News & Insight
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01 Settembre 2023

Visions from the future: CEOs’ Talk for our MBAs’ community

CEO di spicco si uniscono alla community MBA per discutere tendenze e sfide chiave del business di domani Luiss Business School annuncia l’evento Visions from the future: CEOs’ Talk for our MBAs’ community, che si terrà venerdì 29 settembre, dalle ore 18:00, presso Villa Blanc, a Roma. L'evento metterà al centro la discussione sul futuro del business, coinvolgendo donne di successo e imprenditrici nel campo della gestione delle industrie attuali. Le dirigenti principali e le responsabili delle aziende leader saranno a disposizione della community MBA per esplorare le componenti chiave dei mercati e delle imprese emergenti. Durante l’evento verrà, inoltre, presentato il portfolio MBA, che offrirà ai partecipanti interessati una visione approfondita del programma formativo. SPEAKERS Angela Natale, Chief Executive Officer, Boeing Southern Europe Alessandra Ricci, Chief Executive Officer, SACE Valeria Sandei, Chief Executive Officer, Almawave AGENDA 18:00 Arrivo partecipanti 18:15 Welcome e registrazione partecipanti 18:30 – 20:00 Talk 20:00 Networking activity L’evento Visions from the future: CEOs’ Talk for our MBAs’ community fa parte della rassegna Beyond the Talks, il ciclo di incontri che non solo consente ai partecipanti di arricchire la propria conoscenza negli ambiti di interesse, ma offre anche l’occasione di ampliare il proprio network professionale con esperti di settore e potenziali mentori. Per partecipare all’evento è necessaria la registrazione. 01/09/2023

31 Agosto 2023

Formare coach di impatto per le organizzazioni

Presentazione del Flex Executive Coaching Programme In un mondo in continua evoluzione, le competenze trasversali, comunicative e relazionali sono imprescindibili per i dirigenti e i leader nel loro impegno a coinvolgere e motivare i collaboratori verso il conseguimento degli obiettivi aziendali. In linea con questa visione, Luiss Business School presenta il programma Flex Executive Coaching, riconosciuto come punto di riferimento nell'ambito del coaching manageriale e accreditato Livello 2 presso l'International Coach Federation (ICF). Il Level 2 abilita all’ottenimento delle credenziali ICF fino al 2 livello (PCC), riconosciute in tutto il mondo come standard di qualità.L'opportunità di scoprire tutti i dettagli del programma è fissata per venerdì 6 ottobre alle ore 18, in occasione dell’evento dal titolo “Formare coach di impatto per le organizzazioni”. L’evento vedrà la partecipazione di Martin Castrogiovanni, che ha scelto di frequentare il programma Flex Executive Coaching. L’ex rugbista a 15 italiano di origine argentina condividerà il suo percorso di carriera e, insieme agli altri relatori, sarà disponibile a rispondere alle domande dei partecipanti. SPEAKER Paolo Palazzo, Executive Coach e coordinatore scientifico del Flex Executive Coaching Programme Vito Marzulli, Country Manager Mentallyfit Italia, Executive Coach PCC e Trainer Cecilia Toni Saracini, Psicologa del lavoro, Executive Coach PCC e Senior Trainer L’evento consente la partecipazione sia in presenza, presso Villa Blanc a Roma, che online, previa registrazione. 31/08/2023

02 Agosto 2023

AI Management - Gestire le sfide e le opportunità per le imprese nell'era dell'Intelligenza Artificiale

Luiss Business School presenta un webinar in preparazione del primo Executive Programme in Managing Artificial Intelligence Luiss Business School è lieta di annunciare l'evento AI Management: Gestire le sfide e le opportunità per le imprese nell'era dell'Intelligenza Artificiale, che si terrà online martedì 12 settembre, dalle 17:30 alle 18:30. L'evento anticipa la prima edizione dell'Executive Programme in Managing Artificial Intelligence, realizzato in collaborazione con Pi School  in partenza il 21 ottobre 2023. Durante il talk del 12 settembre, Sébastien Bratières, AI director di Pi School e di Translated, con oltre 20 anni di esperienza nel campo - Laurea in Ingegneria presso l'Ecole Centrale Paris e un MPhil Computer Speech and Language Processing presso l'Università di Cambridge - fornirà una panoramica sull’universo dell'Intelligenza Artificiale, spiegando come la l’AI Management sia essenziale per ottimizzare i processi aziendali ed essere competitivi sul mercato. Il webinar prevede, inoltre, un Q&A dove i partecipanti avranno la possibilità di intervenire e riceveranno risposte su dubbi e curiosità riguardanti l'Executive Programme, i contenuti e il processo di candidatura. Per partecipare è necessaria la registrazione. REGISTRATIPARTNER Pi School nasce nel 2017 per colmare la carenza di figure professionali con un background in AI. La sua azienda madre, Translated, è un’azienda leader mondiale nello sviluppo di strumenti tecnologici a supporto della traduzione, la quale utilizza l'Intelligenza Artificiale da più di 20 anni e ha notato da subito l’esigenza di fare up-skill a brillanti ingegneri, fisici e matematici che non avevano una conoscenza profonda in Intelligenza Artificiale. Il fiore all’occhiello di Pi School è la School of AI, un programma di otto settimane con la duplice funzione: formare in AI i migliori computer scientist e ingegneri selezionati in tutto il mondo; aiutare le aziende nella risoluzione di un problema integrando l’Intelligenza Artificiale. In 8 settimane viene consegnato un Prototipo MVP pronto per essere integrato all’interno dell’infrastruttura IT dell’azienda. 02/08/2023

02 Agosto 2023

Leadership collettiva, smart working, identità: gli strumenti per trovare un nuovo senso al lavoro

Luiss Business School ha ospitato la XXI giornata della formazione manageriale Asfor focalizzata su “Senso del lavoro e formazione manageriale. Nuova appartenenza, coesione sociale e competitività” https://www.flickr.com/photos/luissbusiness/albums/72177720310171801 La pandemia ha rivoluzionato l'approccio dei dipendenti alle aziende, ponendo l'accento sul desiderio di costruire un miglior work-life balance e di lavorare in un'organizzazione con cui potersi identificare. Lo smart working, prezioso durante il lockdown, è oggi uno strumento con cui le aziende possono ingaggiare i dipendenti, ma che va usato con equilibrio. Trovare un nuovo senso al lavoro è la missione dei manager, che devono formarsi anche per ricreare appartenenza, coesione sociale e competitività aziendale. A questo tema è stata dedicata la XXI giornata della formazione manageriale Asfor, ospitata a Villa Blanc da Luiss Business School. Calo di fiducia nel lavoro: le ragioni di un fenomeno Il significato che il lavoro ha per le persone è il tema al centro della XXI giornata della formazione manageriale Asfor. Ma, contrariamente a quanto si possa credere, il target della riflessione non è solo quello dei giovani. Marco Vergeat, Presidente Asfor Associazione Italiana per la Formazione Manageriale, spiega che «questa riflessione vuole attraversare tutte le generazioni. Vuole discutere del valore, del grado di centralità che il lavoro ha nella vita delle persone e di come e quanto questa percezione e l'importanza che il lavoro ha nella scala dei valori personali influenza l'identificazione organizzativa, il senso di appartenenza, e quindi i legami e la coesione sociale nelle organizzazioni del lavoro e nella società, e in ultima analisi della competitività collegata a questi aspetti del capitale umano». L'economia post pandemica dopo un forte rimbalzo, continua a crescere con tassi contenuti, ma superiori rispetto alla media europea. Anche il mercato del lavoro registra un certo dinamismo, tanto da far parlare di difficoltà nel coprire i fabbisogni e del mismatch fra domanda e offerta. «Eppure, in molti casi le imprese faticano a trattenere e soprattutto a motivare e a generare positivo engagement nelle persone impiegate. Disagio, insoddisfazione strisciante, senso di stanchezza, quando non disengagement dichiarato e dimissioni inaspettate, anche se questo fenomeno in Italia è di modesta entità: non è solo letteratura, ma anche argomento di dialoghi tra imprenditori, senior manager e responsabili risorse umane». La perdita di potere di acquisto delle retribuzioni negli ultimi 10 anni è pari a circa lo 0,3% (dati: Censis), aggravato dall'inflazione cresciuta nell'ultimo anno, gli ascensori sociali deboli se non fermi del tutto salvo per ristrette élite professionali e manageriali. «Sono fattori che spiegano in parte un calo di fiducia e di speranza nel futuro. Fattori che fiaccano la voglia di impegnarsi e dare il massimo, ma non spiegano tutto. C'è dell'altro, che dobbiamo comprendere. C'è la difficoltà a sostare in qualcosa, rinunciando a essere sempre altrove. Il lavoro che si fa ha minore forza identitaria, posta a confronto con mille altre forme di identificazione di facile consumo. Vogliamo riflettere insieme, condizione necessaria per cercare risposte non facili». L'importanza della leadership collettiva «Più il mondo cambia più c'è bisogno di un adeguamento della formazione manageriale, in linea con i tempi veloci. Come Luiss Business School, pensiamo che nel mondo in cui il tempo di lavoro e il tempo di vita si integrano in modo sempre più atipico e soggettivo, avere la capacità di saper governare l'organizzazione dal punto di vista manageriale, richiede anche esperienze di natura diversa, multidisciplinare – ha spiegato Luigi Abete, Presidente Luiss Business School – Le leadership della società moderna, delle autonomie, delle libertà individuali, del tempo libero e di lavoro, o è collettiva o non è leadership. Nessuno riesce a orientare e interpretare il senso della storia da solo. Se c'è una collettività coesa, che ha principi comuni e condivisi, con comportamenti coerenti, distribuita in modo opportuno nei gangli dell'essere organizzata sia essa società, impresa o famiglia, si ottengono risultati all'altezza delle aspettative e dei bisogni. Questo è il più grande investimento da fare come collettività. Il primo livello di professionalizzazione è passare dall'io al noi, non nella comunicazione, ma nella percezione e nel modo di ragionare. Se la società è inclusiva e solidale, allora si sviluppa. Altrimenti, anche con la buona volontà dei singoli, mancherà la possibilità di comprendere le potenzialità e l'apporto dei singoli, e di crescere attraverso il confronto». Smart working: alla ricerca dell’equilibrio Uno dei temi prioritari per le aziende e i lavoratori riguarda il work-life balance. Si tratta di un fenomeno sempre più rilevante, che riflette una diversa percezione della vita attuale. Durante la pandemia lo smart working è stato uno strumento "subito", ma che ha permesso alle organizzazioni di garantire la continuità dei servizi. «Oggi siamo consapevoli di dover trovare un equilibrio corretto anche nell'utilizzo di questo strumento, che non può essere più l'unica modalità lavorativa, ma non può nemmeno essere completamente archiviato – ha spiegato Raffaele Oriani, Dean Luiss Business School e Professore Ordinario di Finanza Aziendale durante il dialogo con Ilaria Catalano, Ad Poste Welfare – Lo smart working ha portato una serie di vantaggi evidenti ai lavoratori: flessibilità, capacità di gestire gli impegni familiari e maggiore equilibrio. Nel dibattito contemporaneo sono entrate due domande. La prima: "Lo smart working può ridurre la produttività dei dipendenti?". La seconda riguarda il tema della comunità e l'azienda come una comunità in cui vivere, un tema più problematico da gestire. Va cercato un nuovo equilibrio». L'evento Senso del lavoro e formazione manageriale. Nuova appartenenza, coesione sociale e competitività si è tenuto il 20 giugno 2023 presso Villa Blanc, sede di Luiss Business School, Roma. Hanno partecipato: Luigi Abete, Presidente, Luiss Business School; Marco Vergeat, Presidente, ASFOR Associazione Italiana per la Formazione Manageriale; Sebastiano Maffettone, Professore ordinario di Filosofia Politica, LUISS Guido Carli e Direttore Center for Ethics and Global Politics; Silvano Petrosino, Filosofo e Professore ordinario di Filosofia teoretica, Università Cattolica del Sacro Cuore; Ilaria Catalano, Ad, Poste Welfare; Raffaele Oriani, Dean, Luiss Business School e Professore Ordinario di Finanza Aziendale; Sabrina Dubbini, Responsabile Area Didattica dell’Istituto Adriano Olivetti, ISTAO; Emanuela Salati, Direttore formazione, selezione, welfare&diversity ATM, Vice Presidente AIDP; Giorgio Colombo, Vice Presidente Vicario, ASFOR; Roberto Ciceri, Presidente e Amministratore Delegato, Gruppo Beta. 2/08/2023

