News & Insight
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13 Giugno 2024

Sostenibilità, Efficientamento Energetico e Gender Equality: Scopri le soluzioni ESG per le imprese di successo

Siamo lieti di annunciare il prossimo webinar "Sostenibilità, Efficientamento Energetico e Gender Equality: Scopri le soluzioni ESG per le imprese di successo", che si terrà martedì 16 luglio alle ore 17:00. L'evento, organizzato da Luiss Business School, vedrà la partecipazione di Angelo Riccaboni, Professore Ordinario di Economia Aziendale presso l'Università di Siena e Senior Research Fellow presso Luiss Business School. Durante il webinar, il Professor Riccaboni esplorerà le tematiche cruciali della sostenibilità, dell'efficientamento energetico e della gender equality, fornendo una panoramica delle migliori pratiche e delle soluzioni ESG (Environmental, Social, and Governance) che stanno rivoluzionando il modo di fare impresa. Questi argomenti sono diventati fondamentali per le aziende che vogliono rimanere competitive e avere un impatto positivo sulla società e sull'ambiente. Inoltre, durante l'evento verrà presentato il Flex Executive Programme in Soluzioni ESG, un percorso formativo avanzato progettato per fornire ai professionisti gli strumenti necessari per integrare le pratiche ESG nelle strategie aziendali. Non perdete questa opportunità unica di approfondire le tematiche più attuali e rilevanti per il futuro delle imprese. SPEAKER Angelo Riccaboni, Professore Ordinario di Economia Aziendale presso l'Università di Siena e Senior Research Fellow presso Luiss Business School QUANDO: Martedì 16 luglio 2024 DOVE: Online ORARIO: 17.00 – 18.00 Per partecipare è necessaria la registrazione. 13/06/2024

12 Giugno 2024

Brand & Lusso: Open Lesson sul retail parigino

Luiss Business School è lieta di annunciare un evento esclusivo dedicato al mondo del retail di lusso: "Brand & Lusso", una Open Lesson che si terrà il prossimo 26 Giugno presso il Milano Luiss Hub. Sospinta da eventi globali come la Brexit e le Olimpiadi, la scena retail di Parigi sta vivendo un periodo di straordinaria effervescenza. Brand del lusso come Dior, Louis Vuitton, Hermès e Yves Saint Laurent hanno recentemente inaugurato punti vendita innovativi, ridefinendo il modo di raccontare e valorizzare i brand attraverso esperienze uniche e coinvolgenti.In questa Open Lesson, il Professor Romano Cappellari, direttore del Major in Retail Management di Milano del Master in Marketing Management e autore del best seller "Marketing della moda e dei prodotti lifestyle", guiderà i partecipanti in un affascinante viaggio fotografico alla scoperta delle strategie dei brand francesi del lusso. Sarà un'anteprima dei contenuti che gli allievi del nuovo Major in Retail Management approfondiranno sul campo durante il retail tour internazionale, parte integrante del programma didattico. I partecipanti saranno esonerati dal pagamento della quota di accesso alle selezioni per le prossime date di selezione: 3 e 4 luglio 2024. A conclusione dell'evento i partecipanti avranno inoltre l’opportunità di fare networking e creare connessioni preziose. SPEAKERRomano Cappellari, direttore del Major in Retail Management di Milano del Master in Marketing Management QUANDO: Mercoledì 26 Giugno 2024 DOVE: Milano Luiss Hub ORARIO: 17.30 – 19.00 Per partecipare è necessaria la registrazione. 12/06/2024

12 Giugno 2024

Osservatorio Executive Compensation e Corporate Governance

Presentazione dei risultati dello "Studio sui compensi dei Board delle società del FTSE MIB" Si terrà l'8 luglio alle 10.30 a Villa Blanc, in Via Nomentana 216, Roma, il convegno promosso dall'Osservatorio Executive Compensation e Corporate Governance, in cui verranno presentati i risultati dello "Studio sui compensi dei Board delle società del FTSE MIB".  Sarà un’occasione di dibattito e networking per approfondire i temi più attuali dell'executive compensation e della corporate governance, dalla doppia prospettiva del Board e della Direzione Risorse Umane. AGENDA 10.30 Accoglienza ospiti 11.00 Saluti istituzionaliRaffaele Oriani, Dean, Luiss Business School 11.15 Studio sui compensi dei board del FTSE MIB 2024Guido Cutillo, Direttore Osservatorio Executive Compensation e Corporate Governance, Luiss Business School 11.35 Ruolo e complessità del Comitato Remunerazioni nella costruzione della Politica retributivaFabiola Mascardi, Presidente Comitato Remunerazioni, ItalgasDiva Moriani, Presidente Comitato Remunerazioni, Gruppo Generali e Moncler Group 12.15 Tavola rotonda «L’evoluzione dei sistemi retributivi nella prassi italiana»Alessandro Bacci, Direttore del Personale, Ministero dell’Economia e delle FinanzeDiego Frattarolo, Chief People Officer , SOMECMauro Ghilardi, Direttore People & Transformation , A2A Modera:Guido Cutillo, Direttore Osservatorio Executive Compensation e Corporate Governance, LuissBusiness School 13.15 Saluti di chiusura e ringraziamenti 13.30 Lunch break e networking Per partecipare è necessaria l'iscrizione. LINK      

12 Giugno 2024

L'Intelligenza Artificiale e la sua applicazione in ambito automotive

Si terrà il 18 giugno alle 10.30 a Villa Blanc, l'evento "L'Intelligenza Artificiale e la sua applicazione in ambito automotive" organizzato dall'Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School. Durante l'evento, realizzato con il supporto di Unrae, Honda, Toyota, Kia e Renault, verrà presentata la ricerca dell'Osservatorio che indaga il rapporto tra Intelligenza Artificiale e mondo automotive, al centro di alcuni  tra i più interessanti e persino inattesi sviluppi. Top manager delle principali case automobilistiche, accademici, rappresentanti ed esperti si confronteranno sul profondo cambiamento avviato dall'Intelligenza Artificiale nel settore, analizzandone le implicazioni attuali e future. AGENDA 10.30 Registrazione ospiti e welcome coffee 11:00   Saluti istituzionaliRaffaele Oriani, Dean, Luiss Business School 11:15   Presentazione della ricerca: "La nuova era dell'auto: l’Automobile Sapiens - l’Intelligenza Artificiale e il suo impatto sull’automotive"Fabio Orecchini, Direttore Osservatorio Auto e Mobilità, Luiss Business School e Università Guglielmo Marconi 11:45   Tavola rotonda: Intelligenza artificiale, rischi e opportunità per il mercato dell'auto in ItaliaMichele Crisci, Presidente, UNRAEPaolo Moroni, Direttore Lexus, IT e Digital Trasformation, Toyota Motor ItaliaSimone Mattogno, Head of Automobile Division, Honda Motor Europe ItaliaGiuseppe Mazzara, Marketing Communication & CRM Director, Kia ItaliaRaffaele Fusilli, Amministratore Delegato, Renault ItaliaFabio Orecchini, Direttore Osservatorio Auto e Mobilità, Luiss Business School e Università Guglielmo MarconiFrancesca Fallucchi, Associate professor, Università Guglielmo Marconi Moderatore: Valerio Berruti, giornalista, la Repubblica 13:15   Q&A  13:30  Lunch Per partecipare è necessaria l'iscrizione. LINK      

11 Giugno 2024

Green Job - Le competenze necessarie per le sfide del futuro

Tra nuove competenze e green job. Con quattro grandi aziende su cinque impegnate nello sviluppo di strategie e processi green e altrettanti consumatori che considerano rilevante l’attenzione alle pratiche di sostenibilità*, lo sviluppo di nuove skill in ambito green sta progressivamente acquisendo maggiore rilevanza in materia di formazione e lifelong learning. Di fatto, le aziende che oggi adottano policy di sostenibilità e considerano l’impatto ambientale e sociale dei propri processi, sono non solo in grado di generare valore per l’organizzazione stessa, ma anche per l’utente finale. Capire quindi come attuare questa transizione è il main focus del webinar Green Job - Le competenze necessarie per le sfide del futuro, un evento promosso da Luiss Business School in partnership con Italiacamp. L’iniziativa è organizzata nell’ambito delle attività dell’Executive Programme in Sustainability & Impact Management, un percorso formativo – in partenza in autunno al Milano Luiss Hub – particolarmente indicato per tutti coloro che si occupano di valutazione di impatto e che desiderano sviluppare conoscenze e competenze manageriali specifiche in materia di impact management, sostenibilità e impact finance. I partecipanti al webinar potranno usufruire di una riduzione della quota di iscrizione pari al 10%. Speaker Elisabetta Scognamiglio, Chief Impact Officer, Italiacamp Tamara Viel, Group Sustainability Director Antonio Rocchetti, Responsabile Contabilità e Bilancio Federica Brunetta, Responsabile Executive Master di Luiss Business School, Associate Professor in Management and Strategy Quando: 9 luglio 2024 Ora: 17:30 - 19:00 Dove: online Per partecipare è necessario registrarsi. * dati Istat e Havas - Confindustria, 2023 11 giugno 2024

10 Giugno 2024

Bando Fondirigenti - Avviso 1/2024

Fino a 10 milioni di euro per la formazione aziendale L’Executive Education di Luiss Business School supporta le aziende nella stesura del Piano Fondirigenti con cui ogni impresa può ottenere un finanziamento fino a 12.500 euro per uno stanziamento complessivo di 10 milioni di euro. La formazione manageriale per la digitalizzazione delle aziende è l’obiettivo di Avviso 1/2024 di Fondirigenti, che sostiene la competitività anche delle Piccole imprese e delle aziende del Mezzogiorno che incontrano maggiori difficoltà nell’accesso agli strumenti per l’innovazione e la transizione digitale.   Tutte le aziende aderenti e neo-aderenti a Fondirigenti, ad eccezione delle Grandi Imprese che hanno già ottenuto un finanziamento attraverso gli Avvisi promossi dal Fondo nel 2023, potranno presentare il Piano entro e non oltre le ore 12:00 del 20 giugno 2024. L’Avviso 1/2024 si articola in quattro diverse aree: Strategie di sostenibilità, Processi aziendali, Organizzazione del lavoro e Capacità individuali. L’offerta formativa dell’Executive Education di Luiss Business School supporta le aziende che vogliono rafforzare le loro competenze nei quattro ambiti previsti dal Fondo Nuove Competenze. Il Piano formativo dovrà essere presentato digitalmente nell’Area riservata alle aziende, accessibile dalla sezione MyFondirigenti. I Piani verranno valutati da una Commissione esterna e saranno finanziati con un punteggio uguale o superiore a 75/100 nei limiti dello stanziamento previsto. Verranno assegnati 4 punti aggiuntivi ai Piani presentati da una Piccola Impresa e 4 punti aggiuntivi ai Piani presentati da un’impresa con sede legale/operativa in una regione del Sud. Potranno essere presentati Piani Aziendali singoli o aggregati da un minimo di 3 e un massimo di 6 aziende compresa una Capofila.   VAI AL BANDO Per una consulenza gratuita scrivere a lbiagiotti@luissexecutivemanagementeducation.it

30 Maggio 2024

Trasformare una startup in grande azienda, ricercatori e imprenditori da tutta Europa a caccia del segreto del successo

Alla Luiss Business School, il 10 e 11 giugno, avrà luogo la seconda conferenza europea sulle scaleup dell’European Scaleup Institute Le scaleup in Italia stanno aumentando, ed esponenzialmente cresce il loro impatto in termini di crescita sul Pil. Nonostante ciò il nostro Paese investe ancora molto poco in questo settore rispetto a big come la Silicon Valley ma anche ai vicini europei. Per elaborare una ricetta che punti a colmare questo gap, il 10 e 11 giugno prossimi, la Luiss Business School ospiterà a Villa Blanc la seconda conferenza dell’European Scaleup Institute (ESI). Ricercatori e imprenditori da tutta Europa si riuniranno per un’occasione che vedrà i massimi esperti del settore e alcune delle principali scaleup europee confrontarsi sulle reali esigenze del mercato italiano per comprendere come colmare questo deficit.Durante la due giorni sarà anche lanciato per la prima volta un innovativo tool in grado di monitorare in tempo reale il numero (e le nuove nascite) di scaleup in tutta Europa. Lo strumento consentirà di avere una visione d’insieme su uno dei settori più promettenti per la crescita economica italiana ed europea. I numeriA dicembre 2022, secondo il report Tech Scaleup Italy 2023 di Mind The Bridge, l’Italia contava 557 aziende tecnologiche mature, in grado di raccogliere 7,3 miliardi di dollari di capitale (equity). Queste aziende hanno generato circa 4,4 miliardi di dollari di ricavi (circa lo 0,2% del Pil italiano) e impiegato direttamente 18.000 persone: lo 0,08% dell’occupazione totale. Si tratta di imprese in forte espansione e crescita, con un altissimo potenziale e una grande ricaduta sul Pil. Non tutte le startup, però, riescono a crescere e a diventare scaleup e l’Italia investe ancora poco, rispetto ad altri competitor europei e mondiali, per aiutarle a farlo. Il nostro Paese, infatti, impiega l’equivalente dello 0,24% del Pil in queste società, collocandosi molto al di sotto della media europea dell’1,3%. Siamo dunque fanalino di coda dopo le eccellenze della Silicon Valley ma anche rispetto ai nostri vicini europei: alla Francia (che investe il 1,5% del Pil), la Germania (l’1,2%), la Spagna (lo 0,8%) e il Portogallo (lo 0,5%). Nel 2023 (il nostro miglior anno di sempre) abbiamo investito 2,2 miliardi di dollari, a fronte dei 4,7 miliardi della Spagna, dei 10,8 miliardi della Francia, dei 14,4 miliardi della Germania e dei 40, 5 miliardi del Regno Unito. Ricercatori e imprenditori riunitiL’European Scaleup Institute (ESI) ha l'obiettivo di condividere conoscenze e best practices nella ricerca e nell'istruzione che favoriscano l'ecosistema scaleup in Europa e nel mondo. Il 10 e 11 giugno alla Conferenza interveranno tra gli altri:  Matteo Berlucchi (CEO Healthily, serial entrepreneur), Marta Testi (CEO, Elite – Euronext), Enrico Fili (CDP - Cassa Depositi e Prestiti Ventures), Marco Gay (Zest, Accelerator & VC), Roberto Magnifico (Zest, Accelerator & VC), Paolo Cellini (Deep Ocean Capital), Valerio Caracciolo (Italian Angels for Growth), Francesco Cerruti (Italian Tech Alliance), Ludger Odenthal (European Comission), Andrea Chirolli, (CEO Futura), Victor Ranieri (Co-Founder Casavo).E ancora Christian Lechner (Luiss Business School, hosts ESI conference 2024), Joris Ebbers (Luiss Business School), Euclides Major (Nova, Lisbona), Dimo Ringov (ESADE, Barcelone), David Sluss (ESSEC, Nice), Jonathan Levie (Galway), Veroniek Collewaert (Vlerick, Bruxelles), Leonardo Fuligni (RMS, Rotterdam), Dries Faems (WHU, Vallendar). La due giorniLa prima giornata di evento, il 10 giugno, si terrà a Roma, a Villa Blanc, sede della Luiss Business School, in via Nomentana 216. L’11 giugno, invece, il meeting avrà luogo nella sede dell’Hub di Zest, in via Marsala 29H.L’ESI è una piattaforma di esperti accademici e professionisti in Europa che riunisce le migliori business school europee per rafforzare l’ecosistema Scaleup europeo. Communication partner della Luiss Business School e dell’European Scaleup Conference è Blum, società di consulenza che supporta attraverso la comunicazione imprese, centri di ricerca e organizzazioni dell’ecosistema innovativo italiano. Per partecipare all’evento è richiesta l’iscrizione a questo link. 20/05/2024

21 Giugno 2024

Executive CEO Talk, Valentino Confalone: “Saper gestire il fallimento fa la differenza”

Ospite di Executive CEO Talk, Valentino Confalone, Country President di Novartis Italia, ha incontrato gli studenti Luiss Business School, affrontando diversi temi, tra cui leadership ed evoluzione del settore farmaceutico Fallimenti, estro e programmazione: sono questi i tre fattori che possono spianare la strada verso il successo. È la visione di Valentino Confalone, Country President di Novartis Italia, che ha condiviso con la community degli studenti executive Luiss Business School durante il CEO Talk dedicato. Il suo consiglio è: “Fate compromessi su tutto, ma non su autonomia e indipendenza”. Gestire i fallimenti per avere successo La carriera di Valentino Confalone non inizia nel settore farmaceutico, bensì nella consulenza strategica per poi approdare al mondo della moda con il marchio Levi Strauss. Dopo aver seguito un percorso MBA, la traiettoria professionale di Confalone si è intersecata allo sviluppo del business farmaceutico. Riguardando il suo percorso, afferma che le tre coordinate che oggi lo hanno portato alla guida di Novartis Italia sono la gestione dei fallimenti, l’estro e la programmazione. “I momenti cruciali della mia carriera non hanno coinciso con i successi, bensì con quelli in cui ho dovuto affrontare criticità personali e professionali. Il modo in cui si reagisce, più di ogni altra cosa influenza i percorsi di carriera. Chi riesce a gestire i momenti ‘no’ senza frustrazione, in maniera costruttiva e positiva, alla fine ha successo. La gestione di un fallimento è un momento chiave”. Dopo aver vissuto per vent'anni in diversi Paesi Confalone sottolinea l'importanza di adattarsi a realtà nazionali e culture diverse, nonché modi differenti di gestire le persone. “Ogni cultura ha modi di fare completamente diversi. Riuscire a individuare il contesto, adattarsi ad esso è una competenza essenziale”. Confalone è abituato a pianificare su orizzonti decennali. “Definire un obiettivo e programmare gli step per arrivarci per me è stato fondamentale. Ma nel mondo dell'industria lo è ancora di più perché bisogna costruire esperienze e competenze”. Massimizzare il valore “Il mondo farmaceutico è cambiato moltissimo negli ultimi vent'anni. Dall'avere competenze squisitamente commerciali e scientifiche, oggi il settore healthcare richiede ben altro: le aziende non devono più solo massimizzare il profitto per gli shareholder, ma massimizzare il valore per tutti gli stakeholder”. Disegnando l’evoluzione del settore in cui opera, Confalone sottolinea che i cambiamenti dell’industry farmaceutica hanno richiesto anche nuove professionalità e un diverso grado di innovazione, non concentrata solo su ricerca e sviluppo, ma più strategica. “Bisogna reimmaginare il sistema in cui una patologia viene gestita, lavorando insieme a medici e pazienti per ottimizzarlo. Ciò richiede un approccio e delle competenze completamente diversi”. Resta l’importanza delle hard skill, competenze STEM in cima, ma prende sempre più spazio il bagaglio di soft skill di ogni professionista. “Si cercano prospettive diverse, uno sguardo alternativo sulle sfide del settore. Come ha rivelato il World Economic Forum, ci vogliono pensiero analitico, cioè capacità di strutturare i problemi; pensiero critico, ossia la capacità di analizzare gap e competenze; curiosità, per approcciare il lavoro in maniera sempre diversa; il continous learnig, perché le competenze di oggi vanno aggiornate. Ne aggiungo un’altra: l'etica, esplicitata nell'integrità nella gestione delle persone e nella realizzazione del proprio lavoro. I comportamenti non etici danneggiano la società, l'azienda per cui si lavora e sé stessi. Per questo il work-life balance è essenziale, conta a tutti i livelli, anche a quelli apicali”. Consigli per gli studenti “Il cambiamento per accelerare una carriera ti fa venire idee e vedere prospettive che non si credono possibili”, conclude Confalone, rivolgendosi alla platea degli studenti Luiss Business School. Aggiunge: “Mantenere autonomia e indipendenza è fondamentale. Fate compromessi su tutto, ma non su questo. Mettetevi sempre nella posizione di poter dire un no che nel breve periodo richiederà un sacrificio, ma che nel lungo periodo ripagherà tutto”. Chi è Valentino Confalone. Laureato in Economia all'università Federico II di Napoli, Confalone ha conseguito un Master in Relazioni internazionali e un MBA presso Iese Business School di Barcellona. Da giugno 2022 Confalone ricopre il ruolo di Country President di Novartis Italia. In precedenza, è stato General Manager di Gilead Sciences Italia e ha ricoperto incarichi internazionali in diverse realtà del settore farmaceutico, a partire da Schering Plough Spagna per proseguire con Bristol-Myers Squibb in Francia, Portogallo e a livello europeo, fino alla responsabilità di Head of Europe di Dompé Biotech. Oggi è Amministratore Delegato di Novartis Italia.

