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05 Dicembre 2019

Habitat. Relazioni trasversali

"Habitat. Relazioni trasversali" è la mostra organizzata dal Collettivo Curatoriale del Master of Art, fino al 14 gennaio 2020 negli spazi della Casa delle Letterature a Roma Il collettivo curatoriale composto dagli studenti della IX edizione del Master of Art Luiss Business School, con la supervisione scientifica di Achille Bonito Oliva, ha presentato Habitat, mostra che riflette sul tema dell’habitat contemporaneo in relazione alla pratica artistica. "Una mostra può essere l'effetto di un gesto edonistico, piacevole, altre volte può avere la nobiltà, come in questo caso, di produrre delle forme capaci di suscitare una riflessione", così Achille Bonito Oliva, che ha guidato nella realizzazione dell'esposizione il Collettivo Curatoriale, composto dagli studenti del Master of Art. Il Collettivo Curatoriale ha compiuto tutti i passaggi progettuali e organizzativi della mostra, dal concept alla scelta degli artisti, dagli allestimenti alla comunicazione, fino alla redazione di un catalogo. Artisti di diversa generazione e linguaggio hanno proposto le proprie riflessioni sul tema dell'habitat contemporaneo. Nella mostra tre declinazioni del tema dell'habitat: Naturale, Urbano, Virtuale. Riflettono l'habitat naturale le opere di Giorgio Andreotta Calò, Gohar Dashti e Roberto Ghezzi. Quello urbano, Ugo La Pietra, Margherita Moscardini e Superstudio. L'habitat virtuale Carola Bonfili, Carolin Liebl con Nikolas Schmid-Pfähler e Guido Segni. Pittura, scultura, fotografia, video e installazioni sono dislocate negli spazi interni ed esterni del complesso borrominiano della Casa delle Letterature. In mostra anche le opere di Giulia Berra, Maria Di Stefano e Elena Mazzi, finaliste della IV edizione del Premio Internazionale Generazione Contemporanea istituito dalla Luiss Business School per promuovere l'arte contemporanea italiana e straniera, sostenere gli artisti under 35 e dare vita alla collezione permanente d'arte contemporanea della Scuola. Scopri il Master of Art  RASSEGNA STAMPA Ansa Artribune  Insideart Romanotizie 05/12//2019 

22 Novembre 2019

The Italian Banking Conference 2019

Quali sono i Business model del futuro per le banche?      Si terrà a Roma il 28 novembre alle ore 10:00 presso Villa Blanc (via Nomentana 216), sede della Luiss Business School, la terza edizione di “The Italian Banking Conference” organizzato da Luiss Business School in partnership con The Ruling Companies. Cambiamenti e nuove sfide: quale sarà l'evoluzione del settore bancario? Crisi, inasprimento delle tensioni commerciali, incognita Brexit, nuovi protagonisti che hanno fatto irruzione sulla scena come criptovalute e rivoluzione digitale, sullo sfondo di una economia globale in continua evoluzione. Anche le banche sono chiamate a rispondere con urgenza alla sfida del cambiamento che le proietterà nel futuro. A dibattere su questi temi saranno tra gli altri Roberto Gualtieri, Ministro dell’Economia e delle Finanze, Luigi Abete, Presidente Luiss Business School, Carlo Barbera, Amministratore Delegato Bancassurance Vita e Previdenza, Pierpio Cerfogli, Vice Direttore Generale BPER Banca, Massimo Doris, Amministratore Delegato Banca Mediolanum, Roberto Ghisellini, Vice Direttore Generale Crédit Agricole Italia, Gian Maria Gros-Pietro, Presidente Intesa Sanpaolo, Ugo Loser, Amministratore Delegato e Direttore Generale Arca Fondi SGR, Andrea Munari, Amministratore Delegato BNL Gruppo BNP Paribas, Flavio Valeri, Chief Country Officer Deutsche Bank Italia, Andrea Viganò, Managing Director, Executive Chairman BlackRock Italia. SCOPRI IL PROGRAMMA   REGISTRATI  #ItaBanking2019  22/11/2019

21 Novembre 2019

EMIT Speech | Process Mining: partire dal dato per innovare e trasformare l’azienda e i suoi processi