01 Agosto 2023

Luiss Business School ottiene la Certificazione AACSB

Il prestigioso riconoscimento internazionale valorizza le unicità del modello di business della Scuola di alta formazione manageriale della Luiss Luiss Business School è orgogliosa di annunciare di aver ottenuto la certificazione internazionale AACSB, un segno distintivo di eccellenza nella formazione manageriale che testimonia l'impegno della Scuola nel raggiungimento dei più alti standard qualitativi e nell'essere un'istituzione all'avanguardia nell'ecosistema della Higher Education a livello globale. L’accreditamento AACSB (Association to Advance Collegiate Schools of Business) riconosce le istituzioni internazionali che hanno dimostrato di avere il focus sull’eccellenza in tutte le aree: insegnamento, ricerca, design dei curriculum e processo di apprendimento per gli studenti. "Siamo molto grati ad AACSB: il processo di accreditamento ci ha messo alla prova profondamente e ci ha permesso di migliorare in modo esponenziale. È stata una grande esperienza di apprendimento per noi, a tutti i livelli, e siamo consapevoli che il percorso è solo all'inizio perché crediamo davvero che il miglioramento continuo debba essere un viaggio, non una destinazione" ha dichiarato Raffaele Oriani, Dean della Luiss Business School. “Ci congratuliamo con Luiss Business School e il Dean Raffaele Oriani per aver raggiunto questo prestigioso traguardo ed esprimiamo il vivo apprezzamento a tutto il team – la faculty, lo staff e gli studenti – per il loro ruolo nell’ottenimento di questo riconoscimento” ha commentato Stephanie M. Bryant, Executive Vice President e Chief Accreditation Officer di AACSB. Fondato nel 1916, AACSB è l'organismo di accreditamento per le business school più longevo al mondo e tra le alleanze di formazione manageriale più rinomate. AACSB mette in connessione educatori, studenti e aziende con l’obiettivo comune di creare la prossima generazione di grandi leader. Sinonimo dei più alti standard di qualità, l’accreditamento AACSB ispira nuove modalità di pensare l’evoluzione dei modelli di business education a livello globale. Ciò comporta che meno del 6% delle business school a livello mondiale sono accreditate da AACSB, pari a un totale di 1.004 istituzioni in 62 Paesi. La certificazione AACSB si aggiunge agli altri due prestigiosi riconoscimenti internazionali per la formazione manageriale, EQUIS e AMBA, ottenuti da Luiss Business School rispettivamente nel 2015 e nel 2020 e testimonia lo sforzo dell’intera organizzazione nel progettare un'esperienza di apprendimento che valorizzi il capitale economico, sociale e umano, così come la produzione scientifica. Da oggi Luiss Business School entra a far parte dell’élite che raggruppa circa l’1% delle business school riconosciute a livello mondiale come “Triple Crown”. 1/08/2023

01 Agosto 2023

Digital Transformation e nuovi modelli di Business

La digital transformation oggi non rappresenta più una scelta, ma una necessità imprescindibile per ogni azienda che desideri rinnovarsi e rafforzare la propria formula di business. I rapidi cambiamenti digitali hanno trasformato gli strumenti di azione: i social media hanno scardinato le strutture e le logiche tradizionali di comunicazione; l’omnichannel si è imposta come nuova logica di gestione dei canali distributivi; le piattaforme hanno introdotto nuovi modelli di business flessibili e potenti. In questo contesto, venerdì 15 settembre, presso il Milano Luiss Hub, si terrà l’evento dal titolo "Digital Transformation e nuovi modelli di Business". L'incontro, che si terrà dalle 19.00 alle 20.30, sarà incentrato sulle trasformazioni digitali che stanno ridefinendo il mondo degli affari. Moderato da Alberto Mattiacci, Direttore Scientifico dell’Executive Master in Marketing - Major in Digital Marketing, l'evento ospiterà i relatori Duccio Vitali, CEO di Alkemy, e Bernadette Bevacqua, CEO di Sperlari, i quali condivideranno le loro esperienze e prospettive nell'ambito della digitalizzazione aziendale. I temi affrontati rappresentano, altresì, il fulcro di alcuni percorsi formativi offerti presso il Milano Luiss Hub, i cui programmi sono incentrati sulla Digital Transformation, come l’Executive Master in Digital Marketing e l'MBA Part-Time. Questi percorsi sono progettati appositamente per professionisti desiderosi di assumere un ruolo di primo piano nel cambiamento digitale, ampliando la loro visione strategica, consolidando il bagaglio di competenze, accelerando la crescita della loro carriera e sviluppando una maggiore consapevolezza del proprio progetto professionale. Al termine dell'incontro, i partecipanti avranno l'opportunità di interagire con lo Staff Luiss Business School e il Direttore Scientifico Alberto Mattiacci, porre domande e curiosità sulla struttura del programma, sui contenuti e sul processo di candidatura. Per partecipare all’evento è necessaria la registrazione. var d=document,w="https://tally.so/widgets/embed.js",v=function(){"undefined"!=typeof Tally?Tally.loadEmbeds():d.querySelectorAll("iframe[data-tally-src]:not([src])").forEach((function(e){e.src=e.dataset.tallySrc}))};if("undefined"!=typeof Tally)v();else if(d.querySelector('script[src="'+w+'"]')==null){var s=d.createElement("script");s.src=w,s.onload=v,s.onerror=v,d.body.appendChild(s);} 01/08/2023

26 Luglio 2023

ESG, Dinamiche di Board & Governance

Scopri il Corso di Perfezionamento Universitario “Board Academy” – in collaborazione con Assogestioni L'importanza di una cultura della Corporate Governance in linea con le migliori pratiche di sostenibilità ambientale è sempre più rilevante per il tessuto imprenditoriale italiano. Per questo motivo, Luiss Business School ha organizzato un webinar in collaborazione con Assogestioni, in programma venerdì 15 Settembre dalle 10 alle 11, dedicato all'approfondimento degli ESG, i tre pilastri fondamentali della sostenibilità per l'Unione Europea, e le loro implicazioni sulle dinamiche di Board e Governance aziendale. Il webinar rappresenterà anche l’occasione per la presentazione della quarta edizione del Corso di Perfezionamento Universitario in Board Academy, in partenza a Roma a ottobre 2023 con formula weekend. Keynote Speaker: Chiara Del Prete, Chairwoman , EFRAG Intervengono: Emilio Franco, Coordinatore del Comitato dei gestori e CEO, Mediobanca SGR Patrizia Rutigliano, Membro del CdA e del Comitato Sostenibilità di Poste Italiane Moderano: Paolo Boccardelli, Professore Ordinario di Economia e Gestione delleImprese, Luiss Guido Carli Massimo Menchini, Direttore Affari Istituzionali, Assogestioni Il corso, realizzato in collaborazione con Assogestioni, l'associazione italiana del risparmio gestito, si rivolge a coloro che desiderano acquisire competenze avanzate per ricoprire efficacemente il ruolo di Consigliere Non Esecutivo in aziende di rilievo, nonché assumere funzioni nelle strutture di Corporate Governance in Società Quotate e non. Per partecipare al Webinar è necessaria la registrazione.   REGISTRATI 26/07/2023

26 Luglio 2023

Esplorando il Futuro dell'Economia Spaziale: Tendenze, Professioni e Opportunità

Giovedì 14 settembre 2023, l’Hub di Amsterdam di Luiss Business School ospiterà un webinar dal titolo "Il Futuro dell'Economia Spaziale: Tendenze, (Nuove) Professioni e Opportunità". L'evento vedrà la partecipazione di relatori di spicco, tra cui Carla Filotico, Partner e Direttore Generale di SpaceTec Partners, e Massimiliano Mazza, COO e CISO di ATG Europe, oltre a due Direttori Scientifici di Luiss Business School. Il webinar si concentrerà sul futuro del lavoro, ponendo particolare enfasi sul settore spaziale e sui programmi di formazione manageriale offerti da Luiss Business School. In un mondo in continua evoluzione, il tema del futuro del lavoro cattura l'attenzione di numerosi interessati. Esso non riguarda soltanto il concetto stesso di lavoro nel futuro, ma comprende anche gli scenari in evoluzione relativi a come, dove, perché e con chi lavoreremo. L'Economia Spaziale è al centro di questa trasformazione, dove la sinergia tra tecnologia, conoscenza, apprendimento continuo e atteggiamento personale svolgerà un ruolo fondamentale. Il webinar si svilupperà attorno a due temi principali. Innanzitutto, esplorerà il mercato dell'Economia Spaziale, gettando luce su vari scenari, tendenze e una vasta gamma di opportunità offerte da questo affascinante settore. In secondo luogo, l'evento fornirà interessanti spunti riguardo al lavoro nell'Economia Spaziale, inclusi le competenze essenziali, le qualifiche e le richieste a cui i futuri professionisti dovrebbero essere preparati. Durante il webinar verranno presentati al pubblico i due nuovi programmi del Master Executive in Advanced Management di Luiss Business School: Space Business Management – Major of the Executive Master in Advanced Management Space Entrepreneurship – Major of the Executive Master in Advanced Management Il webinar offrirà preziose conoscenze e preziosi orientamenti per coloro che aspirano a intraprendere una carriera in questa dinamica e promettente industria. Un cordiale invito è rivolto a tutti gli studenti interessati e a chiunque sia affascinato dalle prospettive dell'Economia Spaziale. REGISTRATI

24 Luglio 2023

La Gestione del Passaggio Generazionale in Farmacia

 Vecchie sfide e nuove opportunità in un contesto competitivo in continua evoluzione Si terrà giovedì 21 settembre, alle ore 18, l’Open lesson online dedicata alla presentazione dell'Executive Master in Management della Filiera della Salute - Major in Gestione delle Farmacie che partirà a Roma in data 10 novembre 2023. L’Executive Master in Management della Filiera della Salute - Major in Gestione delle Farmacie è un Master Universitario di II livello, ideato per supportare i direttori, manager e decision maker di farmacie nelle scelte di efficientamento d'uso delle risorse, nella massimizzazione dei risultati di breve, medio e lungo periodo, nel turnaround e nella sostenibilità delle strutture gestite. L'evento virtuale rappresenterà l’occasione per esplorare le sfide e le opportunità legate al passaggio generazionale nelle farmacie italiane. Il webinar sarà introdotto dai docenti Luiss Business School, Luca Magni e Bruno Belvedere, che avvieranno la tavola rotonda alla quale parteciperanno Vladimiro Grieco e Luigi Congi, presidenti rispettivamente di Fenagifar e Agifar, le associazioni di categoria di farmacisti e titolari di farmacia. RELATORI Luca Magni, Professor of Practice e Direttore Scientifico dell’Executive Master in Management della Filiera della Salute - Major in Gestione delle Farmacie, Luiss Business School; Bruno Belvedere, Adjunct Professor Area Marketing e Comunicazione del settore farmaceutico, Luiss Business School; Vladimiro Grieco, Presidente Fenagifar - Federazione Nazionale Associazioni Giovani Farmacisti e Consigliere Federfarma Roma; Luigi Congi, Presidente Agifar Milano – Associazione Giovani Farmacisti. AGENDA 18.00 - 18.15 - inizio webinar “Passaggi Generazionali nei Business a Conduzione Famigliare: Sfide ed Opportunità per le Farmacie in Italia” - Prof. Luca Magni; 18.15 - 18.30 - anticipazione dei dati raccolti con la ricerca del 2023 su "Farmacie e Futuro" della Luiss Business School, a cura del Dr. Bruno Belvedere; 18.30 - 19.00 - Tavola Rotonda di Approfondimento virtuale con Dr. Luigi Congi e Dr. Vladimiro Grieco, modera il Prof. Luca Magni. Al termine del Webinar, in una sessione di Q&A, i docenti Luiss Business School risponderanno a domande e curiosità legate ai contenuti del programma. Ai partecipanti al webinar verrà garantita l'esenzione dal pagamento dell’admission fee per accedere alle selezioni del 28 settembre e 12 ottobre 2023. Luiss Business School mette a disposizione 6 borse di studio, ciascuna fino al 30% del valore della quota di iscrizione. Per maggiori informazioni, ti invitiamo a visitare la pagina dedicata. Per partecipare al Webinar è necessaria la registrazione.    REGISTRATI 24/07/2023

17 Luglio 2023

(Yo)U International Film Festival, il concorso che racconta le nuove professioni del cinema

