediterraneo inizia dalla consapevolezza degli obiettivi nazionali. «Saremo anche un Paese a sovranità limitata, ma nel Mediterraneo abbiamo sempre avuto grande capacità di mediazione e di influenza – spiega Cesare Maria Ragaglini, Già Rappresentante d’Italia, Organizzazione delle Nazioni Unite – Il problema è che più che equilibri, ci sono molti disequilibri. Dovremo adeguarci a questa nuova situazione, sapendo dove vogliamo andare e come». RIVEDI IL WEBINAR 20/01/2022

05 Gennaio 2022

Filippo Berlincioni: «Il mio successo in acqua lo devo anche a Luiss Business School»

Il nuotatore di origini toscane, che nel 2021 si è aggiudicato l’argento agli Assoluti di nuoto di Riccione, è uno studente del master in Gestione delle Risorse Umane e Organizzazione. Il suo obiettivo? Mettere la stessa motivazione nei teamwork aziendali «Quando nuoti, sei solo tu, il blocchetto di partenza, il cronometro e l'acqua. Ma quando ti alleni non sei mai solo e la squadra può fare la differenza». Filippo Berlincioni, venticinquenne di origini fiorentine, ha conquistato la medaglia d'argento ai campionati assoluti di nuoto a Riccione. Al momento di ritirare il premio ha ringraziato la Luiss Business School perché gli aveva permesso di dare un esame e avere i tempi giusti per affrontare la gara. Oltre a sognare gli Europei di Roma 2022, Filippo è uno studente del master in Gestione delle Risorse Umane e Organizzazione. Dalla corsia solitaria al lavoro di team la distanza non è così ampia come sembra. Filippo Berlincioni, dopo aver vinto la medaglia d'argenti ai campionati assoluti di nuoto di Riccione, hai ringraziato Luiss Business School per "la serietà, organizzazione e professionalità nel gestire le lezioni e avermi dato la disponibilità di poter competere in questa manifestazione". Come il rapporto con la scuola ha influenzato la tua performance sportiva? Il ringraziamento alla Luiss Business School è nato perché il giorno della gara avevo un esame. Ho chiesto al coordinatore, Lorenzo De Santis, di anticiparlo, in modo da poter iniziare il riscaldamento per la gara alle 14.30. L'esigenza è stata accolta senza alcun problema, cosa secondo me possibile solo in una struttura organizzata come la Luiss Business School. Venendo da un corso di laurea in un un'università pubblica, La Sapienza, questa esperienza sta andando al di là delle mie aspettative. Ora stai conseguendo il Master in Gestione delle Risorse Umane e Organizzazione: cosa ha guidato la tua scelta verso Luiss Business School? Ad aprile scorso mi è stata suggerita l'idea di dare un'occhiata ai percorsi di alta formazione di Luiss Business School. Supportato anche da mia mamma, mi sono interessato a quello in gestione di risorse umane. C'erano materie che mi interessavano e, vedendo le persone che uscivano da quel master, le loro skill, sembrava proprio il corso adatto a me. Quali skill di questo percorso senti tue? Prima di tutto, la capacità di saper stare con gli altri. Lavorare nelle risorse umane richiede il sapersi interfacciare con tante persone: è un dono, ma anche una dote da allenare. Saper comunicare e farsi capire è un talento naturale ed è una caratteristica fondamentale del mio carattere. C'è un filo conduttore tra la tua esperienza di nuotatore e il desiderio di lavorare nel campo delle risorse umane? Se sì, qual è? Il nuoto è uno sport solitario, ci sei tu il blocchetto, il cronometro e l'acqua. Ma al Circolo Canottieri Aniene ho vissuto l'esperienza di trovarmi in una famiglia sportiva, il mio gruppo di allenamento, che ti sprona e ti protegge. Ho incontrato dei ragazzi più grandi, che mi hanno trasmesso dei valori e una visione di questo sport. In quest'ultimo anno da nuotatore professionista so che non ho tempo da perdere e sono consapevole di voler trasmettere tutto questo anche ad altri. Infatti, quando mi alleno e vedo dei ragazzi non impegnarsi, mi piace riprenderli e spronarli. Vorrei portare questa capacità di spronare in un team work, dove poter lavorare con gente che si dà un obiettivo e vuole raggiungerlo. Che ambiente hai trovato in Luiss Business School? Meraviglioso. Ho scoperto un nuovo modo di fare lezione. C'è un'interazione molto proficua tra professori e alunni. Le relazioni con i compagni di corso sono stimolanti e interessanti. C'è voglia di integrazione e fare nuove conoscenze. C'è stato qualche relatore in particolare che ti ha colpito? Il corso in Marketing del professor Mazzù mi ha aperto un mondo: mi ha fatto capire come passare dall'essere un consumatore passivo a diventare attivo. Competitività, da sportivo è un fattore sicuramente fondamentale: come state allenando questa soft skill durante il percorso in Luiss Business School? Faccio una premessa: odio perdere anche se bisogna saper perdere. Nel mio sport, la competitività c'è sempre, in gara e nella routine. Ma quando si perde, bisogna saper ascoltare chi è più bravo di te e chi in una gara ha dato di più. Bisogna saper accettare la sconfitta a testa alta. Nei project work ho applicato lo stesso atteggiamento: sono stato ad ascoltare, anche se ho dato il mio contributo con la scrittura. Uno dei valori fondamentali durante un percorso formativo Luiss Business School è il network: come riesci ad armonizzare la naturale competizione connaturata al tuo essere uno sportivo al lavoro di squadra e al fare rete? Quando si lavora in team il successo non è mai del singolo, cosa che accade anche in vasca, durante le staffette. Non vorrei emergere per prendermi i meriti di altri. Poi ci può essere il soggetto di spicco, ma quando c'è un lavoro di gruppo, come in una staffetta, si vince e si perde tutti insieme. In Luiss Business School si lavora molto sulla leadership. Secondo te cosa ci vuole per essere veri leader? Oggi si tende a considerare il leader come quello più forte all'interno di un gruppo. Invece, secondo me, un leader oggi è colui che crea armonia e che fa emergere il meglio di tutti i componenti del gruppo. Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Prima di tutto, voglio concludere al meglio il mio percorso in Luiss Business School. Un giorno mi piacerebbe diventare un HR Recruiter e poi lavorare nel management di una casa di moda. Al termine del 2021 capirò se iniziare questo percorso subito o se prendermi il tempo per tentare la qualificazione agli Europei di Roma 2022. La mia priorità resta il master, ma avendo un altro anno a disposizione da atleta professionista, mi piace coccolare l'idea di questa possibilità. 5/1/2022

04 Gennaio 2022

Luiss Business School approda su Amazon Prime Video

Il corto Broken Mirror, progetto finale dell’edizione 2019 del master in Media and Entertainment, è disponibile sulla piattaforma Prime Video La formazione come chiave di accesso al mondo del cinema e della televisione. È quanto possono confermare i partecipanti dei Major in Gestione della Produzione Cinematografica e Televisiva e Writing School for Cinema & Television del Master in Media and Entertainment edizione 2019 che, con il cortometraggio Broken Mirror, project work di fine percorso, sono sbarcati in questi giorni su Amazon Prime Video. Il corto racconta la storia di Sara, moglie di Gabriele, che vive e lotta nei confini di una storia d’amore malata e possessiva, continuando a perdonare tutto, anche la violenza, nella speranza che un giorno le cose cambieranno. Broken Mirror, con Giulia Petrungaro (al cinema con “School of Mafia”) e Alessandro Fella (in “Barbarians 2”, produzione Netflix), per la regia di Gianpiero Alicchio, ha ottenuto diversi riconoscimenti: è stato selezionato dal circuito della distribuzione cortometraggi degli Oscar, ShortTV, al Social World Film Festival dell’agosto 2019 e alla prima selezione dei David di Donatello 2019. Agli ultimi ciak anche il project work dell’edizione 2021 che vede gli studenti impegnati nella realizzazione della puntata pilota di Aldebaran, thriller drammatico teen young/adult, in otto puntate, destinato alla distribuzione su piattaforme OTT, per la regia di Milena Cocozza. La prossima edizione del Master sarà in aula dal 24 gennaio 2022. Writing School for Cinema & Television SCARICA LA BROCHURE Gestione della Produzione Cinematografica e Televisiva SCARICA LA BROCHURE 4/1/2022

21 Dicembre 2021

Marcella Barlassina, da studentessa a imprenditrice grazie a Luiss Business School

