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06 Novembre 2025

Leadership integrata: tra ESG, cultura e governance

Dall’intelligenza emotiva alla creazione di nuove culture aziendali: così le aziende e chi le guida stanno cambiando per rimanere competitive.La leadership è in evoluzione e il mondo aziendale dibatte sulla direzione da prendere per guidare con sicurezza persone e obiettivi di business. Questo tema è stato il fulcro dell'Executive Talk "Leadership integrata: tra ESG, cultura e governance", organizzato da Luiss Business School a Villa Blanc. L'incontro è stato moderato da Marco Francesco Mazzù, Professor of Practice in Marketing, Luiss Business School. La trasformazione della leadership Un leader è chiamato a influenzare e dare un tono diverso alle azioni della propria azienda nell'ambiente in cui opera, con un ritorno di valore per gli azionisti e gli stakeholder di riferimento. Ciò è possibile grazie all'evoluzione dei modelli di leadership, più integrati nelle aziende e nel rapporto con le persone. Tra i nuovi valori di cui i leader devono armarsi c’è l’attesa. “Per chi ha un modello di leadership decisionale, saper aspettare è prezioso, ma difficile da imparare. In certi momenti, quando le cose cambiano, bisogna aspettare per osservare il nuovo stato”, ha sottolineato Isabella Falautano, Group Chief Sustainability Officer, Angelini Industries, raccontando il proprio percorso professionale. “Inoltre, per essere un buon leader, bisogna trovare i giusti compagni di percorso. In un mondo sempre più digitale, con meno prossimità fisica, l'intelligenza emotiva è importante, insieme all'essere autentici e veri. Bisogna dire quello che si fa e fare ciò che si dice: il CEO dovrà sempre di più avere caratteristiche di un Chief Emotional Officer." Secondo Camillo Greco, Chief Financial Officer di Poste Italiane, esistono due forme di leadership: quella individuale e quella aziendale. La prima si è profondamente evoluta nel tempo, includendo oggi anche la capacità di garantire l’equilibrio tra vita privata e professionale del proprio team, elemento fondamentale per preservarne la motivazione e la produttività. “Ma per essere buoni leader anche l'azienda in cui si lavora deve esserlo nel proprio settore, dotata di persone con cui si è in sintonia.”“Le cose stanno ancora cambiando”, ha sottolineato Sara Panza, Founder di Yolo Mindfulness e Business Coach Speex. “Inoltre, il leader più senior non è più il massimo esperto della materia. Ciò porta al fatto che deve trovare la capacità di guidare pur non conoscendo i contenuti del proprio business. A volte i più giovani sono più preparati su tematiche specifiche, ma il leader deve dare la visione e saper leggere le persone. Quindi la capacità più importante resta questa: fare un piano, ma anche saperlo modificare in base alle contingenze.” L'etica nei processi decisionali Etica, strategia e valutazione della performance: sono queste tre sfaccettature sempre più discusse all'interno del macro-tema della leadership. L’integrazione di questi temi è ormai uno standard atteso da mercato e investitori, interpretati come leve di crescita.“In questo contesto – secondo Greco – leadership significa anche fare scelte coraggiose, fuori dal coro. Applicare i criteri ESG vuol dire adottare una visione più ampia, che tenga conto non solo dei risultati economici, ma anche del benessere della comunità.” Allo stesso modo, l’equilibrio fra etica e business è un tema caldo soprattutto tra le generazioni più giovani. “Le persone che si affacciano in un'azienda vogliono autenticità,” ha sottolineato Panza, osservando la realizzazione della sostenibilità anche all'interno delle organizzazioni. A guidare la scelta dell'azienda in cui lavorare è un interrogativo: "Cos'è davvero importante per me?" “Quando si lavora in un'azienda bisogna capire il senso della propria attività”, le ha fatto eco Falautano, “cosa che anche l'organizzazione è chiamata a restituire. La sostenibilità deve essere legata alla ragion d'essere dell'azienda, il famoso purpose. Poi c'è la compliance: la sostenibilità è vista come un adempimento alle normative che la prevedono. Infine, c'è il tema competitivo: le banche assegnano finanziamenti in base alle valutazioni di come viene fatto business in base ai criteri ESG. La Gen Z è pronta a boicottare aziende che offrono prodotti non rispettose dell'ambiente o dei valori sociali, sono disposte a pagare di più per progetti più etici e sostenibili. Questi sono i consumatori - ma anche i dipendenti - del futuro e ci chiedono coerenza nella gestione della sostenibilità nel business”. Leadership e cultura organizzativa: l'infrastruttura invisibile È la prima volta nella storia dell'economia mondiale che le aziende si trovano ad affrontare i temi di longevity economy. Le generazioni che convivono all'interno di un'azienda aumentano, arrivando a volte anche fino a cinque. Ciò propone un tema di armonizzazione, che solo una leadership integrata con una cultura organizzativa condivisa può mettere insieme.“I leader giocano un ruolo fondamentale nella creazione della cultura aziendale. Ci vogliono anni per costruirla e attimi per distruggerla. Inoltre, è qualcosa di difficile da definire - ha spiegato Panza - però è fondamentale per raggiungere i propri obiettivi. I leader devono essere aperti all'ascolto per cambiare la cultura aziendale e tornare a essere rilevanti.” “Bisogna esser sempre attenti a creare zone di sicurezza psicologica nei team, in cui sentirsi accolti anche con opinioni divergenti”, ha dichiarato Falautano. “Ciò dipende dai manager e dai leader, capaci di accogliere zone di confronto franche. Bisogna anche essere capaci di dire di no.” “Per destreggiarsi in un ambiente complesso bisogna saper ascoltare in maniera sistematica e complessiva, formale e informale, in modo da creare una cultura positiva, che renda piacevole il luogo in cui si va a lavorare”, ha concluso Greco.

03 Novembre 2025

A World Ahead: una campagna per valorizzare la strategia multi-hub della Luiss Business School, che inaugura una nuova e più ampia sede a Milano

“A World Ahead” è il concept creativo della campagna istituzionale della Luiss Business School: un invito a guardare oltre l’orizzonte, a immaginare il futuro prima che accada e ad esserne protagonisti. Un’idea che vuole enfatizzare quanto lo sviluppo di competenze, hard e soft, consenta di anticipare, plasmare e guidare il cambiamento in un mondo caratterizzato da profonde e repentine trasformazioni. La mission della Scuola è infatti quella di formare leader consapevoli, capaci di generare valore per sé stessi, le organizzazioni e la Società. “Luiss Business School è presente a Milano dal 2018 dove, fino ad oggi, ha condiviso la sede con l’Ateneo e altre istituzioni nel Milano Luiss Hub. Una città che rappresenta un tassello fondamentale della strategia multi-hub in quanto ponte per l’internazionalizzazione della Scuola in Europa, unitamente alla sede di Amsterdam. Guardiamo a un futuro in cui il presidio nei centri nevralgici dell’economia nazionale e globale e soprattutto le connessioni tra i differenti contesti saranno sempre più motore di crescita e sviluppo” dichiara Luca Pirolo, Associate Dean for Multi–Hub strategy della Luiss Business School. Milano si inserisce in un network che comprende Roma, Belluno, Amsterdam e Dubai e rafforza lo sviluppo multi-hub della Scuola, un approccio che risponde a criteri geografici ma soprattutto strategici. Le varie sedi rappresentano non solo un luogo fisico, ma un’opportunità concreta di connessione e crescita per studenti, professionisti e imprese che entrano in contatto con diversi mercati, culture, aziende e istituzioni ed ampliano la loro visione e le loro relazioni su base globale. Il nuovo building della Luiss Business School, sito in via Maroncelli 11, ha una superficie di 2000 metri quadrati, suddivisi su 3 piani. Le 15 aule, attrezzate con apparati audio-video, comprendono aree dotate di tecnologie immersive e videowall per simulazioni avanzate. Completano la sede milanese una sala eventi, uffici e sale per studenti e professori. Digital Angels, che affianca Luiss e Luiss Business School dal 2024 nell’elaborazione della strategia media, ha ideato e realizzato la campagna, finalizzata a rafforzare il posizionamento nazionale e internazionale della Scuola. È prevista una pianificazione multicanale, pensata per intercettare un pubblico business-oriented, interessato all’alta formazione e alla crescita professionale. La strategia include la presenza su Meta, LinkedIn e stampa online in programmatic advertising, oltre a una copertura capillare di formati DOOH nei principali snodi strategici di Milano. “Siamo entusiasti di affiancare la Luiss Business School nel lancio della nuova sede di Milano, una pianificazione omnichannel e capillare sul territorio che si inserisce in una strategia media volta a comunicare lo sviluppo multi-hub della Scuola, l’innovazione ed il costante impegno nella crescita di studenti e professionisti” afferma Donatello Guarino, Head of operations di Digital Angels. 3/11/2025

31 Ottobre 2025

Organizzazione aziendale, controlli e formazione per la prevenzione dei reati in materia di appalti

Organizzazione aziendale, controlli e formazione per la prevenzione dei reati in materia di appaltiOpen Lesson Bid & Proposal Management Venerdì 21 novembre 2025, dalle 16.00 alle 19.00, Luiss Business School ospita un nuovo appuntamento formativo dedicato al tema della legalità negli appalti, con un focus su modelli organizzativi, sistemi di controllo e attività di formazione come strumenti di prevenzione dei reati. L'open lesson Organizzazione aziendale, controlli e formazione per la prevenzione dei reati in materia di appalti si terrà in modalità ibrida (in presenza a Roma e online) e offrirà un’analisi delle principali fattispecie di illecito e delle buone pratiche di compliance aziendale, con una prospettiva che integra aspetti giuridici, gestionali e operativi. A prendere parte all'appuntamento il Procuratore della Repubblica Mario Palazzi, l'Avvocato Cassazionista Daniele Ripamonti e Domenico Casalino, Senior Advisor Procurement e Referente Scientifico dell'Executive Programme in Bid & Proposal Management, il programma dedicato alla gestione strategica delle gare e delle offerte, in partenza a settembre 2026 presso la sede di Roma. Un’occasione per riflettere sul valore della prevenzione dei reati in materia di appalti pubblici e privati, attraverso il confronto diretto con esperti e professionisti del settore. AGENDA 16.00-17.00 – Intervento di apertura “Aspetti preventivi e repressivi del rapporto tra i reati in materia di appalti pubblici e la libera concorrenza “ di Mario Palazzi, Procuratore della Repubblica17.00 – 19.00 – Sistemi aziendali di compliance e controllo a prevenzione degli illeciti tipici in materia di appalti" di Daniele Ripamonti, Avvocato Cassazionista Introduce e modera il Domenico Casalino, Senior Advisor Procurement e Referente Scientifico dell’Executive Programme in Bid & Proposal Management. SPEAKER: Domenico Casalino, Senior Advisor Procurement e Referente Scientifico dell’Executive Programme in Bid & Proposal Management Mario Palazzi, Procuratore della Repubblica Daniele Ripamonti, Avvocato Cassazionista QUANDO: venerdì 21 novembre 2025ORARIO: 16.00 – 19.00DOVE: Roma e Online

24 Ottobre 2025

Costruire manager "future proof": saper leggere e navigare contesti complessi, con mindset digitali e sostenibili

Luiss Business School ha ospitato l'executive talk dedicato all'educazione manageriale del futuro In un contesto complesso e mutevole i manager sono chiamati a leggere le sfide contemporanee e a produrre decisioni in situazioni sempre più ambigue. Per questo è necessaria una formazione che sia capace di armonizzare le competenze hard - non più indispensabili a monte - con soft skill preziose. Al tema del reskilling manageriale Luiss Business School ha dedicato l'executive talk "Nuove competenze per nuove sfide: l'educazione manageriale nell'era della sostenibilità e della trasformazione digitale". L'incontro, tenutosi il 10 ottobre presso Villa Blanc, è stato moderato da Silvia Dello Russo, Associate Dean for Research, Luiss Business School. Nuove competenze: il pensiero sistemico in Leonardo Sviluppare tecnologia è il mantra motore di Leonardo, che opera in tre ambienti: spazio, difesa e sicurezza. La tecnologia è alla base dei prodotti e soluzioni offerte dall'azienda. Data la complessità dello scenario d'impresa, bisogna saper leggere i contesti internazionali in rapido cambiamento. «Ci vuole pensiero sistemico, capace di produrre decisioni in situazioni ambigue - ha spiegato Renata Mele, Vice President Stakeholders Engagement Sustainability Planning and Reporting - Leonardo - Ci vuole leadership trasversale e inclusiva, capace di tenere coesi anche team che si riuniscono solo in digitale, esercitando una forte empatia. Inoltre, ci vuole un mindset digitale connesso sia al driver digitale sia alla sostenibilità». Novartis, sartorialità della cura e lettura dei dati Le aziende farmaceutiche a cui siamo abituati che per molto tempo hanno prodotto farmaci da sintesi chimica - le pillole - non esistono più. «Il presente è delle cure personalizzate perché ciascuno di noi è unico - ha sottolineato Gianluca Ansalone, Head of Public Affairs & Sustainability, Novartis - I chimici necessari, dunque, saranno affiancati in maniera crescente da biotecnologi, genetisti ed esperti di dati e intelligenza artificiale. Ogni 76 giorni siamo in grado di raddoppiare la nostra conoscenza su una patologia e sui farmaci necessari a curarla. Per questo saper leggere le informazioni è fondamentale». Sky, coltivare nuovi leader L'evoluzione delle aziende passa sempre più dalla capacità di saper leggere i dati. Sky ha scelto di mettere le persone al centro del suo business, trasformando la customer experience in una leva competitiva. Al centro del processo ci sono empatia, ascolto attivo, capacità di creare una visione e delle connessioni. «Su questo si modella una leadership d'ispirazione valoriale, che non si limita a gestire, ma a coltivare altri leader, individuando i talenti intorno e offrendo l'opportunità di esprimerli, senza paura dell'errore. I risultati di business arrivano di conseguenza», ha spiegato Simona Rossi, Head of Customer Listening – Digital Transformation & Process Innovation. KARL STORZ, armonizzare i valori aziendali Nati come un'azienda "glass & steel" specializzata in ottiche e strumenti per chirurgia mininvasiva, oggi KARL STORZ è una realtà fatta di innovazione tecnologica. Solo in Italia impiega oltre cento persone e nel processo di selezione non si valutano solo tecnici, bensì chi ha competenze che possano armonizzarsi con i valori aziendali. «I nuovi leader devono essere in continuo ascolto delle persone, centro dell'azienda, mettendole in condizione di dare il proprio meglio, in armonia con i valori aziendali» ha detto Michela Agus, HR Director, KARL STORZ. Sostenibilità e competenze Le aziende di tutto il mondo coniugano sostenibilità e digitalizzazione. In Leonardo, la sostenibilità è sinonimo di efficienza, risparmio economico e ambientale, oltre che di protezione dai rischi. È un driver di business che, grazie all'innovazione, soddisfa le richieste dei clienti. «Le persone che gestiscono questi progetti devono saper leggere il contesto, una soft skill importante, a cui si aggiunge il mindset digitale. Utile è anche la multiculturalità per operare su scala globale», ha sottolineato Mele. Anche Sky punta sulla sostenibilità sociale. «Le diversità vengono accolte e valorizzate - ha spiegato Rossi -, entrando a far parte dell'identità collettiva. L'azienda è una comunità che unisce differenze e fragilità, sinonimo di bellezza. Ciò ha ispirato la funzione Customer Listening, che ascolta clienti Sky su tutti i touch point, trasformando emozioni, aspettative e desideri in insight azionabili, chiave per affrontare il futuro». Nuovi ruoli e competenze per le sfide emergenti sono cruciali. Novartis, spiega Ansalone, integra la sostenibilità sociale nel business farmaceutico, sviluppando terapie che salvano vite. «Abbiamo creato la funzione “Public Affairs & Sustainability” perché la salute è l'investimento più importante per una società. Per affrontare le sfide del ventunesimo secolo servono competenze che aiutino a navigare la complessità. In più, bisogna sposare la cultura del fallimento: una lezione straordinaria che ci viene dalla scienza. I nostri ricercatori falliscono centinaia di volte prima di trovare la molecola giusta. Una lezione straordinaria specialmente per i giovani, continuamente sollecitati dalla cultura della perfezione». Il ruolo del settore HR In un contesto che sollecita la ricerca di competenze soft capaci di navigare la complessità, secondo Agus il ruolo dell'HR deve essere quello di funzionare come un business enabler. «Integrarsi con i vari compartimenti serve per comprendere le esigenze dei vari gruppi di persone sia dal punto di vista delle competenze tecniche necessarie sia quelle manageriali».I manager “future-proof” sono quelli che sapranno trasmettere i valori di un gruppo e costruire una nuova cultura aziendale, agendo su engagement e retention delle persone con cui lavorano. La funzione HR è solo il collante. «Le persone devono, dunque, trovare significato nel proprio lavoro. Andare tutti verso il risultato, facendo squadra e non solo gruppo, è l'obiettivo da raggiungere».