Innovazione e cambiamento sono fattori essenziali per il successo dell’azienda. Spesso il management è costretto a decidere cosa cambiare sulla base di esperienza e valutazioni qualitative. In occasione della decima edizione di EMIT - Executive Program in Digital Innovation & Governance, Luiss Business School ospita un workshop sullo stato dell’arte del Process Mining, la disciplina che consente di trasformare e innovare l’azienda sulla base di misurazioni quantitative estratte dai processi di business. Le tecniche di Process Mining consentono di effettuare un’analisi oggettiva, rapida e mirata dei processi aziendali partendo da dati già in possesso delle organizzazioni, ossia i log delle applicazioni informatiche, “fotografando l‘oggi” per progettare il domani: il Process Mining misura le performance dei processi identificando attori e team coinvolti, tempi di attesa, modalità di gestione delle eccezioni, ed eventuali loop. Grazie al Process Mining è possibile comprendere il funzionamento dei processi aziendali e ripensarli sulla base di metriche oggettive. Queste tecniche hanno raggiunto un elevato grado di maturità e sono utilizzate da centinaia di aziende nel mondo. Luiss Business School, in collaborazione con HSPI, intende dibattere sulla diffusione e gli effetti del Process Mining osservando il fenomeno da un punto di osservazione privilegiato, avvalendosi delle testimonianze di aziende che hanno avuto modo di adottare queste tecniche e di sperimentare le nuove tendenze che - combinando tecniche di machine learning e big data - permettono di analizzare i processi aziendali in tempo reale e in modo predittivo. 5 dicembre 2019 | 14:30 - 17:15 | Luiss Business School - Villa Blanc, Sala Verde - Via Nomentana, 216 - 00162, Roma REGISTRATI  PROGRAMMA 14:30 Accreditamento Ospiti 15:00 Lo stato dell’arte del Process Mining: i risultati del rapporto 2020 sulla diffusione del Process Mining Roberto Carbone, Associate Partner HSPI e co-direttore Scientifico di EMIT - Executive Program in Digital Innovation & Governance 15:30 La misurazione e il miglioramento dei processi tramite il process mining: analisi delle performance e dei costi, il caso Invitalia   Fabrizio Bellezza, Group Chief Information Officer presso Invitalia S.p.A. Mario Ettorre, Chief Data and Analytics Officer presso Invitalia - S.p.A 16:00 Consapevolezza e misura dei processi Stefano Tomasini, Direttore Centrale Organizzazione Digitale presso INAIL 16:30 Machine Learning, Big Data e Process mining. Predittività real-time sui processi di business Alessandro Ruberti, Chief Data Scientist, HSPI S.p.A. 17.00 Q&A e conclusioni  Paolo Spagnoletti, Professore Associato di Organizzazione Aziendale e co-direttore Scientifico di EMIT -Executive Program in Digital Innovation & Governance - LUISS Business School 17.15 Cocktail

14 Novembre 2019

Open Day MBA Weekend 30 novembre 2019

30 NOVEMBRE 2019| 10:00 -13:00 OPEN DAY MBA Creatività e Innovazione: le Soft Skills per guidare il cambiamento Oggi le aziende hanno sempre più bisogno di persone pronte a gestire il cambiamento e capaci di elaborare soluzioni che tengano conto di tutti gli aspetti manageriali. Se desideri essere un motore di innovazione all’interno della tua organizzazione non puoi prescindere dallo sviluppare un set di soft e hard skills e trasversali.  Se stai pensando a un percorso formativo di perfezionamento che si possa coniugare con la tua attuale attività lavorativa, sabato 30 novembre alle ore 10:00 ti aspettiamo presso la Luiss Business School per scoprire i nostri programmi MBA Weekend, l’Executive MBA erogato in lingua italiana e il Part-Time MBA  in lingua inglese, ideati per chi desidera consolidare il proprio bagaglio di competenze manageriali, velocizzare la propria carriera ed accrescere la consapevolezza del proprio progetto professionale. L’Open Day prevede inoltre un Business Talk sul topic “Creatività, Innovazione e Risorse” con Jose D’alessandro, Adjunct Professor della Luiss Business School e precedentemente manager per brand internazionali tra cui Coca-Cola, Sprite, Knorr, Pirelli, Dunlop, Vespa, e Moto Guzzi. Al termine dell’incontro il Luiss MBA Staff sarà a tua disposizione per dei colloqui informativi one-to-one durante i quali potrai approfondire il programma di tuo interesse. L’evento si svolgerà a Roma nella prestigiosa sede di Villa Blanc. Per maggiori informazioni scrivere a mba@luiss.it. AGENDA  10.00 Registrazione e Welcome Coffee 10:30 Presentazione della Business School 11.00 Business Talk con Jose D’Alessandro 12.30 Focus sui programmi MBA ed Executive MBA formula weekend 13:00 Colloqui di approfondimento one-to-one REGISTRATI KEYNOTE SPEAKER Jose D’Alessandro Adjunct Professor presso Luiss Business School dove è impegnato nello sviluppo di un progetto per portare in azienda il mindset imprenditoriale. Come manager si è occupato di alcuni tra i maggiori brand mondiali, tra cui Coca- Cola, Sprite, Knorr, Pirelli, Dunlop, Vespa, e MotoGuzzi, vivendo in 5 paesi e coordinandone fino a 48. Ha gestito innovazione, turnaround, marketing ed internazionalizzazione nei FMCG, nei prodotti semi-durevoli e nell’automotive, con ruoli che vanno dal marketing manager a direttore di Business Unit, a Executive Vice President. La sua ultima posizione in azienda è stata di EVP Europa per la Piaggio. Ha poi contribuito a creare il Blue Earth Network, società emergente di consulenza in innovazione e iconic branding, che annovera come clienti: Royal Philips, Heinz, Pirelli, Toyota, New Tree e The Red Lake Nation. 14/11/2019 