Messinese, 30 anni, dopo aver frequentato il Master in Food & Wine Business ha avviato “Mozzica”, un progetto che porta fuori dalla Sicilia il suo meglio enogastronomico Marcella Barlassina ha sempre nutrito una profonda passione per il cibo, tanto da volerlo trasformare in un lavoro. Ma non ai fornelli, bensì guardando più lontano, pensando più in grande. Così, dopo una laurea specialistica in Economia Aziendale e un Master all'università di Messina, ha deciso di continuare la sua formazione con il Master in Food & Wine Business targato Luiss Business School. Per lei, abituata anche alle sfide in campo grazie a sei anni da giocatrice di basket professionista, è stato come mettere a segno un tiro da tre punti. Marcella Barlassina, cosa ti ha spinto a scegliere il Master in Food & Wine Business in Luiss Business School? La grandissima passione per il settore dell'enogastronomia. Durante il mio percorso universitario, sia per la triennale sia per la specialistica, ho svolto due tesi dedicate al settore food & wine. Una era sulle imprese vitivinicole siciliane. L'altra sulla certificazione halal degli alimenti. Dato che volevo creare qualcosa in questo settore, ho scelto di approfondire le mie conoscenze, tendendo verso l'alta formazione. Durante le mie ricerche ho capito che il percorso Luiss Business School era il più adatto alle mie esigenze. Come mai? Gli altri percorsi erano più orientati al marketing e alla comunicazione del cibo, mentre il Master Luiss Business School guardava sia alle aziende che operano nel settore food and beverage sia all'aspetto gestionale del mondo della ristorazione. Che ambiente hai trovato in Luiss Business School? Oltre a una location bellissima come Villa Blanc, ho avuto l'opportunità di incontrare tanti professori e professionisti. A parte la teoria, che si fa un po' ovunque, è stato un master improntato sulla pratica. Infatti, dopo i primi mesi a Villa Blanc, le altre lezioni si sono svolte presso la sede di Gambero Rosso a Roma, dove abbiamo seguito lezioni con chef, abbiamo imparato a fare delle degustazioni di vino. C'è stato qualche relatore in particolare che ti ha colpita? Dario Laurenzi, founder e CEO della Laurenzi Consulting, azienda specializzata in consulenze in ambito ristorativo. Prima del master non avevo idea che esistessero società capaci di indirizzare e consigliare le attività enogastronomiche. Quell'incontro mi ha fatto comprendere che la consulenza era una strada che avrei percorso volentieri. Ed è lì che ho puntato anche per il mio stage. Dove hai svolto lo stage? Presso Ginevra Consulting con Roberto Tomei, che è stato anche docente del master. Ho fatto un solo colloquio, quello con loro, ed è andato bene. Mi sono subito inserita, nonostante le difficoltà create dalla pandemia. Il master è finito a ottobre, a dicembre ho iniziato lo stage e due mesi dopo eravamo tutti in smart working. Ma questo non mi ha impedito di imparare tantissimo. In che modo? Anche in smart working non mi sono limitata a guardare o ad assistere: ho lavorato, imparando anche aspetti sconosciute di me stessa attraverso le diverse mansioni da svolgere. L'essere completamente sola davanti a ogni compito mi ha permesso di capire che, grazie al master, avevo tutti gli strumenti per fare bene il mio lavoro. Quali sono i corsi che ti hanno cambiata di più, aiutandoti a formare il tuo bagaglio di hard skill? La mia formazione economica mi ha avvantaggiata durante il master. Il percorso mi ha aiutata a declinare le mie conoscenze nel settore food & wine. Più che imparare concetti teorici, durante il master ne ho visto l'applicazione pratica, che mi ha proiettata nel mondo del lavoro. Soft skill, come avete lavorato su questo ambito durante il master? Durante il master lavori un po' su tutto. C'è molta competitività e si lavora spesso in team. Si è spinti a migliorare e a tirare fuori il carattere. Tra le tue esperienze c'è una voce molto interessante: sei stata una giocatrice di basket professionista in serie A. Quanto di questa esperienza hai portato o ti ha aiutato durante il master? Durante il master abbiamo fatto tantissimi lavori di gruppo, sperimentando leadership e competizione. Esser stata una sportiva professionista mi ha aiutato perché sono cresciuta con delle regole. Se ho un obiettivo, cerco di fare di tutto per raggiungerlo. Aver giocato in una squadra mi ha aiutato a tirare fuori il massimo anche quando i compagni di gioco non erano in linea con le mie caratteristiche. Quali sono stati i momenti più significativi del percorso in Luiss Business School? Ce ne sono stati due. Il primo è avvenuto verso la fine del master, quando abbiamo visitato la Roaster Starbucks di Milano. Qui ci hanno spiegato come funziona lo store, le policy aziendali, la selezione del personale e delle materie prime. È stato fantastico! E il secondo? Durante un career day ho avuto l'opportunità per parlare con alcuni recruiter di Unilever, che mi hanno invitata per un open day in azienda. Oltre alle impressionanti dimensioni dell'azienda, l'aver potuto lavorare in team durante l'intera giornata mi ha permesso di imparare tantissimo, anche su di me. E questo, senza Luiss Business School, non sarebbe mai accaduto. Ora sei un'imprenditrice. Hai avviato Mozzica, sito di e-commerce dedicato a box di cibo siciliano pensato e pesato per realizzare una ricetta a casa. Com'è nata questa idea? Quanto il tuo percorso in Luiss Business School ha influenzato il progetto? Su Mozzica.it vendo meal kit, ovvero delle box che contengono degli ingredienti 100% siciliani che, messi insieme, concorrono alla preparazione di un piatto della tradizione dell’isola. Ci sono vari kit, tra cui 2 primi come la pasta Bronte e la pasta Norma. L'idea è nata dopo il master, durante il lockdown: prima non mi sarebbe mai venuta in mente. Grazie ai miei compagni di master, ho visto come venivano intesi e fruiti i prodotti siciliani al di fuori della Sicilia. In più, vivendo a Roma ho notato che non tutto era reperibile, nemmeno in una grande città. Così ho pensato di creare questi meal kit, andando a cercare artigiani, contadini e casari della mia terra che potessero offrire un'esperienza autentica della Sicilia a tavola. Il tutto racchiuso in una comoda scatola, perfetta anche come regalo natalizio. Pensa che in futuro continuerai a costruirti sul campo o pensi di tornare sui banchi per acquisire nuove competenze? Farei altri dieci master come quelli fatti in Luiss Business School! Ma ora ho voglia di fare esperienza sul campo, crescendo come imprenditrice. Un consiglio per chi deve iniziare. Il master va vissuto con convinzione, cercando di cogliere il meglio di ogni situazione e vivendolo a 360 gradi. 21/12/2021

17 Dicembre 2021

Women Empowerment, Boccardelli: «La policy dà la direzione, gli attori sociali chiudono il gender gap»