14 Ottobre 2025

Borse di studio a copertura totale per studenti internazionali

Con l’obiettivo di accogliere un numero sempre maggiore di talenti internazionali, Luiss Business School è lieta di offrire una serie di borse di studio a copertura totale delle tasse universitarie a candidati eccellenti di nazionalità diversa da quella italiana.Questa iniziativa mira a sostenere studenti di talento desiderosi di intraprendere il proprio percorso accademico in Italia e di entrare a far parte della vivace comunità internazionale di Luiss Business School. COME CANDIDARSI Per essere presi in considerazione per la borsa di studio, i candidati devono: Superare con successo le prove di ammissione ai Master entro la fine di gennaio 2026. Presentare una lettera motivazionale che esprima il proprio interesse per il Master scelto e spieghi perché l’Italia e Luiss Business School rappresentano la scelta giusta per la loro crescita personale e professionale. Rispondere al bando ufficiale di partecipazione alle borse di studio. CRITERI DI SELEZIONE La valutazione sarà basata su: Risultati delle prove di ammissione Media accademica (GPA) o rendimento equivalente Qualità e contenuto della lettera motivazionale Rispondenza ai requisiti indicati nel bando della borsa di studio MAJOR AMMISSIBILI Le borse di studio sono disponibili per i seguenti Major (fino a 3 borse di studio per ciascun Major): Data Analytics and Strategic Management (Roma) Digital Innovation Management (Roma) Applied Artificial Intelligence for Business (Roma) Marketing and Customer Experience Management (Roma) Major in Luxury Management (Roma) Major in Fashion Management (Roma) Major in Green Transition and Energy Industry (Milano) Major in International Management (Roma) Major in Corporate Finance (Roma) Solo per studenti non italiani che parlano italiano (livello minimo B2) è inoltre possibile candidarsi per uno dei seguenti Major erogati interamente in lingua italiana: Project Management (Roma o Milano) Corporate Investment Banking (Roma o Milano) Sales and Account Management (Roma) SCARICA IL BANDO Richiedi informazioni

10 Ottobre 2025

Dal potenziale alla professione: sostenere l’occupabilità dei giovani con autismo

Conferenza Finale del progetto EASY – Employability for Autistic Youth Il 20 ottobre alle 14.30 si terrà a Villa Blanc la conferenza finale del progetto EASY – Employability for Autistic Youth. L’evento rappresenterà un momento fondamentale per condividere i risultati e le prospettive di un’iniziativa dedicata a favorire l’occupabilità dei giovani con autismo. Il progetto EASY è nato all’interno del programma Erasmus+ per rispondere concretamente alla necessità di promuovere percorsi di inclusione e occupabilità per i giovani con spettro autistico. L’evento si propone di presentare i principali strumenti e le metodologie che il progetto ha sviluppato, ponendo al centro il tema dell’inclusione lavorativa come leva di crescita sociale ed economica. Dopo i saluti istituzionali e l’apertura dei lavori, i partner internazionali del consorzio avranno l’opportunità di illustrare le attività svolte e i risultati conseguiti, evidenziando il valore del percorso collaborativo che ha caratterizzato EASY.Particolare attenzione sarà dedicata agli output progettuali: WP2: Employment Journey Guide e Informal Activity Workbook (manuali e linee guida operative per favorire e saper gestire l’inclusione di persone con autismo nei luoghi di lavoro). WP3: Linear Scenario Simulator (strumento interattivo di simulazione per l’apprendimento esperienziale). WP4: Mobile App (soluzione digitale per supportare i giovani con autismo nel percorso di ricerca di un lavoro). La conferenza sarà anche l’occasione per un confronto aperto con esperti di inclusione, imprenditori, professionisti e associazioni, rappresentanti del mondo accademico chiamati a discutere l’impatto dei risultati raggiunti con il progetto EASY e le possibilità di adozione e diffusione in contesti più ampi. Nella parte conclusiva, una tavola rotonda con vari esperti di inclusione (che hanno già preso parte alle attività di identificazione dei fabbisogni e raccolta di casi reali nel progetto), offrirà uno spazio di dialogo sulle prospettive future, con l’obiettivo di garantire la sostenibilità e la scalabilità delle pratiche innovative sperimentate. L’evento si concluderà con un momento di networking informale, volto a rafforzare le relazioni tra i partecipanti e a promuovere nuove collaborazioni a sostegno dell’inclusione lavorativa dei giovani con autismo. AGENDA 14.30  Registrazione dei partecipanti 15.00  Indirizzo di benvenuto Matteo Giuliano Caroli, Associate Dean for Sustainability and Impact Luiss Business SchoolNunzio Casalino, Ordinario di Organizzazione Aziendale e Responsabile scientifico progetti internazionali su bandi competitivi Barbara Borin, Project manager del progetto EASY 15.15  Presentazione del partenariato e dei risultati di progettoWP2 – Employment Journey Guide, Luiss Business School - ItaliaWP2 – Informal Activity Workbook,  EFTOPIA ltd. - CiproWP3 – Linear Scenario Simulator, Kainotomia & SIA EE - GreciaWP4 – Mobile App, CWEP - Stowarzyszeni e Centrum Wspierania Edukacji i Przedsiebiorcz Osci - PoloniaWP5 – Sharing & Promotion, Autism-Europe - Belgio 16.45  Round table con esperti di inclusione lavorativaOn. Chiara Gemma, Ordinario dell’Università degli Studi di Bari, Membro del Parlamento Europeo e del Commitee on Employment and Social Affairs Olympia Kalampaliki, Psicologo e Psicoterapeuta, PhDc Medical School Aristotle University of Thessaloniki, Year Tutor BSc (Hons) Psychology, Metropolitan College Campus Larissa -GreciaStefania Grimaldi, Presidente Work-Aut Lavoro & AutismoValentina Doria, Direzione generale e Rapporti istituzionali Nuova Sair – Polo RiabilitativoGiada Lauretti, Neuropsichiatra infantile e Direttore nazionale dei servizi ambulatoriali Nuova Sair – Polo Riabilitativo Valentina Sorice, HR recruiter Gruppo La Piadineria S.p.A., con certificazione di Disability managerLaura Galli, Communication manager, Gruppo La Piadineria S.p.A.Antonio Gramazio, Docente del Liceo Artistico e Musicale Antonio Canova di Forlì ed esperto di inclusione 17.50  Conclusioni 18.00  Light cocktail Per partecipare è necessaria la registrazione REGISTRATI

10 Ottobre 2025

Executive Programme per il Public Affairs: il percorso di up- e re-skilling del “facilitatore di valore”

Luiss Business School lancia il programma “Governance, relazioni istituzionali e strumenti finanziari”, dedicato ai professionisti che desiderano approfondire le loro competenze in EU Public Affairs e Public Finance. Mai come in questo momento storico, in un contesto geopolitico nervoso e in profonda trasformazione, l'espressione "sapere è potere" si manifesta in tutta la sua verità. Ma, oltre a una capillare informazione volta a conoscere nel dettaglio gli scenari nazionali e internazionali, anche la formazione continua si rivela fondamentale. Luiss Business School, da sempre promotrice del life-long learning, dedica al campo dei Public Affairs in ambito comunitario l’Executive Programme “Governance, relazioni istituzionali e strumenti finanziari” per aiutare i professionisti del settore a strutturare le competenze essenziali al fine di influenzare e rafforzare la comprensione del processo decisionale a livello europeo, nonché di sviluppare le strategie di finanziamento dei progetti europei. Come spiega Michele Vitiello, Segretario Generale World Energy Council - Italia, «non basta conoscere le norme: serve interpretare gli scenari, costruire messaggi che ispirino fiducia e visione, ma anche saper gestire crisi e reputazione, che è la cosa più importante da tutelare». Public Affairs: in un contesto geopolitico nervoso, come cambia il set di competenze necessarie a chi opera in questo settore? Più il contesto è nervoso e più l’industria ha bisogno di professionisti che sappiano leggere la realtà con lucidità. Sun Tzu scriveva che il miglior combattente non è mai in collera. Il public affairs, oggi più di prima, richiede allora visione politica e capacità di analizzare l’interdipendenza che c’è tra energia, capacità tecnologica e sicurezza. Sono necessarie analisi, empatia, comunicazione e strategia, e un dialogo costante tra competenza tecnica e sensibilità politica di cittadini e decisori. Quali sono le principali sfide che la nuova Commissione Europea sta affrontando e affronterà nel prossimo futuro? La nuova Commissione dovrà tenere insieme transizione ecologica e digitale, competitività industriale e consenso sociale: le ultime elezioni dell’Occidente democratico ce lo hanno ricordato. Serve un pragmatismo nuovo per evitare che le politiche di regolazione si traducano in fratture economiche e siano avversate dalla popolazione. La vera sfida è quindi mantenere l’unità europea in un mondo che va deglobalizzandosi, rendendo questi processi non solo sostenibili, ma anche giusti e inclusivi. Nel frattempo, Est e Ovest siedono al tavolo con un vantaggio competitivo molto avanzato. L’Europa deve capire come aumentare la sua indipendenza per stare nel dialogo con maggiore forza contrattuale. L’assenza di una politica industriale comune e lungimirante ci ha portato a questo. Ma siamo ancora in tempo per cambiare la rotta. E serve coerenza normativa. Finanziamenti: in che modo un professionista del Public Affairs può diventare un asset capace di aumentare la competitività delle aziende sul mercato? Il professionista del public affairs è il ponte di cerniera tra istituzioni e impresa. Sa leggere le priorità politiche e tradurle in strategie di sviluppo, intercettando fondi e partnership pubblico-private. In particolare, l’attività di consolidamento reputazionale è un asset che, seppur a volte intangibile, ha un impatto concreto e solido sui business e sui bilanci aziendali. Non è solo un interprete del quadro regolatorio, ma un facilitatore di valore che anticipa i trend e aiuta l’azienda ad allinearsi con le politiche industriali europee e nazionali. Public Affairs e AI: come questo strumento potrà integrarsi nella professione? L’intelligenza artificiale è un alleato nell’analisi dei dati, nel monitoraggio legislativo e nella mappatura degli stakeholders. Ma non potrà mai sostituire la componente umana: il giudizio politico, l’ascolto e la fiducia - ossia le basi delle relazioni umane - restano insostituibili. In particolare, ciò che ci rende uomini è il sapere andare oltre il concetto di corretto e sbagliato, per provare a perseguire quello di giusto o ingiusto. Sembrano infatti sinonimi ma non lo sono, e su questo errore - che ci rende perfetti nell’imperfezione - le macchine non sono ancora preparate. Il futuro del public affairs sarà allora ibrido: tecnologia per la precisione, ma intuizione e sensibilità per dare senso e direzione all’azione pubblica. I luddisti hanno fallito nella guerra con le macchine industriali: impariamo dal passato e ricordiamo che la tecnica è il mezzo, non il fine.

03 Ottobre 2025

Master Day Asfor 2025 - Scopri gli MBA Luiss Business School

Registrati e partecipa online al Master Day Asfor 2025, un appuntamento da non perdere per professionisti e manager interessati a dare slancio alla propria carriera acquisendo nuove competenze e conoscenze avanzate. Il Webinar On Demand è in programma per giovedì 9 ottobre, dalle ore 16,00 alle ore 18,00, e si svolgerà in lingua italiana. Non perdere l’opportunità di esplorare da vicino i programmi MBA Luiss Business School e conoscere la Prof.ssa Maria Isabella Leone, Head of MBAs. I programmi MBA Luiss Business School, con sede a Roma e Milano, sono ideati per rispondere prontamente e in maniera concreta alle esigenze che il mercato internazionale pone oggi a professionisti junior e senior: esigenze che la Scuola riesce a fronteggiare con successo grazie al suo modello educativo, alla rete di docenti e top manager e all’approccio internazionale, peraltro certificato dal triplo accreditamento – c.d. Triple Crown – AACSB, AMBA, EQUIS. Il Webinar sarà inoltre un’opportunità per porre eventuali domande sulla struttura dei programmi, il processo di selezione, le borse di studio disponibili e tutti i percorsi in partenza in autunno. Il webinar si inserisce nell'ambito dell'ASFOR Master Day, l’evento annuale dedicato ai Master Accreditati Asfor che propone un palinsesto ricco di presentazioni, dibattiti, open day, premiazioni e lezioni aperte in tutta Italia e online, per promuovere il valore del Sistema di Accreditamento Asfor presso un pubblico di neolaureati, millennial ed executive. SPEAKER: Prof.ssa Maria Isabella Leone, Head of MBAs Staff MBA, Luiss Business School QUANDO: giovedì 9 ottobre ORARIO: 16,00-18,00 DOVE: online LINGUA: italiano  REGISTRATI PER PARTECIPARE

19 Settembre 2025

Business Intelligence: sensibilizzare le PMI per restare competitivi

Luiss Business School ha condotto un’indagine sulla percezione dell’importanza della business intelligence nelle piccole e medie imprese italiane I dati fanno parte dell'asset di quei beni intangibili che concorrono a formare il valore di un'impresa. Ma i dati non hanno un valore per sé, anzi richiedono investimenti importanti per storage ed elaborazione. Richiedono interpreti capaci, i famosi data scientist, e vari data point che possano arricchire l'osservazione e analisi del dato. Non è il dato ad aver valore, ma l'informazione che l'azienda può ricavarne facendo business intelligence. Il Future Jobs Report 2025 elaborato dal World Economic Forum mette in luce che le competenze più rilevanti nel 2030 saranno comprese in due cluster: nel primo spiccano la capacità di data analytics e gestione dell'AI; nel secondo si dà un crescente valore al pensiero critico, pensiero analitico, leadership e apprendimento continuo. Per poter trarre maggiore beneficio e mettere a terra valore per l'impresa, è necessario avere a disposizione competenze umane che vanno a completare e valorizzare le tecnologie digitali. Proprio per dare una risposta a questa esigenza Luiss Business School in collaborazione con Qoobi ha organizzato e ospitato nella sede di Roma il convegno "Il dato intelligente come asset strategico di impresa". L'indagine di Luiss Business School Luiss Business School ha condotto una indagine di mercato che ha coinvolto un campione di 400 Piccole e Medie Imprese nei settori Manifattura Avanzata, ICT e Telecomunicazioni, Manifattura beni di largo consumo, Costruzioni, Servizi di logistica, Servizi alle imprese e alla Finanza, Alberghi. Obiettivo della ricerca è stato quello di misurare la percezione dell’importanza della Business Intelligence quale leva strategica per le decisioni aziendali. Ad oggi solo il 14% la considera molto importante, il 27% la utilizza in maniera completa, mentre il 40% non svolge nessuna attività in questo ambito. La maggior parte delle aziende con una percezione più alta dell’importanza della Business Intelligence, il 76 %, appartiene ai settori ICT e TLC, mentre i comparti Costruzioni e Logistica si fermano, rispettivamente, al 35% e 33%. La ricerca della Luiss Business School indaga anche sulla disponibilità delle imprese ad investire in Business Intelligence: il 44% del campione considera di aver investito abbastanza e intende aumentare gli investimenti, mentre il 13,4% ritiene di aver investito molto. La maggior parte delle aziende ha dunque l’opportunità di investire in formazione e supporto consulenziale, per consentire di agire strategicamente sulla base della forza dei dati. La Business Intelligence e AI: l’importanza della sensibilizzazione La Business Intelligence permette di passare dalla semplice lettura del dato alla sua sistematizzazione e valorizzazione per misurare l’effettiva forza delle azioni aziendali, il posizionamento nel mercato e con l’innesto dell’IA, prevedere i possibili scenari futuri. Dallo studio della Luiss Business School emerge una mancanza di consapevolezza delle imprese sull’importanza della Business Intelligence, fattore che può condizionare la loro competitività. Di conseguenza, emerge la necessità di sensibilizzare all’utilizzo di questi sistemi per avere una guida interpretativa del contesto ambientale in cui le aziende si muovono, e una base per le loro decisioni strategiche. Allo stesso tempo c’è l’esigenza di colmare la carenza di una cultura del dato, fabbisogno che accomuna gran parte delle imprese italiane. «Un'analisi strutturale sui numeri è necessaria per la competitività delle PMI, ma bisogna chiarire loro perché questo strumento può fare la differenza» ha sottolineato Matteo Caroli, Associate Dean per la sostenibilità e l’impatto, Luiss Business School. Sensibilizzazione resta la parola d'ordine. A valle dell'analisi dei dati raccolti attraverso lo studio, le criticità che emergono si concentrano su due ambiti. Il 60% delle imprese intervistate ritiene che sia necessario avere più formazione interna in ambito di data analysis e business intelligence. Il 50%, invece, si affiderebbe a delle consulenze. «C'è una diretta domanda di accompagnamento per sfruttare e divulgare al meglio i risultati della business intelligence. In più, nel 29% delle aziende intervistate manca una funzione organizzativa che si faccia carico di pensare all'uso e gestire questo asset aziendale», ha spiegato Caroli. «Emergono, dunque, due sfide - ha concluso Caroli - La prima riguarda la qualità del dato e dell'algoritmo che lo lavora per risolvere la perplessità di concreta utilità della business intelligence. La seconda è la user experience, cioè come l'organizzazione, il management o l'imprenditore può avere un'esperienza efficace, semplice e concreta dell'utilizzo e comprensione dei dati. In futuro da oggi ai prossimi anni sarà sicuramente crescente l'attenzione e l'investimento delle imprese su business intelligence, ma ci dovrà essere una value proposition efficace, caratterizzata alle specifiche necessità dei vari settori, per accompagnare la crescita competitiva delle PMI in relazione all'utilizzo di questi strumenti». L’IA nella generazione di dati intelligenti Se in passato le aziende più importanti erano riferite al settore petrolifero, in dieci anni i brand più importanti al mondo appartengono tutti al settore digitale. «Ma i dati non sono "il nuovo petrolio" - ha sottolineato Giuseppe Italiano, Prorettore per l'Artificial Intelligence e Digital Skills, Università Luiss Guido Carli - Vanno considerati come il nuovo carburante, che alimenta il motore, cioè l'intelligenza artificiale, ma che hanno ancora bisogno di un pilota umano». Se l'AI può permettere di risparmiare tempo, devo usare questa risorsa per svolgere attività di maggiore valore aggiunto. «L'AI non sostituisce i leader, ma le tecnologie possono aiutarli a decidere meglio. è un alleato silenzioso, ma che ha sempre bisogno del tocco umano. Con queste tecnologie non vince chi va più veloce, ma chi va nella direzione giusta e, per farlo, abbiamo bisogno di esperti». La Business Intelligence Evoluta: il modello Qoobi Sulla base dei dati messi in luce dall'indagine svolta da Luiss Business School Angelo Bassi, CEO & Founder Qoobi, ha messo in evidenza una necessità: «Quando gli imprenditori diventano consapevoli del fatto che il mondo del futuro sarà caratterizzato da grande competizione, allora si inverte la rotta sugli investimenti, dirigendoli su cultura, capitale umano fortemente qualificato e conoscenza». «Il futuro delle aziende è data driven - ha sottolineato ancora Bassi - Il dato dovrebbe far esplodere le capacità imprenditoriale degli italiani, nota in tutto il mondo. Il fiuto deve diventare sistemico e ciò è possibile utilizzando dati intelligenti, pensando a un sistema più evoluto di gestione aziendale. Se il 70% non fa analisi dei dati strutturati, non può conoscersi né conoscere il mondo che circonda l'azienda. E questo le rende scarsamente competitive». Secondo Qoobi la business data revolution parte da una nuova piramide della conoscenza. Alla base c'è la conoscenza del mercato, seguita da conoscenza del dato (business information), informazione consapevole (business intelligence) e capacità predittiva permessa dall'interazione con l'intelligenza artificiale. «Attraverso gli algoritmi Qoobi speriamo di offrire all'azienda maggiore consapevolezza attraverso dati qualitativi, accurati e profondi, che permettano di decidere velocemente, ma guardando verso la direzione giusta». Durante la tavola rotonda "Il dato intelligente come fattore di vantaggio competitivo dell’impresa" Giancarlo della Porta, Responsabile Relazioni Strategiche Qoobi, ha messo in luce l'urgenza di adottare misure che mettano al centro delle organizzazioni la business intelligence potenziata dall'intelligenza artificiale. «L'impatto di questi strumenti sulla competitività delle PMI potrebbe giovare anche al sistema Italia». L'incontro ha visto i saluti istituzionali di Renato Loiero - Consigliere della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Insieme a Giancarlo della Porta hanno dialogato anche Cristiano Dionisi, Presidente Piccola Industria, Unindustria, Davide Papa, CEO Gruppo Eco Liri Spa, e Guglielmo Carsana, CEO Helmon.