Nato nell’ambito del progetto Generazione Contemporanea di Luiss Business School in partnership con Isola del Cinema, il concorso cinematografico mira a sostenere gli autori under 36. I sei cortometraggi finalisti saranno proiettati il 18 luglio alla Casa del Cinema di Roma. In dirittura d’arrivo la prima edizione del Premio Generazione Contemporanea - (Yo)U International Film Festival. Organizzato dal Luiss Creative Business Center, centro di formazione e ricerca della Luiss Business School, il concorso cinematografico per cortometraggi ha selezionato sei finalisti tra oltre cento candidati, i cui lavori saranno proiettati il 18 luglio presso la Casa del Cinema, a Roma. Obiettivo della manifestazione: promuovere l’arte cinematografica italiana e internazionale e sostenere autori under 36. Le tre anime di Generazione Contemporanea Luiss Business School offre una molteplicità di percorsi formativi di specializzazione, alcuni dei quali impattano sul comparto delle industrie creative e culturali attraverso un modello formativo che bilancia insegnamenti manageriali con moduli di taglio più tecnico e creativo. Uno di questi è il Master in Art Management che si conclude con l’organizzazione di una mostra d’arte contemporanea. A questo evento è stato abbinato un concorso, il Bando Premio Internazionale Generazione Contemporanea, che dal 2013 permette a giovani artisti vincitori di poter esporre le proprie opere nell’ambito del progetto mostra finale del master. Ogni anno vengono vagliate oltre 200 candidature: al primo classificato un premio in denaro che corrisponde all’acquisto dell’opera. Nel 2022 a Generazione Contemporanea si sono aggiunte altre due “anime”. La prima trova il suo ambito di incubazione nel percorso di specializzazione in Music Business. Si tratta del concorso On Shuffle EP, competizione per giovani musicisti under 36 chiamati a presentare un brano mai prodotto, ma non necessariamente inedito. Il premio è l’inclusione in una raccolta di sette singoli pubblicati in un unico EP e distribuiti in modalità digitale. Dalle major in Writing School, percorso focalizzato sulla scrittura creativa per cinema e televisione, e Gestione della Produzione Cinematografica e Televisiva, specializzazione sul comparto delle produzioni audiovisive, è nato poi  (Yo)U International Film Festival, il concorso dedicato a cortometraggi nazionali e internazionali di giovani artisti che il prossimo 18 luglio si concluderà con la premiazione alla Casa del Cinema di Roma. Dopo aver vagliato oltre 100 candidature provenienti da tutto il mondo, gli studenti delle due major hanno preselezionato 16 opere, poi inviate a una giuria tecnica incaricata di selezionare i sei finalisti. Il vincitore riceverà una targa celebrativa. Ci saranno anche due menzioni speciali: una dalla giuria e l’altra dagli studenti del master. “Pensiamo che i ragazzi debbano entrare quanto prima nell’esercizio pratico degli insegnamenti impartiti dalla faculty della Scuola. Per questo motivo sin dall’inizio del master operano da protagonisti nella realizzazione di progetti reali, quali appunto l’organizzazione di mostre d’arte, la realizzazione di produzioni musicali e la scrittura e produzione di serie televisive, oltre che la gestione di contest creativi nel settore” - spiega Luca Pirolo, Head of Area Master, Luiss Business School La giornata conclusiva della competizione Generazione Contemporanea (Yo)U International Film Festival si terrà il 18 luglio presso la Casa del Cinema, a partire dalle ore 20:30, a Roma. L’evento è aperto al pubblico. Generazione Contemporanea (Yo)U International Film Festival si fregia della partnership con l’Isola del Cinema, che ospiterà l’edizione 2024 della competizione targata Luiss Business School. 17/07/2023

17 Luglio 2023

Strumenti ed azioni per facilitare l’accesso ai mercati dei capitali

Il prossimo 19 luglio alle 16.30, si terrà a  Villa Blanc  l'evento "Strumenti ed azioni per facilitare l'accesso ai mercati dei capitali" organizzato da Luiss Business School ed Equita con il patrocinio di ANDAF Lazio. L’evento sarà un’occasione di confronto con esperti della finanza, professionisti, società quotate ed investitori per approfondire l’accesso al mercato dei capitali e le strategie che possono promuovere lo sviluppo e la crescita delle imprese del Paese. AGENDA 16.30     Registrazione e Welcome Coffee 17.00      Saluti introduttivi Raffaele Oriani, Dean, Luiss Business School Carlo Andrea Volpe, Co-responsabile Investment Banking, EQUITA Anna Spina, Presidente, Sezione Andaf Lazio 17.15       Keynote SpeechFederico Cornelli, Commissario, CONSOB - Commissione Nazionale per le Società e la Borsa17.45      Il contesto di mercato e i recenti interventi regolatori a sostegno della competitività del mercato dei capitaliAlessandro Papi, Vice President Investment Banking, EQUITA 18.15       Tavola rotonda Antonio Coletti, Partner, Latham & Watkins Roberto Giacometti, Chief Financial and Legal Officer, UnidataLuca Mori, Portfolio Manager, Algebris Investments Alessandro Maria Rinaldi, Presidente, Garofalo Health Care Modera: Janina Landau, Giornalista e conduttrice, Class CNBC 19.00     Intervento conclusivoMarco Clerici, Co-responsabile Investment Banking, EQUITA 19:15 Networking Cocktail È possibile partecipare previa registrazione. REGISTRATI

11 Luglio 2023

Luiss Business School annuncia la prima edizione dell’Executive Programme in Managing Artificial Intelligence

In un mondo in continua evoluzione, l'Intelligenza Artificiale (AI) sta rapidamente emergendo come una delle forze trainanti che sta trasformando le imprese e la società nel loro complesso.Per affrontare questa nuova frontiera e rispondere alla crescente domanda di competenze manageriali nell'ambito dell'IA, Luiss Business School lancia, in collaborazione con Pi School, la prima Edizione dell'Executive Programme in Managing Artificial Intelligence. Il corso si rivolge a manager, decision maker ed imprenditori con l'obiettivo di fornire solide competenze di gestione e una profonda comprensione dei principi e delle applicazioni dell'IA, analizzandone gli aspetti evolutivi, tecnici e le implicazioni a livello manageriale. Il programma si sviluppa in 8 moduli per una durata complessiva di 2 mesi e prevede lezioni online e on campus presso la splendida cornice di Villa Blanc a Roma. In una prima fase di preparazione, i partecipanti apprendono i concetti fondamentali dell’Intelligenza Artificiale. La fase conclusiva vedrà invece l’applicazione delle conoscenze a casi concreti.PARTENZA: 22 settembre 2023DURATA: 2 mesi SCOPRI IL PROGRAMMA COMPLETO PARTNER Pi School è una scuola di formazione avanzata nata nel 2017 a Roma all’interno di Pi Campus, un Venture Capital che investe in startup basate principalmente sull’Intelligenza Artificiale. Fondata da Marco Trombetti, Isabelle Andrieu e Gianluca Granero, Pi Campus è una comunità di imprenditori e innovatori che collaborano per affrontare le sfide del mondo moderno. Pi School si distingue per il suo concetto innovativo di apprendimento, basato sul paradigma “learning by doing“. La School of Artificial Intelligence, fiore all’occhiello di Pi School, coinvolge 2000 tra i più brillanti ingegneri e computer scientist selezionati in tutto il mondo, che vengono chiamati a risolvere sfide di business grazie all’Intelligenza Artificiale. Da quando è stata fondata nel 2017, Pi School ha formato 185 studenti e consegnato 92 prototipi di AI. L’obiettivo di Pi School è preparare gli studenti per le sfide del futuro attraverso un approccio pratico e basato sulla collaborazione. La scuola offre programmi di formazione avanzata in diverse aree tematiche, tra cui l’intelligenza artificiale, il design thinking e l’imprenditorialità. Inoltre, collabora con diverse organizzazioni per promuovere l’innovazione e lo sviluppo economico. L’approccio di Pi School alla formazione è basato sull’apprendimento esperienziale, che permette agli studenti di mettere in pratica le conoscenze acquisite attraverso progetti e collaborazioni con le aziende. In questo modo, gli studenti hanno la possibilità di sviluppare competenze pratiche e di entrare direttamente nel mondo del lavoro. La scuola si concentra sulla formazione di alto livello nel campo della tecnologia e dell’innovazione, offrendo anche corsi di formazione per le aziende.