Presentati i dati della ricerca Luiss Business School-Iren: il mondo dell'energia traina il discorso su gender equality nel settore servizi RASSEGNA STAMPA Il Messaggero, Women Empowerment, Iren: studio su uguaglianza di genere nel settore dei serviziLa Repubblica, Women Empowerment, Iren: studio su uguaglianza di genere nel settore dei serviziLa Stampa, Women Empowerment, Iren: studio su uguaglianza di genere nel settore dei serviziMilano Finanza, L'energia è maggiormente attenta alla gender equalityAvvenire, Parità di genere. La svolta mancata e il ruolo delle donne Alley Oop Il Sole 24 Ore, Empowerment delle donne: il 2022 sarà l’anno della svolta? Comprendere il fenomeno della gender equality attraverso lo storytelling del settore servizi è lo scopo di Women Empowerment @Iren - Valorizzare il ruolo delle donne nelle aziende del settore energetico, infrastrutture e trasporti, la ricerca condotta da Luiss Business School in collaborazione con Iren. Nell'aprire i lavori Paolo Boccardelli, Direttore, Luiss Business School ha sottolineato come il tema del gender gap sia al centro di numerose agende, compresa quella del governo Draghi, ma che senza l'azione diretta di tutti gli attori sociali c'è il rischio che le disuguaglianze si amplifichino. Evitare i rischi di un pavimento appiccicoso «Non è più un problema di soffitto di cristallo, ma di pavimento appiccicoso – ha spiegato Boccardelli – Oggi, la difficoltà è far salire le donne perché non vengono offerte loro significative opportunità di crescita professionale. La nostra popolazione studentesca è costituita al 60% da donne, ma poi le troviamo in numero molto inferiore in posizioni di responsabilità. Per noi è una priorità promuovere il successo e le carriere dei nostri alunni. Per questo abbiamo lanciato il progetto Grow, che ha come obiettivo la promozione di un maggiore equilibrio nella leadership». Secondo i dati Istat su 101 mila disoccupati, 99 mila sono donne. Il tasso di occupazione femminile italiano è di 13,5 punti sotto la media europea. «In questa fase è un rischio enorme – ha aggiunto Boccardelli – che il gap di genere non si chiuda, ma si amplifichi. Abbiamo una responsabilità: promuovere il recupero dell'uguaglianza di genere, anche nell'accesso alle discipline Stem. Il premier Draghi l'ha posta come priorità del suo mandato. Ma se la policy dà la direzione, il recupero di genere lo fanno gli attori della società». La ricerca La ricerca applicata al tema del gender gap permette di monitorare l'evoluzione del fenomeno e permette di elaborare una serie di idee e di ipotesi che migliorano l'approccio al tema della parità di genere nei sistemi economici e sociali del nostro Paese. «Per questo, la Luiss Business School ha collaborato con Iren per portare dati affidabili su cui poter basare anche delle proposte di policy», ha spiegato Matteo Caroli, Associate Dean e Head Business Unit Ricerca Applicata e Osservatori, Luiss Business School. Nel delineare lo scenario sull’uguaglianza di genere, lo studio ha preso in esame l’offerta di contenuti online in 5 Paesi d’interesse (Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna) e 4 settori (Energy, Waste, Water, Telecom), nel periodo 2017-2021. Dai dati emerge come il settore energy è predominante in termini di quantità di contenuti gender presenti in rete: su un totale di 1.845 fonti web dalle quali sono emersi contenuti gender, il 43.7% deriva dal mondo energy, seguito da telco (23.8%), water (14.3%) e waste (13.6%). L’indagine di tipo semantico dei contenuti ha permesso di circoscrivere gli argomenti più rilevanti, e vede in testa il tema dell’uguaglianza (22.3%) inteso come parità di genere, seguito dalla disuguaglianza, che affronta la stessa prospettiva dall’accezione contraria del temine (11.2%). Analoghe conclusioni si riscontrano sia che si guardi ai risultati aggregati, sia alla distribuzione macroscopica degli argomenti tra i settori. Un focus sulla mappatura delle fonti in italiano mette in luce che i contenuti tematici relativi al gender sul web si attestano sul 20% del totale, del quale il 16% è equamente diviso tra temi di disuguaglianza (8.4%) e uguaglianza (8.1%), mentre il 2% è rivolto alla disparità salariale. L’analisi delle ricerche web compiute nei 5 Paesi di riferimento permette inoltre di scattare una fotografia dell’interesse nei confronti dei contenuti di genere, anche dal punto di vista cronologico, rilevando un trend in costante crescita: da 63mila ricerche mensili del 2017 alle 98mila del 2021 (+53%). I dati del “Gender Equality Index” misurati dall’EIGE-Istituto europeo per l’uguaglianza di genere, evidenziano proprio un effetto di She-cession dovuto alla pandemia, per il quale rispetto al 2019 ci saranno 13 milioni di donne occupate in meno, mentre l’occupazione maschile sarà tornata ai livelli di partenza. In Italia in particolare, le donne che hanno perso il lavoro nel 2020 sono il doppio rispetto ai colleghi uomini, a causa di posizioni lavorative meno tutelate e impiego nei settori più colpiti della crisi «Con questo studio ribadiamo l’importanza di dare una interpretazione “piena” del concetto di Empowerment, di autoaffermazione delle donne a tutti i livelli, anche, e non solo, nei ruoli decisionali - ha sottolineato Maria Isabella Leone, Professoressa Associata di Management dell’innovazione, Luiss Business School - Allarghiamo inoltre il suo raggio di azione: non solo quindi le donne, ma tutti al centro delle politiche di valorizzazione e crescita di ogni organizzazione. In tale accezione, si ribadisce che ognuno di noi ha la propria voce e che è importante impegnarsi affinché quelle di tutti vengano ascoltate». Una Certificazione per la Parità di Genere Nell'analizzare i dati della ricerca, i relatori coinvolti hanno sottolineato diverse criticità nello sviluppo di una strategia che vada a intervenire concretamente sul tema del gender gap. Tra gli strumenti a disposizione, la ministra Elena Bonelli ha presentato la Certificazione per la Parità di Genere. «Il tema della parità di genere e dell'empowerment femminile in ambito professionale è uno degli assi strategici su cui l'Italia ha scelto di investire e di impostare il Pnrr – ha dichiarato Elena Bonetti, Ministro per le pari opportunità e la famiglia – Parlare di empowerment femminile significa mettere in campo energie che riconoscano i talenti delle donne, ma che sanno anche quanto siano necessari per l'intera comunità. Le competenze restano un tema fondamentale: abbiamo bisogno di aumentare e qualificare quelle femminili in ambito Stem. Abbiamo bisogno di introdurre una chiara prospettiva di genere e una leadership che attui subito questa transizione. Ci sono strumenti innovativi, che metteremo in campo, per raggiungere questi scopi. Tra questi c'è la Certificazione per la Parità di Genere, che abbiamo voluto inserire come progetto pilota nel Pnrr, una certificazione che permetterà alle imprese di avere uno strumento anche di supporto in una progettazione indirizzata per le politiche di piena promozione dei talenti femminili, che ne incentivino le carriere, che favoriscano strumenti di welfare a favore di una piena armonizzazione tra la vita familiare e quella lavorativa, strumenti che valorizzino le competenze e la possibilità di assunzione di responsabilità nell'approccio alla governance da parte delle donne. A questa certificazione seguiranno dei benefici perché alla scelta di investire nelle pari opportunità e nell'empowerment delle donne di fatto stiamo investendo risorse che attiveranno le migliori energie di cui il nostro Paese può disporre. Verrà anche costituto un Osservatorio per le Pari Opportunità e l'Empowerment delle Donne, che viene istituito a monitoraggio di questo percorso.». Creare un mondo del lavoro più femminile La parità di genere e l'empowerment, in Italia, si scontrano con un retroterra di arretratezza, complicato dagli effetti della pandemia. Infatti, l'Italia ha da sempre un problema di riconoscimento delle capacità femminili, creando una carenza di crescita ma anche di produttività. Perché, di fatto, si tiene fuori dal mercato del lavoro il 50% del capitale umano italiano. «La parità di genere non è mai stato un obiettivo strategico reale – ha spiegato Linda Laura Sabbadini, Chair W20, Direttrice centrale Istat – altrimenti avremmo investito, ad esempio, sulle infrastrutture sociali, strumento fondamentale per liberare le donne da un carico di cura familiare superiore rispetto a quello degli altri Paesi. Bisogna agire: il Pnrr può essere un'occasione per questo rilancio. C'è una sensibilità crescente sul tema: il problema è la messa a terra dei temi». «Ci sono due criticità: la necessità delle organizzazioni di adottare dei modelli femminili di lavoro e il dovere di toccare l'elefante nella stanza, cioè il potere– ha sottolineato Giorgia Ortu La Barbera , Consulente Senior per la Diversity & Inclusion , Fondazione Libellula, Consigliera di Fiducia in Rai, Sapienza e Greenpeace Italia – Uomini e donne hanno esperienze di vite differenti che si riflettono nella vita lavorativa. Ci sono molte aziende organizzate per essere compatibili con lo stile di vita degli uomini su diversi fronti: overtime, orario di lavoro, percorso di carriera, sistemi di valutazione performance. Quando le aziende decidono di sviluppare programmi di gender inclusion, devono rivedere i propri modelli per renderli compatibili con la vita professionale e personale delle donne. È necessario cambiare i propri modelli interni per permettere alle donne di crescere. Quando si parla di donne, la diversità viene cancellata e si chiede di trasformarsi, di superare i limiti della propria condizione sociale di genere. Sono rarissime le aziende che decidono di cambiare quando sviluppano dei programmi di gender equities. Infine, quando si tratta di lavorare sull'empowerment delle donne non si può parlare di equità senza parlare delle donne nella stanza dei bottoni. Basti pensare che le donne rappresentano il 52% della popolazione italiana, ma nelle organizzazioni sono una minoranza, che diventa tanto più esigua quanto più si scalano le gerarchie». La strategia di Iren In questo quadro sfidante, coscienti delle criticità del quadro economico e sociale in cui pulsa il problema del gender gap, Iren ha rivisto la sua strategia aziendale in favore dell'inclusione e del recupero dell'uguaglianza in azienda. «L’ambizioso piano industriale di Iren al 2030 – ha dichiarato l’Amministratore Delegato e Direttore Generale di Iren Gianni Vittorio Armani – è contraddistinto non solo da importanti target di natura industriale e finanziaria ma anche sostenuto da un forte empowerment delle persone che lavorano in azienda. Crediamo che la differenza di genere sia un assoluto valore su cui fondare presente e futuro di Iren e l’obiettivo di avere, entro il 2030, il 30% dei nostri manager di sesso femminile testimonia la nostra volontà di superare ogni tipo di barriera nei processi di crescita professionale e manageriale». La ricerca è stata presentata a Villa Blanc, sede della Luiss Business School, il 15 dicembre 2021 con gli interventi di: Paolo Boccardelli, Direttore, Luiss Business School, Gianni Vittorio Armani, Amministratore Delegato e Direttore Generale Iren, Barbara Falcomer, Direttrice Generale, Valore D, Giorgia Ortu La Barbera, Consulente Senior per la Diversity & Inclusion, Fondazione Libellula, Consigliera di Fiducia in Rai, Sapienza e Greenpeace Italia Linda Laura Sabbadini, Chair W20, Direttrice centrale Istat. Hanno presentato i lavori: Matteo Caroli, Associate Dean e Head Business Unit Ricerca Applicata e Osservatori, Luiss Business School, Maria Isabella Leone, Professoressa Associata di Management dell’innovazione, Luiss Business School. 17/12/2021