17 Settembre 2025

Finanza e AI: per crescere serve fare upskilling

Non ci sarà ambito del settore che non verrà influenzato dall'AI: ecco le nuove opportunità da cogliere e i percorsi da compiere per i professionisti per restare competitivi L'intelligenza artificiale è parte integrante di ormai quasi tutti i processi aziendali. Tra questi, anche il settore finance ha inglobato con convinzione la Gen AI, mostrando le sue potenzialità per creare sistemi di controllo efficienti, svolgere analisi finanziarie avanzate, produrre business forecasting e automatizzare operazioni ripetitive. Gli investimenti in questa tecnologia sono in costante aumento e, proprio per questo, emerge in modo netto la necessità per i professionisti impegnati nel campo di fare un upskilling che aiuti a potenziare competenze trasversali e a integrare le capacità di interagire con l'intelligenza artificiale. Al tema “Finanza, Tech e AI: sfide e nuove opportunità”, Luiss Business School ha dedicato un seminario e un’ampia gamma di percorsi executive pensati proprio per rispondere a queste esigenze. Ne hanno parlato Saverio Bozzolan, Professore Ordinario di Economia aziendale all’Università Luiss Guido Carli, e Silvio Fraternali, Executive Director ed Head of Innovation & Business Support Reengineering di Intesa Sanpaolo. Come l'AI sta cambiando l'universo finance Nonostante l'impatto di Gen AI e Machine Learning stia influenzando il settore finanziario a 360 gradi, ad oggi gli effetti più impattanti sono visibili prima di tutto sull'ambito di financial accounting. L'AI sta sostenendo le analisi umane per il discernimento di operazioni sospette, oltre a snellire le operazioni di business reporting, influenzando il controllo di gestione. In più, sta velocizzando e valorizzando i modelli di forecasting. «Da qui ai prossimi 24 mesi avremo una crescita delle potenzialità, possibilità e strumenti di generative AI che ancora non immaginiamo», ha spiegato Fraternali. Tuttavia, la componente umana resta fondamentale per impedire all'intelligenza artificiale di produrre risposte "allucinate". Infatti, l'algoritmo realizza output sulla base dei dati in suo possesso. Se questi non sono coerenti o strutturati in maniera corretta dall'essere umano che pone il quesito, le informazioni estratte possono rivelarsi errate. «Per questo i professionisti saranno chiamati a verificare le risposte fornite dalla Gen AI, che andranno a influenzare tutti i processi aziendali, compresi quelli di accounting e reporting, ha sottolineato Fraternali. Al momento si passa il 70% del tempo a costruire numeri e dati e il 30% a valutarli: l'AI permetterà di ribaltare queste percentuali andando a valorizzare maggiormente la qualità del lavoro umano. Anche perché quando deriviamo delle informazioni dobbiamo essere in grado di ricostruire il modo in cui le abbiamo ricavate». La formazione per contrastare le allucinazioni AI Secondo uno studio condotto dai docenti Guy Lichtinger e Seyed Mahdi Hosseini Maasoum sul rapporto tra Generative AI e Seniority, l'AI ha generato un aumento dell'assunzione di figure senior e una diminuzione di quelle junior in ambito finance. Queste ultime sono state sostituite dall'intelligenza artificiale. «Il rischio è che in futuro nelle aziende ci sia solo posto per professionisti executive, senza figure middle e junior con le capacità di crescere professionalmente, di controllare le letture di dati e le predizioni prodotte dalla Gen AI», ha evidenziato Bozzolan. Per questo è necessario avere una componente manageriale capace di aggiornare le proprie capacità trasversali insieme alle hard skill richieste dall'evoluzione del settore, che non demandino all'algoritmo gli aspetti di controllo. «Non ci sono punti aziendali in cui l'AI non apporterà cambiamenti profondi: non ci sarà solo efficientamento, ma soprattutto efficacia aziendale e crescita della qualità del lavoro», ha ribadito Fraternali. I programmi Executive in partenza Con l'arrivo dell'autunno Luiss Business School lancia una serie di programmi Executive mirati a potenziare l'interconnessione tra il mondo della finanza, l'universo tech e l'intelligenza artificiale. Ecco un elenco dei programmi: • Executive Programme Intensivo in Amministrazione, Finanza e Controllo • Executive Programme Intensivo in Bilancio e Analisi economico-finanziaria• Flex Executive Programme in Lettura e Analisi di Bilancio per Non-Finance Manager• Executive Programme Intensivo in Controllo di Gestione, Performance Measurement e Reporting• Flex Executive Programme in Performance e Sistemi di Controllo• Executive Programme Intensivo in Finanza di Impresa• Executive Programme in Gestione degli NPL• Executive Programme in AI for Business• Executive Programme in Sistemi di Pagamento Digitale: Tecnologia, AI e Nuovi Modelli

13 Dicembre 2024

DigiWork, la piattaforma nata per rendere reale l’Industria 5.0

L’innovazione tecnologica richiede reskilling e upskilling delle persone nelle organizzazioni. Un progetto presentato in Luiss Business School mira a colmare questo gap L'Industria 5.0 è arrivata. Il potenziale della quinta rivoluzione industriale (5IR) risiede nella fusione di tecnologie digitali, fisiche e biologiche che promettono di aumentare il benessere della società in tutte le direzioni. Questa integrazione rappresenta un futuro in cui "persone e macchine lavorano in modo sinergico". Questo cambiamento impatterà sia le aziende private sia quelle pubbliche, richiedendo nuove competenze che attualmente mancano alle organizzazioni. Dell'impatto del nuovo approccio tecnologico e del necessario upskilling e reskilling si è occupato il progetto DigiWork, presentato alla Luiss Business School. Realizzato in collaborazione con sei partner europei, la ricerca si è focalizzata sull'analisi dei gap e quindi dei fabbisogni necessari negli attuali processi lavorativi in Europa. “L’obiettivo della ricerca è quello di migliorare e potenziare i curricula delle università sui temi della digital transformation, dell'industria 4.0 e 5.0, ma anche di soddisfare un'esigenza emergente delle imprese. Infatti, richiedono nuovi profili professionali andando a fare upskilling e reskilling della forza lavoro già presente nelle organizzazioni”, ha sottolineato Nunzio Casalino, coordinatore scientifico del progetto DigiWork. Il progetto è centrale nell’attività di ricerca di Luiss Business School. Come ha spiegato Matteo Caroli, Associate Dean for Sustainability, “i programmi europei sono realizzati con partner internazionali, coerentemente con la vocazione della Luiss Business School all'internazionalizzazione. Inoltre, il tema delle tecnologie digitali è al centro delle attività di ricerca e di quelle formative della Luiss Business School”. DigiWork: i dettagli del progetto DigiWork è un progetto di ricerca che ha coinvolto partner da Polonia, Italia, Bulgaria, Spagna, Lettonia e Slovacchia, di cui tre università e tre società di consulenza organizzativa. Lo studio ha elaborato un dettagliato rapporto sullo stato dell'arte di Industria 4.0 e sulle tendenze dei Paesi Ue sull'utilizzo della digitalizzazione ai processi lavorativi. Durante il primo anno del progetto è stata condotta dai partner una specifica attività di ricerca sull’identificazione di competenze innovative e sulle migliori pratiche nell’adozione delle tecnologie digitali per migliorare l'occupabilità, la flessibilità e le competenze di lavoratori e studenti universitari e per sviluppare approcci digitali efficaci basati sul lavoro. Sulla base della ricerca effettuata nelle 6 nazioni, i partner hanno poi sviluppato un programma adatto alla formazione online sia in ambito accademico che professionale nell'area di Industria 4.0 e digital transformation. È stata quindi creata un'offerta formativa articolata su sei percorsi formativi con 18 innovativi moduli didattici. Obiettivo: migliorare e diffondere conoscenze specifiche anche per professori, ricercatori e studenti delle università, tenendo conto e supportando l’offerta didattica attuale con contenuti sull'impatto organizzativo delle nuove tecnologie nei processi di lavoro e in ambienti aziendali reali. Le competenze richieste per la quinta rivoluzione industriale Saranno sempre più richieste nuove figure professionali quali esperti di progettazione di ambienti di lavoro, responsabili di flussi di lavoro digitali, specialisti di sistemi di workflow digitali, esperti di sistemi di manutenzione predittiva, esperti di robotica collaborativa, esperti di strategie di gestione del cambiamento, specialisti di sistemi di realtà virtuale, esperti di sistemi per la gestione dell'esperienza utente, specialisti in sistemi di simulazione virtuali per l’addestramento delle risorse umane. “DigiWork si è focalizzato sull’analisi dei gap nelle organizzazioni sul corretto utilizzo delle tecnologie digitali più avanzate a supporto dei processi di business, proponendo anche nuovi approcci al lavoro e mettendo a disposizione, tramite appositi moduli formativi, competenze necessarie che saranno sempre più necessarie in Europa – ha continuato Casalino – Tali esigenze stanno emergendo sempre più sia dalle aziende che dalle pubbliche amministrazioni, al fine di rendere più efficienti i processi lavorativi, specialmente sulla corretta adozione ed uso di tecnologie come Intelligenza artificiale generativa Internet of Things (IoT), Machine Learning, Cloud Computing, Cognitive Computing, Big Data, Robotica collaborativa per supportare i processi di produzione e di line” I percorsi disponibili in DigiWork La piattaforma di apprendimento DigiWork è disponibile online. Al suo interno integra contenuti e strumenti per l'apprendimento, oltre a funzioni di collaborazione e risorse aggiuntive. In particolare, sono state predisposti strumenti di valutazione delle competenze necessari per proporre, gestire e valutare progetti aziendali di trasformazione digitale. Percorso 1: Dati P1-C1: Protezione dei dati e della privacy nei servizi digitali. Norme europee sulla protezione dei datiP1-C2: Valutazione dei dati aziendali e gestione dei big dataP1-C3: Gestione, integrazione e analisi dei dati all'interno delle organizzazioni e tra le organizzazioniP1-C4: Gestione dei dati Percorso 2: Flusso di lavoro 4.0 P2-C1: Smart working e tecnologie abilitanti la digitalizzazione nei processi aziendali P2-C2: Sistemi di gestione documentale e digitalizzazione dei flussi di lavoro P2-C3: Gestione, integrazione e analisi dei dati all'interno e all'esterno delle organizzazioni Percorso 3: Da zero all'Industria 4.0 P3-C1: Governance della digitalizzazione nella produzione e nei luoghi di lavoro P3-C2: Integrazione digitale per gli asset produttivi ed i servizi online P3-C3: Inefficienze e rischi del digitale negli ambienti di lavoro Percorso 4: Fabbrica intelligente avanzata P4-C1: Manifattura additiva P4-C2: Robotica avanzata e collaborazione uomo-robot P4-C3: Integrazione di sistemi di automazione e fabbriche intelligenti Percorso 5: Industria 4.0: Vantaggi e sfide P5-C1: Risparmio energetico e impatto ambientale dei sistemi di produzione P5-C2: Realtà virtuale e aumentata P5-C3: Ripensare il lavoro, job crafting e lean team virtuali Percorso 6: Interazione uomo-macchina e tecnologie di smart computing P6-C1: Internet of Things (IoT) in combinazione con sistemi di connettività mobile avanzata (5G) P6-C2: Interazione uomo-macchina, interfacce tattili e GUI accessibili P6-C3: Intelligenza artificiale e sistemi esperti 12/12/2024

08 Luglio 2024

Networking Day, un momento unico per mostrare quanto vali

Il prossimo appuntamento riservato agli studenti MBA Full Time si terrà il 9 luglio. Parola d’ordine: creare relazioni Tanti incontri con aziende multisettore e i loro responsabili HR per coltivare una capacità molto preziosa, al di là di un buon curriculum: il networking. È questo lo scopo del Networking Day di Luiss Business School. Organizzato dal Career Service, come ogni anno si tiene a Villa Blanc, a Roma, per permettere ad imprese e studenti di costruire relazioni, il carburante fondamentale per una carriera di successo. Silvia Ticolpe, responsabile del Career Service, spiega come funziona il Networking Day e come sfruttarlo al meglio. Cos’è il Networking Day? Si tratta di una giornata in cui un gruppo di aziende di settori diversi viene invitato a Villa Blanc per veri e propri “speed date” lavorativi: 30 minuti in cui raccontarsi e sviluppare relazioni, che favoriscono l’ingresso nel mercato del lavoro. Come funziona questa giornata speciale del campus? La giornata si svolge in modo innovativo, rispetto alle tipiche job fair: ogni studente ha la possibilità di essere intervistato da tutte le aziende presenti, grazie ad un’agenda articolata che viene costruita ad hoc e condivisa nei giorni precedenti. L’evento prevede anche un pranzo informale, che diventa un’ulteriore occasione di incontro e scambio. Qual è il valore aggiunto di un’iniziativa come il Networking Day? Intendiamo questa giornata come un “allenamento al networking”, che rappresenta per gli studenti MBA Full-Time una importante leva di rilancio del proprio percorso professionale. Le Business School mettono in collegamento il mondo delle imprese con gli studenti. In cosa il Networking Day di Luiss Business School è unico? Il nostro Networking Day, in una sola giornata, permette centinaia di colloqui con realtà afferenti a settori estremamente diversi tra loro. Questa varietà consente agli allievi di abbracciare nuove prospettive e ampliare i propri orizzonti professionali. 08/07/2024

02 Luglio 2024

La fiscalità delle imprese in Italia: la ricerca Luiss Business School

Luiss Business School ha analizzato il funzionamento del sistema fiscale italiano applicato alle imprese, con l’obiettivo di comprendere se alcuni settori contribuiscono maggiormente alle entrate pubbliche rispetto ad altri ed identificarne le motivazioni. L’analisi economica e finanziaria condotta ha esaminato gli indicatori principali del bilancio delle prime 3.000 aziende operanti in Italia, classificate per settore di appartenenza. I comparti indagati comprendono agricoltura, alloggio e ristorazione, commercio (al dettaglio e all'ingrosso), costruzioni, settore immobiliare, informatica, servizi personali, telecomunicazioni, trasporti e utilities. Sono stati calcolati, tra gli altri, il carico fiscale complessivo rispetto al valore aggiunto[1] e il carico fiscale complessivo in relazione ai ricavi[2]. Per approfondire, accedi alla ricerca integrale. Accedi alla ricerca integrale [1] Questo indicatore, rappresentato dal rapporto tra la somma delle imposte sul reddito (IRES e IRAP) e degli oneri sociali e il Valore Aggiunto, fornisce una misura del carico fiscale totale sostenuto dal settore. Il Valore aggiunto rappresenta la misura principale della capacità contributiva di un'azienda e indica il valore aggiunto dalla sua attività economica, cioè la differenza tra il valore della produzione e i costi intermedi. [2] Questo indicatore, calcolato come rapporto tra la somma delle imposte sul reddito e degli oneri sociali e i Ricavi delle vendite e delle prestazioni, offre una misura alternativa del carico fiscale complessivo. In particolare, si utilizza come base imponibile di riferimento la dimensione dell'attività economica dell’impresa approssimata dal livello dei ricavi.