08 Novembre 2019

MBA Milano: la prima edizione dell’innovativo programma Part-Time targato Luiss Business School

Si apre oggi la prima edizione del Master in Business Administration della Luiss Business School presso la sede di Milano. Si apre oggi la prima edizione del Master in Business Administration della Luiss Business School presso la sede di Milano. Innovazione digitale e leadership sono i pilastri che caratterizzano questo percorso di sedici mesi in formula Part-Time, progettato per talenti che vogliono essere competitivi in uno scenario economico in costante trasformazione. Una classe che riflette il valore aggiunto del networking proprio dell’offerta formativa Luiss Business School, in quanto composta per il 63% da middle manager con un background tecnico scientifico e una media di otto anni di esperienza lavorativa in ambiti telco, fashion, digital business e consulenza. Una classe che inoltre, si distingue per la spiccata gender diversity, poiché composta per il 52% da donne. Coach e Career Advisor personalizzati: MBA boutique a Milano “La Luiss Business School è riuscita a conciliare numeri importanti al senso di boutique, elemento distintivo che ci ha permesso di competere e vincere sfide formative e di mercato. Sono orgoglioso di essere qui ad accogliere la prima edizione del nostro Part-Time MBA Milano”: così il prof. Raffaele Oriani, Associate Dean Luiss Business School ha dato il benvenuto ai nuovi studenti. Il programma infatti, mette a disposizione dei partecipanti un pacchetto di consulenza professionale personalizzata, ribattezzato “Pantheon”, all’interno del quale ciascuno studente può avvalersi di: un coach personale certificato dalla International Coach Federation; un mentore appartenente alla prima linea aziendale delle principali società operanti in Italia; un personal career advisor specializzato nell’orientamento.  MBA per futuri leader “Un MBA è uno dei momenti di maggior influenza professionale e personale di un leader” ha sottolineato Valeria Pardossi, direttrice del Master, Professor of Practice Luiss Business School e già HR Director di EY per l’area Med – Italia, Spagna e Portogallo. “Siate concentrati su questo percorso, siate curiosi, mettetevi continuamente in gioco con ambizione” sono i suoi consigli agli studenti. Un programma con una formula sfidante, poiché affianca agli insegnamenti core nel campo del business e del management, 4 learning labs progettati insieme ai corporate partner della Business School, che metteranno alla prova i partecipanti sullo sviluppo di strategie di crescita sostenibile, digital customer experience e behavior development. 11/08/2019 

31 Ottobre 2019

International Executive Programme in Marketing

International Executive Programme in Marketing è il nuovo programma della Luiss Business School ideato per imprenditori e middle manager di talento che desiderano vivere un’esperienza internazionale di primo piano ed acquisire una visione globale integrata nell’area del Marketing & Sales. Il programma, erogato interamente in lingua inglese, in partenza a Febbraio 2020 offre un'esperienza formativa e culturale intensiva in 2 paesi (Italia e Francia) e 3 campus universitari d'eccellenza: Il Campus Villa Blanc a Roma della Luiss Business School, il Luiss Hub di Milano e il prestigioso campus di un’università partner a Parigi. SCOPRI DI PIU' Perché scegliere l’International Executive Programme in Marketing? >> Formula executive weekend di complessivi 9 mesi per continuare a svolgere la propria professione per l’intera durata del programma e poter applicare da subito quanto appreso in aula; >> Network internazionale: 2 business school, 3 città europee per immergersi in un contesto realmente globale, che permette di avere accesso a una rete di contatti e opportunità sempre più ampia; >> Mindset globale: colleghi da diversi paesi, una faculty internazionale proveniente da due business school europee di eccellenza e un confronto continuo con top manager internazionali; >> Contenuti all'avanguardia per migliorare le performance in ambiti strategici per il business quali il marketing e le vendite: AI, IoT, CRM, Social Media, E-commerce, agile marketing etc. >> Faculty composta da docenti italiani e internazionali e professionisti in ambito Marketing & Sales provenienti dall’ampio network aziendale della Luiss Business School. >> Esperienza digitale: corsi online tra un modulo e l'altro per dare continuità all'esperienza formativa. Scopri di più sulla prima edizione dell’International Executive Programme in Marketing scaricando la brochure e contattandoci all’indirizzo mail: executive@luissbusinessschool.it o al numero 06 85 22 2358. SCARICA LA BROCHURE 31/10/2019