07 Luglio 2023

Finanza e tecnologia: le nuove sfide per i Cfo

L'evento nato dalla collaborazione tra Luiss Business School e Oracle pone al centro la value chain e i cambiamenti nei processi Finance generati da intelligenza artificiale e tecnologie emergenti. Obiettivo: prevedere e pianificare più velocemente, liberando il valore delle persone C'è una duplice sfida in atto per i Cfo. Da una parte, devono adeguare i modelli a una nuova realtà di mercato, in rapida trasformazione e sempre più globale. Dall'altra, digitalizzare i processi per sfruttare le opportunità che la tecnologia offre anche in campo applicativo, al fine di poter prevedere e pianificare più velocemente le attività. Obiettivo: aumentare la creazione di valore. Questi sono i punti emersi durante l'evento La value chain e i cambiamenti nei processi finance: sfide e opportunità dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie emergenti. L'incontro è stato organizzato grazie alla collaborazione tra Luiss Business School e Oracle. Processi Finance: una fotografia di settore Intelligenza artificiale, machine learning, robotic process automation, digital assistant e data sciences possono fare la differenza nei modelli e nei processi Finance per affrontare i cambiamenti ormai consolidati nelle value chain aziendali. Tra questi, ci sono variabilità e imprevedibilità delle performance dei fornitori, della logistica e della produzione, avvento della sostenibilità e cambiamenti dei modelli di business – ad esempio servitization e multicanalità – e del comportamento dei clienti B2B e B2C. «L'intelligenza artificiale, ad esempio, può essere utilizzata per le attività routinarie contribuendo in tal modo ad ottimizzare l’allocazione delle risorse che lavorano nell'ambito dei processi Finance, che possono così dedicarsi ad attività a maggior valore aggiunto dove si richiede un approccio qualitativo, e ad apportare progressi, innovazione e digitalizzazione all’intera areaAFC(Amministrazione Finanza e Controllo) – ha dichiarato Anna Spina, Presidente, Sezione ANDAF Lazio, durante i saluti iniziali – In questo modo le risorse possono contribuire ad aggiungere valore e innovazione all’intera area Amministrazione Finanza e Controllo».  Finanza sempre più data-driven Nel suo Keynote Speech Raffaele Oriani, Dean, Luiss Business School, ha contestualizzato la figura del Cfo, immerso in un contesto in grandissima evoluzione, dove molti macro-trend influenzano l'organizzazione, il lavoro e il modo in cui viene organizzata la funzione Finanza. Sostenibilità, trasformazione digitale, intelligenza artificiale e data analytics vengono utilizzati per automatizzare i processi e liberare tempo e valore, fare previsioni migliori e supportare in modo efficace il processo strategico. Grazie a questi strumenti, il Cfo andrà a supportare la formazione di nuovi modelli di business e contribuirà a ridefinire le supply chain globali. Per farlo, avrà bisogno di maggiori capacità di gestione degli stakeholder ed esperienze cross-funzionali e cross-industry (PWC, Workforce of the future: the competing forces shaping 2030). Secondo la Global Survey di McKinsey sul ruolo della funzione Finanza, il Cfo ha l'opportunità di rinsaldare non solo il ruolo di "strategist", ma anche di "sparring partner" del Ceo, e di partecipare sempre più alle scelte strategiche di lungo termine dell'impresa. Ecco che i Cfo entrano nelle strategie aziendali Esg, diventando responsabili di attività digitali (dal 9% al 31%), raddoppiando l'utilizzo di Advanced Analytics for Finance. Inoltre, il 51% dei Cfo ha dichiarato di aver incrementato l'interazione con il Ceo in tema di trasformazione organizzativa. Per questo è necessario che ci sia una ridefinizione di attività e competenze. Da un lato, i Cfo continueranno a presidiare le attività fondamentali e caratteristiche come la pianificazione finanziaria, la reportistica, il supporto alle decisioni di finanziamento e di investimento, nonché la gestione dei rischi. Dall'altro, la funzione Finanza è divenuta responsabile delle attività di supporto alla formulazione della strategia, comunicazione efficace con il board e altri stakeholder, orientamento alle nuove tecnologie e all'efficientamento del processo di forecast e budgeting. Per raggiungere questi obiettivi, il Cfo deve comprendere il quadro macroeconomico e geopolitico; deve essere in grado di analizzare le nuove tecnologie e la supply chain, la gestione degli strumenti di data analytics e di Intelligenza Artificiale, la misurazione dei parametri Esg, l'evoluzione dei relativi standard di reporting. «La vera sfida è all'interno dell'azienda – ha sottolineato Oriani – Il Cfo non può dimenticare il lavoro che ha sempre fatto, cioè la garanzia dell'equilibrio finanziario. Parte di queste attività, che sono necessarie, deve essere automatizzata, efficientata e svolta in tempi molto minori rispetto al passato, liberando risorse e tempo per supportare l’analisi dei macro-trend, la comprensione del contesto macroeconomico e geopolitico». I trend tecnologici nella funzione AFC (Amministrazione, Finanza e Controllo) Da una recente indagine di Gartner è emerso che il 66% dei CFO prevede di dedicare più tempo alla tecnologia. I trend tecnologici rilevanti per la funzione Finance sono automazione, AI engineering, gestione del cloud, cybersecurity, intelligent composable business, anywhere operations. «La nuova sfida per il Cfo è diventare guida del cambiamento del paradigma tecnologico. Dovrà supportare l'azienda nel processo decisionale sull'adozione delle nuove tecnologie attraverso lo sviluppo di idonei modelli di valutazione. Poi, sarà chiamato a sviluppare competenze più ampie e diversificate all'interno della sua funzione, investendo in formazione e in inclusività professionale», ha aggiunto Oriani. Nell'innovazione, i Cfo lavoreranno su tre aree: automazione dei processi, real-time analytics, reporting e data visualization. La valutazione di un investimento digitale, che deve contribuire al processo di creazione di valore aziendale, richiede un’attenta considerazione di tre aspetti fondamentali: strategico, tecnico ed economico-finanziario. Le principali criticità è la difficoltà di prevedere i flussi di cassa, valutare gli intangibles come la reputazione del marchio, l'innovazione tecnologica, la difficoltà di quantificazione delle esternalità dei progetti e degli impatti incrementali. Ma i benefici sono numerosi. Quelli diretti sono il miglioramento dei ricavi, il cost saving e l'efficientamento del capitale. Mentre i benefici indiretti sono la flessibilità dell’organizzazione, la sostenibilità, la ricaduta sulla reputazione aziendale, una maggiore disponibilità di dati e sicurezza. «I Cfo dovranno capire come modificare il lavoro di coloro che svolgono attività più rutinarie. Poi dovranno investire nella formazione delle persone, un passaggio che richiede lo sviluppo di soft skill e leadership, con ricaduta sullo sviluppo del team. Infine, dovranno integrare nella funzione Finanza profili che non hanno una formazione tipica». L'impatto tecnologico sui processi Finance Durante la tavola rotonda, moderata da Cristiano Busco, Full Professor Accounting, Reporting & Sustainability, Luiss Business School, si è ragionato attorno all’impatto dei trend tecnologici nei processi Finance e sulla figura del Cfo. «L'impatto è onnicomprensivo in tutte le aree – ha sottolineato Marco Fossataro, Group Chief Financial Officer, Ferrovie dello Stato Italiane – La trasformazione non è più in corso, ma è già avvenuta, tanto da dover pensare di cambiare il titolo da Chief Financial Officer a Chief Future Manager. Bisognerà essere veloci nel formarsi e formare il team, implementando le risorse in azienda per battere i competitor sul tempo. La semplificazione di processo andrà a sostegno della pianificazione industriale». Negli ultimi 20 anni il Cfo si è evoluto. La sua funzione è stata legata alla razionalizzazione delle decisioni, «come una sorta di transformation manager chiamato a far accadere le cose». Il tema di questa evoluzione è la velocità nel governare il cambiamento. «Dobbiamo approcciare la tecnologia come manager, chiedere alle persone di fare uno sforzo di confronto su possibilità e innovazione, mettendosi in discussione. Bisogna capire come integrare i processi in azienda, investendo nella formazione di risorse già presenti in azienda. I finance digital manager non devono sostituirsi agli Ict manager, ma dialogare con loro. Per fare tutto questo, serve focalizzarsi». L’impatto della tecnologia sulla value chain «Nessuno deve avere paura del futuro. Non dobbiamo aver paura di nessun cambio tecnologico, incluso l’avvento Ai». Salvatore Sangiovanni, Group Digital Finance & Data Officer, Leonardo, ha messo in evidenza la necessità di estrarre rapidamente le informazioni necessarie per prendere decisioni. «Il Cfo oggi è business partner, ma per esserlo, deve disporre delle informazioni in tempo reale. La digitalizzazione dei processi è fondamentale, così come creare sistemi che raccolgano i dati e di estrarre informazioni in tempo reale per prendere decisioni gestionali, sfruttando le tecnologie a disposizione. Per far questo il collante è il capitale umano. Le persone faranno la differenza, individuando e andando a occupare ampi spazi che prima non c'erano. La ricerca dei talenti è un problema, ma la potenzialità maggiore riusciamo ad ottenerla lavorando sui collaboratori che sono già in azienda. Un piccolo sforzo fatto oggi può portare benefici al singolo e a tutta l'organizzazione». Sfide e opportunità: il caso Oracle Oracle è passata dall'essere un'azienda che faceva software, in cui il valore aggiunto era creare un prodotto ed esserne proprietaria, a diventare un hyperscaler cloud. Il prodotto viene trasferito in un data center in giro per il mondo, al servizio dei clienti. «Abbiamo trasformato il prodotto in servizio, ma la forza che abbiamo trasferito ci ha permesso di chiudere un bilancio in 7 giorni lavorativi, proprio qualche giorno fa alla fine del nostro anno fiscale - ha sottolineato Giovanni Ravasio, VP & Country Leader Cloud Applications, Oracle Italia - Ci siamo trovati a fare questo in un contesto in cui la sostenibilità e la corporate social responsability contano sempre di più». AI e machine learning hanno una miriade di applicazioni anche nel segmento B2b. «Ci sono altre tecnologie che stanno portando velocità e integrazione digitale. Tra queste, l’avvento del web3 e l’utilizzo degli Nft (Non Fungible Token, beni digitali che collegano la proprietà a oggetti fisici o digitali unici, come ad esempio opere d'arte, immobili, musica o video, e che possono essere comprati e venduti attraverso la tecnologia blockchain, come le criptovalute) in ambito aziendale, un asset digitale non regolato, pone delle sfide. La chiave del successo dei progetti tecnologici è il change management», ha aggiunto Ravasio. La digital transformation per affrontare le criticità Occorre aumentare agilità, flessibilità e affidabilità dei sistemi sia in ambito amministrativo-contabile sia di performance management, adeguandoli alle nuove esigenze che il nuovo ecosistema di business impone. Tra queste, ad esempio, ci sono la modellazione di scenario, l’introduzione del rischio e della predittività nella pianificazione, una maggiore integrazione dei dati e delle informazioni della catena del valore, la considerazione delle metriche e degli indicatori Esg, un’automazione spinta dei processi transazionali e più intelligenza digitale nelle analisi di business. Edilio Rossi, Digital Finance & Supply Chain Business Development Director, Oracle Italia, ha individuato quattro grandi aree di cambiamento: globalizzazione e riorganizzazione, avvento dell'impresa sostenibile attraverso i principi Esg, nuovi modelli di business e supply chain. «La digital transformation può aiutare ad affrontare le criticità - ha sottolineato Rossi – Gestione dell'incertezza, velocità, complessità, granularità. Introdurre il concetto di rischio e di scenario modeling per avere diverse opzioni, permette di inserire il rischio nei modelli di pianificazione. Come Oracle permettiamo di aggiungere algoritmi predittivi di mercato, per migliorare le capacità previsionali. Le analytics permettono di estrarre insight sofisticati. Infine, la pianificazione si connette alla granularità. Le soluzioni aziendali devono mettere insieme i punti di vista finance, operation and supply chain, HR, IT, vendite e marketing». «Stiamo lavorando per cambiare profondamente anche un'area forse più noiosa, ma destinata a rimanere. Il Cfo è responsabile dell'area closing & reporting. Automatizzarla, renderlo continua, autonoma e orchestrata deve essere l’obiettivo per arrivare a una nuova funzione di pianificazione e controllo che sia data driven, risk-adjusted, connessa, intelligente e predittiva». L'evento La value chain e i cambiamenti nei processi finance: sfide e opportunità dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie emergenti si è tenuto il 22 giugno 2023 presso Villa Blanc, sede di Luiss Business School a Roma. Hanno partecipato: Raffaele Oriani, Dean, Luiss Business School; Giovanni Ravasio,VP & Country Leader Cloud Applications, Oracle Italia; Anna Spina, Presidente, Sezione ANDAF Lazio; Giovanni Ravasio,VP & Country Leader Cloud Applications, Oracle Italia; Salvatore Sangiovanni, Group Digital Finance & Data Officer, Leonardo; Cristiano Busco, Full Professor Accounting, Reporting & Sustainability, Luiss Business School; Edilio Rossi, Digital Finance & Supply Chain Business Development Director, Oracle Italia. 07/07/2023

05 Dicembre 2019

Habitat. Relazioni trasversali

"Habitat. Relazioni trasversali" è la mostra organizzata dal Collettivo Curatoriale del Master of Art, fino al 14 gennaio 2020 negli spazi della Casa delle Letterature a Roma Il collettivo curatoriale composto dagli studenti della IX edizione del Master of Art Luiss Business School, con la supervisione scientifica di Achille Bonito Oliva, ha presentato Habitat, mostra che riflette sul tema dell’habitat contemporaneo in relazione alla pratica artistica. "Una mostra può essere l'effetto di un gesto edonistico, piacevole, altre volte può avere la nobiltà, come in questo caso, di produrre delle forme capaci di suscitare una riflessione", così Achille Bonito Oliva, che ha guidato nella realizzazione dell'esposizione il Collettivo Curatoriale, composto dagli studenti del Master of Art. Il Collettivo Curatoriale ha compiuto tutti i passaggi progettuali e organizzativi della mostra, dal concept alla scelta degli artisti, dagli allestimenti alla comunicazione, fino alla redazione di un catalogo. Artisti di diversa generazione e linguaggio hanno proposto le proprie riflessioni sul tema dell'habitat contemporaneo. Nella mostra tre declinazioni del tema dell'habitat: Naturale, Urbano, Virtuale. Riflettono l'habitat naturale le opere di Giorgio Andreotta Calò, Gohar Dashti e Roberto Ghezzi. Quello urbano, Ugo La Pietra, Margherita Moscardini e Superstudio. L'habitat virtuale Carola Bonfili, Carolin Liebl con Nikolas Schmid-Pfähler e Guido Segni. Pittura, scultura, fotografia, video e installazioni sono dislocate negli spazi interni ed esterni del complesso borrominiano della Casa delle Letterature. In mostra anche le opere di Giulia Berra, Maria Di Stefano e Elena Mazzi, finaliste della IV edizione del Premio Internazionale Generazione Contemporanea istituito dalla Luiss Business School per promuovere l'arte contemporanea italiana e straniera, sostenere gli artisti under 35 e dare vita alla collezione permanente d'arte contemporanea della Scuola. Scopri il Master of Art  RASSEGNA STAMPA Ansa Artribune  Insideart Romanotizie 05/12//2019 

21 Novembre 2019

EMIT Speech | Process Mining: partire dal dato per innovare e trasformare l’azienda e i suoi processi

Innovazione e cambiamento sono fattori essenziali per il successo dell’azienda. Spesso il management è costretto a decidere cosa cambiare sulla base di esperienza e valutazioni qualitative. In occasione della decima edizione di EMIT - Executive Program in Digital Innovation & Governance, Luiss Business School ospita un workshop sullo stato dell’arte del Process Mining, la disciplina che consente di trasformare e innovare l’azienda sulla base di misurazioni quantitative estratte dai processi di business. Le tecniche di Process Mining consentono di effettuare un’analisi oggettiva, rapida e mirata dei processi aziendali partendo da dati già in possesso delle organizzazioni, ossia i log delle applicazioni informatiche, “fotografando l‘oggi” per progettare il domani: il Process Mining misura le performance dei processi identificando attori e team coinvolti, tempi di attesa, modalità di gestione delle eccezioni, ed eventuali loop. Grazie al Process Mining è possibile comprendere il funzionamento dei processi aziendali e ripensarli sulla base di metriche oggettive. Queste tecniche hanno raggiunto un elevato grado di maturità e sono utilizzate da centinaia di aziende nel mondo. Luiss Business School, in collaborazione con HSPI, intende dibattere sulla diffusione e gli effetti del Process Mining osservando il fenomeno da un punto di osservazione privilegiato, avvalendosi delle testimonianze di aziende che hanno avuto modo di adottare queste tecniche e di sperimentare le nuove tendenze che - combinando tecniche di machine learning e big data - permettono di analizzare i processi aziendali in tempo reale e in modo predittivo. 5 dicembre 2019 | 14:30 - 17:15 | Luiss Business School - Villa Blanc, Sala Verde - Via Nomentana, 216 - 00162, Roma REGISTRATI  PROGRAMMA 14:30 Accreditamento Ospiti 15:00 Lo stato dell’arte del Process Mining: i risultati del rapporto 2020 sulla diffusione del Process Mining Roberto Carbone, Associate Partner HSPI e co-direttore Scientifico di EMIT - Executive Program in Digital Innovation & Governance 15:30 La misurazione e il miglioramento dei processi tramite il process mining: analisi delle performance e dei costi, il caso Invitalia   Fabrizio Bellezza, Group Chief Information Officer presso Invitalia S.p.A. Mario Ettorre, Chief Data and Analytics Officer presso Invitalia - S.p.A 16:00 Consapevolezza e misura dei processi Stefano Tomasini, Direttore Centrale Organizzazione Digitale presso INAIL 16:30 Machine Learning, Big Data e Process mining. Predittività real-time sui processi di business Alessandro Ruberti, Chief Data Scientist, HSPI S.p.A. 17.00 Q&A e conclusioni  Paolo Spagnoletti, Professore Associato di Organizzazione Aziendale e co-direttore Scientifico di EMIT -Executive Program in Digital Innovation & Governance - LUISS Business School 17.15 Cocktail