15 Dicembre 2021

Leader 4 Talent, Altavilla: «Curiosità, motore e carburante della leadership»

Nel suo intervento a Villa Blanc guidato dal Direttore Luiss Business School Paolo Boccardelli, il Presidente Esecutivo Italia Trasporto Aereo ha parlato anche di glocal, transizione ecologica e Alitalia. Sul domani: «Non vi deve mai bastare l'oggi: il futuro dovete costruirlo voi, senza aspettare la ricetta giusta» «La leadership si può costruire, ma va alimentata mantenendo una costante e feroce curiosità». In queste parole Alfredo Altavilla, Presidente Esecutivo Italia Trasporto Aereo (Ita Airways), ha racchiuso la sua idea di attitudine alla guida. Ospite dell'ultimo appuntamento di Leader 4 Talent, a Villa Blanc, Altavilla ha dialogato con Paolo Boccardelli, Direttore Luiss Business School, sulle skill che un leader contemporaneo deve avere e su come affrontare la complessità, tenendo presente anche dimensione glocal e transizione ecologica. Leadership secondo Alfredo Altavilla Il discorso di Alfredo Altavilla inizia sottolineando il privilegio dell'essere leader e la responsabilità che comporta. Per questo, è una condizione che va meritata ogni giorno. Poi ha messo a fuoco la sua idea di leader e le necessarie skill per esserlo. «Leader si nasce, è vero, ma è qualcosa che si può anche costruire. Esiste un solo modo per farlo: mantenendo una costante e feroce curiosità. Senza la curiosità non si può avere l'enabler necessario per approfondire le potenzialità delle persone che ti circondano». Ragionando su chi è alla guida, Altavilla ha sottolineato che il leader è solo e non può accontentare tutti, altrimenti «vuol dire che non stai facendo il tuo mestiere». In più, «la parola leadership si lega in modo indissolubile a un'altra parola: meritocrazia. Se si vuol essere meritocratici, bisognerà scegliere tra le persone, tra le decisioni da prendere. E necessariamente si scontenterà qualcuno. Il leader è come un direttore d'orchestra che fa suonare bene insieme la squadra. Il segreto non è il controllo, ma la capacità di lasciare le persone libere di correre e di esprimere il proprio potenziale». Per questo, «il vero banco di prova della leadership è la scelta di una propria squadra che sa giocare insieme per raggiungere un obiettivo, e che non sia fatta di semplici individui». E questo è solo l'inizio del lavoro. A definire un leader è anche la capacità di assumersi dei rischi e di prendere decisioni difficili. «I leader che non rischiano non sono leader. Non pensate di indovinarle tutte, ma non puoi non rischiare: è quello per cui siamo nati. È normale sbagliare, ma la capacità di prendere decisioni in momenti difficili è una caratteristica fondamentale di un leader». Ai futuri leader che si stanno formando nelle aule di Luiss Business School, Altavilla ricorda che «stretchare una persona, spronarla a rendere oltre i limiti che pensa di avere. Non è facile, perché non vi amerà mentre lo fate, ma poi vi sarà riconoscente se avrà la capacità di capirlo. Non limitatele, non ingabbiatele in schemi mentali: lasciatele correre». E aggiunge: «Non vi deve mai bastare l'oggi: il futuro dovete costruirlo voi, senza aspettare la ricetta giusta. Cercate le vostre sfide, senza dare per scontato che sia l'azienda per cui lavorate a sapere cosa è meglio per voi». Glocal, transizione energetica e Ita Airways Durante l'incontro gli studenti hanno chiamato il Presidente Altavilla a confrontarsi su diversi temi. Tra questi, la sua idea di glocal, per lui un concetto ineliminabile se si vuole avere successo. «C'è bisogno di un approccio tailor made al singolo mercato perché i modelli di consumo sono diversi: solo così anche i brand globali possono essere rappresentati sui diversi mercati. Le aziende che riescono a differenziare l'offerta in base ai mercati, nel lungo periodo creano le condizioni di successo». Il cambiamento climatico sta obbligando tutti i settori a ricostruire i business model: per questo sarà necessario trovare nuovi paradigmi di redditività. Ragionando sulla transizione ecologica, per Altavilla il passaggio dall'ibrido all'elettrico, nell'automotive, «renderà la parte operativa sarà sempre meno redditizia, a vantaggio dell'innovazione sui servizi che offerto. È uno dei settori a più elevata intensità di capitale, ma con profitti più bassi». Parlando di Ita Airways, «la sfida più grande è quella di trovare un partner industriale che consenta di avere un ruolo significativo sul mercato». Passando in ricognizione la sua esperienza in Fiat, dov'è stato responsabile dell'ufficio Auto di Pechino e poi delle attività del Gruppo per l'Asia, Altavilla ha ricordato la figura di Sergio Marchionne. «Il principale insegnamento che ha lasciato ai suoi collaboratori è di non aver timore che possa esistere un sentiero diverso per scompaginare il campo di gioco del tuo competitor». Guardando al futuro, Altavilla consiglia agli studenti di guardare oltre, al domani. «Se vi ancorate al mondo che vedete oggi, avete perso la sfida. Bisogna prendere decisioni, cercando di capire quali saranno i modelli di riferimento tra cinque anni». Chi è Alfredo Altavilla – Nato a Taranto 57 anni fa, Altavilla è laureato in Economia all’Università Cattolica di Milano. Nel 1990 inizia la sua carriera in Fiat, occupandosi di operazioni internazionali nell’ambito della attività di pianificazione strategica. Nel 1995 diventa responsabile dell’ufficio Fiat Auto di Pechino, per poi diventare nel 1999 responsabile delle attività del Gruppo in Asia. Nel 2002 si occupa del coordinamento della attività relative all’alleanza con General Motors, per poi assumere l’incarico di gestione di tutte le alleanze nel 2004. Nello stesso anno viene nominato Presidente di Fgp (Fiat/Gm Powertrain JV) e senior vice president business development di Fiat Auto. Nel 2005 assume l’incarico di ceo di Tofas, la joint venture tra Fiat Auto e Koç Holding, e l’anno successivo viene nominato ceo di Fiat Powertrain Technologies. Nel 2009 entra nel cda di Chrysler Group, e dal 2009 al 2012 occupa la posizione di president and chief executive officer di Iveco. Attualmente Altavilla fa parte del consiglio di amministrazione di Telecom e Recordati, ed è consulente del fondo di private equity Cvc. Cos'è Leader for Talent - #L4T. Si tratta di un ciclo di incontri con leader, top manager ed esponenti del mondo aziendale. Il format prevede circa 20 minuti di Speech dell’ospite e successivamente una sessione di Q&A. Questi interventi e testimonianze sono fortemente orientati all’operatività e alla gestione pratica delle dinamiche aziendali. L4T è stato pensato per favorire l’incontro con i leader delle principali organizzazioni, offrendo ai nostri studenti l’esperienza di un confronto e un dibattito in grado di arricchirli dal punto di vista professionale e delle soft skill. 15/12/2021

15 Dicembre 2021

Comunità Energetiche, Caroli: «Occorrerà lavorare sulle competenze»