18 Giugno 2024

Intelligenza artificiale alla guida: l'automobile diventa sapiens

L’analisi dell’Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School prefigura l’avvento di un’Automobile intelligente, sempre più a supporto delle esigenze dell’automobilista L’Osservatorio Auto e Mobilità della Luiss Business School ha analizzato l’impatto dell’Intelligenza Artificiale nel settore automotive studiandone le implicazioni tecniche, legislative, economiche, sociali ed etiche e prefigurando l’avvento di una nuova era, quella dell’Automobile Sapiens, una generazione di veicoli anche detti “definiti da software” (SDV), destinati a passare dal 3,4% del mercato nel 2021 al 90% entro il 2030 e a modificare profondamente l’esperienza di utilizzo e il business del comparto. I numeri dell’IA e le stime di crescita nel settore automotive L’Intelligenza Artificiale sta diventando la voce principale degli investimenti digitali dell’industria automotive: si stima, infatti, che arriveranno ad oltre 70 miliardi di dollari nel 2030 generando un mercato di circa 30 miliardi di dollari all’anno, con una crescita del 20-30% l’anno. Il valore prodotto dalle case costruttrici (OEM) grazie all’IA sarà di oltre 200 miliardi entro il 2025 per tutti i segmenti della catena del valore. Forme di intelligenza artificiale sono presenti già da tempo sull’automobile: oggi è sfruttata dal 20-30% dell’industria automotive ma si prevede che questa quota arriverà alla soglia del 100% entro il 2030. Grazie, infatti, alla nuova generazione di veicoli definiti da software, l’IA si appresta a diventare la fonte del 15-20% del valore generato dal settore. Dei 650 miliardi di dollari di fatturato attesi, la maggior parte andrà ai fornitori - che saliranno da 236 a 411 miliardi - mentre le case costruttrici passeranno da 87 a 248 miliardi, triplicando il loro volume attuale. L’automobile intelligente Partendo dalle più note e condivise definizioni scientifiche dell’IA, la ricerca dell’Osservatorio definisce l’Automobile Sapiens come un veicolo in grado interagire con l’utilizzatore ed il contesto, elaborando informazioni, apprendendo e agendo autonomamente secondo modi e criteri simili a quelli dell’essere umano. Essa può infatti contare su software e unità di calcolo sempre più potenti, sia a bordo, sia raggiungibili con una connettività che ne dilata enormemente la capacità decisionale, offrendo possibilità di personalizzazione inedite e presto anche portabili su diversi veicoli e in vari ambiti di esperienza. Grazie a sensori, sistemi di memorizzazione e catalogazione logica, l’auto rappresenta un formidabile terminale di raccolta dei dati, in grado di potenziare anche altri sistemi di Intelligenza Artificiale. Questa caratteristica pone l’automobile in una posizione decisamente centrale nell'intera rivoluzione IA. L’Automobile Intelligente si avvia, inoltre, a stabilire una relazione addirittura emozionale con l’automobilista e i passeggeri ponendo tematiche legali ed etiche da gestire attraverso nuovi strumenti legislativi e codici di autoregolamentazione dei quali l’industria si sta già dotando. Oltre ai temi di gestione dei dati sensibili, l’avvento dell’Automobile sapiens ha un impatto rilevante sui consumi energetici e sull’ambiente: il consumo annuo imputabile ai server per l’IA è di 29,3 TWh, pari a quello di un paese come l’Irlanda e si prevede di arrivare già nel 2027 tra gli 85 e i 134 TWh, pari a quasi il 50% del fabbisogno elettrico italiano attuale. L’aumento della potenza di calcolo e della sua fame di energia rischia dunque di depotenziare gli sforzi dell’industria per la diminuzione dei fabbisogni e delle emissioni di CO2. L’automobile intelligente ha, infatti, bisogno di molta energia a bordo e di cloud e supercomputer sempre più grandi e potenti, il cui consumo è già circa l’1-1,3% di quello mondiale di elettricità (che si traduce nell'1% della CO2 totale) ed è destinato a triplicarsi entro il 2030. L’identikit dell’Automobile Sapiens Quella prefigurata dall’analisi dell’Osservatorio è dunque un’automobile altamente elettrificata, quindi con trazione elettrica o ibrida plug-in, con dispositivi wireless e sistemi drive by-wire, dotata di riconoscimento facciale degli occupanti, comandi gestuali attivabili con movimenti del corpo, assistenza vocale interattiva, climatizzazione biometrica e con un sistema di elaborazione delle informazioni attivo ed interattivo rispetto a tutte le infrastrutture di riferimento. L’Automobile sapiens non soltanto è capace di apprendere ma sa creare un rapporto con l’uomo che sconfina nel campo delle emozioni. Saprà infatti leggere lo stato d’animo di chi è a bordo. Ma saprà essa stessa emozionare?

20 Maggio 2024

Investimenti internazionali, direzione Africa: così cambia la finanza globale

In occasione dell’evento “Internazionalizzazione: sfide e opportunità nelle finanze globali”, Emiliano Finocchi, Adjunct Professor di Luiss Business School,  fa il punto sull’evoluzione dei mercati alla luce delle rivoluzioni geopolitiche Regole, stakeholder e finanziatori stanno cambiando. In un mondo rivoluzionato dalle tensioni geopolitiche, essere i primi a capire i processi in via di definizione può portare a vantaggi non indifferenti. A cambiare sono anche le modalità di costruzione dei progetti con cui andare a caccia di finanziamenti internazionali. Attorno a queste evoluzioni si confronteranno gli ospiti dell’evento “Internazionalizzazione: sfide e opportunità nelle Finanze Globali”. L’incontro organizzato da Luiss Business School in collaborazione con Confindustria Assafrica & Mediterraneo, Federpesca, Proger, SACE e SIMEST, si terrà il 24 maggio a partire dalle ore 14.00. Emiliano Finocchi, Adjunct Professor di Luiss Business School, fa il punto sull’evoluzione degli investimenti internazionali e sul ruolo chiave che l’Africa giocherà nel prossimo futuro. Professor Finocchi, come stanno evolvendo gli investimenti internazionali? Quali difficoltà incontrano oggi le aziende nel reperire finanziamenti per progetti internazionali? li investimenti internazionali stanno evolvendo in un contesto sempre più complesso e dinamico. Uno dei principali ostacoli per le aziende è la varietà e la complessità dei regolamenti nei diversi Paesi. Le differenze normative e burocratiche, unite alle diverse tempistiche di approvazione, rappresentano un significativo fattore di complicazione, aumentando sia i costi sia i tempi necessari per ottenere i finanziamenti. Un altro aspetto rilevante è rappresentato dai cambiamenti geopolitici, che negli ultimi anni hanno alterato le dinamiche di relazione internazionale. Ad esempio, la recente riorganizzazione delle alleanze geopolitiche, come il rafforzamento del blocco occidentale e il consolidamento del blocco russo, ha introdotto nuovi rischi e incertezze all’economia mondiale. Questi cambiamenti richiedono un'analisi approfondita dei rischi associati a ciascun mercato e una strategia di mitigazione adeguata. In sintesi, il panorama degli investimenti sta cambiando significativamente, influenzato da una serie di fattori complessi e interconnessi. Per cogliere le opportunità, le aziende devono adattarsi a questo contesto mutevole, sviluppando competenze specifiche per navigare tra le sfide normative e geopolitiche attuali. In questo scenario quanto hanno impattato i cambiamenti geopolitici? Moltissimo. I cambiamenti geopolitici hanno significativamente influenzato l'accesso alla finanza e agli investimenti. Ad esempio, le sanzioni imposte a determinati Paesi hanno reso inaccessibili i loro fondi, limitando le opportunità di finanziamento internazionale. Come tutto questo si ripercuote sulle aziende italiane? Per quanto riguarda le aziende italiane, storicamente esse hanno mostrato una maggiore resistenza nei confronti degli investimenti esteri rispetto ad altri Paesi europei. Questo è dovuto a diversi fattori, tra cui una tradizione imprenditoriale più focalizzata sul mercato interno e una rete di piccole e medie imprese (PMI) che spesso hanno trovato sufficiente spazio di crescita all'interno del mercato nazionale. Inoltre, la complessità burocratica e la mancanza di competenze specifiche per l'internazionalizzazione hanno rappresentato ulteriori ostacoli. Tuttavia, nell'attuale contesto globale, l’internazionalizzazione è un “must” per tutte le tipologie di aziende, ed è indispensabile che anche le aziende italiane si adattino a questo scenario in evoluzione. Diversificare le fonti di finanziamento e sviluppare una maggiore competenza nella gestione dei rischi geopolitici sono passi cruciali per rimanere competitivi (o fare i primi passi) sul mercato internazionale. Come i fattori ESG stanno cambiando gli investimenti internazionali? I fattori ESG stanno trasformando profondamente il panorama degli investimenti internazionali, i quali devono essere visti sotto una lente positiva, senza però tralasciare le sfide che ogni cambiamento porta. Quali sono gli aspetti positivi da tenere in considerazione? L'integrazione dei criteri ESG è diventata un elemento cruciale in ogni fase del processo di finanziamento internazionale. I Paesi membri dell'OCSE, ad esempio, hanno adottato protocolli che vietano il finanziamento di progetti legati all'energia "brown", come quelli basati su carbone e petrolio, mentre promuovono attivamente quelli legati all'energia "green". Questo ha incentivato un aumento significativo degli investimenti in progetti sostenibili e rispettosi dell'ambiente, contribuendo alla transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio. Sul fronte della governance e della responsabilità sociale, le aziende che cercano finanziamenti devono essere conformi ai criteri ESG, presentando progetti che non solo siano economicamente validi, ma che abbiano anche un impatto sociale dimostrabile e positivo. Questo comporta una maggiore trasparenza, responsabilità e impegno verso pratiche aziendali sostenibili e inclusive, migliorando la reputazione e la fiducia degli investitori. Quali sono gli aspetti negativi da non ignorare? L'adozione rigorosa dei criteri ESG può aumentare i costi di conformità e rendere più complesso l'accesso ai finanziamenti, specialmente per le piccole e medie imprese (PMI) che potrebbero non avere le risorse necessarie per adeguarsi rapidamente a questi nuovi standard. Inoltre, l'esclusione dei progetti legati all'energia tradizionale potrebbe creare sfide per quei Paesi o settori economici che sono ancora fortemente dipendenti da tali fonti di energia. In sintesi, mentre i fattori ESG stanno portando a una maggiore sostenibilità e responsabilità negli investimenti internazionali, stanno anche introducendo nuove sfide e barriere che le aziende devono affrontare per rimanere competitive e attrarre finanziamenti. Focus Africa: perché questo continente sarà al centro? L'Africa è stata al centro delle attenzioni economiche globali per decenni, ma oggi il suo ruolo è più cruciale che mai per diversi motivi. Innanzitutto, il continente possiede risorse naturali fondamentali per l'industria moderna, come le terre rare necessarie per l'elettronica avanzata, dove la Cina gioco un ruolo centrale. In questo contesto, l'Africa rappresenta una delle ultime frontiere per lo sviluppo sostenibile e inclusivo. Negli ultimi anni, la Cina ha consolidato la sua presenza in Africa attraverso strategie di finanziamento agevolato e investimenti in infrastrutture, contribuendo allo sviluppo locale. Tuttavia, l'approccio cinese ha sollevato questioni riguardanti la sostenibilità e l'impatto a lungo termine di tali investimenti. In questo contesto, qual è il ruolo dell’Europa e quali le azioni che dovrebbe intraprendere? L'Europa, e in particolare l'Italia, hanno l'opportunità di adottare un approccio diverso, basato su partenariati equi e sostenibili. L'Italia gode di una buona reputazione in tutto il continente e potrebbe sfruttare questa posizione per promuovere progetti che non solo portino benefici economici, ma contribuiscano anche allo sviluppo sociale e ambientale delle comunità locali. Il Piano Mattei, se gestito correttamente, potrebbe rappresentare una svolta in questo senso, offrendo un modello di cooperazione che privilegi la crescita condivisa e il rispetto per le risorse e le culture locali. Questo approccio non solo favorirebbe lo sviluppo economico, ma rafforzerebbe anche i legami tra l'Italia e i Paesi africani, creando opportunità reciproche e durature. Scenari futuri: quali saranno i prossimi ambiti di interesse degli investimenti internazionali? Il riassetto geopolitico globale offre molte opportunità per nuovi ambiti di interesse negli investimenti internazionali. Un'area geografica emergente è sicuramente l'Africa, dove c'è un grande potenziale per costruire relazioni culturali ed economiche che beneficiano sia le comunità locali sia gli investitori stranieri. L'obiettivo deve essere quello di supportare lo sviluppo sostenibile del continente, creando opportunità per i locali, oltre che per chi desidera investire. In questo contesto, i principi ESG giocano un ruolo fondamentale. Gli investimenti che rispettano questi criteri non solo sono più sostenibili, ma permettono anche di entrare nelle economie locali con rispetto e responsabilità, favorendo la creazione di valore a lungo termine. Le aziende che adottano un approccio ESG sono in grado di costruire relazioni più solide e durature con le comunità locali, migliorando al contempo la loro reputazione e attrattività per gli investitori. Oltre all'Africa, altri ambiti di interesse includono la transizione energetica verso fonti rinnovabili, l'innovazione tecnologica, e la digitalizzazione. Questi settori offrono enormi potenzialità per la crescita economica e rappresentano opportunità cruciali per affrontare le sfide globali come il cambiamento climatico e la disuguaglianza economica. In sintesi, gli investimenti internazionali del futuro dovranno essere orientati verso progetti sostenibili, inclusivi e innovativi, che sappiano rispondere alle esigenze di un mondo in rapida evoluzione e contribuire positivamente al benessere globale. SCOPRI L'EVENTO E REGISTRATI 20/05/2024

24 Aprile 2024

IA, Peruffo: “Ecco come sarà il manager nell’era dell’intelligenza artificiale”

Leader e manager sono chiamati a saper governare uno strumento sempre più presente nelle organizzazioni: Enzo Peruffo, Associate Dean for Education and Partnership, Luiss Business School, fa il punto sul tema Le più importanti business school americane stanno spingendo gli studenti dei propri programmi MBA a usare l'intelligenza artificiale come un secondo cervello. Come racconta Lindsay Ellis in un articolo sul The Wall Street Journal dello scorso 4 aprile, le skill legate all'IA saranno sempre più necessarie e, per questo, saranno più ricercati quei professionisti capaci di gestire questo strumento. Saranno loro a scalare i gradi del management nelle aziende e a guidare il proprio team attraverso questo importante cambiamento. Partendo da una fotografia di scenario Enzo Peruffo, Associate Dean Education and Partnership, Luiss Business School, inquadra il fenomeno IA e definisce i confini dello skill gap da colmare per i manager e i leader del futuro. IA, tutti ne parlano ma non sempre è chiaro come utilizzarla. Quante imprese la usano e perché? Stando a dati trasmessi da OpenAI, già l'80% delle aziende incluse nell’indice Fortune 500, che classifica le maggiori imprese statunitensi per fatturato, utilizza ChatGPT per lavoro. Gli obiettivi e i benefici connessi all’IA sono molteplici e possiamo ricondurli all’acronimo PAGE: Personalise, Accelerate, Generate ed Enhance. In prima battuta, gli strumenti di IA sono utili per creare esperienze e prodotti su misura per le esigenze individuali dei clienti (Personalise). Poi, possono essere utilizzati per sostituire i compiti ripetitivi e manuali con il supporto di algoritmi, liberando tempo per attività più strategiche e creative (Accelerate). Inoltre, possono essere utilizzati per ottenere potenziamento delle capacità cognitive umane nella produzione di contenuti (generate). Infine, l’IA permetterà un’analisi avanzata di dati utili a identificare trend, ottimizzare processi e prendere decisioni più consapevoli (enhance). Qual è il potenziale impatto dell’IA sui nuovi modelli di business? Ad oggi, l’IA più che creare modelli di business completamente nuovi, ha permesso di rivedere e aggiornare soluzioni già in essere sia in termini di servizi e di prodotti che di ecosistema in generale. Ci può fare alcuni esempi? Basti pensare a Netflix, Spotify, Amazon Prime, che con i loro recommendation engine riescono a fornire consigli d’acquisto personalizzati, incentivando le vendite dei loro prodotti e servizi. Ancora, IBM Watson for Business, McKinsey Analytics, PwC AI Lighthouse: questi brand forniscono consulenza strategica e operativa AI-based, sviluppano modelli predittivi e forniscono servizi di analisi avanzata dei dati. Ma l’IA trova anche applicazione in specifici settori, come quello della diagnostica medica assistita, in cui  oggi è in grado di effettuare analisi di immagini mediche, sviluppare algoritmi di diagnosi, offrire servizi di telemedicina. Ragionando in termini di nuovi trend, l’IA è uno strumento utilizzato per ottimizzare la sostenibilità aziendale. Ne è un esempio Google Earth Engine, volto a consentire un efficace monitoraggio ambientale e lo sviluppo di soluzioni per la lotta al cambiamento climatico. Grazie all’IA, società come Tesla, Waymo, Cruise hanno realizzato veicoli a guida autonoma, siano essi da acquistare o da inserire nella sharing-economy 2.0, come taxi e car sharing autonomi. Allo stesso modo Amazon Prime Air, UPS e altre aziende di logistica e delivery stanno già lavorando con droni per la consegna di merci a domicilio. Infine, gli assistenti virtuali intelligenti – Alexa di Amazon, SIRI di Apple, Gemini di Google – consentono una vera e propria innovazione dell’ecosistema che ruota intorno al consumatore, abilitando nuovi modelli di business freemium, consentendo alle aziende di raccogliere (e valorizzare) molti dati, nonché di realizzare una pubblicità mirata e aumentare i tassi di conversione. Di quali soft skill ci sarà bisogno – nella leadership e nel management – per guidare l'introduzione dell'AI nelle organizzazioni? Si evolverà il concetto di T-shaped skills  ovvero l’importanza di acquisire e rafforzare le competenze trasversali, sviluppandole in ampiezza, e non solo in profondità. Sempre più marcata sarà l’attenzione alle soft skills: se l’IA ci potrà supporterà nel lavoro garantendoci il rapido accesso alle conoscenze “hard”, dal canto nostro dovremo potenziare le abilità personali, sociali e gestionali necessarie per governare i contesti aziendali. Tra queste spiccano, senza dubbio, la  leadership collaborativa, il pensiero critico, la comunicazione efficace, l’adattabilità e l’apprendimento continuo. La leadership collaborativa si nutrirà della capacità di lavorare in team multifunzionali per sfruttare al meglio l'IA. Il pensiero critico sarà alimentato dalla capacità di analizzare dati complessi e identificare le implicazioni dell'IA per il business, tra queste rientra anche la capacità di Prompt design o prompt engineering, ovvero la capacità di porre all’IA le domande giuste creando prompt appropriati e significativi che consentono una comunicazione efficace con il tool. I manager e i leader dovranno coltivare la capacità di comunicare i vantaggi e i rischi dell'IA a diversi stakeholder, tenendo conto dello scetticismo e delle preoccupazioni che ruotano intorno al suo impiego. L’adattabilità e l’apprendimento continuo si tradurranno nell’apertura al cambiamento e alla predisposizione all'apprendimento di nuove tecnologie, ma anche di nuovi e trasversali contenuti, in ottica sempre più multidisciplinare e versatile. Come la formazione dovrà supportare le aziende in questa interconnessione sempre più stretta tra innovazione, digitalizzazione e umanità? La formazione avrà un ruolo cruciale nel consentire un utilizzo efficace, efficiente e responsabile dell’IA. Alcuni temi formativi che sono già oggi oggetto di interesse quando si parla di IA, sono la leadership e l’human-machine interaction, l’algoretica e le soft skill. È necessario disegnare percorsi sulle implicazioni dell'IA per la leadership e il management. Inoltre, formarsi sull’algoretica significherà saper condividere best practice in termini di principi etici per un utilizzo responsabile dell'IA. Infine, le soft skill richiederanno l’allenamento di competenze trasversali quali il pensiero critico, la comunicazione e la collaborazione, fondamentali per valorizzare al meglio l’IA. Queste sono solo alcune delle tematiche di cui c’è maggiore domanda in termini di formazione con il duplice obiettivo di ottenere un aggiornamento delle competenze di tutti quei professionisti che si trovano a lavorare con l’IA, in ottica di upskilling e reskilling, oltre alla necessità di coltivare una cultura dell'apprendimento continuo in ottica di lifelong learning. Tre aggettivi per definire il manager nell’era dell’IA. Il manager del futuro dovrà essere un manager VERO: Visionario, Empatico, Responsabile, Originale. Dovrà essere capace di anticipare le tendenze e di immaginare nuovi modelli di approccio al lavoro (business, processi, prodotti) che integrino l'IA. Inoltre, dovrà essere abile nel combinare l'intelligenza umana e artificiale per ottenere il massimo valore. Dovrà essere consapevole delle implicazioni etiche e sociali dell'IA e impegnato a un utilizzo responsabile. Infine, l’originalità potrà tradursi nella capacità di trovare soluzioni creative a problemi complessi. 24/04/2024

