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06 Agosto 2025

Premio Internazionale Generazione Contemporanea: decima edizione

Promuovere l’arte contemporanea italiana e internazionale, sostenere gli artisti under 35 e ampliare la collezione permanente d’arte contemporanea della Luiss Business School. Sono questi gli obiettivi del Premio Internazionale GenerazioneContemporanea, giunto alla decima edizione. Il concorso dà vita ad un nuovo ambito di innovazione culturale, finalizzato non solo alla formazione ma anche al sostegno e alla ricerca di giovani artisti in ambito internazionale.” Il concorso prevede che le opere candidate sviluppino il seguente tema: La notte accade senza chiedere permesso. Espande, sovrasta, travolge e carica ogni gesto e ogni spazio di un’intensità trascendentale. La notte amplifica: i desideri si fanno più acuti, i pensieri più vertiginosi, i gesti più carichi. La notte agisce, attraversa, scuote. Questa mostra esplora la notte come condizione alterata, come spazio in cui le regole si piegano e le percezioni si espandono. Non importa dove siamo, quando arriva, la notte riscrive il codice con cui leggiamo ciò che ci circonda. Si invita ciascun/a partecipante a interpretare le infinite possibilità che la notte offre attraverso uno sguardo che abbracci spazi intimi e sociali, silenzio e rumore, movimento e stasi, cosicché ogni opera scaturisca da interpretazioni intime e personali della notte. È prevista l’assegnazione, esclusivamente per il primo classificato, di un premio finale in denaro del valore di €4.000,00 come premio-acquisto dell’opera scelta da una prestigiosa giuria composta da: Luca Lo Pinto – Curatore d’arte Francesca Cappelletti - Direttore Galleria Borghese Cristiana Collu – Direttore Fondazione Querini Stampalia Pia Lauro - Curatrice indipendente Domenico Piraina – Direttore Area Mostre e Musei Scientifici – Comune di Milano Roberto Cotroneo – Giornalista, Scrittore e Fotografo Luca Pirolo - Direttore Area Master, Luiss Business School S.p.A. SB Un rappresentante del Collettivo Curatoriale della XV edizione del Master in Management delle Imprese Creative e Culturali – Major in Art Management della Luiss Business School S.p.A. SB. Le tre opere che otterranno il maggior numero di voti saranno considerate finaliste ed entreranno a far parte del progetto mostra, nonché pubblicate nel catalogo realizzato per l’occasione. I candidati possono concorrere con una sola opera, edita o inedita, ma che non abbia già vinto altri concorsi o premi, da cui emerga chiaramente l’aderenza al tema del Premio. Sono ammesse opere realizzate con tutti i linguaggi propri dell’espressione visiva pittura, scultura, installazione, fotografia, grafica, video, performance, senza limiti di tecniche). Il concorso si rivolge esclusivamente ad artisti under 35. Il termine ultimo per inviare le candidature è il 20 ottobre 2025, ore 12:00. La partecipazione è gratuita. Si raccomanda l’attenta lettura del bando. ITA SCARICA IL BANDO MODULO ISCRIZIONE MODULO PARTECIPAZIONE ENG DOWNLOAD THE ANNOUNCEMENT REGISTRATION MODULE PARTICIPATION MODULE

06 Agosto 2025

Bando di assegnazione borse di studio Luiss Business School per candidati provenienti da contesti svantaggiati

Borse di Studio per persone provenienti da contesti svantaggiati Luiss Business School S.p.A. SB offre borse di studio a copertura totale dei costi d’iscrizione ai Master post-universitari, Master universitari Executive e Programmi Executive con inizio previsto in autunno 2026. Eleggibilità Possono richiedere la borsa di studio i candidati che rientrino nelle seguenti categorie: Persone con status di protezione internazionale (status di rifugiato o beneficiario di protezione sussidiaria); Donne che intendono rientrare nell’attività lavorativa dopo interruzione per rilevanti ragioni personali. Criteri di ammissione Per partecipare è necessario inviare documentazione idonea: Persone con status di protezione internazionale (status di rifugiato o beneficiario di protezione sussidiaria): permesso di soggiorno in corso di validità o decreto di riconoscimento della Commissione Territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale; Donne che intendono rientrare nell’attività lavorativa dopo interruzione per rilevanti ragioni personali:certificato di iscrizione al centro per l’impiego territoriale o attestazione dell’erogazione della NASPI,in corso di validità. In aggiunta alla documentazione precedente, è richiesta anche una lettera motivazionale da inviare agli indirizzi mail: master@luissbusinessschool.it o executive@luissbusinessschool.it Valutazione I candidati saranno valutati in base al merito secondo i seguenti criteri: Voto di laurea; Punteggio ottenuto nel test attitudinale sostenuto in fase di selezione; Punteggio ottenuto a seguito del colloquio motivazionale previsto in fase di selezione e volto a confermare l’allineamento tra obiettivi del Master ed esperienza professionale; Scadenze e assegnazione La domanda di partecipazione potrà essere presentata entro il 31 dicembre 2026. Per la definizione della graduatoria, verranno considerati tutti i candidati risultati ammessi ai programmi al termine delle selezioni svolte da Luiss Business School. I candidati dichiarati vincitori saranno contattati a mezzo di mail per comunicazione ufficiale. I candidati vincitori della borsa di studio dovranno confermare l’accettazione della stessa entro 2 giorni lavorativi dal ricevimento della notifica. La mancata accettazione di una borsa di studio determinerà lo scorrimento della graduatoria di merito. Scarica il bando Richiedi informazioni

30 Luglio 2025

Shaping the Future of Business

Shaping the Future of BusinessIntroducing the DBA in Global Strategic Management on Green and Digital Transition Luiss Business School presents Shaping the Future of Business: Introducing the DBA in Global Strategic Management on Green and Digital Transition, a multi-campus programme – in Rome, Italy, and Amsterdam, the Netherlands – designed for managers and C-level executives who aim to lead their businesses through a highly impactful paradigm shift and address the challenges of sustainability and technological opportunities. With a focus on the substantial implications of the dual green and digital transition, the DBA in Global Strategic Management offers advanced training with a global perspective through a practical and applied approach. The program’s educational value is enriched by strong cross-cultural collaboration, partnerships with top-tier business schools in Asia, the US, and the UK, and a faculty with proven international expertise. Join us on Wednesday, 17 September 2025, for Shaping the Future of Business, the online presentation of the DBA in Global Strategic Management on Green and Digital Transition. SPEAKER Cecilia Jona-Lasinio, Full Professor of Applied Economics, Luiss Business School, Rome, IT Frederick Guy, Birkbeck Business School, University of London (retired); Professore di Chiara Fama, Department of Economics and Business, Università degli Studi di Cagliari, IT Marco Francesco Mazzù, Professor of Practice of Marketing, Luiss Business School, Rome, IT Cristiano Busco, Full Professor of Accounting, Luiss Business School, Rome, IT AGENDA Introduction: Cecilia Jona-Lasinio Module I: Management and Strategy in the Green Transition – Frederick Guy Module II: The Information Economy, Digitisation, and Intangible Assets – Cecilia Jona-Lasinio Module III: Sustainability and Digitisation: Marketing Issues – Marco Francesco Mazzù Module IV: Accounting and Corporate Finance in the Modern Environment – Cristiano Busco Conclusion and Q&A: Cecilia Jona-Lasinio WHEN: Wednesday, 17 September 2025TIME: 5.00 PM CESTWHERE: Online

28 Luglio 2025

Gestione del trasporto, merci e logistica

Gestione del trasporto, merci e logisticaOpen Lesson Dalla definizione della strategia al miglioramento delle performance, dall'implementazione di nuovi modelli di mobilità sostenibile all'integrazione delle tecnologie emergenti – come l’intelligenza artificiale, i big data e l'IoT – all’interno di processi già in corso. I manager del settore dei trasporti e della mobilità sono oggi più che mai chiamati a guidare e coordinare gruppi di lavoro compositi e di gestire situazioni nuove e complesse, assumendo responsabilità organizzative di natura direzionale per perseguire obiettivi di efficacia, efficienza ed economicità. Dopo l'appuntamento dello scorso luglio – Green logistic e trasporto sostenibile: sfide e opportunità – Luiss Business School presenta Gestione del trasporto, merci e logistica, Open Lesson promossa nell’ambito dell'Executive Master in Management dei Trasporti e Mobilità Sostenibile e dell'Executive Programme in Sustainable Mobility and Logistic Management. L'evento, organizzato in partnership con Italiacamp ed EIT Urban Mobility, sarà un’occasione per analizzare da vicino i cambiamenti, in corso e futuri, che sta vivendo il mondo del trasporto, del freight management e della logistica a tutto tondo. A parlarne saranno: Massimiliano Gasbarri, Head of Income Management, Grandi Stazioni Retail QUANDO: venerdì 12 settembre 2025ORARIO: 15.00 - 19.00DOVE: Rome e Online

28 Luglio 2025

Costruire una Coaching Culture

Costruire una Coaching Culture: una sfida strategica per HR, manager e leader Come il coaching contribuisce a trasformare le organizzazioni e le competenze relazionali dei loro protagonisti La trasformazione culturale delle organizzazioni richiede oggi competenze relazionali evolute e una leadership basata su ascolto, fiducia e responsabilità. Costruire una Coaching Culture significa integrare il coaching nei processi aziendali, nella gestione delle persone e nei modelli di leadership, rendendolo parte integrante dell’identità organizzativa. L'appuntamento promosso da Luiss Business School si rivolge a chi desidera intraprendere la professione di coach, ma anche a manager, HR e leader che intendono sviluppare e applicare competenze di coaching nella propria realtà, contribuendo alla diffusione di una cultura generativa attraverso percorsi formativi di alta qualità. Il webinar Costruire una Coaching Culture, promosso dal Flex Executive Coaching Programme, accreditato Livello 2 ICF - International Coaching Federation, sarà un momento di confronto e ispirazione su come il coaching possa diventare leva strategica per la crescita personale e organizzativa. Ospiti dell’evento: Paolo Palazzo, Executive Coach MCC-ICF, Adjunct Professor Luiss Business School e Referente Scientifico del Programma Vito Marzulli, MCC-ACTC (ICF) Senior Executive & Team Coach | WAO Academy (AATC) Francesca Rossi, Responsabile Servizio Risorse Umane Organizzazione e PMO, Istituto per il Credito Sportivo e Culturale S.p.A., ex allieva Flex Executive Coaching Programme Lucia Conte, Chief People & Organization Officer, Italiacamp, ex allieva Flex Executive Coaching Programme Partecipare al webinar significa entrare in contatto con una comunità professionale che promuove sviluppo, consapevolezza e qualità delle relazioni, nel rispetto degli standard etici e delle core competencies ICF. Un’occasione per orientarsi con chiarezza nella formazione al coaching e conoscerne l’applicazione concreta nei contesti organizzativi.  QUANDO: lunedì 15 settembre 2025ORARIO: 17.30 - 18.30DOVE: online

23 Luglio 2025

Twin Transition come leva strategica per la generazione di impatto: visioni a confronto tra Innovation, Finanza ed ESG

A Villa Blanc, la Luiss Business School ha ospitato una tavola rotonda intitolata “Twin Transition come leva strategica per la generazione di impatto: visioni a confronto tra Innovation, Finanza ed ESG”, mettendo a confronto prospettive complementari su uno dei temi più centrali del dibattito contemporaneo: l’integrazione tra il digitale e la sostenibilità. A discuterne, tre figure di rilievo provenienti da settori distinti: telecomunicazioni, industria farmaceutica e finanza, moderate da Matteo Caroli, Associate Dean for Sustainability and Impact Luiss Business School, che ha aperto l’incontro sottolineando come la Twin Transition rappresenti l’intersezione fra due poli che stanno ridefinendo l’identità delle imprese contemporanee: da un lato, l’evoluzione digitale, ormai onnipresente e inclusiva anche delle tecnologie emergenti come l’AI, dall’altro, il passaggio a modelli sostenibili, che non possono più limitarsi alla sola dimensione ecologica, ma implicano una visione integrata capace di coniugare valore economico, ambientale e sociale. «La questione centrale – ha osservato – è che questi due processi sono profondamente interdipendenti, ma talvolta in conflitto. L’uso massivo di tecnologie digitali comporta un enorme consumo energetico, e pone sfide concrete alla sostenibilità». Cybersecurity come abilitatore della crescita digitale: la strategia di TIM La parola è passata a Maria Enrica Danese, direttrice della comunicazione e sostenibilità del gruppo TIM, che ha illustrato come la sicurezza informatica, e più in generale la protezione dei dati, sia diventata parte integrante della strategia dell’azienda. Ha evidenziato che “sostenibilità è anche resilienza”, intesa come la capacità dell’azienda di garantire continuità, affidabilità e adattamento nel tempo. In questo senso, la scelta di investire in cybersecurity attraverso la società Telsy rappresenta un atto strategico e non solo difensivo. «Nel 2025 abbiamo assistito a un incremento esponenziale degli attacchi informatici e dei tentativi di sottrazione dei dati aziendali: proteggere questi asset significa oggi permettere al digitale di crescere in sicurezza e portare benefici concreti alla società e all’economia». Innovazione e sostenibilità: la visione integrata del Gruppo Angelini Industries Una visione simile, ma dal versante dell’innovazione, è emersa nell’intervento di Stefano Brandinali, Group Chief Innovation Officer di Angelini Industries. Brandinali ha proposto una definizione di innovazione come “ciò che trasforma le scoperte in risultati di business”. A suo giudizio, la convergenza tra innovazione e sostenibilità deve essere coltivata sin dalla genesi delle strategie aziendali. «Abbiamo deciso di collaborare sin da subito – ha illustrato – e il piano di sostenibilità è stato scritto a quattro mani con la funzione Innovation: solo così si può superare la retorica e generare impatti concreti». L’altra faccia della medaglia, ha ricordato poi Brandinali, è che l’innovazione tecnologica comporta anche rischi sistemici, come l’aumento dei consumi energetici, la sostituzione di competenze e il potenziale impatto occupazionale dell’intelligenza artificiale generativa. Riconoscere questo “lato oscuro della transizione” non significa rallentare il progresso, ma agire in modo responsabile, costruendo un ecosistema di riqualificazione che coinvolga imprese, istituzioni formative e mondo della ricerca. Solo così, ha concluso, sarà possibile affrontare la transizione digitale in modo sostenibile anche dal punto di vista sociale. Il valore economico della Twin Transition secondo SACE L’aspetto economico-finanziario in questo scenario è stato delineato da Chiara Maruccio, Chief Financial Officer di SACE. Secondo Maruccio, «investire nella Twin Transition significa crescere. Non è un costo, ma un percorso che genera maggiore competitività». I dati raccolti dall’osservatorio SACE mostrano chiaramente come le imprese che adottano strategie orientate alla transizione doppia crescano in termini di fatturato, di export, e di ROI (+8%) rispetto alla media nazionale. Tuttavia, avverte, il sistema produttivo italiano presenta ancora gravi fragilità strutturali: le imprese sono spesso sottocapitalizzate, troppo dipendenti dal credito bancario e riluttanti ad aprirsi ai mercati dei capitali. «È urgente accompagnare le imprese verso forme alternative di finanziamento come il private debt o il private placement, strumenti che, se affiancati da garanzie pubbliche, possono attrarre nuovi investitori già orientati verso impatto e sostenibilità». Fiducia, trasparenza e il ruolo delle nuove generazioni Al centro del dibattito anche la fiducia, soprattutto da parte delle nuove generazioni: Brandinali ha invitato a superare lo scetticismo e a riconoscere nei giovani una sensibilità concreta verso la sostenibilità. Le imprese, di conseguenza, non possono più limitarsi alla narrazione “green”, ma devono integrarla nelle scelte quotidiane. Danese ha ricordato che oggi la trasparenza è una condizione imprescindibile: le aziende devono rendere pubblici piani ambientali chiari e verificabili. Una visione confermata da Maruccio, che ha raccontato come in SACE la centralità della sostenibilità sia emersa dal basso, come esigenza autentica e condivisa. È in questa tensione verso un’azione concreta e non retorica che la Twin Transition si conferma come un fattore chiave per affrontare con consapevolezza le sfide del presente, coniugando l’evoluzione digitale con l’orizzonte della sostenibilità.