30 Ottobre 2019

Turismo sostenibile: il progetto europeo Luiss Business School per le PMI

Luiss Business School ha rappresentato l’Italia nel progetto europeo di ricerca e formazione, Sustain-T – Sustainable Tourism through Networking and Collaboration, rivolto ad imprenditori, rappresentanti delle associazioni di categoria, esperti e personale delle piccole e medie imprese che operano nel settore turistico, per sensibilizzare e favorire l’adozione di pratiche sostenibili. I fabbisogni manageriali delle piccole e medie imprese per un turismo sostenibile Insieme ai partner Portuguese Tourism Confederation – PT e Chamber of Commerce and Industry Csongrád County – HU, Luiss Bussiness School ha svolto un’attività di ricerca basata sulla predisposizione di una survey, volta a raccogliere un consistente volume di informazioni sui fabbisogni manageriali e gestionali delle PMI nel settore del turismo.   Questa indagine ad ampio spettro è stata articolata in modo da identificare il grado di consapevolezza e conformità delle PMI ai principi internazionali del turismo sostenibile; le sfide che gli imprenditori devono affrontare per rendere imprese e servizi più sostenibili dal punto di vista ambientale; infine, i gap formativi e di competenze manageriali per il possibile miglioramento della produttività e sostenibilità di tali organizzazioni. L’indagine ha evidenziato che il fabbisogno di maggiore sostenibilità nelle imprese operanti nel settore turistico è percepito soprattutto rispetto all’impatto in termini di reputazione (55% del campione analizzato), di soddisfazione del cliente (60%) e di una relazione più virtuosa con le realtà locali in cui le PMI sono inserite (45%). La ricerca ha permesso di individuare che tra i fattori che maggiormente ostacolano la realizzazione di pratiche sostenibili, la mancanza di un quadro informativo chiaro e sistematizzato è centrale (72%). Un gap che ha messo in luce come il fabbisogno di conoscenze e competenze manageriali sul tema possa essere efficacemente colmato attraverso soluzioni e-Learning, che il 68% delle imprese intervistate ritiene idoneo per sé e i propri collaboratori. Non secondaria per la realizzazione di sistemi turistici sostenibili, l’esigenza di maggiori iniziative di networking e collaborazioni tra imprese. Un manuale operativo per un turismo sostenibile   L’esito di questa survey ha dato luogo alla produzione di un manuale operativo e di specifiche linee guida per supportare le PMI che operano in ambito turistico, nella realizzazione di business sostenibili. Sono stati quindi predisposti 6 moduli formativi con i relativi questionari di autovalutazione in 6 lingue (EN, IT, ES, HU, PT, BG), tutti disponibili sulla piattaforma e-learning del progetto in modalità open-access, sui temi di gestione sostenibile nel settore del turismo; benefici socio-economici del turismo sostenibile per le comunità locali; benefici del turismo sostenibile per il patrimonio culturale; turismo sostenibile che dà benefici all'ambiente; benefici della collaborazione e del fare rete per le imprese turistiche; innovazione e competitività nel settore del turismo sostenibile. Scopri il progetto  30/10/2019   