21 Giugno 2024

Executive CEO Talk, Valentino Confalone: “Saper gestire il fallimento fa la differenza”

Ospite di Executive CEO Talk, Valentino Confalone, Country President di Novartis Italia, ha incontrato gli studenti Luiss Business School, affrontando diversi temi, tra cui leadership ed evoluzione del settore farmaceutico Fallimenti, estro e programmazione: sono questi i tre fattori che possono spianare la strada verso il successo. È la visione di Valentino Confalone, Country President di Novartis Italia, che ha condiviso con la community degli studenti executive Luiss Business School durante il CEO Talk dedicato. Il suo consiglio è: “Fate compromessi su tutto, ma non su autonomia e indipendenza”. Gestire i fallimenti per avere successo La carriera di Valentino Confalone non inizia nel settore farmaceutico, bensì nella consulenza strategica per poi approdare al mondo della moda con il marchio Levi Strauss. Dopo aver seguito un percorso MBA, la traiettoria professionale di Confalone si è intersecata allo sviluppo del business farmaceutico. Riguardando il suo percorso, afferma che le tre coordinate che oggi lo hanno portato alla guida di Novartis Italia sono la gestione dei fallimenti, l’estro e la programmazione. “I momenti cruciali della mia carriera non hanno coinciso con i successi, bensì con quelli in cui ho dovuto affrontare criticità personali e professionali. Il modo in cui si reagisce, più di ogni altra cosa influenza i percorsi di carriera. Chi riesce a gestire i momenti ‘no’ senza frustrazione, in maniera costruttiva e positiva, alla fine ha successo. La gestione di un fallimento è un momento chiave”. Dopo aver vissuto per vent'anni in diversi Paesi Confalone sottolinea l'importanza di adattarsi a realtà nazionali e culture diverse, nonché modi differenti di gestire le persone. “Ogni cultura ha modi di fare completamente diversi. Riuscire a individuare il contesto, adattarsi ad esso è una competenza essenziale”. Confalone è abituato a pianificare su orizzonti decennali. “Definire un obiettivo e programmare gli step per arrivarci per me è stato fondamentale. Ma nel mondo dell'industria lo è ancora di più perché bisogna costruire esperienze e competenze”. Massimizzare il valore “Il mondo farmaceutico è cambiato moltissimo negli ultimi vent'anni. Dall'avere competenze squisitamente commerciali e scientifiche, oggi il settore healthcare richiede ben altro: le aziende non devono più solo massimizzare il profitto per gli shareholder, ma massimizzare il valore per tutti gli stakeholder”. Disegnando l’evoluzione del settore in cui opera, Confalone sottolinea che i cambiamenti dell’industry farmaceutica hanno richiesto anche nuove professionalità e un diverso grado di innovazione, non concentrata solo su ricerca e sviluppo, ma più strategica. “Bisogna reimmaginare il sistema in cui una patologia viene gestita, lavorando insieme a medici e pazienti per ottimizzarlo. Ciò richiede un approccio e delle competenze completamente diversi”. Resta l’importanza delle hard skill, competenze STEM in cima, ma prende sempre più spazio il bagaglio di soft skill di ogni professionista. “Si cercano prospettive diverse, uno sguardo alternativo sulle sfide del settore. Come ha rivelato il World Economic Forum, ci vogliono pensiero analitico, cioè capacità di strutturare i problemi; pensiero critico, ossia la capacità di analizzare gap e competenze; curiosità, per approcciare il lavoro in maniera sempre diversa; il continous learnig, perché le competenze di oggi vanno aggiornate. Ne aggiungo un’altra: l'etica, esplicitata nell'integrità nella gestione delle persone e nella realizzazione del proprio lavoro. I comportamenti non etici danneggiano la società, l'azienda per cui si lavora e sé stessi. Per questo il work-life balance è essenziale, conta a tutti i livelli, anche a quelli apicali”. Consigli per gli studenti “Il cambiamento per accelerare una carriera ti fa venire idee e vedere prospettive che non si credono possibili”, conclude Confalone, rivolgendosi alla platea degli studenti Luiss Business School. Aggiunge: “Mantenere autonomia e indipendenza è fondamentale. Fate compromessi su tutto, ma non su questo. Mettetevi sempre nella posizione di poter dire un no che nel breve periodo richiederà un sacrificio, ma che nel lungo periodo ripagherà tutto”. Chi è Valentino Confalone. Laureato in Economia all'università Federico II di Napoli, Confalone ha conseguito un Master in Relazioni internazionali e un MBA presso Iese Business School di Barcellona. Da giugno 2022 Confalone ricopre il ruolo di Country President di Novartis Italia. In precedenza, è stato General Manager di Gilead Sciences Italia e ha ricoperto incarichi internazionali in diverse realtà del settore farmaceutico, a partire da Schering Plough Spagna per proseguire con Bristol-Myers Squibb in Francia, Portogallo e a livello europeo, fino alla responsabilità di Head of Europe di Dompé Biotech. Oggi è Amministratore Delegato di Novartis Italia.

18 Giugno 2024

Intelligenza artificiale alla guida: l'automobile diventa sapiens

L’analisi dell’Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School prefigura l’avvento di un’Automobile intelligente, sempre più a supporto delle esigenze dell’automobilista L’Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School ha analizzato l’impatto dell’Intelligenza Artificiale nel settore automotive studiandone le implicazioni tecniche, legislative, economiche, sociali ed etiche e prefigurando l’avvento di una nuova era, quella dell’Automobile Sapiens, una generazione di veicoli anche detti “definiti da software” (SDV), destinati a passare dal 3,4% del mercato nel 2021 al 90% entro il 2030 e a modificare profondamente l’esperienza di utilizzo e il business del comparto. I numeri dell’IA e le stime di crescita nel settore automotive L’Intelligenza Artificiale sta diventando la voce principale degli investimenti digitali dell’industria automotive: si stima, infatti, che arriveranno ad oltre 70 miliardi di dollari nel 2030 generando un mercato di circa 30 miliardi di dollari all’anno, con una crescita del 20-30% l’anno. Il valore prodotto dalle case costruttrici (OEM) grazie all’IA sarà di oltre 200 miliardi entro il 2025 per tutti i segmenti della catena del valore. Forme di intelligenza artificiale sono presenti già da tempo sull’automobile: oggi è sfruttata dal 20-30% dell’industria automotive ma si prevede che questa quota arriverà alla soglia del 100% entro il 2030. Grazie, infatti, alla nuova generazione di veicoli definiti da software, l’IA si appresta a diventare la fonte del 15-20% del valore generato dal settore. Dei 650 miliardi di dollari di fatturato attesi, la maggior parte andrà ai fornitori - che saliranno da 236 a 411 miliardi - mentre le case costruttrici passeranno da 87 a 248 miliardi, triplicando il loro volume attuale. L’automobile intelligente Partendo dalle più note e condivise definizioni scientifiche dell’IA, la ricerca dell’Osservatorio definisce l’Automobile Sapiens come un veicolo in grado interagire con l’utilizzatore ed il contesto, elaborando informazioni, apprendendo e agendo autonomamente secondo modi e criteri simili a quelli dell’essere umano. Essa può infatti contare su software e unità di calcolo sempre più potenti, sia a bordo, sia raggiungibili con una connettività che ne dilata enormemente la capacità decisionale, offrendo possibilità di personalizzazione inedite e presto anche portabili su diversi veicoli e in vari ambiti di esperienza. Grazie a sensori, sistemi di memorizzazione e catalogazione logica, l’auto rappresenta un formidabile terminale di raccolta dei dati, in grado di potenziare anche altri sistemi di Intelligenza Artificiale. Questa caratteristica pone l’automobile in una posizione decisamente centrale nell'intera rivoluzione IA. L’Automobile Intelligente si avvia, inoltre, a stabilire una relazione addirittura emozionale con l’automobilista e i passeggeri ponendo tematiche legali ed etiche da gestire attraverso nuovi strumenti legislativi e codici di autoregolamentazione dei quali l’industria si sta già dotando. Oltre ai temi di gestione dei dati sensibili, l’avvento dell’Automobile sapiens ha un impatto rilevante sui consumi energetici e sull’ambiente: il consumo annuo imputabile ai server per l’IA è di 29,3 TWh, pari a quello di un paese come l’Irlanda e si prevede di arrivare già nel 2027 tra gli 85 e i 134 TWh, pari a quasi il 50% del fabbisogno elettrico italiano attuale. L’aumento della potenza di calcolo e della sua fame di energia rischia dunque di depotenziare gli sforzi dell’industria per la diminuzione dei fabbisogni e delle emissioni di CO2. L’automobile intelligente ha, infatti, bisogno di molta energia a bordo e di cloud e supercomputer sempre più grandi e potenti, il cui consumo è già circa l’1-1,3% di quello mondiale di elettricità (che si traduce nell'1% della CO2 totale) ed è destinato a triplicarsi entro il 2030. L’identikit dell’Automobile Sapiens Quella prefigurata dall’analisi dell’Osservatorio è dunque un’automobile altamente elettrificata, quindi con trazione elettrica o ibrida plug-in, con dispositivi wireless e sistemi drive by-wire, dotata di riconoscimento facciale degli occupanti, comandi gestuali attivabili con movimenti del corpo, assistenza vocale interattiva, climatizzazione biometrica e con un sistema di elaborazione delle informazioni attivo ed interattivo rispetto a tutte le infrastrutture di riferimento. L’Automobile sapiens non soltanto è capace di apprendere ma sa creare un rapporto con l’uomo che sconfina nel campo delle emozioni. Saprà infatti leggere lo stato d’animo di chi è a bordo. Ma saprà essa stessa emozionare?

20 Maggio 2024

Investimenti internazionali, direzione Africa: così cambia la finanza globale

In occasione dell’evento “Internazionalizzazione: sfide e opportunità nelle finanze globali”, Emiliano Finocchi, Adjunct Professor di Luiss Business School,  fa il punto sull’evoluzione dei mercati alla luce delle rivoluzioni geopolitiche Regole, stakeholder e finanziatori stanno cambiando. In un mondo rivoluzionato dalle tensioni geopolitiche, essere i primi a capire i processi in via di definizione può portare a vantaggi non indifferenti. A cambiare sono anche le modalità di costruzione dei progetti con cui andare a caccia di finanziamenti internazionali. Attorno a queste evoluzioni si confronteranno gli ospiti dell’evento “Internazionalizzazione: sfide e opportunità nelle Finanze Globali”. L’incontro organizzato da Luiss Business School in collaborazione con Confindustria Assafrica & Mediterraneo, Federpesca, Proger, SACE e SIMEST, si terrà il 24 maggio a partire dalle ore 14.00. Emiliano Finocchi, Adjunct Professor di Luiss Business School, fa il punto sull’evoluzione degli investimenti internazionali e sul ruolo chiave che l’Africa giocherà nel prossimo futuro. Professor Finocchi, come stanno evolvendo gli investimenti internazionali? Quali difficoltà incontrano oggi le aziende nel reperire finanziamenti per progetti internazionali? li investimenti internazionali stanno evolvendo in un contesto sempre più complesso e dinamico. Uno dei principali ostacoli per le aziende è la varietà e la complessità dei regolamenti nei diversi Paesi. Le differenze normative e burocratiche, unite alle diverse tempistiche di approvazione, rappresentano un significativo fattore di complicazione, aumentando sia i costi sia i tempi necessari per ottenere i finanziamenti. Un altro aspetto rilevante è rappresentato dai cambiamenti geopolitici, che negli ultimi anni hanno alterato le dinamiche di relazione internazionale. Ad esempio, la recente riorganizzazione delle alleanze geopolitiche, come il rafforzamento del blocco occidentale e il consolidamento del blocco russo, ha introdotto nuovi rischi e incertezze all’economia mondiale. Questi cambiamenti richiedono un'analisi approfondita dei rischi associati a ciascun mercato e una strategia di mitigazione adeguata. In sintesi, il panorama degli investimenti sta cambiando significativamente, influenzato da una serie di fattori complessi e interconnessi. Per cogliere le opportunità, le aziende devono adattarsi a questo contesto mutevole, sviluppando competenze specifiche per navigare tra le sfide normative e geopolitiche attuali. In questo scenario quanto hanno impattato i cambiamenti geopolitici? Moltissimo. I cambiamenti geopolitici hanno significativamente influenzato l'accesso alla finanza e agli investimenti. Ad esempio, le sanzioni imposte a determinati Paesi hanno reso inaccessibili i loro fondi, limitando le opportunità di finanziamento internazionale. Come tutto questo si ripercuote sulle aziende italiane? Per quanto riguarda le aziende italiane, storicamente esse hanno mostrato una maggiore resistenza nei confronti degli investimenti esteri rispetto ad altri Paesi europei. Questo è dovuto a diversi fattori, tra cui una tradizione imprenditoriale più focalizzata sul mercato interno e una rete di piccole e medie imprese (PMI) che spesso hanno trovato sufficiente spazio di crescita all'interno del mercato nazionale. Inoltre, la complessità burocratica e la mancanza di competenze specifiche per l'internazionalizzazione hanno rappresentato ulteriori ostacoli. Tuttavia, nell'attuale contesto globale, l’internazionalizzazione è un “must” per tutte le tipologie di aziende, ed è indispensabile che anche le aziende italiane si adattino a questo scenario in evoluzione. Diversificare le fonti di finanziamento e sviluppare una maggiore competenza nella gestione dei rischi geopolitici sono passi cruciali per rimanere competitivi (o fare i primi passi) sul mercato internazionale. Come i fattori ESG stanno cambiando gli investimenti internazionali? I fattori ESG stanno trasformando profondamente il panorama degli investimenti internazionali, i quali devono essere visti sotto una lente positiva, senza però tralasciare le sfide che ogni cambiamento porta. Quali sono gli aspetti positivi da tenere in considerazione? L'integrazione dei criteri ESG è diventata un elemento cruciale in ogni fase del processo di finanziamento internazionale. I Paesi membri dell'OCSE, ad esempio, hanno adottato protocolli che vietano il finanziamento di progetti legati all'energia "brown", come quelli basati su carbone e petrolio, mentre promuovono attivamente quelli legati all'energia "green". Questo ha incentivato un aumento significativo degli investimenti in progetti sostenibili e rispettosi dell'ambiente, contribuendo alla transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio. Sul fronte della governance e della responsabilità sociale, le aziende che cercano finanziamenti devono essere conformi ai criteri ESG, presentando progetti che non solo siano economicamente validi, ma che abbiano anche un impatto sociale dimostrabile e positivo. Questo comporta una maggiore trasparenza, responsabilità e impegno verso pratiche aziendali sostenibili e inclusive, migliorando la reputazione e la fiducia degli investitori. Quali sono gli aspetti negativi da non ignorare? L'adozione rigorosa dei criteri ESG può aumentare i costi di conformità e rendere più complesso l'accesso ai finanziamenti, specialmente per le piccole e medie imprese (PMI) che potrebbero non avere le risorse necessarie per adeguarsi rapidamente a questi nuovi standard. Inoltre, l'esclusione dei progetti legati all'energia tradizionale potrebbe creare sfide per quei Paesi o settori economici che sono ancora fortemente dipendenti da tali fonti di energia. In sintesi, mentre i fattori ESG stanno portando a una maggiore sostenibilità e responsabilità negli investimenti internazionali, stanno anche introducendo nuove sfide e barriere che le aziende devono affrontare per rimanere competitive e attrarre finanziamenti. Focus Africa: perché questo continente sarà al centro? L'Africa è stata al centro delle attenzioni economiche globali per decenni, ma oggi il suo ruolo è più cruciale che mai per diversi motivi. Innanzitutto, il continente possiede risorse naturali fondamentali per l'industria moderna, come le terre rare necessarie per l'elettronica avanzata, dove la Cina gioco un ruolo centrale. In questo contesto, l'Africa rappresenta una delle ultime frontiere per lo sviluppo sostenibile e inclusivo. Negli ultimi anni, la Cina ha consolidato la sua presenza in Africa attraverso strategie di finanziamento agevolato e investimenti in infrastrutture, contribuendo allo sviluppo locale. Tuttavia, l'approccio cinese ha sollevato questioni riguardanti la sostenibilità e l'impatto a lungo termine di tali investimenti. In questo contesto, qual è il ruolo dell’Europa e quali le azioni che dovrebbe intraprendere? L'Europa, e in particolare l'Italia, hanno l'opportunità di adottare un approccio diverso, basato su partenariati equi e sostenibili. L'Italia gode di una buona reputazione in tutto il continente e potrebbe sfruttare questa posizione per promuovere progetti che non solo portino benefici economici, ma contribuiscano anche allo sviluppo sociale e ambientale delle comunità locali. Il Piano Mattei, se gestito correttamente, potrebbe rappresentare una svolta in questo senso, offrendo un modello di cooperazione che privilegi la crescita condivisa e il rispetto per le risorse e le culture locali. Questo approccio non solo favorirebbe lo sviluppo economico, ma rafforzerebbe anche i legami tra l'Italia e i Paesi africani, creando opportunità reciproche e durature. Scenari futuri: quali saranno i prossimi ambiti di interesse degli investimenti internazionali? Il riassetto geopolitico globale offre molte opportunità per nuovi ambiti di interesse negli investimenti internazionali. Un'area geografica emergente è sicuramente l'Africa, dove c'è un grande potenziale per costruire relazioni culturali ed economiche che beneficiano sia le comunità locali sia gli investitori stranieri. L'obiettivo deve essere quello di supportare lo sviluppo sostenibile del continente, creando opportunità per i locali, oltre che per chi desidera investire. In questo contesto, i principi ESG giocano un ruolo fondamentale. Gli investimenti che rispettano questi criteri non solo sono più sostenibili, ma permettono anche di entrare nelle economie locali con rispetto e responsabilità, favorendo la creazione di valore a lungo termine. Le aziende che adottano un approccio ESG sono in grado di costruire relazioni più solide e durature con le comunità locali, migliorando al contempo la loro reputazione e attrattività per gli investitori. Oltre all'Africa, altri ambiti di interesse includono la transizione energetica verso fonti rinnovabili, l'innovazione tecnologica, e la digitalizzazione. Questi settori offrono enormi potenzialità per la crescita economica e rappresentano opportunità cruciali per affrontare le sfide globali come il cambiamento climatico e la disuguaglianza economica. In sintesi, gli investimenti internazionali del futuro dovranno essere orientati verso progetti sostenibili, inclusivi e innovativi, che sappiano rispondere alle esigenze di un mondo in rapida evoluzione e contribuire positivamente al benessere globale. SCOPRI L'EVENTO E REGISTRATI 20/05/2024

24 Aprile 2024

IA, Peruffo: “Ecco come sarà il manager nell’era dell’intelligenza artificiale”