21 Luglio 2025

Open Evening Executive Education

Open Evening Executive EducationFormazione avanzata per nuove opportunità di carriera Dalla finanza al marketing, dall’hospitality alle risorse umane, dallo sviluppo manageriale tout court alle nuove frontiere dell’intelligenza artificiale: Luiss Business School apre i cancelli del campus di Roma, Villa Blanc, per uno speciale appuntamento dedicato alla presentazione della nuova offerta Executive Education, una serie di programmi e corsi di formazione manageriale avanzata per professionisti, dirigenti e profili executive. All’evento, in programma per martedì 16 settembre, è possibile partecipare sia di persona, a Roma, oppure online. Si tratta di un’iniziativa rivolta a chi desidera acquisire nuove competenze, ambire a progressioni di carriera o a transizioni professionali: esigenze diverse che trovano risposta in un’offerta formativa solida e mirata. Partecipando all’Open Evening Executive Education sarà possibile visitare il campus di Villa Blanc (via Nomentana 216, Roma) e scoprire l’offerta formativa, le peculiarità di ciascun programma, le agevolazioni economiche disponibili e il metodo didattico Luiss Business School, progettato per rispondere alle esigenze specifiche dei professionisti, conciliando formazione, attività lavorativa e vita privata. Per i partecipanti all’evento sono previste agevolazioni dedicate. QUANDO: martedì 16 settembre 2025ORARIO: 17.00 - 18.30DOVE: Roma oppure online

21 Luglio 2025

Next in Pharma - Sfide e traiettorie di crescita nel mondo Healthcare

Next in PharmaSfide e traiettorie di crescita nel mondo Healthcare Innovazione, digitalizzazione, ricerca e ottimizzazione dei processi, tanto per il miglioramento delle performance che per una maggiore efficienza organizzativa. Il settore farmaceutico e dell’healthcare sono oggi al centro di una trasformazione profonda che coinvolge in prima persona le diverse anime del proprio capitale umano. È in questo contesto che diventa sempre più strategico per i suoi professionisti essere in grado di integrare visione manageriale, conoscenze specialistiche e capacità di lettura sistemica delle dinamiche di settore. Luiss Business School presenta Next in Pharma - Sfide e traiettorie di crescita nel mondo Healthcare, un’occasione di confronto sui principali trend che stanno ridefinendo il mondo del Pharma, della ricerca e dell’industria del benessere umano. A guidare il webinar sarà Luca Magni, Professor of Practice e Direttore Scientifico del Master in Pharmaceutical & Healthcare Administration di Luiss Business School. Obiettivo dell’appuntamento è esplorare le competenze più richieste per chi aspira a guidare progetti, team e organizzazioni in un ecosistema complesso e regolato, sempre più orientato all’innovazione sostenibile. Il webinar – partecipazione libera, previa registrazione – è rivolto a professionisti e manager che desiderano rafforzare il proprio posizionamento e intercettare nuove opportunità di crescita nel settore. QUANDO: giovedì 11 settembre 2025ORARIO: ore 17.00 - 18.00DOVE: online

14 Luglio 2025

Bando Internazionale Generazione New Generation Sound - III Edizione

La proposta del bando di Luiss BS Records si concentra sulla versatilità musicale della generazione contemporanea. Attraverso la selezione di brani che spaziano tra generi e stili diversi, si vuole infatti mettere in evidenza l’originalità artistica dei nuovi talenti. Il risultato dell’iniziativa consisterà nella produzione e pubblicazione di un EP all’interno del quale verranno inserite sette tracce di sette artisti differenti, a cui si darà l’occasione di esprimersi unendo nello stesso progetto diverse influenze e visioni musicali. Il titolo “New Generation Sound Il titolo “New Generation Sound” esprime la nostra volontà di dare spazio alle nuove voci emergenti della scena musicale, offrendo loro la possibilità di esprimere liberamente la propria visione artistica. Il concorso dà vita ad un nuovo ambito di innovazione culturale, volto non più solo alla formazione ma anche al sostegno e alla ricerca di giovani autori in ambito nazionale e internazionale. Possono partecipare al Concorso tutti gli autori di nazionalità italiana o straniera – singolarmente o in gruppo – che rispettino i seguenti criteri di ammissione: non abbiano compiuto il trentesimo anno di età alla scadenza del bando prevista per il giorno 30 settembre 2025 per i gruppi, al massimo un componente può avere già compiuto il trentesimo anno d’età alla scadenza del bando I candidati possono concorrere con un solo brano, necessariamente inedito, da cui emerga chiaramente l’aderenza al tema del concorso. I sette brani selezionati verranno prodotti all’interno dello studio Luiss BS Records della Luiss Business School e gli artisti saranno seguiti nella fase di produzione da professionisti del settore e affiancati dagli studenti del Master in Management delle Imprese Creative e Culturali – Major in Music Business della Luiss Business School S.p.A. La scadenza per la presentazione delle opere candidate al Premio è fissata per il giorno 30 settembre 2025 entro e non oltre le ore 23:59 (ora italiana). La partecipazione è gratuita. Si raccomanda l’attenta lettura del bando. ITA SCARICA IL BANDO MODULO ISCRIZIONE MODULO DI PARTECIPAZIONE INFORMATIVA PRIVACY ENG DOWNLOAD THE ANNOUNCEMENT REGISTRATION FORM PARTICIPATION FORM

09 Luglio 2025

AI GROW 2025

Artificial Intelligence | Generating Real Opportunities for Women L’intelligenza artificiale sta ridisegnando il mondo del lavoro, trasformando competenze, processi e modelli organizzativi. Ma in questa rivoluzione digitale, il rischio è che non tutti avanzino allo stesso ritmo. I dati più recenti dell’OCSE parlano chiaro: solo il 29% delle donne utilizza strumenti di AI generativa nel contesto professionale, contro oltre il 41% degli uomini. Una disuguaglianza che non è solo tecnica, ma culturale, e che rischia di cristallizzare un divario di lungo periodo nell’accesso alle opportunità. È in questo scenario che nasce AI GROW 2025, l’ultima edizione del progetto GROW – Generating Real Opportunities for Women della Luiss Business School, guidato da Irene Finocchi, Professoressa di Computer Science alla Luiss Guido Carli. Una sfida concreta per formare una nuova generazione di leader capaci di padroneggiare le tecnologie emergenti con consapevolezza, spirito critico e una visione inclusiva. «Le nuove tecnologie hanno una grandissima potenzialità a supporto dell'ingegno umano nel momento in cui vengano usati con un'adeguata formazione, in modo consapevole e naturalmente in modo anche inclusivo.» sottolinea Irene Finocchi. https://www.youtube.com/watch?v=73fFP_i0ql4&list=PLGCmI97XkO8jMr3uqQ8naI5Lqqs1Z2JZd&index=4 Nato con l’obiettivo di promuovere la crescita personale e professionale delle studentesse della Luiss Business School e favorire il loro accesso a posizioni di leadership, GROW è oggi un ecosistema di iniziative che integra alta formazione, mentorship, networking e confronti diretti con il mondo aziendale. L’edizione 2025 si è concentrata sull’intelligenza artificiale generativa, ponendo una domanda centrale: come può l’AI diventare non solo uno strumento tecnico, ma una leva per costruire ambienti di lavoro più collaborativi, inclusivi e strategicamente orientati al futuro? Per rispondere, AI GROW ha coinvolto team multidisciplinari di studenti e studentesse in una vera e propria sfida: sviluppare soluzioni innovative, supportate da AI, per rispondere a tre business case reali proposti da Amplifon, Intellera e Philip Morris. L’AI come alleato Nel confronto con le aziende partner, i team si sono trovati ad affrontare problemi complessi, legati al futuro del lavoro, alla gestione dei dati, alla collaborazione interna, fino all’uso dell’AI per migliorare la customer experience e il knowledge sharing. «Spesso non è chiaro cosa significhi davvero ‘usare l’intelligenza artificiale’», racconta Carlo De Santis, studente del Master in Financial Management. «Con questa challenge l’abbiamo compresa sul campo, sviluppando anche un chatbot predittivo — Sal — capace di supportare il cliente con best practice, appuntamenti e lettura dei referti». Per Flavia Thi Luu Trivoli e il suo team, l’intelligenza artificiale si è rivelata un alleato per l’efficienza e la pianificazione: «L’abbiamo usata per organizzare, strutturare e pianificare la challenge, così da dedicarci con più focus al contenuto. È stata una risorsa strategica». Caterina Santi ha evidenziato l’importanza dell’AI nella gestione del lavoro di squadra: «Ci ha aiutati nella definizione della tabella di marcia, ottimizzando tempi e flussi», mentre Davide Graziani ha sottolineato come «l’AI offra un modo per prepararci a un mercato del lavoro che sarà tanto stimolante quanto complesso». Roberto Di Bella, Master in Marketing Management, ha apprezzato in particolare la possibilità di «migliorare le dinamiche collaborative tra colleghi attraverso l’uso dell’AI come motore di condivisione della conoscenza», mentre Carla Lillirose Catania ha scelto di partecipare per l’orientamento umano del progetto: «Ho scelto questa challenge perché ha un focus sul cercare di aiutare le persone a lavorare in maniera più coesa possibile». https://www.youtube.com/watch?v=hlrrB1vwX_0&list=PLGCmI97XkO8jMr3uqQ8naI5Lqqs1Z2JZd&index=3 Il punto di vista delle aziende partner A trarre valore da AI GROW non sono stati solo gli studenti. Le aziende coinvolte hanno riconosciuto l’efficacia dell’iniziativa come strumento di innovazione aperta e contaminazione positiva. «La collaborazione con le università è fondamentale per abilitare attività di ricerca e introdurre profili specializzati in AI e data science, capaci di affrontare l’evoluzione del mercato», spiega Sonny Merla, Global Data Science & AI Manager di Amplifon. «AI GROW ci ha permesso di raccogliere nuovi punti di vista e idee applicabili al nostro dominio». https://youtu.be/Agub0djcihg Melania Valleca, IT Manager di Philip Morris, ha sottolineato un aspetto cruciale: «Di fronte all’innovazione abbiamo tre possibilità: ignorarla, osservarla o assumere da subito un ruolo attivo. Noi crediamo sia fondamentale guidarla con consapevolezza, a partire proprio da un contesto così centrale come quello della diversity». https://www.youtube.com/watch?v=24NSNvE-r2U&list=PLGCmI97XkO8jMr3uqQ8naI5Lqqs1Z2JZd&index=2 «Durante la challenge, sono emerse proposte originali e prospettive fresche, spesso libere da vincoli aziendali o schemi consolidati», spiega Giampaolo Termini. «si crea un vero rapporto win-win: da un lato gli studenti sperimentano sul campo, dall’altro le aziende possono raccogliere spunti inediti e idee brillanti». «AI GROW si inserisce in un contesto sfidante», aggiunge Martina Zaccari, «l’intelligenza artificiale è chiamata oggi a sostenere la trasformazione digitale in tutti i settori, pubblici e privati. Ma l’innovazione, per essere davvero efficace, deve essere anche inclusiva». «C’è ancora molta strada da fare, ma siamo sulla buona rotta. L’AI può diventare uno strumento potente non solo di progresso tecnologico, ma anche di crescita culturale e sociale». https://www.youtube.com/watch?v=nd-KkVsHPKA AI GROW 2025 AI GROW 2025 non è stata solo una sperimentazione didattica, ma un modello di formazione avanzata che integra tecnologia, soft skill, lavoro in team e confronto con il mondo delle aziende. Un laboratorio per preparare professionisti e professioniste in grado di leggere la complessità del presente e contribuire alla costruzione di un futuro più equo. Un progetto che dimostra come l’intelligenza artificiale, se ben utilizzata, possa amplificare talento, visione e collaborazione — e non sostituirli.

09 Luglio 2025

Finanza, Tech e AI: sfide e nuove opportunità

Finanza, Tech e AI: sfide e nuove opportunità Se a fine 2024 il 58% delle grandi aziende con funzioni finance aveva già adottato l’utilizzo di tecnologie e strumenti basati sull’intelligenza artificiale, ben l’81% delle organizzazioni conta di farlo entro l’anno in corso (dati Gartner & KPMG, 2024). In uno scenario di questo tipo il rapporto tra finanza, tech e AI è sempre più stretto e l'evoluzione naturale è un contesto in cui l’automation ridurrà progressivamente i compiti ripetitivi, la capacità di interpretare correttamente le informazioni, implementare sistemi di controllo efficienti e gestire al meglio i processi finanziari diventa cruciale per garantire precisione, performance e compliance. Per rimanere competitivi, i professionisti sono quindi chiamati sviluppare competenze trasversali, investire in upskilling e riconoscere l’opportunità della trasformazione in corso quale chiave di volta per convertire eventuali rischi in vantaggio competitivo. Per questo Luiss Business School presenta Finanza, Tech e AI: sfide e nuove opportunità, un’occasione per discutere sulla questione e per presentare la nuova offerta executive in partenza in autunno. Executive Programme in Amministrazione, Finanza e Controllo - Edizione Intensiva Executive Programme Intensivo in Bilancio e Analisi economico-finanziaria Flex Executive Programme Lettura e Analisi di Bilancio per Non-Finance Manager Executive Programme Intensivo in Controllo di Gestione, Performance Measurement e Reporting Flex Executive Programme in Performance e Sistemi di Controllo Executive Programme Intensivo in Finanza di Impresa Executive Programme in Gestione degli NPL Executive Programme in AI for Business Executive Programme in Sistemi di Pagamento Digitale: Tecnologia, AI e Nuovi Modelli A parlarne saranno Saverio Bozzolan, Professore Ordinario di Economia aziendale all’Università Luiss Guido Carli, e Silvio Fraternali, Executive Director ed Head of Innovation & Business Support Reengineering di Intesa Sanpaolo. QUANDO: mercoledì 10 settembre 2025ORARIO: 17.30 - 18.30DOVE: Online

01 Luglio 2025

Green logistic e trasporto sostenibile

Green logistic e trasporto sostenibileSfide e opportunità Con un quarto delle emissioni di gas serra, a livello europeo, trasporti e logistica sono oggi tra i principali ambiti d’intervento per la decarbonizzazione del Vecchio Continente. Le innovazioni nel campo dell’intermodalità, dell’elettrificazione e della digitalizzazione stanno già ridisegnando le catene logistiche e i modelli di trasporto. Per questo, la trasformazione sostenibile della mobilità e della logistica rappresenta una leva strategica per migliorare la qualità della vita nelle città e fuori di esse, rafforzando al tempo stesso la competitività delle imprese. L'evento Green Logistic e Trasporto Sostenibile: sfide e opportunità si rivolge a professionisti e manager chiamati a guidare il cambiamento. L’appuntamento – promosso nell’ambito dell’Executive Master in Management dei Trasporti e Mobilità Sostenibile e dell’Executive Programme in Sustainable Mobility and Logistic Management – sarà infatti un’occasione per comprendere come integrare sostenibilità e performance nelle scelte operative e nei modelli di business. A parlarne saranno docenti Luiss Business School ed esperti del settore:• Gianluca Dati, Responsabile Comunicazione e Sostenibilità, FS Logistix• Fabiola Buarnè, Sustainability Specialist , FS logistix• Lucio Attinà, Adjunct faculty Member, Luiss Business School QUANDO: mercoledì 23 luglio 2025ORARIO: 12.00 - 13.00DOVE: Online This project is supported by EIT Urban Mobility, an initiative of the European Institute of Innovation and Technology (EIT), a body of the European Union. EIT Urban Mobility acts to accelerate positive change on mobility to make urban spaces more liveable. Learn more: eiturbanmobility.eu

26 Agosto 2022

Biagio Capece: «È dal networking che nascono grandi opportunità»