Luiss Business School e RSE hanno presentato una ricerca che traccia lo stato dell’arte delle comunità dell’energia in Italia. Ecco la road map da seguire per abilitare la produzione energetica sostenibile e innovativa Le Comunità Energetiche sono un punto chiave della transizione ecologica in Italia. Per questo, oltre a comprenderne la natura e le potenzialità, incoraggiandone lo sviluppo territoriale e tecnologico, sarà necessario che il sistema formativo sostenga la creazione delle competenze. Mercoledì 15 dicembre, a Villa Blanc, Roma, Luiss Business School e RSE – Ricerca Sistema Energetico hanno presentato una mappatura inedita delle 24 iniziative accreditate o in accreditamento dal Gse, per diventare le prime comunità energetiche in Italia. Il lavoro di ricerca è arricchito dall’individuazione di oltre 50 iniziative che forniscono esempi rilevanti per lo sviluppo del settore. Cosa sono le Comunità Energetiche Le Comunità Energetiche mettono al centro i cittadini, che diventano sia produttori sia consumatori di energia. In questi modelli si operano il monitoraggio e l'ottimizzazione dei consumi energetici individuali in modo più efficace ed efficiente, riducendo la spesa delle famiglie, ma anche delle piccole e medie imprese. In più, in un quadro in cui molte regioni come il Piemonte hanno giocato d'anticipo diversi anni prima con regolamenti regionali, i sindaci devono diventare i principali promotori di questo modello. Le Comunità Energetiche diventano così anche il mezzo per promuovere nuove filiere di sviluppo territoriale. «Le comunità energetiche possono diventare un mezzo per fare comunità o, laddove le comunità esistono, per rendere produttive le stesse – ha spiegato Stefano Besseghini, Presidente, Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente Privacy – Gli strumenti ci sono: sarà interessante capire come riusciremo a cogliere tutte le sfaccettature dell'iniziativa». Il convegno si è svolto nello stesso giorno dell'entrata in vigore del “decreto RED II”, o più precisamente il D.Lgs. 8 novembre 2021, n. 199, che recepisce la direttiva europea UE 2018/2001 sull’uso delle FER. La normativa mira ad accelerare il percorso di crescita sostenibile dell’Italia e la sua transizione energetica. Una delle direttrici è quella dell'impiego di energia da fonti rinnovabili, coerenti agli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 (-55% di emissioni climalteranti rispetto al 1990) e 2050 (net-zero). La normativa opera proprio in tal senso. La ricerca Punto di partenza della ricerca – finalizzata a tracciare lo stato dell’arte delle comunità dell’energia in Italia – è l’analisi del quadro normativo nazionale e regionale italiano, con un focus sul recepimento della direttiva rinnovabili e la definizione dei relativi decreti attuativi che stanno abilitando la crescita e il moltiplicarsi di progetti energetici di comunità. Combinando diversi metodi di ricerca (mappatura di 50 iniziative, focus group e interviste), lo studio ha permesso di delineare i passaggi essenziali a sviluppare iniziative di comunità energetiche, individuando i tre diversi modelli organizzativi tratti dalle best practice analizzate: la comunità energetica solidale di San Giovanni a Teduccio, particolarmente interessante perché sviluppata nella periferia est di Napoli, caratterizzata da una missione di impatto sociale particolarmente rilevante; la comunità energetica di GECO a Bologna, che combina avanzate sperimentazioni tecnologiche in un contesto di edilizia residenziale pubblica nel quartiere periferico del Pilastro a Bologna; la comunità Energetica di Biccari (Foggia), che vede nell'iniziativa imprenditoriale di un giovane sindaco un modello di sviluppo energetico molto rilevante per le aree interne del Paese e che verrà particolarmente incoraggiato dagli investimenti del PNRR. Proprio il Piano ha previsto per le comunità energetiche 2,2 miliardi di euro di investimenti, con target i comuni di 5000 abitanti a rischio spopolamento. «Le Comunità Energetiche rappresentano un’opportunità inedita nelle politiche di transizione energetica – ha spiegato Maria Isabella Leone, Associate Professor of Management of Innovation, Economics & Business, Luiss Business School – permettono di superare la tradizionale separazione tra valore economico individuale e ricadute per la società, dando vita a un modello in cui il valore locale aggiunto è centrale». La sfida della formazione per le Comunità Energetiche A valle della presentazione della ricerca e dell'analisi dell'importanza delle Comunità Energetiche nel quadro della transizione ecologica, Matteo Giuliano Caroli, Associate Dean for Internationalization, Luiss Business School, fa il punto su un abilitatore necessario per l'intero processo: la formazione. «Non c'è dubbio che uno degli snodi su cui occorrerà lavorare è quello delle competenze– ha sottolineato Caroli – La normativa permette di creare comunità che aggregano molti fruitori. C'è un'attenzione diffusa e una sensibilità che la nostra ricerca ha rilevato anche nelle amministrazioni locali, purtroppo ancora non omogenea. C'è attenzione da parte dei grandi attori dell'energia. Se non compiamo gli stessi passi avanti nell'ambito delle competenze per la gestione di questo nuovo organismo, si rischia di fallire. Ciò che determina il successo nelle organizzazioni sono le competenze, tecniche ma anche soft. Occorrerà un lavoro molto importante da parte del sistema formativo post-universitario per creare le competenze trasversali necessarie: organizzative e finanziarie (per attirare risorse in un organismo che non ha come priorità la massimizzazione del rendimento di capitale), ma anche legate alla gestione dei rischi». Comunità Energetiche, un valore aggiunto per il territorio «Le Comunità Energetiche sono un tema centrale nella transizione ecologica – ha dichiarato Ilaria Fontana, Sottosegretario di Stato, Ministero della Transizione Ecologica – Rappresentano una vera scuola per dare centralità al territorio. In una simbiosi con i cittadini, le CE rappresentano il cuore della transizione ecologica. La produzione di energie rinnovabili è importante per lo sviluppo dei territori perché l'economia circolare abilita non solo la transizione ecologica, ma anche etica. Le CE hanno un altissimo valore sociale e inclusivo. Speriamo che questo strumento possa essere sempre migliorato, sia grazie alle istituzioni sia ai professionisti che si metteranno a disposizione». «Il valore locale aggiunto delle Comunità Energetiche è una importante opportunità per il territorio – ha spiegato Matteo Zulianello, Viceresponsabile progetto comunità energetiche, RSE – Per questo bisogna mettere a terra progetti che siano realizzabili in modo pratico. Il giusto dialogo tra gli enti di governo e quelli del territorio potrebbero dare benefici in termini di indirizzamento delle risorse del Pnrr, per fornire il know how a soggetti nuovi e potenzialmente fragili rispetto a questo progetto. Si tratta di trovare un equilibrio tra le opportunità che possono arrivare dall'esterno, mantenendo risorse, benefici e ricadute sul territorio». Infatti, avere un comune che promuove e partecipa a una Comunità Energetica è visto come un valore aggiunto anche per il marketing territoriale».«La Comunità Energetica è vista in senso elettrocentrico, ma tra i casi studiati abbiamo visto alcuni esempi incentrati su altri vettori energetici – ha sottolineato Maurizio Delfanti, Amministratore Delegato, RSE – Per valorizzare al meglio le risorse del Pnrr, la povertà energetica può diventare un contesto speciale, in cui impiegare bene i fondi destinati all'energia: facendolo, si vince sia sul tema specifico delle Comunità Energetiche sia nel quadro complessivo della transizione energetica». L'evento Community Energy Map: una mappatura ragionata delle comunità energetiche italiane ha accolto gli interventi di Matteo Giuliano Caroli, Associate Dean for Internationalization, Luiss Business School; Maria Isabella Leone, Associate Professor of Management of Innovation, Economics & Business, Luiss Business School; Matteo Zulianello, Vice responsabile progetto comunità energetiche, RSE; Ilaria Fontana, Sottosegretario di Stato, Ministero della Transizione Ecologica; Stefano Besseghini, Presidente, Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente; Andrea Ripa di Meana, Amministratore Unico, GSE; Gianni Pietro Girotto, Presidente X Commissione permanente industria, commercio, turismo, Senato della Repubblica; Paolo Arrigoni, Membro XIII Commissione permanente territorio, ambiente, beni ambientali, Senato della Repubblica; Eugenio Comincini, Membro XIII Commissione permanente territorio, ambiente, beni ambientali, Senato della Repubblica; Michelangelo Giansiracusa, Sindaco di Ferla; Gianfilippo Mignogna, Sindaco di Biccari; Anna Riccardi, Presidentessa, Comunità Energetica Solidale Napoli Est; Luigino Bottoni, Presidente, Comunità Collinare del Friuli; Simone Benassi, Responsabile Comunità Energetiche Italia, Enel-X; Sara Capuzzo, Presidente, ènostra; Maurizio Delfanti, Amministratore Delegato, RSE; Alberto Geri, Presidente, RSE. 15/12/2021