Leader e manager sono chiamati a saper governare uno strumento sempre più presente nelle organizzazioni: Enzo Peruffo, Associate Dean for Education and Partnership, Luiss Business School, fa il punto sul tema Le più importanti business school americane stanno spingendo gli studenti dei propri programmi MBA a usare l'intelligenza artificiale come un secondo cervello. Come racconta Lindsay Ellis in un articolo sul The Wall Street Journal dello scorso 4 aprile, le skill legate all'IA saranno sempre più necessarie e, per questo, saranno più ricercati quei professionisti capaci di gestire questo strumento. Saranno loro a scalare i gradi del management nelle aziende e a guidare il proprio team attraverso questo importante cambiamento. Partendo da una fotografia di scenario Enzo Peruffo, Associate Dean Education and Partnership, Luiss Business School, inquadra il fenomeno IA e definisce i confini dello skill gap da colmare per i manager e i leader del futuro. IA, tutti ne parlano ma non sempre è chiaro come utilizzarla. Quante imprese la usano e perché? Stando a dati trasmessi da OpenAI, già l'80% delle aziende incluse nell’indice Fortune 500, che classifica le maggiori imprese statunitensi per fatturato, utilizza ChatGPT per lavoro. Gli obiettivi e i benefici connessi all’IA sono molteplici e possiamo ricondurli all’acronimo PAGE: Personalise, Accelerate, Generate ed Enhance. In prima battuta, gli strumenti di IA sono utili per creare esperienze e prodotti su misura per le esigenze individuali dei clienti (Personalise). Poi, possono essere utilizzati per sostituire i compiti ripetitivi e manuali con il supporto di algoritmi, liberando tempo per attività più strategiche e creative (Accelerate). Inoltre, possono essere utilizzati per ottenere potenziamento delle capacità cognitive umane nella produzione di contenuti (generate). Infine, l’IA permetterà un’analisi avanzata di dati utili a identificare trend, ottimizzare processi e prendere decisioni più consapevoli (enhance). Qual è il potenziale impatto dell’IA sui nuovi modelli di business? Ad oggi, l’IA più che creare modelli di business completamente nuovi, ha permesso di rivedere e aggiornare soluzioni già in essere sia in termini di servizi e di prodotti che di ecosistema in generale. Ci può fare alcuni esempi? Basti pensare a Netflix, Spotify, Amazon Prime, che con i loro recommendation engine riescono a fornire consigli d’acquisto personalizzati, incentivando le vendite dei loro prodotti e servizi. Ancora, IBM Watson for Business, McKinsey Analytics, PwC AI Lighthouse: questi brand forniscono consulenza strategica e operativa AI-based, sviluppano modelli predittivi e forniscono servizi di analisi avanzata dei dati. Ma l’IA trova anche applicazione in specifici settori, come quello della diagnostica medica assistita, in cui  oggi è in grado di effettuare analisi di immagini mediche, sviluppare algoritmi di diagnosi, offrire servizi di telemedicina. Ragionando in termini di nuovi trend, l’IA è uno strumento utilizzato per ottimizzare la sostenibilità aziendale. Ne è un esempio Google Earth Engine, volto a consentire un efficace monitoraggio ambientale e lo sviluppo di soluzioni per la lotta al cambiamento climatico. Grazie all’IA, società come Tesla, Waymo, Cruise hanno realizzato veicoli a guida autonoma, siano essi da acquistare o da inserire nella sharing-economy 2.0, come taxi e car sharing autonomi. Allo stesso modo Amazon Prime Air, UPS e altre aziende di logistica e delivery stanno già lavorando con droni per la consegna di merci a domicilio. Infine, gli assistenti virtuali intelligenti – Alexa di Amazon, SIRI di Apple, Gemini di Google – consentono una vera e propria innovazione dell’ecosistema che ruota intorno al consumatore, abilitando nuovi modelli di business freemium, consentendo alle aziende di raccogliere (e valorizzare) molti dati, nonché di realizzare una pubblicità mirata e aumentare i tassi di conversione. Di quali soft skill ci sarà bisogno – nella leadership e nel management – per guidare l'introduzione dell'AI nelle organizzazioni? Si evolverà il concetto di T-shaped skills  ovvero l’importanza di acquisire e rafforzare le competenze trasversali, sviluppandole in ampiezza, e non solo in profondità. Sempre più marcata sarà l’attenzione alle soft skills: se l’IA ci potrà supporterà nel lavoro garantendoci il rapido accesso alle conoscenze “hard”, dal canto nostro dovremo potenziare le abilità personali, sociali e gestionali necessarie per governare i contesti aziendali. Tra queste spiccano, senza dubbio, la  leadership collaborativa, il pensiero critico, la comunicazione efficace, l’adattabilità e l’apprendimento continuo. La leadership collaborativa si nutrirà della capacità di lavorare in team multifunzionali per sfruttare al meglio l'IA. Il pensiero critico sarà alimentato dalla capacità di analizzare dati complessi e identificare le implicazioni dell'IA per il business, tra queste rientra anche la capacità di Prompt design o prompt engineering, ovvero la capacità di porre all’IA le domande giuste creando prompt appropriati e significativi che consentono una comunicazione efficace con il tool. I manager e i leader dovranno coltivare la capacità di comunicare i vantaggi e i rischi dell'IA a diversi stakeholder, tenendo conto dello scetticismo e delle preoccupazioni che ruotano intorno al suo impiego. L’adattabilità e l’apprendimento continuo si tradurranno nell’apertura al cambiamento e alla predisposizione all'apprendimento di nuove tecnologie, ma anche di nuovi e trasversali contenuti, in ottica sempre più multidisciplinare e versatile. Come la formazione dovrà supportare le aziende in questa interconnessione sempre più stretta tra innovazione, digitalizzazione e umanità? La formazione avrà un ruolo cruciale nel consentire un utilizzo efficace, efficiente e responsabile dell’IA. Alcuni temi formativi che sono già oggi oggetto di interesse quando si parla di IA, sono la leadership e l’human-machine interaction, l’algoretica e le soft skill. È necessario disegnare percorsi sulle implicazioni dell'IA per la leadership e il management. Inoltre, formarsi sull’algoretica significherà saper condividere best practice in termini di principi etici per un utilizzo responsabile dell'IA. Infine, le soft skill richiederanno l’allenamento di competenze trasversali quali il pensiero critico, la comunicazione e la collaborazione, fondamentali per valorizzare al meglio l’IA. Queste sono solo alcune delle tematiche di cui c’è maggiore domanda in termini di formazione con il duplice obiettivo di ottenere un aggiornamento delle competenze di tutti quei professionisti che si trovano a lavorare con l’IA, in ottica di upskilling e reskilling, oltre alla necessità di coltivare una cultura dell'apprendimento continuo in ottica di lifelong learning. Tre aggettivi per definire il manager nell’era dell’IA. Il manager del futuro dovrà essere un manager VERO: Visionario, Empatico, Responsabile, Originale. Dovrà essere capace di anticipare le tendenze e di immaginare nuovi modelli di approccio al lavoro (business, processi, prodotti) che integrino l'IA. Inoltre, dovrà essere abile nel combinare l'intelligenza umana e artificiale per ottenere il massimo valore. Dovrà essere consapevole delle implicazioni etiche e sociali dell'IA e impegnato a un utilizzo responsabile. Infine, l’originalità potrà tradursi nella capacità di trovare soluzioni creative a problemi complessi. 24/04/2024

19 Aprile 2024

Come sarà l'ufficio del futuro

Gli studenti Luiss Business School in collaborazione con Luxy hanno costruito una riflessione attorno all’evoluzione degli spazi di lavoro. Design, innovazione e people engagement ridefiniranno uffici e spazi abitativi Dalle pareti in vetro al fianco degli apparati produttivi a spazi fluidi, in cui dare spazio a ogni tipo di personalità, creatività, modalità di collaborazione ed esigenza di benessere. Dal 15 al 17 aprile, presso il Milano Luiss Hub, Luiss Business School in collaborazione con Luxy ha ospitato tre momenti di riflessione sull’ufficio del futuro. Le tre giornate sono state inaugurate dalle relazioni di tre gruppi di studenti Luiss Business School provenienti dai master Gestione delle Risorse Umane e Organizzazione - Master in Gestione delle Risorse Umane e dei Progetti; Corporate Event: Management, PR and Communication - Master in Marketing Management; Digital Marketing - Master in Marketing Management. Gli studenti, presentati dal professor Felice Valente, Direttore Master GRUO Luiss Business School, hanno proposto una fotografia dell’evoluzione del mondo del lavoro e dei suoi luoghi, partendo dai paradigmi del passato per costruire le caratteristiche dell’ufficio del futuro. Il ruolo del design Il design supporta l’uomo da sempre, sia nei cambiamenti voluti che in quelli non voluti come il Covid. La pandemia ha cambiato i modi di vivere, ma anche di progettare, trasformando la casa in una micro-polis, in cui l’intersezione tra vita pubblica e privata ha offerto lo spazio creativo in cui il design ha potuto offrire soluzioni. Terminato il lockdown e l’esigenza di distanziamento, il ritorno in uffici obsoleti, poco attenti alle nuove esigenze umane, ha spinto a ripensare gli uffici, aggiungendo naturalità. Il concetto di Co-Existing Nature ha introdotto l’elemento vegetale al fianco di spazi per lo yoga, il power nap e terreni per orti in terrazza. L’esperienza è il punto di partenza per immaginare strategie che appaghino i bisogni degli utenti, integrando anche la sostenibilità negli ambienti. L’approccio human centric mira a trasformare l’ambiente di lavoro in luoghi inclusivi, in cui l’introversione che necessita di spazi adatti alla concentrazione si accosti a una sala riunioni con pareti in vetro. Al momento c’è poca consapevolezza sulle variabili che influenzano la produttività. I brand di design dovranno lavorare su prodotti che portino il lavoratore a comprendere come poter aumentare il proprio rendimento. I bisogni di chi vive l’ufficio saranno al centro anche in un ipotetico mondo del lavoro spostato anche nel metaverso, in cui vivere le trasformazioni rese possibili dal self-design. Il contributo della tecnologia Senza la tecnologia le aziende non sarebbero state capaci di improntare l'embrione di smart working sperimentato durante la pandemia. Ma questo fattore può influenzare fortemente il mondo delle organizzazioni. Il rapporto tra le persone e gli spazi può cambiare proprio grazie al digitale, rispondendo a bisogni conosciuti ed emergenti di chi lavora in ufficio. L’innovazione è quel processo che porta alla creazione, all'introduzione di prodotti, servizi e nuovi processi che vogliono introdurre un cambiamento positivo nella società. Obiettivo: realizzare il benessere delle persone. Oggi l’innovazione si muove nel segno dell’intelligenza artificiale, che permette l’automazione di compiti ripetitivi, l’ottimizzazione delle risorse, l’assistenza decisionale, la sicurezza e il monitoraggio di ambienti e salute umana. Basti pensare a tutti i sistemi IoT, la domotica, i device come l’Apple Watch e il FitBit. Pensando all’arredamento del futuro, si parla di materiali intelligenti, monitoraggio della salute, ma anche impatto sociale e nuovi modelli di business volti a favorire l’economia circolare. Ma come la tecnologia cambierà gli spazi del futuro? Potrebbe farlo attraverso robot modulari che riconfigurano lo spazio in base alle necessità; ologrammi interattivi che sostituiscono quadri e decorazione per permettere un'esperienza personalizzabile e immersiva; informazioni su oggetti di arredo; interazione immersiva con il Metaverso, dove ritrovare gli oggetti che si possiede nella realtà, per ricreare spazi familiari anche altrove. Alla ricerca del People Engagement Ma nell’ufficio del futuro potrebbero mancare le persone. I fenomeni del quite quitting e delle great resignation mostrano quanto si sia sfilacciato il legame tra i luoghi del lavoro e chi li dovrebbe abitare. Per questo, la vera sfida per le organizzazioni sarà ricreare il people engagement anche grazie a design e tecnologia. L’ufficio inteso come luogo in cui recarsi per lavorare, creare connessioni e relazioni non scomparirà, ma dovrà adattarsi alle esigenze delle persone attraverso un’attenta employee experience, che metta al centro il benessere psicofisico dei collaboratori. Il design, l’ergonomia e la personalizzazione avranno un ruolo centrale, potenziato da un approccio digitale sempre più pervasivo. Un miglior ambiente lavorativo permetterà di abbassare i livelli di stress, ma un ruolo chiave lo avranno anche le organizzazioni. Bisognerà lavorare sulla ricerca di un maggiore allineamento tra necessità del lavoratore e risorse presenti sul luogo di lavoro, che garantiscono prestazioni più elevate con maggiore soddisfazione e meno stress. Sarà necessario analizzare i carichi di lavoro, offrire feedback anche attraverso software digitali come BetterWork, e ridurre l’ambiguità del lavoro, all’origine di una relazione negativa stress-prestazione. La mancata corrispondenza di questi bisogni potrebbe portare all'abbandono del lavoro e dei suoi luoghi. L’ufficio del futuro sarà intelligente e automatizzato, sfrutterà i principi dell’ergonomia per garantire una maggiore produttività. Gli spazi di lavoro saranno flessibili e ibridi. Non mancherà lo smart working, ma anche uffici rurali, a domicilio, coworking e outdesking. Per creare il giusto people engagement bisognerà, dunque, lavorare su spazio e relazione, aggiungendo spazi che migliorino il worklife balance, integrando percorsi di carriera flessibili e inclusivi. Si incentiverà il lifelong learning attraverso la realtà aumentata, aumentando la connessione globale attraverso ologrammi e telepresenza 3D per lavorare con colleghi in tutto il mondo, abbattendo le barriere linguistiche. Gli spazi di lavoro saranno multifunzionali grazie al design modulare e flessibile. «Il lavoro si trasforma: non più un luogo fisico, ma uno stato mentale che esalta creatività e connessione, rendendo ogni ambiente un centro di collaborazione vibrante e senza limiti. In questa rivoluzione, le parole chiave sono Organizzazione, Tecnologia e Benessere. La Luiss Business School, attraverso un dialogo aperto con le nuove generazioni, esplora le future configurazioni degli spazi lavorativi, mentre Luxy pone al centro i bisogni emergenti per innovare con consapevolezza», ha dichiarato Fabrizio Vagliasindi, Communication Advisor Luxy. 19/04/2024

20 Marzo 2024

DOP e IGP, Matteo Caroli: “Rafforzare il legame tra i prodotti certificati e la loro qualità”

Il rapporto realizzato da Luiss Business School, con il supporto di Amazon, mira a comprendere la prospettiva del mercato sui prodotti certificati, in modo da aggiungere valore a questo segmento produttivo Rafforzare la consapevolezza del valore, della specificità e insistere nel contrasto alla contraffazione: sono questi gli indirizzi che emergono dalla ricerca “Conoscenza e percezione di valore delle denominazioni DOP e IGP tra i consumatori in Italia”. Realizzata da Luiss Business School con il supporto di Amazon, offre uno spaccato del rapporto tra gli italiani e i prodotti agroalimentari a denominazione di origine protetta (DOP) e indicazione geografica protetta (IGP) riconosciuti dall’Unione Europea. L'Italia è il Paese con il maggior numero di etichette riconosciute, che rappresentano la qualità e l’eccellenza dei prodotti agroalimentari italiani, riconosciuti in tutto il mondo. Un patrimonio che solo nel 2022 ha raggiunto i 20,2 miliardi di euro di valore, con una crescita del 6,4%. Matteo Caroli, Associate Dean for Sustainability & Impact, nonché Direttore della BU Applied Research Luiss Business School, ha commentato i dati e messo in luce le azioni da intraprendere per dare ancora più forza a questo segmento produttivo. Da dove nasce l'idea di un'indagine sulla conoscenza e la percezione di valore delle attribuzioni DOP e IGP? La ricerca nasce dalla considerazione che è ancora relativamente poco nota la comprensione di come il consumatore realmente percepisce i prodotti DOP e IGP e quale rilievo attribuisce a tali attributi. È evidente l'importanza di comprendere più attentamente la prospettiva del mercato anche nell’ottica sia dello sviluppo dell'offerta di tali prodotti, sia delle politiche a supporto delle imprese agroindustriali del nostro Paese. Qual è il dato secondo lei più significativo di questa ricerca? Ce ne sono diversi, che offrono un quadro del fenomeno DOP/IGP visto dagli italiani che consumano questi prodotti. Prima di tutto, oltre il 90% delle persone ha consapevolezza dei DOP e IGP e il 96% di almeno uno dei due. In più, nell’arco di un mese, il 76% del campione ha dichiarato di aver effettuato l'acquisto di almeno un prodotto DOP o IGP. Quasi il 12%, addirittura oltre dieci. E il 28% tra quattro e nove prodotti. Relativamente al prezzo, poco più di un quarto dei consumatori ritiene che un prodotto DOP o IGP possa costare oltre il 15% in più rispetto agli altri. Per il 7,4% anche più del 20%. Infine, la maggioranza relativa degli intervistati (quasi il 35%) ritiene che il differenziale di valore economico debba essere compreso tra il 6% e il 10%. Tra i risultati emersi il 62% degli intervistati ha indicato la necessità di collegare entrambe le sigle in modo più diretto alla qualità del prodotto: perché le certificazioni da sole non funzionano? in effetti, la ricerca evidenzia che il 62% degli intervistati ha indicato che per rafforzare l’impatto dell’attributo DOP/IGP sarebbe opportuno collegarlo in modo più diretto alla reale qualità del prodotto. Non si tratta di qualcosa che non ha funzionato, ma del fatto che DOP e IGP indicano una precisa origine geografica del prodotto e delle sue componenti fondamentali. Va ulteriormente enfatizzato in termini di comunicazione come questa origine geografica sia fattore di qualità: oggi non esiste una connessione intrinseca tra origine geografica e qualità. Una percentuale consistente di consumatori percepisce questa connessione, ma ritiene che a beneficio dei prodotti DOP e IGP sarebbe importante evidenziarla in modo esplicito. Lei è un esperto di sostenibilità: quanto il fenomeno della contraffazione può nuocere a questo aspetto ormai strettamente legato al settore enogastronomico? La contraffazione è un fenomeno grave e in sé in qualsiasi caso. Lo è ancora di più per i prodotti DOP e IGP, che sono frutto di investimenti e attenzioni significative da parte di chi li produce. Nelle conclusioni si legge: "La forza differenziante di DOP/IGP sarebbe ulteriormente aumentata se rappresentasse in modo esplicito l’interdipendenza tra territorialità e qualità, percepita di fatto dal consumatore". Quali possono essere le strategie da introdurre per permettere alle aziende del settore di centrare l'obiettivo? Innanzitutto, una strategia di comunicazione e promozione che evidenzi l'intima connessione, nel caso di questi prodotti appunto, tra il loro radicamento territoriale e la qualità. Chi produce beni alimentari a marchio DOP e IGP sa bene che tale radicamento è proprio alla base delle specificità di tali prodotti. Anche la maggior parte dei consumatori ha questa consapevolezza e riconosce che tale specificità meriti un differenziale di prezzo positivo: si tratta di portare a tale consapevolezza la totalità dei consumatori. A tal fine, è importante anche l'intervento degli attori istituzionali e delle associazioni per una comunicazione "di sistema", che si affianchi e rafforzi quella attuata dalle singole imprese. Note metodologiche Il rapporto “Conoscenza e percezione di valore delle denominazioni DOP e IGP tra i consumatori in Italia” restituisce e analizza i risultati dell’indagine condotta 1600 consumatori, stratificato per genere, età e area geografica di residenza. A questo campione è stato erogato un questionario orientato a verificare tre grandi tematiche: 1) il grado di conoscenza che i consumatori hanno dei prodotti denominati DOP o IGP; 2) il valore attribuito a tali denominazioni e quindi la loro rilevanza nelle decisioni di acquisto e di consumo; 3) la percezione del rischio di contraffazione per i prodotti DOP e IGP e le misure per contenerlo. Comunicato Stampa Scarica il Report