Dopo il Master in Digital Export Management di Luiss Business School, lo studente pugliese è oggi Temporary Export Manager per Makeitaly Trasformare un marchio in un'impresa: è questa l'avventura che Biagio Capece, 29 anni, originario della provincia di Lecce, sta vivendo dopo aver concluso il Master in Digital Export Management di Luiss Business School. Del resto, non basta una laurea in legge quando il pallino per gli affari spinge lo sguardo oltre i confini nazionali. Grazie alle competenze acquisite durante il master, oggi Biagio è Temporary Export Manager per Makeitaly. Il suo obiettivo? Continuare ad imparare, cogliendo le opportunità del networking. Cosa ti ha spinto a scegliere il master in Digital Export Management di Luiss Business School? Durante i miei studi di giurisprudenza ho sempre scelto esami a vocazione internazionale. Ho dedicato la mia tesi di laurea agli strumenti di pagamento utilizzati nel commercio internazionale. Volevo specializzarmi nell'export e due anni fa non c'era molta offerta post-laurea sull'argomento. Navigando sul sito di Ice, dove avevo seguito diversi corsi, ho scoperto il master Luiss Business School: era perfetto per ciò che volevo fare, l'export manager. Avendo studiato giurisprudenza mi mancavano dei tasselli, che questo master ha finalmente aggiunto. A spingermi verso il percorso è stata anche la notorietà di Luiss Business School e Ice. Che ambiente hai trovato in Luiss Business School? A causa della pandemia, ho potuto frequentare Villa Blanc solo negli ultimi mesi. Durante il Covid eravamo lì solo una volta al mese. Ho trovato un bellissimo ambiente. Persone con cui ho subito stretto amicizia, creando un ambiente favorevole alla crescita personale e di gruppo. Eravamo tutti motivati dal punto di vista professionale, amichevoli ma giustamente competitivi. Ottimo rapporto sin da subito anche con il coordinatore del master. Qual è il corso che ha avuto un maggiore impatto sulla tua carriera? In generale, ho apprezzato il non soffermarsi solo sulla parte teorica, ma anche su quella pratica. Tra i corsi ce ne sono stati due che mi sono stati molto utili. Il primo? Quello di contrattualistica e pagamenti internazionali, tenuto dal professor Domenico Del Sorbo. La materia mi appassionava, in questo modulo ho potuto approfondire l'approccio pratico. E il secondo? Strategie di selezione e ingresso nei mercati internazionali con il professor Federico Tunzio. Oltre ad essere interessante, il corso ha permesso l'applicazione concreta di tutto ciò che avevamo studiato in precedenza attraverso un esame finale molto importante. In cosa consisteva? Abbiamo simulato una consulenza per l’espansione all’estero di un'azienda scelta da noi. Ci è stato chiesto di analizzare l’azienda, effettuare un’analisi di mercato, individuare un paese target per il prodotto dell'azienda e poi stilare una strategia d'ingresso fisica e digitale in quella nazione. Quello che faccio ora è molto simile a ciò che abbiamo fatto durante l'esame. In più, successivamente a quella prova, si è creato un ottimo rapporto con Tunzio, con cui è nata una collaborazione che va avanti ancora oggi. C'è stato qualche relatore in particolare che ti ha colpito? Tutti i relatori del format Leader 4 Talent sono stati di grande stimolo. Mi hanno dato una visione su quello che voglio fare insieme alla carica per andare avanti. Tra le fonti di ispirazione, c'è stato l'incontro con l'export manager di Banfi, cantina vitivinicola, ci ha parlato di come è riuscito a far apprezzare i propri vini nei mercati internazionali. Soft skill, come avete lavorato su questo ambito durante il master? Abbiamo allenato il team working grazie ai tanti progetti di gruppo, aiutandoci a collaborare in maniera attiva e proficua. Poi abbiamo fatto un corso specifico sulla negoziazione, molto importante per cercare di capire come riuscire a coinvolgere l'altra parte, facendo capire il valore della propria proposta e convincendola ad accettare una soluzione che sia win-win. Competitività: come avete allenato questa soft skill durante il tuo percorso in Luiss Business School? Più che allenarla, è nata spontaneamente. Frequentare un master come questo è un investimento. Tutti noi eravamo interessati a capire cosa sarebbe successo dopo il master. Questa sana competitività si è espressa al massimo durante la challenge finale, lanciata da Sace. Molti alumni hanno sperimentato il valore del networking che si viene a creare in Luiss Business School. Qual è stata la tua esperienza? È un concetto su cui si insiste molto, sia durante il percorso, sia durante i laboratori e gli incontri Leader 4 Talent. Dopo la fine del master, sono riuscito a rimanere in contatto con Tunzio, ma anche con altri professori e compagni di corso. Ho visto in prima persona quanto il networking possa dare in termini di opportunità. È fondamentale avere un vasto network per fare business, altrimenti si rischia di chiudersi in sé stessi, spegnendo lo sguardo verso l'estero. In Luiss Business School ho visto tanta voglia di collaborare, di fare network e condividere opportunità, considerandosi partner. La collaborazione resta un grande valore aggiunto di questa esperienza. In Luiss Business School si lavora molto sulla Leadership. Secondo te cosa ci vuole per essere veri leader? Essere dei veri leader significa avere un'idea che alcuni considerano folle, troppo grande, ma che può attirare altre persone all'interno di un determinato progetto per raggiungere un determinato obiettivo. Oggi lavori come Temporary Export Manager in Makeitaly: provenire da un percorso Luiss Business School ha fatto la differenza? Se sì, come? In realtà Makeitaly era un progetto di famiglia. Mio padre ha creato il marchio qualche anno fa, ma la società non era mai diventata operativa. Una volta terminato il master, l'ho riorganizzata per offrire consulenze a quelle aziende italiane che vogliono internazionalizzarsi. Siamo andati online a dicembre 2021. Ora siamo impegnati nella costruzione di un vasto network di professionisti, che operano in vari Paesi target per dare maggiori opportunità alle aziende che seguiamo. Tutti i tasselli messi insieme durante il mio percorso di studi – quello giuridico, il marketing, la contabilità, la capacità di effettuare una accurata analisi di mercato e identificare i mercati esteri prioritari, la protezione della proprietà intellettuale, l’elaborazione di una strategia di export e la sua attuazione a livello operativo – mi hanno permesso avere un quadro completo delle diverse competenze necessarie per effettuare la professione dell’export manager. Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Pensi che tornerai a formarti? Continuerò a studiare. Lo faccio ogni giorno, leggendo libri, seguendo webinar e corsi di formazione perché l'export è una materia che cambia di giorno in giorno. Rimanere aggiornati e formati è dunque fondamentale. È impossibile pensare che, con una formazione magari vecchia anche di qualche anno, si possa smettere di studiare. Anche solo in materia di finanziamenti a supporto delle aziende per l'internazionalizzazione, ci sono aggiornamenti quotidiani. Quali sono i tuoi suggerimenti per gli studenti futuri e in aula su come cogliere pienamente le opportunità del percorso in Luiss Business School? Fare network, perché è dal networking che nascono grandi opportunità. Uno dei valori che ho percepito è quello legato ai professori, professionisti che lavorano nel nostro stesso ambito di interesse tutti i giorni. Quindi è importante stringere e mantenere rapporti con professionisti affermati e futuri tali, oggi nostri “semplici” compagni di corso. 26/08/2022

25 Agosto 2022

Domenico Matrone, solide basi per vincere le sfide del recruitment

Peso del brand, network e competenze: così l'ex studente e oggi recruiter di Kraken spiega quanto un master Luiss Business School possa fare la differenza per un salto internazionale Il Covid ha cambiato tutto, soprattutto il mondo del lavoro. Le risposte che un recruiter si trova a dover fornire a un candidato si sono evolute di conseguenza. Lo sa bene Domenico Matrone, 31 anni, originario di Latina, oggi recruiter presso Kraken Digital Asset Exchange. Alle sue spalle, le solide basi del master in Gestione delle Risorse Umane e Organizzazione di Luiss Business School, che gli ha permesso di fare un salto di carriera al di fuori dei confini nazionali. Oggi, parlando da Amsterdam, riconosce i tratti di un vero leader e spiega come la sua formazione lo stia aiutando a riconoscere e vincere le sfide del suo settore. Domenico Matrone, cosa ti ha spinto a scegliere il master in Gestione delle Risorse Umane e Organizzazione di Luiss Business School? In primo luogo, il peso del marchio, riconosciuto a livello nazionale e internazionale. Sapendo di voler intraprendere una carriera all'estero, è stato il primo fattore che ha guidato la mia scelta. Successivamente, mi hanno colpito anche le tante storie di successo di ex studenti e il nome del direttore del corso. Gabriele Gabrielli non è un professore come gli altri: la sua esperienza nell'ambito corporate, in Trenitalia e in WINDTRE come direttore delle risorse umane. In più, il formato del corso era differente dalla classica università italiana, troppo concentrati sulla parte teorica. Qui c'è sia la parte in aula che l'internship pratico. Infine, c'è il network Luiss Business School, un valore preziosissimo. Che ambiente hai trovato in Luiss Business School? Friendly ma professionale. Durante il mio percorso universitario ho vissuto un'esperienza completamente diversa, in cui mi sono spesso sentito abbandonato a me stesso. Invece in Luiss Business School ho sempre ricevuto supporto per ogni necessità. Inoltre, si è creato subito un bel clima anche con i miei compagni di corso. Qual è il corso che ha avuto un maggiore impatto sulla tua carriera? Uno dei corsi che mi ha più ispirato è stato quello con Gabrielli sulla Compensation. Poi, c'è stato anche il modulo guidato da Mario Baglietto su selezione e recruitment. Adesso che sono un recruiter, mi è tornato molto utile anche nella pratica. Soft skill, come avete lavorato su questo ambito durante il master? Abbiamo seguito un corso che ci ha accompagnato tutto l'anno, in cui abbiamo lavorato su fattori fondamentali come le modalità di presentazione come young professional. Competitività: come avete allenato questa soft skill durante il tuo percorso in Luiss Business School? Non lo abbiamo fatto in maniera conscia. È stata una cosa molto spontanea, vissuta tra noi studenti, curiosi di conoscere le ambizioni post-master dei colleghi. Questo atteggiamento non ha impedito, ma anzi ha favorito la formazione di un gruppo sano. Molti alumni hanno sperimentato il valore del networking che si viene a creare in Luiss Business School. Qual è stata la tua esperienza? A distanza di anni, sono ancora in contatto con diverse persone del mio corso. Un paio di colleghi sono diventati recruiter. Altri si sono fermati nella parte Hr. È bello interfacciarsi e scoprire le varie scelte fatte. Sono l'unico andato all'estero del mio anno. Quando sono uscito da Rds e sono venuto ad Amsterdam per Nike, un mio collega mi ha chiesto un riscontro sull'azienda che lasciavo e ho potuto metterli in contatto. Ora lui è ancora lì. Quindi mi sento di dire che il network nato durante il percorso Luiss Business School funziona. In Luiss Business School si lavora molto sulla Leadership. Secondo te cosa ci vuole per essere veri leader? Soprattutto tanta umiltà. Bisogna essere consapevoli che, anche se si ricopre un ruolo importante, bisogna riuscire a comunicare in modo efficace con le persone con cui si lavora, con umiltà appunto, sapendo che i propri compiti vanno al di là del proprio ruolo e della propria responsabilità. Inoltre, non meno importante, ci vuole la capacità di gestire task complessi. Oggi sei un recruiter: provenire da un percorso Luiss Business School ha fatto la differenza nel tuo ingresso in queste aziende? Se sì, come? Sì, perché la fama internazionale del marchio mi ha permesso di aumentare le aspettative sul mio cv. Inoltre, ad Amsterdam, la Luiss Business School è molto conosciuta. Quali sono oggi le sfide da fronteggiare nell'ambito del recruiting? Il mercato è quello che è, difficile. A causa degli effetti prodotti dalla pandemia Covid-19, le aziende faticano a pensare sul lungo termine. In più, i candidati hanno cambiato i propri valori. Tra i deal-breaker, c'è la richiesta di tornare in ufficio: in molti non sono più disposti ad accettarlo. Si sta molto attenti alla job security, ma anche e soprattutto alla missione e ai valori delle aziende. Solo i profili più senior tendono a ritenere questi aspetti meno importanti. Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Pensi che tornerai a formarti? Cercherò di continuare a crescere attraverso il mio lavoro di recruiter. Cambiare nazione mi ha formato parecchio come persona: non escludo di fare qualche altro “salto” più avanti. La formazione continua in parallelo: mi sono iscritto a un corso in Data management in recruitment e forse più in là proverò un MBA. Quali sono i tuoi suggerimenti per gli studenti futuri e in aula su come cogliere pienamente le opportunità del percorso in Luiss Business School? Ascoltare i docenti. Sono professori che portano in aula tantissima esperienza aziendale, concreta. In più, i corsi hanno moltissime relazioni con il mondo dell'impresa e sanno tradurre in formazione le richieste delle aziende. Infine, consiglio di essere pazienti e determinati. 26/08/2022

04 Agosto 2022

Turismo, nuove prospettive di carriera

Il Covid ha trasformato il settore in un "sorvegliato speciale", ma anche in un bacino di possibilità lavorative. A questo, un master Luiss Business School offre risposte attraverso la formazione Il turismo traina il Pil mondiale in una percentuale pari al 10%. In Italia questo numero sale fino a circa il 13%. In epoca pre-Covid si è dato per scontato il modello di business applicato al settore turistico, ma la pandemia ha cambiato le dimensioni ma anche le esigenze delle imprese, trasformando il comparto in una specie di "sorvegliato speciale". Ora che il business è cambiato, c'è bisogno un upskilling e reskilling di alto profilo. Per questo Luiss Business School ha creato il Master in International Management – Major in Tourism Management, un programma di 12 mesi in lingua inglese progettato per giovani talenti che desiderano lavorare all’interno dell’ospitalità turistica. Nuove posizioni, nuove competenze «Il business è cambiato e con esso anche le figure richieste – spiega Elena Dittadi, Complex Reservation Manager, The St. Regis Rome | The Westin Excelsior Rome – Tutte le persone che lavoravano nel settore prima della pandemia, hanno dovuto reinventarsi e, per la prima volta in cento anni, vengono a mancare tantissime figure professionali. Non solo chef e camerieri, ma anche professionalità di alto profilo». Tra le professioni più richieste oggi nel settore dell'Hospitality e Tourism & Leisure ci sono: Hotel Manager, Marketing & Communication Manager, Digital Content Strategist, Customer Experience Manager CEM (un upgrade dei CRM specialist), Revenue Manager, Director of Rooms, Sem & Seo strategist, Finance executive. Secondo Dittaldi, una dei docenti del master, le aree maggiormente scoperte sono quelle di Digital content creator, Customer experience manager e Revenue manager. «I digital content oggi sono chiamati a scrivere contenuti che creino engagement con i clienti. Il Customer experience manager deve saper disegnare le esperienze del cliente, tanto da trasformarlo in un ambasciatore dell'hotel. Infine, c'è il Revenue manager, figura cardine di qualsiasi struttura». Non solo hard skill I recruiter non cercano solo competenze hard, ma soprattutto soft skill particolari. Si va dal problem solving al team engagement, passando per learning agility, cross-functional growth, adattabilità, digital awareness, critical thinking, body language. «Oltre a tecniche intrinseche del lavoro, bisogna avere ottime capacità di emotional intelligence e leadership. Ai leader è richiesto di essere visionari, di avere una visione globale, capacità di adattamento e reattività». Guardando al segmento luxury Il settore turistico ha un'alta domanda di professionalità a fronte di un'esigua offerta. Per di più, chi è alla ricerca di professionisti è posizionato nel segmento luxury. Basti pensare che solo a Roma stanno investendo tantissimi marchi internazionali simbolo dell'hotellerie di lusso, tra cui Four Season e Belmond. «Il Covid ha rallentato i flussi turistici durante il lockdown, ma ha da aprile 2022 gli arrivi sono triplicati. Si è aperto un mercato prima sconosciuto: quello del Nord Europa. In passato, questi turisti si fermavano a Venezia. Oggi si avventurano verso Roma, ma anche Puglia e Sicilia. Si tratta di un mercato con caratteristiche diverse, che ha bisogno di experience designer che sappiano applicare un approccio emozionale al segmento del lusso». L'abbondanza di posizioni aperte nel mercato luxury rende possibili anche ampi margini di contrattazione sullo stipendio, oltre alla possibilità di poter scegliere dove lavorare. Resta fondamentale avere la formazione giusta, che coniughi hard e soft skill con un approccio personale. Il Master in International Management – Major in Tourism Management partirà il 26 settembre e sarà erogato in lingua inglese. Hanno partecipato al webinar: Elena Dittadi, Complex Reservation Manager, The St. Regis Rome | The Westin Excelsior Rome e Rachele Zucchetti, Coordinatore Master Full-time, Luiss Business School. 04/08/2022