30 Ottobre 2019

Turismo sostenibile: il progetto europeo Luiss Business School per le PMI

Luiss Business School ha rappresentato l’Italia nel progetto europeo di ricerca e formazione, Sustain-T – Sustainable Tourism through Networking and Collaboration, rivolto ad imprenditori, rappresentanti delle associazioni di categoria, esperti e personale delle piccole e medie imprese che operano nel settore turistico, per sensibilizzare e favorire l’adozione di pratiche sostenibili. I fabbisogni manageriali delle piccole e medie imprese per un turismo sostenibile Insieme ai partner Portuguese Tourism Confederation – PT e Chamber of Commerce and Industry Csongrád County – HU, Luiss Bussiness School ha svolto un’attività di ricerca basata sulla predisposizione di una survey, volta a raccogliere un consistente volume di informazioni sui fabbisogni manageriali e gestionali delle PMI nel settore del turismo.   Questa indagine ad ampio spettro è stata articolata in modo da identificare il grado di consapevolezza e conformità delle PMI ai principi internazionali del turismo sostenibile; le sfide che gli imprenditori devono affrontare per rendere imprese e servizi più sostenibili dal punto di vista ambientale; infine, i gap formativi e di competenze manageriali per il possibile miglioramento della produttività e sostenibilità di tali organizzazioni. L’indagine ha evidenziato che il fabbisogno di maggiore sostenibilità nelle imprese operanti nel settore turistico è percepito soprattutto rispetto all’impatto in termini di reputazione (55% del campione analizzato), di soddisfazione del cliente (60%) e di una relazione più virtuosa con le realtà locali in cui le PMI sono inserite (45%). La ricerca ha permesso di individuare che tra i fattori che maggiormente ostacolano la realizzazione di pratiche sostenibili, la mancanza di un quadro informativo chiaro e sistematizzato è centrale (72%). Un gap che ha messo in luce come il fabbisogno di conoscenze e competenze manageriali sul tema possa essere efficacemente colmato attraverso soluzioni e-Learning, che il 68% delle imprese intervistate ritiene idoneo per sé e i propri collaboratori. Non secondaria per la realizzazione di sistemi turistici sostenibili, l’esigenza di maggiori iniziative di networking e collaborazioni tra imprese. Un manuale operativo per un turismo sostenibile   L’esito di questa survey ha dato luogo alla produzione di un manuale operativo e di specifiche linee guida per supportare le PMI che operano in ambito turistico, nella realizzazione di business sostenibili. Sono stati quindi predisposti 6 moduli formativi con i relativi questionari di autovalutazione in 6 lingue (EN, IT, ES, HU, PT, BG), tutti disponibili sulla piattaforma e-learning del progetto in modalità open-access, sui temi di gestione sostenibile nel settore del turismo; benefici socio-economici del turismo sostenibile per le comunità locali; benefici del turismo sostenibile per il patrimonio culturale; turismo sostenibile che dà benefici all'ambiente; benefici della collaborazione e del fare rete per le imprese turistiche; innovazione e competitività nel settore del turismo sostenibile. Scopri il progetto  30/10/2019   

28 Ottobre 2019

Tre strade per il cuneo fiscale

  Commento di Paolo Boccardelli, Direttore Luiss Business School, pubblicato su Repubblica Affari & Finanza, 28 ottobre 2019 Il sistema fiscale di ciascun Paese ha lo scopo di promuovere lo sviluppo economico, aumentando al tempo stesso le entrate per rispettare le priorità del governo. Un sistema fiscale ben strutturato è quindi funzionale alla crescita economica, e si differenzia da uno più macchinoso che, facendo lievitare i costi, danneggia l’intera economia interna. Inoltre, a livelli di tassazione meno elevati corrispondono maggiori investimenti, nuova occupazione, e quindi maggiori consumi. Ancora, la globalizzazione delle imprese ha accentuato la competitività tra gli Stati, che oggi devono essere in grado di proporre condizioni fiscali vantaggiose per attrarre gli investimenti. Perché ridurre il peso del cuneo fiscale sul costo del lavoro L’agenda della Commissione Europea punta a rafforzare l’integrazione delle economie, garantendo un coordinamento fiscale equo ed efficace, che rappresenta un elemento centrale del modello sociale ed economico europeo. Secondo l'International Center for Tax and Development, le entrate fiscali totali rappresentano oltre l'80% delle entrate pubbliche totali in circa la metà dei Paesi del mondo. In particolare, a Cuba, in Francia, in Danimarca, in Norvegia, e in Svezia le entrate fiscali totali risultano superiori al 30%; in Paesi come la Libia e l'Arabia Saudita, invece, le tasse rappresentano meno del 2% del reddito nazionale. Più in generale, le imposte riducono in media la disuguaglianza di reddito di circa un terzo (fonte: OECD); negli Stati Uniti, ad esempio, in cui sono presenti elevati livelli di disuguaglianza, è possibile beneficiare di una riduzione di circa il 17%. La fiscalità rappresenta uno dei fattori che la maggioranza delle startup inserisce al primo posto fra i freni allo sviluppo, e il Parlamento europeo stima che la perdita annua legata all’evasione, all’elusione, e alla frode fiscale ammonta a 50-70 miliardi di euro. Secondo il rapporto annuale dell’OCSE “Taxing Wages”, l’Italia è al terzo posto tra i Paesi OCSE per il peso del cuneo fiscale sul costo del lavoro, seguita a ruota dalla Francia (47,6%) e ben staccata dalla Spagna quindicesima nella graduatoria (39,3%); peggio del nostro Paese, soltanto Belgio (53,7%) e Germania (49,7%). Di fatto, nel nostro Paese, secondo la Commissione Europea, pur essendo la tassazione in diminuzione, il carico fiscale sul lavoro mantiene livelli considerevoli. Sebbene dallo scorso luglio siano entrate in vigore alcune misure agevolanti per piccole e medie imprese innovative, a volte, a rendere ancora più complicata la situazione, è l’onere economico e amministrativo delle tasse sulle piccole imprese, che pesano nel complesso ben più che nelle imprese medio-grandi. Secondo l’International Tax Competitiveness Index, che prende in considerazione oltre 40 variabili di politica fiscale dei Paesi dell’OCSE, l’Estonia è al primo posto come miglior sistema fiscale; l’Italia, invece, si posiziona al 34esimo. Il tema è al centro anche dell’agenda europea: a seguito della crisi finanziaria, la strategia della Commissione Europea si è focalizzata sull'ampliamento dei canali di finanziamento disponibili per le imprese, con lo scopo di salvaguardare il potenziale di crescita dell’intero sistema produttivo europeo. Ma non solo: oltre agli interventi volti a ridurre i rischi sistemici, sono state adottate misure per favorire lo sviluppo di private equity e venture capital, in aggiunta a progetti infrastrutturali di lungo periodo. Una riforma fiscale che favorisca la nascita e la crescita di nuove imprese In un contesto caratterizzato da crisi dei modelli tradizionali, dalla ricerca di nuove opportunità, e dalla necessità di individuare misure volte a promuovere lo sviluppo e la competitività del Paese, la parola d’ordine è “crescita sostenibile”, raggiungibile attraverso un migliore accesso ai finanziamenti, un’elevata patrimonializzazione e incentivi a favore di startup e PMI innovative. A ciò, si aggiunge la necessità di mantenere aliquote fiscali basse, in modo da attrarre gli investimenti in un contesto mondiale in cui i capitali sono sempre più mobili. Insomma, la leva fiscale gioca un ruolo cruciale in un Paese che ambisca a essere competitivo a livello locale e globale. La vera sfida risiede quindi nella capacità di sviluppare una riforma fiscale che possa favorire la nascita e la crescita di nuove imprese, creando un contesto fertile e adatto per lo sviluppo imprenditoriale. Tra gli interventi prioritari rientrano la riduzione dei costi della produzione, la diminuzione del carico fiscale, l’incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo, ed i finanziamenti a favore di imprese innovative. In particolare, tre possono essere le linee di intervento. La prima passa attraverso un sistema premiante per le attività che generano più sviluppo sia a livello nazionale che territoriale. In secondo luogo, è necessario innalzare sensibilmente il livello di certezza del diritto, spesso un freno allo sviluppo degli investimenti in Italia. Infine, occorre stimolare, anche attraverso incentivi fiscali alle aggregazioni tra imprese, la crescita dimensionale per rendere queste ultime maggiormente in grado di competere sui mercati globali. 28/10/2019  

28 Ottobre 2019

In agricoltura troppe imprese piccole, un patto tra territorio e industria

  Commento di Matteo Caroli, Associate Dean for Executive Education Luiss Business School, pubblicato su Repubblica Affari & Finanza, 28 ottobre 2019 L’agricoltura italiana è sempre più avviata verso l’eccellenza internazionale: le aree di miglioramento ovviamente non mancano, ma i dati sono positivi e robusti. Nel nostro Paese, il valore aggiunto agricolo supera il 2% di quello totale, contro l’1,7% della Francia e cifre al di sotto dell’1% in Germania e Regno Unito. Dal 2015, l’occupazione in agricoltura è in deciso aumento ed è ormai pari a poco meno del 4% del totale; anche in questo caso, il dato è molto superiore a quello di Francia, Germania e Regno Unito. Nell’ultimo decennio, la produttività del lavoro è cresciuta in maniera consistente, anche se il dato congiunturale degli ultimissimi anni non è positivo. Infine, si registra un incremento di quasi il 4% delle esportazioni agricole; di circa il 6% dei prodotti alimentari trasformati e del 7,5% delle bevande. Agricoltura: più occupazione, export e produttività Sono i risultati di un processo avviato una quindicina di anni fa, quando si iniziò a percepire il grande potenziale economico delle nostre filiere agroalimentari e, allo stesso tempo, l’attrattività di questi comparti da un punto di vista anche lavorativo, sociale e culturale. Come in altri settori, si comprese che la strada maestra non poteva che essere la qualità del prodotto e la valorizzazione del suo legame a tutto tondo con il territorio di origine. Oggi l’Italia vanta il più alto numero di prodotti agroalimentari a denominazione registrati nella UE, con una buona distribuzione territoriale, grazie all’accelerazione in questi ultimissimi anni delle regioni meridionali. Sono anche in crescita il numero degli operatori, degli impianti di trasformazione e della superfice agricola coinvolti nelle filiere dei prodotti DOP e IGP. E non è solo un fatto di certificazioni: a livello internazionale, i prodotti agroalimentari italiani sono quasi sempre posizionati nelle fasce alte, non di rado “premium”, dei mercati. Un posizionamento forte che riguarda non solo le specifiche marche, ma spesso l’offerta nel suo insieme di numerose tipologie di prodotto, magari di nicchia. Valorizzazione del territorio di origini dei prodotti Tuttavia, la sempre maggiore complessità del consumatore e la rapida crescita dell’offerta proveniente dai Paesi emergenti spostano sempre più in alto l’asticella. Le nostre imprese devono quindi continuare a migliorare su tutte le componenti fondamentali della qualità percepita del prodotto alimentare: sicurezza, salute, benessere ed esperienzialità. È anche necessaria un’intensa azione di comunicazione per sviluppare nel largo pubblico una vera educazione alimentare, che chiarisca come l’impatto sulla salute non dipenda dalle caratteristiche di un singolo alimento ma dalla qualità della dieta e quindi dai quantitativi complessivamente assunti, oltre che da un corretto stile di vita. Bisogna continuare a lavorare sulla qualità “esperienziale” in termini di miglioramento del gusto, di valorizzazione dei significati immateriali del prodotto, delle sue connessioni con il territorio di origine e con la cultura locale; potenzialmente rilevante è anche la storia del prodotto e dell’azienda che lo realizza. Agricoltura più smart: investire nell’innovazione Cruciale è inoltre il tema dell’innovazione. Le quattro grandi traiettorie tecnologiche in atto, digitale, big data, intelligenza artificiale e “internet of things”, blockchain determineranno un cambiamento strutturale dell’agricoltura: da un lato, favoriscono il radicale miglioramento della produttività e la riduzione dei costi; dall’altro, creano le condizioni per garantire la massima sicurezza alimentare e il perfetto adeguamento dell’offerta alle specifiche esigenze del singolo cliente. Gli spazi di crescita sono amplissimi, considerato, ad esempio, che si stima sia gestita in modo “smart” solo l’1% della superfice agricola nel nostro Paese. Che il settore sia in fermento è confermato anche dalle circa cento start-up innovative nate in questi anni in Italia per fornire tecnologie per il miglioramento dell’efficienza e la sostenibilità delle produzioni agricole. Tre condizioni per la crescita dell’agricoltura in Italia  Ci sono tre condizioni, tra loro collegate, fondamentali perché il nostro sistema agricolo colga queste opportunità e rafforzi la sua espansione qualitativa e quantitativa. La prima è l’integrazione con l’industria di trasformazione: lo sviluppo anche nei Paesi emergenti di imprese agroalimentari di grandissime dimensioni capaci di competere sui mercati internazionali, la necessità di realizzare forti investimenti in tecnologia, l’aumento dei rischi determinato dai cambiamenti climatici, il crescente squilibrio tra domanda e offerta di alimenti sono tutte sfide che si affrontano meglio integrando la filiera così da raggiungere una adeguata “massa critica” in termini di capacità produttiva, visibilità sul mercato, produttività, efficienza logistica. La seconda condizione è quindi il superamento del nanismo delle imprese agricole (e alimentari) italiane. Anche in questo caso, la tendenza è positiva: da diversi anni si osserva una costante concentrazione dei terreni agricoli in un numero decisamente minore di aziende: in particolare, dal 2013 il loro numero è diminuito di quasi un quarto, mentre la superficie agricola utilizzata è leggermente aumentata; di conseguenza, la superficie media aziendale è cresciuta da circa otto a oltre undici ettari. Infine, è necessaria una strategia a livello nazionale che indirizzi lo sviluppo delle produzioni agricole sulla base delle reali vocazioni dei territori; serve un approccio analogo a quello dei cluster nel manifatturiero o nei servizi avanzati: specializzazioni produttive (che non significa necessariamente mono-culture) in relazione alle caratteristiche del contesto, e filiere integrate possibilmente fino alla distribuzione al cliente finale. 28/10/2019