28 Ottobre 2019

Tre strade per il cuneo fiscale

  Commento di Paolo Boccardelli, Direttore Luiss Business School, pubblicato su Repubblica Affari & Finanza, 28 ottobre 2019 Il sistema fiscale di ciascun Paese ha lo scopo di promuovere lo sviluppo economico, aumentando al tempo stesso le entrate per rispettare le priorità del governo. Un sistema fiscale ben strutturato è quindi funzionale alla crescita economica, e si differenzia da uno più macchinoso che, facendo lievitare i costi, danneggia l’intera economia interna. Inoltre, a livelli di tassazione meno elevati corrispondono maggiori investimenti, nuova occupazione, e quindi maggiori consumi. Ancora, la globalizzazione delle imprese ha accentuato la competitività tra gli Stati, che oggi devono essere in grado di proporre condizioni fiscali vantaggiose per attrarre gli investimenti. Perché ridurre il peso del cuneo fiscale sul costo del lavoro L’agenda della Commissione Europea punta a rafforzare l’integrazione delle economie, garantendo un coordinamento fiscale equo ed efficace, che rappresenta un elemento centrale del modello sociale ed economico europeo. Secondo l'International Center for Tax and Development, le entrate fiscali totali rappresentano oltre l'80% delle entrate pubbliche totali in circa la metà dei Paesi del mondo. In particolare, a Cuba, in Francia, in Danimarca, in Norvegia, e in Svezia le entrate fiscali totali risultano superiori al 30%; in Paesi come la Libia e l'Arabia Saudita, invece, le tasse rappresentano meno del 2% del reddito nazionale. Più in generale, le imposte riducono in media la disuguaglianza di reddito di circa un terzo (fonte: OECD); negli Stati Uniti, ad esempio, in cui sono presenti elevati livelli di disuguaglianza, è possibile beneficiare di una riduzione di circa il 17%. La fiscalità rappresenta uno dei fattori che la maggioranza delle startup inserisce al primo posto fra i freni allo sviluppo, e il Parlamento europeo stima che la perdita annua legata all’evasione, all’elusione, e alla frode fiscale ammonta a 50-70 miliardi di euro. Secondo il rapporto annuale dell’OCSE “Taxing Wages”, l’Italia è al terzo posto tra i Paesi OCSE per il peso del cuneo fiscale sul costo del lavoro, seguita a ruota dalla Francia (47,6%) e ben staccata dalla Spagna quindicesima nella graduatoria (39,3%); peggio del nostro Paese, soltanto Belgio (53,7%) e Germania (49,7%). Di fatto, nel nostro Paese, secondo la Commissione Europea, pur essendo la tassazione in diminuzione, il carico fiscale sul lavoro mantiene livelli considerevoli. Sebbene dallo scorso luglio siano entrate in vigore alcune misure agevolanti per piccole e medie imprese innovative, a volte, a rendere ancora più complicata la situazione, è l’onere economico e amministrativo delle tasse sulle piccole imprese, che pesano nel complesso ben più che nelle imprese medio-grandi. Secondo l’International Tax Competitiveness Index, che prende in considerazione oltre 40 variabili di politica fiscale dei Paesi dell’OCSE, l’Estonia è al primo posto come miglior sistema fiscale; l’Italia, invece, si posiziona al 34esimo. Il tema è al centro anche dell’agenda europea: a seguito della crisi finanziaria, la strategia della Commissione Europea si è focalizzata sull'ampliamento dei canali di finanziamento disponibili per le imprese, con lo scopo di salvaguardare il potenziale di crescita dell’intero sistema produttivo europeo. Ma non solo: oltre agli interventi volti a ridurre i rischi sistemici, sono state adottate misure per favorire lo sviluppo di private equity e venture capital, in aggiunta a progetti infrastrutturali di lungo periodo. Una riforma fiscale che favorisca la nascita e la crescita di nuove imprese In un contesto caratterizzato da crisi dei modelli tradizionali, dalla ricerca di nuove opportunità, e dalla necessità di individuare misure volte a promuovere lo sviluppo e la competitività del Paese, la parola d’ordine è “crescita sostenibile”, raggiungibile attraverso un migliore accesso ai finanziamenti, un’elevata patrimonializzazione e incentivi a favore di startup e PMI innovative. A ciò, si aggiunge la necessità di mantenere aliquote fiscali basse, in modo da attrarre gli investimenti in un contesto mondiale in cui i capitali sono sempre più mobili. Insomma, la leva fiscale gioca un ruolo cruciale in un Paese che ambisca a essere competitivo a livello locale e globale. La vera sfida risiede quindi nella capacità di sviluppare una riforma fiscale che possa favorire la nascita e la crescita di nuove imprese, creando un contesto fertile e adatto per lo sviluppo imprenditoriale. Tra gli interventi prioritari rientrano la riduzione dei costi della produzione, la diminuzione del carico fiscale, l’incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo, ed i finanziamenti a favore di imprese innovative. In particolare, tre possono essere le linee di intervento. La prima passa attraverso un sistema premiante per le attività che generano più sviluppo sia a livello nazionale che territoriale. In secondo luogo, è necessario innalzare sensibilmente il livello di certezza del diritto, spesso un freno allo sviluppo degli investimenti in Italia. Infine, occorre stimolare, anche attraverso incentivi fiscali alle aggregazioni tra imprese, la crescita dimensionale per rendere queste ultime maggiormente in grado di competere sui mercati globali. 28/10/2019  