29 Luglio 2022

Soft skill, la vera sfida di chi sceglie un MBA

Decimo MBA Networking Day per Luiss Business School: 14 aziende hanno incontrato gli studenti per una giornata dedicata a connessioni e nuove opportunità Le hard skill possono essere sviluppate in qualsiasi momento della propria carriera, ma investire in un percorso di alta formazione come quello MBA significa scegliere di lavorare soprattutto sulle soft skill. Anche perché il mercato del lavoro ne è sempre più affamato. A dirlo sono 14 manager che hanno incontrato gli studenti nel decimo MBA Networking Day di Luiss Business School. Nella splendida cornice di Villa Blanc, a Roma, il 19 luglio si è tenuta una giornata di incontri e scambi, per riflettere sulle trasformazioni del mondo del lavoro e sulle opportunità di crescita e competitività che proprio la connessione con la formazione avanzata è in grado di generare. Le skill più sfidanti da sviluppare per la propria crescita professionale In un mondo del lavoro in continua evoluzione, le persone oggi sono l'asset fondamentale di un'azienda. Il purposele mette al centro. I processi si evolvono in sintonia con i criteri ESG, in cui il fattore umano assume un peso importante nella definizione di sostenibilità d'impresa. Ma quali skill e visione cercano le aziende in un candidato, che ha scelto di affrontare un percorso di alta formazione come un MBA? Lo abbiamo chiesto ai manager intervenuti durante MBA Networking Day di Luiss Business School. Valerio Marinozzi, HR Business Partner, Acea «La skill più sfidante da sviluppare durante il percorso MBA è l'adattabilità, accompagnata a empatia, interconnessione e intelligenza emotiva. Il lavoro non è più visto come un mezzo di sostentamento, ma un percorso che permette una realizzazione di sé stessi. Chi ha l'aspirazione di governare grandi processi aziendali – e chi fa il percorso MBA ce l'ha – deve essere una persona adattabile a cambiamenti che sono già arrivati e che continueranno ad arrivare. L'empatia sarà necessaria per gestire i team e le persone al loro interno, che porteranno esigenze e bisogni sempre diversi e più complessi. Ciò potrà realizzarsi solo se ci sarà un focus costante sulla persona». Siria Scandellari, COO, BeSafe Group «Una delle sfide principali per sviluppare le proprie skill proviene dalla metodologia. Un self-assesmentpuò aiutare a identificare i vuoti di forza e di miglioramento. Oggi abbiamo accesso a una fonte quasi illimitata di risorse e di materiale dedicato. Non bisogna dunque limitarsi alle prime informazioni disponibili, ma fare proving, quindi indagare, applicare creatività perché le fonti di ispirazione e di apprendimento provengono da ogni parte del mondo». Laura Bonucci, Human Resources, Colliers «Bisogna approcciarsi al mondo del lavoro con la capacità e la voglia di continuare a imparare. Una skill importante è proprio quella di imparare a imparare: questo deve essere l'approccio da usare per poter crescere e avvicinarsi al mondo del lavoro. Un'altra skill fondamentale è la capacità di comunicare e approcciarsi alla comunicazione in modo attivo, non solo nel team e nella società, ma anche con il cliente esterno e con gli stakeholder. Inoltre, bisogna avere una visione che contempli le tematiche ESG». Martina Budassi, Senior Talent Attraction and Acquisition, EY «Le tre skill che possono e devono essere implementate da parte degli studenti MBA per entrare nel mondo del lavoro sono: pensiero strategico, pensiero critico e problem solving. Questi tre aspetti contano e vanno oltre le upskill, che sicuramente si apprendono già durante il proprio percorso». Livia Lorenzetti, Recruiter, Challenging & Innotek Consulting «Essere flessibili, elastici, per accogliere le sfide del mercato di oggi, ancor prima di reagire. Bisogna cercare di essere aperti e pronti a scegliere anche di virare e cambiare, cogliendo il meglio da ogni opportunità». Nicola Del Zotto, Branch Manager, Jefferson Wells Italia «Gli studenti alla fine di un MBA non devono pensare di aver terminato un percorso di studi, perché sono al punto di partenza della costruzione della propria carriera. Si tratta di un punto di partenza privilegiato, a cui non tutti possono accedere. In un mondo in cui le competenze fanno la differenza perché la tecnologia va veloce e il mondo si trasforma, il bagaglio del percorso MBA è una cassetta degli attrezzi con cui lavorare meglio e costruire il proprio futuro. È la linea su cui costruire un futuro». Alessia Cerbone, Pre-Seed & Acceleration Associate, LVenture Group «È molto difficile trovare persone che sappiano adattarsi a diversi contesti e che riescano a prendere ciò che di buono c'è in un settore e traslarlo in altri. Quindi le migliori skill per un candidato sono flessibilità e pensiero laterale». Alfredo Politano, Senior Manager Financial Services, Minsait «Le skill più ricercate ad oggi sul mercato in termini manageriali non sono quelle tecniche, ma quelle che attengono al range comportamentale e che aiutano a emergere in situazioni difficili. Si ricercano l'empatia, il senso di inclusività anche rispetto all'ambiente in cui si lavora, oltre a una vision complessiva che spinga ad essere proattivi. Bisogna lavorare prima su sé stessi per poi affacciarsi in maniera propositiva al futuro». Pierangelo Rivera-Beer, Senior Talent Acquisition Advisor, MSD Italia «Tra le competenze più sfidanti da sviluppare per gli studenti che hanno terminato un MBA c'è il sapersi relazionare con altre persone, con rispetto. Perché la parte tecnica può impararla chiunque, in qualunque momento». Enrico Gori, Engagement & Development Manager, Kuwait Italia «In questo momento di transizione e incertezza, per le aziende e per i singoli, serve un esercizio di flessibilità per rimanere davvero sostenibili. Il verbo non è scelto a caso: la sostenibilità non è qualcosa di cui entrare in possesso, ma un modo di essere, in cui bisogna rimanere. Solo attraverso le singole persone sostenibili è possibile fare aziende altrettanto sostenibili». Enrico Rizzo, Market Access Strategy Manager, Takeda Italia «Aziende come Takeda cercano persone che abbiano pensiero strategico, spiccate capacità verso il digital e che sappiano creare partnership nell'interesse dei nostri pazienti». Noemi Russo, Talent & Employer Branding Coordinator, Unilever Italy «Bisognerà concentrarsi su quelle che in Unilever chiamiamo Future-fit skill, cioè quelle competenze che permettono sia a studenti che a professionisti di affrontare un mondo del lavoro in continua evoluzione. Da un lato, ciò significa concentrarsi sulle soft skill, importanti per relazionarsi con il proprio team e con l'esterno. Dall'altro lato, contano tanto anche le hard skill, in particolare data analytics e digital skill, oggi fondamentali in una realtà sempre più digitalizzata». 29/07/2022

MBA

20 Luglio 2022

La Cina è più vicina con un master: la storia di Aurora Monti

La Junior Product Manager di China-Wi racconta quanto il Master in Marketing Management di Luiss Business School sia stato necessario per la sua carriera Una solida competenza linguistica ha bisogno di competenze tecniche per permettere a uno studente di diventare un professionista qualificato. Questa consapevolezza ha spinto Aurora Monti a frequentare il Master in Marketing Management, con major in Digital Export, di Luiss Business School in collaborazione con ITA. Conoscere una lingua, anche se difficile come il cinese, non crea in automatico un esperto di import-export. Tra lettere di credito e trasporti internazionali, è tra i banchi di Villa Blanc che Aurora Monti, Junior Product Manager di China-Wi, ha scoperto il fascino del commercio internazionale e le competenze che richiede. Aurora, cosa ti ha spinto a scegliere il Master in Marketing Management, con major in Digital Export, targato Luiss Business School? Ho scelto di proseguire i miei studi perché, dopo la pandemia, avevo voglia di dare una svolta alla mia carriera. Così ho ripreso a studiare per entrare nel commercio internazionale. Puntavo alla Cina, Paese in cui ho investito durante la mia formazione. In più, il mondo dell’import-export mi ha sempre affascinata. Ma avevo bisogno di competenze specifiche. Così, informandomi online, ho scoperto il master in Marketing Management, con major in Digital Export. Dato il prestigio accademico e professionale che la Luiss Business School gode, ho scelto di iscrivermi. Tre parole per definire l’ambiente che hai trovato in Luiss Business School. Professionale, perché ho sempre avuto l’impressione di confrontarmi con dei professionisti. Affidabile, perché ho scelto di entrare in contatto con una realtà storica e longeva. Internazionale, perché la Luiss Business School ha molte certificazioni e accordi con realtà estere e accoglie studenti internazionali. Tra i corsi del tuo master, c’è qualche relatore che ha lasciato il segno? I corsi che mi hanno segnata maggiormente sono quelli che mi hanno fatto entrare in contatto con la realtà dell’import-export in cui lavoro ora: marketing digitale ed export. Ci hanno dato le basi su tutte le realtà necessarie per fare questo lavoro: dalle dogane ai trasporti, affrontando tematiche di cui oggi mi occupo ogni giorno. Soft skill: come avete lavorato su questo ambito durante il master? Accanto ai corsi tradizionali, la Luiss Business School ci ha offerto la possibilità di partecipare a laboratori di vario tipo, per allenare soft skill come il Public speaking o How to present. Sono capacità molto importanti da allenare per una vita professionale vincente. Quali sono stati i momenti più significativi del percorso in Luiss Business School? Uno fra tutti, la challenge finale con Sace. Ci ha permesso di confrontarci con un’istituzione che supporta le imprese italiane che si affacciano al commercio internazionale, proponendo nuove idee per fornire strumenti innovativi per le aziende italiane. Questa sfida ci ha permesso di metterci alla prova anche nel lavoro di gruppo. Hai svolto anche attività di supporto organizzativo relative ai corsi come tutor d’aula in Luiss Business School: cosa ti ha dato questa esperienza? Ho sentito un senso di responsabilità verso la scuola e i miei colleghi. Di fatto ero un tramite che doveva fare da raccordo. Mi ha dato l’opportunità di capire come traghettare le informazioni tra due interlocutori, collegando l’alto con il basso. Nella tua formazione antecedente al master, si legge un forte legame con la Cina. Hai studiato cinese in Italia e all’estero. Come hai iniziato? Dopo il liceo ho scelto di approfondire lo studio delle lingue, in cui mi sono sempre sentita portata. Oltre l’inglese, volevo mettermi alla prova con una lingua che mi portasse a superare i miei limiti. E quindi mi sono buttata su un idioma tanto affascinante quanto complicato come il cinese. Con tanto impegno e dedizione, sono riuscita a superare questa sfida. Come funziona il tuo ruolo in China-Wi? Ho attivato uno stage curricolare con China Wi, proponendo questa realtà al career service Luiss Business School. A gennaio sono entrata in questa azienda, una trading company che si occupa di compravendita internazionale. Personalmente, seguo lo sviluppo del prodotto, fungendo sia da R&D che da ufficio acquisti per il cliente. Il mio ruolo, un po’ come durante il tutoraggio in aula, è far in modo che l’acquisto sia semplice per il cliente italiano. Vado a verificare cosa ci viene richiesto, studiando il prodotto, i requisiti tecnici, le certificazioni. Non ultimo, analizzo l’offerta già presente sul mercato, per poi cercare fornitori in Cina che producano il manufatto per conto del cliente. Raccolgo i preventivi e poi restituisco il prodotto richiesto – dotato però anche di un valore aggiunto– a chi usufruisce del servizio. Insomma, anche qui faccio da raccordo! In che modo il master ti ha supportato in questo percorso? Ho acquisito delle basi che prima non avevo. Nel mio ruolo è importante avere nozioni di commercio internazionale, sapere cos’è una lettera di credito o una bolla doganale, oltre cosa vuol dire spedire le merci con un container. Rispetto alla tua esperienza, quali opportunità offre il mercato cinese per chi vuole lavorare nel mercato dell’export e quali competenze è utile sviluppare in questo campo? In questo momento, a causa della pandemia, i rapporti fisici sono un po’ difficoltosi. L’online resta uno strumento fondamentale per i rapporti Italia-Cina. Il mercato cinese ha tanto da dare a chi vuole fare commercio internazionale. Ma c’è bisogno di tanta competenza tecnica per poter avere a che fare con questo mercato. In più, è necessario un presidio fisico sul posto, per svolgere il controllo qualità. Pensi che in futuro continuerai a costruirti sul campo o pensi di tornare sui banchi per acquisire nuove competenze? In questo momento ho scelto di continuare ad acquisire competenze sul campo: solo mettendosi in gioco tutti i giorni si può acquisire una solida professionalità. Ma un domani non escludo la scelta di un master executive. Sono una persona ambiziosa, che vuole arrivare sempre più in alto, diventando una professionista sempre più qualificata. Un consiglio per chi deve iniziare. Godersi appieno la vita del campus. Noi non abbiamo potuto farlo perché vivevamo ancora una situazione ibrida, tra live e online. È molto importante sfruttare tutte le occasioni di confronto reale con professionisti dell’ambito del proprio master, come avviene durante gli incontri Leader 4 Talent. L’obiettivo deve rimanere quello di cercare il confronto con chi ne sa più di noi. 20/07/2022