19 Aprile 2024

Come sarà l'ufficio del futuro

Gli studenti Luiss Business School in collaborazione con Luxy hanno costruito una riflessione attorno all’evoluzione degli spazi di lavoro. Design, innovazione e people engagement ridefiniranno uffici e spazi abitativi Dalle pareti in vetro al fianco degli apparati produttivi a spazi fluidi, in cui dare spazio a ogni tipo di personalità, creatività, modalità di collaborazione ed esigenza di benessere. Dal 15 al 17 aprile, presso il Milano Luiss Hub, Luiss Business School in collaborazione con Luxy ha ospitato tre momenti di riflessione sull’ufficio del futuro. Le tre giornate sono state inaugurate dalle relazioni di tre gruppi di studenti Luiss Business School provenienti dai master Gestione delle Risorse Umane e Organizzazione - Master in Gestione delle Risorse Umane e dei Progetti; Corporate Event: Management, PR and Communication - Master in Marketing Management; Digital Marketing - Master in Marketing Management. Gli studenti, presentati dal professor Felice Valente, Direttore Master GRUO Luiss Business School, hanno proposto una fotografia dell’evoluzione del mondo del lavoro e dei suoi luoghi, partendo dai paradigmi del passato per costruire le caratteristiche dell’ufficio del futuro. Il ruolo del design Il design supporta l’uomo da sempre, sia nei cambiamenti voluti che in quelli non voluti come il Covid. La pandemia ha cambiato i modi di vivere, ma anche di progettare, trasformando la casa in una micro-polis, in cui l’intersezione tra vita pubblica e privata ha offerto lo spazio creativo in cui il design ha potuto offrire soluzioni. Terminato il lockdown e l’esigenza di distanziamento, il ritorno in uffici obsoleti, poco attenti alle nuove esigenze umane, ha spinto a ripensare gli uffici, aggiungendo naturalità. Il concetto di Co-Existing Nature ha introdotto l’elemento vegetale al fianco di spazi per lo yoga, il power nap e terreni per orti in terrazza. L’esperienza è il punto di partenza per immaginare strategie che appaghino i bisogni degli utenti, integrando anche la sostenibilità negli ambienti. L’approccio human centric mira a trasformare l’ambiente di lavoro in luoghi inclusivi, in cui l’introversione che necessita di spazi adatti alla concentrazione si accosti a una sala riunioni con pareti in vetro. Al momento c’è poca consapevolezza sulle variabili che influenzano la produttività. I brand di design dovranno lavorare su prodotti che portino il lavoratore a comprendere come poter aumentare il proprio rendimento. I bisogni di chi vive l’ufficio saranno al centro anche in un ipotetico mondo del lavoro spostato anche nel metaverso, in cui vivere le trasformazioni rese possibili dal self-design. Il contributo della tecnologia Senza la tecnologia le aziende non sarebbero state capaci di improntare l'embrione di smart working sperimentato durante la pandemia. Ma questo fattore può influenzare fortemente il mondo delle organizzazioni. Il rapporto tra le persone e gli spazi può cambiare proprio grazie al digitale, rispondendo a bisogni conosciuti ed emergenti di chi lavora in ufficio. L’innovazione è quel processo che porta alla creazione, all'introduzione di prodotti, servizi e nuovi processi che vogliono introdurre un cambiamento positivo nella società. Obiettivo: realizzare il benessere delle persone. Oggi l’innovazione si muove nel segno dell’intelligenza artificiale, che permette l’automazione di compiti ripetitivi, l’ottimizzazione delle risorse, l’assistenza decisionale, la sicurezza e il monitoraggio di ambienti e salute umana. Basti pensare a tutti i sistemi IoT, la domotica, i device come l’Apple Watch e il FitBit. Pensando all’arredamento del futuro, si parla di materiali intelligenti, monitoraggio della salute, ma anche impatto sociale e nuovi modelli di business volti a favorire l’economia circolare. Ma come la tecnologia cambierà gli spazi del futuro? Potrebbe farlo attraverso robot modulari che riconfigurano lo spazio in base alle necessità; ologrammi interattivi che sostituiscono quadri e decorazione per permettere un'esperienza personalizzabile e immersiva; informazioni su oggetti di arredo; interazione immersiva con il Metaverso, dove ritrovare gli oggetti che si possiede nella realtà, per ricreare spazi familiari anche altrove. Alla ricerca del People Engagement Ma nell’ufficio del futuro potrebbero mancare le persone. I fenomeni del quite quitting e delle great resignation mostrano quanto si sia sfilacciato il legame tra i luoghi del lavoro e chi li dovrebbe abitare. Per questo, la vera sfida per le organizzazioni sarà ricreare il people engagement anche grazie a design e tecnologia. L’ufficio inteso come luogo in cui recarsi per lavorare, creare connessioni e relazioni non scomparirà, ma dovrà adattarsi alle esigenze delle persone attraverso un’attenta employee experience, che metta al centro il benessere psicofisico dei collaboratori. Il design, l’ergonomia e la personalizzazione avranno un ruolo centrale, potenziato da un approccio digitale sempre più pervasivo. Un miglior ambiente lavorativo permetterà di abbassare i livelli di stress, ma un ruolo chiave lo avranno anche le organizzazioni. Bisognerà lavorare sulla ricerca di un maggiore allineamento tra necessità del lavoratore e risorse presenti sul luogo di lavoro, che garantiscono prestazioni più elevate con maggiore soddisfazione e meno stress. Sarà necessario analizzare i carichi di lavoro, offrire feedback anche attraverso software digitali come BetterWork, e ridurre l’ambiguità del lavoro, all’origine di una relazione negativa stress-prestazione. La mancata corrispondenza di questi bisogni potrebbe portare all'abbandono del lavoro e dei suoi luoghi. L’ufficio del futuro sarà intelligente e automatizzato, sfrutterà i principi dell’ergonomia per garantire una maggiore produttività. Gli spazi di lavoro saranno flessibili e ibridi. Non mancherà lo smart working, ma anche uffici rurali, a domicilio, coworking e outdesking. Per creare il giusto people engagement bisognerà, dunque, lavorare su spazio e relazione, aggiungendo spazi che migliorino il worklife balance, integrando percorsi di carriera flessibili e inclusivi. Si incentiverà il lifelong learning attraverso la realtà aumentata, aumentando la connessione globale attraverso ologrammi e telepresenza 3D per lavorare con colleghi in tutto il mondo, abbattendo le barriere linguistiche. Gli spazi di lavoro saranno multifunzionali grazie al design modulare e flessibile. «Il lavoro si trasforma: non più un luogo fisico, ma uno stato mentale che esalta creatività e connessione, rendendo ogni ambiente un centro di collaborazione vibrante e senza limiti. In questa rivoluzione, le parole chiave sono Organizzazione, Tecnologia e Benessere. La Luiss Business School, attraverso un dialogo aperto con le nuove generazioni, esplora le future configurazioni degli spazi lavorativi, mentre Luxy pone al centro i bisogni emergenti per innovare con consapevolezza», ha dichiarato Fabrizio Vagliasindi, Communication Advisor Luxy. 19/04/2024

20 Marzo 2024

DOP e IGP, Matteo Caroli: “Rafforzare il legame tra i prodotti certificati e la loro qualità”

Il rapporto realizzato da Luiss Business School, con il supporto di Amazon, mira a comprendere la prospettiva del mercato sui prodotti certificati, in modo da aggiungere valore a questo segmento produttivo Rafforzare la consapevolezza del valore, della specificità e insistere nel contrasto alla contraffazione: sono questi gli indirizzi che emergono dalla ricerca “Conoscenza e percezione di valore delle denominazioni DOP e IGP tra i consumatori in Italia”. Realizzata da Luiss Business School con il supporto di Amazon, offre uno spaccato del rapporto tra gli italiani e i prodotti agroalimentari a denominazione di origine protetta (DOP) e indicazione geografica protetta (IGP) riconosciuti dall’Unione Europea. L'Italia è il Paese con il maggior numero di etichette riconosciute, che rappresentano la qualità e l’eccellenza dei prodotti agroalimentari italiani, riconosciuti in tutto il mondo. Un patrimonio che solo nel 2022 ha raggiunto i 20,2 miliardi di euro di valore, con una crescita del 6,4%. Matteo Caroli, Associate Dean for Sustainability & Impact, nonché Direttore della BU Applied Research Luiss Business School, ha commentato i dati e messo in luce le azioni da intraprendere per dare ancora più forza a questo segmento produttivo. Da dove nasce l'idea di un'indagine sulla conoscenza e la percezione di valore delle attribuzioni DOP e IGP? La ricerca nasce dalla considerazione che è ancora relativamente poco nota la comprensione di come il consumatore realmente percepisce i prodotti DOP e IGP e quale rilievo attribuisce a tali attributi. È evidente l'importanza di comprendere più attentamente la prospettiva del mercato anche nell’ottica sia dello sviluppo dell'offerta di tali prodotti, sia delle politiche a supporto delle imprese agroindustriali del nostro Paese. Qual è il dato secondo lei più significativo di questa ricerca? Ce ne sono diversi, che offrono un quadro del fenomeno DOP/IGP visto dagli italiani che consumano questi prodotti. Prima di tutto, oltre il 90% delle persone ha consapevolezza dei DOP e IGP e il 96% di almeno uno dei due. In più, nell’arco di un mese, il 76% del campione ha dichiarato di aver effettuato l'acquisto di almeno un prodotto DOP o IGP. Quasi il 12%, addirittura oltre dieci. E il 28% tra quattro e nove prodotti. Relativamente al prezzo, poco più di un quarto dei consumatori ritiene che un prodotto DOP o IGP possa costare oltre il 15% in più rispetto agli altri. Per il 7,4% anche più del 20%. Infine, la maggioranza relativa degli intervistati (quasi il 35%) ritiene che il differenziale di valore economico debba essere compreso tra il 6% e il 10%. Tra i risultati emersi il 62% degli intervistati ha indicato la necessità di collegare entrambe le sigle in modo più diretto alla qualità del prodotto: perché le certificazioni da sole non funzionano? in effetti, la ricerca evidenzia che il 62% degli intervistati ha indicato che per rafforzare l’impatto dell’attributo DOP/IGP sarebbe opportuno collegarlo in modo più diretto alla reale qualità del prodotto. Non si tratta di qualcosa che non ha funzionato, ma del fatto che DOP e IGP indicano una precisa origine geografica del prodotto e delle sue componenti fondamentali. Va ulteriormente enfatizzato in termini di comunicazione come questa origine geografica sia fattore di qualità: oggi non esiste una connessione intrinseca tra origine geografica e qualità. Una percentuale consistente di consumatori percepisce questa connessione, ma ritiene che a beneficio dei prodotti DOP e IGP sarebbe importante evidenziarla in modo esplicito. Lei è un esperto di sostenibilità: quanto il fenomeno della contraffazione può nuocere a questo aspetto ormai strettamente legato al settore enogastronomico? La contraffazione è un fenomeno grave e in sé in qualsiasi caso. Lo è ancora di più per i prodotti DOP e IGP, che sono frutto di investimenti e attenzioni significative da parte di chi li produce. Nelle conclusioni si legge: "La forza differenziante di DOP/IGP sarebbe ulteriormente aumentata se rappresentasse in modo esplicito l’interdipendenza tra territorialità e qualità, percepita di fatto dal consumatore". Quali possono essere le strategie da introdurre per permettere alle aziende del settore di centrare l'obiettivo? Innanzitutto, una strategia di comunicazione e promozione che evidenzi l'intima connessione, nel caso di questi prodotti appunto, tra il loro radicamento territoriale e la qualità. Chi produce beni alimentari a marchio DOP e IGP sa bene che tale radicamento è proprio alla base delle specificità di tali prodotti. Anche la maggior parte dei consumatori ha questa consapevolezza e riconosce che tale specificità meriti un differenziale di prezzo positivo: si tratta di portare a tale consapevolezza la totalità dei consumatori. A tal fine, è importante anche l'intervento degli attori istituzionali e delle associazioni per una comunicazione "di sistema", che si affianchi e rafforzi quella attuata dalle singole imprese. Note metodologiche Il rapporto “Conoscenza e percezione di valore delle denominazioni DOP e IGP tra i consumatori in Italia” restituisce e analizza i risultati dell’indagine condotta 1600 consumatori, stratificato per genere, età e area geografica di residenza. A questo campione è stato erogato un questionario orientato a verificare tre grandi tematiche: 1) il grado di conoscenza che i consumatori hanno dei prodotti denominati DOP o IGP; 2) il valore attribuito a tali denominazioni e quindi la loro rilevanza nelle decisioni di acquisto e di consumo; 3) la percezione del rischio di contraffazione per i prodotti DOP e IGP e le misure per contenerlo. Comunicato Stampa Scarica il Report

01 Marzo 2024

Diversity & Inclusion: le parole per cambiare rotta

Il primo summit di Diversity & Inclusion Hub, osservatorio permanente di CORE, traccia le coordinate per mettere a sistema le buone pratiche per l'inclusione aziendale. Cambiare i modelli, le regole e i valori aziendali sono i primi passi da fare per creare un nuovo mondo, in cui diversità e inclusione non siano temi su cui fare ricerca, ma realtà integranti delle aziende. Questo lo scopo del primo summit di Diversity & Inclusion Hub, osservatorio permanente di CORE, supportato a livello accademico da Luiss Business School. Durante l'incontro dello scorso 14 novembre, oltre 50 relatori tra docenti, accademici, manager, opinion leader, e rappresentanti aziendali, istituzioni e associativi, hanno contribuito a disegnare una mappa di cambiamento lungo tre filoni tematici: disabilità e lavoro, modelli di misurazione d'impatto e KPI, gender balance & gender diversity. FORMAZIONE. "La formazione è fondamentale per creare una cultura aziendale inclusiva e rappresenta un fattore abilitante per le imprese e le organizzazioni chiamate a valorizzare le peculiarità dei singoli - ha sottolineato Matteo Caroli, Associate Dean for Sustainability & Impact Luiss Business School - Per questo Luiss Business School è fortemente impegnata sui temi della Diversity & Inclusion anche attraverso la realizzazione di progetti di ricerca che generino un reale impatto sulla società e la promozione di iniziative di dibattito e sensibilizzazione che rappresentino un momento di confronto per gli stakeholder di settore". DIBATTITO. “Diversity&Inclusion Hub è la community che riunisce gli stakeholder, tra manager, rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni, impegnati sui temi di diversità, inclusione ed equità in ambito lavorativo da sviluppare nel corso dell’anno - ha spiegato Pierangelo Fabiano, CEO di Core, presentando le prossime attività dell’Hub – Ci saranno il magazine monotematico trimestrale, il blog sul sito web dedicato, eventi territoriali e il white paper che verrà presentato nell’ambito del prossimo Summit da condividere con il legislatore. Tutte attività volte ad approfondire e alimentare il dibattito e partecipare attivamente al cambiamento positivo”. ROLE MODEL. “Si tratta di un problema di stampo culturale e in questo senso, per superarlo, è fondamentale il tema della consapevolezza collettiva, di uomini e donne. – spiega Maria Isabella Leone, Direttrice dell’area MBA Programs e dell’Osservatorio su equità di genere nella Sanità Luiss Business School - Per questo appare così importante e necessario avere dei role model nuovi, che permettano di mettere in luce fin da subito delle possibilità alternative e lavorare sull’elemento culturale attraverso una maggiore consapevolezza. Il rischio se non si interviene con azioni mirate ad hoc e con un riscorso sempre più significativo ad iniziative di networking/mentoring con altre donne, è di alimentare un circolo vizioso in cui la mancanza di figure femminili nelle posizioni apicali non permetta alle giovani donne di avere dei modelli a cui guardare e rifarsi, scoraggiando ancora di più le loro ambizioni correnti e future”. VALORI. “Includere non sia cedere spazio – ha affermato a conclusione dell’evento Anna Finocchiaro, Presidente ItaliaDecide – ma sia cambiare il modello, le regole e i valori per disegnare un mondo nuovo a misura di donne e di uomini”. 1/03/2024