15 Dicembre 2021

Le parole dell'anno: il 2021 secondo Luiss Business School

Da Outlier a Flessibilità: le voci più autorevoli di Luiss Business School danno la loro lettura degli ultimi 12 mesi Da Next Normal a Outlier. Ma anche Ripresa e naturalmente Resilienza e Flessibilità. Il 2021 è stato caratterizzato da una risposta collettiva alla pandemia Covid-19 e i professori della Luiss Business School, attenti lettori della realtà formativa, sociale, economica e politica oggi tirano le somme dei 12 mesi appena trascorsi, delineandone i tratti salienti. Sostenibilità Dall’inizio del secolo, le imprese leader hanno iniziato ad affiancare ai tradizionali obiettivi economici, quelli relativi al miglioramento ambientale e sociale. A tal fine, hanno attuato strategie di sostenibilità sempre più radicate nel loro modello di business. Negli ultimi anni, questa evoluzione ha notevolmente accelerato, e nel 2021 in modo ancora più intenso, anche per la rilevanza delle innovazioni tecnologiche ed organizzative introdotte. In questi ultimi dieci anni, la sostenibilità è stata il mio principale tema di ricerca e di collaborazione con le istituzioni e le aziende; è quindi per me particolarmente entusiasmante occuparmene ora e nei prossimi anni in cui essa sta definitivamente diventando il nuovo paradigma della gestione d’impresa. Matteo Caroli, Associate Dean for Internationalization, Luiss Business School Outlier Siamo irrimediabilmente affascinati dagli outlier, cioè dai fuoriclasse. Un outlier è definito come qualcosa che è classificato in modo diverso da un corpo principale o correlato, un’osservazione che è marcatamente diversa dalle altre di una popolazione; un evento inaspettato, raro, con attributi unici, un impatto drammatico con conseguenze positive o negative; qualcosa al di fuori dell'esperienza quotidiana, dove non si applicano le normali regole. Parliamo di unicorni, imprese leader, crisi finanziarie, influencer, rock star o anche il COVID. Comprendere l’emergenza degli outlier ed il loro impatto è fondamentale per far fronte alle sfide che contano veramente e per creare un mondo più solido e solidale. Christian Lechner, Associate Dean for Research, Luiss Business School Flessibilità Abbiamo definitivamente compreso che i nostri piani possono modificarsi in modo critico, nel momento più inatteso. L’agenda della nostra giornata così come i progetti di più ampio respiro rischiano di essere stravolti da fattori esogeni rispetto al nostro controllo. La capacità di adattarsi a diverse modalità di lavoro, a diverse forme di relazioni personali e a diverse tecnologie è diventata parte integrante della nostra vita. In questo contesto, flessibilità significa farsi trovare sempre pronti di fronte al cambiamento. Raffaele Oriani, Associate Dean for Faculty, Luiss Business School Next Normal Il mondo del business guarda al futuro e si prepara a formulare strategie di lungo termine in un clima di complessità e incertezza pur operando nell’urgenza del presente. I tanto sentiti acronimi VUCA (volatility, uncertainty, complexity, and ambiguity) e TUNA  (turbulent, uncertain, novel, and ambiguous) hanno richiesto un collegamento sempre più dinamico tra pianificazione ed esecuzione delle strategie. I leader sono chiamati a formulare previsioni strategiche che includano le capacità di percepire, modellare e adattarsi al cambiamento nel momento stesso in cui esso accade. D’altronde, il Next Normal è già arrivato. Enzo Peruffo, Associate Dean for Education, Luiss Business School Successo Sostenibile Qual è la ragione d’essere delle imprese? E il loro impatto nella Società? Nel 2021 è entrato in vigore il nuovo Codice di Corporate Governance per le Società Quotate che pone al centro del governo delle imprese il concetto di Successo Sostenibile, ovvero la creazione di valore nel lungo termine a beneficio degli azionisti, tenendo conto degli interessi degli altri stakeholder rilevanti per la società. Le nostre ricerche evidenziano come il perseguimento del Successo Sostenibile richiede alle imprese di integrare il loro Purpose (“perché”) con la strategia (“cosa”), i percorsi d’innovazione (“come”) con l’impatto (“dove”) al fine di connettere i “Valori” aziendali con la creazione di “Valore”. Cristiano Busco, Full Professor Accounting, Reporting & Sustainability, Luiss Business School Innovazione Empatica In questo anno, ancora puntellato da isolamenti e distanziamenti forzati, si è resa ancora più evidente la bellezza e importanza dell’apertura per lo scambio e la fertilizzazione di idee. Docenti, studenti, le persone in generale, così come le organizzazioni, tutti siamo diventati più consapevoli della necessità e rilevanza di travalicare i propri “muri” per sperimentare nuove forme di interazione e collaborazione. Innovare, sì, ma empaticamente, vedendo problemi da angolazioni diverse, apprezzando soluzioni provenienti da fonti diverse e in definitiva tessendo relazioni di valore con e per tutti. Maria Isabella Leone, Associate Professor - Management of (Open) Innovation & IP, Luiss Business School Ecosistematizzazione Le iniziative di ricerca e formazione attivate in filiera sanità da Luiss Business School nel 2021, sono state tutte focalizzate verso chi intende operare o già opera nell'ecosistema sanitario italiano ed europeo: neolaureati, professionisti, manager e leader di organizzazioni. Abbiamo puntato sulle prospettive, sui modelli e sugli strumenti di intervento, più utili ad accrescere il loro ruolo ed il valore del loro apporto, lavorativo e personale, dinnanzi a sfide di cura. Oggi, queste sfide sono accompagnate da vincoli socio-politico-economici di sostenibilità, ma anche dalle opportunità che arrivano con la rivoluzione digitale. Luca Magni, Professor of Practice - Human resource management, Luiss Business School Resilienza Nel 2021 abbiamo messo a terra il cambio di paradigma profondamente maturato nell'affrontare con resilienza i tempi pandemici. Finalmente abbiamo vissuto la trasformazione digitale come una naturale realtà. Abbiamo colto con profitto le opportunità quotidiane di innovare i nostri modelli e le nostre modalità di insegnamento e apprendimento nella formazione, di lavoro e svago nella vita, a beneficio dei nostri studenti, docenti, collaboratori e comunità. Francesca Mastrogiacomi, Professor of Practice - Digital Innovation and Business Trasformation, Luiss Business School Rilancio Il 2021 è stato un anno all'insegna del rilancio. Rilancio sul fronte personale e su quello professionale. Rilancio come voglia di ricominciare ad uscire, di frequentare amici e parenti, di andare a ristorante o al cinema, in sintesi di rivivere la vita senza limitazioni, seppur nel rispetto delle dovute attenzioni. Rilancio come voglia di riprendere il proprio lavoro e magari di reinventarsi professionalmente, beneficiando di quanto di buono la passata esperienza ci ha fatto comprendere e ci ha lasciato come rinnovato bagaglio di competenze digitali e relazionali. Luca Pirolo, Head of Master Degree Program, Luiss Business School 15/12/2021