12 Luglio 2022

Formazione, competenze trasversali per un impatto a 360 gradi sulle imprese

Presentati i risultati dell'analisi degli interventi formativi finanziati da Fondimpresa nel 2020, realizzata da Luiss Business School, Fondazione ADAPT, EU.R.E.S. Ricerche Economiche e Sociali e Fondazione Giuseppe Di Vittorio La pandemia ha aggiunto complessità a un mondo del lavoro impegnato nel confronto con le transizioni energetica e digitale. In questo contesto, la formazione e i Fondi Paritetici Interprofessionali giocano un ruolo importantissimo nel creare valore attraverso l'upskilling e reskilling delle risorse umane di un'azienda. A Villa Blanc, sede di Luiss Business School a Roma, si è tenuta la presentazione dei risultati dell’analisi degli interventi formativi finanziati da Fondimpresa nel 2020, realizzata da Luiss Business School, Fondazione ADAPT, EU.R.E.S. Ricerche Economiche e Sociali e Fondazione Giuseppe Di Vittorio. Un importante momento di riflessione sul ruolo chiave che la formazione assume per rispondere ai bisogni di competenze che con la pandemia sono divenute strategiche per affrontare la ripresa in un’economia fortemente globalizzata e digitale. Competenze trasversali Nel rivolgere il proprio saluto iniziale, Raffaele Oriani, Dean, Luiss Business School, ha rimarcato l'importanza della formazione d'impatto. «Si tratta di un percorso in cui istituzioni come Luiss Business School accompagnano le imprese nei processi di trasformazione, con effetti sulla crescita di lungo termine quanto sulla realtà operativa. Non si rimane nell'ambito delle sole conoscenze teoriche, ma impattano sulle competenze organizzative delle persone. Per questo, sono necessarie competenze trasversali, che permettano di avere un impatto più rotondo sulle imprese». Formare per far ripartire l'Italia Negli ultimi anni Fondimpresa ha investito oltre 5 miliardi di euro nella formazione: una risposta alla complessità che Aurelio Regina, Presidente, Fondimpresa, ha specificato come necessaria per rispondere al fenomeno di accelerazione contemporanea. «Un anno dei prossimi equivarrà a quattro anni del passato. Si va sempre più veloce, verso impellenti trasformazioni. A queste sfide importanti si è aggiunta una grande complessità, portata dalla pandemia. In un contesto come questo, a quella digitale si affiancherà un'altra grande trasformazione, quella ecologica ed energetica, di cui ancora non decifriamo la complessità, ma che sarà accelerata dal conflitto russo-ucraino. In questo scenario di incertezza e trasformazione economica, investire nella formazione è necessario e indispensabile per far ripartire il Paese in un'economia che sarà fortemente digitalizzata e tecnologica». Parlando dell'offerta di Fondimpresa, Regina ha sottolineato: «i nostri fondi professionali sono la perfetta sintesi tra l'interpretazione delle necessità delle imprese e la gestione complessa di chi deve amministrare denaro pubblico. In futuro, dovremo avere un ruolo più proattivo verso le imprese». Come incrementare il valore delle risorse umane «La necessità di valorizzare i propri dipendenti diventa ancora più pressante in questo momento storico, in cui le imprese hanno grandi difficoltà nel reperire le figure professionali che cercano», ha esordito Rossella Accoto, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. «Il valore delle risorse umane non è immutabile, ma può crescere con la formazione continua». In questo contesto i fondi di formazione professionale svolgono un ruolo dirimente. Queste istituzioni sono spesso state chiamate a contrastare situazioni di crisi nella più recente storia economica e sociale, come durante la crisi del 2009, in cui fu allargato l'ambito d'intervento anche a chi aveva perso il lavoro. Nel più ampio scenario della Next Generation EU sono previsti investimenti importanti, inseriti in un quadro pluriennale, finalizzati al progresso della società dell'apprendimento. Nel contesto del Pnrr, l'upskilling e il reskilling avranno un ruolo strategico. «In questa logica, la formazione diviene la principale leva strategica – ha aggiunto Accoto – sia per rispondere alle necessità di nuove competenze per le transizioni, soprattutto digitali ed ecologiche, sia per arginare gli effetti della crisi sull'occupabilità delle persone. In questo quadro, tutti gli attori vengono chiamati a rafforzare la capacità di collaborare, unendo gli sforzi in un'ottica di complementarità e non sovrapposizione». All'interno del piano si inseriscono tre programmi guida. Ci sono il programma di riforma a garanzia dell'occupabilità dei lavoratori, il cosiddetto programma Goal, rivolto ai non occupati; il fondo Nuove Competenze e il programma di investimento Sistema Duale. «L'innovazione è un processo complesso, che può declinarsi in molti modi. Ma la sua implementazione necessita di processi formativi. Anche la più rilevante tra le innovazioni non avrebbe alcun impatto se non vi fossero lavoratori in grado di assorbire le potenzialità e le funzionalità, implementando tutta la catena del valore dell'impresa. In questo contesto, va tenuto in conto il ruolo strategico dei fondi paritetici interprofessionali». Uno studio per disegnare il futuro della formazione Nell'introdurre la presentazione dei dati dell’analisi degli interventi formativi finanziati da Fondimpresa nel 2020, Matteo Giuliano Caroli, Direttore della ricerca, Associate Dean per l’Internazionalizzazione, Direttore BU Applied Research and Consulting, Luiss Business School, ha esplicitato: «l'obiettivo dello studio è duplice: da un lato, rendicontare i risultati all'attività del 2020 di Fondimpresa; dall'altro, sulla base dei numeri, tracciare traiettorie per l'evoluzione futura». Nel 2020, Fondimpresa ha mobilitato una notevole mole di risorse a favore della formazione delle imprese aderenti, pari a 308,5 milioni di euro. Le imprese aderenti al Fondo sono in aumento, per un totale di 209mila aziende coinvolte, con una presenza nettamente prevalente di quelle di dimensione minori. È proporzionalmente molto significativo il peso delle imprese localizzate nelle regioni meridionali (comprese le isole) e nel manifatturiero. L'indice di attrattività del Fondo, riferito alle imprese è pari al 12,5%, in aumento rispetto al 2019. Ci sono anche imprese, dette silenti, che pur avendo aderito al Fondo, non hanno mai svolto attività formativa. Alla fine del 2020 erano pari al 55%, erano distribuite per lo più al Sud e rispondevano ai criteri di micro e piccole dimensioni. La formazione d'impatto richiede una massa critica: se si fanno due ore di formazione, difficilmente si avrà un impatto formativo importante. Per questo le aziende ricorrenti (che partecipano a più di un’attività formativa nell’anno) sono molto importanti per Fondimpresa: equivalgono al 30% della totalità delle beneficiarie. Sono per lo più micro e piccole imprese, legate al manifatturiero, distribuite per lo più al Nord. La maggior parte dei beneficiari sono uomini (67,9%, 2021, rispetto al 32,1% delle donne), non giovani, operanti nel settore manifatturiero e nelle regioni settentrionali. Ciò dipende dalla composizione della popolazione aziendale e non dai criteri di accesso di Fondimpresa. L'upskilling e reskillng riguarda persone con più di 45 anni. Prevalgono persone con Diploma di scuola superiore (47,9%), nonostante sia in crescita l’insieme dei beneficiari con Laurea o specializzazione. I Piani Formativi finanziati attraverso il Conto formazione sono prevalentemente di breve durata e per piccoli gruppi di persone o individuali; più di due terzi dei lavoratori sono coinvolti su piani «base». Questa scelta rimette a fuoco la criticità della durata dei programmi, ancora troppo brevi perché siano davvero impattanti ed efficaci. Le tematiche formative riguardano la sicurezza sul luogo del lavoro e delle abilità personali, insieme a temi di gestione dell'azienda. La missione di Fondimpresa è particolarmente sfidante, in considerazione della notevole eterogeneità del sistema delle imprese e quindi delle persone cui indirizza il suo supporto alla formazione. «Rivolgersi a target molto differenziati è una sfida enorme. C'è la necessità di differenziare l'azione in più possibile, con elementi normativi istituzionali indispensabili», ha concluso Caroli. «Le grandi imprese svolgono un ruolo di capofiliera, alla guida di sistemi di fornitori. L'obiettivo oggi è farli crescere sia nel proprio interesse, ma anche nel segno della sostenibilità. Questi soggetti devono fungere da motore di sviluppo condiviso, Crediamo che si possa lavorare su questo tema, con meccanismi di stimolo che coinvolgano le grandi imprese nell'attivare l'azione formativa per le medio piccole e piccole realtà. Uno strumento utile sono le reti di impresa, ormai consolidate, che favoriscono la collaborazione». «Il ruolo di Fondimpresa, consolidato, che emerge dallo studio è quello di raggiungere e coinvolgere un'ampia platea delle imprese. Tutto starà nel trasformare questa capacità in un'azione più chirurgica, tenendo conto che il sistema delle imprese è molto eterogeneo. Pur con i limiti istituzionali, deve essere trattato in modo differenziato. Poi bisogna stimolare collaborazione e interazione tra le diverse tipologie di impresa sullo sviluppo delle competenze». All'evento “VI RAPPORTO NAZIONALE FONDIMPRESA, Anno 2020. La formazione come leva strategica per l’innovazione e la sostenibilità”, tenutosi il 12 luglio a Villa Blanc, Roma, sono intervenuti: Raffaele Oriani, Dean, Luiss Business School; Aurelio Regina, Presidente, Fondimpresa; Matteo Giuliano Caroli, Direttore della ricerca, Associate Dean per l’Internazionalizzazione, Direttore BU Applied Research and Consulting, Luiss Business School; Giorgio Alleva, Direttore, Dipartimento di Metodi e modelli per l’economia, il territorio e la finanza, Università Sapienza di Roma; Nadio Delai, Sociologo; Lucia Valente, Professore Ordinario di Diritto del Lavoro, Avvocato giuslavorista; Rossella Accoto, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali; Annamaria Trovò, Vicepresidente, Fondimpresa. Claudio Tucci, giornalista, Il Sole 24 Ore, ha moderato la tavola rotonda. 12/07/2022

04 Luglio 2022

Rinnovabili, burocrazia, consapevolezza: i nuovi scenari dell'energia

Presentata la nuova edizione di Edison Energy Camp, il programma nato dalla collaborazione tra Edison e Luiss Business School La gestione dell'emergenza collegata al comparto energetico e, in special modo, alle forniture di gas dalla Russia continua a tenere banco su tutti i media. Ciò che viene chiamato in causa è il modello di consumo, sia lato consumer che impresa. Per questo Edison in collaborazione con Luiss Business School, ha creato l'Edison Energy Camp. Solo raccogliendo le migliori tra le giovani menti sarà possibile disegnare le strategie per il futuro dell'energia. Durante l'evento I nuovi scenari dell’energia, tenutosi il 22 giugno presso il Palazzo Edison a Milano, è stata inaugurato la nuova edizione del programma nato dalla collaborazione tra Edison e Luiss Business School, con la partecipazione di World Energy Council Services Italia. «"I nuovi scenari dell’energia" è un tema rilevante per il Paese e per la nostra vita quotidiana - ha esordito Raffaele Oriani, Dean, Luiss Business School - Il programma Edison Energy Camp è molto articolato e durerà per tre anni. Partirà a Milano, ma ospiteremo una parte della formazione anche a Roma e online, che per noi rappresenta un nuovo standard. Sensibilizzare le nuove generazione di professionisti su queste tematiche sia necessario per il sistema Paese». Come fronteggiare la dipendenza dal gas russo La ripresa produttiva post Covid ha innescato un aumento della domanda e dei prezzi dell'energia. Non c'è stata la discesa ipotizzata a causa della guerra. L'impatto è molto forte sia sul bilancio delle famiglie, che arrivano a pagare gli aumenti fino a una mensilità media in più all'anno, portando l'inflazione a 7,5%-8% a livello europeo. Anche le industrie pagano gli aumenti in termini di perdita di competitività. «Siamo in una situazione di affanno – spiega Nicola Monti, CEO, Edison – i costi di investimento, del debito, di accesso al mercato finanziario per le aziende sono aumentati, mettendo in dubbio la dinamica positiva innescata dal perseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione. La situazione mette in evidenza un'eccessiva dipendenza dal gas russo, anche per mancanza del nucleare sul territorio italiano». Le rinnovabili sono solo una parte della risposta, perché il gas è ancora la fonte primaria che alimenta le centrali che vanno in soccorso di pannelli fotovoltaici e pale eoliche quando sole e vento non ci sono. L'Italia consuma 70 miliardi di metri cubi di gas e si contempla già l'abbassamento di un grado medio nei riscaldamenti durante il prossimo inverno. La quantità di gas da sostituire resta comunque rilevante: per questo bisogna rivedere le pratiche di consumo. «Ci attendono mesi molto complessi, ma nonostante la delicatezza di questa fase, bisogna comprendere la natura di questa opportunità – spiega Matteo Caroli, Associate Dean per l’Internazionalizzazione; Direttore BU Applied Research e Osservatori, Luiss Business School – L'Italia ha dimostrato di sapersi muovere meglio durante i momenti di difficoltà, superando le criticità che hanno finora rallentato la transizione energetica. Questo richiederà una forte coesione dal punto di vista del comportamento delle persone: bisogna essere coscienti che occorrerà fare qualche sacrificio. Accanto alla transizione, bisognerà mettere il tema del risparmio energetico. Sarà necessario affiancare operazioni per innescare la consapevolezza del consumo, così come si è fatto per quello alimentare». Transizione energetica: come impatterà sui modelli di business Le risposte contemporanee alla crisi energetica passano anche da iniziative come le Comunità Energetiche. Si tratta di gruppi di persone – singoli o piccole imprese – concentrate in una specifica area (come un quartiere o un piccolo paese) che si auto-organizzano la produzione energetica, ottenuta da fonti rinnovabili. È uno dei mezzi per combattere la povertà energetica che il mondo sta affrontando. «Il passaggio a nuove fonti di energia rinnovabile è assolutamente necessario – aggiunge Caroli – non solo per ragioni ideologiche e ambientali, ma anche perché la crisi del gas è stata semplicemente enfatizzata dalla guerra russo-ucraina. Bisogna però immaginare una strategia di elettrificazione in attesa di capire se l'altra opportunità su cui si sta sviluppando molta ricerca, cioè l'uso dell'idrogeno, potrà rappresentare una reale alternativa». «Bisogna accompagnare i grandi clienti industriali, ma anche i piccoli e la pubblica amministrazione verso un percorso di decarbonizzazione. Il processo non verrà messo in pericolo dalla crisi, che ci obbligherà ad accelerare nella realizzazione degli investimenti nelle fonti rinnovabili e nell'efficienza energetica per ridurre le dipendenze da alcune fonti primarie come il gas russo. Tuttavia, è bene ricordare che l'Europa è responsabile per il 6-7% delle emissioni di CO2 in tutto il mondo. Possiamo anche centrare i nostri obiettivi, ma se poi Cina e India non fanno la propria parte, sarà tutto inutile». Burocrazia, il grande ostacolo L'efficienza energetica impatta sulle vite dei cittadini anche attraverso gli interventi edilizi, incentivati da operazioni come il Superbonus 110%. Tuttavia, per accelerare i processi di autorizzazione per questo settore e per la semplice installazione di nuovi impianti rinnovabili, vanno riviste le pratiche di permitting. Infatti, gli adempimenti burocratici sono ancora un ostacolo importante sul cammino della transizione energetica italiana verso fonti rinnovabili. Del resto, l'Italia installa un decimo delle rinnovabili che dovrebbe installare secondo i piani stabiliti dal governo. «Occorre mettere il tema della transizione energetica, dell'elettrificazione e del risparmio tra le priorità politiche del nostro Paese – aggiunge Caroli – sensibilizzando i cittadini a fare la propria parte». L'evento “I nuovi scenari dell’energia” ha ospitato gli interventi di: Raffaele Oriani, Dean, Luiss Business School; Matteo Caroli, Associate Dean per l’Internazionalizzazione; Direttore BU Applied Research e Osservatori; Professore Ordinario di International Business, Luiss Business School, Nicola Monti, CEO, Edison. Modera i lavori Cheo Condina, giornalista, Il Sole 24 Ore. 4/7/2022

28 Giugno 2022

Adriano Romani, dalle vittorie in aula a quelle sul campo

Il ventiseienne romano ha completato il master Luiss Business School in Corporate Event: “un vero leader è colui che pensa al bene del gruppo” Adriano Romani è un allenatore di flag football americano. Ama questo sport, che sarà presente anche alle prossime olimpiadi. Con i suoi Grizzlies Roma è diventato campione d’Italia Fidaf. Ma il ventiseienne romano è sempre stato affamato di sfide. Appassionato di fotografia, ha frequentato un master e il 18 giugno inaugurerà la sua prima mostra. Non contento, ha scelto di seguire il master in Corporate Event di Luiss Business School per mettersi alla prova. Ha scoperto che una challenge resta sempre una challenge e che la differenza la fanno le soft skills e la propria visione di leadership. Adriano, recentemente sei diventato campione d’Italia FIDAF, regolarmente presente tra gli sport nazionali inseriti dal CONI e a breve sarà anche alle prossime olimpiadi. Un grande obiettivo raggiunto. Quali sono le caratteristiche principali per vincere sfide sportive e no? Prima di tutto, non porsi limiti. Poi, cercare di fare gruppo con i propri compagni di squadra e raggiungere un obiettivo. Queste sono consapevolezze e capacità sviluppate durante il percorso in Luiss Business School, attraverso i lavori di gruppo. Dopo un anno di studi, ho osservato alcune differenze nel mio modo di pormi con la squadra e anche con coach più grandi. Quali sono le skills che hai allenato in Luiss Business School e che ti sono servite nelle sfide sportive? Il conflict management è stato determinante all’interno delle challenge, ma anche nel contesto sportivo, quando si ha a che fare con età e personalità diverse. Poi c’è il problem solving. Vengo da studi classici e ho scelto un master di economia, ma la difficoltà del percorso di studi, fatto con serietà, mi ha permesso di sviluppare l’attitudine alla ricerca di soluzioni anche impensate a problemi da risolvere. Un atteggiamento determinante nel mio lavoro sul campo. La tua performance sportiva è stata influenzata dal tuo percorso in Luiss Business School? In realtà, ha influenzato tutta la mia vita. È stata l’esperienza più formativa e intensa che io abbia mai fatto. Questa realtà sfidante a livello pratico e teorico mi ha permesso di mettermi alla prova, sentendomi orgoglioso di essere parte di un gruppo di lavoro, di una squadra, ma anche di una comunità, quella di Luiss Business School. Il successo sportivo maturato quest’anno è arrivato anche grazie alla maturità sviluppata in questo percorso molto duro e formativo. A breve sarai protagonista di una mostra legata a un libro fotografico. Come sei riuscito a conciliare sport e amore per la fotografia con un percorso impegnativo come quello di un master in Corporate Event? Faccio una vita molto diversa da quella dei miei coetanei. L’impegno del master e quello sportivo mi hanno portato a scegliere di sacrificare uscite serali e altri svaghi. Ma senza rimpianti: mi piace confrontarmi con realtà sfidanti. Da dislessico, sono stato abituato sin da piccolo a studiare e ad applicarmi più degli altri. Ora sto vivendo la gioia di due grandi successi: quello sportivo e quello artistico. Il 18 giugno, al museo Pigorini di Roma, i miei scatti dedicati al Festival del Cinema potranno essere visibili a tutti. C’è un filo conduttore tra la tua esperienza nel coaching staff di una squadra di football e il desiderio di lavorare nel campo dei corporate event? Se sì, qual è? Il porsi degli obiettivi sfidanti, che portino a superare i propri limiti. La caratteristica che guida tutto è l’adrenalina. C’è qualche relatore che ti ha influenzato durante il tuo percorso in Lbs? Abbiamo avuto diversi relatori stimolanti, ma l’esperienza di Paola Aruta, docente di Epr e media relations, mi ha colpito. Ha studiato ad Harward e, per me che ho paura di prendere l’aereo, è stata illuminante la sua determinazione. Ho capito che, per seguire un sogno, bisogna sacrificarsi. Dopo quel corso, ho ricevuto una telefonata proprio dagli Stati Uniti: una squadra mi ha chiamato per andare ad allenare lì. In quel momento ho pensato a lei. Partirò tra 10 giorni, una decisione che ho potuto prendere anche grazie a quella testimonianza. Il network è uno dei valori fondanti in Luiss Business School: come riesci a tenere insieme la naturale competizione connaturata al tuo essere uno sportivo al fare rete? Sono sempre stato in sfida con me stesso, ma non con gli altri. Per questo è facile per me avere rapporti con il mio team e con gli avversari. Per me la challenge è come un gioco: ci sfidiamo e poi andiamo a mangiare insieme dopo il match. La mia idea di competizione è sana. Il network funziona e, grazie alle soft skills sviluppate, mi sono sentito pronto a interagire con persone più grandi, con background diversi e più complessi del mio. In più, lavorare in gruppo mi ha aiutato ad allenare il concetto di leadership condivisa. C’è il momento in cui si è chiamati a guidare e quello in cui si deve condividere il comando. In Luiss Business School si lavora molto sulla Leadership. Secondo te cosa ci vuole per essere veri leader? Umiltà. Il vero leader è colui che riesce ad usare le sue caratteristiche, sviluppate nel tempo, per tirar fuori il meglio dagli altri, fungendo da vero a proprio collante nell’ingranaggio. In uno sport come il mio, dove ci sono molti coach e c’è un’organizzazione molto orizzontale, un vero leader è colui che pensa al bene del gruppo. Conquistare la fiducia di persone più grandi di te, rimanendo umile e mostrando i propri valori non è facile, ma è proprio questa una delle eredità migliori che mi porto dalla Luiss Business School. Progetti per il futuro: tra football, fotografia e formazione avrai molte direttrici aperte… Sportivamente, la mia idea è di continuare ad allenare. Dopo questo anno in America, penserò a cosa fare. Invece, sul fronte formazione, terminato il master, vorrei trovare uno stage sfidante almeno quanto i corsi seguiti presso la Business School. Ho voglia di misurarmi e crescere. Essendo un appassionato di fotografia e di costruzione dell’immagine, mi piacerebbe lavorare in realtà collegate alla costruzione dell’immagine. 28/6/2022