01 Marzo 2024

Diversity & Inclusion: le parole per cambiare rotta

Il primo summit di Diversity & Inclusion Hub, osservatorio permanente di CORE, traccia le coordinate per mettere a sistema le buone pratiche per l'inclusione aziendale. Cambiare i modelli, le regole e i valori aziendali sono i primi passi da fare per creare un nuovo mondo, in cui diversità e inclusione non siano temi su cui fare ricerca, ma realtà integranti delle aziende. Questo lo scopo del primo summit di Diversity & Inclusion Hub, osservatorio permanente di CORE, supportato a livello accademico da Luiss Business School. Durante l'incontro dello scorso 14 novembre, oltre 50 relatori tra docenti, accademici, manager, opinion leader, e rappresentanti aziendali, istituzioni e associativi, hanno contribuito a disegnare una mappa di cambiamento lungo tre filoni tematici: disabilità e lavoro, modelli di misurazione d'impatto e KPI, gender balance & gender diversity. FORMAZIONE. "La formazione è fondamentale per creare una cultura aziendale inclusiva e rappresenta un fattore abilitante per le imprese e le organizzazioni chiamate a valorizzare le peculiarità dei singoli - ha sottolineato Matteo Caroli, Associate Dean for Sustainability & Impact Luiss Business School - Per questo Luiss Business School è fortemente impegnata sui temi della Diversity & Inclusion anche attraverso la realizzazione di progetti di ricerca che generino un reale impatto sulla società e la promozione di iniziative di dibattito e sensibilizzazione che rappresentino un momento di confronto per gli stakeholder di settore". DIBATTITO. “Diversity&Inclusion Hub è la community che riunisce gli stakeholder, tra manager, rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni, impegnati sui temi di diversità, inclusione ed equità in ambito lavorativo da sviluppare nel corso dell’anno - ha spiegato Pierangelo Fabiano, CEO di Core, presentando le prossime attività dell’Hub – Ci saranno il magazine monotematico trimestrale, il blog sul sito web dedicato, eventi territoriali e il white paper che verrà presentato nell’ambito del prossimo Summit da condividere con il legislatore. Tutte attività volte ad approfondire e alimentare il dibattito e partecipare attivamente al cambiamento positivo”. ROLE MODEL. “Si tratta di un problema di stampo culturale e in questo senso, per superarlo, è fondamentale il tema della consapevolezza collettiva, di uomini e donne. – spiega Maria Isabella Leone, Direttrice dell’area MBA Programs e dell’Osservatorio su equità di genere nella Sanità Luiss Business School - Per questo appare così importante e necessario avere dei role model nuovi, che permettano di mettere in luce fin da subito delle possibilità alternative e lavorare sull’elemento culturale attraverso una maggiore consapevolezza. Il rischio se non si interviene con azioni mirate ad hoc e con un riscorso sempre più significativo ad iniziative di networking/mentoring con altre donne, è di alimentare un circolo vizioso in cui la mancanza di figure femminili nelle posizioni apicali non permetta alle giovani donne di avere dei modelli a cui guardare e rifarsi, scoraggiando ancora di più le loro ambizioni correnti e future”. VALORI. “Includere non sia cedere spazio – ha affermato a conclusione dell’evento Anna Finocchiaro, Presidente ItaliaDecide – ma sia cambiare il modello, le regole e i valori per disegnare un mondo nuovo a misura di donne e di uomini”. 1/03/2024

29 Febbraio 2024

Leader e talenti al centro per vincere le sfide del digitale di domani

Per la quarta edizione dell'evento DAB – Digital Advisory Board focus su cambiamento e le sfide in continua evoluzione che porta con sé. Lavorare sulla leadership sarà la carta decisiva L'evoluzione di società e organizzazioni nel segno del digitale corre veloce. Per questo alle aziende è richiesta flessibilità, ma anche fiuto per i talenti digitali da attrarre e coltivare. Il tema è stato il cuore pulsante dell'incontro “Il digitale di domani: ecosistemi, talenti e sostenibilità”, quarto appuntamento del Digital Advisory Board promosso da Luiss Business School e Cisco. A ragionare attorno a questi tempi 20 top manager italiani, impegnati in prima linea nella trasformazione digitale delle loro aziende. Il percorso del Digital Advisory Board Il digitale pone le aziende davanti a tre sfide: attrarre e crescere i talenti digitali; la ridefinizione di leadership e competizione per vincere nell'ecosistema digitale; etica, sostenibilità e digitale come coordinate future per fare business. Si tratta di temi interconnessi, che hanno ripercussioni anche sul presente delle imprese. Chi riuscirà a bilanciare questi aspetti, potrà essere più competitivo e posizionarsi al meglio in un mondo in rapida evoluzione. Nuovi talenti e mismatch Nel suo intervento dal titolo “Ecosistemi, talenti e sostenibilità: suggerimenti di lavoro” Giuseppe Italiano, Full Professor Computer Science Luiss Business School, Professor Artificial Intelligence And Machine Learning, Luiss Guido Carli, ha posto l'accento sulla leadership empatica. Unita all'attenzione per le passioni e il benessere delle persone sono la chiave per attrarre e trattenere i talenti nella trasformazione digitale. "Nel contesto attuale sembra però emergere un potenziale doppio mismatch – si legge nel paper presentato da Italiano – Da un lato, abbiamo il noto fenomeno di un mismatch di competenze, con uno skill gap sempre più evidente tra le competenze richieste dal mercato del lavoro, soprattutto in area digitale, e le competenze effettivamente possedute dai lavoratori. [...] D’altro canto, si sta delineando un potenziale disallineamento anche tra le aspettative dei talenti, in particolare dei più giovani, e le opportunità di lavoro tradizionali. A differenza delle generazioni precedenti, oggi molti giovani non sembrano più attratti da un’occupazione stabile in una grande azienda, magari dal brand internazionale, ma sono soprattutto alla ricerca di un progetto, di un’idea stimolante su cui investire il loro futuro e per cui valga la pena impegnarsi al massimo, anche se questo viene proposto da una piccola realtà o da una startup". La soluzione: atmosfera inclusiva, valorizzazione del benessere dei dipendenti, promozione dell'apprendimento e sviluppo delle capacità, ma anche retribuzioni competitive e opportunità di crescita professionale. Comunicare la propria mission e valori sarà fondamentale per creare l'engagement necessario. "In questo contesto il ruolo dei leader è sempre più importante, in quanto devono saper coniugare l’attenzione al mondo digitale con la cura dei rapporti e delle relazioni umane. Per fare questo, potrebbe anche essere necessario riprogettare i rapporti tra leadership e collaborazione, tra talento delle persone e aree aziendali, in modo che siano improntati all’empatia, alle soft skill, alla cura e al potenziamento delle persone". Coopetition e leadership Le dinamiche aziendali si stanno spostando sempre più verso ecosistemi, in cui le aziende collaborano e competono allo stesso tempo, alla ricerca di nuove opportunità. Questo concetto, noto come “coopetition” (cooperare con i competitor), richiede un nuovo mindset ma anche nuove forme di leadership. Insieme a grandi opportunità, come la condivisione dei dati, chi guida le aziende è chiamato anche a risolvere eventuali problemi nella catena di co-creazione del valore. "I leader devono saper bilanciare opportunamente la competizione e la collaborazione, navigando attraverso complesse reti di relazioni aziendali e sviluppando partnership strategiche con altre organizzazioni. Devono essere flessibili e aperti al cambiamento, adattando costantemente le proprie strategie alle esigenze mutevoli dell’ecosistema digitale, pur mantenendo una visione chiara della propria azienda e delle opportunità di mercato". Non solo innovazione: alla ricerca di etica e sostenibilità I nuovi talenti sono alla ricerca di aziende e progetti che mettano al centro l'innovazione e la crescita, ma anche etica e sostenibilità. Impegnarsi al massimo in aziende con mission improntate alla creazione di valore legato ai criteri ESG è tra le principali leve di engagement. Per questo l’integrazione di etica, sostenibilità e digitale sembra di fondamentale importanza per il futuro delle imprese. "Le aziende devono impegnarsi a operare in modo etico, rispettando i diritti umani, l’ambiente e i principi di giustizia sociale, adottando pratiche commerciali sostenibili, riducendo l’impatto ambientale e contribuendo al benessere della società nel suo complesso. Questo non è soltanto un imperativo etico, ma anche una richiesta crescente da parte dei consumatori, degli investitori e degli altri stakeholder. I leader devono essere profondamente consapevoli delle implicazioni etiche delle loro decisioni e delle loro azioni e devono essere pronti a promuovere una cultura aziendale basata su valori etici e sulla sostenibilità". «Questa è una iniziativa molto importante perché conferma la collaborazione che Luiss Business School ha con le grandi aziende, in questo caso Cisco, nello sviluppare progetti di approfondimento su temi molto importanti - ha dichiarato Matteo Caroli, Associate Dean for Sustainability & Impact, Luiss Business School - in particolare il tema della digitalizzazione nelle imprese come strumento anche per attrarre e sviluppare le risorse umane. Il lavoro che abbiamo fatto con Cisco e gli Hr manager di molte grandi e medie aziende italiane in questi mesi ha evidenziato come la capacità di gestire le tecnologie digitali sia fondamentale per una ottima gestione del capitale umano e per l’attrazione dei talenti e in questo senso ci ha fornito molti spunti utili anche nel costruire i nostri percorsi formativi di master». «È il quarto anno che noi svolgiamo questa attività di collaborazione con Luiss Business School e tantissimi manager di diversi settori industriali per capire quali sono le sfide e le opportunità della trasformazione digitale - ha spiegato Gianmatteo Manghi, Amministratore Delegato, Cisco Italia - In questa edizione ci siamo focalizzati su tre cose. La prima: avere indicazioni pratiche e concrete su come gestirle all’interno di una organizzazione, come gestire e attrarre i talenti, giovani, che ci aiutano nella trasformazione digitale. Due: come fare in modo di costruire un ecosistema, cioè collaborare con soggetti che sono anche esterni all’impresa, perché la digitalizzazione non può essere solo autarchica, ma deve interessare tutti i soggetti con cui cooperiamo. Tre: la sostenibilità. Il digitale deve aiutare la sostenibilità, sociale e ambientale e abbiamo cercato di capire come rendere il digitale un abilitatore della sostenibilità». La quarta edizione dell'evento DAB – Digital Advisory Board dal titolo "Il digitale di domani: ecosistemi, talenti e sostenibilità" si è tenuto il 28 novembre presso Villa Blanc, sede Luiss Business School, Roma. Hanno partecipato Matteo Caroli, Associate Dean for Sustainability & Impact , Direttore BU Applied Research, Luiss Business School; Gianmatteo Manghi, Amministratore Delegato Cisco Italia; Giuseppe Italiano, Full Professor Computer Science Luiss Business School, Professor Artificial Intelligence And Machine Learning, Luiss Guido Carli; Enrico Mercadante, Director, Architectures & Innovation Cisco South Europe; Gianluigi Me, IT Operations Manager, Adjunct Professor, Luiss; Fabio Pressi, Ceo a2a e-mobility Federica Santini, Presidente Trenord; Tiziana Mennuti, HR Director & Legal Affairs, RDS; Enrico Pompamea, Non-Fuel Marketing Development Manager, Kuwait Petroleum Italia; Fabrizio Rauso, Strategic Advisor.

15 Febbraio 2024

Antonino Saccà: “Ho imparato a prevedere il futuro con i brevetti e l’Open Innovation”

L’ex studente del master in Open Innovation & Intellectual Property di Luiss Business School, in partnership con Università di Torino e  SAA School of Management, oggi è tra i professionisti dell’European Patent Bureau Antonino Saccà ha 27 anni, una laurea in legge, una fortissima passione per i fumetti e due master alle spalle, entrambi targati Luiss Business School. L’ultimo percorso scelto – quello in Open Innovation & Intellectual Property – gli ha permesso di scoprire una verità importante. Non esiste innovazione senza uno strumento antico come il brevetto e che tutti, potenzialmente, possiamo essere degli innovatori. Oggi, che lavora presso l’European Patent Office a Monaco di Baviera, ha potuto toccare con mano quanto la sua intuizione fosse vicina alla realtà. Antonino, cosa ti ha spinto a scegliere il Master interateneo in Open Innovation & Intellectual Property di Luiss Business School, Università di Torino e  SAA School of Management? La curiosità. Ciò che ha attirato la mia attenzione è stato proprio l’accostamento tra proprietà intellettuale e Open Innovation. Non immaginavo quanto questi due elementi fossero connessi. Di fatto, non esiste Open Innovation senza proprietà intellettuale. In che senso? Pensiamo che l’Open Innovation sia una mondo lontano, dove lo Steve Jobs di turno inventa cose incredibili. Invece è lo strumento che, se c’è un problema, offre una soluzione. Deve avere una copertura legale per tutelare la proprietà intellettuale. Quindi l’Open Innovation è qualcosa di nuovo che ha bisogno di uno strumento antico, il brevetto. Potenzialmente, questo ci rende tutti degli innovatori. Che ambiente hai trovato nei due Atenei? Magnifico! Formale e accademico, ma anche fuori dagli schemi. Gli Atenei sono  forniti di tecnologie, stimoli e conoscenze, con un corpo docenti di grande qualità. Mi aspettavo un luogo innovativo e l’ho trovato. Qual è il corso che ha avuto un maggiore impatto sulla tua carriera? Quello sulla proprietà intellettuale. Nello specifico, il modulo era connesso all’Open Innovation. Durante una lezione, grazie al tool per la ricerca di brevetti Epacenet, il docente ci ha mostrato che dieci anni fa si registravano progetti sui comandi vocali. Cioè nel 2014 si lavorava su quello che oggi è Alexa. Nel presente sono tutti concentrati su automotive e mobilità elettrica. Di fatto, tramite i brevetti possiamo prevedere il futuro. C'è stato qualche relatore in particolare che ti ha colpito? Tantissimi, ma ce ne sono tre in particolare, con cui il rapporto è andato oltre la relazione accademica. Il primo è il professor Guido Giovando, Professore Associato dell’Università di Torino e commercialista appassionato di fumetti. L’altro è stato Alessandro Zerbetto della Fondazione Links. Mi ha colpito molto la figura della professoressa Maria Isabella Leone, che di fatto ha organizzato il corso. È stata lei a spingermi per mandare l’application all’EPO. Diceva che era un’esperienza perfetta per me. Se non fosse stato per lei non sarei qui. Soft skill, come avete lavorato su questo ambito durante il master? Su questo aspetto abbiamo lavorato a 360 gradi. Durante il master ognuno ha potuto focalizzarsi sull’accrescimento delle proprie capacità personali. Io ho lavorato sulla comunicazione, una skill di cui non avevo piena coscienza. Ma quando ho raccontato di essere un fumettista, tutti mi hanno fatto notare la mia capacità di comunicare attraverso l’arte. Ciò ha accresciuto la mia autostima. Competitività: come avete allenato questa soft skill durante il tuo percorso nel Master? Tutte le tematiche del master ci hanno aiutato in questo compito. Nel Master la competitività non è un valore negativo. Anzi, i lavori di gruppo sono propedeutici a sviluppare le capacità personali. In più, sentivo di poter apprendere tantissimo dalla squadra. Quindi la competitività si è trasformata in un elemento di coesione. Si tratta di un valore che mi è servito molto, una volta entrato nel mondo del lavoro. Molti alumni hanno sperimentato il valore del networking che si viene a creare nel Master. Qual è stata la tua esperienza? L’imprinting con i miei compagni di corso è stato forte. Ero il più piccolo del gruppo e per me ognuno era un potenziale maestro. Erano tutti a disposizione per qualsiasi tipo di problema e a tutt’oggi siamo ancora in contatto: sono anche venuti a trovarmi qui, a Monaco! Nel Master si lavora molto sulla Leadership. Secondo te cosa ci vuole per essere veri leader? La passione per quello che si fa. Quando è visibile, attrae. Non credo nel leader autoritario, ma più in una figura visionaria, innamorata del proprio lavoro, che sa stare con il suo team perché sa che dagli altri può imparare.   Quali sono stati i momenti più significativi del percorso? Il momento della presentazione delle nostre “tesi”, che altro non erano che pitch per delle startup. Io ho presentato una startup dedicata al mondo dei fumetti, su cui sto lavorando con i miei colleghi di master. Il fatto che tutti mi stessero ascoltando ha reso quel giorno indimenticabile. Oggi sei inserito nell’European Patent Office, l’Ufficio europeo dei Brevetti: provenire da un percorso in Open innovation & Intellectual Property ha fatto la differenza nel tuo ingresso nell’istituzione? Se sì, come? Ho potuto arrivare all’European Patent Office proprio al percorso formativo. Durante i colloqui, a fare la differenza è stato il mio lato artistico e l’esperienza del “pitchare” vissuta durante il master. Ho ripreso l’insegnamento principale, quello del saper comunicare, e l’ho usato nel colloquio. Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Pensi che tornerai a formarti? Il Master mi ha permesso di trovare la mia strada, di sapermi identificare come professionista e come persona. So che non si smette mai di imparare e se dovessi tornare a formarmi sarebbe la mia prima scelta. Quali sono i tuoi suggerimenti per gli studenti futuri e in aula su come cogliere pienamente le opportunità del percorso di Luiss Business School, Università di Torino e SAA School of Management? Rischiare, non focalizzarsi, non rimanere troppo chiusi nel proprio campo. L’Open Innovation ti fa capire che ci si può spostare da un punto all’altro, di pensare fuori dagli schemi, di ampliare le proprie conoscenze e di cogliere l’importanza del ruolo dei colleghi, ma anche dei professori, che vanno conosciuti anche fuori dall’aula. Un master ti forma a 360 gradi: è un’occasione unica.