02 Dicembre 2021

Sport equestri: un ecosistema chiave per la ripresa economica

Presentato a Villa Blanca lo studio “Il Cavallo Vincente”, nato dalla collaborazione Luiss Business School FISE – Federazione Italiana Sport Equestri Un ecosistema complesso che vale quasi 3 miliardi di euro: è questa la dimensione economica degli sport equestri in Italia secondo i dati della ricerca “Il Cavallo Vincente”, realizzato in collaborazione con la Luiss Business School e la FISE, Federazione Italiana Sport Equestri. I numeri sono stati presentati il 1° dicembre nella sede di Villa Blanc, a Roma, coinvolgendo alcune delle voci più forti del mondo dello sport come Giovanni Malagò, Presidente del CONI, e Valentina Vezzali, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega allo Sport. Il cavallo vincente: i numeri dello studio Lo studio “Il Cavallo Vincente” ha sfruttato i dati raccolti sia dalla somministrazione di questionari ad alcuni circoli equestri italiani sia da fonti Fise e studi stranieri. È emerso che la spesa annuale generata dai praticanti dell'equitazione sportiva attraverso tutte le attività, dirette e indirette collegate a questa disciplina, rivolta verso il sistema economico nazionale, è stimata in circa 1.715 milioni di euro. L'impatto complessivo del sistema equitazione sul Pil è compreso tra i 2,3 miliardi di euro e più di 3 miliardi, cifre che, viste in relazione all'occupazione, raccontano un settore capace di impiegare dalle 25 mila alle 35 mila persone. «I dati sono significativi perché il sistema dell'equitazione dà vita a una filiera molto lunga, ampia, che coinvolge una serie di produzione e servizi articolati – ha spiegato Matteo Giuliano Caroli, Associate Dean for Internationalization, Luiss Business School – È un ecosistema complesso: capire come favorire il suo sviluppo organizzativo, anche attraverso politiche pubbliche e industriali, significa cogliere grandi opportunità di sviluppo economico, oltre a rispondere a una domanda crescente di chi vuole praticare questo sport». La pandemia ha orientato molte persone verso gli sport equestri perché praticati in contesti sicuri e green. «Il Covid ha offerto l'occasione di riscoprire gli sporti equestri – ha sottolineato Giovanni Malagò – perché l'equitazione è uno sport in cui sei davvero solo». Ma già in passato il Touring Club metteva in luce l'esistenza di 3 milioni di appassionati che almeno alcuni weekend all'anno frequentano ippovie, agriturismi in cui cavalcare e rilassarsi, in una tensione continua di ricerca del contatto con la natura. In più, gli sport equestri sono inclusivi a livello generazionale e di genere, stimolando un'aggregazione sociale positiva rispetto ad altri sport. Il valore dell'intera galassia sportiva in Italia «Lo sport è un universo complesso, divenuto negli ultimi anni la sesta industria del paese, con un ruolo sociale ed economico di primissimo piano – ha dichiarato Valentina Vezzali – Gli addetti ai lavori in Italia nel mondo dello sport sono oltre 100mila e circa 35 mila le imprese attive. Il fatturato del settore è vicino ai 14 miliardi di euro di fatturato, e l'Italia è il secondo paese in Europa per export prodotti sportivi. Tutto il settore sportivo genera un Pil che sfiora il 2%, per complessivi 30 miliardi di euro, una cifra che raddoppia se si considera anche l'indotto». Ma lo sviluppo economico dello sport, uno dei settori più penalizzati dalla pandemia, ha bisogno di una «vicinanza concreta dalle istituzioni. Il governo in questo periodo difficile ha sostenuto e supportato lo sport con investimenti diretti che superano i 2 miliardi di euro, ma non basta. Servono anche riforme come quella del lavoro sportivo, che presenteremo a breve. Servono scelte importanti: serve rivendicare il ruolo che questo settore deve avere nel nostro paese. Per farlo, ognuno deve contribuire facendo la propria parte. Oggi la Luiss Business School e la Fise, con questo studio, hanno dato un contributo molto importante». Sport: prospettive future Vezzali ha messo a fuoco alcuni passaggi chiave da compiere per far sì che l'intero sistema economico legato alle attività sportive diventi leva economica, sociale e culturale per l'Italia. «La pratica sportiva richiede competenze professionali perché servono figure specializzate nei settori tecnici: allenatori, fisioterapisti, medici. Ma necessita anche di infrastrutture perché richiede luoghi e attrezzature ad hoc. Ed è anche per queste ragioni che lo sport necessita di investimenti economici non trascurabili e sono certa che le risorse del Pnrr ci aiuteranno a migliorare le condizioni degli impianti, a quantificarne la classe energetica e a dotarli di tecnologie. Lo sport, infatti, può stimolare e accelerare l'innovazione tecnologica, affinché si possano migliorare le prestazioni con lo scambio di buone pratiche, esperienze e ricerca». A farle eco, anche Marco Di Paola, Presidente FISE: «Lo sport oggi è un vero e proprio percorso formativo per le giovani generazioni e un momento dedicato al benessere psico-fisico di tanti adulti che influenza gli stili di vita della società contemporanea». La ricerca dimostra che gli sport equestri non sono solo un'attività sportiva, ma anche un importante strumento di rilancio economico. Gli sport equestri sono molto presenti, dal vertice olimpico fino ad attività terapeutiche, passando per il turismo. Ora bisogna prendere una tradizione e portarla nel futuro: l'obiettivo è far sì che si sviluppi in modo vivace e dinamico, affiancando agli appassionati persone ancora non attive alla ricerca di un'offerta sportiva che li avvicini alla natura e al mondo animale. In più, non bisogna limitare lo sport a un primato o a una vittoria, limitandolo alla filiera che rappresenta, ma è necessario portarlo nell'economia reale. I relatori che hanno presenziato alla presentazione della ricerca “Il Cavallo Vincente” sono: Valentina Vezzali, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega allo Sport, Giovanni Malagò, Presidente del CONI, Marco Di Paola, Presidente FISE, Matteo Giuliano Caroli, Associate Dean for Internationalization, Luiss Business School, Anna Gatti, Consigliere Intesa Sanpaolo, Simone Perillo, Segretario Generale FISE, Giovanni Mantovani, Direttore Generale Verona Fiere S.P.A, Fabio Schiavolin, AD Snaitech, Diego Nepi Molineris, Direttore Generale Sport e Salute Spa, Roberto Tavani, Presidenza Regione Lazio Delega allo Sport, Alessandro Onorato, Assessore al Turismo, Grandi Eventi e Sport per il Comune di Roma, e altri ospiti d’eccezione. RASSEGNA STAMPA AdnKronos, Studio Fise-Luiss, sport equestri risorsa Paese con ricadute da 2,3 a 3 mld sul PilCorriere dello Sport, Equitazione impatto forte sul nostro PilIl Messaggero, L'impatto sul Pil degli sport equestriIl Sole 24 Ore, Sport equestri, la filiera produttiva vale oltre 3 miliardi di euro all'annoIl Tempo, Dal movimento fino a 3 miliardi sul Pil nazionaleLa Repubblica, Un "cavallo" da tre miliardi: l'impatto degli sport equestri sull'economia italianaLa Repubblica (video), Un "cavallo" da tre miliardi: l'impatto degli sport equestri sull'economia italianaLeggo, Sport equestri, tre miliardi di euro e occupazioneNazione - Carlino - Giorno, Tre miliardi e trentamila posti di lavoro. Ecco l'indotto degli sport equestriTuttosport, Dagli sport equestri 3 miliardi di ricadute 2/12/2021

25 Novembre 2021

Leader 4 Talent, Giampiero Massolo: «Mai perdere di vista la foresta»

Il Presidente di Fincantieri ha dialogato con Paolo Boccardelli, Direttore Luiss Business School, sull'evoluzione del rapporto pubblico-privato, futuro geopolitico, leadership e mondo complesso In un mondo complesso, in cui è sempre più difficile prevedere le traiettorie geopolitiche, i negoziatori sono figure sempre più importanti sullo scacchiere internazionale. Giampiero Massolo, Presidente Fincantieri, e Paolo Boccardelli, Direttore Luiss Business School, nell'ambito del ciclo di incontri dedicato agli studenti dei Master Leader 4 Talent,hanno dialogato su hard e soft skill di questi professionisti, connettendoli al futuro geopolitico globale e alle caratteristiche del mondo complesso. L'evoluzione del rapporto tra pubblico e privato In passato il settore pubblico e quello privato erano contrapposti. Il pubblico rivendicava eccessiva attenzione alle dinamiche di parte e del profitto. Il privato rimproverava gli scarsi preparazione e impegno al pubblico. Guardare a questo rapporto in termini di cooperazione, per traguardare nuove traiettorie di crescita, l'imperativo del presente. Ne è una dimostrazione l'uscita dalla crisi pandemica, uno sforzo reso possibile dalla collaborazione tra pubblico e privato. «Sono due mondi che hanno comunicato poco tra loro, condizionati da reciproci pregiudizi – spiega Massolo – Il pubblico e privato sono settori popolati da esseri umani, con pregi e difetti sia dal punto di vista soggettivo sia da quello organizzativo. L'idea di competenza, impegno, lealtà, linearità fanno molto e subiscono le distorsioni burocratiche che affliggono le grandi aziende di entrambi i settori. Oggi, davanti alla complessità del mondo contemporaneo, la differenza tra pubblico e privato viene sempre meno: la sfida non è trovare risposte semplici, ma fare uno sforzo collettivo in cui anche l’impresa privata guarda agli interessi della collettività». Pace Fredda, Europa e Complex World Gli assetti – nella geopolitica e nella geoeconomia – sono in via di mutazione. Si guarda al futuro col timore di una nuova Guerra Fredda: impossibile, secondo Massolo, perché assente quella connotazione ideologica che ha caratterizzato tutto il secondo dopoguerra. «Andremo incontro a una Pace Fredda: invece della contrapposizione ideologica, il dialogo internazionale si costruisce su misure economiche, commerciali, cibernetiche. In questo contesto è fondamentale che Europa abbia una propria identità altrimenti rischia di diventare di nuovo terreno di conquista o campo di battaglia». Inoltre, l'Europa paga lo scotto di regole troppo stringenti, secondo Massolo da ripensare, perché la concorrenza da temere non è più entro i confini dell'Unione, bensì al di fuori. In più, alcuni grandi stati industrializzati dell'Unione Europea potrebbero non facilitare questo passaggio. Tutto questo avviene in un mondo complesso, «dove non è chiaro chi comanda, dove è difficilissimo avere la sensazione che vi è una prioritizzazione di problemi e capacità di risolvere i problemi. La complessità di dare un ordine e l'idea che si proceda a colpi di stato di geometria variabile per risolvere le questioni contingenti; la complessità data dal dover presidiare più fronti, tra loro diversissimi; l'idea di coinvolgere interlocutori ostici per un governo come Greta Thunberg – tutto questo rappresenta il mondo complesso, caratterizzato da recessione geopolitica, senza regole, con una difficoltà importante a pervenire a dosi di consenso sufficiente». Arte della negoziazione, hard & soft skill Forte della sua esperienza in campo diplomatico, Massolo ha dettato le regole della negoziazione. «Per negoziare devi conoscere te stesso, valutare se hai le spalle coperte e comprendere la persona con cui stai contrattando. Devi conoscere la persona con cui stai negoziando, che dimostra l'importanza dell'intelligence. Poi c'è il potenziale di coalizione: mai andare da soli, meglio cercare sempre compagni di strada, cosa molto importante per i governi. Va tenuto presente il potenziale di ricatto, che passa per il far valere le carte che abbiamo. Inoltre, bisogna sempre cercare di essere parte della soluzione. Essere parte del problema non è del tutto positivo, ma sempre meglio che essere del tutto irrilevanti. Infine, in un negoziato bisogna essere corretti: le bugie hanno gambe corte». Sottolineando la solitudine del leader, Massolo raccomanda di curare la capacità di sintesi e l'attenzione al colpo d'occhio, quella la sensibilità che sta nel distinguere l'angolazione da cui possono provenire dei problemi. Infine, oltre a suggerire di non trascurare il consulting delle relazioni internazionali e di curare la preparazione linguistica, Massolo indirizza gli studenti verso un preciso comportamento. «Non disperdetevi. Non c'è niente di peggio di non avere un obiettivo preciso. Meglio un paio, dato che è saggio avere anche un piano B. Ma una volta scelto il principale, perseguitelo con molta costanza, cercando di specializzarvi in quello che volete fare, rappresentando sul mercato un valore aggiunto, scegliendo anche percorsi meno convenzionali per interessare un potenziale datore di lavoro, senza mai perdere la visione complessiva. Ho guidato la diplomazia e l'intelligence, due istituzioni complementari. Si dice che i diplomatici sanno tutto della foresta, qualcosa degli alberi e nulla delle foglie. Invece gli agenti dell'intelligence sanno tutto sulle foglie, qualcosa sugli alberi e nulla sulla foresta. Chi si forma, non deve mai perdere di vista la foresta, ma farsi delle skill per essere notato positivamente nel mercato». Chi è Giampiero Massolo. Nato a Varsavia (Polonia) nel 1954, laureato in Scienze Politiche, indirizzo politico-internazionale, presso la Luiss di Roma nel 1976. Da maggio 2016 è Presidente del Consiglio di Amministrazione di FINCANTIERI S.p.A. È Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana e vanta un'importante carriera diplomatica da ambasciatore. È titolare del corso "National interest, national security in a complex world" presso l'Università Sciences Po di Parigi e del corso "National interest, national security and international relations" presso la School of Government dell'Università LUISS di Roma. Cos'è Leader for Talent - #L4T. Si tratta di un ciclo di incontri con leader, top manager ed esponenti del mondo aziendale. Il format prevede circa 20 minuti di Speech dell’ospite e successivamente una sessione di Q&A. Questi interventi e testimonianze sono fortemente orientati all’operatività e alla gestione pratica delle dinamiche aziendali. L4T è stato pensato per favorire l’incontro con i leader delle principali organizzazioni, offrendo ai nostri studenti l’esperienza di un confronto e un dibattito in grado di arricchirli dal punto di vista professionale e delle soft skill. 25/11/2021