28 Ottobre 2019

In agricoltura troppe imprese piccole, un patto tra territorio e industria

  Commento di Matteo Caroli, Associate Dean for Executive Education Luiss Business School, pubblicato su Repubblica Affari & Finanza, 28 ottobre 2019 L’agricoltura italiana è sempre più avviata verso l’eccellenza internazionale: le aree di miglioramento ovviamente non mancano, ma i dati sono positivi e robusti. Nel nostro Paese, il valore aggiunto agricolo supera il 2% di quello totale, contro l’1,7% della Francia e cifre al di sotto dell’1% in Germania e Regno Unito. Dal 2015, l’occupazione in agricoltura è in deciso aumento ed è ormai pari a poco meno del 4% del totale; anche in questo caso, il dato è molto superiore a quello di Francia, Germania e Regno Unito. Nell’ultimo decennio, la produttività del lavoro è cresciuta in maniera consistente, anche se il dato congiunturale degli ultimissimi anni non è positivo. Infine, si registra un incremento di quasi il 4% delle esportazioni agricole; di circa il 6% dei prodotti alimentari trasformati e del 7,5% delle bevande. Agricoltura: più occupazione, export e produttività Sono i risultati di un processo avviato una quindicina di anni fa, quando si iniziò a percepire il grande potenziale economico delle nostre filiere agroalimentari e, allo stesso tempo, l’attrattività di questi comparti da un punto di vista anche lavorativo, sociale e culturale. Come in altri settori, si comprese che la strada maestra non poteva che essere la qualità del prodotto e la valorizzazione del suo legame a tutto tondo con il territorio di origine. Oggi l’Italia vanta il più alto numero di prodotti agroalimentari a denominazione registrati nella UE, con una buona distribuzione territoriale, grazie all’accelerazione in questi ultimissimi anni delle regioni meridionali. Sono anche in crescita il numero degli operatori, degli impianti di trasformazione e della superfice agricola coinvolti nelle filiere dei prodotti DOP e IGP. E non è solo un fatto di certificazioni: a livello internazionale, i prodotti agroalimentari italiani sono quasi sempre posizionati nelle fasce alte, non di rado “premium”, dei mercati. Un posizionamento forte che riguarda non solo le specifiche marche, ma spesso l’offerta nel suo insieme di numerose tipologie di prodotto, magari di nicchia. Valorizzazione del territorio di origini dei prodotti Tuttavia, la sempre maggiore complessità del consumatore e la rapida crescita dell’offerta proveniente dai Paesi emergenti spostano sempre più in alto l’asticella. Le nostre imprese devono quindi continuare a migliorare su tutte le componenti fondamentali della qualità percepita del prodotto alimentare: sicurezza, salute, benessere ed esperienzialità. È anche necessaria un’intensa azione di comunicazione per sviluppare nel largo pubblico una vera educazione alimentare, che chiarisca come l’impatto sulla salute non dipenda dalle caratteristiche di un singolo alimento ma dalla qualità della dieta e quindi dai quantitativi complessivamente assunti, oltre che da un corretto stile di vita. Bisogna continuare a lavorare sulla qualità “esperienziale” in termini di miglioramento del gusto, di valorizzazione dei significati immateriali del prodotto, delle sue connessioni con il territorio di origine e con la cultura locale; potenzialmente rilevante è anche la storia del prodotto e dell’azienda che lo realizza. Agricoltura più smart: investire nell’innovazione Cruciale è inoltre il tema dell’innovazione. Le quattro grandi traiettorie tecnologiche in atto, digitale, big data, intelligenza artificiale e “internet of things”, blockchain determineranno un cambiamento strutturale dell’agricoltura: da un lato, favoriscono il radicale miglioramento della produttività e la riduzione dei costi; dall’altro, creano le condizioni per garantire la massima sicurezza alimentare e il perfetto adeguamento dell’offerta alle specifiche esigenze del singolo cliente. Gli spazi di crescita sono amplissimi, considerato, ad esempio, che si stima sia gestita in modo “smart” solo l’1% della superfice agricola nel nostro Paese. Che il settore sia in fermento è confermato anche dalle circa cento start-up innovative nate in questi anni in Italia per fornire tecnologie per il miglioramento dell’efficienza e la sostenibilità delle produzioni agricole. Tre condizioni per la crescita dell’agricoltura in Italia  Ci sono tre condizioni, tra loro collegate, fondamentali perché il nostro sistema agricolo colga queste opportunità e rafforzi la sua espansione qualitativa e quantitativa. La prima è l’integrazione con l’industria di trasformazione: lo sviluppo anche nei Paesi emergenti di imprese agroalimentari di grandissime dimensioni capaci di competere sui mercati internazionali, la necessità di realizzare forti investimenti in tecnologia, l’aumento dei rischi determinato dai cambiamenti climatici, il crescente squilibrio tra domanda e offerta di alimenti sono tutte sfide che si affrontano meglio integrando la filiera così da raggiungere una adeguata “massa critica” in termini di capacità produttiva, visibilità sul mercato, produttività, efficienza logistica. La seconda condizione è quindi il superamento del nanismo delle imprese agricole (e alimentari) italiane. Anche in questo caso, la tendenza è positiva: da diversi anni si osserva una costante concentrazione dei terreni agricoli in un numero decisamente minore di aziende: in particolare, dal 2013 il loro numero è diminuito di quasi un quarto, mentre la superficie agricola utilizzata è leggermente aumentata; di conseguenza, la superficie media aziendale è cresciuta da circa otto a oltre undici ettari. Infine, è necessaria una strategia a livello nazionale che indirizzi lo sviluppo delle produzioni agricole sulla base delle reali vocazioni dei territori; serve un approccio analogo a quello dei cluster nel manifatturiero o nei servizi avanzati: specializzazioni produttive (che non significa necessariamente mono-culture) in relazione alle caratteristiche del contesto, e filiere integrate possibilmente fino alla distribuzione al cliente finale. 28/10/2019