12 Dicembre 2023

Osservatorio Auto e Mobilità Luiss Business School: le dinamiche competitive delle auto cinesi in Europa e Italia

La Cina è oggi il primo produttore di autovetture al mondo ed il secondo esportatore con 2,45 milioni di unità nei primi 8 mesi del 2023 (ad un soffio dai 2,48 milioni del Giappone) Export globale più che triplicato in tre anni, con una crescita del 233% Export nel biennio 2020 - 2022 in UE +432% e +640% in Italia L’Osservatorio Auto e Mobilità di Luiss Business School ha presentato i risultati della ricerca “L’auto cinese in Italia: Conoscere per Decidere”. Oggetto dell’indagine è la dinamica di insediamento dei produttori di automobili cinesi nel mercato europeo, un fenomeno che ha visto una fortissima accelerazione negli ultimi anni e che appare, nella sua evoluzione, senza precedenti. L’industria automobilistica cinese nel Vecchio Continente si sviluppa in un periodo di transizione per l’Europa, impegnata nel passaggio alle zero emissioni del 2035. In questo contesto la Cina si presenta forte di un vantaggio strategico nell’elettrico e di una posizione da leader nel settore delle batterie, grazie a investimenti effettuati con parecchi anni di anticipo rispetto alle case europee. Inoltre, è la prima volta che l’Europa si trova ad affrontare il debutto di un attore che rappresenta il primo mercato e il maggiore produttore al mondo di veicoli. I numeri della Cina nel mondo: esportazioni triplicate in tre anni Oggi la Cina è prossima a diventare il principale esportatore al mondo di autovetture: nei primi 8 mesi del 2023 ha strappato il secondo posto alla Germania grazie a 2,45 milioni di unità esportate, posizionandosi di poco al di sotto dei 2,48 milioni di unità del Giappone. In tre anni, infatti, l’export cinese è più che triplicato, con una crescita del 233%, permettendo alla Cina di colmare il gap con le principali industrie automobilistiche. Eppure, nel 2020 le vetture che lasciavano il “Dragone” erano appena 760.000, mentre quelle esportate da Germania e Giappone rispettivamente 2,6 e 3,4 milioni. La situazione in Europa: nel 2022 la Cina è il primo esportatore di vetture nell’UE Nel 2022 le vetture realizzate in Cina e immatricolate in Europa[1] sono state 455.400 (462.600 nei primi tre trimestri 2023), per una quota di mercato complessiva del 4% (4,8% nel 2023). Circa il 20% delle esportazioni cinesi di auto (e il 58% delle vetture elettriche) viene assorbito dal Vecchio Continente. Dal 2020 al 2022 il valore dell’import di auto cinesi nell’Unione Europea è aumentato di oltre 5 volte (+432%), raggiungendo i 9,37 miliardi di euro. Ciò ha permesso alla Cina di diventare, nel 2022, il primo esportatore di vetture nell’Ue, superando Giappone, Corea del Sud, Gran Bretagna e Stati Uniti. Il caso Italia: import superiore al miliardo di euro nel 2023 Nel 2022 le vetture realizzate in Cina e immatricolate in Italia sono state 39.000 (pari a uno share del 3%), mentre nei primi tre trimestri del 2023 sono salite a 59.400, per uno share del 5%[2]. Per il nostro Paese i tassi di incremento delle importazioni dalla Cina sono superiori a quanto si registra per il Vecchio Continente: dal 2020 al 2022 l’import è aumentato di oltre 7 volte (+640%), raggiungendo, lo scorso anno, i 368,6 milioni di euro. Anche il 2023 ha visto una crescita poderosa dell’import cinese in Italia: nei primi 7 mesi è stato infatti superato il totale del 2022, arrivando a 622,5 milioni, con un aumento di quasi 4 volte (+268%) rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Sulla base di questi numeri si prevede che, al termine del 2023, il valore dell’import di auto dalla Cina possa superare, per la prima volta, il miliardo di euro. Gli effetti di questo aumento hanno avuto delle importanti ripercussioni sul saldo commerciale del nostro Paese. Nei primi 7 mesi del 2023, infatti, si rileva un’inversione di tendenza nella bilancia commerciale che, per la prima volta, finisce in campo negativo: il disavanzo è stato di 346,7 milioni di euro, anche a causa di un export verso il paese asiatico diminuito del 47,6% (per un totale di 275,8 milioni). La Cina e l’elettrico: il 70% delle esportazioni di auto nel mondo non è elettrico Per quanto riguarda le alimentazioni, a livello globale oltre il 70% delle esportazioni di auto cinesi è rappresentato da tradizionali vetture endotermiche. Nel complesso i New energy vehicles (Nev, ovvero elettriche e ibride plug-in) hanno costituito solo il 28,6% dell’export cinese dall’inizio dell’anno in termini di volumi. Se guardiamo all’Europa, tuttavia, l’ordine di grandezza è invertito: nei primi tre trimestri del 2023 le elettriche assorbono in termini monetari l’82,4% dell’export di auto cinesi nel Vecchio Continente e il 70,8% in termini di immatricolazioni. Parliamo di 327.400 vetture circa, le quali rappresentano il 22,9% di tutte le elettriche immatricolate in Europa nei primi 9 mesi dell’anno. In Italia, invece, le auto con motore puramente endotermico costituiscono il 77% delle immatricolazioni di vetture cinesi - corrispondente a 45.700 unità - e il 76% dell’export dal paese asiatico in termini monetari, a conferma di un grado di penetrazione dell’elettrico inferiore alla media europea. Nel nostro Paese, infatti, le Bev – Battery Electric Vehicle - hanno una quota di mercato del 3,9% a fronte del 14,7% rilevato in Europa. Nei primi tre trimestri del 2023 le elettriche hanno assorbito il 20% dell’export di auto cinesi in termini monetari e il 16% in termini di immatricolazioni. Le elettriche cinesi vendute sono state 9.400 circa, le quali rappresentano il 20,4% di tutte le Bev immatricolate in Italia. Strategie e canali commerciali diversificati Per guadagnare peso in Europa i produttori cinesi stanno utilizzando tre canali principali (più un quarto specifico del mercato italiano), che corrispondono ad altrettante tipologie di attori e di prodotti presenti sul nostro mercato: - Sviluppo e internazionalizzazione dei brand “autoctoni” È la componente più visibile della penetrazione cinese, che porta in Europa marchi giovani, poco conosciuti e in genere specializzati nell’elettrico. Dal 2021 hanno debuttato in Europa 19 marchi cinesi, che diventeranno 23 nel 2024 (6 di questi anche in Italia, che l’anno prossimo arriverà a contare 11 brand del paese asiatico). Questi marchi, tuttavia, costituiscono solo la “punta dell’iceberg”, dal momento che il loro percorso in Europa è agli albori e rappresentano ancora una parte minoritaria di tutte le immatricolazioni di auto made in China (il 2,5% nel 2022, per un totale di 11.200 vetture complessive; il 4,3% nei primi tre trimestri del 2023, pari a 19.800 unità). Al momento il loro share di mercato è limitato, sia in Europa che in Italia, dove i brand cinesi hanno venduto complessivamente 145 unità nel 2022 e 796 vetture da gennaio a settembre 2023 (di cui 110 elettriche). - Attrazione degli investimenti esteri, la Cina come Export Hub Il Governo di Pechino, grazie alla forza della propria competitività industriale, punta ad essere un export hub che induce costruttori stranieri a realizzare in Cina vetture da esportare poi sui mercati sviluppati. Il successo di questa strategia è visibile nella commercializzazione in Europa di numerose vetture realizzate in Cina da Brand europei, americani e giapponesi. Oggi questa componente rappresenta quella più rilevante in termini di volumi: la maggior parte delle auto made in China immatricolate in Europa (il 54,4% nel 2022 e il 46,4% nei primi tre trimestri 2023) ha un marchio non cinese. Il modello prodotto in Cina più venduto d’Europa, con 63.820 unità immatricolate nei primi tre trimestri del 2023, ha marchio americano. Si tratta di un cambiamento radicale di paradigma: fino a poco tempo fa i costruttori tradizionali realizzavano nel paese asiatico vetture per il mercato locale, in genere con una tecnologia inferiore rispetto ai modelli europei. Oggi, al contrario, le case occidentali realizzano accordi e partnership per produrre vetture elettriche all’avanguardia, da esportare al di fuori della Cina. - Acquisizioni di costruttori e marchi occidentali I player cinesi hanno avuto successo nell’acquisire e rilanciare importanti aziende europee. Alcuni marchi interessati dai nuovi assetti proprietari sono stati oggetto di strategie più conservative, continuando ad avere un’immagine e una capacità produttiva europea (pur con un coinvolgimento crescente della manifattura cinese per i nuovi modelli elettrici). In altri casi, invece, brand europei per storia o immagine, sono divenuti cinesi per quanto riguarda le tecnologie e la localizzazione della produzione. - La specificità italiana All’interno del quadro appena delineato, vi è poi una quarta modalità, che, per ora, è presente nel nostro Paese. Un’azienda italiana, attraverso partnership strategiche con gruppi automobilistici cinesi, produce e commercializza su licenza dei modelli che vengono importati dalla Cina in maniera semi-finita, per poi essere ultimati e personalizzati all’interno dello stabilimento italiano. Con questa formula, il gruppo, che oggi può contare su un vero e proprio portfolio di marchi, costituisce un unicum a livello europeo, soprattutto in relazione alle dimensioni che ha assunto nel tempo. Nel nostro paese (che assorbe la quasi totalità dei volumi) l’azienda rappresenta il costruttore con il maggior numero di vetture cinesi targate, pari a 24.235 unità complessive (di cui 250 elettriche), per uno share che nel settembre 2023 ha superato per la prima volta il 2%, ponendo la casa automobilistica non distante da costruttori storici. [1]  Per Europa si intendono: i Paesi dell’Unione Europea e quelli che rientrano nell’EFTA, compreso il Regno Unito. [2] Elaborazioni Osservatorio su dati Acea, Unrae e Jato Dynamics

09 Novembre 2023

Il futuro dell'HR manager tra intelligenze umane e artificiali

Come deve rispondere l’HR manager alle sfide della tecnologia? I docenti Lucia Marchegiani ed Enrico Maria Marino disegnano il percorso di ricostruzione della professione per gli specialisti del settore L'intelligenza artificiale sta cambiando il mondo del lavoro sin dal momento della selezione del personale. Senza fare l’errore di considerare l’AI come qualcosa di futuribile, negli uffici HR i sistemi legati a questa tecnologia sono già impiegati nelle operazioni più nascoste, come la selezione dei curricula e l’interazione con i candidati che non proseguono i percorsi di selezione. Le potenzialità dell’intelligenza artificiale saranno l’origine di nuove sfide per i professionisti della gestione delle risorse umane, che dovranno però contrapporre solide conoscenze e rinnovate competenze. Ai, propulsore del lavoro dell’uomo Human & Artificial, ma anche Augmented resources: l'innovazione ha un impatto sempre maggiore sulle funzioni aziendali e sul business. Si fa l’errore di considerarla una cosa del futuro, ma ha già permeato le aziende e i diversi settori. Nell’ambito delle risorse umane, l'intelligenza artificiale è già presente in alcune operazioni quotidiane senza apparente valore aggiunto. «È nella parte più nascosta e operation dell’HR – spiega Enrico Maria Marino, Global Human Resources Director presso JIL SANDER | MARNI – OTB Group – ripulisce le nostre attività dalle ripetizioni apparentemente senza valore aggiunto. In tutto il processo che riguarda sia la ricerca sia la selezione, l’AI ci dà una mano: dallo screening dei cv ai rapporti con i candidati che non vanno avanti nei processi di selezione». Ma l'intelligenza artificiale può portare vero valore aggiunto nella customizzazione quasi sartoriale, ad esempio, del percorso di formazione. Ciò è possibile grazie anche alla virtualizzazione di questi programmi, fattore che solo la tecnologia ha reso possibile. «In un mondo sempre più virtualizzato, l'intelligenza artificiale può avere il suo impatto anche nella relazione con i colleghi in giro per il mondo. La conoscenza delle lingue non sarà più un ostacolo all'interazione, proprio grazie alla traduzione simultanea eseguita dai nuovi sistemi. L'intelligenza artificiale diventa il propulsore dell'azione lavorativa dell'umano». Ai e competenze: dove agire Quando si parla di competenze che possano rispondere a questa accelerazione tecnologica, c’è da chiedersi quanto sia una responsabilità dell'HR Manager e quanto invece debba essere condivisa con It Specialist, Digital Specialist, Digital Transformation Officer. Il dubbio sul presidio dell'interazione uomo macchina porta a guardare alla formazione del professionista HR, ma anche degli altri ruoli apicali», spiega la professoressa Lucia Marchegiani, Direttore Scientifico dell’Executive Master e Professore Associato di Organizzazione e Gestione delle Risorse Umane, Luiss Business School. «Bisogna fare in modo che l'azienda possa avere una cultura aziendale in cui le cose accadono e ogni manager ha la responsabilità di far evolvere la cultura aziendale – risponde Marino – come funzione, l’HR è l’unica trasversale. Quindi abbiamo il dovere di essere un passo avanti, almeno in formazione, rispetto a chi si occupa solo del business. Le altre funzioni si aspettano stimoli da noi, proprio come l'intelligenza artificiale, che sta apprendendo da noi e non viceversa. L'AI può avere lo stesso impatto che l'introduzione della robotica ha avuto per il lavoro nelle fabbriche: senza l'input umano, è inutile». Sulle conoscenze Marino mette in evidenza che la solidità dell’intelligenza umana resta ancora la base su cui costruire le decisioni. «Si è enfatizzato il rapporto di sudditanza rispetto alla tecnologia. Dato che oggi non si è più ingabbiati in una job description rigida ed è sempre possibile recuperare le nozioni necessarie grazie alla disponibilità delle stesse su Internet, bisogna fuggire dalla superficialità della conoscenza di base. Infatti, senza una solida base, la possibilità di sbagliare è maggiore. La tecnologia diventa la cartina al tornasole per le nostre decisioni o per intercettare quello che non va nei processi. Il lavoro ne può essere alleggerito per recuperare creatività e immaginazione nella propria funzione d'azienda». Dunque, è necessario acquisire competenze nuove, che integrino questo nuovo scenario HR. Il long life learning resta al centro della funzione. Poi c'è un tema di approccio all’intelligenza artificiale. «Non bisogna aver paura – continua Marino – non saremo in grado di arginare il dilagare dell'intelligenza artificiale, che permeerà tutte le nostre attività sia di business che di HR. La nostra forza sarà quella di incanalare le energie che comporta questo cambiamento verso gli obiettivi che ci prefiggeremo. Ma per poterlo fare dobbiamo sapere di cosa stiamo parlando, effetti collaterali compresi». Affrontare il cambiamento con gli strumenti giusti Il tema dell’intelligenza artificiale in relazione al settore HR è trattato anche nel programma dell’Executive Master in Gestione delle Risorse Umane, Organizzazione e Leadership targato Luiss Business School. Il percorso offre un’opportunità di formazione avanzata rivolta a manager HR, professionisti e imprenditori desiderosi di ampliare le proprie conoscenze e competenze nei processi di people strategy. Il master è destinato a coloro che sono interessati a una carriera nella funzione HR o desiderano acquisire una comprensione più approfondita delle questioni legate alla gestione delle Risorse Umane e dell’Organizzazione Aziendale. Gli interventi della professoressa Lucia Marchegiani, Direttore Scientifico dell’Executive Master e Professore Associato di Organizzazione e Gestione delle Risorse Umane, e di Enrico Maria Marino, Global Human Resources Director presso JIL SANDER | MARNI – OTB Group e docente dell'Executive Master in Gestione delle Risorse Umane, Organizzazione e Leadership, sono stati raccolti durante il webinar “Da HR Manager a H&AR Manager”. L’evento si è tenuto venerdì 20 ottobre alle 18:00, presso Villa Blanc, il campus Luiss Business School di Roma. 09/11/2023

AI hr

06 Novembre 2023

Maria Isabella Leone: “Le nuove sfide manageriali si vincono con i role model e l’equità di coppia”