18 Ottobre 2019

Più crescita con misure ad hoc destinate all’economia circolare

Commento di Matteo Caroli, Associate Dean for executive education Luiss Business School, pubblicato su Il Sole 24 Ore, 18 ottobre 2019  L’urgenza dei problemi ambientali impone un radicale cambiamento dei modelli di produzione, distribuzione e consumo. Non si tratta di crescere meno, ma di crescere in modo diverso: innovare le tecnolo­gie e i modelli di business in manie­ra che creazione di valore economi­co, miglioramento sociale e dell’ambiente siano integrati. In que­sto senso, si sta rapidamente affermando il nuovo paradigma dell’economia circolare, basato su quattro “R”: riduzione, riutilizzo, riciclo e recupero. Sia gli investitori sia i consumatori premiano e sem­pre più premieranno le imprese che più delle altre si muovono su questa direttrice; a livello di Paesi, l’econo­mia green sarà un traino cruciale dell’occupazione e dell’aumento strutturale del Pil. Economia circolare: un’opportunità per il sistema Italia Per l’Italia è una grandissima op­portunità, perché il nostro Paese è già oggi tra le prime economie verdi nel mondo, con performance eccel­lenti in tutte le quattro principali problematiche: emissioni atmosfe­riche, utilizzo di materie prime, consumi energetici e produzione di rifiuti. Secondo le elaborazioni di Fondazione Symbola, nel 2008, consumavamo oltre 17 tonnellate di petrolio equivalente per milione di euro prodotto; oggi siamo intorno a 14, meglio di Francia, Spagna e Germania. L’Italia è al terzo posto tra le cinque grandi economie euro­pee per quanto riguarda le emissio­ni in atmosfera: (104,2 tonnellate di C02 per milione di euro prodotto), dietro alla Francia (85,5 tonnellate) e al Regno Unito (93,4 tonnellate) ma davanti a Spagna e Germania. Nelle energie rinnovabili, siamo primi tra i principali Paesi europei, con il 17,4%, per quota di rinnovabili nel consumo interno lordo (la Fran­cia è al 16%, la Germania al 14,8%, e il Regno Unito al di sotto del 10%). Siamo anche il quarto produttore mondiale di biogas - dopo Germania, Cina e Stati Uniti - con circa 1.900 impianti operativi. Insieme alla Germania, l’Italia è leader europeo in termini di quantità di materie seconde riciclate nell’industria manifatturiera: questa sostituzione di materia comporta un risparmio potenziale pari a 21 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e a 58 milioni di tonnellate di C02. Nel caso degli imballi (con l’eccezione di quelli in plastica), gli obiettivi di recupero fissati dalle direttive europee al 2025 sono già stati ampiamente raggiunti. Anche sul fronte dei rifiuti, abbiamo risultati eccellenti, pur con differenze ancora rilevanti tra le aree del Paese; su scala nazionale, la produzione di rifiuti risulta infatti largamente inferiore a quelle degli altri Paesi europei e comunque in costante decrescita; inoltre, si calcola che il 79% dei rifiuti è avviato a riciclo, un valore che è più del doppio della media europea, attestata al 38% e molto maggiore di quello di Francia, Regno Unito e Germania, tra il 45 e il 55 per cento. Per quanto riguarda il sistema produttivo, ancora Fondazione Symbola insieme con Unioncamere Italia, stimano che circa un’impresa manifatturiera su tre in questi anni abbia investito o sia pronta a farlo per un maggior risparmio energetico o per la riduzione dell’impatto ambientale delle proprie attività; risulta, peraltro, che le aziende green sono complessivamente più innovative e internazionalizzate delle altre. Made in Italy sinonimo di sostenibilità Si può dunque pensare che la produzione circolare e l’ecodesign diventino elementi caratterizzanti il made in Italy, come già lo sono la qualità dei materiali e delle lavorazioni. Dall’abbigliamento all’arredo, dalla meccanica all’alimentare, il grande valore immateriale dei nostri prodotti può essere arricchito con la componente del loro miglio­re impatto ambientale; si troverà così perfettamente allineato conia sensibilità e gli orientamenti che sempre più prevarranno nei consu­matori in tutto il mondo. Per cogliere al meglio questa grande opportunità è importante che lo sforzo delle imprese sia sostenuto dal Governo dello Stato. Non bastano iniziative singole; serve un robusto programma pluriennale, articolato in un pacchetto di misure il più possibile integrate e in grado di coinvolgere sia le imprese in settori diversi, sia le amministrazioni pubbliche e sia consumatori. Sono necessari stimoli che orientino il mercato i verso i prodotti e i servizi green (e magari disincentivi per quelli con elevato impatto negativo), premiando così le imprese che investono fortemente in questa direzione; la stessa domanda pubblica dovrebbe adottare con decisione criteri di scelta che privilegino esplicitamente le offerte di chi opera secondo le modalità dell’economia circolare. Altrettanto significativi sono interventi normativi che facilitino la realizzazione degli investimenti produttivi da parte delle imprese; questo è cruciale, ad esempio, nelle energie rinnovabili, dove l’installazione di nuovi impianti fotovoltaici ed eolici è tuttora rallentata dalla complessità delle procedure amministrative. Economia circolare: la formazione Luiss Business School Matteo Caroli è direttore dell'Executive Master in Circular Economy Management: scopri il programma. 18/10/2019 

15 Ottobre 2019

Luiss Business School punta sul Nord-Est: aprirà l’Hub “Veneto delle Dolomiti”

  In collaborazione con Confindustria Belluno Dolomiti, Provincia e Comune di Belluno, l’Hub costituirà un polo di eccellenza in un territorio fondamentale per l’imprenditoria e l’industria italiane RASSEGNA STAMPA Corriere della Sera, Luiss Business School a Belluno   Il Sole 24 Ore, Luiss Business School apre l'Hub Veneto delle Dolomiti  La Stampa, Luiss, la business school apre l’hub in Veneto  Il Messaggero, La Luiss Business School inaugura un Hub a Belluno Milano Finanza, Luiss Business School apre l'Hub delle Dolomiti  Nazione-Carlino-Giorno, Inaugura il "Veneto delle Dolomiti". Formerà i manager sul territorio  Il Giornale, La Luiss punta al Nord est e apre a Belluno Il Gazzettino, Luiss Business School anche a Belluno  Corriere del Veneto, Formazione, la Luiss in Veneto. Boccia: "Più vicini alle imprese"   Scuola 24 Il Sole 24 ore, Luiss avvia l’hub per l’alta formazione «Veneto delle Dolomiti»  Ansa, Hub Luiss Belluno Veneto delle Dolomiti Askanews, Luiss BS punta su Nord-Est: aprirà Hub Veneto delle Dolomiti  Corriere delle Alpi, Via libera: nel 2020 Luiss arriva a Belluno. Sarà la terza sede della business school FirstOnline, Luiss Business School punta sul Nord-Est: apre l’hub “Veneto delle Dolomiti”  Nuova Venezia, Luiss apre una sede a Belluno master executive e post laurea  Luiss Business School accelera sullo sviluppo della propria presenza sul territorio nazionale aprendo l’Hub “Veneto delle Dolomiti”, un nuovo polo di alta formazione, consulenza e ricerca applicata nell’area del business e management rivolto alle imprese presenti su un territorio storicamente ricco di eccellenze imprenditoriali e industriali. Costituito da Luiss Business School in collaborazione con Confindustria Belluno Dolomiti, Provincia di Belluno, Comune di Belluno, Comune di Feltre e Consorzio BIM Piave di Belluno, il nuovo Hub colma uno storico vuoto formativo in una provincia che pure ha visto la nascita e la crescita di distretti industriali e di rilevanti industrie nazionali e internazionali. L’Hub svilupperà iniziative di formazione, consulenza e ricerca in base alle specifiche esigenze del territorio e dei destinatari. Perché il nuovo Hub Veneto delle Dolomiti Luiss Business School “L’apertura del nuovo Hub Veneto delle Dolomiti rappresenta una evoluzione strategica fondamentale per la crescita della Luiss Business School”, ha commentato Vincenzo Boccia, Presidente della Luiss. “Grazie alle attività dell’Hub e alle competenze della Business School saremo in grado di rispondere a una esigenza di alta formazione molto sentita sul territorio, rafforzando la nostra missione di essere vicini alle imprese per favorirne la crescita e la capacità di affrontare le sfide dell’economia digitale e dell’internazionalizzazione”, ha aggiunto Boccia. “La creazione dell’Hub Veneto delle Dolomiti segue quella dell’Hub di Milano, oggi a pieno regime: attraverso queste strutture, Luiss Business School vuole rafforzare il proprio posizionamento di scuola di alta formazione di eccellenza e partner ideale per le imprese sul territorio”, ha aggiunto Luigi Abete, Presidente di Luiss Business School. “Negli ultimi anni la Scuola ha intrapreso un importante percorso di crescita, destinato a consolidarsi ulteriormente grazie anche al nuovo Hub”, ha concluso Abete. Formazione per un nuovo slancio alle imprese nel territorio di Belluno Negli ultimi anni, complice la crisi economica, la provincia di Belluno ha visto rallentare la spinta propulsiva delle imprese locali: il nuovo Hub punta quindi a dare nuovo stimolo all’imprenditorialità sul territorio e a restituire vita al tessuto economico-sociale, favorendo l’inserimento dei giovani nel contesto locale. L’Hub vuole inoltre rispondere alla carenza sul territorio di centri universitari e poli di ricerca e innovazione, creando un ecosistema incline all’innovazione e alla nascita di nuove imprese. Obiettivo fondamentale sarà peraltro favorire la diffusione di un approccio volto all’internazionalizzazione e alla digital transformation, stimolando altresì la nascita di una «rete delle competenze», grazie al network tra Università e stakeholder locali. Le prime attività dell’Hub partiranno nel 2020 con l’avvio dei primi corsi executive rivolti alle imprese del territorio. 15/10/2019 