23 Giugno 2022

Transizione energetica e digitale: le solution degli studenti Luiss Business School alla Global challenge di Italgas

Battute finali per la Luiss Business School Global Business Challenge, che ha visto protagonista il settore energetico con Italgas Per la Luiss Business School Global Business Challenge, il Gruppo Italgas ha sfidato gli studenti a elaborare soluzioni innovative che mettano in pratica trasformazione digitale e transizione energetica. Parola chiave per affrontare i due imperativi contemporanei: piattaforme. Il lancio della challenge ha rappresentato la fase di confronto sul campo seguita all’analisi del case study “Italgas: embracing digital”, curata da Enzo Peruffo, Professore Ordinario di Strategie d’impresa e Associate Dean for Education, Luiss Business School Ecco le soluzioni individuate dai gruppi e le rispettive visioni sul futuro del settore energetico. La solution di Business as Usual Francesco Giannoni è il portavoce del gruppo Business as Usual. Il ventiquattrenne di Pistoia è uno studente del Master di International Management e ha condiviso la challenge con Carolina Allocca, Francesco Oliva, Daniil Gershman. La solution del gruppo si articola in tre moduli: si parte da un'idea e si sviluppa in due appendici. L'applicazione della blockchain permette di gestire processi produttivi e logistici, diminuendo l'impatto ambientale e aumentando l'efficienza della supply chain. «Usando i dati, andremo a sviluppare un'app per il B2B e una per il B2C. I dati potranno così essere ricevuti dagli stakeholder di Italgas, ma anche dall'utente finale». La seconda parte della solution mira a contenere il rischio legato alle fragilità del settore, diversificando gli investimenti. «Vorremmo suggerire di investire nel settore assicurativo, dove le blockchain sono presenti. Si possono collegare contratti, eliminando l'intermediario, velocizzando l'outcome e rendendo più efficiente il sistema sia verso l'azienda sia verso il cliente. Nel settore assicurativo dell'energia c'è poca competizione e serve grande esperienza per operare: chi può farlo meglio di Italgas?» La solution di Here 2 Disrupt Celestino Cresta è il portavoce del gruppo Here 2 Disrupt. Il ventottenne di Catanzaro è uno studente del master in Strategy for Disruptive Growth e ha condiviso la challenge con Emanuele Castorina (Strategy for Disruptive Growth), Luca Meloni (Strategy for Disruptive Growth), Luca Molteni (Strategy for Disruptive Growth), Elena Fontana (Human Resources). «Per comprendere meglio i meccanismi che regolano la supply chain del gas, abbiamo proposto un ledger blockchain sia per migliorare le procedure di monitoraggio, sia l'economicità delle stesse, sia l'attendibilità delle informazioni condivise. In questo modo, gli operatori potranno condividere più facilmente i dati in loro possesso, spaziando dagli estrattori ai consumatori finali. Le soluzioni blockchain potrebbero portare a una riduzione del 30% dei costi, con transazioni più sicure. Grazie a queste informazioni, il cliente potrebbe anche scegliere la provenienza del gas per la propria utenza. Inoltre, si andrebbe a creare un nuovo modello di fiducia, necessario alle aziende del settore. La nostra solution ipotizza sei mesi di prova in Medea, società del gruppo Italgas, con otto manager dedicati all'implementazione della tecnologia. Grazie alla presenza dei contatori smart di Italgas, sarebbe sufficiente implementare il software. Abbiamo scelto la blockchain di Solana perché è carbon free. Dopo aver concluso la sperimentazione su Medea, si dovrebbe passare alle altre società e infine a Italgas. A questa fase dovrebbe seguire una campagna marketing per indicare i benefici per i clienti finali». La solution di Shaping a Powerful Future Giuseppe Zito Affinito è il portavoce del gruppo Shaping a Powerful Future. Il trentunenne di San Giorgio a Cremano (NA), è uno studente dell’Executive Programme in Marketing & Sales e ha condiviso la challenge con Enrico Gigliotti, Paolo Castiglione, Elisa Cagnizi, Andrea Cecolin. «Partendo dalla storia di Italgas, abbiamo sviluppato una nostra strategia, che potesse allinearsi con un rinnovamento tecnologico che andasse a valorizzare due fattori: i dati e le persone. Sono i più grandi asset oggi in possesso di un'azienda. Ciò che abbiamo fatto non punta a digitalizzare i processi aziendali, ma a costruire una strategia digitale, che orienti le persone verso un approccio sempre più data driven. Per farlo, abbiamo preso in considerazione tre tecnologie, basate su cloud, che devono solo collegarsi ai sistemi già in uso in Italgas. Si parte da una lettura del parco dati di Italgas, provenienti da più fonti, si fa analisi citizen e data science, potenziate poi da power users. Queste figure entrano alla fine del ciclo produttivo del dato per sviluppare reportistiche o analisi avanzate per il business». Il valore di una challenge Un master Luiss Business School non è solo un percorso lineare, fatto di lezioni ed esami. Le challenge sono un modo per mettersi alla prova in modo concreto e sfidante. Come spiega Giannoni, inizialmente si può anche essere intimoriti. «Ma affrontare la challenge sviluppando una nostra idea, ci ha messo a diretto confronto con successo e fallimento. Essere arrivati in finale è un traguardo di cui andare fieri. Portiamo a casa una conoscenza aumentata di noi stessi, del nostro valore e della nostra autostima». «La challenge è stato un modo per applicare le conoscenze conseguite durante il master a una grande azienda come Italgas – spiega Cresta - Abbiamo stimato costi e ricavi, redatto un business plan e utilizzato i metodi di gestione del lavoro acquisiti durante i laboratori Luiss Business School». «La vera sfida è stata lavorare con persone provenienti da settori professionali diversi – aggiunge Affinito - Studiare una strategia ispirazionale per un'azienda altrettanto ispirazionale, ci ha permesso di entrare in sintonia con standard di eccellenza. Inoltre, le regole del concorso sono regole abbastanza stringenti, il che ci ha messi ancora di più alla prova nel costruire un processo di sintesi, introducendo le giuste capacità comunicative». Transizione energetica, la visione degli studenti L'attuale situazione geopolitica ha complicato il lavoro di tutto il settore energetico. Secondo Giannoni, «in questo settore si parla tanto e alla fine si agisce poco perché c'è poca conoscenza del settore. Le soluzioni prospettate nel breve periodo, come la produzione green di idrogeno, saranno difficili da implementare nel breve periodo. Sarà necessario un metodo energetico transitorio e sarà il nucleare. Le energie rinnovabili sono ancora discontinue. Il nucleare inquina meno ed è una fonte sicura. Spero che tutti i Paesi europei non vadano in questa direzione, spronati a fare meglio dall'attuale situazione». Secondo Cresta, il referendum sul nucleare degli anni Ottanta ha frenato l'Italia dal punto di vista dello sviluppo energetico. «Ora che l'UE l'ha reinserito tra le fonti energetiche rinnovabili, Stati come la Francia, che hanno delle centrali in funzione, se la stanno cavando un po' meglio degli altri. Da calabrese, credo che la mia regione potrebbe diventare il parco energetico d'Italia. Ma le soluzioni tech per implementare la transizione energetica sono molteplici. Si potrebbe applicare l'intelligenza artificiale alle centrali produttive, la sensoristica IoT, i tracker Gps sulle navi che trasportano gas». Ma la situazione geopolitica è solo l'ultimo tassello in uno scenario fortemente condizionato dalla crisi ambientale. «È necessario un ripensamento delle logiche attuali verso soluzioni più sostenibili – spiega Affinito – Eseguire una transizione energetica sostenibile significherà puntare anche su solare, eolico, idrogeno verde e biometano. La transizione energetica è già in atto: non dobbiamo temerla, ma cavalcarla». --- Il 23 giugno un comitato presieduto da Paolo Gallo, CEO, Italgas, e Raffaele Oriani, Dean, Luiss Business School, e composto da Leonardo Ambrosi, Innovation and Digital Transformation Director, Italgas, Marco Barra Caracciolo, Chairman & CEO, Bludigit, Mirko Cafaro, External Relations and Press Office Manager, Italgas, Chiara Ganz, External Relations and Sustainability Director, Italgas, Leonardo Quattrocchi, Professor of Practice, Luiss Business School, ha decretato che il gruppo “Here 2 Disrupt” vincitore. Congratulazioni! 23/06/2022

10 Giugno 2022

Competenze trasversali per fare la differenza

Presentati i risultati del programma Con la Scuola, progetto di formazione promosso da Snam, ELIS e Luiss Business School Con oltre 250 ore di formazione dispensate a 500 docenti, per un impatto medio su 2000 studenti italiani, Con la Scuola ha concluso con successo un nuovo percorso formativo. Al centro di tutto, gli istituti formativi come organizzazione, e i docenti ed i dirigenti scolastici come i protagonisti del cambiamento. Il team di docenti di Con la scuola li ha affiancati nella progettazione e realizzazione del loro modello di scuola/comunità “apprendente”. Con la scuola è promosso da SNAM e realizzato da Luiss Business School, che ha sposato in pieno la missione di questo percorso. Come spiega Raffaele Oriani, Associate Dean for Faculty e Direttore Business Unit Custom & Consulting, Luiss Business School, «la nostra missione è avere un impatto sulla nostra comunità di riferimento. Un sistema formativo più efficace va a vantaggio di tutto il sistema Paese. Lavorare sulle competenze trasversali dei docenti e consigli di classe è in linea con il nostro approccio formativo. Infatti, miriamo a lavorare sulla capacità di gestire persone e situazioni complesse, innovare e gestire in modo creativo i problemi, fattori validi in ogni contesto». Con la scuola: qualche numero L'edizione 2021/2022 di Con la Scuola ha prodotto alcuni numeri interessanti. Ha dispensato oltre 250 ore di formazione a distanza e in presenza, per oltre 500 docenti con un impatto stimato su circa 2000 studenti, 60 consigli di classe, 26 dirigenti di 24 scuole coinvolte. «Quelli di Con la Scuola sono risultati incredibili – ha sottolineato Marta Luca, Head of Human Capital Development Diversity and Inclusion, Snam – In questi anni, abbiamo toccato con mano quanto i docenti siano il cuore della scuola. Questo è il punto di partenza e di realizzazione di una società più inclusiva e di un mondo migliore. Dobbiamo continuare a investire nella formazione del personale docente, per allineare e far evolvere l'offerta formativa e la leadership nelle scuole, per rispondere alle domande e alle esigenze sempre più complesse delle nuove generazioni. La scuola è il fulcro del territorio, primo ambiente di lavoro di Snam, ed è lì che bisogna investire, creando un ambiente sostenibile. Se vogliamo migliorare la leadership formativa, dobbiamo migliorare la qualità delle risorse umane». Le scuole sono state anche avamposto e presidio formativo durante la pandemia, garantendo ai ragazzi la possibilità di mantenere forte l'attenzione sulla crescita, nel voler formarsi a tutti i costi per il proprio futuro, per il proprio Paese. Secondo Giovanni Brugnoli, Vicepresidente per il capitale umano, Confindustria, «abbiamo una responsabilità comune nell'orientare gli studenti in base alle proprie specifiche caratteristiche. Il buon orientamento scolastico può produrre un ottimo grado di occupabilità. Il Pnrr dà nei confronti del mondo scolastico una partita finanziaria notevole. Dobbiamo sfruttare questa occasione per avere una scuola più inclusiva, aperta al mondo dell'impresa». Con la scuola, il modello che crea competenze Durante i colloqui, le aziende cercano nei candidati preparazione rispetto all'azienda, motivazione, voglia di lasciare un segno, di mettersi in gioco. Ma, ribaltando la domanda sul personale scolastico, tra dirigenti e formatori, emerge che ancora non è del tutto chiaro il concetto stesso di competenza. Il 57% dei docenti intervistati per il progetto Con la scuola ha dichiarato che la competenza si acquisisce studiando e facendo pratica. Il 41% pensa che si sviluppi con l'allenamento, mentre il 2% crede che si possegga dalla nascita e non muti. «Lavorando sul gruppo, siamo riusciti ad attivare un cambiamento – sottolinea Francesca Traclò, coordinatrice scientifica del progetto “Con la Scuola”, Luiss Business School – La competenza riporta al centro lo scopo educativo, che significa lavorare relazionandosi con i ragazzi. Lavorare con i docenti sull'osservazione è il modo per uscire dal giudizio, per aprire una vera relazione educativa. Dal percorso fatto nell'ultimo anno, abbiamo portato a casa la necessità per i docenti di avere più collaborazione e condivisione. In più, i docenti hanno bisogno di sperimentare il successo e lo abbiamo visto quando la relazione con gli studenti è diventata generativa». Il questionario compilato al termine del programma Con la scuola ha messo in evidenza che bisogna passare dalla formazione al singolo a quella rivolta all'organizzazione, al consiglio di classe e ai dipartimenti. È necessario passare dal (pre)giudizio all'osservazione, creando un linguaggio e uno scopo educativo comuni e imparando a lavorare insieme. “La scuola come sistema complesso” Dopo un secolo di didattica trasmissiva, è tempo di cambiare. Come evidenzia Antonello Giannelli, Presidente, ANP, «è necessario operare un profondo rinnovamento nella scuola, soprattutto sulla prassi didattica». I dati che arrivano dai test Invalsi ci dicono che ogni anno perdiamo un quinto degli alunni italiani. «Da un lato, contribuiamo alla povertà educativa, rendiamo le persone poco soddisfatte di sé. Gli abbiamo fatto provare insuccesso e frustrazione, trasformandoli in potenziali disoccupati, con potenziali impatti sociali negativi. Dall'altra parte, abbiamo demotivato delle persone che, se stimolate nel modo giusto, avrebbero potuto diventare dei lavoratori di successo, contribuendo al benessere di tutti. Questi temi dovrebbero essere di dibattito pubblico. Per questo è necessario passare a modelli didattici innovativi e fare uno sforzo di motivazione verso i ragazzi». 10/6/2022