29 Febbraio 2024

Leader e talenti al centro per vincere le sfide del digitale di domani

Per la quarta edizione dell'evento DAB – Digital Advisory Board focus su cambiamento e le sfide in continua evoluzione che porta con sé. Lavorare sulla leadership sarà la carta decisiva L'evoluzione di società e organizzazioni nel segno del digitale corre veloce. Per questo alle aziende è richiesta flessibilità, ma anche fiuto per i talenti digitali da attrarre e coltivare. Il tema è stato il cuore pulsante dell'incontro “Il digitale di domani: ecosistemi, talenti e sostenibilità”, quarto appuntamento del Digital Advisory Board promosso da Luiss Business School e Cisco. A ragionare attorno a questi tempi 20 top manager italiani, impegnati in prima linea nella trasformazione digitale delle loro aziende. Il percorso del Digital Advisory Board Il digitale pone le aziende davanti a tre sfide: attrarre e crescere i talenti digitali; la ridefinizione di leadership e competizione per vincere nell'ecosistema digitale; etica, sostenibilità e digitale come coordinate future per fare business. Si tratta di temi interconnessi, che hanno ripercussioni anche sul presente delle imprese. Chi riuscirà a bilanciare questi aspetti, potrà essere più competitivo e posizionarsi al meglio in un mondo in rapida evoluzione. Nuovi talenti e mismatch Nel suo intervento dal titolo “Ecosistemi, talenti e sostenibilità: suggerimenti di lavoro” Giuseppe Italiano, Full Professor Computer Science Luiss Business School, Professor Artificial Intelligence And Machine Learning, Luiss Guido Carli, ha posto l'accento sulla leadership empatica. Unita all'attenzione per le passioni e il benessere delle persone sono la chiave per attrarre e trattenere i talenti nella trasformazione digitale. "Nel contesto attuale sembra però emergere un potenziale doppio mismatch – si legge nel paper presentato da Italiano – Da un lato, abbiamo il noto fenomeno di un mismatch di competenze, con uno skill gap sempre più evidente tra le competenze richieste dal mercato del lavoro, soprattutto in area digitale, e le competenze effettivamente possedute dai lavoratori. [...] D’altro canto, si sta delineando un potenziale disallineamento anche tra le aspettative dei talenti, in particolare dei più giovani, e le opportunità di lavoro tradizionali. A differenza delle generazioni precedenti, oggi molti giovani non sembrano più attratti da un’occupazione stabile in una grande azienda, magari dal brand internazionale, ma sono soprattutto alla ricerca di un progetto, di un’idea stimolante su cui investire il loro futuro e per cui valga la pena impegnarsi al massimo, anche se questo viene proposto da una piccola realtà o da una startup". La soluzione: atmosfera inclusiva, valorizzazione del benessere dei dipendenti, promozione dell'apprendimento e sviluppo delle capacità, ma anche retribuzioni competitive e opportunità di crescita professionale. Comunicare la propria mission e valori sarà fondamentale per creare l'engagement necessario. "In questo contesto il ruolo dei leader è sempre più importante, in quanto devono saper coniugare l’attenzione al mondo digitale con la cura dei rapporti e delle relazioni umane. Per fare questo, potrebbe anche essere necessario riprogettare i rapporti tra leadership e collaborazione, tra talento delle persone e aree aziendali, in modo che siano improntati all’empatia, alle soft skill, alla cura e al potenziamento delle persone". Coopetition e leadership Le dinamiche aziendali si stanno spostando sempre più verso ecosistemi, in cui le aziende collaborano e competono allo stesso tempo, alla ricerca di nuove opportunità. Questo concetto, noto come “coopetition” (cooperare con i competitor), richiede un nuovo mindset ma anche nuove forme di leadership. Insieme a grandi opportunità, come la condivisione dei dati, chi guida le aziende è chiamato anche a risolvere eventuali problemi nella catena di co-creazione del valore. "I leader devono saper bilanciare opportunamente la competizione e la collaborazione, navigando attraverso complesse reti di relazioni aziendali e sviluppando partnership strategiche con altre organizzazioni. Devono essere flessibili e aperti al cambiamento, adattando costantemente le proprie strategie alle esigenze mutevoli dell’ecosistema digitale, pur mantenendo una visione chiara della propria azienda e delle opportunità di mercato". Non solo innovazione: alla ricerca di etica e sostenibilità I nuovi talenti sono alla ricerca di aziende e progetti che mettano al centro l'innovazione e la crescita, ma anche etica e sostenibilità. Impegnarsi al massimo in aziende con mission improntate alla creazione di valore legato ai criteri ESG è tra le principali leve di engagement. Per questo l’integrazione di etica, sostenibilità e digitale sembra di fondamentale importanza per il futuro delle imprese. "Le aziende devono impegnarsi a operare in modo etico, rispettando i diritti umani, l’ambiente e i principi di giustizia sociale, adottando pratiche commerciali sostenibili, riducendo l’impatto ambientale e contribuendo al benessere della società nel suo complesso. Questo non è soltanto un imperativo etico, ma anche una richiesta crescente da parte dei consumatori, degli investitori e degli altri stakeholder. I leader devono essere profondamente consapevoli delle implicazioni etiche delle loro decisioni e delle loro azioni e devono essere pronti a promuovere una cultura aziendale basata su valori etici e sulla sostenibilità". «Questa è una iniziativa molto importante perché conferma la collaborazione che Luiss Business School ha con le grandi aziende, in questo caso Cisco, nello sviluppare progetti di approfondimento su temi molto importanti - ha dichiarato Matteo Caroli, Associate Dean for Sustainability & Impact, Luiss Business School - in particolare il tema della digitalizzazione nelle imprese come strumento anche per attrarre e sviluppare le risorse umane. Il lavoro che abbiamo fatto con Cisco e gli Hr manager di molte grandi e medie aziende italiane in questi mesi ha evidenziato come la capacità di gestire le tecnologie digitali sia fondamentale per una ottima gestione del capitale umano e per l’attrazione dei talenti e in questo senso ci ha fornito molti spunti utili anche nel costruire i nostri percorsi formativi di master». «È il quarto anno che noi svolgiamo questa attività di collaborazione con Luiss Business School e tantissimi manager di diversi settori industriali per capire quali sono le sfide e le opportunità della trasformazione digitale - ha spiegato Gianmatteo Manghi, Amministratore Delegato, Cisco Italia - In questa edizione ci siamo focalizzati su tre cose. La prima: avere indicazioni pratiche e concrete su come gestirle all’interno di una organizzazione, come gestire e attrarre i talenti, giovani, che ci aiutano nella trasformazione digitale. Due: come fare in modo di costruire un ecosistema, cioè collaborare con soggetti che sono anche esterni all’impresa, perché la digitalizzazione non può essere solo autarchica, ma deve interessare tutti i soggetti con cui cooperiamo. Tre: la sostenibilità. Il digitale deve aiutare la sostenibilità, sociale e ambientale e abbiamo cercato di capire come rendere il digitale un abilitatore della sostenibilità». La quarta edizione dell'evento DAB – Digital Advisory Board dal titolo "Il digitale di domani: ecosistemi, talenti e sostenibilità" si è tenuto il 28 novembre presso Villa Blanc, sede Luiss Business School, Roma. Hanno partecipato Matteo Caroli, Associate Dean for Sustainability & Impact , Direttore BU Applied Research, Luiss Business School; Gianmatteo Manghi, Amministratore Delegato Cisco Italia; Giuseppe Italiano, Full Professor Computer Science Luiss Business School, Professor Artificial Intelligence And Machine Learning, Luiss Guido Carli; Enrico Mercadante, Director, Architectures & Innovation Cisco South Europe; Gianluigi Me, IT Operations Manager, Adjunct Professor, Luiss; Fabio Pressi, Ceo a2a e-mobility Federica Santini, Presidente Trenord; Tiziana Mennuti, HR Director & Legal Affairs, RDS; Enrico Pompamea, Non-Fuel Marketing Development Manager, Kuwait Petroleum Italia; Fabrizio Rauso, Strategic Advisor.

15 Febbraio 2024

Antonino Saccà: “Ho imparato a prevedere il futuro con i brevetti e l’Open Innovation”

L’ex studente del master in Open Innovation & Intellectual Property di Luiss Business School, in partnership con Università di Torino e  SAA School of Management, oggi è tra i professionisti dell’European Patent Bureau Antonino Saccà ha 27 anni, una laurea in legge, una fortissima passione per i fumetti e due master alle spalle, entrambi targati Luiss Business School. L’ultimo percorso scelto – quello in Open Innovation & Intellectual Property – gli ha permesso di scoprire una verità importante. Non esiste innovazione senza uno strumento antico come il brevetto e che tutti, potenzialmente, possiamo essere degli innovatori. Oggi, che lavora presso l’European Patent Office a Monaco di Baviera, ha potuto toccare con mano quanto la sua intuizione fosse vicina alla realtà. Antonino, cosa ti ha spinto a scegliere il Master interateneo in Open Innovation & Intellectual Property di Luiss Business School, Università di Torino e  SAA School of Management? La curiosità. Ciò che ha attirato la mia attenzione è stato proprio l’accostamento tra proprietà intellettuale e Open Innovation. Non immaginavo quanto questi due elementi fossero connessi. Di fatto, non esiste Open Innovation senza proprietà intellettuale. In che senso? Pensiamo che l’Open Innovation sia una mondo lontano, dove lo Steve Jobs di turno inventa cose incredibili. Invece è lo strumento che, se c’è un problema, offre una soluzione. Deve avere una copertura legale per tutelare la proprietà intellettuale. Quindi l’Open Innovation è qualcosa di nuovo che ha bisogno di uno strumento antico, il brevetto. Potenzialmente, questo ci rende tutti degli innovatori. Che ambiente hai trovato nei due Atenei? Magnifico! Formale e accademico, ma anche fuori dagli schemi. Gli Atenei sono  forniti di tecnologie, stimoli e conoscenze, con un corpo docenti di grande qualità. Mi aspettavo un luogo innovativo e l’ho trovato. Qual è il corso che ha avuto un maggiore impatto sulla tua carriera? Quello sulla proprietà intellettuale. Nello specifico, il modulo era connesso all’Open Innovation. Durante una lezione, grazie al tool per la ricerca di brevetti Epacenet, il docente ci ha mostrato che dieci anni fa si registravano progetti sui comandi vocali. Cioè nel 2014 si lavorava su quello che oggi è Alexa. Nel presente sono tutti concentrati su automotive e mobilità elettrica. Di fatto, tramite i brevetti possiamo prevedere il futuro. C'è stato qualche relatore in particolare che ti ha colpito? Tantissimi, ma ce ne sono tre in particolare, con cui il rapporto è andato oltre la relazione accademica. Il primo è il professor Guido Giovando, Professore Associato dell’Università di Torino e commercialista appassionato di fumetti. L’altro è stato Alessandro Zerbetto della Fondazione Links. Mi ha colpito molto la figura della professoressa Maria Isabella Leone, che di fatto ha organizzato il corso. È stata lei a spingermi per mandare l’application all’EPO. Diceva che era un’esperienza perfetta per me. Se non fosse stato per lei non sarei qui. Soft skill, come avete lavorato su questo ambito durante il master? Su questo aspetto abbiamo lavorato a 360 gradi. Durante il master ognuno ha potuto focalizzarsi sull’accrescimento delle proprie capacità personali. Io ho lavorato sulla comunicazione, una skill di cui non avevo piena coscienza. Ma quando ho raccontato di essere un fumettista, tutti mi hanno fatto notare la mia capacità di comunicare attraverso l’arte. Ciò ha accresciuto la mia autostima. Competitività: come avete allenato questa soft skill durante il tuo percorso nel Master? Tutte le tematiche del master ci hanno aiutato in questo compito. Nel Master la competitività non è un valore negativo. Anzi, i lavori di gruppo sono propedeutici a sviluppare le capacità personali. In più, sentivo di poter apprendere tantissimo dalla squadra. Quindi la competitività si è trasformata in un elemento di coesione. Si tratta di un valore che mi è servito molto, una volta entrato nel mondo del lavoro. Molti alumni hanno sperimentato il valore del networking che si viene a creare nel Master. Qual è stata la tua esperienza? L’imprinting con i miei compagni di corso è stato forte. Ero il più piccolo del gruppo e per me ognuno era un potenziale maestro. Erano tutti a disposizione per qualsiasi tipo di problema e a tutt’oggi siamo ancora in contatto: sono anche venuti a trovarmi qui, a Monaco! Nel Master si lavora molto sulla Leadership. Secondo te cosa ci vuole per essere veri leader? La passione per quello che si fa. Quando è visibile, attrae. Non credo nel leader autoritario, ma più in una figura visionaria, innamorata del proprio lavoro, che sa stare con il suo team perché sa che dagli altri può imparare.   Quali sono stati i momenti più significativi del percorso? Il momento della presentazione delle nostre “tesi”, che altro non erano che pitch per delle startup. Io ho presentato una startup dedicata al mondo dei fumetti, su cui sto lavorando con i miei colleghi di master. Il fatto che tutti mi stessero ascoltando ha reso quel giorno indimenticabile. Oggi sei inserito nell’European Patent Office, l’Ufficio europeo dei Brevetti: provenire da un percorso in Open innovation & Intellectual Property ha fatto la differenza nel tuo ingresso nell’istituzione? Se sì, come? Ho potuto arrivare all’European Patent Office proprio al percorso formativo. Durante i colloqui, a fare la differenza è stato il mio lato artistico e l’esperienza del “pitchare” vissuta durante il master. Ho ripreso l’insegnamento principale, quello del saper comunicare, e l’ho usato nel colloquio. Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Pensi che tornerai a formarti? Il Master mi ha permesso di trovare la mia strada, di sapermi identificare come professionista e come persona. So che non si smette mai di imparare e se dovessi tornare a formarmi sarebbe la mia prima scelta. Quali sono i tuoi suggerimenti per gli studenti futuri e in aula su come cogliere pienamente le opportunità del percorso di Luiss Business School, Università di Torino e SAA School of Management? Rischiare, non focalizzarsi, non rimanere troppo chiusi nel proprio campo. L’Open Innovation ti fa capire che ci si può spostare da un punto all’altro, di pensare fuori dagli schemi, di ampliare le proprie conoscenze e di cogliere l’importanza del ruolo dei colleghi, ma anche dei professori, che vanno conosciuti anche fuori dall’aula. Un master ti forma a 360 gradi: è un’occasione unica.

12 Dicembre 2023

Osservatorio Auto e Mobilità Luiss Business School: le dinamiche competitive delle auto cinesi in Europa e Italia

La Cina è oggi il primo produttore di autovetture al mondo ed il secondo esportatore con 2,45 milioni di unità nei primi 8 mesi del 2023 (ad un soffio dai 2,48 milioni del Giappone) Export globale più che triplicato in tre anni, con una crescita del 233% Export nel biennio 2020 - 2022 in UE +432% e +640% in Italia L’Osservatorio Auto e Mobilità di Luiss Business School ha presentato i risultati della ricerca “L’auto cinese in Italia: Conoscere per Decidere”. Oggetto dell’indagine è la dinamica di insediamento dei produttori di automobili cinesi nel mercato europeo, un fenomeno che ha visto una fortissima accelerazione negli ultimi anni e che appare, nella sua evoluzione, senza precedenti. L’industria automobilistica cinese nel Vecchio Continente si sviluppa in un periodo di transizione per l’Europa, impegnata nel passaggio alle zero emissioni del 2035. In questo contesto la Cina si presenta forte di un vantaggio strategico nell’elettrico e di una posizione da leader nel settore delle batterie, grazie a investimenti effettuati con parecchi anni di anticipo rispetto alle case europee. Inoltre, è la prima volta che l’Europa si trova ad affrontare il debutto di un attore che rappresenta il primo mercato e il maggiore produttore al mondo di veicoli. I numeri della Cina nel mondo: esportazioni triplicate in tre anni Oggi la Cina è prossima a diventare il principale esportatore al mondo di autovetture: nei primi 8 mesi del 2023 ha strappato il secondo posto alla Germania grazie a 2,45 milioni di unità esportate, posizionandosi di poco al di sotto dei 2,48 milioni di unità del Giappone. In tre anni, infatti, l’export cinese è più che triplicato, con una crescita del 233%, permettendo alla Cina di colmare il gap con le principali industrie automobilistiche. Eppure, nel 2020 le vetture che lasciavano il “Dragone” erano appena 760.000, mentre quelle esportate da Germania e Giappone rispettivamente 2,6 e 3,4 milioni. La situazione in Europa: nel 2022 la Cina è il primo esportatore di vetture nell’UE Nel 2022 le vetture realizzate in Cina e immatricolate in Europa[1] sono state 455.400 (462.600 nei primi tre trimestri 2023), per una quota di mercato complessiva del 4% (4,8% nel 2023). Circa il 20% delle esportazioni cinesi di auto (e il 58% delle vetture elettriche) viene assorbito dal Vecchio Continente. Dal 2020 al 2022 il valore dell’import di auto cinesi nell’Unione Europea è aumentato di oltre 5 volte (+432%), raggiungendo i 9,37 miliardi di euro. Ciò ha permesso alla Cina di diventare, nel 2022, il primo esportatore di vetture nell’Ue, superando Giappone, Corea del Sud, Gran Bretagna e Stati Uniti. Il caso Italia: import superiore al miliardo di euro nel 2023 Nel 2022 le vetture realizzate in Cina e immatricolate in Italia sono state 39.000 (pari a uno share del 3%), mentre nei primi tre trimestri del 2023 sono salite a 59.400, per uno share del 5%[2]. Per il nostro Paese i tassi di incremento delle importazioni dalla Cina sono superiori a quanto si registra per il Vecchio Continente: dal 2020 al 2022 l’import è aumentato di oltre 7 volte (+640%), raggiungendo, lo scorso anno, i 368,6 milioni di euro. Anche il 2023 ha visto una crescita poderosa dell’import cinese in Italia: nei primi 7 mesi è stato infatti superato il totale del 2022, arrivando a 622,5 milioni, con un aumento di quasi 4 volte (+268%) rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Sulla base di questi numeri si prevede che, al termine del 2023, il valore dell’import di auto dalla Cina possa superare, per la prima volta, il miliardo di euro. Gli effetti di questo aumento hanno avuto delle importanti ripercussioni sul saldo commerciale del nostro Paese. Nei primi 7 mesi del 2023, infatti, si rileva un’inversione di tendenza nella bilancia commerciale che, per la prima volta, finisce in campo negativo: il disavanzo è stato di 346,7 milioni di euro, anche a causa di un export verso il paese asiatico diminuito del 47,6% (per un totale di 275,8 milioni). La Cina e l’elettrico: il 70% delle esportazioni di auto nel mondo non è elettrico Per quanto riguarda le alimentazioni, a livello globale oltre il 70% delle esportazioni di auto cinesi è rappresentato da tradizionali vetture endotermiche. Nel complesso i New energy vehicles (Nev, ovvero elettriche e ibride plug-in) hanno costituito solo il 28,6% dell’export cinese dall’inizio dell’anno in termini di volumi. Se guardiamo all’Europa, tuttavia, l’ordine di grandezza è invertito: nei primi tre trimestri del 2023 le elettriche assorbono in termini monetari l’82,4% dell’export di auto cinesi nel Vecchio Continente e il 70,8% in termini di immatricolazioni. Parliamo di 327.400 vetture circa, le quali rappresentano il 22,9% di tutte le elettriche immatricolate in Europa nei primi 9 mesi dell’anno. In Italia, invece, le auto con motore puramente endotermico costituiscono il 77% delle immatricolazioni di vetture cinesi - corrispondente a 45.700 unità - e il 76% dell’export dal paese asiatico in termini monetari, a conferma di un grado di penetrazione dell’elettrico inferiore alla media europea. Nel nostro Paese, infatti, le Bev – Battery Electric Vehicle - hanno una quota di mercato del 3,9% a fronte del 14,7% rilevato in Europa. Nei primi tre trimestri del 2023 le elettriche hanno assorbito il 20% dell’export di auto cinesi in termini monetari e il 16% in termini di immatricolazioni. Le elettriche cinesi vendute sono state 9.400 circa, le quali rappresentano il 20,4% di tutte le Bev immatricolate in Italia. Strategie e canali commerciali diversificati Per guadagnare peso in Europa i produttori cinesi stanno utilizzando tre canali principali (più un quarto specifico del mercato italiano), che corrispondono ad altrettante tipologie di attori e di prodotti presenti sul nostro mercato: - Sviluppo e internazionalizzazione dei brand “autoctoni” È la componente più visibile della penetrazione cinese, che porta in Europa marchi giovani, poco conosciuti e in genere specializzati nell’elettrico. Dal 2021 hanno debuttato in Europa 19 marchi cinesi, che diventeranno 23 nel 2024 (6 di questi anche in Italia, che l’anno prossimo arriverà a contare 11 brand del paese asiatico). Questi marchi, tuttavia, costituiscono solo la “punta dell’iceberg”, dal momento che il loro percorso in Europa è agli albori e rappresentano ancora una parte minoritaria di tutte le immatricolazioni di auto made in China (il 2,5% nel 2022, per un totale di 11.200 vetture complessive; il 4,3% nei primi tre trimestri del 2023, pari a 19.800 unità). Al momento il loro share di mercato è limitato, sia in Europa che in Italia, dove i brand cinesi hanno venduto complessivamente 145 unità nel 2022 e 796 vetture da gennaio a settembre 2023 (di cui 110 elettriche). - Attrazione degli investimenti esteri, la Cina come Export Hub Il Governo di Pechino, grazie alla forza della propria competitività industriale, punta ad essere un export hub che induce costruttori stranieri a realizzare in Cina vetture da esportare poi sui mercati sviluppati. Il successo di questa strategia è visibile nella commercializzazione in Europa di numerose vetture realizzate in Cina da Brand europei, americani e giapponesi. Oggi questa componente rappresenta quella più rilevante in termini di volumi: la maggior parte delle auto made in China immatricolate in Europa (il 54,4% nel 2022 e il 46,4% nei primi tre trimestri 2023) ha un marchio non cinese. Il modello prodotto in Cina più venduto d’Europa, con 63.820 unità immatricolate nei primi tre trimestri del 2023, ha marchio americano. Si tratta di un cambiamento radicale di paradigma: fino a poco tempo fa i costruttori tradizionali realizzavano nel paese asiatico vetture per il mercato locale, in genere con una tecnologia inferiore rispetto ai modelli europei. Oggi, al contrario, le case occidentali realizzano accordi e partnership per produrre vetture elettriche all’avanguardia, da esportare al di fuori della Cina. - Acquisizioni di costruttori e marchi occidentali I player cinesi hanno avuto successo nell’acquisire e rilanciare importanti aziende europee. Alcuni marchi interessati dai nuovi assetti proprietari sono stati oggetto di strategie più conservative, continuando ad avere un’immagine e una capacità produttiva europea (pur con un coinvolgimento crescente della manifattura cinese per i nuovi modelli elettrici). In altri casi, invece, brand europei per storia o immagine, sono divenuti cinesi per quanto riguarda le tecnologie e la localizzazione della produzione. - La specificità italiana All’interno del quadro appena delineato, vi è poi una quarta modalità, che, per ora, è presente nel nostro Paese. Un’azienda italiana, attraverso partnership strategiche con gruppi automobilistici cinesi, produce e commercializza su licenza dei modelli che vengono importati dalla Cina in maniera semi-finita, per poi essere ultimati e personalizzati all’interno dello stabilimento italiano. Con questa formula, il gruppo, che oggi può contare su un vero e proprio portfolio di marchi, costituisce un unicum a livello europeo, soprattutto in relazione alle dimensioni che ha assunto nel tempo. Nel nostro paese (che assorbe la quasi totalità dei volumi) l’azienda rappresenta il costruttore con il maggior numero di vetture cinesi targate, pari a 24.235 unità complessive (di cui 250 elettriche), per uno share che nel settembre 2023 ha superato per la prima volta il 2%, ponendo la casa automobilistica non distante da costruttori storici. [1]  Per Europa si intendono: i Paesi dell’Unione Europea e quelli che rientrano nell’EFTA, compreso il Regno Unito. [2] Elaborazioni Osservatorio su dati Acea, Unrae e Jato Dynamics