18 Ottobre 2019

Più crescita con misure ad hoc destinate all’economia circolare

Commento di Matteo Caroli, Associate Dean for executive education Luiss Business School, pubblicato su Il Sole 24 Ore, 18 ottobre 2019  L’urgenza dei problemi ambientali impone un radicale cambiamento dei modelli di produzione, distribuzione e consumo. Non si tratta di crescere meno, ma di crescere in modo diverso: innovare le tecnolo­gie e i modelli di business in manie­ra che creazione di valore economi­co, miglioramento sociale e dell’ambiente siano integrati. In que­sto senso, si sta rapidamente affermando il nuovo paradigma dell’economia circolare, basato su quattro “R”: riduzione, riutilizzo, riciclo e recupero. Sia gli investitori sia i consumatori premiano e sem­pre più premieranno le imprese che più delle altre si muovono su questa direttrice; a livello di Paesi, l’econo­mia green sarà un traino cruciale dell’occupazione e dell’aumento strutturale del Pil. Economia circolare: un’opportunità per il sistema Italia Per l’Italia è una grandissima op­portunità, perché il nostro Paese è già oggi tra le prime economie verdi nel mondo, con performance eccel­lenti in tutte le quattro principali problematiche: emissioni atmosfe­riche, utilizzo di materie prime, consumi energetici e produzione di rifiuti. Secondo le elaborazioni di Fondazione Symbola, nel 2008, consumavamo oltre 17 tonnellate di petrolio equivalente per milione di euro prodotto; oggi siamo intorno a 14, meglio di Francia, Spagna e Germania. L’Italia è al terzo posto tra le cinque grandi economie euro­pee per quanto riguarda le emissio­ni in atmosfera: (104,2 tonnellate di C02 per milione di euro prodotto), dietro alla Francia (85,5 tonnellate) e al Regno Unito (93,4 tonnellate) ma davanti a Spagna e Germania. Nelle energie rinnovabili, siamo primi tra i principali Paesi europei, con il 17,4%, per quota di rinnovabili nel consumo interno lordo (la Fran­cia è al 16%, la Germania al 14,8%, e il Regno Unito al di sotto del 10%). Siamo anche il quarto produttore mondiale di biogas - dopo Germania, Cina e Stati Uniti - con circa 1.900 impianti operativi. Insieme alla Germania, l’Italia è leader europeo in termini di quantità di materie seconde riciclate nell’industria manifatturiera: questa sostituzione di materia comporta un risparmio potenziale pari a 21 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e a 58 milioni di tonnellate di C02. Nel caso degli imballi (con l’eccezione di quelli in plastica), gli obiettivi di recupero fissati dalle direttive europee al 2025 sono già stati ampiamente raggiunti. Anche sul fronte dei rifiuti, abbiamo risultati eccellenti, pur con differenze ancora rilevanti tra le aree del Paese; su scala nazionale, la produzione di rifiuti risulta infatti largamente inferiore a quelle degli altri Paesi europei e comunque in costante decrescita; inoltre, si calcola che il 79% dei rifiuti è avviato a riciclo, un valore che è più del doppio della media europea, attestata al 38% e molto maggiore di quello di Francia, Regno Unito e Germania, tra il 45 e il 55 per cento. Per quanto riguarda il sistema produttivo, ancora Fondazione Symbola insieme con Unioncamere Italia, stimano che circa un’impresa manifatturiera su tre in questi anni abbia investito o sia pronta a farlo per un maggior risparmio energetico o per la riduzione dell’impatto ambientale delle proprie attività; risulta, peraltro, che le aziende green sono complessivamente più innovative e internazionalizzate delle altre. Made in Italy sinonimo di sostenibilità Si può dunque pensare che la produzione circolare e l’ecodesign diventino elementi caratterizzanti il made in Italy, come già lo sono la qualità dei materiali e delle lavorazioni. Dall’abbigliamento all’arredo, dalla meccanica all’alimentare, il grande valore immateriale dei nostri prodotti può essere arricchito con la componente del loro miglio­re impatto ambientale; si troverà così perfettamente allineato conia sensibilità e gli orientamenti che sempre più prevarranno nei consu­matori in tutto il mondo. Per cogliere al meglio questa grande opportunità è importante che lo sforzo delle imprese sia sostenuto dal Governo dello Stato. Non bastano iniziative singole; serve un robusto programma pluriennale, articolato in un pacchetto di misure il più possibile integrate e in grado di coinvolgere sia le imprese in settori diversi, sia le amministrazioni pubbliche e sia consumatori. Sono necessari stimoli che orientino il mercato i verso i prodotti e i servizi green (e magari disincentivi per quelli con elevato impatto negativo), premiando così le imprese che investono fortemente in questa direzione; la stessa domanda pubblica dovrebbe adottare con decisione criteri di scelta che privilegino esplicitamente le offerte di chi opera secondo le modalità dell’economia circolare. Altrettanto significativi sono interventi normativi che facilitino la realizzazione degli investimenti produttivi da parte delle imprese; questo è cruciale, ad esempio, nelle energie rinnovabili, dove l’installazione di nuovi impianti fotovoltaici ed eolici è tuttora rallentata dalla complessità delle procedure amministrative. Economia circolare: la formazione Luiss Business School Matteo Caroli è direttore dell'Executive Master in Circular Economy Management: scopri il programma. 18/10/2019 