01 Giugno 2022

ESG Reporting & Planning per leggere il futuro delle aziende

L’evento nato dalla collaborazione tra Luiss Business School e Oracle Italia pone al centro i valori ESG, la loro misurabilità e il ruolo nella pianificazione dei processi aziendali Attenzione all’ambiente, impatto sociale e aspetti di governance (ESG) sono i principi che stanno guidando le trasformazioni aziendali e finanziarie in tutto il mondo. Gli stessi criteri ESG mirano a condurre una transizione sostenibile nel mondo della finanza. Ma per rendere un business sostenibile è necessario monitorarne il valore e i risultati prodotti sulla profittabilità. Per questo le attività di pianificazione e reporting ESG, coadiuvate da tecnologie e strumenti adeguati, assumono un ruolo chiave. Questi sono i punti chiave dell’evento ESG Reporting & Planning: misurare i dati di sostenibilità per governare il business, nato dalla collaborazione tra Luiss Business School e Oracle Italia. Dati ESG, misurazione e pianificazione finanziarie: le sfide da affrontare Delineando lo scenario attuale in cui le aziende globali si stanno muovendo, il professor Raffaele Oriani, Associate Dean for Faculty Luiss Business School, ha sottolineato che gli investimenti sostenibili a livello globale oggi ammontano 35,5 trilioni di euro. Il 35,9% degli Asset Under Management è rappresentato da investimenti sostenibili. Entro il 2025 gli asset ESG potrebbero superare i 53 trilioni, rappresentando più di un terzo degli asset totali (con un aumento del 15%). Il 50% degli asset ESG globali sono in Europa, anche se gli Stati Uniti segnano una crescita molto veloce, soprattutto a livello di bond collegati ai criteri ESG. Contemporaneamente aumentano i bond e le società che adottano tali strumenti. La crescente rilevanza dei temi di sostenibilità per chi investe o per chi concede un credito, rende necessari strumenti che siano in grado di misurare le performance delle imprese e di strumenti finanziari ESG. Ma i processi di misurazione sono eterogenei: non c’è uniformità nella considerazione dei criteri di valutazione per i tre pilastri. Questa è una delle sfide a cui si è chiamati a dare una risposta Tra i temi aperti, relativi allo sviluppo della finanza sostenibile, restano sul tavolo la necessità di una tassonomia condivisa, che permetta di identificare attività, prodotti e servizi finanziari sostenibili; la necessità di maggiore comparabilità nelle informazioni pubblicate da parte delle imprese; una maggiore integrazione e dialogo su temi ESG fra tutti gli stakeholder coinvolti; l’armonizzazione del trade off tra performance ESG e rendimento finanziario. Governare il business applicando i criteri ESG La tavola rotonda, moderata dal professor Cristiano Busco, Full Professor Accounting, Reporting & Sustainability, Luiss Business School, ha messo al centro l’importanza dei dati e valori ESG al fine di arrivare a una governance che traduca lo spirito in pratica. «Da azienda pubblica siamo stati pionieri atipici nell’affrontare le tematiche ESG – ha sottolineato Lucia Fioravanti, Direttore Finanza e Affari Corporate, Sogei – Da due anni stiamo infatti investendo sulla ricerca di modelli che portino la sostenibilità ancora più avanti. Stiamo lavorando sulla sua accountability nell’ambito dei servizi pubblici, articolandola a livello ambientale, digitale e sociale. Coinvolgendo le pubbliche amministrazioni, abbiamo adottato il modello matematico del social return of investment per misurare il valore della sostenibilità in termini di incremento del portafoglio dell’offerta di servizi sanitari pubblici, di occupabilità e sviluppo di competenze. Cercheremo di portare questo modello nella fase di progettazione, in modo da porre l’attenzione sia sul modo di erogare un servizio pubblico sia sull’avanzamento tecnologico legato al fattore della diversity delle persone che andranno ad utilizzarlo». «Nel mondo di Leonardo il cammino verso la sostenibilità è iniziato 13 anni fa. Il codice di Corporate Governance ha formalizzato ciò che era nato spontaneamente – ha spiegato Alessandra Genco, Chief Financial Officer, Leonardo – I KPI finanziari e sostenibilità oggi sono due modi di guardare alla crescita e alle opportunità di sviluppo dell’azienda. Seguendo il modello del World Economic Forum, teniamo in considerazione questi cinque capitali chiave: finanziario; umano; sociale; ambientale, fondamentale per tutte le aziende; produttivo/di supply chain. L’unico modo per immaginare un modello di business sostenibile è basato sulla sinergia di tutti questi capitali, che vanno considerati in modo olistico per produrre un risultato obiettivo». «Muoviamo lavori per circa 20 miliardi di euro e non possiamo più farlo senza considerare il carbon footprint – ha spiegato Alberto Milvio, Chief Financial Officer, Autostrade per l’Italia – Ci orienteremo verso scelte di finanza sostenibile. Abbiamo negoziato una linea di credito legata a parametri di sostenibilità,  presto usciremo con il nostro framework di finanza sostenibile e andremo su mercati legati a questi valori. Da queste scelte non si torna indietro». La validazione dei dati C’è chi, come Oracle, ha puntato sulla sostenibilità anche per attrarre talenti e supportare con le proprie tecnologie i clienti nei loro sforzi in questa direzione. C’è chi, come Leonardo, ha deciso di mettersi alla prova con la misurazione esterna sugli 11 Kpi legati ai criteri ESG, per essere certi di essere sulla strada giusta. C’è chi, come Autostrade per l’Italia, ha messo in campo sistemi di controllo interno del mercato finanziario. C’è chi, come Sogei, ha fatto del report integrato una consuetudine. «La sostenibilità ha un valore sistemico e le aziende devono muoversi in una partnership continua – ha spiegato Fioravanti – Si arriva a una integrazione quando la sostenibilità entra nel concetto di rischio: è questa la vera sfida». No planet B Il 94% degli intervistati per la survey Oracle No Planet B ritiene che gli umani abbiano fallito nella gestione del pianeta e il 61% che solo l’uso di strumenti di intelligenza artificiale possa rendere le attività umane più sostenibili. La ricerca ha coinvolto 11 mila persone distribuite in 15 Paesi – consumatori, dipendenti aziendali, business leader. «L’umanità sostenibile in azienda è alla base del nostro futuro – ha rimarcato Giovanni Nubile, Country Leader Applications, Digital Finance and Supply Chain, Oracle Italia – Ciò vale soprattutto per le aziende. Il 91% dei manager intervistati pensa che il problema sia la gestione della sostenibilità nei sistemi aziendali – ad esempio la difficoltà nel reperire i dati ESG e interpretarli, per prendere le giuste decisioni – fattore che spesso fa pendere l’ago della bilancia verso la sola profittabilità. Ma il 70% delle persone interpellate ha ammesso che preferirebbe non avere più a che fare con aziende non sostenibili.  Sostenibilità e redditività non sono più obiettivi in contrasto fra loro, e come Oracle siamo certi di poter aiutare le aziende a fare meglio». «Il futuro ci dice che non bastano più compliance e reporting – ha spiegato Edilio Rossi, Digital Finance & Supply Chain Sales Development Director, Oracle Italia, durante la presentazione della piattaforma Oracle Cloud EPM – Il mercato e gli investitori chiedono una visione che passi attraverso una lettura che non sia solo economica e finanziaria». L’evento ESG Reporting & Planning: misurare i dati di sostenibilità per governare il business si è tenuto il 18 maggio a Villa Blanc, Roma, sede Luiss Business School. Hanno partecipato: Raffaele Oriani, Associate Dean for Faculty, Luiss Business School; Cristiano Busco, Full Professor Accounting, Reporting & Sustainability, Luiss Business School; Lucia Fioravanti, Direttore Finanze e Affari Corporate, Sogei; Alessandra Genco, Chief Financial Officer, Leonardo; Alberto Milvio, Chief Financial Officer, Autostrade per l’Italia; Giovanni Nubile, Country Leader Applications, Digital Finance and Supply Chain, Oracle Italia; Edilio Rossi, Digital Finance & Supply Chain Sales Development Director, Oracle Italia. 31/05/2022

esg

31 Maggio 2022

Mario Mazzuoccolo: «Il Master in Luiss Business School, un'occasione unica di essere “visti”»

L’alumnus del Master International Management è oggi Account Director Enterprise per LinkedIn Marketing Solutions: un traguardo raggiunto grazie ad ambizione e network Una laurea in legge alla Federico II di Napoli e tanta voglia di fare business: comincia così il percorso che ha portato Mario Mazzuoccolo dai tomi di giurisprudenza ai banchi del master in International Management di Luiss Business School. In questa storia la parola chiave è proprio questa, “international”. Perché se c'è una cosa che è sempre stata chiara a Mario è che voleva lavorare all'estero. Per farlo, aveva bisogno di un boost: lo ha trovato tra le aule di Villa Blanc, a Roma Mario Mazzuoccolo, cosa ti ha spinto a scegliere il master in International Management di Luiss Business School? Dopo la laurea in legge, ho capito che l'ambito in cui avrei voluto lavorare non era il legal, bensì il business. Sono state proprio le risposte che ricevevo alle mie candidature per queste posizioni a farmi capire che avevo bisogno di investire nella mia formazione per fare quel salto. Quindi ho iniziato a fare delle ricerche e ho visto che il nome Luiss Business School tornava spesso. Avendo sempre avuto voglia di lavorare all'estero, ho scelto il master International Management, che era in linea con le mie ambizioni. I due Erasmus e le esperienze internazionali vissute durante gli anni di università a Napoli erano una naturale premessa alla scelta. Che ambiente hai trovato in Luiss Business School? Ambizioso. Tutti i miei compagni di corso hanno fatto strada. Ho trovato persone che come me volevano avere successo dal punto di vista professionale. Con alcuni di loro oggi siamo molto amici. Qual è il corso che ha avuto un maggiore impatto sulla tua carriera? Un progetto di mentorship con Elena Ghigo, all'epoca direttrice HR di Johnson & Johnson Italia, oggi libera professionista del coaching. C'è stato qualche relatore in particolare che ti ha colpito? Roberto Marinucci, manager di Procter & Gamble, incontrato durante il corso di International Business Development. La sua storia mi aveva impressionato, così come il suo approccio pratico alla materia, che andava a completare le mie basi solidissime, ma pur sempre teoriche. A distanza di tempo, lo chiamai anche per un consiglio e fu di grande aiuto. Soft skill: come avete lavorato su questo ambito durante il master? Ricordo un incontro con un manager della Fox. I suoi insegnamenti, proprio all'inizio del corso, ancora oggi mi guidano nel lavoro quotidiano. Il primo: «Voi non dovete creare problemi, dovete risolvere problemi», il secondo: «Imparate Excel». Sono sempre stato appassionato alle tecnologie, ma, da questo punto di vista, la mia formazione in legge non mi ha aiutato quanto il corso per imparare il programma di calcolo. In più, anche il corso di Public Speaking con Alberto Castelvecchi è stato fondamentale. Competitività: come avete allenato questa soft skill durante il percorso in Luiss Business School? La competitività era sempre presente, ma sottotraccia: eravamo diventati subito molto amici, ma tutti avevamo la stessa voglia di fare bene e – perché no? – anche attirare l'attenzione dei professori, tutti molto rilevanti. Lo stesso cambiare compagni di progetto ha costituito una spinta a dare continuamente il meglio. Molti alumni hanno sperimentato il valore del networking che si crea in Luiss Business School. Qual è stata la tua esperienza? È un elemento fondamentale e, lavorando in LinkedIn, posso testimoniarlo con convinzione. Conoscere qualcuno che ha fatto strada in determinate aziende facilita anche il mio lavoro, perché so che all'interno di un organigramma conosco qualcuno con cui stabilire un contatto immediato. Mario Vitale, Direttore Business Development alla Luiss Business School, fu molto energico nel puntualizzare la centralità di questo valore durante il master. Cioè? Ci disse che interagire con un docente o un ospite significava arricchirsi dal confronto diretto con gli stessi protagonisti delle carriere di successo. Ci invitò anche a coltivare i legami con i nostri colleghi, perché un domani sarebbero diventati futuri manager e leader, ognuno per l’altro fonte di crescita per le reciproche carriere. Oggi posso testimoniare in prima persona che la possibilità di confrontarsi con persone sulla tua stessa lunghezza d'onda è rara e preziosa. In Luiss Business School si lavora molto sulla leadership. Secondo te cosa ci vuole per essere veri leader contemporanei? Trasparenza, autostima, umiltà. Un leader deve essere in grado di attraversare una fase di difficoltà ed essere abbastanza umile per uscirne, crescendo: è una dote che, se non ce l'hai, va sviluppata. In Italia la concezione del lavorare duro è ancora più diffusa del lavorare in modo intelligente, ma la prima da sola non basta. Quali sono stati i momenti più significativi del percorso in Luiss Business School? Entrarci, prima di tutto. Iniziare a preparare la narrativa da portare ai colloqui di selezione è un primo banco di prova, che ti allena a creare lo storytelling che poi verrà usato dopo il master. Poi c'è stato il rapporto con il Career Service. Com'è andata? Ho trovato un supporto unico nell’individuare l’opportunità professionale più adatta alle esigenze di crescita dello studente. Dopo il master ho iniziato a lavorare in una startup all'estero: un ambiente stimolante, in cui avrei anche potuto fare carriera. Oggi sei Account Director Enterprise per LinkedIn Marketing Solutions: provenire da un percorso Luiss Business School ha fatto la differenza nel tuo ingresso in Linkedin? Se sì, come? Direi di sì, l'esperienza del master mi ha aiutato in molti momenti della mia carriera. Sai, in LinkedIn assumiamo persone con background diversi e non solo persone che vengono da università top, per favorire lo sviluppo di strategie innovative. Quindi direi che non è stato "il titolo" a fare la differenza ma le cose che ho imparato nel percorso: dai compagni, dai professori e, ovviamente, dallo studio individuale. Quali competenze sviluppate durante il master sono state più utili per muoverti con successo nel mondo delle aziende tech di Dublino? Sicuramente come approcciarsi a un caso studio ed elaborare presentazioni in velocità. Capacità di ascolto e rapidità sono state fondamentali. Anche solo l'esporsi ai casi di studio è funzionale: quando ti rivolgi a un direttore o ad un CEO, devi apportare valore in poco tempo ed avere un bagaglio di storie aziendali ti aiuta a contestualizzare subito il linguaggio e il modello di business per il tuo nuovo cliente. Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Pensi che tornerai a formarti? Sicuramente tornerò a formarmi e LinkedIn è una di quelle società che investe per la formazione dei propri dipendenti. Voglio imparare un'altra lingua e prima o poi vorrei fare un MBA. Nel futuro prossimo vorrei avere un team tutto mio, preferibilmente qui in LinkedIn. Quali sono i tuoi suggerimenti per gli studenti futuri e in aula su come cogliere pienamente le opportunità del percorso in Luiss Business School? Consiglio di concentrarsi sulla costruzione del network con i compagni e con i professori: è un'occasione unica di essere “visti” da persone che hanno posizioni di rilievo e un bagaglio di esperienze incredibili. Tornando indietro, lo sfrutterei ancora di più. Poi, durante il percorso, si dovrebbe cercare di capire cosa ci appassiona veramente. Il mercato del lavoro adesso è candidate driven, quindi si ha la possibilità di dettare le proprie condizioni. Anche in Italia dobbiamo farlo, se vogliamo far crescere positivamente il mercato: quindi mai accontentarsi. 31/05/2022