03 Ottobre 2019

LA CENTRALITÀ DELLA CUSTOMER EXPERIENCE

  Redatto da Pier Paolo Bucalo, Adjunct Professor presso Luiss Business School e Coordinatore Comitato Scientifico per l’Executive Programme in “Customer Experience Management” “Sia il focus crescente sul “purpose” che l’obiettivo di generazione di valore per tutti gli stakeholder riaffermano la necessità di promuovere - all’interno delle nostre aziende - la cultura della centralità del cliente (e del cliente interno) per garantire risultati sostenibili nel lungo periodo.”  Lo slogan “Customer is King” non è certamente nuovo, ma negli ultimi tempi il focus sulla customer experience è diventato prioritario per tutte le aziende, in primis per quelle “consumer”. È ormai chiaro come il successo di un’azienda non dipenda più solamente dalle caratteristiche del prodotto o servizio offerto (qualità, prezzo, etc.), ma da come essa si relaziona con i propri clienti, dalle esperienze che fa vivere loro durante l’intera “customer journey”: dal momento in cui il potenziale cliente si avvicina al brand o ne sente parlare, a quando lo stesso analizza l’offerta di prodotti e servizi, fino a quando poi diventa effettivamente cliente e fino a quando lo rimane. Anche un’azienda che investa somme ingenti per creare un prodotto eccezionale o lanciare campagne pubblicitarie memorabili, se prodotto e comunicazione non sono supportati da una customer experience positiva, avrà molte difficoltà ad avere successo. Affinché il focus sul cliente e sulla sua esperienza rappresenti un vantaggio competitivo, tutte le funzioni aziendali devono essere allineate verso l’obiettivo strategico di fornire una customer experience di valore. Nel lontano 2004, in UniCredit, si scelse di legare parte degli incentivi economici per la rete commerciale (MBO) al raggiungimento di specifici livelli di customer satisfaction. Così facendo, UniCredit fu capace di limitare le pressioni commerciali sui clienti, che rischiavano di avere impatti negativi sulla loro soddisfazione, a vantaggio invece della sostenibilità nel medio periodo dei risultati raggiunti, in quanto generati da clienti soddisfatti. Ma come ci ricorda Charles Dickens: “La carità comincia a casa propria”. Se quindi un’azienda è seriamente intenzionata a servire al meglio i suoi clienti finali, è opportuno che cominci dai propri dipendenti. Senza una forza lavoro ingaggiata e motivata, è molto difficile tradurre esperienze individuali in Customer Journey soddisfacenti[1]. L’aspetto positivo è che i progetti volti alla motivazione e valorizzazione dei dipendenti possono essere portati avanti contemporaneamente ai progetti con un focus sulla customer experience, con evidenti sinergie. Vi sono infatti profonde similarità tra le competenze di cui un’azienda ha bisogno per diventare “best employer of choice” e le competenze necessarie affinché la stessa azienda sia in grado di offrire ai propri clienti una “superior customer experience”.[2] Un trend molto importante, che in questi anni si è diffuso rapidamente, è legato al “purpose”, che in estrema sintesi è la ragione stessa dell’esistenza dell’azienda. Tutte le aziende di maggior successo sono guidate da un chiaro “purpose”. Per comprendere meglio il concetto, può essere molto utile un breve video da un TED Talk di Simon Sinek, dal titolo “Start with why”, dove Sinek spiega chiaramente come “People don’t buy what you do, they buy why you do it”: i clienti non comprano ciò che un’azienda offre, ma sposa la ragione per la quale un’azienda fa ciò che fa[3]. Secondo una recente ricerca di Accenture[4], oltre a prezzo, qualità dei prodotti/servizi e customer experience, per i Clienti sono molto importanti elementi quali la trasparenza, l’attenzione nei confronti dei dipendenti, la presenza di valori etici e la dimostrazione di autenticità e coerenza in tutto ciò che l’azienda fa. Il purpose appunto. Più recentemente, circa un mese fa, una nuova spinta a perseguire con ancora maggior attenzione l’impegno la soddisfazione dei propri dipendenti e una esperienza coinvolgente per i propri clienti ci è arrivata dagli Stati Uniti, dalla potente associazione di tutte le grandi multinazionali americane. Il 17 agosto 2019,  Business Roundtable, associazione di cui fanno parte aziende del calibro di Amazon, American Express, Apple, Bank of America, BlackRock, Coca-Cola, JP Morgan Chase e Mastercard, ha pubblicato lo “Statement on the Purpose of a Corporation”, nel quale ha “ufficializzato” il cambiamento dell’obiettivo dell’azienda: non più generazione di valore per i soli azionisti (shareholder value) ma tutti gli stakeholder: “… generare valore per i clienti, investire nei dipendenti, rapportarsi in modo equo ed etico con i fornitori, supportare le comunità nelle quali le aziende operano e generare valore nel lungo periodo per gli azionisti.” Ma si tratta solo di marketing? Probabilmente no, grazie ad una sensibilità crescente da parte di consumatori ed investitori sui temi ambientali e sociali, misurati da questi ultimi con nuove metriche ad hoc: i fattori ECG (Environmental, Social e Corporate Governance). Anche le nuove generazioni fanno essere ottimisti. Come fa notare Larry Fink, CEO di BlackRock, nella sua lettera ai CEOs 2019, citando una recente ricerca di Deloitte[5], quando è stato chiesto ai millennials quale debba essere l’obiettivo primario di un business, coloro che hanno risposto “migliorare la società” sono stati il 63% in più rispetto a coloro che hanno risposto con il più classico “generare profitti”. Anche un bell’articolo di Almandoz, Lee e Ribera evidenza come molti giovani lavoratori siano attratti da opportunità di lavoro presso purpose-driven companies: aziende dove la ricerca del profitto sia unita al desiderio di migliorare il mondo.[6] Possiamo quindi affermare che sia il focus crescente sul “purpose” che l’obiettivo di generazione di valore per tutti gli stakeholder evidenziano ulteriormente la necessità e l’importanza di promuovere - all’interno delle nostre aziende - la cultura della centralità del cliente (e del cliente interno) come leva principale per garantire risultati economici sostenibili nel lungo periodo. Da questa esigenza del mercato scaturisce la mia collaborazione con Luiss Business School per la progettazione dell’Executive Programme in Customer Experience Management in partenza il 18 ottobre 2019. Articolato in 8 incontri in formula weekend, questo programma, grazie ad una faculty d’eccezione composta da esperti del settore e CEO/Director di alcuni dei brand più importanti sul mercato, fornirà ai partecipanti le competenze e gli strumenti per comprendere e misurare la customer experience e le variabili che la influenzano, per poi disegnare una esperienza coinvolgente per i clienti target attraverso l’intera customer journey omni-canale. SCARICA LA BROCHURE [1] McKinsey & Co. “When the Customer Experience Starts at Home”, 2017 [2] Pier Paolo Bucalo “La Conoscenza del Fattore Umano”, Linkedin 2019 [3] Video di Simon Sinek: https://youtu.be/Jeg3lIK8lro [4] Accenture “From Me to We: The Rise of the Purpose-Led Brand”, 2018 [5] Deloitte “The Deloitte Global Millennial Survey”, 2019 [6] J. Almandoz, Y-T. Lee and A. Ribera “Unleashing the Power of Purpose”, IESE Insight 2018  

03 Ottobre 2019

Imprese Italiane: perché fare business negli Emirati Arabi Uniti

Massimo Falcioni, AD di ECI – Ethiad Credit Insurance, è stato guest speaker alla Luiss Business School nell’ambito del primo modulo di “Doing Business in the Gulf”. Un italiano al vertice dell’agenzia federale emiratina per il credito all’esportazione, che ha condiviso con i partecipanti all’esclusivo programma, le conoscenze e l’esperienza maturate, affinché siano funzionali allo sviluppo di progetti imprenditoriali di internazionalizzazione verso i Paesi del Golfo. Perché fare business negli Emirati Arabi Uniti? L’economia emiratina si caratterizza per una forte diversificazione del prodotto interno lordo, prevalentemente sostenuta da esportazioni (produzioni locali) e ri-esportazioni (merci importate per poi essere successivamente esportate), soprattutto di prodotti non petroliferi.  Oro e gioielli, prodotti petrolchimici (plastica, polimeri), alluminio, energie rinnovabili, automotive, meccanica e food sono i settori non-oil che attirano la maggior parte delle imprese straniere a produrre in loco per poi esportare verso i tradizionali mercati di sbocco negli Emirati Arabi Uniti (quali Asia, Africa e Medio Oriente) oppure a fare base negli Emirati per riesportare prodotti importati. La diversificazione dell’economica emiratina è frutto di una precisa volontà governativa, di costruire un sistema economico che non dipendente dall’oro nero. Oggi il 77% del Pil non dipende dal petrolio, una percentuale destinata ad aumentare all’80% entro il 2021. La nascita di ECI si inserisce proprio in questo contesto: un ente federale con l’obiettivo di attirare investimenti stranieri nei settori non-oil, offrendo credito alle esportazioni a società operanti. Un toolkit manageriale per fare business negli Emirati Arabi Uniti L’obiettivo di ECI è sostenere tutte le società che abbiano identificato gli Emirati come base per i propri affari, offrendo le stesse opportunità di cui potrebbero avvantaggiarsi nel proprio Paese d’origine. È soprattutto un ente che facilita l’internazionalizzazione dagli Emirati Arabi proteggendo, merci, servizi e investimenti dai mancati pagamenti per rischi commerciali e non commerciali (rischi politici). Si tratta di strumenti tutt’altro che secondari per le imprese pronte a fare business negli Emirati Arabi Uniti. Tuttavia, come racconta Massimo Falcioni, gli strumenti finanziari se non accompagnati da un adeguato mindset manageriale, non proteggono l’impresa economica dal rischio di insuccesso. Per fare business negli Emirati Arabi Uniti è infatti indispensabile: Saper lavorare in team multiculturali. In un Paese che conta 10 milioni di abitanti, di cui solo il 15% è costituito da cittadini emiratini, la diversity è un marchio di fabbrica. Il fattore immigrazione infatti non è ostativo alla crescita economica, quanto piuttosto indispensabile poiché portatore di competenze. Queste considerazioni introducono un tema di ulteriore complessità nell’ambito di una leadership che sappia confrontarsi con team multiculturali. Le skill di comunicazione diventano infatti una discriminante, sia in termini di conoscenza avanzata della lingua inglese, sia dei diversi significati che un’espressione assume nella propria cultura di riferimento. Gli Emirati Arabi Uniti sono un hub internazionale con grande potenziale di sviluppo, in cui per operare con successo è necessaria capacità di analisi dei mercati globali. 03/10/2019 

PMI

02 Ottobre 2019

Luiss Business School: nasce Ethos, osservatorio sull’etica pubblica

Diretto da Sebastiano Maffettone, Ethos punta a esaminare le grandi questioni della società contemporanea in una prospettiva etica.  Il 1 ottobre 2019 è stato presentato a Villa Blanc, sede della Luiss Business School, Ethos, Osservatorio sull’Etica Pubblica. Diretto da Sebastiano Maffettone, Ethos nasce con l’obiettivo principale di esaminare le grandi questioni della società contemporanea in una prospettiva etica, attraverso una riflessione consapevole che sappia indirizzare le sfide e le trasformazioni della società contemporanea; l’attività di Ethos prevede attività di ricerca, programmi di formazione ed eventi volti ad arricchire il dibattito pubblico, costruire un dialogo virtuoso con imprese e istituzioni e guardare a una più ampia dimensione di futuro sostenibile e di responsabilità sociale. A tenere a battesimo Ethos sono stati, fra gli altri, Anna Ascani, Viceministra al Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, Sabino Cassese, Giudice Emerito della Corte Costituzionale, Claudio De Vincenti, Economista già Ministro per la Coesione Territoriale e il Mezzogiorno, Giovanni Lo Storto, Direttore Generale Luiss, Fabrizio Sammarco, Amministratore Delegato Italia Camp, Paola Severino, Vice Presidente Luiss, Laura Valente, Presidente Museo Madre di Napoli, e Luciano Violante, Presidente Fondazione Leonardo già Presidente della Camera dei deputati. Etica al centro del dibattito pubblico, per formare i leader del futuro “Viviamo in un momento storico in cui, dati alla mano, la fiducia che i cittadini dei maggiori Paesi occidentali nutrono nei confronti della politica, dei media, della giustizia e delle banche è sostanzialmente ai minimi”, ha dichiarato Sebastiano Maffettone, Direttore di Ethos Luiss Business School. “Ethos nasce con la convinzione che l’etica pubblica possa contribuire a consolidare quel vero e proprio cemento sociale che, sfaldandosi, crea deficit di fiducia”. “Un leader di successo deve saper prendere decisioni strategiche in modo responsabile e non può prescindere dai concetti di etica, sostenibilità e rispetto delle istituzioni”, ha aggiunto Paolo Boccardelli, Direttore della Luiss Business School. Le attività di ricerca di Ethos sono articolate in quattro macro-aree, così da costruire un’indagine sistemica delle grandi questioni della società contemporanea in chiave etica: etica e la vita con gli altri, per rispondere alle sfide della diversity e di società sempre più multiculturali; etica e la cura di noi, per un’etica pubblica delle grandi sfide della vita, della disabilità e delle dipendenze; etica e morale delle Humanities, per promuovere il sapere umanistico nell’ambito di percorsi trasversali che sappiano stimolare il pensiero critico; etica e il mondo sociale, per un approccio di etica pubblica alla cultura d’impresa, alla crescita del Mezzogiorno e, più in generale, all’economia digitale. L’etica pubblica applicata alla gestione dei dati personali genera risorse, equità e trasparenza, secondo lo studio Ethos Luiss Business School e Legacoop Il rapporto tra etica pubblica e digitale è stato oggetto dello studio “Cooperative Commons”, condotto da Ethos in partnership con Legacoop e i cui risultati sono stati presentati in occasione del lancio dell'osservatorio. La ricerca delinea un approccio cooperativo alla gestione dei dati personali che cediamo ai Big Tech per navigare in rete o fruire dei social network: nella misura in cui questi stessi dati generano profitto, il modello “Cooperative Commons” prevede che agli utenti venga assegnata una parte di profitto proporzionata all'impegno e all'utilità dei risultati. Tutti gli attori coinvolti potrebbero trarre vantaggio da simile impostazione, secondo una logica “win-win”. Da una parte, la maggiore equità redistributiva renderebbe l’economia digitale più sostenibile creando una relazione positiva tra posizioni paritarie e risorse disponibili, dall’altra questo sistema di incentivi andrebbe a incrementare la quantità e la qualità del traffico online, con più trasparenza rispetto all’uso e al valore reale dei dati. Un sistema che favorirebbe anche i grandi operatori della Rete e potrebbe contribuire a ridurre l’impatto delle misure sanzionatorie derivanti dai provvedimenti delle Authority, con ricadute positive soprattutto in termini di reputazione  e fiducia. Rassegna stampa Il Messaggero, Luiss Business School inaugura Ethos, primo osservatorio sull’etica pubblica Adnkronos, Nasce Ethos, osservatorio sull’etica pubblica Askanews, Etica e business, nasce Ethos, Osservatorio sull’etica pubblica  Ilsole24ore.com, "Guadagnare" tutti con i dati digitali? Per Ethos-Legacoop si può Corriere della Sera, Un think tank (apolitico) per l’etica pubblica HuffPost, Luiss Ethos, nasce l'osservatorio di etica pubblica Gallery 02/10/2019