09 Novembre 2023

Il futuro dell'HR manager tra intelligenze umane e artificiali

Come deve rispondere l’HR manager alle sfide della tecnologia? I docenti Lucia Marchegiani ed Enrico Maria Marino disegnano il percorso di ricostruzione della professione per gli specialisti del settore L'intelligenza artificiale sta cambiando il mondo del lavoro sin dal momento della selezione del personale. Senza fare l’errore di considerare l’AI come qualcosa di futuribile, negli uffici HR i sistemi legati a questa tecnologia sono già impiegati nelle operazioni più nascoste, come la selezione dei curricula e l’interazione con i candidati che non proseguono i percorsi di selezione. Le potenzialità dell’intelligenza artificiale saranno l’origine di nuove sfide per i professionisti della gestione delle risorse umane, che dovranno però contrapporre solide conoscenze e rinnovate competenze. Ai, propulsore del lavoro dell’uomo Human & Artificial, ma anche Augmented resources: l'innovazione ha un impatto sempre maggiore sulle funzioni aziendali e sul business. Si fa l’errore di considerarla una cosa del futuro, ma ha già permeato le aziende e i diversi settori. Nell’ambito delle risorse umane, l'intelligenza artificiale è già presente in alcune operazioni quotidiane senza apparente valore aggiunto. «È nella parte più nascosta e operation dell’HR – spiega Enrico Maria Marino, Global Human Resources Director presso JIL SANDER | MARNI – OTB Group – ripulisce le nostre attività dalle ripetizioni apparentemente senza valore aggiunto. In tutto il processo che riguarda sia la ricerca sia la selezione, l’AI ci dà una mano: dallo screening dei cv ai rapporti con i candidati che non vanno avanti nei processi di selezione». Ma l'intelligenza artificiale può portare vero valore aggiunto nella customizzazione quasi sartoriale, ad esempio, del percorso di formazione. Ciò è possibile grazie anche alla virtualizzazione di questi programmi, fattore che solo la tecnologia ha reso possibile. «In un mondo sempre più virtualizzato, l'intelligenza artificiale può avere il suo impatto anche nella relazione con i colleghi in giro per il mondo. La conoscenza delle lingue non sarà più un ostacolo all'interazione, proprio grazie alla traduzione simultanea eseguita dai nuovi sistemi. L'intelligenza artificiale diventa il propulsore dell'azione lavorativa dell'umano». Ai e competenze: dove agire Quando si parla di competenze che possano rispondere a questa accelerazione tecnologica, c’è da chiedersi quanto sia una responsabilità dell'HR Manager e quanto invece debba essere condivisa con It Specialist, Digital Specialist, Digital Transformation Officer. Il dubbio sul presidio dell'interazione uomo macchina porta a guardare alla formazione del professionista HR, ma anche degli altri ruoli apicali», spiega la professoressa Lucia Marchegiani, Direttore Scientifico dell’Executive Master e Professore Associato di Organizzazione e Gestione delle Risorse Umane, Luiss Business School. «Bisogna fare in modo che l'azienda possa avere una cultura aziendale in cui le cose accadono e ogni manager ha la responsabilità di far evolvere la cultura aziendale – risponde Marino – come funzione, l’HR è l’unica trasversale. Quindi abbiamo il dovere di essere un passo avanti, almeno in formazione, rispetto a chi si occupa solo del business. Le altre funzioni si aspettano stimoli da noi, proprio come l'intelligenza artificiale, che sta apprendendo da noi e non viceversa. L'AI può avere lo stesso impatto che l'introduzione della robotica ha avuto per il lavoro nelle fabbriche: senza l'input umano, è inutile». Sulle conoscenze Marino mette in evidenza che la solidità dell’intelligenza umana resta ancora la base su cui costruire le decisioni. «Si è enfatizzato il rapporto di sudditanza rispetto alla tecnologia. Dato che oggi non si è più ingabbiati in una job description rigida ed è sempre possibile recuperare le nozioni necessarie grazie alla disponibilità delle stesse su Internet, bisogna fuggire dalla superficialità della conoscenza di base. Infatti, senza una solida base, la possibilità di sbagliare è maggiore. La tecnologia diventa la cartina al tornasole per le nostre decisioni o per intercettare quello che non va nei processi. Il lavoro ne può essere alleggerito per recuperare creatività e immaginazione nella propria funzione d'azienda». Dunque, è necessario acquisire competenze nuove, che integrino questo nuovo scenario HR. Il long life learning resta al centro della funzione. Poi c'è un tema di approccio all’intelligenza artificiale. «Non bisogna aver paura – continua Marino – non saremo in grado di arginare il dilagare dell'intelligenza artificiale, che permeerà tutte le nostre attività sia di business che di HR. La nostra forza sarà quella di incanalare le energie che comporta questo cambiamento verso gli obiettivi che ci prefiggeremo. Ma per poterlo fare dobbiamo sapere di cosa stiamo parlando, effetti collaterali compresi». Affrontare il cambiamento con gli strumenti giusti Il tema dell’intelligenza artificiale in relazione al settore HR è trattato anche nel programma dell’Executive Master in Gestione delle Risorse Umane, Organizzazione e Leadership targato Luiss Business School. Il percorso offre un’opportunità di formazione avanzata rivolta a manager HR, professionisti e imprenditori desiderosi di ampliare le proprie conoscenze e competenze nei processi di people strategy. Il master è destinato a coloro che sono interessati a una carriera nella funzione HR o desiderano acquisire una comprensione più approfondita delle questioni legate alla gestione delle Risorse Umane e dell’Organizzazione Aziendale. Gli interventi della professoressa Lucia Marchegiani, Direttore Scientifico dell’Executive Master e Professore Associato di Organizzazione e Gestione delle Risorse Umane, e di Enrico Maria Marino, Global Human Resources Director presso JIL SANDER | MARNI – OTB Group e docente dell'Executive Master in Gestione delle Risorse Umane, Organizzazione e Leadership, sono stati raccolti durante il webinar “Da HR Manager a H&AR Manager”. L’evento si è tenuto venerdì 20 ottobre alle 18:00, presso Villa Blanc, il campus Luiss Business School di Roma. 09/11/2023

AI hr

06 Novembre 2023

Maria Isabella Leone: “Le nuove sfide manageriali si vincono con i role model e l’equità di coppia”

La docente Luiss Business School interverrà alla cerimonia dedicata al Premio Minerva il prossimo 7 novembre con un intervento su lavoro femminile, gender pay gap e ruoli apicali Secondo Claudia Goldin, premio Nobel per l’economia, il progresso non ha coinciso con una maggiore facilità delle donne nel partecipare al mercato del lavoro. La presenza femminile nel mercato del lavoro era più alta nel Settecento, quando l’economia era prevalentemente agricola, rispetto alla fase successiva di industrializzazione, dove era più difficile bilanciare le esigenze familiari con quelle del lavoro distante da casa, ed è ripresa a crescere con la nascita del terzo settore. Oggi il tema del gender gap è ancora aperto. Ruoli apicali, retribuzioni e scelte di carriera sono i terreni su cui le organizzazioni stanno investendo per attrarre talenti, senza distinzione di genere. Il 7 novembre, in occasione del Premio Minerva Azienda d’Eccellenza, Maria Isabella Leone, Direttrice dell’area MBA Programs e dell’Osservatorio su equità di genere nella Sanità della Luiss Business School, dialogherà su questi temi, mettendo in evidenza le nuove sfide per management e leadership inclusivi. Come l’organizzazione del lavoro deve evolvere per migliorare la produttività, la vita delle persone e l'inclusione? Attraverso il suo approccio storico, Claudia Goldin ha messo in evidenza che non è sufficiente la crescita economica per favorire l’inclusione di genere, ma è necessario includere nell’analisi il contesto familiare e le possibilità di bilanciare lavoro e famiglia, la cosiddetta equità di coppia, e il welfare statale. In aggiunta, l’evoluzione verso forme di lavoro flessibile potrebbe ulteriormente favorire la convergenza dei ruoli tra uomini e donne, ancora così lontani, per effetto del cosiddetto “lavoro avido”. Cosa si intende con lavoro avido? Quello che richiede di stare tante ore in ufficio, di essere iper-presente, di fare straordinari. Questa condizione non favorisce l’equità di coppia, dal momento che uno dei due dovrà rinunciare a lavorare per poter dedicare del tempo alla famiglia e molto spesso chi rinuncia è la componente femminile che ha assunto, negli anni, le responsabilità e le aspettative sociali di “care giver”. Lo dimostrano i dati sul lavoro delle donne secondo cui, in Italia, soprattutto dopo la nascita di un figlio, il tasso di occupazione femminile – già basso – cala. Così, in 22 paesi Ue su 27 il tasso di occupazione di quelle con 3 figli è più alto. Poi c’è il tema dell’orizzonte di riferimento nelle decisioni. Ci sono differenze negli orizzonti femminili e maschili? Certo. La Premio Nobel argomenta che tradizionalmente gli uomini hanno adottato un orizzonte temporale di lungo periodo nel considerare l’impatto delle loro scelte di istruzione sul lavoro, per le donne invece vale il discorso contrario, per cui spesso l’orizzonte si interrompe o sospende per eventi familiari, in particolare la maternità. Non solo, considerando che molte scelte vengono effettuate ad un’età molto giovane, spesso sono compiute e indirizzate rispetto a riferimenti proposti e perpetuati dalle generazioni passate. Per questo appare così importante e necessario avere dei role model nuovi, che permettano di mettere in luce fin da subito delle possibilità alternative e lavorare sull’elemento culturale attraverso una maggiore consapevolezza. A questo scopo Luiss Business School dedica il Progetto Grow - Generating Real Opportunities For Women, che ha l’obiettivo di promuovere, sostenere e migliorare lo sviluppo personale e professionale delle studentesse con particolare attenzione all’inserimento nel mondo del lavoro e alla promozione della carriera professionale. Obiettivo: raggiungere posizioni di vertice in aziende, amministrazioni, enti, università e altre organizzazioni. Infatti, con questo progetto portiamo in aula modelli di donne in ruoli apicali che permettono di creare un circolo virtuoso con le nostre studentesse per far capire loro che essere donna non significa dover rinunciare alla propria carriera e alle proprie ambizioni. Come scuola di formazione, ci poniamo l’obiettivo di far sì che le donne siano più lungimiranti nel progettare un percorso professionale futuro e che possano confrontarsi costantemente tra loro. Uno degli strumenti formativi più importanti del progetto è la shadow experience: quali sono gli aspetti che rendono questa attività uno strumento per generare vera inclusività manageriale? La shadow experience permette di vivere l’esperienza di un manager o di una persona in una posizione di responsabilità al femminile. L’obiettivo è far vivere i diversi stili di leadership. In questo momento di grandi cambiamenti nel mondo del lavoro, questo è il primo passo per poter essere competitivi. Dal punto di vista femminile, vedere e analizzare come una leadership carismatica ed empatica, con la responsabilità di tante persone da gestire, possa essere possibile. Significa offrire uno specchio di quello che è possibile fare senza privarsi di ampi orizzonti di carriera. Management al femminile: quale sono le sfide contemporanee? Ce ne sono diverse e passano anche per qualche pregiudizio. Ad esempio? È una conoscenza diffusa il fatto che in famiglia oramai serve un secondo stipendio per poter affrontare le dinamiche attuali del mercato del lavoro. Al contrario non viene mai preso in considerazione quanto favorire il lavoro femminile rappresenti un passaggio di crescita professionale, lungimirante, che renda il reddito una questione solo conseguente. Basti pensare, infatti, che anche quando c’è il secondo stipendio in casa, molto spesso deriva da lavori più flessibili ma meno retribuiti, disegnati ad hoc per non sottrarre alla donna il tempo necessario per la cura della famiglia. Il secondo stipendio, rimane dunque come tale, anziché promotore di crescita professionale delle donne. Per questo il tema dell’educazione e del role modeling resta fondamentale. Che influenza può avere il role modeling? Oggi le donne in ruoli apicali non si fermano a raccontare la propria esperienza solo nelle università, ma vanno al liceo, alle medie, alle elementari pur di diffondere il messaggio che si può essere professionisti e donne e che bisogna pensarci subito. Obiettivo: far vedere che l’alternativa esiste e che bisogna essere lungimiranti per sé stesse in base alla proprie aspirazioni personali e professionali, senza dover rinunciare a nessuna delle due sfere. Cosa significa? Con l’incertezza attuale, è necessario essere indipendenti e dotarsi di un networking solido, frutto di momenti di socializzazione autonoma, che diano vita a comunità di pari con cui confrontarsi e condividere queste esperienze - il Premio Minerva ne rappresenta un bell’esempio. Inoltre, si devono superare le sindromi tipiche delle donne di non sentirsi mai all’altezza, di non essere in grado di riuscire a combinare le proprie ambizioni senza doversi sentire in colpa di rinunciare a qualcosa. Quale sarà il ruolo dell'open innovation in questo contesto? Potrà contribuire a implementare la presenza femminile nei ruoli apicali? L’open innovation favorisce la contaminazione tra diverse realtà aziendali. Ci si confronta con diversi tipi di organizzazioni (ad es. startup, corporate), modelli di lavoro, e professionalità. Scoperchia il bacino di talenti, di competenze, anche femminili sparse nel mondo lavorativo. L’open innovation affiancata alla diffusione territoriale dei modello hub & spoke, promossi dalle grandi Corporate per attivare questi bacini, potrebbe quindi aiutare anche l’attivazione di equilibri a livello familiare che permettono il raggiungimento di un’equità di coppia - e quindi di genere - funzionale a una nuova crescita economica. Non solo, mette in luce anche il potenziale della imprenditoria femminile, che ha sperimentando una crescita più forte rispetto alla controparte maschile nel quinquennio 2014-2019 (+2,9% rispetto allo +0,3%), rappresentando dunque un percorso alternativo di carriera, che può essere d’ispirazione. D’altro canto, nelle Corporate stanno fioccando le nuove posizioni dedicate alla diversity& inclusion per poter attrarre e mantenere i talenti femminili, selezionando candidate con profili Stem, abilitando percorsi di coaching professionale e role modeling e shadowing.   06/11/2023