15 Ottobre 2019

Luiss Business School punta sul Nord-Est: aprirà l’Hub “Veneto delle Dolomiti”

  In collaborazione con Confindustria Belluno Dolomiti, Provincia e Comune di Belluno, l’Hub costituirà un polo di eccellenza in un territorio fondamentale per l’imprenditoria e l’industria italiane RASSEGNA STAMPA Corriere della Sera, Luiss Business School a Belluno   Il Sole 24 Ore, Luiss Business School apre l'Hub Veneto delle Dolomiti  La Stampa, Luiss, la business school apre l’hub in Veneto  Il Messaggero, La Luiss Business School inaugura un Hub a Belluno Milano Finanza, Luiss Business School apre l'Hub delle Dolomiti  Nazione-Carlino-Giorno, Inaugura il "Veneto delle Dolomiti". Formerà i manager sul territorio  Il Giornale, La Luiss punta al Nord est e apre a Belluno Il Gazzettino, Luiss Business School anche a Belluno  Corriere del Veneto, Formazione, la Luiss in Veneto. Boccia: "Più vicini alle imprese"   Scuola 24 Il Sole 24 ore, Luiss avvia l’hub per l’alta formazione «Veneto delle Dolomiti»  Ansa, Hub Luiss Belluno Veneto delle Dolomiti Askanews, Luiss BS punta su Nord-Est: aprirà Hub Veneto delle Dolomiti  Corriere delle Alpi, Via libera: nel 2020 Luiss arriva a Belluno. Sarà la terza sede della business school FirstOnline, Luiss Business School punta sul Nord-Est: apre l’hub “Veneto delle Dolomiti”  Nuova Venezia, Luiss apre una sede a Belluno master executive e post laurea  Luiss Business School accelera sullo sviluppo della propria presenza sul territorio nazionale aprendo l’Hub “Veneto delle Dolomiti”, un nuovo polo di alta formazione, consulenza e ricerca applicata nell’area del business e management rivolto alle imprese presenti su un territorio storicamente ricco di eccellenze imprenditoriali e industriali. Costituito da Luiss Business School in collaborazione con Confindustria Belluno Dolomiti, Provincia di Belluno, Comune di Belluno, Comune di Feltre e Consorzio BIM Piave di Belluno, il nuovo Hub colma uno storico vuoto formativo in una provincia che pure ha visto la nascita e la crescita di distretti industriali e di rilevanti industrie nazionali e internazionali. L’Hub svilupperà iniziative di formazione, consulenza e ricerca in base alle specifiche esigenze del territorio e dei destinatari. Perché il nuovo Hub Veneto delle Dolomiti Luiss Business School “L’apertura del nuovo Hub Veneto delle Dolomiti rappresenta una evoluzione strategica fondamentale per la crescita della Luiss Business School”, ha commentato Vincenzo Boccia, Presidente della Luiss. “Grazie alle attività dell’Hub e alle competenze della Business School saremo in grado di rispondere a una esigenza di alta formazione molto sentita sul territorio, rafforzando la nostra missione di essere vicini alle imprese per favorirne la crescita e la capacità di affrontare le sfide dell’economia digitale e dell’internazionalizzazione”, ha aggiunto Boccia. “La creazione dell’Hub Veneto delle Dolomiti segue quella dell’Hub di Milano, oggi a pieno regime: attraverso queste strutture, Luiss Business School vuole rafforzare il proprio posizionamento di scuola di alta formazione di eccellenza e partner ideale per le imprese sul territorio”, ha aggiunto Luigi Abete, Presidente di Luiss Business School. “Negli ultimi anni la Scuola ha intrapreso un importante percorso di crescita, destinato a consolidarsi ulteriormente grazie anche al nuovo Hub”, ha concluso Abete. Formazione per un nuovo slancio alle imprese nel territorio di Belluno Negli ultimi anni, complice la crisi economica, la provincia di Belluno ha visto rallentare la spinta propulsiva delle imprese locali: il nuovo Hub punta quindi a dare nuovo stimolo all’imprenditorialità sul territorio e a restituire vita al tessuto economico-sociale, favorendo l’inserimento dei giovani nel contesto locale. L’Hub vuole inoltre rispondere alla carenza sul territorio di centri universitari e poli di ricerca e innovazione, creando un ecosistema incline all’innovazione e alla nascita di nuove imprese. Obiettivo fondamentale sarà peraltro favorire la diffusione di un approccio volto all’internazionalizzazione e alla digital transformation, stimolando altresì la nascita di una «rete delle competenze», grazie al network tra Università e stakeholder locali. Le prime attività dell’Hub partiranno nel 2020 con l’avvio dei primi corsi executive rivolti alle imprese del territorio. 15/10/2019 

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