30 Settembre 2019

Al via la settimana dell’etica e della responsabilità sociale alla Luiss Business School

La presentazione dell’osservatorio Ethos Luiss Business School darà il via alla Settimana dell’Etica e della Responsabilità Sociale della Scuola di Business e Management della Luiss Guido Carli. Ethos, il nuovo osservatorio sull’etica pubblica diretto da Sebastiano Maffettone nasce con l’obiettivo principale di esaminare le grandi questioni della società contemporanea in una prospettiva etica: a discuterne il 1 ottobre a Villa Blanc saranno, fra gli altri, la Viceministra al Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca Anna Ascani, la Vice Presidente della Luiss Paola Severino, il Giudice Emerito della Corte Costituzionale Sabino Cassese, l’economista Claudio De Vincenti, il Presidente della Fondazione Leonardo Luciano Violante e Paolo Boccardelli, direttore della Business School. Giovedì 3 sarà invece illustrata la politica di sostenibilità di Enel con il suo Chief Financial Officer Alberto De Paoli. La Settimana si concluderà a Villa Blanc martedì 8 ottobre con il workshop internazionale “Make sustainable and impactful strategy happen” al quale parteciperanno i principali accademici del settore, fra cui il rettore della Luiss Andrea Prencipe e il professor Bob Eccles dell’Università di Oxford, e durante il quale l’amministratore delegato di MPS Marco Morelli sarà fra i primi firmatari del Manifesto su come integrare purpose aziendale e sostenibilità con innovazione e performance. “Affrontare con serietà e al tempo stesso con concretezza le tematiche dell’etica e della sostenibilità economica, sociale e ambientale è oggi un imperativo categorico”, ha commentato Paolo Boccardelli, Direttore della Luiss Business School. “Attraverso le iniziative di questa Settimana, vogliamo dare un contributo concreto in termini di consapevolezza e determinazione per gestire le transizioni chiave che ci attendono”. 30/09/2019 

19 Settembre 2019

Study Tour a Tel Aviv per gli studenti del Master in Entrepreneurship  

Company visit e laboratori per approfondire il sistema israeliano delle startup Due settimane nella Silicon Valley mediorientale, per conoscere la realtà della Start-up Nation Central, attraverso le testimonianze e le storie di successo dei protagonisti dell’ecosistema dell’innovazione israeliano. Un’opportunità unica per gli studenti del Master in Entrepreneurship, che attraverso workshop e company presentation hanno avuto un punto di vista privilegiato sulle scelte e le strategie che hanno reso Tel Aviv capitale high tech con la più alta densità di startup al mondo. Trovare un investitore per la tua startup in 24 ore? È possibile! Le competenze sono il punto di partenza. Se molte sono le buone idee imprenditoriali di startup che nascono in un garage, costruire un pitch che ingaggi gli investitori e lanciare sul mercato un prodotto di successo è una metodologia da fare propria. I laboratori Idea Validation & Lean Startup Methodologies, How to stay alive after selling 3 Startups, Business Communication Tools hanno permesso agli studenti di apprendere le strategie che riducono i rischi di insuccesso di una startup, come il metodo Lean Startup, e gli strumenti utili per gestire le relazioni con partner, clienti e stakeholder.  Gli incontri con i fondatori, CEO e general manager di IronSource, Bablic, Mellanox, SAM, Catlyst Investiments e Leading Edge Consultants sono stati l’occasione per gli studenti del Master in Entrepreneurship di imparare a costruire una comunicazione human2human e le regole non scritte di un business meeting. Infine, ad essere sempre pronti: a trovare un investitore in 24 ore e cosa fare se all’ultimo momento, la tua startup non viene più acquisita.   Come il contesto istituzionale può facilitare una crescita economica guidata dall’innovazione: è stato questo il tema al centro dell’incontro degli studenti del Master in Entrepreneurship, con l’ambasciatore italiano in Israele Gianluigi Benedetti. Nell’ambito delle attività previste dall’Accordo italo-israeliano di cooperazione industriale, scientifica e tecnologica, non mancano infatti programmi di agevolazione della mobilità in Israele delle giovani startup italiane. Il Master in Entrepreneurship è un percorso unico di apprendimento, esperienze sul campo e sviluppo di iniziative concrete di startup imprenditoriale. Si articola in lezioni, casi studio, sessioni di lavoro di gruppo e si conclude con l’incubatore d’impresa che permette di combinare teoria e pratica. Scopri il Master e le borse di studio, che coprono fino al 95% della quota di iscrizione. SCARICA LA BROCHURE 19/09/2019 

02 Settembre 2019

Nelle mani di un algoritmo che decide al posto nostro

  Commento di Paolo Boccardelli, direttore Luiss Business School, pubblicato su Repubblica Affari & Finanza il 2 settembre 2019 Viviamo nell’era dei big data e dei social network: ogni minuto vengono effettuate 4,5 milioni di ricerche su Google, visti altrettanti video su Youtube, postate 280mila storie su Instagram. Ma questa massa di dati, cui ciascuno di noi contribuisce più o meno volontariamente quando cerca un’informazione o pubblica una foto che viene elaborata da intelligenze artificiali sempre più potenti, costituisce progresso, inteso come crescita del capitale umano e della cultura digitale? Aumenta il pluralismo dell’informazione e, in definitiva, potenzia la nostra capacità di scegliere consapevolmente? Questa domanda costituisce un nodo cruciale per la società contemporanea. Nel recente e approfondito saggio “Big Data”, gli autori Del Mastro e Nicita ricordano che già nel 2015 Hossein Derakhshan, ricercatore ad Harvard e al MIT, evidenziava come il web sia profondamente cambiato con l’avvento dei social. Prima di allora, il web era un grande strumento di accesso all’informazione e alla conoscenza, che favoriva diversità e pluralismo. Oggi a dominare sono le piattaforme: tuttavia, più le usiamo più “nutriamo” gli algoritmi di machine learning al loro interno con dati su nostre abitudini, desideri, emozioni e comportamenti. Conoscendoci sempre meglio, gli algoritmi selezionano per noi un ventaglio sempre più ristretto di informazioni, riducendo sì lo sforzo richiesto per soddisfare i nostri bisogni, ma anche la capacità di analisi. Come dimostrato da un esperimento della World Wide Web Foundation, un solo like dato o non dato a un post fa divergere i feed di account sino a quel momento “gemelli”. Questo fenomeno, definito da Eli Pariser (e da allora noto come) filter bubble, è responsabile delle scelte che l’algoritmo effettua per noi ed è, purtroppo, alla base della dieta informativa forzata di una fetta crescente della società. Sono gli algoritmi a effettuare il prezioso lavoro “editoriale” di selezione delle informazioni per noi rilevanti. A questo si aggiungano gli specialisti in grado di sfruttare gli algoritmi per diffondere presso specifiche comunità di utenti una visione parziale di un fenomeno e di una realtà, enfatizzandone alcuni aspetti a scapito di altri, o addirittura una realtà falsa. Professionisti che, in casi estremi e distorti, disseminando i social con troll e utenti falsi, riescono a influenzare il dibattito e l’agenda della discussione, se non addirittura il consenso rispetto a certe posizioni. Non mancano leader politici che con grande disinvoltura comunicano a colpi di tweet, post e storie, né esempi di consultazioni democratiche in cui gli strumenti digitali hanno contribuito a generare consenso attorno a tesi o a specifici candidati. Il tema è rilevante anche oggi in Italia: la Democrazia Parlamentare sancita dalla Costituzione si confronta con quella diretta evocata da molte forze politiche per aumentare il consenso facendo leva proprio sulla disintermediazione resa possibile dalla comunicazione digitale. Non bisogna però dimenticare che le piattaforme digitali sfuggono alle normative sul pluralismo e sulla responsabilità editoriale, nonché ai controlli delle autorithy. Inoltre, la “selezione” operata dalla profilazione algoritmica diventa scarsamente percepibile dagli utenti, che ricevono le notizie selezionate sulla base del meccanismo del filter bubble e, pertanto, accedono solamente a una visione parziale della realtà senza rendersene conto. Questo fenomeno, infine, è particolarmente accentuato dall’utilizzo di tecniche di comunicazione che evocano e stimolano emozioni, creando news di facile e immediata condivisione e per loro natura virali, accentuando ulteriormente il fenomeno della profilazione. Tutto ciò pone due importanti temi. Il primo è la necessità di prevedere in capo alle Authorithy meccanismi di controllo e regolamentazione maggiormente efficaci per, fra l’altro, rendere più espliciti e trasparenti i meccanismi di profilazione e contrastare la diffusione delle fake news. Inoltre, poiché il fenomeno non è facilmente arginabile, è necessario imparare a conoscerlo, attrezzare la nostra società con gli strumenti adatti per vivere nella nuova era digitale in maniera consapevole. Occorre cioè imparare di nuovo a cercare le notizie e a discernere quelle vere da quelle false, quelle che mostrano una realtà parziale e non offrono una visione controfattuale da quelle che consentono di effettuare analisi obiettive. È necessario, in definitiva, nutrire la nostra società con l’abilità fondamentale per il nostro tempo: il pensiero critico. Il pensiero critico si alimenta con l’apprendimento continuo, vive di domande e non di risposte preconfezionate; è alleato del dubbio e non delle certezze di pochi; si arricchisce grazie alle opinioni degli esperti veri e non presunti, si basa su dati e analisi rigorose, realizzate con metodi scientifici e presentate in modo appropriato nelle sedi corrette. In definitiva, il pensiero critico si nutre della conoscenza approfondita e non della superficialità. 02/09/2019 

01 Agosto 2019

Luiss Business School diventa membro di GBSN - Global Business School Network

Luiss Business School è la prima scuola di alta formazione italiana a entrare nel GBSN – Global Business School Network, la più importante associazione internazionale senza scopo di lucro che collabora con istituzioni, aziende, fondazioni e ONG per favorire la formazione manageriale nei Paesi in via di Sviluppo e nei mercati emergenti. Creato all’interno della World Bank e successivamente diventato un’organizzazione non profit, dal 2003 il GBSN promuove la crescita delle nazioni meno sviluppate attraverso attività di formazione e condivisione della conoscenza; del GBSN fanno parte circa 100 delle più importanti business school internazionali, fra cui MIT, University of California @ Berkeley – HAAS School of Business, Columbia Business School, Insead, HEC, University of Chicago - Booth School of Business, IESE, IMD, Indian School of Business e Nanyang Business School. “Entrare a far parte del GBSN non è solo un importante riconoscimento, ma ci pone anche nelle migliori condizioni per rafforzare il nostro posizionamento all’estero e, in particolare, in quelli che saranno i Paesi a più alto tasso di crescita del futuro”, ha commentato Paolo Boccardelli, Direttore della Luiss Business School. Luiss Business School è entrata a far parte del GBSN anche grazie alla certificazione EQUIS ottenuta dalla scuola già dal 2015 e a oggi riconosciuta solo a circa 180 business school impegnate nella formazione manageriale a livello globale, circa l'1 per cento. Prima in Italia, Luiss Business School, unitamente al Dipartimento di Impresa e Management di Luiss, ha ottenuto il riconoscimento per tutta la linea dei programmi di management, dai corsi di Laurea Triennale al Master in Business Administration, inclusi le lauree magistrali, il dottorato di ricerca, i master specialistici e la formazione per le aziende. Leggi l'articolo su Yahoo Finanza 13/08/2019 

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