18 Ottobre 2023

Le organizzazioni hanno bisogno di coaching di qualità

Al via il Flex Executive Programme in Coaching di Luiss Business School riconosciuto come Level 2 dalla International Coaching Federation Il coaching non è solo una parola di gran moda. È una metodologia e un approccio che aiuta le persone a sviluppare il meglio di sé e a implementare nuove scelte rispetto alle abitudini consolidate nei propri percorsi professionali e personali. Il coach è la figura capace di compiere questa rivoluzione copernicana, e  deve essere dotato della giusta formazione, i cui standard sono riconosciuti a livello internazionale. A questo scopo è dedicato il Flex Executive Programme in Coaching di Luiss Business School, la prima Business School in Italia accreditata dall’International Coaching Federation (ICF). Flex Executive Programme in Coaching: caratteristiche e obiettivi Il master, in partenza il 27 ottobre, offrirà ai partecipanti una nuova opportunità. Consente di ottenere le credenziali ICF fino al livello 2, riconosciute in tutto il mondo come standard di qualità. Esse rappresentano un requisito importante per le organizzazioni chiamate ad individuare i professionisti cui affidare lo sviluppo delle proprie risorse e dei propri manager. In più di 130 ore di lezione, in presenza e da remoto, si alterneranno momenti d’aula, laboratori, sessioni e mentoring guidati da coach dell’International Coaching Federation. Anna Zanardi Cappon, Pop in Leadership and Corporate Values, Luiss Business School, International board and governance advisor, e referente scientifico del Programma, e Paolo Palazzo, Executive coach (PCC, ICF), Adjunct professor e coordinatore scientifico dell’Executive Programme Coaching Luiss Business School, spiegano perché oggi le organizzazioni hanno bisogno di coaching di qualità. Il programma targato Luiss Business School ha ricevuto il riconoscimento Level 2 dell'International Coaching Federation: cosa significa per chi si trova davanti alla scelta di un percorso formativo dedicato al coaching? Palazzo: Luiss Business School ha una lunga esperienza nell’utilizzo del coaching nei programmi di formazione. I coach che lavorano con la scuola rispondono alle core competences dell’International Coaching Federation ICF, che conta oltre 50 mila professionisti. Il riconoscimento da parte di ICF certifica la qualità di contenuti, approcci e modalità, trovandoli conformi ai suoi standard internazionali di qualità. Partecipare al Flex Executive Programme in Coaching significa anche inserirsi nella community della Scuola. Inoltre, le credenziali ICF sono riconosciute anche all’interno di numerosi bandi di gara pubblici. Che ruolo ha il coaching nella formazione dei leader del futuro? Zanardi: Oggi si deve affrontare anche un tema di riposizionamento strategico della persona all’interno di uno scenario post sindemico che ha trasformato l’identità professionale e manageriale delle persone. All'interno di un percorso di coaching si può comprendere come usare al meglio alcuni dei propri talenti o come riutilizzare la propria esperienza all'interno di un'organizzazione in costante cambiamento. Quindi il coaching è un tool di Hr strategy a cui ormai nessuno più rinuncia. È alla base delle aziende che vogliono davvero occuparsi di persone, soprattutto dopo la sindemia, momento che ha messo in evidenza in modo ancora più forte che le persone fanno la differenza e, senza di esse, non si può conseguire il risultato economico in maniera sostenibile. Il coaching aiuta sia l'individuo che il team, e nel corso ci occuperemo anche di team coaching, per aiutare le persone a lavorare al meglio insieme, con risultati visibili sulla business performance finale. Tenendo presente questo, il coaching può rinforzare l'autoconsapevolezza e l'efficacia interpersonale dei leader. Può lo strumento del coaching diventare elemento strutturale delle nuove culture organizzative rivolte anche alle nuove generazioni?  Quali sarebbero gli effetti sull'impresa? Zanardi: Dopo la sindemia, i nuovi modelli organizzativi sono più centrati a rispondere alle esigenze individualizzate delle persone. Siamo tornati a una situazione in cui bisogna comprendere le esigenze organizzative individuali, gli spazi desiderati, quanto si vuole lavorare in remoto e come si vuole gestire la propria presenza nell’organizzazione a livello fisico e in smart working. Ma soprattutto si cerca di capire il senso rinnovato del proprio impegno lavorativo nel contesto della propria esistenza. Tutto quanto porta a una riflessione e a un adattamento della persona all’organizzazione, è oggetto di coaching. Il che conferma che si tratta di uno strumento di cui le aziende non possono più fare a meno. Si è osservato che le Generazioni Z sono simili a quelle dei Baby Boomers nella valorizzazione del collettivo, nell’accento sulla qualità della vita e relazione anche come elemento di performance. Quindi accentuare questi aspetti è una delle risposte che le imprese attraverso il coaching possono dare alle Generazioni Z. Ma c’è un’altra cosa che il coaching può fare per queste persone. Quale? Zanardi: Aiutare a ridisegnare un senso e un’identità professionale, che si è completamente trasformata durante e nel post-Covid. Le organizzazioni hanno bisogno di comprendere la direzione da intraprendere perché non ci sono esperienze pregresse che lo spieghino. È stato un cambiamento radicale. L’effetto più profondo è stato la cancellazione del confine tra vita e lavoro. C’è stato uno scontro tra queste due dimensioni. Quindi oggi le organizzazioni devono rispondere in modo totale, globale, rotondo a esigenze sia di vita che di lavoro. Come farlo? Palazzo: L’inserimento delle persone Gen Z nelle organizzazioni non è facile. Il motivo sta nelle esigenze, valori e bisogni che in una certa misura sono diversi da quelli dei Millennials. Proprio perché il coaching favorisce la consapevolezza di sé, la riflessione sui propri e altrui bisogni attraverso le competenze di ascolto e introspezione, questo permette un dialogo più efficace tra le generazioni. C’è bisogno di capire cosa vuole l’altra persona per allinearsi. Il coaching può essere lo strumento giusto per raggiungere questo obiettivo, perché permette un ampliamento di prospettiva e percezione. Qual è il potenziale del coach accreditato operante all'interno di un'azienda? Palazzo e Zanardi: Le aziende hanno bisogno di coaching di qualità e il percorso di Luiss Business School è stato pensato proprio per questo. È un grosso facilitatore di cambiamento, che può portare a un aumento della produttività e dei valori dei parametri di business performance. Il fatto che le persone riflettano su di sé e stiano meglio fra loro anche quando lavorano in team, abbassa il rischio operativo. Questo è un tema che va a rinforzare un migliore sviluppo dei piani strategici e industriali all’interno delle aziende.

16 Ottobre 2023

Scrivere il futuro attraverso il restauro: un libro racconta la storia di Villa Blanc

Presentato il volume "Villa Blanc. Rinascita di un monumento tra eclettismo e modernità", oggi sede di Luiss Business School Villa Blanc non è solo la sede di Luiss Business School, ma un interessante progetto di restauro conservativo, che ha ridato nuova vita a uno degli esempi di eclettismo più alti presenti a Roma. L’impresa è raccontata nel volume "Villa Blanc. Rinascita di un monumento tra eclettismo e modernità", a cura degli architetti Giovanni Carbonara, teorico del restauro e capofila della “scuola romana”, recentemente scomparso, e Massimo Picciotto, responsabile del progetto di recupero della Villa. Il libro racconta il percorso, non sempre agevole, avviato nel 2010 e portato avanti in questi anni dalla Luiss Guido Carli, al fine di preservare e valorizzare un complesso architettonico finito in uno stato di completo abbandono e decadenza. L'audacia e la perseveranza si sono dimostrate essere qualità essenziali per raggiungere questo obiettivo, restituendo a Villa Blanc il suo pregevole valore e una rinnovata bellezza. «Oggi Villa Blanc è la sede di Luiss Business School, una realtà viva, attiva – ha dichiarato Luigi Abete, Presidente Luiss Business School – Luiss Guido Carli aveva bisogno di una sede per economia e commercio. Così abbiamo fatto un investimento. Oggi Villa Blanc si è trasformata da bene privato individuale in bene privato collettivo. Ci sono voluti vent’anni per ottenere tutte le autorizzazioni per riportare in vita la struttura, creare il parco e dare un ettaro di questo spazio in comodato gratuito alle scuole di zona. L’esperienza di Villa Blanc ci ha insegnato che per fare le cose belle, bisogna vedere l'orizzonte. Se non si ha fiducia nel futuro, soprattutto con la complessità italiana, non le si fa. Noi siamo stati resilienti e abbiamo saputo apprezzare i risultati ottenuti. Il libro "Villa Blanc. Rinascita di un monumento tra eclettismo e modernità" in qualche modo testimonia tutto questo». Villa Blanc: dal suo primo restauro alla nuova vita Villa Blanc nasce nel segno della trasformazione. Nel 1893 il barone Alberto Blanc acquista il sito della vigna di proprietà dalla Marchesa Violante Fiorelli, nel territorio circostante la Basilica di Sant'Agnese fuori le mura. Il complesso è un possedimento rustico fuori porta. Sarà il barone, dopo aver svolto il suo ruolo di Ministro degli Affari Esteri del terzo governo Crispi, a trasformarla in una residenza adeguata al prestigioso incarico. L'opera di costruzione della villa segue un progetto di tipo sperimentale, guidato dal progettista Francesco Mora e dall'archeologo Giacomo Boni. Insieme, combinano operazioni di tipo archeologico, raffinate decorazioni e tecniche avanzate negli impianti e nell'architettura. Gli apparati decorativi della villa si devono ad Alessandro Morani e Adolfo De Carolis, e raggiungeranno livelli di eclettismo mai visti prima in Italia, in particolare nelle opere di terracotta invetriata che troviamo all'esterno, nelle facciate che avvolgono il giardino d'inverno e nel fumoir. La sala degli specchi è la più antica della villa. Qui il barone aveva raccolto ed esposto una preziosa collezione di arazzi fiamminghi del Settecento, ora conservate ad Amsterdam. Nella sala da pranzo, al centro tra la Sala degli Specchi, il Giardino d'inverno e il fumoir spicca il camino monumentale quattrocentesco realizzato in marmo bianco. Tre archi incorniciano la prospettiva sul Giardino d'Inverno, che insieme alla Sala da Ballo è uno degli ambienti aggiunti da Giacomo Boni al corpo centrale. È considerato il giardino d'inverno più grande d'Europa. Per il suo allestimento, furono fatti giungere dalla città olandese di Arlens 10 mila bulbi di tulipano, rose, lillà e azalee. Sotto la Sala da Pranzo si trova lo Spazio Ipogeo. Si trattava forse di un luogo per riti e riunioni esoteriche. La Sala da Ballo, realizzata verso la fine del 1896, con un intervento di ampliamento della villa, raggiunge livelli di eclettismo altissimi grazie alle strutture metalliche e al soffitto di ispirazione mediorientale. Le pareti vetrate e la vista integrale sul parco rafforzano l'idea di massima integrazione tra la natura e l'opera dell'uomo, altamente ricercato da tutta la cultura dell'Ottocento. Anche il giardino si caratterizza per un analogo accostamento di stili, temi e suggestioni, in cui non mancano elementi antiquari ed elementi esotici come la collezione di palme. Alla morte del barone Blanc, avvenuta a Torino nel maggio 1904, la villa passa alla moglie Natalia e poi ai tre figli. Il parco si arricchisce di altri sette edifici minori. Dopo anni di abbandono, nel 1997 la Luiss Guido Carli acquista tramite asta pubblica il complesso. Dopo un lungo e accurato lavoro di ricerca, progettazione, restauro e valorizzazione, trasforma Villa Blanc nella sede della Luiss Business School. Dialogo sul restauro di Villa Blanc Un emozionato Giovanni Lo Storto, Direttore Generale, Luiss, ha guidato una tavola rotonda in cui gli architetti Federica Galloni e Massimo Picciotto hanno dialogato con lui sul restauro conservativo di Villa Blanc, sintetizzabile in tre parole: bellezza, coraggio e passione. Nel 2009 bisognava aprirsi la strada nella foresta di Alianti, definito come parco storico: c’è voluta una squadra di 30 professionisti e più di oltre 100 operai, diretti da Massimo Picciotto, architetto e curatore del restauro di Villa Blanc. Gli elementi fondamentali del restauro conservativo sono stati: minimo intervento, compatibilità dello stesso con la parte strutturale e una funzione compatibile con ciò che il complesso poteva offrire. «Quando si restaura un bene come Villa Blanc bisogna dargli la giusta funzione, per dargli una vita perenne. Luiss Business School aveva tutte le caratteristiche per raggiungere l'obiettivo e questo è stato lo spirito che ci ha guidati», ha dichiarato Picciotto. «Il public management è inteso come una sovrabbondanza di norme, spesso inutili e farraginose – ha spiegato Federica Galloni, Architetto – Villa Blanc è uno degli interventi di valorizzazione che rientra in una consapevolezza. Per non consegnare questo enorme patrimonio di beni culturali a un degrado certo, bisognava attribuirgli delle nuove funzioni, compatibili con le strutture, per far rivivere eccellenze come quella in cui siamo ora. L’intervento su Villa Blanc resta un fiore all’occhiello per questa città». «Questa è la storia di un restauro conservativo e di un recupero di memoria. Perdere quella di una comunità significa perderne il futuro – ha dichiarato Vincenzo Boccia, Presidente, Luiss – Questo è un libro della memoria che ci ricorda cosa è accaduto e che ci insegna che le cose belle si conquistano non sempre in maniera facile. Villa Blanc è una storia di caparbietà. I valori fondamentali della visione che ha preso corpo qui parte dall'avanguardia culturale di Confindustria, di cui dobbiamo avere memoria. Villa Blanc è un gioiello che si innesta in valori formativi in cui la bellezza diventa un elemento integrante della formazione».   Gli interventi sono stati raccolti durante la presentazione del libro "Villa Blanc. Rinascita di un monumento tra eclettismo e modernità”, tenutasi giovedì 14 settembre alle 17.30, in via Nomentana 216, a Roma. Hanno partecipato: Luigi Abete, Presidente, Luiss Business School; Federica Galloni, Architetto; Massimo Picciotto, Architetto e curatore del restauro di Villa Blanc; Giovanni Lo Storto, Direttore Generale, Luiss; Vincenzo Boccia, Presidente, Luiss. 16/10/2023

07 Ottobre 2023

Micol Silvestrelli: «In Luiss Business School ho scoperto la mia strada e il mio valore»

Dopo aver frequentato il Corso di Alta Formazione in Consulenza Legale d’Impresa, Micol ha compreso che frequentare un master a Villa Blanc significa partire già dal gradino più alto del podio Nel 2017 Micol Silvestrelli era alle prese con gli ultimi scampoli di un corso di laurea in giurisprudenza. Poca convinzione e una sola certezza: non avrebbe fatto l’avvocato. Complice il fratello, laureato in Economia e Commercio presso la Luiss Guido Carli, ha scoperto che c’era un’altra strada, che avrebbe portato le sue competenze direttamente al mondo del lavoro, con un approccio pratico, già orientato al futuro. Così ha scelto il Corso di Alta Formazione in Consulenza legale d’Impresa di Luiss Business School, che ha modellato le sue conoscenze del diritto in un modo inaspettato. Micol oggi ha 36 anni e lavora in Fandango, dove si occupa di tutto ciò che ruota attorno al diritto d’autore. In più, grazie ai laboratori dedicati alle soft skill, ha scoperto che in Luiss Business School ognuno può scoprire il proprio valore e mostrarlo al mondo, senza più esser schiavi della timidezza. Cosa ti ha spinto a scegliere il Corso di Alta Formazione in Consulenza legale d’impresa di Luiss Business School? Tutto è nato da una fase di stallo. Frequentavo giurisprudenza senza grande convinzione, certa di non voler fare l’avvocato. Grazie a mio fratello, studente Luiss di Economia e Commercio, ho scoperto i master Luiss Business School. Sapevo che l’approccio allo studio era diverso, pratico, orientato al mondo del lavoro. Così mi sono iscritta al Corso di Alta Formazione in Consulenza legale d’impresa in formula Executive. Dopo il test di ammissione ho capito che lì avrei trovato la mia strada, che quel percorso mi avrebbe portato direttamente nel mondo del lavoro, facendo quello che poteva piacermi con concretezza. Che ambiente hai trovato in Luiss Business School? Il primo impatto è con la sede dedicata ai master. L’ambiente curato di Villa Blanc, in cui si dedica attenzione fino al minimo filo d’erba, fa la differenza. Ognuno ha il proprio posto, è tutto organizzato nei minimi dettagli, senza considerare la semplicità di avere qualunque tipo di informazione necessaria nel più breve tempo possibile inviando una semplice mail. In più, ho subito percepito il dinamismo dell’ambiente, aperto al futuro, in cui si parla sempre di quello che sarà, di quello che succederà dopo aver studiato e aver finito il master. Sono rinata. Qual è il corso che ha avuto un maggiore impatto sulla tua carriera? Quello di diritto del lavoro. Le tematiche che ho studiato in quel corso sono state il mio pane quotidiano durante la mia esperienza in Rds, in cui l’ufficio legale era accorpato all’area di risorse umane. Quindi si lavorava su tante tematiche, che toccavano i dipendenti e richiedevano conoscenze di diritto del lavoro. C'è stato qualche relatore in particolare che ti ha colpito? Tutti i professori del corso sono, ovviamente, molto preparati, ma sono fortemente legata al professor Francesco Di Ciommo. È quello che definisco “il diritto fatto persona”, l’essenza della giurisprudenza. Anche la professoressa Mary Moramarco mi ha stupito con la sua grinta fuori dal comune. Soft skill. Nel percorso formativo ci sono diversi Lab per allenare queste competenze sempre più necessarie nei contesti aziendali. Qual è quello che ti ha cambiata di più? Ero una persona molto timida e introversa. Parlare in pubblico per me era impossibile non solo da fare, ma anche solo da immaginare. Il laboratorio di public speaking mi ha aiutato a gestire una conversazione, un colloquio di lavoro, un’interazione. In Luiss Business School capiscono dove puoi arrivare e ti mettono in condizione di arrivarci. Come? Una ragazza del Career Service ha simulato con me un colloquio di lavoro e mi ha dato feedback sul mio modo di fare. Per me è stato importantissimo perché mi ha aiutata a comprendere le mie difficoltà. Mi ha fatto capire che non sono perfetta, ma che, con le giuste accortezze, posso superare i miei limiti e sfruttare le mie possibilità. In Luiss Business School ti portano a capire che ognuno ha il suo valore, che possiamo portarlo all’esterno, che ce la possiamo fare. Una cosa che mi mancava completamente. Oggi riesco a relazionarmi con un dirigente e durante il mio percorso sono stata la referente di alcuni gruppi.  Competitività: come avete allenato questa soft skill durante il tuo percorso in Luiss Business School? C’erano spesso delle challenge alla fine di ogni modulo, che ci spronava ad essere competitivi ma in modo positivo, per arrivare a un risultato. Sentivamo di dover impegnarci fino in fondo perché anche altre persone nel gruppo avrebbero fatto la loro parte. Era una gara con delle regole, vissuta con una competitività leale e quindi vissuta con serenità. Molti alumni hanno sperimentato il valore del networking che si viene a creare in Luiss Business School. Qual è stata la tua esperienza? Non conoscevo il senso profondo della parola networking prima di entrare in Luiss Business School. È molto raro che si crei nelle università pubbliche. Anche perché va in due direzioni. C’è sia il network creato con la scuola e le aziende, e poi c’è quello con i compagni di corso. Sono in contatto con la maggior parte delle persone del master e il mio attuale lavoro l’ho ottenuto proprio grazie a uno di loro. Ero in Rds ma volevo cambiare lavoro. Così posso dire di essere diventata il risultato vivente di cosa fa un buon networking. In Luiss Business School si lavora molto sulla Leadership. Secondo te cosa ci vuole per essere veri leader? Quando si parla di leader si pensa sempre a figure autoritarie. Ma credo che un buon leader sia in grado di guidare con l’esempio e non attraverso l’imposizione. Credo che alcuni abbiano la capacità innata di farlo e che altri l’affinino con tempo ed esperienza. Essere un leader significa anche riuscire a cogliere le sfumature di tutti e poi costruire un team cogliendo ciò che ogni persona può dare. Field Project: cosa porti a casa di questa esperienza? Il Field Project è durato un’intera giornata, il che ha rappresentato un impegno importante anche dal punto di vista fisico. Ma è stata un’esperienza irripetibile. Avere la possibilità di parlare con i responsabili di un’azienda e capire come si lavora per elaborare un progetto che verrà valutato, è un modo concreto per rivoluzionare ciò che si sa del mondo del lavoro. Per la prima volta si comprende appieno cosa c’è dopo il master. Oggi sei legal presso la società di produzione cinematografica Fandango S.p.A.: provenire da un percorso Luiss Business School ha fatto la differenza? Se sì, come? Oggi mi occupo di diritti d’autore in Fandango. Ciò significa che mi occupo di tutto ciò su cui questa legge ha riflesso: dalle liberatorie per l’utilizzo di immagini ai contratti per la regia, la coproduzione o la distribuzione, andando a toccare anche gli ambiti musicali ed editoriali. Il master è stato notato sia nell’esperienza in Rds, ottenuta tramite il Career Service, sia nel mio percorso in Fandango. La ragione è semplice. È noto che chi ha seguito un percorso di studi in Luiss Business School sarà preparato a livello teorico, ma anche pratico. Sa gestirsi e gestire. Cosa fa un Consulente Legale d’Impresa? È una figura fondamentale in un’azienda perché ha in mano le redini di tante cose. Non si occupa solo della normativa, della sua applicazione, dei contratti, ma è anche colui che segnala all’impresa le opportuni e i rischi di alcune scelte. Si analizzano scelte legate alla giurisprudenza, collegando le ricadute sull’azienda e i suoi processi. Tutte le funzioni organizzative hanno come riferimento il consulente legale per capire cosa si può fare e come. È, quindi, il consulente aziendale che dice se qualcosa è possibile, dettando le linee guida da rispettare. Quali sono i tuoi suggerimenti per gli studenti futuri e in aula su come cogliere pienamente le opportunità del percorso in Luiss Business School? Occhi e orecchie sempre aperti. Ciò che si vede e si sente, le possibilità che è possibile cogliere in Luiss Business School non sono ovunque. Se si hanno l’intelligenza e la furbizia nel guardare quello che accade, si potrà essere più agevolati a trovare la strada verso il lavoro. Significa vivere un contesto privilegiato, in cui avere un quadro di come sarà il futuro nel mondo del lavoro. È come partire dal gradino più alto di un podio per spiccare un salto ancora più grande verso nuove opportunità. 07/10/2023