19 Maggio 2022

Chi è e cosa fa il Sustainability Manager

Dalle skill necessarie alle sfide legate a rischi e business: Matteo Caroli, Associate Dean per l’Internazionalizzazione Luiss Business School, fa il punto su questa figura professionale e sulla sua evoluzione Trasformare un'azienda in una realtà sostenibile è uno dei punti di partenza da cui si stanno sviluppando nuove figure professionali. Tra queste spicca il Sustainability Manager. A lui è demandata una funzione preventiva e strategica in linea con le più recenti novità normative ambientali, energetiche e di sicurezza finalizzata alla promozione di investimenti, politiche e iniziative sostenibili. Di questo e delle sfide che questa figura professionale deve affrontare, si parla nello studio "L’evoluzione organizzativa della sostenibilità nelle aziende italiane". A presentarlo durante l'evento Road To ESG – Viaggio verso la Sostenibilità. Sustainability Manager, è stato Matteo Caroli, Associate Dean per l’Internazionalizzazione, Direttore BU Applied Research e Osservatori, Luiss Business School. Chi è Sustainability Manager Il Sustainability Manager ha come obiettivo il miglioramento di alcuni processi e comportamenti aziendali, da trasformare nell'ottica di una costante e crescente attenzione all'ambiente. Assume nomi diversi a seconda dei Paesi e delle aziende che incorporano questa figura nel proprio organico. Il 53% dei professionisti assunti in grandi e medie imprese per questo ruolo, rivestono ruoli dirigenziali e molti di essi sono donne. «Il Sustainability Manager è in una posizione analoga di chi elabora il piano strategico – spiega Caroli – C'è un grande stress sulla misurazione dell'impatto del suo operato. C'è una diretta correlazione tra il livello di maturità professionale e le intensità delle interazioni, soprattutto con l'area di comunicazione, con l'obiettivo di scongiurare l'effetto green washing. Inoltre, questa figura estende la sostenibilità anche alle politiche del personale». Le missioni del Sustainability Manager Secondo i risultati della ricerca, la missione del Sustainability Manager comprende tre grandi temi. Il primo parte dal comprendere l'evoluzione delle questioni ESG e il loro impatto sulle dinamiche dei mercati dove il sistema opera, oltre che sui rischi e sulle prospettive di redditività dei suoi business. In secondo luogo, deve guidare l'evoluzione del sistema aziendale verso la piena sostenibilità, cioè una gestione che crea in modo integrato ed equilibrato valore economico sociale e ambientale. Infine, deve far evolvere la cultura aziendale in modo che i principi della gestione sostenibile e dell'economia circolare siano diffusi e concretamente condivisi con tutta l'impresa. Le competenze del Sustainability Manager Il Sustainability Manager deve conoscere il business, il sistema di offerta, delle tecnologie, del mercato e dei processi produttivi in cui opera. Deve avere la capacità di dialogare con le altre funzioni, per avere contezza delle caratteristiche e dei temi cruciali del business. Deve conoscere le traiettorie ambientali e sociali rilevanti, e le loro implicazioni per il settore connesse al sistema dei rischi. Inoltre, deve avere sensibilità strategica, capacità di relazione e comunicazione, nonché capacità progettuale. Secondo lo studio, il 40% di queste figure sono maturate nell'ambito delle relazioni istituzionali. «Il Sustainability Manager deve anche avere due condizioni trasversali nel modo di essere e lavorare. Prima di tutto deve essere credibile, sia nell'organizzazione sia presso gli stakeholder. Inoltre, deve avere la capacità di mettere insieme una visione sistemica, che connetta ambiente, società econoscenze specialistiche. Deve essere in grado di integrare i valori e gli obiettivi ESG con le performance economiche». Cosa fa il Sustainability Manager In virtù di queste competenze e delle sfide ESG che la contemporaneità sottopone alle aziende, il Sustainability Manager è chiamato a svolgere quattro funzioni: generatore di conoscenze e consapevolezza, facilitatore, project manager, auditor. «Ma la funzione più importante è quella di challenger, un soggetto titolato a cambiare le carte in tavola, in maniera intelligente, usando il pensiero laterale e portando prospettive e punti di vista diversi. È chiamato a sfidare i comportamenti e le convinzioni consolidate, agendo da outsider». Secondo la ricerca Luiss Business School, tra i risultati più importanti riscontrati nelle 59 aziende del campione, l'81% dei Sustainability Manager ha prodotto un aumento della cultura interna sulla sostenibilità. Una delle sfide a cui i Sustainability Manager sono chiamati riguarda la valorizzazione dei risultati ottenuti rispetto a stakeholder e investitori. «Le aziende più avanti nel processo di trasformazione sostenibile hanno superato le criticità perché vedono la sostenibilità – e in questo il Sustainability Manager ha svolto una funzione importante – il modo attraverso cui raggiungere una nuova leadership, anch'essa sostenibile». Le sfide del Sustainability Manager Oggi c'è chi dice che, arrivati a questo punto, le funzioni di questi professionisti sono esaurite. Ma c'è anche ci decide di investire ancora in queste persone per essere pronti a risolvere problematiche future, sempre più complesse. «La nuova sfida è rendere la sostenibilità un approccio di massa, che possa tirarsi dietro tutto il sistema delle Pmi e delle persone. Il Sustainability Manager deve sviluppare iniziative e progetti all'interno della propria impresa, ma anche all'esterno, in modo da trasformare la nostra sensibilità in chiave ESG». La ricerca è stata presentata durante l’evento “Road to ESG. Viaggio verso la Sostenibilità” che si è tenuto il 17 maggio a Villa Blanc. Sono intervenuti: Josephine Romano, Partner, Deloitte Legal, Luca Dal Fabbro, Presidente, ESG Institute, Franco Amelio, Sustainability Leader, Deloitte, Stefania Bortolini, Segretario Generale, Sustainability Makers, Matteo Caroli, Associate Dean per l’Internazionalizzazione, Direttore BU Applied Research e Osservatori, Luiss Business School, Marisa Parmigiani, Presidente Sustainability Makers, Carmelo Reale, GC Sustainability Group, Banca Generali, Giovanna Rosato, Head of Compliance, Danone, Claudia Strasserra, CRO Sustainability Manager, Bureau Veritas, Luca Testoni, Direttore, Etica News. 18/05/2022

13 Maggio 2022

Pharma e sostenibilità, Caroli: «Le filiali dei grandi gruppi guideranno l'innovazione»

Presentata la ricerca “L'approccio alla sostenibilità nel Life science” condotta da Luiss Business School con il sostegno di UCB Pharma Oggi la sostenibilità interessa tutte le aree della nostra vita quotidiana e le attività economiche. Di conseguenza, si tratta di un obbiettivo da raggiungere per l’intera società. Ogni player deve concorrere alla creazione di valore sostenibile, arrivando a produrre il massimo impatto. Tra queste, già per mission aziendale, ci sono le aziende farmaceutiche, a cui è dedicata la ricerca "L'approccio alla sostenibilità nel Life science" condotta da Luiss Business School. Le conclusioni tratte dal professor Matteo Caroli, Associate Dean for Internationalization e Direttore BU Applied Research e Osservatori, Luiss Business School, sono state presentate durante l'evento promosso dall’Ambasciata del Regno del Belgio in Italia e sostenuto da UCB Pharma, azienda biofarmaceutica con Headquarter a Bruxelles e sede italiana a Milano. Il ruolo chiave nella creazione di valore sostenibile in futuro sarà delle filiali. I risultati della ricerca Lo svolgimento dell'Agenda 2030 è nelle priorità dell'Italia. Il lavoro per il conseguimento degli obiettivi sarà determinante anche per attirare capitali stranieri, ivi inclusi quelli del settore farmaceutico, generando ritorni non solo economici, ma anche di valore sostenibile. L'obiettivo della ricerca svolta da Luiss Business School e presentata dal professor Matteo Caroli, è quello di capire come si muovono le società controllate nei gruppi internazionali, in particolare nel settore farmaceutico, nel nostro Paese. Inoltre, aspetto non secondario, i dati hanno mirato a cogliere le strategie corporate e le azioni sui territori da parte delle filiali. Secondo le evidenze raccolte, Caroli ha sottolineato che «saranno le filiali delle multinazionali pharma a guidare e sviluppare best practice sostenibili prima sul territorio, ma utili soprattutto a livello mondiale per l'intero ecosistema della salute». Tra i 15 grandi gruppi internazionali farmaceutici più significativi c'è un orientamento generale sulla sostenibilità. I grandi temi su cui si muovono sono le questioni Esg, quindi legate alla sostenibilità ambientale, ma anche al benessere delle persone, direttamente proporzionale al primo elemento. In questo contesto, resta fortissima l’attenzione sul benessere delle persone, che operano all’interno dell’azienda. Il rischio di green washing va sempre tenuto in conto. Può essere evitato attraverso la trasformazione culturale nelle persone dell'azienda: a partire dai board, dal vertice gestionale, passando poi a tutto il sistema aziendale. Ciò è facile quando le operazioni si svolgono normalmente. La questione cruciale è quando ci sono criticità da affrontare. «Bisogna contemplare la possibilità di rinunciare ad opportunità di business per non violare principi etici e insostenibili». Il ruolo delle filiali nella creazione di valore sostenibile Il ruolo delle filiali sarà cruciale. Infatti, le società controllate hanno la possibilità di diventare leader su alcune tematiche come quelle Esg per le condizioni specifiche del contesto geografico in cui operano e per il rapporto con gli stakeholder. In un Paese in cui la collaborazione tra pubblico e privato nel settore salute funziona, l'innovazione di questo ecosistema rappresenta una sfida da cogliere. Le aziende non saranno produttori di pillole e sciroppi, ma forniranno servizi integrati con il sistema pubblico e tutti gli altri attori chiave chiamati a partecipare all'ecosistema. L'orientamento al dialogo delle subsidiary le porterà guidare e sviluppare best practice utili a livello mondiale. All’incontro, moderato da Federico Luperi, Direttore innovazione e nuovi media Adnkronos, hanno partecipato: Pierre-Emmanuel De Bauw, Ambasciatore del Belgio; Daniela Bernacchi, Segretario Generale e Direttore Esecutivo del Global Compact Network Italia (GCNI); Matteo Caroli, Luiss Business School; Federico Chinni, AD di UCB Pharma Italia; Veronique Toully, Global Head of Sustainability UCB, e Michele Pochettino, Business Development Manager, H. Essers. 13/05/2022

26 Aprile 2022

I trend del marketing nel Next Normal

Quali coordinate permetteranno di orientare le attività di marketing, in uno scenario in continua evoluzione? Osvaldo Adinolfi, Founder & CCO di TUS – The Unusual Suspects e membro associazione P&G Alumni, traccia una rotta di connessione tra online, offline e futuro. P&G Alumni è partner della Luiss Business School per Marketing Management – Major of the Executive Master in Marketing In un’epoca post pandemica ma ancora pervasa da un conflitto che ha stravolto la situazione politico-umanitaria diventa molto difficile formulare previsioni certe e inconfutabili. Anche il marketing deve affrontare la necessità di governare la crescente complessità di un contesto ormai in rapida e continua evoluzione. In questo nuovo scenario sempre più fluido la presenza e l’utilizzo del digitale passa dal “nice-to-have” al “must-have” e diventa dunque un’assoluta necessità foriera di “disruptiveness”. Coordinate, visione e formazione diventano quindi indispensabili per affrontare le incognite di questo momento storico. A tracciare la rotta è Osvaldo Adinolfi, Founder & CCO di TUS The Unusual Suspects, società di consulenza strategica e creativa in marketing e comunicazione, con grandi clienti quali Honda Moto e AG Hotels, oltre che membro dell’associazione P&G Alumni, partner dell’Executive Master in Marketing di Luiss Business School. Osvaldo Adinolfi, come evolverà il marketing nel Next Normal? In questo tempo, qualsiasi previsione di breve, medio e lungo termine va riguardata con nuovi paradigmi. Tre saranno i grandi fenomeni con i quali, dal 2022 in poi, il marketing dovrà confrontarsi inesorabilmente: sustainability, experience e digital. Avere la visione e le competenze per far coesistere queste tre dimensioni renderà l’azienda fortemente vincente. Come si innesterà la sostenibilità nel marketing? A caratterizzare il Next Normal sarà l’umanesimo del marketing. Le aziende non saranno più soggetti economici con una responsabilità sociale, ma soggetti sociali con una responsabilità economica. Il bisogno di soluzioni rispetto a temi sociali quali il riscaldamento globale, la proliferazione di rifiuti da imballaggi in plastica, la sicurezza sanitaria e la recente tragedia politico-umanitaria ha portato i consumatori a chiedere maggiori connessioni con i brand e i rispettivi valori, per mettere in atto una strategia sostenibile concreta. Nel marketing del Next Normal, le aziende saranno sempre più chiamate a prendere posizione – o, meglio, azione – su temi sociali, etici, ambientali e a spendersi attivamente per contribuire alla soluzione delle suddette questioni. L’impegno sostenibile di un brand è ormai un’aspettativa del consumatore che diventa prioritaria per il marketing del Next Normal, in cui i valori di un marchio vincente sul mercato moderno dovranno necessariamente coincidere e, talvolta, addirittura incarnare quelli della società civile in cui operano. Come cambierà l'experience nel marketing? Nel Next Normal il consumatore vorrà aggregarsi, riappropriarsi della libertà sociale di interagire e, soprattutto, vivere quelle esperienze reali di cui siamo stati privati per due anni. Il marketing sarà quindi chiamato a generare azioni, attività, progetti e campagne che possano dare vita a una memorable brand experience: al consumatore dovremo dare la possibilità di immergersi in un'esperienza multisensoriale e multidimensionale del brand. L'ultimo trend del marketing nel Next Normal è il digital. Negli ultimi due anni, complice la pandemia, abbiamo assistito a un’esplosione esponenziale nell’utilizzo del digitale, soprattutto in Paesi come l'Italia. Questo tempo pandemico ha avvicinato i non digital al digital e, grazie alla coesistenza di social media, blog, siti e piattaforme di e-commerce, il tempo trascorso on line è aumentato. Lungo questa scia anche i servizi digitali si sono diversificati, in virtù del numero crescente di consumatori che si è affacciato al digitale anche in ambiti precedentemente non del tutto esplorati, come meeting, delivery, brand digital store. Come possiamo declinare questi trend in formazione? Il primo passo sarà aprire maggiormente a una formazione esplicativa, pronta a coinvolgere attivamente, neiprocessi didattici, le aziende già impegnate a investire su sostenibilità, experience e digital: saranno i Success Model – uno schema di apprendimento sempre vincente – che permetteranno di imparare dai manager e imprenditori che hanno realizzato queste strategie prima e meglio. Bisognerà poi prendere coscienza della necessità di essere costantemente aggiornati. Vivendo in un’evoluzione continua, nulla può sedimentarsi per un periodo troppo lungo, in primis la formazione. Visto l'aumento del digitale e la sua costante evoluzione, che conseguenze si potranno avere in campo pubblicitario? L’impatto di questa esplosione digitale avrà riflessi sia quantitativi che qualitativi. Sul primo fronte, il marketing dovrà usufruire sicuramente di maggiori investimentiin comunicazione digitale che sfruttino una molteplicità di piattaformecome touch point (siti web, social, app, blog). Dal punto di vista qualitativo, la parola d'ordine non sarà più reach, ma engagement! L'investimento in comunicazione digitale -dunque- punterà principalmente a costruire un dialogo sempre più interattivocon tutto il potenziale pubblico dei brand. È importante però fare attenzione. Il marketing si rivolge sempre a un target, ovvero a persone che si interfacciano con una realtà che continua e continuerà ad essere sempre sia on line che off line. Da qui nasce un altro imperativo del Next Normal: il phygital, ossia la necessità di assicurare una naturale fluidità ed osmosi fra tutto quanto viene proposto in ambito digitale e le naturali conseguenze, ricadute e rimbalzi con la vita reale: una integrazione sinergica fra i due mondi -analogico e digitale- è del tutto indispensabile. Come costruire un percorso professionale per una carriera in ambito digital marketing? Un percorso professionale nel marketing è frutto di una formazione strutturata da conseguire, ad esempio, nell'ambito di un master: non ci si improvvisa digital manager ed essere un digital native non costituisce un’eccezione né un titolo preferenziale per diventarlo. Il marketing on line si basa su dinamiche, modelli e strutture diverse dall’uso che facciamo in privato dei social media. Per questo la formazione in marketing digitale è un must have. È necessario poi tener presente un principio che può sembrare paradossale ma è invece vero e concreto: “non esiste il marketing digitale, esiste il marketing in un'era digitale”. La formazione deve dunque essere completa e approfondita sugli elementi basilari del marketing integrato, operando una sinergia tra le strategie on line con quelle off line. Se l’approccio al digitale viene enfatizzato senza la giusta armonizzazione con le altre leve di marketing si corre il rischio di perdere lucidità nella strategia al fine d’inseguire e di assecondare tendenze del momento. Ecco, dunque, che un percorso professionale va iniziato, nutrito e sviluppato nelle giuste sedi formative. L’individuazione di obiettivi chiari e precisi, l’analisi del target nei suoi stili di vita e la coerenza di un posizionamento saranno sempre pilastri fondanti del marketing sia digitale che analogico, sia nel presente che nel Next Future. OSVALDO ADINOLFI, Co-Founder e CCO TUS - The Unusual Suspects Truly International, Proudly Italian, Unconventionally Connected. Questa è la filosofia che rappresenta l’essenza della sua personalità. Osvaldo Adinolfi inizia la sua avventura professionale in Procter & Gamble -1991-2001- dove occupa diverse posizioni professionali, sia in Europa che negli Stati Uniti, fino a divenire Responsabile Marketing Communication. Gestisce progetti strategico-creativi per i maggiori brand, tra cui Pringles, Pantene, Gillette. Dopo una profonda esperienza strutturata in azienda, nasce in lui la voglia di sperimentare il mondo flessibile dell’agenzia. Diventa Senior Vice President e Creative Director di Edelman -2002-2018- dove si occupa di sviluppare e realizzare campagne internazionali di marketing integrato per marchi quali Nutella, Virgin Active, MasterCard, Playstation, Air Bnb, Disney, Carlsberg. Nel 2019 decide di co-fondare TUS The Unusual Suspects, società di consulenza nel marketing strategico e creativo, dando il benvenuto al primo grande cliente: Honda Moto Europe. È considerato uno dei massimi esperti di Unconventional Marketing sviluppando una progettualità sperimentale e innovativa per i suoi clienti. Osvaldo Adinolfi opera anche nel campo della formazione universitaria e post-universitaria come docente e coordinatore scientifico per le maggiori realtà formative italiane. La Luiss Business School è una di queste.   26/04/2022

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