24 Novembre 2021

Da formazione a trasformazione: l'evoluzione del percorso Executive Luiss Business School

Enzo Peruffo, Associate Dean for Education Luiss Business School, inquadra il nuovo approccio dei professionisti alle formule part-time. Il punto di partenza? «Accelerare, reinventarsi, ripartire» Davanti alle sfide della contemporaneità un professionista è chiamato a mettere in campo nuove competenze e life skill capaci di offrire delle risposte. Un supporto concreto arriva dal concetto di lifelong learning: in un mondo mutevole, tra emergenze e cambiamenti, la formazione non può più essere cristallizzata, ma deve evolversi. A tal fine, la Luiss Business School ha ideato un’offerta formativa dedicata a quei professionisti che necessitano di intraprendere un percorso di up-skilling o anche re-skilling. Nuove edizioni sono pronte a partire a Villa Blanc, a Roma, ma anche negli hub di Milano e di Amsterdam, con modalità di fruizione ibride, che consentano un apprendimento “boundless” o senza limiti, di spazio, di tempo e di disciplina. Professor Peruffo, dal suo osservatorio privilegiato di Associate Dean for Education, oggi un professionista cosa cerca nella formazione executive? La pandemia ha creato nuove sfide per tutto il mondo dell'education. La formazione executive, con la sua tipica modalità di delivery in formula weekend, ha richiesto un adattamento e una serie di investimenti da cui difficilmente si tornerà indietro. L'idea che emerge con maggiore forza è quella di una formazione anytime anywhere anywise: il professionista deve poter sviluppare un percorso di apprendimento flessibile, adattabile alle sue esigenze personali e professionali. Una formazione boutique, in cui i partecipanti possono customizzare la propria esperienza di apprendimento, mixando le cosiddette life skill con competenze hard, in una formazione che è sempre più una trasformazione. In questo modo possono lavorare in un'ottica di continuo miglioramento, nel solco del cosiddetto lifelong learning. Quale pensa sia il principale gap che un professionista cerca di colmare con un percorso executive? In genere, i professionisti partecipano a un percorso executive mentre si trovano in una fase di svolta della loro carriera. Magari stanno cercando di passare a una nuova industria oppure sono alla ricerca di un nuovo slancio nel proprio percorso professionale. Accelerare, reinventarsi, ripartire è il motto della nostra formazione executive. Da lì nasce l'idea di immaginare percorsi formativi che, come dei lego, tendono a costruirsi sulle esigenze professionali di ciascun partecipante. Da un lato ci sono le competenze hard, da mixare e customizzare sul singolo individuo, dall’altro le capacità di leadership, competenze organizzative, ma anche un lavoro sui megatrend. Ad esempio, facciamo grandi riflessioni sui temi di geopolitica, in modo tale che i nostri leader siano cittadini del mondo, in grado di gestire le imprese nella loro complessità attuale. Legami con i contesti internazionali: quanto contano nella formazione executive? Sono molto importanti. Come Luiss Business School, nel nostro ultimo piano strategico abbiamo approvato, tra i pilastri su cui si fonda l’attività della Scuola, l'approccio glocal. Quest’ultimo mira a valorizzare le opportunità di una prospettiva globale assicurando, al contempo, un forte legame con il territorio e le business community locali. Il tema dell'internazionalizzazione, poi, non si concretizza solo nell'attrarre studenti stranieri ma anche nell’offrire un'esperienza internazionale, un mindset globale ai nostri partecipanti. Questo avviene attraverso diverse iniziative: le International Week, che organizziamo insieme a grandi gruppi internazionali e le Summer e Winter School, che stiamo pianificando in location estere e con partner accademici stranieri, sfruttando anche il nostro Hub di Amsterdam. Il processo di internazionalizzazione è composito, per tale motivo, proponiamo ai nostri partecipanti un’esperienza di carattere internazionale, a prescindere dalla location destinata alla loro formazione. Part-time MBA: una scelta professionale ma anche di vita, dato il grande impegno temporale che richiede. Qual è il principale stimolo che muove i professionisti verso questa scelta? Oggi il brand MBA mantiene la sua forza catalizzatrice e di trasformazione. È evidente che una formazione MBA, che è immersiva, deve necessariamente adattarsi al contesto. La formula part-time, legata al weekend, disponibile anche nel nostro hub di Milano, permette di adattare e bilanciare l'impegno professionale con l’esigenza di riqualificarsi con un percorso trasformativo impegnativo, che sottopone a molti stimoli legati alle conoscenze, alle competenze e alle abilità relazionali. In più bisogna considerare le prospettive internazionali: i nostri studenti MBA possono sfruttare molte possibilità di scambi con altre Business School, nostre partner, che diventano occasioni di trasformazione. Quello che conta in un percorso MBA non è soltanto ciò che si trasmette in maniera frontale quanto un apprendimento dibattivo, dove il docente è moderatore e facilitatore di uno scambio tra pari, elemento fondamentale del percorso. Per quanto riguarda l'imprenditorialità, miriamo a instillare l'idea che il lavoro può migliorare, può crescere, ma talvolta si può anche inventare, cosa che si verifica a valle del percorso MBA per molti studenti. Chi partecipa ai nostri MBA ha ben chiaro che il valore si crea e si cattura, costruendo continuamente nuove opzioni di sviluppo. Il valore nasce dalla creatività e dalla capacità di innovare: sono queste le competenze che vogliamo consolidare con ogni percorso MBA in Luiss Business School. 24/11/2021

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