02 Ottobre 2023

Sebastiano Maffettone: «La sostenibilità non è un lusso, ma un dovere dell’impresa»

Al via la seconda edizione del Festival dell’Etica Pubblica “Be New, Be Now. Etica e impresa” Le aziende riflettono con sempre maggior impegno sui temi ESG, che implicano domande etiche e comportamenti che rimettano al centro le persone e gli impatti sulla comunità. Dal 6 all’8 ottobre presso l'Auditorium Parco della Musica di Roma si terrà “Be New, Be Now. Etica e impresa”, un’occasione di riflessione su come la sostenibilità sia ormai un dovere dell’impresa. Il 2023 dell’Osservatorio di Etica Pubblica ‘Ethos’ L’Osservatorio di Etica Pubblica ‘Ethos’ della Luiss Business School, fondato e diretto dal prof. Sebastiano Maffettone, ha dedicato l’intero anno accademico 2022-23 alla ricerca sull’etica d’impresa (business ethics), tema del Festival. Il lavoro annuale è stato scandito da tre momenti: il ciclo di seminari ‘Etica e Impresa’ cui hanno partecipato vertici apicali di dieci imprese partner, professori e studenti Luiss (gli speaker del Seminario sono stati intervistati dalla dottoressa Dacrema di Ethos, che ha realizzato una serie di podcast sul tema); il convegno scientifico con la Wharton Business School (dove è nata la paradigma della stakeholder theory, oggi universalmente riconosciuto e utilizzato), coordinato dalla professoressa Valentina Gentile, membro del Comitato Direttivo di Ethos, che si è tenuto a giugno all’Università Luiss; e il Festival dell’Etica Pubblica, giunto quest’anno alla seconda edizione, che si terrà all'Auditorium Parco della Musica di Roma (6-8 ottobre 2023). Com’è nato l’Osservatorio di Etica Pubblica ‘Ethos’ della Luiss Business School? L’Italia vive un deficit di etica a livello sociale. Ethos è nato grazie al confronto tra il professor Maffettone e il Direttore Generale Luiss Giovanni Lo Storto, pensando che fosse necessario un organismo che facesse ricerca nel mondo pubblico per trasmetterlo all’ambito formativo. Lo abbiamo pensato come qualcosa non solo in punta di dottrina, ma anche in contatto con il mondo reale. Grazie alle relazioni di Luiss Business School con il mondo del lavoro e della produzione, questa ambizione è stata soddisfatta. Nel tempo, abbiamo potuto riflettere alla luce dell’etica pubblica su vari temi: la guerra, la pandemia, l’invecchiamento della popolazione, il digitale, la sanità e così via. Il titolo dell’evento è “Be New, Be Now. Etica e impresa”. Quali sono le finalità del Festival? Mettere in contatto il pubblico, le istituzioni e l’accademia per discutere temi su cui c’è sempre più attenzione, anche da parte delle grandi imprese. Basti pensare che l’anno scorso, a valle degli studi sull’etica nel digitale, abbiamo avuto ospite Casper Klynge, Presidente Microsoft Europa, che ha portato la consapevolezza della sua compagnia sui problemi etici. Quest’anno indaghiamo il tema dell’etica d’impresa. Si può osservare che il rispetto della missione dei valori di impresa funge indirettamente da controllo del livello di efficienza. Infatti, quando l’impresa funziona bene ed è forte sul mercato, i vertici propongono temi di etica e questi vengono recepiti a tutti i livelli. Ma quando l’azienda va male, il tema non viene recepito e resta lettera morta. Implementare l’etica in azienda è difficile. Ma mettere ESG (Environment Society Governance) al centro dell’impresa per essere innovativi – come vuole Be New, Be Now – presenta dei vantaggi. Per esempio? Le grandi imprese spendono milioni di euro per implementare i criteri ESG. Perché essere sostenibili serve al mercato, alla quotazione finanziaria e alla solidità d’impresa. Le banche interagiscono più volentieri con aziende ESG. La necessità di essere sostenibili è visibile nelle cose buone fatte con e per le proprie persone, ma anche per essere quotati in borsa. Il che, però, può creare – proprio perché conta molto – anche fenomeni di greenwashing, cioè di imprese che cercano di trarre vantaggio da ESG senza praticarlo seriamente. Nel corso del vostro lavoro in Ethos quali sono i problemi etici centrali che avete rilevato nella vita di un’impresa? Agli inizi, c’era chi pensava all’etica e all’impresa come al diavolo e all’acqua santa. Col tempo, invece, siamo arrivati a una grande condivisione. Consideriamo però che l’etica d’impresa non si fa dalla cattedra perché i problemi delle aziende li conoscono solo le aziende: solo l’impresa può dire quali sono i problemi etici che ha al proprio interno e all’esterno. Per questo motivo, i problemi etici delle imprese che fanno per esempio moda, finanza, trasporti sono tutti necessariamente diversi tra di loro. Tra i fattori comuni a tutte le dieci imprese coinvolte nel lavoro annuale di Ethos c’è la forte sensibilità al tema. ESG e impatto sull'impresa: quali sono le implicazioni etiche? Due problemi sono evidenti e occupano le pagine delle riviste specializzate. In primo luogo, la sostenibilità deve essere una scelta e non deve essere subìta come imposta dalle circostanze, nel senso che non si deve praticare ESG solo per essere meglio quotati in finanza. In secondo luogo, si pone il problema della misurazione, che è estremamente difficile. Per dirla con Aristotele, le qualità non sono misurabili e la sostenibilità presenta delle criticità in questo ambito. Infatti, non è sempre facilmente misurabile. Ma ha una leva importante. Quale? Il consumatore. È il consumatore che deve scegliere imprese e prodotti ESG, in modo che l’etica sia anche conveniente. Quali sono i temi etici sollevati dalla twin transition per le aziende? La twin transition (digitale e sostenibilità) sta cambiando radicalmente il modo di vedere il mondo e di fare impresa. Non si può lavorare senza digitale e senza sostenibilità. L’impresa deve occuparsi della ricaduta delle sue azioni su ambiente e in genere su tutti gli stakeholder. In questo contesto etico come va ripensata la formazione? La formazione deve mirare a far comprendere che l’efficienza è un valore fondamentale per l’impresa ma non il solo. Conta anche l’equità. Un padrone illuminato, come quelli del passato, era capace di pensare all’efficienza tenendo in primo piano le persone. Il problema odierno è nato con l’ingresso della finanza nelle imprese, perché la finanza è lontana dalle persone. La formazione deve anche contribuire a far crescere la coscienza diffusa di questi temi, sponsorizzando l’impresa etica. Quali sono le figure professionali chiamate ad armonizzare l'etica e il business di un'impresa? Ci vuole un Ethical Officer, che controlli gli standard, una figura consolidata nelle grandi aziende. Anche se questa funzione sarà un gene connaturato a tutte le figure professionali che opereranno nelle imprese. Qual è il punto di equilibrio tra etica e impresa? Bisogna presentare insieme il bilancio economico e quello di sostenibilità per dimostrare che il comportamento etico e sostenibile costa, ma rende. In più, bisogna comprendere che la sostenibilità non è lusso, ma un dovere dell’impresa. In passato nessuno si preoccupava di definirsi “verde, pulito e sostenibile”. Oggi lo si fa perché il consumatore lo nota. Per questo la comunicazione e la formazione sono centrali. 02/10/2023

20 Gennaio 2022

Libia, Boccardelli: «Comprendere storia e sviluppo fondamentale per investire nel Mediterraneo»

Qual è la posizione dell'Italia? A che punto sono i rapporti con i “vicini” del Mediterraneo? Alcune risposte arrivano dall'incontro organizzato a Villa Blanc per presentare il libro di Leonardo Bellodi L’ombra di Gheddafi Gli storici legami con la sponda nord-africana del Mediterraneo, da soli, non bastano più. Gli scenari e il peso degli attori in questo bacino sono cambiati. «Per questo, nella formazione della classe dirigente non può mancare la comprensione di alcune dinamiche geopolitiche di Libia e Mediterraneo, prerequisiti necessari per orientare al meglio gli investimenti nella regione». A sostenerlo è Paolo Boccardelli, Direttore Luiss Business School, in occasione della presentazione del libro di Leonardo Bellodi “L’ombra di Gheddafi”. L'incontro, organizzato a Villa Blanc, Roma, nell’ambito della serie “Appunti per l’interesse nazionale” in collaborazione con l’Associazione Davide De Luca – Una Vita per l’Intelligence, è stato l'occasione per fare il punto sul futuro ruolo dell'Italia in questo scenario. I numeri del Mediterraneo Circa un miliardo di persone gravita attorno a questo bacino marittimo. Di questi, quasi la metà è nel Middle East and North Africa (MENA). Il Pil generato è equivalente a quello della Germania (dato 2019). Il principale investitore in quest'area è la Cina. Ma anche l'Italia gioca una sua partita. I forti legami diretti che le imprese italiane hanno con la regione sono superiori di quelli realizzati da altri Paesi dell'Unione Europea. In quest'area, le altre nazioni dell'Ue destinano l'1,5% dei capitali investiti all'estero, mentre le imprese italiane – tra cui spiccano nomi di rilievo come Eni – si attestano al 10%. Circa 2000 imprese, situate in questa zona del Mediterraneo, hanno ricevuto capitali italiani, pari al 6% delle imprese italiane con partecipazioni all'estero, generando un fatturato pari a 26 miliardi di euro. La distribuzione dei capitali italiani è concentrata in 7 Paesi: Turchia, Libia, Arabia Saudita, Egitto, Algeria, Tunisia e Marocco. «È chiaro, dunque, che l'area del Mediterraneo ha un rilievo particolare per l'Italia»ha sottolineato Boccardelli. Il ruolo dei Paesi extra UE nel Mediterraneo Guardando al ruolo che i Paesi extra europei stanno giocando in quest'area, Leonardo Bellodi, Senior Advisor, Libyan Investment Authority e autore del libro, spiega che quanto successo ai tempi di Gheddafi determina ciò che sta succedendo oggi, come l'intervento della Russia. «Non esistono amici o nemici perenni: esistono interessi permanenti e per noi l'interesse non può che essere la Libia». «Lo sbocco naturale delle politiche di espansione di Cina, Turchia, Russia, sia per porti economici, ma soprattutto per materie prime, è il Mediterraneo – spiega Adolfo Urso, Presidente, COPASIR – Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica – La contesa più importante sta avvenendo lì, a supporto della transizione ecologica e digitale. L'Italia deve esserci, la propria indipendenza dipende da questo: dall'approvvigionamento delle materie prime per essere protagonisti nella competizione economica globale». «In questa fase si aprono per il nostro Paese opportunità di convergenza con altri paesi europei e con gli Stati Uniti – rimarca Lucio Caracciolo, Direttore e Fondatore, Limes – In questo modo si possono compensare quei limiti di sovranità ereditati dalla Seconda guerra mondiale senza dover compiere atti di autolesionismo. La Brexit ha soprelevato il peso dell'Italia in Europa, condizione che ha portato gli amici francesi a proporre al nostro Paese il Trattato del Quirinale che, per la prima volta, ci permette di avere un rapporto molto stretto nell'area del Mediterraneo nord-africano. I passi successivi dovranno mirare a compiere atti positivi nell'interesse comune e a cercare mediazione. Dobbiamo ritornare ad essere soggetto credibile e non oggetto di questa sovranità. Se l'Italia resterà a guardare, non potremo lamentarci che il nostro giardino di casa sia oggetto di manovre altrui». Il ruolo dell'Italia nel futuro della Libia Se il legame fra Italia e Libia è intessuto a doppio filo nella storia, è necessario però porsi un'importante domanda. «Qual è il posto dell'Italia nella storia della Libia? Quale strategia l'Italia deve adottare nell'immediato? Secondo Bellodi mai come adesso l'Italia è nelle condizioni di esercitare un ruolo determinante – sottolinea Gianni Letta, Presidente Onorario, Associazione Davide De Luca – Una Vita per l’Intelligence – anche grazie all'autorevolezza del Presidente del Consiglio Mario Draghi, che ha fatto proprio qui il suo primo viaggio internazionale. L'Italia è nelle condizioni di esercitare un ruolo determinante negli equilibri di questa zona, per salvaguardare interessi contingenti, ma anche per la posizione storica di ponte tra le due sponde del Mediterraneo». Il nuovo ruolo dell'Italia nel bacino del Mediterraneo inizia dalla consapevolezza degli obiettivi nazionali. «Saremo anche un Paese a sovranità limitata, ma nel Mediterraneo abbiamo sempre avuto grande capacità di mediazione e di influenza – spiega Cesare Maria Ragaglini, Già Rappresentante d’Italia, Organizzazione delle Nazioni Unite – Il problema è che più che equilibri, ci sono molti disequilibri. Dovremo adeguarci a questa nuova situazione, sapendo dove vogliamo andare e come». RIVEDI IL WEBINAR 20/01/2022

20 Luglio 2021

Aziende come comunità: il futuro dello smart working

Formazione, leadership e senso per le persone: sono queste le nuove sfide per riconnettere le aziende ai propri dipendenti e creare un lavoro a distanza davvero intelligente, senza perdere il valore del ritrovarsi in presenza Lo smart working ha cambiato il modo di lavorare. Diventati più flessibili sul fronte spazio-temporale, i lavoratori sembrano non avere più motivi per ritornare in ufficio, sacrificando la socialità e la creatività collettiva che solo lo spazio condiviso può dare. Tre le direttrici su cui investire per riconnettere le aziende come vere e proprie comunità: formazione, leadership e senso per le persone. È quanto è emerso durante il webinar “Ri-connettersi: come riparte il lavoro smart dopo la pandemia. Persone, spazi, creatività” organizzato da Luiss Business School in collaborazione con Oracle – società leader nella tecnologia, che si è distinta anche recentemente per l’efficacia delle sue soluzioni cloud HCM (Human Capital Management) nella cura e gestione delle risorse umane, anche da remoto - e tenutosi il 15 luglio. Smart working: cosa è successo durante la pandemia Se in passato lo smart working era considerata una bizzarria da Silicon Valley, la pandemia ha messo faccia a faccia con tutti i suoi vantaggi e criticità. Superata la confusione tra remote working, home working e smart working, la popolazione ha sperimentato i lati positivi del lavoro da casa, dalla sostenibilità ambientale ai benefici in termini di work-life balance. Tra le insidie da superare c'è stato l'over working che alcune aziende hanno tenuto a bada con un'adeguata netiquette. A valle dei lunghi mesi in cui i processi organizzativi sono forzatamente cambiati per necessità, si è iniziato a parlare anche di working from anywhere, delle sue potenzialità e degli interventi a supporto per la sua realizzazione. «I lavoratori si sono scoperti molto produttivi, e spesso anche di più, anche fuori dagli uffici – ha spiegato Monica Parrella, Adjunct Professor Luiss Business School – Per questo i datori di lavoro hanno bisogno di far comprendere che esistono buone ragioni anche per tornare in parte a lavorare nelle ordinarie sedi di lavoro. Se è vero che il lavoro individuale si fa benissimo e forse meglio da casa, è soprattutto attraverso le interazioni  fisiche che si  innova,  si cresce, si impara gli uni dagli altri. Per questo vanno riprogettati gli uffici. Lo smart working è in transizione e non esiste una soluzione unica. La sfida è manageriale e di leadership». Pandemia, sanità e digitale: verso lo smart patient Un esempio delle grandi potenzialità legate allo smart working lo ha offerto il settore sanitario. Dall'inizio della pandemia sono state avviate visite d'emergenza su piattaforme online, lavori in team dislocati in più luoghi diversi e la stessa campagna vaccinale senza il digitale non avrebbe preso avvio facilmente. Abbiamo assistito anche alla nascita del problem networking, cioè la capacità di risolvere problemi in un network che non è più dentro l'organizzazione, ma fuori o anche a metà strada. Lo ha osservato Daniele Piacentini, Direttore Risorse Umane Policlinico Gemelli. «Per fare smart working ci sono quattro elementi essenziali: lo smart worker, ancora da costruire, lo smart office, gli smart leader, adattivi e inclusivi, ma soprattutto gli smart patient – ha sottolineato Piacentini, aggiungendo – Rendere emotivamente piacevole l’interazione digitale nella relazione con i pazienti sarà la prossima sfida della sanità». Leadership e formazione: strategie vincenti Ma la vera tecnologia restano le persone: cambiare mindset e attitudeè necassario per realizzare la digital transformation nell’organizzazione del lavoro. A dimostrare questa teoria durante la pandemia è stata la classe dirigente, soprattutto nei casi in cui dirigenti e i manager hanno esercitato prevalentemente la cultura del controllo e dell'over working per monitorare la produttività. In alcuni ambiti come la Pubblica Amministrazione, dove le carenze sulla digitalizzazione sono più ampie, c'è chi è stato lasciato indietro senza essere recuperato.  «Già prima della pandemia la Regione Lazio si è occupata di smart working, inquadrandolo nella trasformazione digitale, anche come organizzazione agile – ha spiegato Alessandro Bacci, Direttore Affari istituzionali, Personale e Sistemi Informativi della Regione Lazio – Ma durante la pandemia ci siamo trovati ad affrontare l'incapacità di alcuni nostri capi nel trattare i dipendenti a distanza. La formazione sarà indispensabile per realizzare il cambiamento che permetterà di superare la cultura dell’ufficio tradizionale e del modello comando-controllo». Condividere valori e obiettivi dell'azienda diventa cruciale per uno smart working efficace ed inclusivo. Ma non esiste smart working senza remote leadership. Nelle forme ibride di lavoro in presenza e da remoto saranno necessari capi team capaci di gestire persone in presenza e a distanza. «La leadership diffusa sarà fondamentale. Connettersi, ispirare e innovare sono i tre concetti chiave che guideranno il ritorno in ufficio. I leader dovranno essere dei community manager, animatori delle loro comunità. È in questo scenario che la formazione diventa indispensabile», ha sottolineato Rossella Gangi, Direttrice Risorse Umane WINDTRE. «In Terna abbiamo concepito un programma in sette cantieri per trasformare l'emergenza in cambiamento – ha sottolineato Emilia Rio, Direttore Risorse Umane e Organizzazione di Terna – nuova leadership, people care, metodo di ascolto, semplificazione, sostenibilità, digitalizzazione, riprogettazione degli spazi. Il digitale amplia i confini e può diventare disorientante: la nostra sfida è comprendere dov'è quel confine, cosa possiamo fare e permettere che le persone diventino consapevoli. In questo contesto abbiamo una grande opportunità di crescita responsabile delle nostre persone». Il futuro dello smart working La legislazione vigente sembra sufficientemente garantista sul fronte del diritto alla disconnessione e over working per gli impiegati. Le aziende si augurano che non ci siano interventi restrittivi per poter sfruttare appieno tutte le potenzialità dello smart working, impegnandosi a trasmettere una vision che faccia sentire tutelato il lavoratore dalle “invasioni” digitali nella sfera privata. «Le persone devono stare al centro – ha spiegato Andrea Langfelder, Human Capital Management Strategy Leader di Oracle Italia, che ha anche portato casi concreti di aziende che proprio grazie alle applicazioni Oracle Cloud hanno saputo rendere più semplice, piacevole e produttiva l’esperienza di lavoro delle proprie persone in questo periodo, come ad esempio illycaffè, Mondadori, Poste Italiane – Saranno sempre le persone a fare la differenza insieme alle capacità di leadership. La tecnologia è solo un facilitatore, che ci ha permesso di continuare a vivere e fare business, oltre a trovare un nuovo e migliore equilibrio tra vita professionale e vita privata». RIVEDI IL WEBINAR 20/07/2020