La docente Luiss Business School interverrà alla cerimonia dedicata al Premio Minerva il prossimo 7 novembre con un intervento su lavoro femminile, gender pay gap e ruoli apicali Secondo Claudia Goldin, premio Nobel per l’economia, il progresso non ha coinciso con una maggiore facilità delle donne nel partecipare al mercato del lavoro. La presenza femminile nel mercato del lavoro era più alta nel Settecento, quando l’economia era prevalentemente agricola, rispetto alla fase successiva di industrializzazione, dove era più difficile bilanciare le esigenze familiari con quelle del lavoro distante da casa, ed è ripresa a crescere con la nascita del terzo settore. Oggi il tema del gender gap è ancora aperto. Ruoli apicali, retribuzioni e scelte di carriera sono i terreni su cui le organizzazioni stanno investendo per attrarre talenti, senza distinzione di genere. Il 7 novembre, in occasione del Premio Minerva Azienda d’Eccellenza, Maria Isabella Leone, Direttrice dell’area MBA Programs e dell’Osservatorio su equità di genere nella Sanità della Luiss Business School, dialogherà su questi temi, mettendo in evidenza le nuove sfide per management e leadership inclusivi. Come l’organizzazione del lavoro deve evolvere per migliorare la produttività, la vita delle persone e l'inclusione? Attraverso il suo approccio storico, Claudia Goldin ha messo in evidenza che non è sufficiente la crescita economica per favorire l’inclusione di genere, ma è necessario includere nell’analisi il contesto familiare e le possibilità di bilanciare lavoro e famiglia, la cosiddetta equità di coppia, e il welfare statale. In aggiunta, l’evoluzione verso forme di lavoro flessibile potrebbe ulteriormente favorire la convergenza dei ruoli tra uomini e donne, ancora così lontani, per effetto del cosiddetto “lavoro avido”. Cosa si intende con lavoro avido? Quello che richiede di stare tante ore in ufficio, di essere iper-presente, di fare straordinari. Questa condizione non favorisce l’equità di coppia, dal momento che uno dei due dovrà rinunciare a lavorare per poter dedicare del tempo alla famiglia e molto spesso chi rinuncia è la componente femminile che ha assunto, negli anni, le responsabilità e le aspettative sociali di “care giver”. Lo dimostrano i dati sul lavoro delle donne secondo cui, in Italia, soprattutto dopo la nascita di un figlio, il tasso di occupazione femminile – già basso – cala. Così, in 22 paesi Ue su 27 il tasso di occupazione di quelle con 3 figli è più alto. Poi c’è il tema dell’orizzonte di riferimento nelle decisioni. Ci sono differenze negli orizzonti femminili e maschili? Certo. La Premio Nobel argomenta che tradizionalmente gli uomini hanno adottato un orizzonte temporale di lungo periodo nel considerare l’impatto delle loro scelte di istruzione sul lavoro, per le donne invece vale il discorso contrario, per cui spesso l’orizzonte si interrompe o sospende per eventi familiari, in particolare la maternità. Non solo, considerando che molte scelte vengono effettuate ad un’età molto giovane, spesso sono compiute e indirizzate rispetto a riferimenti proposti e perpetuati dalle generazioni passate. Per questo appare così importante e necessario avere dei role model nuovi, che permettano di mettere in luce fin da subito delle possibilità alternative e lavorare sull’elemento culturale attraverso una maggiore consapevolezza. A questo scopo Luiss Business School dedica il Progetto Grow - Generating Real Opportunities For Women, che ha l’obiettivo di promuovere, sostenere e migliorare lo sviluppo personale e professionale delle studentesse con particolare attenzione all’inserimento nel mondo del lavoro e alla promozione della carriera professionale. Obiettivo: raggiungere posizioni di vertice in aziende, amministrazioni, enti, università e altre organizzazioni. Infatti, con questo progetto portiamo in aula modelli di donne in ruoli apicali che permettono di creare un circolo virtuoso con le nostre studentesse per far capire loro che essere donna non significa dover rinunciare alla propria carriera e alle proprie ambizioni. Come scuola di formazione, ci poniamo l’obiettivo di far sì che le donne siano più lungimiranti nel progettare un percorso professionale futuro e che possano confrontarsi costantemente tra loro. Uno degli strumenti formativi più importanti del progetto è la shadow experience: quali sono gli aspetti che rendono questa attività uno strumento per generare vera inclusività manageriale? La shadow experience permette di vivere l’esperienza di un manager o di una persona in una posizione di responsabilità al femminile. L’obiettivo è far vivere i diversi stili di leadership. In questo momento di grandi cambiamenti nel mondo del lavoro, questo è il primo passo per poter essere competitivi. Dal punto di vista femminile, vedere e analizzare come una leadership carismatica ed empatica, con la responsabilità di tante persone da gestire, possa essere possibile. Significa offrire uno specchio di quello che è possibile fare senza privarsi di ampi orizzonti di carriera. Management al femminile: quale sono le sfide contemporanee? Ce ne sono diverse e passano anche per qualche pregiudizio. Ad esempio? È una conoscenza diffusa il fatto che in famiglia oramai serve un secondo stipendio per poter affrontare le dinamiche attuali del mercato del lavoro. Al contrario non viene mai preso in considerazione quanto favorire il lavoro femminile rappresenti un passaggio di crescita professionale, lungimirante, che renda il reddito una questione solo conseguente. Basti pensare, infatti, che anche quando c’è il secondo stipendio in casa, molto spesso deriva da lavori più flessibili ma meno retribuiti, disegnati ad hoc per non sottrarre alla donna il tempo necessario per la cura della famiglia. Il secondo stipendio, rimane dunque come tale, anziché promotore di crescita professionale delle donne. Per questo il tema dell’educazione e del role modeling resta fondamentale. Che influenza può avere il role modeling? Oggi le donne in ruoli apicali non si fermano a raccontare la propria esperienza solo nelle università, ma vanno al liceo, alle medie, alle elementari pur di diffondere il messaggio che si può essere professionisti e donne e che bisogna pensarci subito. Obiettivo: far vedere che l’alternativa esiste e che bisogna essere lungimiranti per sé stesse in base alla proprie aspirazioni personali e professionali, senza dover rinunciare a nessuna delle due sfere. Cosa significa? Con l’incertezza attuale, è necessario essere indipendenti e dotarsi di un networking solido, frutto di momenti di socializzazione autonoma, che diano vita a comunità di pari con cui confrontarsi e condividere queste esperienze - il Premio Minerva ne rappresenta un bell’esempio. Inoltre, si devono superare le sindromi tipiche delle donne di non sentirsi mai all’altezza, di non essere in grado di riuscire a combinare le proprie ambizioni senza doversi sentire in colpa di rinunciare a qualcosa. Quale sarà il ruolo dell'open innovation in questo contesto? Potrà contribuire a implementare la presenza femminile nei ruoli apicali? L’open innovation favorisce la contaminazione tra diverse realtà aziendali. Ci si confronta con diversi tipi di organizzazioni (ad es. startup, corporate), modelli di lavoro, e professionalità. Scoperchia il bacino di talenti, di competenze, anche femminili sparse nel mondo lavorativo. L’open innovation affiancata alla diffusione territoriale dei modello hub & spoke, promossi dalle grandi Corporate per attivare questi bacini, potrebbe quindi aiutare anche l’attivazione di equilibri a livello familiare che permettono il raggiungimento di un’equità di coppia - e quindi di genere - funzionale a una nuova crescita economica. Non solo, mette in luce anche il potenziale della imprenditoria femminile, che ha sperimentando una crescita più forte rispetto alla controparte maschile nel quinquennio 2014-2019 (+2,9% rispetto allo +0,3%), rappresentando dunque un percorso alternativo di carriera, che può essere d’ispirazione. D’altro canto, nelle Corporate stanno fioccando le nuove posizioni dedicate alla diversity& inclusion per poter attrarre e mantenere i talenti femminili, selezionando candidate con profili Stem, abilitando percorsi di coaching professionale e role modeling e shadowing.   06/11/2023

18 Ottobre 2023

Le organizzazioni hanno bisogno di coaching di qualità

Al via il Flex Executive Programme in Coaching di Luiss Business School riconosciuto come Level 2 dalla International Coaching Federation Il coaching non è solo una parola di gran moda. È una metodologia e un approccio che aiuta le persone a sviluppare il meglio di sé e a implementare nuove scelte rispetto alle abitudini consolidate nei propri percorsi professionali e personali. Il coach è la figura capace di compiere questa rivoluzione copernicana, e  deve essere dotato della giusta formazione, i cui standard sono riconosciuti a livello internazionale. A questo scopo è dedicato il Flex Executive Programme in Coaching di Luiss Business School, la prima Business School in Italia accreditata dall’International Coaching Federation (ICF). Flex Executive Programme in Coaching: caratteristiche e obiettivi Il master, in partenza il 27 ottobre, offrirà ai partecipanti una nuova opportunità. Consente di ottenere le credenziali ICF fino al livello 2, riconosciute in tutto il mondo come standard di qualità. Esse rappresentano un requisito importante per le organizzazioni chiamate ad individuare i professionisti cui affidare lo sviluppo delle proprie risorse e dei propri manager. In più di 130 ore di lezione, in presenza e da remoto, si alterneranno momenti d’aula, laboratori, sessioni e mentoring guidati da coach dell’International Coaching Federation. Anna Zanardi Cappon, Pop in Leadership and Corporate Values, Luiss Business School, International board and governance advisor, e referente scientifico del Programma, e Paolo Palazzo, Executive coach (PCC, ICF), Adjunct professor e coordinatore scientifico dell’Executive Programme Coaching Luiss Business School, spiegano perché oggi le organizzazioni hanno bisogno di coaching di qualità. Il programma targato Luiss Business School ha ricevuto il riconoscimento Level 2 dell'International Coaching Federation: cosa significa per chi si trova davanti alla scelta di un percorso formativo dedicato al coaching? Palazzo: Luiss Business School ha una lunga esperienza nell’utilizzo del coaching nei programmi di formazione. I coach che lavorano con la scuola rispondono alle core competences dell’International Coaching Federation ICF, che conta oltre 50 mila professionisti. Il riconoscimento da parte di ICF certifica la qualità di contenuti, approcci e modalità, trovandoli conformi ai suoi standard internazionali di qualità. Partecipare al Flex Executive Programme in Coaching significa anche inserirsi nella community della Scuola. Inoltre, le credenziali ICF sono riconosciute anche all’interno di numerosi bandi di gara pubblici. Che ruolo ha il coaching nella formazione dei leader del futuro? Zanardi: Oggi si deve affrontare anche un tema di riposizionamento strategico della persona all’interno di uno scenario post sindemico che ha trasformato l’identità professionale e manageriale delle persone. All'interno di un percorso di coaching si può comprendere come usare al meglio alcuni dei propri talenti o come riutilizzare la propria esperienza all'interno di un'organizzazione in costante cambiamento. Quindi il coaching è un tool di Hr strategy a cui ormai nessuno più rinuncia. È alla base delle aziende che vogliono davvero occuparsi di persone, soprattutto dopo la sindemia, momento che ha messo in evidenza in modo ancora più forte che le persone fanno la differenza e, senza di esse, non si può conseguire il risultato economico in maniera sostenibile. Il coaching aiuta sia l'individuo che il team, e nel corso ci occuperemo anche di team coaching, per aiutare le persone a lavorare al meglio insieme, con risultati visibili sulla business performance finale. Tenendo presente questo, il coaching può rinforzare l'autoconsapevolezza e l'efficacia interpersonale dei leader. Può lo strumento del coaching diventare elemento strutturale delle nuove culture organizzative rivolte anche alle nuove generazioni?  Quali sarebbero gli effetti sull'impresa? Zanardi: Dopo la sindemia, i nuovi modelli organizzativi sono più centrati a rispondere alle esigenze individualizzate delle persone. Siamo tornati a una situazione in cui bisogna comprendere le esigenze organizzative individuali, gli spazi desiderati, quanto si vuole lavorare in remoto e come si vuole gestire la propria presenza nell’organizzazione a livello fisico e in smart working. Ma soprattutto si cerca di capire il senso rinnovato del proprio impegno lavorativo nel contesto della propria esistenza. Tutto quanto porta a una riflessione e a un adattamento della persona all’organizzazione, è oggetto di coaching. Il che conferma che si tratta di uno strumento di cui le aziende non possono più fare a meno. Si è osservato che le Generazioni Z sono simili a quelle dei Baby Boomers nella valorizzazione del collettivo, nell’accento sulla qualità della vita e relazione anche come elemento di performance. Quindi accentuare questi aspetti è una delle risposte che le imprese attraverso il coaching possono dare alle Generazioni Z. Ma c’è un’altra cosa che il coaching può fare per queste persone. Quale? Zanardi: Aiutare a ridisegnare un senso e un’identità professionale, che si è completamente trasformata durante e nel post-Covid. Le organizzazioni hanno bisogno di comprendere la direzione da intraprendere perché non ci sono esperienze pregresse che lo spieghino. È stato un cambiamento radicale. L’effetto più profondo è stato la cancellazione del confine tra vita e lavoro. C’è stato uno scontro tra queste due dimensioni. Quindi oggi le organizzazioni devono rispondere in modo totale, globale, rotondo a esigenze sia di vita che di lavoro. Come farlo? Palazzo: L’inserimento delle persone Gen Z nelle organizzazioni non è facile. Il motivo sta nelle esigenze, valori e bisogni che in una certa misura sono diversi da quelli dei Millennials. Proprio perché il coaching favorisce la consapevolezza di sé, la riflessione sui propri e altrui bisogni attraverso le competenze di ascolto e introspezione, questo permette un dialogo più efficace tra le generazioni. C’è bisogno di capire cosa vuole l’altra persona per allinearsi. Il coaching può essere lo strumento giusto per raggiungere questo obiettivo, perché permette un ampliamento di prospettiva e percezione. Qual è il potenziale del coach accreditato operante all'interno di un'azienda? Palazzo e Zanardi: Le aziende hanno bisogno di coaching di qualità e il percorso di Luiss Business School è stato pensato proprio per questo. È un grosso facilitatore di cambiamento, che può portare a un aumento della produttività e dei valori dei parametri di business performance. Il fatto che le persone riflettano su di sé e stiano meglio fra loro anche quando lavorano in team, abbassa il rischio operativo. Questo è un tema che va a rinforzare un migliore sviluppo dei piani strategici e industriali all’interno delle aziende.

06 Maggio 2020

Quale finanza senza etica? Il caso Diavoli

Con Guido Maria Brera, autore del best seller da cui è tratta la serie, Alessandro Borghi, protagonista, Luca Bernabei, amministratore delegato di Lux Vide, e Maximo Ibarra, CEO di Sky Italia, un dibattito per discutere i temi al centro della serie tv "Diavoli", prodotta da Sky e Lux Vide. RIVEDI IL WEBINAR Saranno i “Diavoli” della serie televisiva del momento, tratta dal best seller di Guido Maria Brera e prodotta da Sky e Lux Vide, i protagonisti del webinar organizzato dalla Luiss Business School venerdì prossimo 8 maggio alle 18:00. “Quale finanza senza etica? Il caso Diavoli” è infatti il titolo del dibattito online a cui parteciperanno lo stesso Brera, il protagonista Alessandro Borghi, Luca Bernabei, amministratore delegato di Lux Vide, e Maximo Ibarra, CEO di Sky Italia.  Durante l’incontro, accessibile dall’indirizzo luiss.business/diavoli  e introdotto dai saluti del Direttore Generale Luiss Giovanni Lo Storto, i protagonisti affronteranno quindi i temi al centro della serie e, in particolare, quanto la finanza sia diventata una parte importante della globalizzazione, e quali possano esserne i risvolti in assenza di una guida “etica”. Il webinar sarà moderato dal Direttore Luiss Business School Paolo Boccardelli. Continua quindi il ciclo Webinar Series targato Luiss Business School, una serie di incontri online volti ad approfondire le trasformazioni di economia, finanza e lavoro insieme ai protagonisti del mondo delle imprese e delle istituzioni. Un’iniziativa interamente digitale che nasce per favorire il confronto sulle nuove sfide e le competenze necessarie per ripensare i modelli di crescita e di sviluppo. RIVEDI IL WEBINAR 06/05/2020 

09 Aprile 2020

Luiss Business School Webinar Series con Marco Sesana, CEO Generali Italia

Un nuovo valore della relazione tra l’impresa e il proprio ecosistema: insieme a Marco Sesana, discuteremo come l’impresa oggi può guidare le trasformazioni riprogettando il suo agire insieme ai propri stakeholder – clienti, dipendenti, agenti, fornitori, istituzioni e comunità – valorizzando le reciproche competenze per soluzioni condivise concrete e immediate. RIVEDI IL WEBINAR   Il 16 aprile 2020 alle 18.30 si terrà un nuovo appuntamento della serie di webinar targata Luiss Business School con Marco Sesana, CEO di Generali Italia. Un momento di confronto virtuale in cui volgere lo sguardo al nuovo valore della relazione tra l’impresa e il proprio ecosistema. Insieme a Marco Sesana, discuteremo come l’impresa oggi può guidare le trasformazioni riprogettando il suo agire insieme ai propri stakeholder – clienti, dipendenti, agenti, fornitori, istituzioni e comunità – valorizzando le reciproche competenze per soluzioni condivise concrete e immediate. Durante il Q&A che seguirà il Virtual Panel, partecipanti e relatori potranno interagire attivamente sulle tematiche discusse e sulle possibilità di sviluppare competenze manageriali utili per gestire i momenti di trasformazione attraverso l’Executive Programme in Sviluppo Manageriale e Performance Management e Sistemi di Controllo, l’innovativo Flex Executive Programme, 90% in distance learning. Per partecipare al Webinar è necessaria la registrazione. REGISTRATI  RIVEDI IL WEBINAR

02 Aprile 2020

Luiss Business School Webinar Series con Maximo Ibarra, CEO Sky Italia

Come il digitale ha rivoluzionato le strategie di marketing e il rapporto con i clienti: abbracciare la logica digitale impone alle aziende di ripensare i propri processi e metodi di lavoro, in una prospettiva in cui il volano della trasformazione è rappresentato dall’evoluzione del rapporto con i propri clienti. Di quali strategie e strumenti dovranno dotarsi aziende e professionisti?  RIVEDI IL WEBINAR   L’8 aprile 2020 alle 18.30 con Maximo Ibarra, CEO Sky Italia, si terrà un nuovo appuntamento della serie di webinar targata Luiss Business School. Un momento di dibattito virtuale in cui poter approfondire la rivoluzione dei modelli di comunicazione determinata dalle nuove tecnologie. Insieme a Maximo Ibarra discuteremo di quali strategie e strumenti dovranno dotarsi aziende e professionisti per rispondere velocemente al cambiamento in atto. Abbracciare la logica digitale impone alle aziende di ripensare i propri processi e metodi di lavoro, in una prospettiva in cui il volano della trasformazione è rappresentato dall’evoluzione del rapporto con i propri clienti. Il Q&A che seguirà il Virtual Panel sarà anche l’occasione in cui partecipanti e relatori potranno interagire attivamente sulle tematiche discusse e sulle possibilità di sviluppare competenze attuali grazie agli Executive Programme in Marketing & Sales, anche nella loro innovativa formula Flex. Attraverso una modalità di erogazione digitale che prevede il 90% delle lezioni in distance learning e attività di networking in presenza, i Flex Executive Programme rappresentano un’opportunità formativa di eccellenza e allo stesso tempo flessibile e adattabile sia alle esigenze personali che agli impegni professionali. Per partecipare al Webinar è necessaria la registrazione. REGISTRATI 02/04/2020