18 Marzo 2021

Leader for Talent con Claudio Costamagna, Presidente esecutivo di CC & Soci

Claudio Costamagna, Presidente esecutivo di CC & Soci, banchiere e dirigente d'azienda italiano, Presidente di Cassa depositi e prestiti da luglio 2015 a luglio 2018 e attualmente Presidente esecutivo di CC & Soci, ha incontrato gli studenti dei master Luiss Business School nell’ambito della serie “Leader for Talent #L4T”. L’iniziativa mette a confronto a confronto i talenti in aula con i leader del nostro tempo, per un’opportunità unica di condivisione e apprendimento, in una cornice interattiva ed esclusiva. I fattori che determinano una carriera di successo e i cambiamenti culturali del capitalismo familiare italiano per la ripartenza del Paese sono stati i temi al centro dell’incontro. RIVEDI IL WEBINAR Costruire una carriera di successo: quali consigli? Sono tre i fattori imprescindibili per costruire una carriera di successo. Innanzitutto, la passione, in cui il ruolo dell’università è fondamentale per scoprirla e poi lasciarsi guidare nelle scelte professionali. Non è possibile dedicarsi bene al proprio lavoro senza passione. Avere passione significa anche mettersi in discussione quando si ha successo, ponendosi nuove domande per non dare risposte automatiche. Secondo fattore è la reputazione, che ci anticipa prima che le persone ci conoscano. Bisogna lavorare sulla reputazione sin da piccoli e fare scelte in base all’impatto che deriverà sulla reputazione. Terzo fattore è la fortuna, come attitudine alla vita. Ritenersi una persona fortunata porta la fortuna al proprio tavolo, favorisce la reputazione e aiuta a sviluppare le proprie passioni. Le grandi opportunità nascono dalle crisi: qual è la ricetta per la ripartenza del Paese? Abbiamo bisogno di un cambiamento culturale che riguarda specialmente il capitalismo familiare che caratterizza la nostra economia. Questa trasformazione è in realtà già in corso: se fino a 10 anni fa il passaggio generazionale era automatico, oggi questo automatismo non è più scontato e altri fattori diventano dirimenti nelle decisioni legate alla successione, come la passione e le competenze per diventare imprenditori. Questo cambiamento si concretizza inoltre in una maggiore apertura del capitale alla borsa e al private equity, per invertire la rotta da una crescita fatta sul debito, che non è sana. Queste trasformazioni permetterebbero al Paese di avere aziende più grandi e competitive, perché aprire il capitale è la strada per fare acquisizioni e investire in tecnologie. Qual è il futuro dei business model bancari? Il modello di business delle banche retail tende oramai ad essere superato dalle startup e dal fintech: la grande banca non sempre ha la capacità di evolvere in questa direzione e sviluppare al proprio interno queste soluzione è una grande sfida. I modelli delle banche di investimenti sono invece più flessibili, ma in generale tutto il sistema bancario dovrebbe fare una riflessione su come reinventarsi investendo in questi settori. A differenza dei Paesi vicini e con economie simili alla nostra, facciamo fatica a costruire una classe dirigente? Le nostre aziende avrebbero senz’altro bisogno di leader più coraggiosi, che ambiscano a diventare leader internazionali. Dal punto di vista manageriale invece, troviamo sempre italiani in posizioni di vertice all’estero: ciò dimostra che i nostri talenti non trovano possibilità di crescita nel Paese. Dovremmo quindi ripensare alle leve che ci permettano di valorizzare e trattenere questa classe manageriale, oltre che di giudicare diversamente il merito. RIVEDI IL WEBINAR 18/03/2021

09 Marzo 2021

Leader for Talent con Melissa Ferretti Peretti, AD American Express Italia

Melissa Ferretti Peretti, AD American Express Italia, ha incontrato gli studenti dei master Luiss Business School nell’ambito della serie "Leader for Talent #L4T". L’iniziativa mette a confronto a confronto i talenti in aula con i leader del nostro tempo, per un’opportunità unica di condivisione e apprendimento, in una cornice interattiva ed esclusiva. Le doti e le attitudini di leader e talenti, tra coraggio, ambizione e capacità di motivare, e come l’accelerazione digitale ha ridisegnato gli equilibri aziendali e l’esperienza dei clienti sono stati i temi al centro dell’incontro. RIVEDI IL WEBINAR Quali caratteristiche identificano un leader? Tra le caratteristiche principali di un leader c’è il coraggio, come forza di uscire dalla propria zona di comfort e affrontare nuove sfide. Un leader è pronto e determinato ad assumersi le responsabilità delle proprie decisioni affrontandone le conseguenze. Un leader inoltre non si sente mai arrivato, resta umile ed è sempre disposto a imparare. È fondamentale che un leader sappia motivare il proprio gruppo di lavoro: da questo punto di vista, credere nella mission aziendale rende anche più semplice riuscire a trasmetterla al team. Leadership al femminile: quali sono i tratti essenziali? A mio parere non ci sono tratti che caratterizzano una leadership femminile. Ci sono buoni leader e cattivi leader. Quali sono i tuoi consigli per raggiungere posizioni apicali in azienda? È indispensabile liberare la parola ambizione dalla connotazione tendenzialmente negativa che spesso la circonda, soprattutto tra le donne. Si pensa che l’ambizione sia un termine estremamente egoistico e autoreferenziale, invece avere fiducia in sé stessi ed essere consapevoli che si può arrivare dove si vuole è un motore fondamentale per chi vuole crescere. Per realizzare i propri sogni bisogna addentrarsi in territori sconosciuti: per questo è necessario non temere di cimentarsi in campi in cui non si è super competenti, chiedendosi cosa si può imparare. Come scegli un talento che possa entrare far parte del tuo team? L’aspetto fondamentale in un talento è il “grow mindset”. È una questione di attitudine: i professionisti che pensano di poter sempre imparare e non vedono l’ora di uscire dalla propria area di comfort per mettersi in discussione hanno senz’altro una marcia in più. In base alla tua esperienza, in che modo è possibile mantenere una posizione di leadership? Oltre a essere capaci di mettersi sempre in gioco, è fondamentale circondarsi di persone competenti in settori diversi, da cui poter imparare senza la paura che qualcuno ci possa scalzare. Un leader non deve necessariamente conoscere tutto, ma deve sicuramente saper motivare validi collaboratori e indirizzarli per riuscire a raggiungere gli obiettivi. Come si declina la trasformazione digitale per American Express in Italia? Nell’approccio alla trasformazione digitale, due sono le traiettorie in cui sta investendo e crescendo American Express in Italia.  Da un lato c’è lo sviluppo di tecnologie e servizi con l’obiettivo di migliorare il rapporto con i clienti, quindi investimenti per potenziare i processi di on boarding e partnership con nuovi player tecnologici per cogliere le opportunità dell’online banking. Ulteriori investimenti riguardano lo sviluppo di esperienze mobile first: l’Italia è il Paese con la penetrazione di smartphone più elevata in Europa e la direzione verso cui stiamo puntando è permettere a tutti i clienti di accedere in tempo reale a tutti i servizi tramite l’app American Express, in modo sicuro, semplice e immediato. L’altro aspetto è la digitalizzazione del lavoro in American Express, con l’accelerazione dovuta alla pandemia. American Express aveva già introdotto lo smart working nel 2015 e i nuovi investimenti sono stati necessari per garantire la sicurezza, mantenere inalterati gli standard del servizio e un livello di engagement molto alto, con un focus sulle priorità strategiche. È stata arricchita la formazione per i dipendenti e sono stati messi a disposizione servizi di well being e telemedicina. Questa evoluzione del modo di lavorare sarà uno degli effetti più duraturi della pandemia e sarà fondamentale trovare il giusto equilibrio tra interazione umana e smart working. RIVEDI IL WEBINAR 9/3/2021

07 Febbraio 2021

La sovranità nell’era del Covid-19: il webinar Luiss Business School

Come è cambiato il concetto di sovranità al tempo della globalizzazione e dei sovranismi? E cosa significa sovranità ai tempi del Covid, quando le restrizioni della libertà personale hanno materializzato “la presenza del Sovrano con tutta la forza dello ius imperii per penetrare con irruenza nelle nostre vite”? A partire dalle riflessioni del libro “La nuova sovranità. Un saggio” di Leonardo Bellodi se ne è discusso a un webinar organizzato da Luiss Business School per il ciclo “Appunti per l interesse nazionale”, in collaborazione con l Associazione “Davide De Luca – Una vita per l Intelligence”. A introdurre i lavori, Paolo Boccardelli, Direttore Luiss Business School: “Io credo che, per la comunità Business School, questo tema della nuova sovranità e di come debba evolvere in un quadro di cooperazione internazionale nuova sia davvero un’area di grande interesse a cui guardare con attenzione”, ha sottolineato. Secondo il Presidente Onorario Associazione Davide De Luca, Gianni Letta, oggi è necessario un ripensamento dell’ordine internazionale dei rapporti multilaterali, non solo in campo economico: “Il cambiamento del concetto di sovranità, le tensioni internazionali e le nuove dimensioni delle globalizzazioni impongono un ripensamento del modo di intendere le relazioni tra gli stati e come coordinarle per un nuovo concetto di relazioni internazionali”. Oggi “c’è da riscrivere una formula di multilateralismo che non puo essere basata su teorie globaliste”, ha spiegato il ministro per gli Affari europei, Vincenzo Amendola: “La nuova sovranità si basa sulla presenza del concetto di interdipendenza come concetto fondamentale ma non può non lasciarsi alle spalle un principio di non interferenza che non ci porterebbe a riorganizzare un modello multilaterale interessante per il nostro interesse nazionale”. Parlando di sovranità oggi non si può non parlare di sovranismo. Secondo il presidente del Copasir, Raffaele Volpi, “se i nazionalismi si trasformano in sovranismi e i sovranismi in egoismi, vuol dire che abbiamo fallito. In questo caso – ha spiegato – bisogna mettere in campo i nostri valori e le nostre radici e come declinarle nel contemporaneo”. “Da una parte il Covid ci ha dimostrato che i sistemi nazionali non sono sufficienti di fronte a un evento di simile portata, dall’altra dobbiamo rivolgerci al sistema di approvvigionamento nazionale”, ha spiegato Paola Severino, Vice Presidente Università Luiss Guido Carli. Per Giampiero Massolo, Presidente Fincantieri, oggi viviamo un paradosso: “Mentre cresce l’esigenza di avere Stati integri ed efficienti, come è successo col Covid, gli Stati si sgretolano sotto la spinta di attori che portano alla destrutturazione della sovranità”, ha spiegato. Secondo Leonardo Bellodi, “lungi dall’essere destinata all’estinzione la sovranità può uscire rafforzata ed esaltata dalla crisi d identità imposta dal virus, nel momento in cui si fa carico di un più vasto sistema di valori e di responsabilità nei confronti dell'umanità” RIVEDI IL WEBINAR   7/2/2021

13 Novembre 2020

Appunti per l’interesse nazionale: il nuovo atlante del mondo

Un webinar organizzato nell’ambito del ciclo "Appunti per l’interesse nazionale", con Franco Bernabè, Presidente Cellnex Telecom, Maurizio Molinari, Direttore la Repubblica, e Fabrizio Palermo, Amministratore Delegato e Direttore Generale Cassa Depositi e Prestiti. Introdurrà i lavori Gianni Letta, Presidente Onorario Associazione Davide De Luca – Una Vita per l’Intelligence. RIVEDI IL WEBINAR     Il 1 dicembre alle 17.30 con Franco Bernabè, Presidente Cellnex Telecom, Maurizio Molinari, Direttore la Repubblica e Fabrizio Palermo, Amministratore Delegato e Direttore Generale Cassa Depositi e Prestiti, si terrà un nuovo appuntamento dei webinar organizzati nell’ambito del ciclo "Appunti per l’interesse nazionale", in collaborazione con l’associazione "Davide De Luca – Una vita per l’Intelligence". Un’opportunità unica per confrontarsi sul futuro degli equilibri internazionali anche alla luce dell’esito del voto USA 2020 e sulle partnership nelle relazioni politiche, economiche e commerciali, per cogliere le opportunità del digitale e delineare nuove strategie di fronte all’evoluzione di una società globalmente connessa. Introdurrà i lavori Gianni Letta, Presidente Onorario Associazione Davide De Luca – Una Vita per l’Intelligence. AGENDA  Interventi istituzionali Paolo Boccardelli, Direttore Luiss Business School Gianni Letta, Presidente Onorario Associazione Davide De Luca – Una Vita per l’Intelligence Ne discutono: Franco Bernabè, Presidente Cellnex Telecom Maurizio Molinari, Direttore la Repubblica Fabrizio Palermo, Amministratore Delegato e Direttore Generale Cassa Depositi e Prestiti Il webinar è gratuito, per partecipare è necessaria la registrazione. REGISTRATI  RIVEDI IL WEBINAR 13/11/2020

09 Luglio 2020

Il Piano Transizione 4.0: le nuove agevolazioni fiscali

Il credito d’imposta per ricerca, sviluppo, innovazione, design e per l’acquisto di beni strumentali RIVEDI IL WEBINAR   In collaborazione con il Ministero per lo Sviluppo Economico Il Piano Transizione 4.0 è il progetto del Ministero per lo Sviluppo Economico che disegna una nuova politica industriale per il Paese, in cui innovazione, investimenti green e sostenibilità, creatività e design sono imprescindibili motori per la ripartenza. La Legge di Bilancio 2020 contiene le misure del Piano e amplia in particolare le agevolazioni economiche a sostegno della trasformazione digitale delle imprese, rispetto al precedente piano “Industria 4.0”. Il webinar illustrerà le principali misure fiscali introdotte con il nuovo Piano e la legge di Bilancio e in che modo il credito d’imposta ricerca, sviluppo, innovazione e design, il credito d’imposta formazione 4.0, il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali incentivano e supportano la crescita e la competitività delle nostre imprese. PROGRAMMA Introduzione dei lavori Luca Olivari, Adjunct Professor e Project Leader Business Consulting Area, Luiss Business School Interventi  Il credito d’imposta per i beni strumentali Marco Calabrò, Dirigente Divisione IV – Politiche per l’innovazione e per la riqualificazione dei territori in crisi, Direzione Generale per la politica industriale l’innovazione e le PMI, Ministero dello Sviluppo Economico La proroga del credito d’imposta per la formazione 4.0 Luca Fioravanti, Dottore Commercialista, Business Consulting Area, Luiss Business School Il credito d’imposta ricerca, sviluppo, innovazione e design Luca Romanelli, Dottore Commercialista, Studio Puri Bracco Lenzi e Associati Modera: Luca Olivari, Adjunct Professor e Project Leader Business Consulting Area, Luiss Business School Q&A Per partecipare al webinar è necessaria la registrazione REGISTRATI RIVEDI IL WEBINAR Che cos’è il credito d’imposta 2020 e cosa prevede  Credito d’imposta per imposta per investimenti in beni strumentali: si propone di supportare e incentivare le imprese che investono in beni strumentali nuovi, materiali e immateriali, funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato Credito d’imposta ricerca, sviluppo, innovazione e design: si propone di stimolare la spesa privata in ricerca, sviluppo e innovazione tecnologica per sostenere la competitività delle imprese e favorire i processi di transizione digitale e nell’ambito dell’economia circolare e della sostenibilità ambientale Credito d’imposta formazione 4.0: si propone di stimolare gli investimenti delle imprese nella formazione del personale sulle materie aventi ad oggetto le tecnologie rilevanti per la trasformazione tecnologica e digitale delle imprese.

02 Luglio 2020

Leadership e gestione remota nella nuova impresa digitale

Da people leader a “e-leader” di collaboratori remoti: un webinar per approfondire le best practice di Smart Working e le innovazioni necessarie per convertire l’esperienza dell'emergenza in una grande opportunità di trasformazione digitale del Paese. RIVEDI IL WEBINAR L’emergenza sanitaria ha dimostrato che le imprese più resilienti sono state quelle già organizzate per avvantaggiarsi subito delle potenzialità delle tecnologie digitali. Durante il lockdown questa condizione ha riguardato non più del 30% delle imprese italiane, coinvolgendo circa 8 milioni di italiani che hanno potuto continuare a svolgere la propria attività in sicurezza lavorando da remoto. L’insegnamento da trarre è che non si può e non si deve tornare indietro: nella fase di ripartenza i passi giusti da fare sono dunque quelli di estendere e completare i processi innovativi avviati. Implementare lo Smart Working significa mettere il lavoratore al centro dei processi produttivi, spostando la misurazione del merito dal quanto lavorato ai risultati, con la possibilità di un migliore bilanciamento tra vita privata e lavoro, in un circolo virtuoso con impatti importanti sulla crescita della produttività aziendale e sulla sostenibilità ambientale. Nel corso del webinar verranno presentati i risultati del rapporto dello Steering Committee "Competenze e capitale umano" di Confindustria Digitale e dell’indagine di Luiss Business School su "Smartworking durante la pandemia Covid 19". (Leggi la preview dell'indagine Luiss Business School su Il Sole 24 Ore, 15 luglio 2020) Programma Dalle esperienze delle imprese ICT alle strategie di e-leadership Conversazione tra:  Cesare Avenia, Presidente Confindustria Digitale Paolo Boccardelli, Direttore Luiss Business School Stefano Venturi, Presidente Steering Committee Competenze e capitale umano Confindustria Digitale Una nuova cultura digitale nel lavoro Ne discutono: Laura Di Raimondo, Direttore Assotelecomunicazioni-Asstel Massimo Giordani, Marketing Strategist, Presidente "Associazione Italiana Sviluppo Marketing" Guelfo Tagliavini, Consigliere Federmanager   Dibattito   Conclusioni Cesare Avenia, Presidente Confindustria Digitale Per partecipare è necessaria la registrazione.  REGISTRATI  RIVEDI IL WEBINAR 2/7/2020